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Completed
Lost You Forever Season 2
6 people found this review helpful
Nov 3, 2024
23 of 23 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 10
Music 9.5
Rewatch Value 8.0

RISPETTO ALLA PRIMA RIMANE L'IMPOSTAZIONE ELEGANTE E RAFFINATA MA PERDE DI INTENSITA' E ROMANTICISMO

Avrei voluto dare 10 anche a questa stagione ma manca qualcosa rispetto alla prima nonostante comprenda ogni scelta fatta e il finale, che è sicuramente positivo, mi ha lasciato tristezza e in definitiva non mi ha soddisfatta.
Mentre nella prima stagione il lavoro sui personaggi è stato accurato e non sono mancati i colpi di scena e le evoluzioni psicologiche in questa serie ho percepito , a parte qualche episodio un po' più leggero, della lentezza e della stanchezza, come se non si vedesse l'ora di chiuderla con la sensazione di un finale un po' sbrigativo e poco convinto.
La seconda stagione di Lost You Forever si caratterizza per la stessa eccellente fotografia, le splendide scenografie, i dialoghi meravigliosi e la colonna sonora onirica e inquietante che ha caratterizzato la prima stagione. Tuttavia, questa stagione è più cruda, più cupa e più crudele mentre segue il viaggio dei personaggi distrutti da scelte subite e spesso non sentite (il matrimonio di Xiao Yao, le manovre di TJ, la fedeltà di Xiang Lui all'esercito). Il serpente a nove teste, con una vita deformata dalle torture e dalle catene di un giuramento eterno che lo travolge, subisce questa eterna lealtà verso l'esercito del generale che lo ha salvato. Nonostante abbia iniziato il suo viaggio al limite del sadismo, si rivela per sua scelta vittima sacrificale, nobile e altruista in un modo che è al tempo stesso autopunitivo e doloroso. Il suo amore per Xiao Yao è autentico, premuroso in modo molto nascosto, puro, anche se cerca di seppellirlo sotto una costante negazione. Fino alla fine, il suo obiettivo rimane quello di fare ciò che è meglio per lei, anche se questo lo fa sprofondare nell'infamia o gli strappa il cuore. Diviso tra il sentimento e il dovere decide di agire per quest'ultimo sacrificando il primo, è sia salvatore che aguzzino, finendo per indossare la maschera dell' "angelo custode" (è un personaggio completamente bianco, dai capelli al vestiario e non solo perché si è coltivato nella neve ma perché è puro). Allo stesso tempo, la sua dualità traspare nella figura di Fangfeng Bei (vestito di rosso), un casanova spensierato, giocoso, spiritoso e civettuolo, che lascia intravedere la possibilità di quanto diverse sarebbero potute essere le cose in un'altra vita.

Non è vero, come avevo letto, che in questa serie è stata riservato tanto spazio al demone Xiang Lui, sebbene sia vero che subisca un'evoluzione positiva nonostante il suo passato, le sue convinzioni, le sue scarse abilità comunicative circa i suoi sentimenti, che ne determineranno quello che poi accade con dispiacere persino mio che non lo amavo come personaggio però il riscatto dalla sua oscurità è totale.
Ed è triste che la protagonista non ne verrà mai informata, però ormai ho capito che nelle serie cinesi "l'amore è un atto di fede" (se ami nonostante tu non sappia è come se per loro quell'amore abbia più validità).
Lo spazio che viene riservato maggiormente ad un personaggio è quello di Cang Xuan, reale protagonista della serie assieme alla cugina, e l'ho trovato davvero fastidioso e stancante. In questa serie ci sono delle evoluzioni determinate dalle vicissitudini e dai percorsi intrapresi nella prima stagione che determineranno scelte estreme e in altri casi poco convinte e credibili (non posso spiegare altrimenti spoilero).
Ora ha tutto eppure la sua testa è schiacciata sotto il peso della corona per cui ha lottato. Il suo amore per Xiao Yao è stato l'amico più vecchio e silenzioso che conoscesse, dopotutto è l'unica persona nella sua vita di cui si fida ciecamente, l'unica che è stata al suo fianco nel bene e nel male, che non lo ha mai abbandonato. Tuttavia, Cang Xuan è stato represso per troppo tempo e in questa stagione, lentamente, la cortina di cortesia inizia a sgretolarsi. La sua disperazione e il suo bisogno di lei hanno iniziato a fissare un'ossessione tanto autodistruttiva quanto egoista (è sempre vestito di nero, è un personaggio oscuro, non moralmente integro). Cang Xuan è un eroe tragico e profondamente sfortunato, il vero protagonista di questo romanzo, assieme a Xiao Yao, la sottile e intensa, disperata e struggente interpretazione di Zhang Wanyi ha reso questo personaggio imperfetto, distruttivo, subdolo ma anche tenero e compassionevole nella solitudine che reca con sé. Da un lato può essere oltremodo spietato e deciso per ciò che desidera, dall'altro trasuda paura e un' insicurezza infantile quando affronta Xiao Yao.
È il re di tutti tranne che ai suoi piedi, e il fatto che lei non possa vederlo lo sta logorando. Non riesce a ottenere l'amore di cui è affamato, quindi si nutre di sempre più potere, che lo mantiene sazio ma denutrito. Finché non diventa altro che un lupo che brama un amore che è sempre a portata di mano eppure a milioni di chilometri di distanza. Negli ultimi episodi sembra risolvere il dissidio interiore e fare pace con le sue ambizioni, scegliendo infine una strada che mantenga la sua coscienza pulita e le mani intonse (ciò che vedrete nell'episodio 18 della seconda stagione è in realtà accaduto realmente nel libro).

