Una birra che non ubriaca
UNA BIRRA CHE NON UBRIACA.Nonostante una regia competente: il regista è lo stesso di business proposal e di un altro lavoro di successo, nonostante una sceneggiatura che propone dei dialoghi profondi e una storia interessante, nonostante la FL sia un mostro di bravura, chi ha visto i suoi lavori precedenti non può non notare lo studio sul personaggio e la sua versatilità, nonostante tutto questo, il lavoro non mi è arrivato, chiaramente ci sono delle emozioni che ho provato ma più legate alla vicenda personale della protagonista che alla storia d’amore.
Il protagonista maschile é bravo e bello ma non sempre puntuale con la recitazione, in alcune scene. Tuttavia come personaggio è interessante il modo in cui scardina molti stereotipi di genere e il modo in cui tratti il tema dell'ipersensibilità emotiva, una condizione psicologica molto poco conosciuta ma che esiste ed è presente.
Questo amore quando nasce non ha quel trasporto, quell’entusiasmo, quel nodo allo stomaco che ho provato in my Dearest Nemesis per esempio, o in business proposal. Credo che abbia influito una recitazione non sempre credibile del ML, la costruzione del personaggio della FL (che pure è interessante vedere una donna opposta e poco cute, come i drama ci propongono invece), anche lo stile di regia con continui primi piani iniziali di 45 secondi sugli occhi commossi dei protagonisti ha contribuito a rallentare il ritmo.
Lee Jong Won (ML) sta facendo un lavoro fondamentale dopo aver portato a termine con successo il suo terzo drama da protagonista quest'anno. In ogni sua interpretazione, si distingue con successo. La sua alchimia con Kim Sejeong (FL) è l'unico fattore discontinuo e altalenante.
Interessante la parte che tratta la produzione della birra, sia per quanto riguarda la conoscenza dei processi , che non conoscevo sia per l'ambientazione scenografica che ricorda moltissimo "un'ottima annata", film cult del 2006 con Crowe e Marion Cotillard.
Molto buona la scrittura per quanto riguarda la caratterizzazione dei due protagonisti , credibile e molto ben studiata (è normale sentirsi attratti da qualcuno che ha le caratteristiche genitoriali, lei fa il lavoro del padre ed è inibita come lui però è anche una persona che gli offre comprensione e protezione, a differenza del padre).
Consiglio senz’altro perché è un lavoro di qualità, con una storia interessante, però senza troppe aspettative emotive. La seconda coppia molto interessante ma anche loro mancano di intensità, tensione e trasporto. Inoltre la costruzione del personaggio di Oh Chan Hwi, della seconda coppia, non risulta credibile assolutamente, non spoilero ma una persona che ha il suo trascorso non é credibile abbia quella personalità. Mi viene da pensare che abbiano inserito sul finire questa evoluzione senza averla programmata dall’inizio.
Episodi 10 e 11 inutili.
Regia interessante.
Sceneggiatura discreta ma non sempre comprensibile nelle evoluzioni e nelle dinamiche finali dei due protagonisti, musica gradevole ma non indimenticabile.
Non mi è piaciuto:
1) La costruzione di un rapporto platonico tra tutti i personaggi
2) Evoluzioni non credibili dei personaggi (padre, amico della protagonista, famiglia di "miss bellezza").
3) Recitazione a mala pena sufficiente da parte di tutti, solo la FL si conferma un'attrice di spessore e versatile ma nel dare il voto ho dovuto fare una media complessiva delle interpretazioni di tutti.
4) Il ML è stato promettente e molto bravo in alcune scene, poi piatto e noioso in molte altre.
5) la FL cazzutissima ma sottona con i superiori si faceva urlare addosso da tutti .
Was this review helpful to you?
UN PALACE HAREM MOLTO BEN CONFEZIONATO SULLA DINASTIA SONG.
Se dovessi dare un voto alla scenografia, ai costumi, alla cura per i dettagli e alla attendibilità storica questo drama varrebbe 9/9,5 ma devo fare una media col mio coinvolgimento nel seguirlo (7).Per 73 episodi ho impiegato 3 settimane a finirlo e ho droppato sul ventesimo episodio quasi una settimana, perché i primi capitoli sono interessanti da un punto di vista storico ma anche troppo noiosi perché per 40 sono una dettagliata e prolissa descrizione delle dinamiche famigliari (questa parte andava accorciata a mio avviso). Nel corso del lavoro ci sono alcune scene inutili, a volte anche delle semplici riprese che andrebbero tolte. Il montaggio di questa serie merita appena un 6.
Trattasi di uno storico attinente la dinastia SONG, non è né un fantasy né un wuxia (fatta eccezione per un paio di combattimenti). Non ci sono eroi o persone con poteri eccezionali, solo persone normali, alcune un po' più scaltre di altre; a parte le matriarche anziane e la protagonista , o le nutrici, le donne qui vengono dipinte tutte meschinamente (manipolatrici, arriviste, assassine e prive di scrupoli) e non c'è evoluzione o riscatto per qualcuna di loro, vi anticipo anche che per una di loro non ci sarà una nemesi piena nonostante abbia attentato alla vita della protagonista e abbia ucciso il figlio della sua concubina rivale... anche questo è molto realistico perché nella vita non sempre i cattivi incorrono in conseguenze.
Il titolo fa pensare che la protagonista sia MING LANG mentre nel corso di 73 episodi viene più illustrata l'epoca storica in cui vive, ci sono circa una ventina di personaggi che non definirei secondi dato che occupano lo stesso tempo dei protagonisti sulla scena.
Ho trovato interessante vedere, molto similmente alla fioritura imprevista, le dinamiche femminili nella dinastia Song, qui vengono descritte e illustrate molto approfonditamente : dalla strutturazione sociale dell'harem alla composizione a corte, le concubine, le matriache, le nobili signore, i ranghi, le principesse, i funzionari, gli eunuchi, come venivano gestite le diatribe in seno alle famiglie e come si era terrorizzati di essere oggetto di pettegolezzi, quali ingegnosi e meschini trucchi per farsi sposare e come fregare i propri avversari con sotterfugi e retorica. E' una opera molto valida se si vuole conoscere realisticamente come funzionava la società a quell'epoca e quali sotterfugi e complotti c'erano per spodestare le avversarie o accaparrarsi un buon matrimonio. E' una serie tv molto realistica e ben realizzata.
Costumi, città, paesaggi, carrozze, fotografia, livello di recitazione sono buoni, da parte di tutti i personaggi. La scenografia meriterebbe un 10 pieno. E'chiaro che chi ha realizzato non ha improvvisato, curando ogni minimo dettaglio.
Gli attori sono bravi, qualcuno spicca di più di altri (la Nobile signora sheng per me è stata la migliore come performance recitativa), altri lo sono stati meno, la protagonista è un po' acerba come recitazione e prima di molti ritocchi che l'hanno riveduta e corretta (Vedete the legend of shen Li per rendervene conto).
Il protagonista maschile è diverso dai classici bellocci da drama ma risulta carismatico e affascinante, anche lui bravo ma non eccellente. Per questo non do un 10.
Non do un 10 anche perché non c'è minimo slancio romantico tra i due, non vedrete un bacio né altro, solo un matrimonio di una coppia che sembra sposata da un decennio sin da subito... .
Qualcuno ha detto che sarebbe stata stonata della fisicità tra i due ma iniziare un rapporto che viene così trascinato per i primi 40 episodi finendo come coppia sposata da 10 anni non credo si accordi molto al realismo che volevano rappresentare. Ci sono scene di avvicinamento fisico palesemente tagliate , e non capisco il perché, mentre nel montaggio vedo alcuni primi piani di cucine o di stanze messi a casaccio, per fortuna uno o due scene al massimo.
E' stato bello vedere questo rapporto che ricorda un po' la vita di ognuno di noi, quanti di noi si sono sposati con qualcuno che abbiamo conosciuto da bambini e di cui poi ci siamo innamorate solo da adulte, dopo aver incontrato altri e aver sperimentato altri amori.Qui è esattamente così, il protagonista sin da piccolo prova stima e un profondo senso di tenerezza e protezione nei confronti della protagonista, orfana come lui ma non va oltre. Ho davvero cercato di capire quando si innamora veramente di lei, perché si passa dalla conoscenza, all'avvicinamento, allo scontro, a qualche sporadica occasione di contatto e confronto, al matrimonio, all'essere coppia anziana. Il regista ci ha privato dei momenti più belli della nascita di una storia dopo averci fatto attendere circa 40 ore!!!
Se vi piace lo slow burning qui il rapporto tra i due si avvia dopo oltre metà della serie, è la "cosa" più slow che io abbia mai visto, con la "piccola" differenza che non c'è il BURNING ma il LINKING (ossia un legame che si crea).
Questo lavoro ha influenzato come dinamiche molti altri a seguire che hanno corretto un po' le falle nel senso che qui una volta formata la coppia e aver avviato un rapporto di allegra comicità scherzosa tra i due, che ho apprezzato molto vedere, iniziano le recriminazioni da parte di lui che vuole slancio, gelosia e attenzioni da parte della protagonista. Ming Lang sebbene abbia un rapporto con la nonna meraviglioso, affettuoso, onesto e sincero è davvero anaffettiva col marito sebbene questo cambi un po' sul finire. Inizialmente sembrava che lei o avesse sposato semplicemente perché lusingata dalle sue attenzioni machiavelliche, sul finire vedremo una protagonista molto grata e forse "innamorata". Non si capisce infatti se sia per gratitudine e per timore di divenire vedova o se alla fine si sia innamorata davvero di quest'uomo. Spero di sì.
Ci sono poche parti di unione , il drama è tutto concentrato sui discorsi, i complotti, le dinamiche di potere sacrificando la coppia.
Forse in nome del realismo si è voluto rappresentare il rapporto reale che si creava a quei tempi, senza patinarlo ed edulcorarlo, connotandolo di un romanticismo che è più un prodotto sociale moderno che di quei tempi. Altra cosa che non mi è piaciuta è l'assenza di comunicazione onesta della coppia, specialmente nel finale lui la esclude da tutto, e mi chiedo che genere di coppia abbiano davvero formato questi due.
Ma anche lei non parla molto con lui delle sue dinamiche famigliari e dei suoi trascorsi, di come sia morta veramente la madre.
Altra cosa che non ho apprezzato è l'ennesimo ritratto di una donna che viene costantemente salvata dall'uomo. La protagonista è scaltra e molto lungimirante ma a volte "si perde di casa", fino all'ultimo proverà a salvarlo, nella fase finale arriva troppo tardi perché prima si imponevano lo scrupolo di non coinvolgere la famiglia, nell'ultimo o penultimo episodio lei vuole dare una mano a proteggere la residenza dagli attacchi e viene disarmata in un nano secondo e ...LA SALVA LUI (ANCORA!!!). Il regista deve essere misogino... o non si spiega!
Per concludere se vi piacciono i palace harem, ossia drama incentrati sulla gestione dell'harem nella dinastia passata cinese , questo è molto dettagliato e ben fatto.Se vi importa poco del romanticismo e delle storie d'amore qui ne vedrete pochissimo. Se vi piacciono sotterfugi e scenate questo è il drama che fa per voi! Molto bella ed elegante la colonna sonora.
Was this review helpful to you?
Preliminari narrativi che non arrivano al PUNTO.
Voto reale: 6,7C’è una differenza sostanziale tra un film che racconta una storia attraverso la danza e un film che usa la danza come superficie estetica per mascherare i vuoti di scrittura. 10 Dance pur partendo da un argomento potenzialmente magnetico : la danza , con due rivali costretti a contaminarsi tecnicamente ed emotivamente – sceglie quasi sempre il ballo per fare scena, non per raccontare nel profondo. Il risultato è un’opera gradevole da guardare ma narrativamente irrisolta, spesso artificiosa, incapace di trasformare la promessa iniziale in una vera progressione drammatica.
Il problema principale è strutturale: la sceneggiatura procede per nuclei di tensione slegati, per dialoghi pensati a effetto, per silenzi gravidi di intenzione che tuttavia non sono sostenuti da un adeguato sviluppo dei personaggi. Si ha di continuo la sensazione che il film voglia sorprendere o sedurre lo spettatore sul momento, senza però costruire i passaggi necessari perché quella sorpresa abbia peso. Molte battute suonano come dichiarazioni solenni sospese nel vuoto: frasi enfatiche, cariche di sottotesto, che pretendono densità emotiva prima ancora che il rapporto fra i protagonisti l’abbia realmente guadagnata.
La relazione centrale, infatti, è il nodo più debole dell’intera storia.
L’ossessione del ballerino latino nasce e cresce in modo sbrigativo: si passa da sguardi ostili, da una rivalità quasi rabbiosa, a un coinvolgimento morboso senza che il film si prenda il tempo di mostrarne il processo interno. Manca attrito narrativo, manca gradualità, manca soprattutto la materia quotidiana della vicinanza. Non assistiamo a due uomini che lentamente si spostano l’uno nel territorio emotivo dell’altro; assistiamo piuttosto a una sceneggiatura che decide che debbano desiderarsi e accelera meccanicamente in quella direzione.
