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Take Charge of My Heart korean drama review
Completed
Take Charge of My Heart
4 people found this review helpful
by Lynnea
16 days ago
10 of 10 episodes seen
Completed
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 8.0
Music 8.5
Rewatch Value 7.0

Rom-com elettrizzante, la cui scossa "carica" solo a metà

IN SINTESI - Basata sull’omonimo webtoon di Hae Beon, trattasi di una classica rom-com coreana che sembra voler rispolverare un po’ i bei vecchi tempi (e per un po’ ci riesce), con l’aggiunta di un bizzarro elemento fantasy a dare un curioso tocco di divertente originalità. Dieci episodi totali che ripropongono tutti i trope tipici del genere (dal contratto di convivenza alla dinamica tra l’erede di un impero aziendale e una ragazza qualunque), rivisitandoli con una nota di insolita freschezza e regalando momenti di ilarità e qualche sprazzo di romanticismo.

LA STORIA – Na Bo Bae è una giovane scrittrice che, colpita da un fulmine da bambina, possiede l’incredibile capacità di generare scosse elettriche con un solo tocco. Un potere che vive al pari di una maledizione, già che le impedisce qualunque contatto fisico con gli altri. Baek Ho Rang è uno chaebol di terza generazione: capace, elegante, carismatico e a capo di un colosso aziendale del settore alberghiero. Nasconde ai famigliari arrivisti un segreto: un cuore artificiale che sta iniziando a cedere. L’incontro tra i due ha una connotazione miracolosa: Baek Ho Rang sembra immune al tocco di Na Bo Bae e, al contrario, la sua vicinanza è l’unica cosa che gli permette di ricaricare la batteria difettosa del suo cuore. Con queste premesse si arriva dunque alla convivenza di convenienza, con lei a fare da caricabatteria umano e lui a dispensare consigli su scene romantiche che lei – priva di esperienze data la sua peculiarità – fatica a rendere credibili nel suo romanzo. Lo scambio, inizialmente puramente utilitaristico si trasformerà ben presto – come è più che prevedibile – in un sentimento vero.

TEMI PRINCIPALI – Nonostante un approccio frizzante e apparentemente disimpegnato, il drama affronta con inaspettata delicatezza il concetto di isolamento e quello di vulnerabilità. Entrambi i protagonisti vivono, a loro modo, uno stato di profonda solitudine: lei è condannata a non sfiorare nessuno per paura di fare del male, lui deve nascondere sé stesso – fragilità fisica compresa – per apparire sempre impeccabile. Ed è su queste basi che entra in gioco il tema del contatto umano, inteso sia dal punto di vista fisico che emotivo.
Il taglio dell’opera è quello delle commedie romantiche di una decina d’anni fa, con tutti i cliché del caso ma sempre piacevoli da guardare. La sceneggiatura, nella prima parte, è briosa e regala allo spettatore una visione fresca e divertente. Talvolta c’è un eccedere nel tono farsesco e un’enfasi voluta su situazioni tragicomiche, ma complessivamente funziona a dovere. Poi, però, poco dopo la metà cambia registro, virando verso toni più seriosi che stonano con l’approccio iniziale e che vengono gestiti con scarse risorse, in termini di tempo e di elementi a disposizione. Se inizi a preparare una torta, a metà dell’opera non puoi decidere trasformarla invece un primo piatto. Le basi contano, e gli ingredienti iniziali anche: quelli di questo drama funzionavano con la ricetta iniziale, ben poco con il cambio di rotta dell’ultima parte. Senza il bel tocco dell’atmosfera iniziale, anche i momenti romantici della coppia – che occupano l’ultima parte – sembrano perdere un po’ di brillantezza, ed è un vero peccato.

PERSONAGGI – Na Bo Bae è una figura decisamente solare ed empatica, che nonostante le sue problematiche evita di piangersi addosso. E’ tanto determinata quanto goffa, e questa combo la rende irresistibilmente simpatica agli occhi dello spettatore. Baek Ho Rang è il classico ML controllato e tirato a lucido, con una fragilità nascosta che verrà a galla nella sua evoluzione da CEO freddo a uomo innamorato. I personaggi secondari risultano poco approfonditi: è chiara l’idea e il taglio che si voleva dare a ciascuno di loro, ma nella resa sono rimaste figure appena tratteggiate, dalla nonna dura e insensibile agli zii e cugino avidi e arrivisti, al segretario col quale vi è un legame di vecchia data, fino al celebre attore amico di Bo Bae e ai fratelli della stessa. Sono tutti dipinti incompiuti, idee buone ma non esplorate fino in fondo e, di conseguenza, gestite in modo a volte troppo sbrigativo (i fratelli finiscono per fare da contorno, i cattivi sembrano incapaci di grandi imprese e risultano dei mezzi sprovveduti che si perdono in mosse ridicole).

CAST – Azzeccatissima la scelta dei protagonisti. Kim Youn Kwang è sempre sinonimo di garanzia, forte di una presenza scenica che va oltre il mero aspetto fisico o l’eleganza innata che contraddistingue la sua slanciata figura. Dimostra ancora una volta una versatilità di tutto rispetto, alternando momenti più drammatici a passaggi comici pur risultando sempre credibile. Che sia una rom-com o un thriller d’azione, quest’uomo sa il fatto suo. Chae Soo Bin l’ho vista la prima volta in “When the phone rings” e qui l’ho ritrovata con piacere: ha un’espressività che suscita la simpatia dello spettatore, riesce ad essere intensa nelle scene più serie e ad apparire genuinamente credibile nelle scene più leggere. Ce la vedrei davvero bene quale regina delle commedie romantiche, un po’ come lo era la quotata Park Min Young nel decennio precedente (2010s), ma decisamente più simpatica di quest’ultima. Il feeling tra i due protagonisti è buono, non stellare, ma danno comunque prova di una grande sintonia. Il cast secondario vanta nomi ben noti, come ad esempio Kim Mi Kyung e Kim Hye Eun (rispettivamente la nonna e la zia del protagonista): sempre brave ma un po’ sprecate in ruoli che non ricevono lo spazio e l’attenzione che avrebbero meritato.

ASPETTI TECNICI – La regia promuove un ritmo moderno e dinamico, probabilmente anche in virtù del recente format ridotto (10 episodi). La fotografia premia la luminosità e dimostra un uso consapevole degli effetti visivi (CGI) nel rappresentare il singolare fenomeno elettrico, accentuandolo quanto basta ma senza scadere nel ridicolo o sembrare troppo kitsch. Nota di merito all’OST: l’impiego di celebri pezzi classici – basti pensare all’entrata in scena di Baek Ho Rang sulle note della “Clair de Lune” di Debussy, che sottolinea in modo quasi irriverente l’eleganza e l’ironia del momento - si alterna a brani pop incalzanti e orecchiabili che ben si sposano alle scene più romantiche. Montaggio fluido nei primi due terzi della serie, diventa però frettoloso nell’ultima parte.

IN CONCLUSIONE – Ci troviamo di fronte a quella commedia che fa rivivere un po’ i bei vecchi drama romantici di cui si avverte sempre più la nostalgia. L’avvio è divertente, spensierato, incredibilmente piacevole. Il tutto supportato da un cast di prim’ordine. Perde smalto nell’ultima parte, giungendo all’epilogo con un senso di pesantezza che penalizza un po’ quella che altrimenti sarebbe stata sicuramente tra le commedie romantiche “old style” probabilmente meglio riuscite dell’anno. Poteva essere qualcosa di più, ma vale comunque la pena vederlo (zero dubbi, poi, per i fan di Kim Young Kwang).
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