Altri personaggi, tipo la principessa A' nian che già aveva subito un percorso di crescita nella prima stagione lo ultimerà raggiungendo una piena maturità consapevole e una compostezza dignitosa che la renderanno uno dei personaggi più interessanti di questa stagione. Al contrario, personaggi che nella prima serie si erano rivelati positivi perderanno completamente la bussola pagandone le conseguenze.
Gli indizi sui finali erano tutti presenti nella prima stagione però questa serie è una serie più introspettiva e profonda della precedente, sebbene meno intensa. Vi dico solo che ci sarà un'evoluzione negativa per Cang Xuan il cui desiderio nella serie precedente diventa ossessione e stalkeraggio, invadente presenza e continua manipolazione della protagonista, il tutto reso con maestria e padronanza.

Pertanto, sebbene io abbia sperato in un epilogo diverso, non per la scelta finale che era obbligata e la migliore possibile quanto per le modalità con cui essa avviene e nel tipo di vita che la protagonista decide di intraprendere.
E' una stagione più cupa e intimista , con continui riempitivi di inquadrature di 90 secondi con effetti musicali e frequenti flashback del passato che appesantiscono la visione rendendo questa stagione meno fluida e interessante.
I baci che c'erano nella prima stagione qui sono stati girati frettolosamente e privi di convinzione, anche sul finale la coppia finale è stata diretta male secondo me, ha perso totalmente la componente di desiderio e l'intensità che era riuscita magistralmente a rappresentare in un famoso episodio quasi a fine della prima stagione, per questo io penso che molti abbiano frainteso il sentimento che determina la scelta finale scambiandolo per amicizia e comfort zone ma è solo un difetto di produzione secondo me, perché le scene di distacco sono strazianti , quelle di riunione sentite ma non proporzionali alla disperazione provata precedentemente. Per questo, nonostante riconosca che è sempre un lavoro molto ben fatto e superiore ai classici cdrama xianxia, l'ho lasciato con amarezza e un po' di delusione.
Finora Lost You Forever rimane comunque la serie drammatica più avvincente e immersiva che abbia visto, è un drama sottilmente psicologico, raffinato e di alta qualità. La regia, la sceneggiatura, le musiche e la recitazione sono tutte degne di lode; è un lavoro minuzioso, intimista e molto ben congegnato: il lavoro su ogni personaggio è preciso e minuzioso, strutturato e credibile. Il suo simbolismo introspettivo non lo rende fruibile da tutti, molti si concentrano sul triangolo trascurando che c'è molto di più dietro.. . È un'opera coerente, di due spanne sopra la media dei drama cinesi sia per le perfomance degli attori principali, sia per la fotografia, la sceneggiatura, le musiche, la scenografia. In poche parole, è un capolavoro.