Questo rende ancora più problematico il modo in cui viene rappresentato il sentimento, più che tormentato, appare tossico e confuso, privo di una reale intellegibilità psicologica. L’amore qui non nasce da una necessità interiore riconoscibile, ma da una somma di "posture drammatiche". Il triangolo sentimentale, poi, è di una banalità da Bmovie e viene utilizzato come espediente di gelosia senza aggiungere profondità né conflitto autentico.
Anche i protagonisti, pur interpretati da due attori fisicamente credibili, tutto sommato, restano sorprendentemente incompiuti. Il campione di valzer e standard avrebbe dovuto incarnare l’algidità elegante del controllo e della disciplina; finisce invece per sembrare soprattutto un uomo contratto, rigido, emotivamente coartato, ma senza che il film ne indaghi davvero la complessità. Tanta sofferenza suggerita, tanti traumi allusi, moltissimi blocchi disseminati lungo il racconto: pochissimo, però, viene veramente elaborato. È un personaggio che accumula segni di disagio più che trasformarsi in una personalità tridimensionale.
Sul fronte tecnico, e qui il giudizio diventa ancora più severo, un film che fa della danza il proprio motore non può permettersi un livello coreutico soltanto discreto. Nel cast compare persino Pasquale La Rocca, scelta che dimostra la volontà produttiva di ancorare il film a una certa autorevolezza del settore.
Eppure questa autorevolezza resta periferica, quasi ornamentale. Le sequenze di ballo, per chi conosce davvero la danza sportiva, mostrano limiti evidenti: linee non sempre pulite, dinamiche non memorabili, conduzione scenica più recitata che danzata. In più occasioni sarebbe stato opportuno ricorrere a controfigure di alto livello, perché la macchina da presa insiste su una bravura che gli interpreti non possiedono fino in fondo. Per un film intitolato 10 Dance è un problema identitario.
Ancora più discutibile è la gestione della sensualità coreografica. La celebre scena del tango, con l’insistenza su piegamenti e allusioni pelviche, vorrebbe essere trasgressiva ma scivola spesso nel gratuito. Non c’è vera tensione erotica costruita attraverso il movimento; c’è piuttosto un ammiccamento vistoso, quasi volgare, che sostituisce la sottigliezza con l’allusione sbattuta in faccia.
Le interpretazioni seguono la stessa traiettoria altalenante: discrete, talvolta intense, ma raramente naturali. In diversi momenti i due protagonisti sembrano “recitare il tormento” più che viverlo, caricando sguardi e pause fino a una certa artificiosità. L’alchimia esiste a sprazzi, soprattutto in alcune scene più raccolte ( funziona ad esempio il suggestivo bacio danzato sul treno ma non basta a colmare il senso di incompiutezza generale).
Va riconosciuto che scenografia, fotografia e colonna sonora mantengono una dignità costante, e che l’idea simbolica del guidare un partner ferito, diventare il cavaliere di chi nel movimento prova dolore, è forse l’intuizione più bella e più matura del film. Ma anche qui si torna allo stesso punto: intuizioni incompiute, lasciate lì, senza sviluppo o approfondimento.
Il finale conferma il difetto di fondo. Dopo oltre due ore di accumulo intermittente, la risoluzione viene compressa in pochi minuti e affidata a un’apertura romanzesca che sa quasi di fantasy sentimentale più che di conclusione drammatica. Numerosi critici hanno parlato infatti di film “visivamente seducente ma narrativamente incompleto” e di un finale che sembra promettere un seguito non guadagnato dal racconto.
Non è il capolavoro passionale che una parte del pubblico ha voluto vedere, trascinata più dall’estetica dei protagonisti e da qualche bacio ben fotografato che da una reale qualità cinematografica. È un film con un buon confezionamento, una premessa fortissima e una resa decisamente inferiore alle sue ambizioni. Chi gli assegna voti da eccellenza probabilmente si è lasciato sedurre dal BL patinato; chi cerca invece un vero film sulla danza o una vera costruzione romantica resterà con la netta sensazione di aver visto un lungo preliminare narrativo che non arriva mai al punto.
Was this review helpful to you?
Heaven can wait (tra buonismo, sentimentalismo e stereotipi)- alla ricerca di lacrime facili.
A volte la Corea ci prova a parlare di argomenti pesanti e introdurre riflessioni esistenziali che lasciano un senso di pace e intensità del vivere e sentire, è così nel caso di my mister che devo ancora vedere ma di cui tutti mi parlano come di un capolavoro, è così in "quando la vita ti dà mandarini "," come i fiori sulla sabbia" e diversi healing drama che pur non perfetti ti lasciano pace.Tuttavia spesso si arrovella e "stramazza a terra avvolto tra i suoi stessi fili" quando prova a inserire elementi fantasiosi per stratificare la trama o quando ricorre alle malattie raccontate per stereotipi.
Diciamolo chiaramente: heaven can wait ottiene punteggi alti perché parla di argomenti pesanti quali disabilità, lutto, solitudine, traumi irrisolti, con tatto e delicatezza ma non in modo troppo convincente. La sensazione è quella che voglia far commuovere ad ogni costo e nello sforzo lo spettatore percepisce distanza e non si immedesima al punto tale da esserne conquistato, sia per lo schema ripetitivo che per la caratterizzazione stereotipata dell'autistico, una tipologia di soggetti con i quali ho lavorato per molti anni, e un centinaio ne ho visti, per questo forse noto qualcosa che stride, tanto, troppo.
L'attore bravo ma è un esecutore , non un interprete, non ha dato quel taglio personale, non mi ha fatto sentire la persona dietro l'attore.
Move to Heaven ha un tema fortissimo, addirittura prezioso: disabilità, lutto, solitudine, traumi rimossi, famiglie rotte, vite invisibili. Il problema è che li tratta con tatto solo in apparenza, perché nello sforzo di risultare toccante finisce spesso per diventare prevedibile, didascalica, costruita. La sensazione non è di essere coinvolti dentro un dolore autentico ma di assistere a una macchina narrativa che vuole ottenere la nostra commozione ad ogni costo. E quando il meccanismo si vede, la distanza aumenta invece di diminuire.
A questo si aggiunge una struttura ripetitiva che, alla lunga, pesa: caso, oggetto, rivelazione, catarsi. Ogni episodio sembra chiedere allo spettatore di accettare la stessa traiettoria emotiva con minime variazioni. Il risultato è che l’intensità non cresce davvero, e quando la serie prova ad alzare la posta con elementi più drammatici o con sottotrame laterali, invece di stratificarsi tende ad arrotolarsi su se stessa.
Il punto che a me sembra più delicato, però, è il personaggio autistico. Non perché non esistano persone autistiche con comportamenti di ritiro, rigidità, autoaggressività o crisi interne: esistono eccome. Il punto è come tutto questo viene messo in scena. Per chi ha lavorato a lungo con soggetti autistici, soprattutto non verbali, certe cose stonano subito: non tanto la singola crisi in sé, quanto la sua coreografia, la sua “posa”, il modo in cui il corpo viene disposto nello spazio per significare al pubblico “guardate quanto soffre”. E lì non è la realtà del comportamento che manca, è la naturalezza della sua incarnazione. Sembra una costruzione vista da fuori, non una persona che abita davvero quella condizione.
Anche sul piano attoriale l’attore è bravo, controllato, preciso, ma resta più un esecutore che un interprete. Fa funzionare la scena, la pulisce, la rende leggibile. Però non arriva fino a quel punto in cui ti dimentichi la recitazione e senti soltanto la persona. E quando manca quella vibrazione, tutto il resto si vede di più: il sentimentalismo, la semplificazione psicologica, la rapidità con cui certe ferite si trasformano in redenzione, la troppo facile bontà che finisce per sembrare buonismo.
Anche lo zio, che all’inizio entra come un concentrato di egoismo, incuria e caos, viene agganciato all’attività del nipote in modo troppo brusco , 10 minuti prima gli fumava accanto gettandogli il fumo in faccia e spegnendo mozziconi sul parquet. La sua evoluzione, invece di sembrare conquistata, a tratti sembra assegnata. E lo stesso vale per alcune reazioni emotive dei personaggi secondari: colpi di scena affettivi, riconciliazioni improvvise, commozioni che arrivano prima che lo spettatore abbia davvero sentito il peso di ciò che sta succedendo. È questo mi fa diffidare: non il fatto che la serie parli di cose importanti, ma il modo un po’ furbo con cui cerca di fartele sentire.
Move to Heaven spesso chiede allo spettatore di accettare trasformazioni emotive molto rapide perché il tema è nobile. E siccome non concedo questo "credito morale", perchè non lo sento, alcune scene mi sono apparse artificiose.
Prendiamo Sang-gu, lo zio: nei primi episodi viene introdotto come una specie di delinquente egoista e aggressivo. In una narrazione realistica, uno così non passa dall'invadere casa altrui e fumare addosso al nipote a collaborare quasi immediatamente nell'attività. La serie salta parecchi passaggi psicologici.
Sul ragazzo autistico (Geu-ru), diversi professionisti che lavorano con persone autistiche hanno fatto notare che il personaggio è costruito in modo molto funzionale alla trama: osserva, cataloga, ricorda dettagli. È quasi un dispositivo narrativo che permette di ricostruire le vite dei defunti. Questo non significa che sia una rappresentazione offensiva, ma può sembrare meno spontanea e meno individuale di persone autistiche reali.
L'episodio del pigiama , nell'episodio 3, è probabilmente il migliore esempio del perchè questa serie non funziona.
La logica della serie è:
- figlio egoista;
-scoperta di un oggetto simbolico;
-rivelazione del sacrificio della madre;
-catarsi.
La logica realistica invece sarebbe:
- anni di trascuratezza;
-senso di colpa complesso;
-resistenze;
-negazione;
- elaborazione lenta.
La serie comprime tutto in 5 minuti dove scena dove non è plausibile che un figlio incurante come quello si commuova quando vede e ricorda, e comprende il sacrificio della madre perché non gli è bastato vedere le condizioni disumane e abbandoniche in cui è morta per provocargli un briciolo di trasporto e dispiacere, poi vede il pigiama e puff dispiacere e mutazione improvvisa , cambio di stato emotivo... non me la bevo! Non è che la scena sia impossibile. È che la velocità della trasformazione appare costruita per ottenere la commozione dello spettatore.
Sui combattimenti clandestini è una sottotrama che serve principalmente a dare a Sang-gu un conflitto esterno e a evitare che la serie diventi una successione di funerali e ricordi. Però il tono che ne consegue è strano: da una parte meditazione sulla morte, dall'altra debiti, picchiatori e gabbie da MMA. Molti l'hanno accettato perché interessati al passato dello zio; io l'ho trovato un elemento quasi di disturbo, ma questa è una mia soggettiva valutazione.
Dal settimo episodio la serie compie un piccolo salto di qualità. Le storie acquistano maggiore intensità emotiva e la scrittura riesce finalmente a dare più spessore ai personaggi, evitando in parte quella sensazione di ripetitività presente nella prima metà. Alcuni momenti mi hanno sinceramente commossa, soprattutto quando l'emozione nasce in modo spontaneo e non viene forzata attraverso espedienti melodrammatici. A fare davvero la differenza è l'interpretazione di Sang-gu: il personaggio dello zio porta sullo schermo una gamma emotiva molto più ampia rispetto agli altri protagonisti, alternando durezza, ironia e vulnerabilità con grande naturalezza. È l'unico che riesce a distinguersi dando profondità anche alle scene più semplici. Pur riconoscendo questi evidenti meriti e il miglioramento della seconda parte, continuo però a considerare *Move to Heaven* un'opera nel complesso sopravvalutata. Ne apprezzo il messaggio umano e alcuni episodi particolarmente riusciti, ma non credo raggiunga il livello di eccellenza che un 9,1 le attesta.
Credo che il motivo delle valutazioni altissime sia che molti spettatori giudicano Move to Heaven soprattutto per il tema e per l'intenzione umanistica. Io invece guardo: plausibilità psicologica, evoluzione dei personaggi, qualità recitativa, coerenza tonale.
Esistono opere che parlano della morte e riescono a lasciare qualcosa di duraturo dentro lo spettatore. Penso, ad esempio, a Will Love in Spring, una serie capace di raccontare il dolore, la perdita e la disabilità con una delicatezza e una profondità rare. Lì i personaggi non sembrano costruiti per trasmettere un messaggio: sono persone. Vivono, sbagliano, desiderano, soffrono. E proprio attraverso la loro umanità emerge una riflessione sulla vita e sulla morte che continua a risuonare molto tempo dopo la visione. È una di quelle opere che non si limitano a commuovere: modificano il modo in cui guardiamo certe esperienze. Nel mio caso, ha contribuito a rendere più sereno e consapevole il mio rapporto con la morte.
In Move to Heaven, invece, ho spesso avuto la sensazione opposta. Non vedevo le persone, vedevo la sceneggiatura. Dietro molte situazioni emotive si percepisce il meccanismo narrativo che cerca di guidare lo spettatore verso la commozione. Il risultato è che, anziché immedesimarmi, finivo per osservare l'impalcatura che reggeva la scena. Forse è per questo che faccio fatica a condividere l'entusiasmo quasi unanime che circonda la serie. Non perché i temi trattati non siano importanti, ma perché l'importanza di un tema non basta a rendere grande un'opera. Una serie può parlare di morte senza insegnarci nulla sulla vita, così come può commuoverci senza lasciarci davvero qualcosa dentro.
Le opere migliori non si limitano a far versare una lacrima. Restano. Cambiano prospettiva. Aprono uno spazio di riflessione che continua anche dopo i titoli di coda. E, per quanto Move to Heaven abbia momenti sinceri e una sensibilità apprezzabile, non ho mai avuto la sensazione che riuscisse davvero a raggiungere quella profondità.
In tutto questo avevo appena terminato The Wonderfools e, pur riconoscendone i limiti, mi è rimasta addosso la naturalezza di un personaggio che sulla carta rischiava di diventare una macchietta (Kang Ro-bin), nominato il babbeo , che davvero è stato naturale e realistico nella sua interpretazione.
In conclusione, la serie ottiene voti altissimi perché tocca temi grandi e lo fa con una certa delicatezza formale, ma non sempre con la profondità o la credibilità che promette. Ha una sua tenerezza, sì, ma spesso la tenerezza è più dichiarata che vissuta. E quando uno spettatore ha esperienza diretta di certe realtà, soprattutto con l’autismo, lo scarto lo vedo subito.
Il mio voto è 7 per la resa, mezzo punto per l'intenzione e i valori di produzione: ost non memorabile ma ottima scenografia, fotografia e belle le riprese dall'alto, a livello di produzione è fatta discretamente, pertanto si merita un discreto anche se non è un lavoro che nel complesso rimane impresso.
Vorrei sottolineare il dato, quasi scandaloso, che questa serie ha un 0,1 in più rispetto a Crash Landing on you, capolavoro in termini di ost, sensibilità, regia e doti interpretative dei protagonisti, tra cui anche l'attore protagonista Ge-ru (era anche lì ma con ruolo di supporto). Ve lo lascio come spunto di riflessione... .
Was this review helpful to you?
La "nemesi" del Catfishing
Rom-com di tipo office drama che affronta per la prima volta il tema del Catfishing adolescenziale e trasmette alcuni messaggi inflazionati ma sempre interessanti: il coraggio di amare, anche se sei stato ferito, l'accettazione incondizionata dell'altro con i propri difetti, incoraggia l'autenticità e il coraggio di essere se stessi anche se "eccentrici".È una serie che utilizza molti cliché e tropi narrativi tipici di queste tipologie di drama, è un incrocio tra Twinking Watermelon, Business Proposal e True beauty, come tipologia e soluzioni di racconto.
Il punto debole di questo lavoro è la sceneggiatura: avevo letto prima di iniziare la visione che si trattava di un lavoro leggero e privo di problemi, ovviamente non è così sebbene i problemi che affrontano i protagonisti mi sembrano davvero trascinati e privi di fondamento poiché non c’è un lavoro di scrittura credibile che li abbia resi convincenti. La logica é molto sciatta. È un lavoro basic che tutti possono seguire non c’è molto da capire.
Esempio:
Dedicare 50 minuti alla gestione delle conseguenze di una bugia adolescenziale su cui potresti farci un risata, considerato che hai scelto quell'uomo per come è diventato oggi, per il valore che ha e per quanto apporta nella tua vita, mi è sembrato davvero senza senso. Comprendo che la protagonista ci sia rimasta davvero male nello scoprire di essere stata ingannata ma a 30 anni, io penso, che su brutte esperienze grottesche, come quella che viene illustrata, ti ci fai una risata. E invece la trascinano senza senso. In questo senso bisognava scrivere una storia che giustificasse o aggiungesse qualche dettaglio che rendeva quell'incontro e quella bugia "imperdonabile".
Buona la caratterizzazione del personaggio protagonista, da weak hero, Choi Hyun Wook si conferma un professionista valido con grandi margini di miglioramento, non è il classico bellone da Drama ma è abbastanza espressivo, con un bel sorriso e una gran bella voce che modula bene, risultando tenero in certi momenti e affascinante in altri. Ha impersonato perfettamente il ruolo del ragazzo alternativo, amante del rock e otaku inside, diffidente , timoroso, un po' paranoico ma romantico, deciso e senza tentennamenti sui suoi sentimenti (differentemente da altri lavori di questo tipo che propongono sempre chaebol molto imbarazzati se si innamorano dei propri dipendenti o ragazze di bassa estrazione sociale). Ho apprezzato moltissimo che per lui fosse indifferente, che fosse alla mano e riconoscesse il valore degli altri a prescindere dal lignaggio o dall'appartenenza alla bassa piuttosto che all'alta borghesia.
Ho adorato il ruolo della protagonista SU JEONG (Moon Ka Young) , rispetto a True beauty , qui é molto meno sottona, determinata , tenace e forma davvero una relazione solida e invidiabile con il protagonista che diventa non solo un compagno ma anche un inseparabile migliore amico. Ovviamente ha dei tentennamenti ingiustificati per quanto riguarda la scoperta dell'identità del Dragone nero ma comprendo la paura iniziale di iniziare una storia d'amore con il capo. Anche in questo caso si ripropone il tema delle difficoltà ad avviare una relazione tra classi sociali differenti in COREA (che noia!).
Nonostante formino una splendida coppia adulta molto affiatata li ho trovati poco convincenti nell’ambito passionale, ma questo è un problema di scrittura, non certo di recitazione.
Non è un lavoro ottimale soprattutto per quanto riguarda i dialoghi. La seconda coppia è noiosissima nonostante l’attore SL sia abbastanza in gamba, il ruolo che hanno cucito alla seconda protagonista, tentennante e molto incerta, a spese degli altri è davvero seccante, c’è un abisso rispetto a quando impersonava la sorella della protagonista in True beauty, ed a come è stata diretta in quel lavoro.
Le interpretazioni sono un po’ disomogenee nel senso che i protagonisti sono stati bravi, ma alcuni sono stati davvero pessimi come l'attrice che impersona la nonna, terribile sia come attrice che come estetica (sembra di cera) che come scrittura del personaggio, cambia modo di pensare e predisposizione negli ultimi minuti dello show, dopo un dialogo molto bello ma troppo poco per distruggere le convinzioni granitiche di una vita (NON E' CREDIBILE) , molto sottotono la seconda protagonista Ha Jin, anello debole di un cast solido.
Molte scene potevano essere eliminate, non aggiungono nulla alla storia, rallentano solo il ritmo abbastanza buono di un lavoro che per fortuna era di 12 episodi. Avrebbero potuto inserire qualche scena di passione e qualche bacio un po' più spinto. Aggiungo anche che ci sono evidenti messaggi pubblicitari frequenti, addirittura un paio di scene inserite SOLO A SCOPO PUBBLICITARIO (le caramelle al caffé si vedono tipo 4 volte, poi il latte al cioccolato, di una marca specifica e con il marchio in evidenza sempre, un brand di abbigliamento e solo macchine Volvo, tra cui un modello elettrico di cui viene mostrata la modalità di ricarica). Lo dico perché hanno bocciato "The king, eternal monarch " per la frequenza dei messaggi e qui è davvero palese e insistente ma nessuno ha detto nulla.
Alcune puntate sono molto gradevoli come la 2-5,-7-8, la 12 e ho apprezzato che non ci sia come al solito la separazione dei protagonisti, ma come affrontino un percorso insieme senza inutili tragedie, il finale è positivo e gli viene dedicato ampio spazio. Ad alcuni episodi, tipo il n° 8 e il n° 12 darei una valutazione più generosa, di 8, ad altri tipo il primo episodio o l' 11ª darei un 6, nel complesso valuto tutta l'opera 7,5.
Non arrendetevi al primo episodio perché introduce il lavoro in modo molto comico e grottesco, e per fortuna il lavoro diventa un po’ più serio, anche come dialoghi andando avanti .
La colonna sonora è molto gradevole ma non indimenticabile,
Uno spettacolo carino e confortevole, anche se molto irregolare come soluzioni logiche (avete per esempio compreso come mai i due protagonisti si trovino costretti a restare alla fattoria nell'episodio numero 5 se il protagonista aveva la macchina? ). È un lavoro che può essere rivisto magari saltando qualche scena.
Davvero molto buono il lavoro da parte dei 2 protagonisti principali, che sono coinvolgenti, vulnerabili, attraenti e divertenti (specie il nostro ML).
ELEMENTI DI NOVITA':
- Nessun problema di comunicazione e malintesi;
- onestà sentimentale e risolutezza professionale e personale;
- una coppia che si supporta e parla dei problemi affrontandoli insieme;
- nessuna separazione e incontro dopo anni (se escludiamo l'inizio che non conta);
- il topic del catflishing;
- ML alternativo che resta tale e FL che segue le sue passioni.
Lavoro tematico davvero molto originale per alcuni aspetti: il mondo degli anime/videogames come metafora del mondo emotivo, stantio in altri quali il consueto dialogo riflessivo circa la cultura aziendale, generalmente negativa che circonda le donne di successo al lavoro.
Lo consiglio se avete bisogno di qualcosa di leggero, se amate le coppie tenere e romantiche( cute).
Was this review helpful to you?
Lavoro introspettivo di grande spessore
Un cdrama complesso, delicato, con dialoghi di una profondità rara. Non ci sono grossi colpi di scena ma realistico perché narra la vita e protagonista é la resilienza dei protagonisti. É un lavoro lento riflessivo sulla vita e le sue difficoltà, limiti dati dalla disabilità , sull’amicizia e sulla morte.Se volete storie d’amore coinvolgenti, passione, colpi di scena scegliete altro.
Non é un prodotto per tutti
Casting: dai protagonisti principali ai ruoli secondari hanno fatto un buon lavoro e hanno diretto tutti benissimo.
Li Xian (Mai Dong) - È freddo, serio, inibito, non sorride mai e nasconde totalmente la propria emotività, è un tanatoprattore, il migliore che ci sia. Della sua professione ha abbracciato totalmente le aspirazioni fino a farne una vocazione: accompagnare i morti nel loro ultimo viaggio con cura e premura in modo che le loro anime abbiano un viaggio sereno.
Grazie a questo lavoro ho conosciuto la figura del tanatoprattore: La rappresentazione della gestione delle persone care degli altri mi fa apprezzare coloro che compiono queste azioni. Questi artisti sono sullo sfondo, difficilmente considerati, riconosciuti ma è sicuramente un lavoro apprezzabile e di nobile sensibilità.
Zhou Tong (Z Jie) - È senza filtri, sfacciata,spigliata, estroversa , volitiva e capace nel lavoro e in quello a cui si dedica, Ha un handicap con una protesi agli arti inferiori ma non le impedisce di perseguire i suoi sogni e di lottare per realizzarsi, professionalmente e sentimentalmente.
La scrittura è molto buona. I dialoghi sono il pezzo forte di questo lavoro. Così tanti punti toccanti sulla vita. Ti fa davvero riflettere. FL aveva molte insicurezze e ci sono alcune parti in cui può sembrare persino eccessivamente fuori luogo e priva di ogni umana sensibilità però è anche una donna ferita che sa spiegare e motivare e ha anche una grande consapevolezza dei suoi vissuti e quelli degli altri personaggi.
La coppia si forma con difficoltà ma in modo molto credibile , la loro evoluzione personale è davvero notevole e questo rende possibile il superamento dei limiti che non consentivano alla coppia di crearsi.
Questo lavoro non illustra solo la vita, i rapporti, la disabilità, la morte ma anche la Cina moderna e i suoi contrasti, la sua doppia faccia e la ricerca del proprio posto nel mondo e i compromessi per integrarsi e vivere i rapporti significativi. E' un viaggio di formazione della FL. Ci sono così tanti sviluppi ponderati . "La vita è piena di destinazioni diverse. Alla fine andrai nella tomba".
I dialoghi , a differenza di molti altri lavori, sono profondi e introspettivi. Mi hanno aiutato a comprendere e rispettare e normalizzare l'evento della morte, inserendolo in un ciclo vitale e ho definitivamente assunto un atteggiamento di rassegnata serenità . Pochi lavori sono in grado di allentare l'ansia che proviamo quando parliamo di fine, morte, abbandono, chiusura, questo almeno personalmente lo ha fatto.
Tratta anche il tema della disabilità, c'è un discorso meraviglioso che la FL fa al ML, terapeutico, per la qualità curativa e la forza di resilienza che viene trasmessa , lei non vuole pietà dagli altri, chi vuole pietà e riconoscimento della propria difficoltà esprime solo la propria debolezza e un'insicurezza quasi infantile .
E qui mi viene in mente la figura del fratello, che cerca la propria strada e il proprio posto nel mondo, è un ragazzo con ambizioni diverse, nel proprio percorso di maturazione è diviso tra le richieste delle società e le sue aspirazioni totalmente incomprese. Sa che vuole prendersi cura di qualcosa, di qualcuno, anche semplicemente di un'oca che ha un valore simbolico importante, non a caso è un simbolo solare, associato alla vita, alla creazione e alla rinascita (e di questo parla il lavoro).
Molto spesso sia vittime di risentimento per il mancato riconoscimento delle nostre difficoltà e invece dovremmo concentrarci più sulla vita e sull'esistenza, non abbiamo bisogno di "fuffa concettualoide". Gli adulti sono adulti per autonomia e responsabilità, è infantile cercare un occhio che comprenda e ti tratti da malata per le tue difficoltà, così come è assolutamente infantile un riscatto o che qualcuno ti chieda scusa per i torti che hai subito. Io l'ho trovato illuminante.