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Completed
Ashes of Love
6 people found this review helpful
Oct 16, 2024
63 of 63 episodes seen
Completed 1
Overall 8.5
Story 9.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.5
Rewatch Value 7.0

GUARDA COME DIVENTO CATTIVO

Se si vuole vedere un fantasy pieno di intrighi, complotti, colpi di scena e buoni effetti speciali consiglio la visione perché questi aspetti meritano un bel 10 pieno, sarebbe una sorta di game of thrones asiatico casto , privo di passione, sensualità e sesso (che penso lo avrebbero reso più interessante).
Se invece sperate in una storia d'amore strappa lacrime, vi dico che c'è, c'è anche il triangolo amoroso e ce ne è più di una ma di amore in 60 puntate c'è più un'idea , attraverso dialoghi e struggimenti, le scene d'amore reali in una serie così lunga sono davvero poche, molto poche (in proporzione).
Pertanto consiglio per la storia ma non per la storia d'amore. Finale non deludente (questo conta tanto) .
Interpretazione magistrale del Dio della Notte, che secondo me ha convinto proprio attraverso questo drama e la sua figura del demone di till end of moon prende spunto da qui.
Luo Yunxi è stato in grado di trasmettere le complesse motivazioni di Runyu, facendoti empatizzare con lui, ma anche sentirti sempre più a disagio con ciò che fa. Triste è la sua fine nonostante è ovvio che sia un tentativo di redenzione.
Ho letto nelle recensioni che l'eccezionalità di questo drama sono gli effetti speciali e vi dico sì, ha una bellissima fotografia ma certi effetti sono stati migliorati nel 2024 , e ne decantano il fatto che non annoia mai. Invece su questo devo dissentire, molte scene le troverete inutili, cioè dei riempitivi che nulla aggiungono e tolgono alla storia e in una serie così lunga potevano alleggerire o essere utilizzati per creare qualche momento in più nella relazione amorosa tra i personaggi, specialmente gli episodi dal 22 al 33 io li ho trovati molto più lenti e ho rallentato il binge , passando alla visione di soli 3 episodi al giorno, perché ho trovato tutto troppo trascinato , senza slanci romantici che mi potessero aiutare ad apprezzarne la visione.
La storia d'amore tra i due attori principali mi ha convinto solo in parte, bei dialoghi ma in certi momenti poco credibili, sia lui che lei.
COLONNA SONORA WOW, c'è anche la cantante Sa ding ding nel cast, e ho apprezzato molto la sua presenza perché devo dire è stata brava, una o due canzoni invece son cantate dalla protagonista,
DO 9 PER LA RECITAZIONE e gli EFFETTI SPECIALI, LA FOTOGRAFIA E LA SCENOGRAFIA. Come drama complessivamente dovrei dare 8.

COSA NON E' ANDATO: Lunghezza del drama, se c'è qualcosa da dire e da rappresentare ben vengano i 60 episodi, anche 70 ma qui è stato un trascinarsi con scene che nulla aggiungevano anzi rallentavano e appesantivano.
La protagonista può risultare fastidiosa all'inizio, molti hanno droppato e anche a me all'inizio è riuscito difficile seguirla perché non è solo ingenua ma anche stupidissima e molto egocentrica. Compirà un interessante evoluzione.
La storia d'amore tra Jinmi e Xufeng mi ha quasi fatto venire voglia di sbattere la testa contro il muro per porvi fine. La loro storia d'amore è fondamentalmente un corri-scappa e rincorri per circa 60 episodi! TOO MUCH! Molte scene avrebbero potuto essere tagliate, molti dei mini archi narrativi avrebbero potuto essere più succinti. Molti personaggi hanno archi narrativi ripetitivi.
NOTA DOLENTISSIMA: LA traduzione è automatica e molto confusa, non vorrei sembrare ingrata dato che è un lavoro fatto da volontari ma penalizza troppo la visione (errori grammaticali, discorsi senza senso o sgrammaticati per almeno il 40% della serie), motivo per cui non vedrò altri lavori tradotti da questo team, scusate , avete rovinato un capolavoro .