Altro tema delicato e toccante che viene proposto : l'amicizia, vera, forte e sincera, quella tra la nonna del protagonista e l'amica di una vita, come affrontare la partenza e come vivere i rapporti dopo la fine.
Io l'ho trovato un lavoro , sicuramente non spassoso, ma bello: con una sceneggiatura eccezionale, una forza , una delicatezza, una bravura da parte di tutti gli attori e un grande significato. Certo se si cerca la storia d'amore il titolo è fuorviante , se si vuole staccare il cervello ed evitare di pensare meglio optare su qualche mini serie stupidotta basata sui web toon ma ogni tanto guardare qualcosa di diverso e riflettere e lasciarsi trasformare da quanto si vede non è male.
Questo dramma è per i pensatori maturi. È scritto bene e recitato bene. E per quanto riguarda il romanticismo? C'è ma non è del tipo che emoziona e dà il batticuore come in molti romance ma certe scene sono di una raffinatezza unica.
Fate attenzione al commiato dei due in una notte , lui la accompagna in macchina e la guarda mentre ne studia il volto quando lei alza lo specchietto, i due si danno uno sguardo, è visibile che c'è dell'attrazione che cova sotto la brace. Poi vedremo quel calore, quelle tenerezze, quel desiderio attraverso contatti di sguardi, ricerca fisica, toccarsi, abbracci e baci. Sicuramente una moderna dimostrazione d'amore, inclusi i baci all'aperto, in mezzo alla gente. La chimica è frizzante
Mi ha dato tanto. Consiglio la visione.
Was this review helpful to you?
Romanticismo forzato con problemi di esecuzione
Non riesco veramente a capire come alcuni lavori prendono delle valutazioni così alte del momento che è un lavoro davvero ridicolo, stentato sia nella storyline che nelle interpretazioni, la passione tanto decantata non è pervenuta.Ho letto recensioni di baci infuocati e di molti momenti di intimità, ma non è così o meglio vengono studiati dei dialoghi o degli avvicinamenti per fare sembrare, ma poi è tutto fumo e niente arrosto (le classiche scene di lei con problemi di equilibrio e lui la prende o sguardi di lei che prova a fare la femme fatale ma senza riuscirci ovviamente e lui la guarda tra il perplesso e l'indifferente). Dialoghi da asilo mariuccia.
La protagonista non ha una NESSUNA evoluzione, rimane fastidiosa nel suo corteggiamento capriccioso e insistente in perfetto stile stalker, (in praticagli si gettava addosso ed era OSSESSIONATA da lui. ) Lui dopo due episodi cede senza grandi motivazioni, da principio sembrava infastidito, in seguito dopo un’oretta di show sembra ammorbidirsi ma non si capisce perché, dal momento che qualsiasi persona sana di mente vessata in continuazione da attenzioni sgradite, penso che non avrebbe, non dico provato a avvicinarsi ma anche semplicemente a tollerarla.
La storia di sfondo è noiosa nel senso che si parla sempre di un principe ereditario che cerca di equilibrare le fazioni a corte, servendosi di questo comandante che é il protagonista maschile.
Musica mediocre, attori bravini, corteggiamento tra di loro finto, innaturale e poco credibile.
Non mi hanno emozionato in nessun momento, appunto perché non ho reputato la storia credibile e loro non mi sono piaciuti.
Scenografia sufficiente , combattimenti gradevoli ma anche quelli con qualche problema in quanto i movimenti erano robotici e i voli verso l’alto per nulla fluidi, ma a scatti.
Costumi e ambientazioni gradevoli, la dinastia sembrerebbe quella dei Ming per le gonne plissettate maschili.
Parrucche molto scadenti, i capelli del protagonista erano ispidi e sfilacciati nelle punte quando aveva il capello sciolto. Meglio quella della protagonista.
Questa era chiaramente una storia in cerca di una sceneggiatura, di un regista e di un montatore.
La prima metà è meglio della seconda, tuttavia entrambe le parti avevano evidenti problemi di ritmo causati da dialoghi ed eventi inspiegabili o non mostrati, il risultato è una mancanza di coerenza nella narrazione.
Le scelte di montaggio di questo dramma hanno innegabilmente penalizzato un lavoro già mediocre.
Finale: questo drama si è concluso nel modo in cui ogni dramma CINESE finisce per fare, creare confusione all'ultimo minuto per chiudere affrettatamente, dopo aver trascinato tutto e inserito ogni tipo di ostacolo.
Fortunatamente avevo già visto love and redemption prima di questo lavoro, viceversa lo avrei snobbato per la presenza della protagonista che in questo dramma ha una recitazione non proprio brillante mentre nell'altro drama é stata meglio diretta e la parte era più congeniale per lei.
Dare più di 6 è comprensibile se hai 13 anni .
Was this review helpful to you?
Mysterious Lotus Casebook: Special Episode
3 people found this review helpful
Un finale di 6 minuti, come l'ho interpretato
Ho letto molti commenti di delusione e frustrazione per l'episodio speciale, ma credo che il suo scopo sia stato frainteso.Non nasce per confermare o smentire la morte di Li Lianhua. Se gli autori avessero voluto dare una risposta definitiva, sarebbe bastato mostrare un corpo o, al contrario, un abbraccio, un dialogo, un ritorno da Fang Duobing e Di Feisheng.Invece scelgono deliberatamente altro.
Dopo tre mesi, Li Lianhua è solo davanti al mare. I due amici lo raggiungono alle spalle, ma la scena si interrompe prima che lui si volti. Non è un espediente per "accontentare tutti": è una scelta coerente con l'intera serie. Indossa una pelliccia bianca, trovata non so dove, era quella che Fang gli aveva donato una sera di qualche mese fa, potrebbe essere un ricordo di Duo Bing.
Per 40 episodi tutti hanno inseguito Li Xiangyi, il leggendario maestro di spada. Lui, però, ha passato la storia cercando di diventare semplicemente Li Lianhua e lo afferma chiaramente nel dialogo con il Giuda della setta nell'ultimo episodio. Un uomo libero dal peso della fama, delle sette, delle rivalità e delle aspettative.
Il mare diventa allora il simbolo della libertà ritrovata. Fang Duobing e Di Feisheng arrivano, ma per la prima volta non sono loro al centro dell'inquadratura. Lo è Li Lianhua, immobile, rivolto verso l'orizzonte.
La domanda finale non è: <<È vivo o è morto?>>, lo sceneggiatore fa scegliere a noi l' interpretazione.
Mostra piuttosto una domanda : "É riuscito a diventare Lianhua?", cioè a vivere per se stesso?
Poi la sceneggiatrice, dalle mie ricerche online ha rilasciato una frase che, secondo me, è la chiave interpretativa. Alla domanda "Dov'è finito Li Lianhua?", ha risposto: "Il cielo è alto e il mare è immenso. C'è forse un posto dove non possa andare? Naturalmente può andare ovunque desideri. Quanto al fatto che i suoi amici riescano o meno a trovarlo, lascio che sia il pubblico a rispondere"-
Questa risposta conferma la mia interpretazione: è libero (sia dal peso delle aspettative, sia forse dal peso della vita stessa).
Poi ci sono alcuni dettagli dei sei minuti che molti spettatori hanno notato, recepiti online.
Non è un uomo morente.
Nel finale speciale Li Lianhua appare:
- con il volto meno scavato;
-con i capelli più scuri;
-con un colorito migliore;
-senza le crisi che lo tormentavano negli ultimi episodi.
Per alcuni è la prova che sia sopravvissuto; per altri è semplicemente una rappresentazione idealizzata, un ricordo degli amici o l'aspetto di un uomo che non è più in vita.
La scelta della spiaggia,il mare ha un significato preciso.
La serie inizia proprio con il Mare Orientale, dove "muore" Li Xiangyi. Finisce ancora davanti al mare.È come chiudere un cerchio e non si gira verso gli amici, come a dire: "Non ho bisogno di voltarmi indietro".
I due amici arrivano insieme.Per tutta la serie rappresentano due poli opposti : Fang è il presente, Di Feisheng è il passato. Nel finale arrivano contemporaneamente. È come se Li Lianhua avesse finalmente riconciliato entrambe le parti della sua vita. La cosa che mi convince di più è una lettura molto semplice: l'episodio speciale non serve a rivelare il destino biologico di Li Lianhua, serve a risolvere il conflitto emotivo degli altri due.
Per 3 mesi tutti lo cercano, e anche noi spettatori, attendiamo un indizio, poi finalmente lo vediamo ma gli autori interrompono la scena un istante prima dell'incontro. Noi, proprio come Fang e Di Feisheng, dobbiamo imparare a rispettare la scelta di Li Lianhua.
È quasi un paradosso: il finale aperto non è costruito per alimentare il mistero ma per mettere lo spettatore nella stessa posizione dei suoi amici. Anche noi vorremmo una risposta definitiva, ma la serie ci costringe a fare ciò che loro hanno sempre faticato a fare: lasciarlo andare.
Questa, secondo me, è la vera forza di quei sei minuti. Non aggiungono informazioni sulla trama; completano il significato del personaggio. E, rileggendo molti commenti, mi sembra che gran parte della frustrazione nasca proprio dall'aspettativa di una risposta narrativa ("vive o muore"), mentre gli autori stanno cercando di dare una risposta emotiva (ha finalmente ottenuto la libertà che desiderava).
Was this review helpful to you?
Il gangster adolescente
The Dude in Me* (2019), diretto da Kang Hyo-jin, porta sullo schermo un classico espediente narrativo della commedia – lo scambio dei corpi – intrecciandolo con elementi tipici coreani: ritmo vivace, humour e un tocco di dramma sentimentale (questa è stata la parte meno convincente). La trama ruota attorno a un liceale impacciato, sovrappeso e vittima di bullismo che, a seguito di un incidente bizzarro, si ritrova nel corpo di un potente gangster. Da qui si apre un gioco di contrasti che genera situazioni tanto comiche quanto paradossali.Punti di forza: Lo scambio di identità è sempre un tema interessante, soprattutto quella di Park Sung-woong, L’attore si è calato con discreta naturalezza nei panni di un adolescente intrappolato in un corpo adulto, riuscendo a strappare risate senza scadere nel caricaturale.
Il ritmo narrativo è scorrevole e non annoia: alterna sequenze comiche a momenti di introspezione, costruendo un equilibrio piacevole.
Alla leggerezza della commedia si aggiungono accenti romantici e un messaggio positivo legato alla crescita personale e ai valori legati alla famiglia.
L'idea di utilizzare un tropo molto abusato ma legandolo all'idea del gangster che nel corpo di un ragazzino bullizzato opererà una giusta nemesi e punizione dei bulli.
Limiti: la sceneggiatura, pur divertente, non osa abbastanza, la struttura è prevedibile e i cliché del genere si accumulano, lasciando poche sorprese allo spettatore, io sapevo esattamente cosa sarebbe successo e chi era la responsabile dello scambio. Così come sapevo quando e come sarebbero tornati ognuno al proprio posto.
Alcune svolte narrative risultano forzate o poco credibili, soprattutto nel tentativo di aggiungere pathos e dramma a una premessa fondamentalmente comica, non riuscendovi. Mi riferisco alla sotto trama dell'amore adolescenziale ritrovato, e la scelta di un'attrice troppo matura e sgradevole da vedere insieme ad un ragazzino di 17 anni.
Sul piano tematico, il film accenna a questioni sociali come bullismo e pressione scolastica, ma non le approfondisce veramente, preferendo restare in superficie per mantenere il tono leggero.
In conclusione è un film brillante e godibile, che punta soprattutto all’intrattenimento e ci riesce bene, grazie alla verve comica e all’energia degli interpreti. Non è un’opera rivoluzionaria né particolarmente originale, ma regala un paio d’ore spensierate con il giusto mix di risate e sentimento, lasciando allo spettatore un messaggio positivo e ottimista.
Colonna sonora non pervenuta, così la valuto col minimo.
Interpretazioni sufficienti ma non memorabili.
Utilizzo delle protesi e della tuta di gomma per simulare il sovrappeso del ragazzo, espediente abusato nel cinema coreano (nessun attore prende peso veramente come fanno gli americani) , purtroppo la tuta imbottita era troppo visibile, quando il soggetto si piega o si siede, la pancia è tirata , non crea pliche come il grasso naturale.
Ho tristemente notato come il sovrappeso nelle donne sia oggetto di stigma e scherno, vedete oh my venus se non mi credete, mentre al maschile viene meglio tollerato e meno stigmatizzato. Ti rendi conto così di quanta poca libertà abbiano le donne coreane di osare un po' di più nell'essere se stesse.
Sottotitoli su Prime veramente penosi per essere un portale di streaming a pagamento (e non è la prima volta). Purtroppo sia netflix che prime, vedendo che nessuno si ribella e che gli abbonamenti crescono, si occupano sempre meno di fornire traduzioni di livello, con una revisione finale come andrebbe fatto e come accadeva nel passato. Il risultato sono traduzioni automatiche letterali con un minimo di adattamento.
Was this review helpful to you?
La rivoluzione silenziosa di un amore impossibile
Quando si pensa al cinema di Zhang Yimou spesso vengono in mente immagini grandiose: eserciti che si muovono come onde sanguinarie, combattimenti coreografati come danze, scenografie monumentali dove ogni dettaglio impressiona lo spettatore. Questo film invece rappresenta quasi un movimento contrario nella sua filmografia: non cerca la grandezza attraverso lo spettacolo ma lavora in sottrazione.È probabilmente uno dei suoi film più semplici in superficie, e proprio questa semplicità che divide ma conquista. Conquista come ritorno alla purezza emotiva dei suoi primi lavori; divide perché vedi un racconto idealizzato, quasi filtrato dalla nostalgia. Perché il regista non vuole raccontare soltanto un amore ma il modo in cui un sentimento può sopravvivere in un ambiente dove persino provare qualcosa diventa pericoloso.
La storia è ambientata negli anni della Rivoluzione Culturale cinese. Jingqiu, una giovane studentessa proveniente da una famiglia politicamente compromessa, viene mandata in campagna per un progetto educativo. Qui incontra Lao San, un ragazzo gentile, paziente, apparentemente lontano dalla durezza ideologica che domina il periodo. Quello che nasce tra loro non è un amore fatto di grandi dichiarazioni o gesti melodrammatici. È un sentimento costruito su attese, piccoli incontri, parole trattenute. Una presenza calma, senza passione. Zhang Yimou elimina quasi completamente la fisicità romantica. In un cinema contemporaneo abituato a rappresentare l’amore attraverso il possesso, il desiderio e l’immediatezza, Under the Hawthorn Tree rappresenta il desiderio come distanza.
Una mano sfiorata diventa un evento. Una camminata insieme diventa intimità. Uno sguardo trattenuto contiene più tensione emotiva di una scena apertamente passionale.
Questa scelta mi è sembrata plausibile e commovente, questa purezza che mostra il ritratto di un’epoca in cui i sentimenti dovevano esistere come vissuti privati, protetti dalla pressione sociale, dall'altro ho avuto spesso il sentore di assistere ad una mitizzazione dell'amore, quasi mitologico nella sua innocenza ed eccessivamente distante dalla complessità reale della giovinezza.
Ma probabilmente il punto del film non è mostrare un amore realistico nel senso moderno del termine. È mostrare come si ricorda un amore. É questo il punto.
La fotografia di Zhao Xiaoding lavora esattamente in questa direzione.
La tavolozza cromatica è estremamente controllata: verdi morbidi della campagna, grigi degli ambienti quotidiani, colori poco saturi che sembrano appartenere più alla memoria che alla realtà.
La natura non viene mostrata come spettacolo bensì come rifugio.
L’albero di biancospino del titolo diventa il centro simbolico dell’opera. Durante la Rivoluzione Culturale viene caricato di significato politico, legato alla memoria e al sacrificio rivoluzionario, ma nel percorso dei due protagonisti assume un significato completamente diverso: diventa il luogo privato di un sentimento che cerca di esistere fuori dalle imposizioni collettive.
Molto interessante l’uso del rosso, già molto caro all'autore.
Zhang Yimou è sempre stato uno dei registi asiatici più attenti alla funzione narrativa del colore. In opere come "Lanterne Rosse" o "Hero" il rosso era dominante, violento, quasi aggressivo. Qui invece appare in maniera più delicata, più spento, quasi amaranto, non esplora, affiora : non è il colore del potere, ma della memoria, del sentimento e della perdita.
Anche la regia segue l'essenzialità: la macchina da presa non forza la commozione con primi piani insistenti, ma osserva. Molte scene sembrano costruite intorno all’attesa: aspettare una lettera, aspettare un incontro, aspettare il momento in cui finalmente qualcosa potrà essere detto.
Il montaggio di Meng Peicong accompagna questa lentezza senza cercare accelerazioni artificiali. Il ritmo può sembrare eccessivamente tranquillo per alcuni spettatori, ma è coerente con il tema centrale: un amore nato in un mondo dove ogni emozione deve procedere con cautela.
La colonna sonora di Chen Qigang segue la stessa strada. Non cerca il melodramma continuo ma interviene nei momenti di maggiore vulnerabilità emotiva. Il film avrebbe facilmente potuto trasformarsi in un racconto strappalacrime, invece spesso sceglie il silenzio.
Il lavoro sugli attori è forse uno degli aspetti più riusciti.
Zhou Dongyu, al suo debutto cinematografico, porta sullo schermo una naturalezza rara. La sua Jingqiu non è semplicemente “innocente”: è una ragazza cresciuta nella paura. La sua prudenza non deriva solo dalla timidezza, ma da un contesto storico in cui un errore può avere conseguenze enormi sulla propria famiglia.
La sua interpretazione vive nei dettagli: lo sguardo abbassato, l’incertezza nel rispondere, il modo in cui sembra sempre trattenere una parte di sé.
Dou Xiao costruisce invece Lao San come una figura quasi fuori dal tempo. Ed è forse qui che nasce una delle critiche più frequenti al film: Lao San è talmente paziente, generoso e devoto da apparire più come un ideale romantico che come un ragazzo reale ma anche questa può essere una scelta narrativa: Lao San non è raccontato con gli occhi neutrali della realtà, ma attraverso la memoria emotiva di chi lo ha amato.
La sua malinconia nasce dal contrasto tra ciò che i protagonisti provano e ciò che il mondo permette loro di vivere. Non racconta un amore impossibile perché manchi il sentimento ma perché a volte la vita concede alle persone il momento giusto quando il tempo a disposizione è già troppo poco.
La grandezza del film sta forse proprio nella sua fragilità. Non cerca di essere complesso, provocatorio o rivoluzionario. Racconta qualcosa di estremamente semplice: due persone che si incontrano e che, per un breve periodo, riescono a creare un piccolo spazio di gentilezza dentro un mondo duro.
Per alcuni sarà troppo sentimentale. Per altri sarà devastante. Per me è stato un Ni, guardo le opere dei grandi registi con distacco perchè mi concentro per coglierne il simbolismo e il senso del messaggio complessivo, ero preparata ad un finale triste.
Zhang Yimou sembra volerci lasciare con una domanda molto precisa: un amore è meno importante se non ha avuto il tempo di trasformarsi in una vita intera?
Forse no.
Forse alcuni sentimenti rimangono proprio perché non hanno avuto il tempo di consumarsi. Perché non hanno conosciuto l’abitudine, la quotidianità, l'usura della novità quando viene macchiata dalla normalità. Restano lì, sospesi in un luogo della memoria dove tutto è ancora possibilità, dove una parola non detta pesa più di mille pronunciate, dove un istante mancato continua a vivere più a lungo di anni interi.
E forse è proprio questa la crudeltà degli amori incompiuti: non finiscono davvero. Non hanno una conclusione contro cui ribellarsi, non hanno una vita vissuta da archiviare. Rimangono domande aperte.
Come si dimentica qualcosa che non ha avuto nemmeno il tempo di diventare reale fino in fondo? Vive nella vastità delle possibilità inespresse.
Guardando *Under the Hawthorn Tree* ho sentito il dolore silenzioso di questa verità. Che a volte non soffriamo solo per ciò che abbiamo perso, ma anche per ciò che avremmo potuto avere. Per quella versione di noi stessi che sarebbe esistita accanto a quella persona e che invece rimane per sempre intrappolata in un futuro mai accaduto.
E forse è questo che rende certi amori così difficili da lasciare andare: non ci manca soltanto qualcuno.
Ci manca la vita che, per un momento, avevamo immaginato possibile.
Dove l'ho visto?
https://mydrama.altervista.org/under-the-hawthorn-tree-sub-ita-2010/
unico con sub ita.
Was this review helpful to you?
UNA VOCE FUORI DAL CORO ... TI SPIEGHERO' MOLTE COSE CHE TI SONO SFUGGITE
Iniziamo col dire che son stata molto combattuta se scrivere una recensione su questo lavoro di qualche anno fa su cui molti hanno già speso tante parole e considerazioni. Normalmente tendo a recensire lavori che non hanno nessuna o poche recensioni in italiano per orientarvi nella visione e aiutarvi a scegliere, perché penso sia questo lo scopo di my drama list.Vi anticipo che il drama è un drama di riscatto e rivalsa sociale, non è basato su una storia d'amore, questa è semmai di contorno, è perfettamente calato nella società moderna...una società economica che va a duecento chilometri all' ora, che non aspetta nessuno, che divora chi non ha la forza di stare al passo.
Questa serie merita di essere vista perché ci racconta tutto questo, non ci nasconde gli aspetti più crudi e più violenti del nostro sistema economico e ci ricorda che nonostante tutto, nonostante tutti esiste un bene che è il capitale più prezioso che nessuna quantità di denaro potrà mai superare: la nostra umanità.
Premesso questo, mi sono convinta perché vorrei condividervi il mio personale punto di vista e aiutarvi ad apprezzarlo per la straordinaria sceneggiatura, recitazione e storia fuori dal comune rispetto ai comuni romance.
Qui ruota tutto attorno alla realizzazione personale, professionale e alla forza di seguire i propri sogni, sempre e comunque, a dispetto dei sacrifici e vengono poste due strade impersonate dalle due protagoniste: la prima compie una scelta egoistica per realizzare se stessa mollando tutto e tutti e appoggiandosi ad aiuti esterni, la seconda ritarda di molti decenni il successo per restare vicino agli affetti privandosi di un lavoro degno, di un'istruzione e di una parte di famiglia , vivendo per i principi che per il successo.
Due scelte estreme che questo lavoro accosterà, scontrerà, mettere in competizione e poi le avvicinerà permettendogli di confrontarsi e perdonarsi, risolvendo entrambe le situazioni di vita e riunendo la famiglia.
Questo è il nucleo centrale, realizzato con solide recitazioni, scelte molto credibili, sempre giustificate, vissute, emotivamente cariche; vi verranno quindi accostate altre figure, che graviteranno attorno alla figura della protagonista femminile.Un protagonista maschile fa la sua comparsa quasi subito. E' riuscito a realizzarsi nel modo migliore ed è la figura più di successo nel drama ma che ha sperimentato di contro la perdita degli affetti, della famiglia e non è ugualmente performante in abilità sociali e umane.
Fortunatamente nel corso della sua vita ha incontrato la nonna della protagonista che è riuscita a colmare un po' il vuoto affettivo e aiutare concretamente questo personaggio nei confronti della quale lui avrà un vincolo di gratitudine e senso di colpa importante per aver danneggiato indirettamente la nipote di lei.
In tutto questo grumo di sentimenti ed emozioni contrastanti decide di mettersi a disposizione per aiutarla nell'età adulta, anche con mezzi eticamente non sempre adeguati. E' un vecchio topic questo: meglio la verità o le bugie a fin di bene se possono risparmiare un dolore. E di dolore la protagonista ne ha vissuto davvero troppo in considerazione della sua giovane età, pertanto questa volta nonna e alleato decidono di agire in modo non trasparente e decidono di assoldare una identità terza, che avevano scomodato prendendola da un giornale quando 15 anni prima decisero di trovare un amico di penna alla protagonista che si trovava ad affrontare prima il divorzio dei genitori, il trasferimento della madre e della sorella in un paese straniero e la morte del padre poi.
Il ragazzo che da bambino aveva vinto le olimpiadi di matematica e che sembrava avere una solida famiglia affettuosa alle spalle (con profonda invidia del protagonista maschile) è adesso un giovane programmatore geniale affiancato da due ingegneri privi di mezzi. Sono dei classici "nerd" privi di qualsivoglia passione se non quella per l'intelligenza artificiale e gli algoritmi di riconoscimento facciale, decisi a sfondare e prendersi la loro parte di successo.
Il secondo protagonista maschile decide di aiutare il duo ad evitare un confronto umiliante alla protagonista con la sorella, inizialmente sembra che lui agisca per interesse nell'ottenere qualche vantaggio dall'imprenditore che gli chiede aiuto, ma sembra anche essere meno confuso sul suo futuro quando vede la protagonista e, confrontandosi con lei, comprende di poter trovare una compagna nel suo viaggio insidioso verso il successo.
I due personaggi si completano , dove lui è geniale ma privo di abilità sociali, calmo e pacato lei è estroversa, spigliata, brillante, positiva e volitiva e lui sa gestire e contenere così bene le sue crisi, ponendosi in modo paziente e molto disponibile accanto a lei. Se ne innamora perdutamente e inizia a vivere scrupoli terribili per la menzogna che sta portando avanti,
D'altro canto la protagonista sente la differenza tra l'amico di penna e l'uomo che ha ritrovato dopo tanti anni , questa differenza la inquieta ma la attrae .
La storia prosegue intrecciando le sfide professionali dei due giovani con la gestione dei sentimenti e della menzogna, gli imprevisti e la vittoria, il successo che comporta una disfatta per tutto il gruppo di giovani imprenditori che si trovano a doversi separare per proseguire professionalmente , inevitabilmente e il loro ritrovarsi dopo diversi anni.... .
Per me si tratta di una serie di quelle che stanno un gradino sopra, realizzata magistralmente, molto curata e ben confezionata. Non a caso porta la firma dello Studio Dragon, gli stessi di Crash Landing On You, la Regina delle Lacrime, Navillera (solo per citarne alcuni), a garanzia di qualità.
L'aver voluto dedicare 16 ore alla realtà delle start up! di cui si sa davvero poco se non si è dell'ambiente, è pure notevole, intrecciando sapientemente il mondo dell'imprenditoria con le vicissitudini personali di tutti i protagonisti che ne motiveranno le scelte e le azioni.
"Ci sono poi degli elementi molto importanti che riguardano l' amicizia, che qui viene disegnata come amicizia vera, spassionata, reale e sincera. Un' amicizia che fa bene . E anche gli affetti familiari che in alcuni casi possono essere messi a dura prova , sembrare spezzarsi, ma che alla fine si ricompongono perché la famiglia è la famiglia e l' affetto non può certo essere sopraffatto dal denaro e dal successo.
Si tocca poi con gran delicatezza anche il tema degli orfani che in Corea sono mandati via dagli orfanotrofi a 19 anni, dovendo inserirsi nella società contando solo sulle proprie forze o sull'aiuto di persone estremamente altruiste come la nonna, che aiuta in maniera spassionata il bel coprotagonista.
Insomma, è una serie fatta davvero bene in ogni aspetto e per ottenere questo è necessario che il cast e le storie secondarie siano bravi e ben curati. Ed è esattamente quello che avviene, con le storie di contorno che sono tutte sviluppate in maniera molto bella e approfondita, con uno spessore non certo minore rispetto alla storia principale . Non è un caso che le scene che ho trovato più profonde, toccanti e commoventi siano quelle fra la nonna e l' orfano, interpretato da un Kim Seon-ho in questa serie titanico: bello, bravo e capace di rendere il suo personaggio il più interessante in assoluto", sebbene arroganza e presunzione, anche se legittimate dal successo raggiunto nonostante le difficoltà me lo rendano indigesto.Egli inoltre inizialmente rifiuta di provare sentimenti per la protagonista, come se se ne vergognasse , poi in modo molto capriccioso, tipico di persone molto infantili pretende di rovinare tutto quello che la giovane coppia ha conquistato perché si sente escluso dalla loro felicità. Questo l' ho trovato molto fastidioso e deprecabile.
Non apprezzabile anche il finale, che personalmente ha penalizzato la valutazione complessiva del dramma, perché dall'episodio 11 la serie si concentra moltissimo sulla riuscita professionale e il modello imprenditoriale, risultando interessante a studenti e utilizzabile dai docenti per mostrare il modello delle start up! ai ragazzi a scuola.
Dall'episodio 12 i sentimenti passano in secondo piano e si vedrà poco a livello sentimentale, questo aspetto viene molto trascurato e il finale ne risente, lasciando indietro tutto il resto. Per questo, per assenza di omogeneità tra la parte romantica e quella professionale non mi sento di dare un 10 pieno.
Anche per le evoluzioni dei personaggi , la protagonista sul finale non mi piace come si relaziona col protagonista maschile, emerge un certo utilitarismo e un'assenza di comunicazione tra i due che non ho gradito e mi ha molto deluso.
E' una serie molto valida se si vuole conoscenza il mondo della imprenditoria anche a livello di step e termini tecnici, il tutto è illustrato molto bene.
Le evoluzioni dei personaggi sono molto interessanti, tutti intraprendono percorsi di crescita e supereranno le difficoltà e i loro fantasmi. Sia i primi che i secondi protagonisti che i personaggi secondari.
Scenografia e OST sono meravigliose, tra le mie preferite , senza dubbio la mia preferita se parliamo di serie coreane. Fotografia molto valida.
Ripeto il tutto è molto curato e NULLA MAI IMPROVVISATO.
Consiglio se possibile di seguire in coreano perché nel doppiaggio si perdono le sfumature emotive (doppiaggio italiano tra l'altro non disponibile) ma io l'ho vista sia in spagnolo che in cinese per ripassare un po' le lingue.
SE NON HAI VISTO LA SERIE E NON VUOI SAPERE COME FINISCE NONOSTANTE AVRAI CAPITO UN PO' OVUNQUE DALLE CRITICHE SPARSE SU WEB QUALE SIA L'EPILOGO TI CONSIGLIO DI INTERROMPERE QUI LA LETTURA E LASCIARE UN LIKE SE LA MIA RECENSIONE TI HA AIUTATO A DECIDERE SE SEGUIRE O NON SEGUIRE IL DRAMA.
IO PROSEGUIRÓ SPIEGANDO PERCHE' LA SCELTA FINALE ERA L'UNICA LOGICAMENTE PLAUSIBILE, FONDATA E ASSOLUTAMENTE GIUSTIFICATA .
Ji Pyeong è un ragazzo orfano che non cerca l'amore ma la famiglia. Da qui la scelta da parte degli autori di caratterizzare il suo percorso con un affetto filiale tramite la figura positiva e benevolente della nonna, che lo accoglie e si prende cura di lui chiamandolo "bravo ragazzo", per evitare che si perdesse , dandogli amore, attenzioni e consolazioni, e il calore della propria famiglia. Io sono convinta che lui non fosse poi così innamorato di Sal- Dal mi, a parte piccoli aiuti non fa davvero tantissimo per la protagonista, e quando Nam do san esce di scena in quei tre anni a parte andare a casa per le feste o aiutarla con ammiratori scomodi non fa . Potrebbe essere paura del rifiuto ma quando l'amore è forte certe paure si superano perché la posta in gioco è troppo alta. E lo dice pure in un episodio finale "Io ti ho scritto delle lettere ma non ti ho mai cercata, lui ne ha letta una ed è corso da te...", questo fa capire che anche lui realizza che ci teneva ma non fino a quel punto da .... . Lui non era realmente innamorato di lei , era spaventato di essere "tagliato fuori" dall'ingresso del competitor, inizia a sviluppare sentimenti e a parlare di interesse solo quando l'antagonista conquista un cuore nella famiglia di lei, porta la famiglia in gita, e si occupa anche della nonna. E' paura di rimanere solo, non è amore, altrimenti avrebbe agito prima e meglio e avrebbe provato a far fruttare quei tre anni.
La figura di Nam Do-San, un personaggio che pochi hanno realmente compreso, è un ragazzo con un disturbo dello spettro, forse un aspeger, tanti segnali ci lanciano gli autori che mi fanno pensare questo (interessi ripetitivi, difficoltà a comprendere i messaggi sociali, pessimo negli sport, nei rapporti con gli altri) e con una famiglia che NON lo incoraggia, riconosce, valorizza, supporta e con profonde ferite d'autostima.
Davvero pensate che Ji Pyeong sia il più sfortunato? Indubbiamente crescere soli e senza appoggi è qualcosa di traumatico e problematizzante ma quel calore e sostegno che riceve dalla nonna ,Nam do San non lo riceverà mai da nessuno eppure il suo amore per la protagonista è fiero, dignitoso, caparbio e coraggioso. Timido e senza mezzi arriva a scontrarsi contro il mondo per lei, la "sostiene in tutto". Qualsiasi cosa di cui lei abbia bisogno lui la farà per lei , dall'app per la nonna all'aggiornamento dopo essere stato mollato in un pessimo modo brutale, in aereo mentre lascia tutto. Non c'è rancore per il modo vergognoso in cui è stato abbandonato, perché il suo amore è puro. Nuovamente una nuova ferita al suo rientro, salva la protagonista e lei disorientata e spaventata si nega al telefono facendogli credere di avere una relazione con l'antagonista e poi lo ricercherà per UTILE, e lui nonostante titubanze iniziali torna da lei, per lei perché è con lei che vuole cambiare il mondo, perché lui vuole essere "quello delle lettere".
Perdonatemi se mi sono dilungata ma vorrei dare una spiegazione esaustiva ed esauriente a tutti coloro che senza fondamenti spingono per la scelta dell'altro solo per questioni estetiche o perché "aveva scritto le lettere". Una serie che parla di imprenditoria, di realizzazione personale non poteva non premiare gli sforzi anche in amore, la scelta di un personaggio solo per priorità di comparsa sarebbe stata infondata.
Was this review helpful to you?
L'adolescenza secondo i CINESI ??
Ho finito questo lavoro dopo 2 settimane, mentre vedevo sageuk coreani e poi un altro drama di formazione sull’amicizia che ho appena recensito. Lo scrivo perché impiegare quattordici giorni per finire 24 episodi da circa 35 minuti è un’enormità per me: ero però troppo curiosa di comprendere le altissime valutazioni di questa «stupidaggine». Non me ne vogliate. Sì, è una stupidaggine!Se considerate che ha un rating superiore a "Mouse", "Moon Lovers", "Mr. Sunshine"e "Goblin", con una trama banalissima e idealizzata, interpretazioni appena sufficienti, davvero non devo essere io a dirvi che forse avete paura a pensare con la propria testa , a sembrare pazzi nel dare 7 quando i 10 si sprecano.
Non parlo tanto di Viki, dove ho visto drama girati praticamente col telefono arrivare a 9: basta che due si bacino nascondendo un po’ di foga con labbra serrate e teste inclinate che partono le stelle. Ma su Douban siamo intorno all’8, che mi sembra già più comprensibile, anche se comunque mooooolto generoso.
Credo che una parte consistente del pubblico abbia dato il voto soprattutto alla "nostalgia per la fase di vita rappresentata". E qui, signori miei, c’è il primo problema: state confondendo la nostalgia con la qualità della scrittura.
Il primo episodio è davvero buono, quasi da 8. Introduce i personaggi, mostra l’incontro con discreta grazia e crea immediatamente quella sensazione piacevole di essere tornati ragazzi.
Poi, però, la storia comincia a girare su se stessa senza svilupparsi mai: Zai Zai, inizialmente tenera e spontanea, diventa per diversi episodi una ragazzina insistente che trasforma l’interesse in assillo e rischia di far evolvere la simpatia iniziale in una dinamica irritante. Fortunatamente, andando avanti, il rapporto migliora e diventa più reciproco, ed è stato interessante vedere il "peer tutoring" utilizzato concretamente come metodologia didattica.
Peccato che, considerando che circa l’80% del lavoro si svolge tra le mura scolastiche, del sistema formativo cinese venga mostrato relativamente poco altro.
Ci sono poi personaggi secondari che, secondo me, avrebbero meritato molto più spazio: soprattutto Guan Fang e il dolcissimo rapporto con la nonna, oppure Gu Ran e Jiang Jia, una coppia che personalmente ho trovato molto più interessante di quella noiosissima della protagonista.
Ed è proprio qui che emerge uno dei problemi strutturali della serie: la scrittura resta estremamente semplice e presenta un evidente problema di gestione dello spazio e del tempo narrativo. La serie dedica una quantità quasi infinita di minuti a mostrarci cosa fanno questi ragazzi nella quotidianità, mentre altri archi narrativi avrebbero meritato molto più sviluppo.
La vita scolastica, le passeggiate, i piccoli scherzi, i pasti, i momenti teneri, gli sguardi e i regalini vengono dilatati fino a occupare quasi tutto il racconto. Al contrario, i conflitti familiari, le scelte personali, i rapporti con gli adulti e le traiettorie dei personaggi secondari vengono spesso soltanto accennati.
E arriviamo al problema che, per me, impedisce già di arrivare al 7: i personaggi cambiano pochissimo.
Passano gli anni, cambiano scuola, arrivano all’università, diventano adulti, ma continuano sostanzialmente a comportarsi come i ragazzi all’inizio. È significativo che, pur sapendo che la storia li porta avanti nel tempo, venga spontaneo continuare a percepirli come sedicenni.
La sceneggiatura non costruisce abbastanza crescita, contraddizioni, maturazione ed esperienze, che sono proprio queste cose che rendono l’adolescenza una fase di vita interessante da raccontare.
Quando si parla di «evoluzione» dei personaggi viene quindi da chiedersi: quale evoluzione, esattamente?
Lurang riesce a riconciliarsi con il fratello e la sua famiglia diventa progressivamente meno invadente, certo. Ma questo basta davvero a parlare di una trasformazione profonda? La serie presenta questi passaggi come svolte decisive senza esplorarne fino in fondo le conseguenze psicologiche. Supera i problemi di autostima perchè ha una groupie al posto di una fidanzata ? Ma chi ci crede??? Il conflitto familiare viene più risolto che sviluppato, e la maturazione finisce spesso per coincidere con il semplice superamento di un ostacolo narrativo.
Ma soprattutto: se questo vuole essere un drama di formazione incentrato sull'adolescenza, dove sono le fasi fondamentali dell’adolescenza?
Manca la vera separazione psicologica dalla famiglia, cioè quel progressivo processo attraverso il quale il ragazzo smette di essere semplicemente «figlio» e comincia a costruire un’identità propria.
Manca la ricerca dell’identità: chi sono, cosa voglio diventare, quali valori sono miei e quali mi sono stati trasmessi?
Manca la negoziazione della propria immagine, non soltanto estetica ma sociale: come mi vedono gli altri? Quanto dipendo dal giudizio del gruppo? Chi sono quando sono con gli amici e chi sono quando torno a casa?
Manca il rapporto conflittuale con l’autonomia: il desiderio di essere indipendenti e contemporaneamente la paura di esserlo davvero.
Manca la scoperta della sessualità e, soprattutto, quella zona molto più interessante che sta tra desiderio, curiosità, imbarazzo, attrazione, paura del rifiuto e costruzione dei propri confini.
Manca l’ambivalenza emotiva tipica dell’adolescenza: voler essere adulti e contemporaneamente avere bisogno di essere accuditi; desiderare qualcuno e avere paura di esporsi; sentirsi invincibili un giorno e completamente inadeguati quello dopo.
Manca persino una vera esperienza della separazione: dagli amici, dai luoghi, dalla famiglia, dall’immagine che si aveva di se stessi, questo è solo accennato per Gu Ran, e la sua bellissima lettera di addio ma tutto troppo lineare, piatto.
E manca il futuro percepito come problema, non semplicemente «che università frequenterò», ma la domanda molto più destabilizzante: chi sarò quando finirò?
L’unico accenno davvero interessante arriva da una ragazza molto più interessante della protagonista, che si chiede cosa farà da grande. È un momento potenzialmente ricco perché apre alla paura del futuro, all'incertezza dell'identità e alla necessità di scegliere. Peccato che rimanga quasi isolato e non diventi mai un vero tema della serie.
Le ragazze, in particolare, sono rappresentate con una tale infantilizzazione da sembrare talvolta dodicenni più che sedicenni. E non ditemi di no: persino nei commenti su Viki, tra gli sparuti 8 e 9, compare continuamente la definizione «un po’ infantile».
E allora, scusate: se ammettete che è infantile, perché gli date 9? Non devo poi farmi due risate quando leggo che date 9,8 e chiedermi cosa avete visto?
Il risultato è un’adolescenza idealizzata, innocua, tenerissima e quasi depurata proprio dalle caratteristiche che la rendono adolescenza. Il primo amore è fatto di sguardi, regalini, peluche, imbarazzi e passeggiate, ma raramente di vera complessità emotiva.
E non è necessario trasformare ogni episodio in una tragedia per rappresentare un’adolescenza credibile. Non sto chiedendo suicidi, gravidanze, droghe, violenze o genitori psicopatici a puntate alterne.
Sto chiedendo esperienze, emozioni complesse, ambivalenze, contraddittorietà..., fragilità, discorsi che abbiano un minimo di densità , no "impossibile tu sei più bello di lui" mentre sbattevo la testa sul muro.
Perché i genitori sono sostanzialmente uno sfondo. I compagni sono quasi sempre uno sfondo. Il mondo esterno è uno sfondo. E allora cosa rimane?
È chiaro che la serie voglia confezionare un preciso modello di adolescenza: non conflittuale, inquieta o realmente ambigua, ma rassicurante, ordinata e sentimentalmente procrastinatrice.
"Ti amo, ma mi accontento di guardarti perché prima devo finire il liceo. Così mi hanno detto". Ma che modello è ? Qualcuno lo ha definito sano, a me scappa una risata amara... .
🇨🇳🇨🇳🇨🇳Una scelta che leggo anche alla luce dei cambiamenti sociali contemporanei. Diversi studi sugli adolescenti cinesi mostrano infatti una società in trasformazione, nella quale le relazioni sentimentali adolescenziali sono sempre più normalizzate, mentre rimangono forti le pressioni legate allo studio, al rendimento e alla costruzione del futuro professionale.
WIFTY sembra inserirsi perfettamente in questa tensione: l’amore può esistere, ma deve rimanere disciplinato.
Persino andare in bicicletta insieme sembra un piccolo superamento di un limite. Studiare vicini diventa motivo di stigma e imbarazzo. Il contatto fisico viene trattato quasi come un evento diplomatico internazionale.
Ma questa è davvero l’adolescenza?!?
Guardate Skam per favore, un format norvegese replicato in moltissimi Paesi, proprio perché costruito sulle differenze culturali ma sulla stessa fase della vita. Lì i personaggi hanno età analoghe e vengono raccontati mentre affrontano identità, sessualità, amicizia, pressione sociale, appartenenza, famiglia, solitudine, desiderio, immagine di sé e futuro.
Non serve che tutte queste cose siano presenti contemporaneamente. Ma qualcosa deve esserci.
Il drama offre invece una risposta comoda e, probabilmente, culturalmente significativa: l’amore non deve necessariamente essere sacrificato in nome dello studio o del futuro. Può accompagnare la crescita, diventare una fonte di sostegno e inserirsi armoniosamente nella formazione personale.
È un’idea interessante anche se puzza di manipolazione mentale, peccato che il drama la presenti in modo talmente idealizzato da trasformarla quasi in una fantasia consolatoria.
Ed è probabilmente proprio questo il segreto del suo successo: è una gigantesca macchina della nostalgia.
Ma è anche una macchina priva di profondità. Lascia fuori quasi tutto ciò che rende l’adolescenza una fase di vita propria: la separazione, la ricerca dell’identità, la negoziazione della propria immagine, la scoperta della sessualità, il bisogno di appartenenza, l'autonomia, il conflitto con le figure genitoriali, l'incertezza del futuro, la perdita di alcune sicurezze infantili e quello che potremmo definire il vero breakdown evolutivo, cioè la necessità di smontare progressivamente l'immagine infantile di sé per costruirne una nuova.
Non c’è praticamente niente di tutto questo, e non perché dovesse esserci una tragedia al giorno. Semplicemente, se togli conflitto, trasformazione, identità, sessualità, autonomia, famiglia, futuro e mondo sociale, quanto materiale rimane?
La serie non offre nemmeno vere riflessioni sulla vita, sull’esistenza o sulla spiritualità. Non ci sono domande sostanziali sul senso delle scelte, sul tempo, sulla perdita, sull’identità o sul passaggio all’età adulta.
Per fortuna non sono la sola ad averlo notato. Anche Drama Slot lo definisce personalmente noioso e lamenta la scarsa profondità emotiva e la crescita limitata dei personaggi.
Common Sense Media invece osserva analogamente che la serie può risultare noiosa per chi cerca una trama più consistente, proprio per lo sviluppo limitato dei personaggi e la lentezza della storia, e segnala come l'insistenza iniziale di Zai Zai verso Lurang possa essere percepita più come assillo che come corteggiamento.
E altri spettatori hanno espresso una critica che condivido: l'atmosfera funziona, ma non necessariamente la chimica romantica. E infatti, oltre a essere spesso noiosa, la serie non riesce sempre a costruire una chimica sentimentale sufficientemente forte da giustificare l'enorme entusiasmo.
🎥👀 ASPETTI TECNICI: La fotografia è piacevole, la scenografia funzionale, la musica accompagna bene e le musiche sono davvero gradevoli, questo lo riconosco. Le interpretazioni sono sufficienti e funzionali.
Il casting è adeguato. Paradossalmente, la protagonista sembra più una sedicenne che una ventiquattrenne, quale era realmente l’attrice durante le riprese, e questo contribuisce all'impressione di freschezza del personaggio.
Tuttavia ho tolto dalla lista tutto ciò che riguarda la sua interpretazione perché non mi ha offerto, come il protagonista, una vera varietà emotiva ed espressiva. Al contrario, il sorriso aperto, spinto continuamente al massimo, tende per me alla caricatura e non sempre mi permette di arrivare al personaggio. E in alcune espressioni, soprattutto quando sorride, il suo sguardo può risultare persino straniante (cringe ).
Non le assegno un voto basso per questo: è una questione di gusto personale e di resa interpretativa, non di bellezza. La regia è convenzionale, con uno stile di ripresa che definirei quasi documentaristico poiché riprende quello della protagonista mentre crea ricordi per la sua capsula del tempo, la struttura narrativa è come scrivo esile, il conflitto è minimo e la crescita dei personaggi è molto meno significativa di quanto il genere coming-of-age fa sperare.
Insomma: è carino? Sì.
È tenero? Moltissimo.
È un ottimo comfort drama? Sì, se vi piace il comfort anche quando sotto il cuscino non c’è praticamente niente.
È capace di evocare la nostalgia del primo amore? Assolutamente, se vi siete innamorati a 11 anni.
Il mio voto premia quello che funziona, non regalo punti alla nostalgia !!!!!!!!
Non basta mostrare ragazzi adorabili e idealizzati che passano il tempo insieme, né confezionare un’adolescenza luminosa, ordinata e priva di asperità per ottenere automaticamente una grande storia di formazione.Un’opera davvero eccellente dovrebbe usare la nostalgia come punto di partenza, non come sostituto della scrittura. Dovrebbe mostrare trasformazioni più nette, dare spazio agli archi narrativi secondari, affrontare con maggiore coraggio il passaggio all’età adulta e porre domande più profonde sul futuro, sull’identità e sulle scelte.
When I Fly Towards You preferisce invece restare dentro una bolla: piacevole, calda, rassicurante e spesso molto graziosa, ma anche sorprendentemente vuota.
E un ultimo consiglio: SALTATE LA SIGLA.
È praticamente un riassunto spoileroso della serie travestito da opening.
💡*CURIOSITÀ: alcune scene di Lurang e Zai Zai, per scenografia e dinamiche, sembrano essere state riprese o comunque richiamate in My Dearest Nemesis. Il parallelismo è talmente evidente da far pensare a un richiamo deliberato alla componente nostalgica e, forse, alla dinamica romantica che i due protagonisti non avevano potuto vivere allo stesso modo quando avevano quell’età.
Inoltre, il primo episodio mi ha richiamato e mi è rimasto per qualche altro episodio, il film "20th Century Girl", un film che consiglio a tutti, fatto meglio di questo, con attori veri ( persino Byeon woo seok se lo raffrontiamo ai due protagonisti è Joaquin Phoenix).
Was this review helpful to you?
Lo stronzetto, il carisma e il Tappeto (lei): storia di una devozione senza dignità!
Regia:8 Scenografia: 8; Sceneggiatura:7,5FRASE MAGGIORMENTE RAPPRESENTATIVA dello show:
"A volte ho l'impressione che il mondo sia un campo di battaglia, tutti lottano per resistere. Alcuni muoiono, altri si arrendono e altri continuano a combattere. Combattere richiede molta forza e coraggio, IO NON POSSIEDO TALI ABILITA' , QUINDI POSSO SOLO SEGUIRE QUALCUNO". Parole finali della protagonista femminile, Zhu Yu.
Un insulto ai deboli, ai fragili, al femminismo e a tutti coloro che non nascono GENI (quasi tutti) o sono tenaci, determinati, perseveranti. ORRORE !
Altra frase indimenticabile che illustra la sudditanza della protagonista femminile "Ho il mio re e sono il suo vassallo. Sono pronta a sventolare la bandiera e gridare, a combattere e morire per lui". Qualcuno la giudicherebbe romantica, nel contesto della storia, delle intenzioni e della psicologia del personaggio MA per me è mortificante servilismo. Una cronaca di :"Vita da Zerbina con Vista Stronzo".
Inizio questa recensione partendo dalla frasi della protagonista che mi hanno molto colpito, giusto per darvi subito un'idea di cosa vedrete.
Non ci sono parole per descrivere la tipologia di personaggio femminile che domina il lavoro: molto servile, di eredità confuciana, inizia con grinta e voglia di opporsi e alla fine si piega e diventa una zerbina innamorata.
Il lavoro è un po' una cronaca della "palla-pendula": lei che pende da lui e ogni tanto lo sfrutta facendogli compiere delle azioni che lei da sola non ha il coraggio o la possibilità di fare (perché è anche codarda), mettendolo a rischio.
Si ripete lo schema famigliare della piccola "Principessa viziata", figlia di papà ,che chiede aiuto a mamma e al papi, quando le cose non vanno per il verso giusto perché sostanzialmente non sa fare nulla da sola, manco pensare ad un piano di vendetta soddisfacente. Ora scomoda lui... .
La serie, ispirata ad un racconto di Twentine, è una rom com che parla della formazione e realizzazione di un genio, privo di abilità sociali, e di una ragazza di buona famiglia, cresciuta sotto una campana di vetro, manipolata dalla madre che la vede come protesi di se stessa.
La regia di "Lighter and Princess" è stata curata da Liu Chun Chieh e Ma Wei Wei, che hanno saputo bilanciare gli aspetti in modo efficace, creando un racconto curato e coerente.
La scenografia rispecchia l'ambientazione universitaria e le vite quotidiane dei protagonisti, con una fotografia di buon livello che cattura l'atmosfera e le emozioni delle scene, rendendo molti momenti esteticamente piacevoli, sebbene io abbia trovato gli ambienti un po' scarni e asfittici, però in linea con quelli che sono realmente i dormitori e i contesti universitari in Cina.
La sceneggiatura, basata sul lavoro di Twentine, è ben strutturata, con una narrazione che si sviluppa su più anni e spiega con cura ogni dettaglio, dai motivi dietro i comportamenti dei personaggi ai loro rapporti complessi.
La storia combina elementi romantici con temi più profondi come la gelosia e le difficoltà familiari, la solitudine, la voglia di riscatto e realizzazione personale, offrendo un affresco emotivamente ricco e coerente.
Molta attenzione e cura è stata spesa sui dettagli tecnici e tematici legati al mondo della programmazione, come codici, programmi, siti internet e sistemi di difesa informatica, che conferiscono autenticità alla vita dei personaggi e alla loro professione.
CASTING: Veramente azzeccata la scelta di Arthur Chen per il ruolo, ha il viso da ragazzo cattivo e indifferente, una voce molto interessante ( è un doppiatore quindi quella che sentite è davvero la sua voce, anche perché l'accento non è perfetto ma risente della dizione pechinese). Il doppiaggio della protagonista invece non è ottimale, ci sono dei momenti in cui il movimento della bocca non è sincronizzato con le frasi doppiate. Non è la sua voce.
Per quanto riguarda la protagonista femminile, la recitazione dell'interprete è stata molto buona, complice il feeling con il protagonista maschile, molto più che nella fioritura imprevista, anche se in quel ruolo interpretava una donna con "cazzimm'" e qui è invece imbarazzantemente incommentabile.
La psicologia dei personaggi principali è buona, credibile per i due protagonisti e meno buona per i secondari, specialmente il personaggio di Lao Gao, che inizia a covare risentimento e voglia di riscatto ma il voltafaccia finale non viene reso con qualche scena, magari montata dopo la scoperta del suo essere implicato.Comprendo che lo scopo sia quello di creare un colpo di scena ma risulta un po' too much per risultare credibile. L'attore comunque è risultato bravo nella resa emotiva e nella padronanza scenica.
Arthur Chen è stato bravo, performante, intenso e credibile, purtroppo non so se questo sia frutto di un casting azzeccato o sia i n grado di interpretare ruoli diversi .Non l'avevo mai visto, ma finora molto bravo, alla sua recitazione va un 8.
La protagonista come interpretazione merita un 7,5, molto meglio qui rispetto alla performance della "fioritura imprevista" che per me è stato un floop in confronto a questo , tanto da essere messa in ombra dai secondi protagonisti (sorella del protagonista e zie -concubine). C'è qualche scena in cui non è stata molto puntuale come resa, tipo quando lo rivede dopo 3 anni, lo sguardo non è sconvolto, sconcertato, compenetrato, intenso ma distaccato. Per questo e qualche altra scena non do un voto maggiore ma sicuramente la rivaluto rispetto a quanto avevo visto in qualche lavoro girato per giunta due anni dopo.
L'aspetto romantico è stato abbastanza lento (very, very slow burning) e casto nel loro sviluppo, mi è piaciuto il modo naturale in cui il rapporto evolve e si finisce insieme, senza quasi neanche dirselo, e l'espressività mimica con gli sguardi intensi degli attori principali, sebbene per quasi 20 episodi si assista ad "una gara di sguardi fissi", con primi piani troppo lunghi, che rallentano ancor più il ritmo terribilmente lento del racconto, insieme ad altre scene riempitive che nulla aggiungono e che potevano essere snellite o velocizzate. Quando la coppia si forma non mi ha dato invece alcuna emozione, le loro interazioni romantiche erano composte principalmente di tenerezze e battibecchi, solletico e altre stupidaggini più da 13enni che da coppia di adulti.
Si immaginava, dal tenore degli sguardi, una chimica bollente che si è rivelata soporifera e tiepida come un'esplosione implosa.
C'è una grossa asimmetria in questa relazione, lui è contro dipendente, è abituato a stare da solo, basta a se stesso, lei invece è una debole e fragile donna, ossessionata da lui che inizia e riprende la loro relazione, nessun insulto, manipolazione o maltrattamento (seppur a fin di bene) le basta per disamorarsi di quest'uomo perché non ha autostima e dignità, dipendeva dai genitori che hanno scelto tutto per lei e adesso ripete la stessa dinamica con lui. Lei non sa neanche quello che vuole e le piace nella vita, una volta capito questo si capisce il suo delegare vita, sogni, aspirazioni a terze persone. Inizialmente era interessante vedere come provava a conquistarsi un posto nel mondo universitario, consapevole di non essere un genio e di non riuscire a competere con lui, prova a farcela con l'impegno, poi ad un certo punto è come se gettasse la spugna e si mettesse al suo servizio, usandolo per lavare i "suoi panni sporchi" e determinando una tragedia.
QUANTO SAREBBE BELLO , ANCHE SE POCO REALISTICO, SE QUEST'UOMO AVESSE TROVATO UNA RAGAZZA NORMALE MA CON FIEREZZA E FORZA DI CARATTERE, E POI AVESSE PROVATO A RICONQUISTARLA??? E invece no, lui può senz'altro stare senza di lei, se LEI si sposa o muore a lui importa relativamente, è lei che manda avanti la relazione indefessamente, con tenacia e perseveranza accetta ogni insulto perché fondamentalmente ognuno accetta l'amore che pensa di meritare. RIPETO, E' LA DONNA PEGGIORE CHE ABBIA VISTO IN UN DRAMA ORIENTALE (100 finora visti).
Apprezzabile l'uso di una narrazione visiva che evita scene artificiose o banalità, preferendo momenti naturali e credibili, senza forzature o dialoghi poco realistici.
La regia privilegia un ritmo narrativo lento ma coerente, con flashback e ritorni al presente che aiutano a costruire una storia d’amore sfaccettata e profonda, supportata da immagini che sottolineano i sentimenti e le tensioni tra i personaggi.
Questi elementi visivi contribuiscono a creare un affresco romantico intenso e realistico, capace di coinvolgere lo spettatore senza cadere in cliché o artificiosità. Da qui il mio voto sulla qualità tecnica di realizzazione del lavoro che è 8!
Alcuni aspetti non mi hanno convinta e alcuni persino disgustata:
-la rappresentazione di un rapporto squilibrato e tossico, dove il protagonista maschile, Li Xun, si comporta in modo arrogante, rude e talvolta umiliante verso gli altri, ma viene comunque accettato passivamente dagli altri personaggi, cosa giudicata poco realistica e problematica. Li Xun è un ragazzo povero ma geniale che sente delle responsabilità più grandi di lui e ha altre priorità, rispetto all'amore, non vuole perdere tempo e odia l'ambiente accademico. Si pone subito come outsider, capelli decolorati biondi e un modo di fare di chi non deve chiedere niente a nessuno, prende da solo. Successivamente alcune vicissitudini e il rapporto con la protagonista lo avvicineranno agli altri, sembrerà più aperto e condiscendente e deciderà di infilarsi in una diatriba che la FL ha con un personaggio del suo passato, una diatriba più grande di lui che col suo carattere non saprà controllare e che determinerà degli esiti disastrosi.
- un messaggio negativo per le donne, che sembrerebbero dover sacrificarsi e fare da "ombra" a un uomo brillante, rinunciando alla propria realizzazione e dignità, con situazioni disturbanti come la mancata valorizzazione dei successi femminili e la tolleranza verso comportamenti abusivo-mannipolativi.
Pur in relazione per un periodo con la FL, il ML resta fondamentalmente un individualista, vive per se stesso e prende le decisioni in autonomia, non considera completamente la FL. Penso per una sua forma mentis, ma potrebbe entrarci anche il carattere totalmente succube e zerbino della protagonista.
Degna figlia di madre piovra, che decide tutto quello che la FL deve fare, per un breve periodo si affranca dalla famiglia per diventare il vassallo (cit) di lui, che è il suo RE e il mondo gira intorno a lui.
- protagonista maschile privo di evoluzione, mentre la protagonista femminile troppo sottomessa e passiva( zerbino fiero).
Sino alla fine riproporrà le stesse dinamiche relazionali, con gli altri e la FL ma a lei non importa, fiera zerbina gli corre dietro, patetica sino alla fine. La psicologia di lui è molto coerente e realistica, un ragazzo che ha vissuto molti tipi di abusi e privazioni, abituato a perdere chi ama e dovrebbe proteggerlo, ha dei compiti evolutivi fuori range per la sua età: decide di farsi carico della famiglia e quando sente di aver fallito decide di occuparsi, quasi come riscatto, di pazienti oncologici (la stessa malattia che lo aveva privato della madre). É un ragazzo rigido, freddo, apparentemente distaccato che percepisce il mondo in modo netto (bianco vs nero, senza sfumature di grigio). Per nulla espansivo, beffardo, sicuro di sé, rancoroso e con un narcisismo cognitivo ai limiti del patologico.
-il ritmo narrativo, soprattutto nella prima parte è lento e poco coinvolgente, con una storia che si sviluppa lentamente e con qualche difficoltà a mantenere l'interesse, condensare 10 episodi spalmandoli su un tot di 26 avrebbe aiutato;
- il genere realistico con cui hanno reso questo spettacolo è stato viziato da alcuni colpi di scena che lo rendono inutilmente tragico e un po' finto-calcato nella parte finale.
- racconto ridondante di dettagli inutili nei primi 17 episodi e storie chiuse frettolosamente o eccessivamente fantasiose negli ultimi 4 episodi.La famiglia della FL, ostativa della relazione scompare e quanto è verosimile dato che la figlia era su tutti i media dopo che l'azienda "cuore alato" ha avuto successo?!?
Questo spettacolo, pur avendo una buona realizzazione tecnica e una trama interessante, non riesce a riscattarsi completamente a causa di questi elementi tossici e del messaggio controverso trasmesso.
In sintesi, sebbene io possa riconoscere e apprezzare il feeling tra i protagonisti, questo spettacolo presenta aspetti negativi legati alla rappresentazione di dinamiche relazionali problematiche e a un messaggio discutibile sulla posizione delle donne nelle relazioni amorose.
Se ci avete visto una storia d'amore bellissima vi invito a interrogarvi sul vostro modello di amore e sulle relazioni che intrattenete. SERIAMENTE!
Was this review helpful to you?
Sceneggiatura confusa che manca di logica interna.
Questo drama inizia in maniera interessante: ti coinvolge la prospettiva di vedere una donna del joseon nei tempi moderni, un po' come un Mr queen ma al femminile con un viaggio inverso, con questo spirito ho iniziato il drama nel migliore dei modi, tuttavia episodio dopo episodio, già dal Joseon ai tempi moderni, c'è come uno stacco a livello di credibilità e omogeneità, è come se il drama passasse da un drammatico a un comedy di botto. Il ML, che nel Joseon aveva una intensità sofferta e profonda, nel moderno diventa un uomo algido e ingessato, che però ha subito delle aperture nei riguardi della FL, senza senso o premature.La FL si adatta subito ai tempi moderni, sembrava rientrata a casa , questo lo abbiamo scritto un po' tutti ma non è questo il VERO problema di questo show: c'è un evidente problema di scrittura, che, nel tentativo di provare a stupire, scioccare, coinvolgere e avvincere lo spettatore tenta delle soluzioni finali approssimative, prive di etica e ci delude affettivamente, provocando , almeno personalmente un distacco rabbioso dalla FL. Tutti abbiamo empatizzato con Kang ta Hae dei tempi andati e abbiamo provato pena per lui. Non solo! La sua recitazione nell'ep finale sembra sganciata dalla protagonista: lui parla, si angustia, si lamenta, soffre e si dispera e lei non dice nulla, solo "rientriamo". Sembra che stanno recitando in lavori diversi.
Tutto peggiora con 45 secondi (cronometrati, davvero)di finale , carino ma che non mi emoziona.
Ho visto i primi sei episodi e poi metà del settimo e quello finale.
Un problema dell'attrice principale è l'incapacità di scegliere sceneggiature che la valorizzano e restituiscono una stessa immagine sempre uguale di lei; ho visto essere molto brava in "what comes after love" ma anche lì fa la parte di una donna insopportabile, che tolleri per pena perché è profondamente sola. Davvero questa attrice non riesce a scegliere una parte che non la faccia passare per fastidiosa, antipatica, ingrata e un grandissimo dito in c**** (provare per credere, in motel california raggiunge l'apice di questa tendenza)?!? Ho deciso di non seguire più niente con lei se ha il ruolo di protagonista, a meno che non si tratti di un film che dura poco.
La storia secondaria noiosa, il triangolo carino ma troppo un cliché.
Fantastiche le scenate di gelosia di lui, il ML è un bravo attore, spicca tra tutti per una recitazione un po' più seria.
Comunque sceneggiatura confusa, elementi di generi diversi fusi male insieme, carine le scene tra loro due ma rovinate totalmente dagli ultimi due episodi. Forse potreste staccare al 10° e vede gli ultimi 40 secondi del 12°.
NON CONSIGLIO.
Was this review helpful to you?
A BIG, BIG JOKE
Non spenderò molte parole perché uno spin off di 30 minuti totali spalmato in 4 episodi, di cui l'ultimo di 1 minuto e mezzo e quello prima di 10 con semplicemente due scene registrate non valgono una valutazione, sono dei tentativi fan service fatti male e controvoglia infatti molto spesso ci sono dei saluti e ringraziamenti della regia che interrompono il ritmo già lento della narrazione.Comprendo anche perché le piattaforme rilascino solo fino all'episodio 40, e non carichino questo finale.
Poteva essere occasione di vedere e vivere una coppia moderna con quella chimica e quel trasporto fisico mai visto in 40 episodi e invece anche in questo caso si ripetono le stesse dinamiche: lui, un pezzo di legno inespressivo, lei invece molto diversa, molto presa da lui e super intraprendente (cosa che ne drama originale mostrava poco).
Nessun bacio, slancio, momento di avvicinamento. Unica parte fatta bene l'incipit nell'ep.41 e lo sguardo del loro ritrovarsi nella vita moderna dopo essersi sognati.
Non ho provato nulla, nessuna emozione, solo indifferente indisposizione per uno spettatore mai accontentato.
Non ci perdete TEMPO!
Was this review helpful to you?

2
2
1
1
2
2
1
2
1
3
2
2
2
1