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Completed
Are You the One
7 people found this review helpful
Oct 8, 2024
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.5
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 8.0

Un tributo al femminismo

Ho letto nelle recensioni più quotate che ciò che non ha convinto è stata la recitazione e il personaggio bidimensionale della protagonista, e ahimé come dissentire ma se si va oltre ci sono molti aspetti apprezzabili di questo lavoro che ne hanno reso godibile e consigliabile la visione.
A TUTTE è sfuggito che per la prima volta viene proposta un'immagine diversa della donna: volitiva, indipendente per davvero e senza necessità di aiuti maschili, capace persino di superarli in ingegno, forza, coraggio e resilienza. Questo mi è piaciuto, così come ho adorato la delicata forza di ogni donna proposta, la composta dignità di una ma con una fiera forza da non renderla assolutamente inferiore alla protagonista, l'ingegno e il coraggio dell'altra, i costumi e gli usi dell'antica cina imperiale, approfonditi e ben illustrati nei loro passaggi.
Tre donne, tre modi diversi di vivere la femminilità, le responsabilità e l'amore.
Finalmente un drama con un finale degno, non sbrigativo e senza inutili e continue tragedie che non lasciano riposare lo spettatore , che illustra anche momenti di unione, felicità, dove il tempo dedicato al romanticismo prende una buona parte del drama, evitando di cadere nella consueta superficialità che contraddistingue i drama storici spesso interessati a mostrare sotterfugi e tragedie.
Le coppie che si formano sembrano quasi moderne, un "moderno" nello storico. Una colonna sonora moderna avrebbe svecchiato e caratterizzato a livello di originalità, come nel film Maria Antoniette di Sofia Coppola.
Per la prima volta non ci sono stati episodi noiosi, la serie procede spedita offrendoci emozioni, intrighi e colpi di scena in ogni puntata. Si segue volentieri e si rimpiange che finisca subito.
Mi è piaciuto perché è un drama tutto al femminile che celebra la vittoria dell'ingegno femminile sul patriarcato: Vengono proposti differenti modi di vivere la femminilità, tutti dignitosi , coraggiosi e senza il sostegno degli uomini, come in altri lavori ipocriti , per esempio di revenge , dove dietro le quinte c'è sempre un uomo che aiuta, protegge, sostenta, qui invece le attrici provano tutte strade nuove, con coraggio e determinazione.
La protagonista in particolar modo è una donna volitiva, brillante, coraggiosa, indipendente, arguta e bellissima, con picchi di genialità, capace di tenere testa ad una quarantina di uomini, armata solo di un pugnale (non mancheranno combattimenti di un certo livello) , e con doti da stratega militare; le altre attrici femminili, anche se antagoniste finalmente non vengono dipinte come delle oche prive di umanità e incapaci di fermarsi quando toccano il fondo ma si supportano e si aiutano in quanto donne , e nascono delle belle amicizie.
Ho gradito moltissimo che alcune puntate hanno dipinti riti e dei costumi dell'epoca, di cui avevo sempre sentito parlare ma non avevo mai visto.

Mi è piaciuta molto l'intesa tra i protagonisti , e il modo in cui nasce, si complica e prosegue la loro storia d'amore, li ho trovati abbastanza credibili, senza eccesso di vittimismi e futili disperazioni . Ho adorato la tipologia di coppia che sono riusciti a formare: unita con una complicità infinita e con un grande ingegno, capace di ribaltare anche le situazioni più disperate, che si completa a vicenda, dove c'è spazio per la tenerezza ma anche per il sostegno e l'umorismo.. Quest'amore che è in grado di unire e resistere insieme alle difficoltà, confortandosi e aiutandosi con lealtà come due amici.
E' anche una serie in cui non mancano dei momenti di comicità che riescono ad alleggerire , sdrammatizzare e rendere più godibile il drama.

L'unico neo è che davvero non c'è molta omogeneità nelle rappresentazioni della protagonista, prima moglie devota, poi donna indipendente , decisa e risoluta, e infine nuovamente come agli inizi del drama. Avrebbe dovuto trovare un modo nuovo che unisse il suo ritrovato modo di essere all'amore che poi nutre per un personaggio all'interno del drama. Ai protagonisti rimprovero di non essere stati in grado di mostrare sempre intensità e disperazione nonostante ci siano delle scene il cui pathos raggiunge i livelli di Moon Lovers (capolavoro secondo me).
Ho visto recentemente lost you forever, e Zhang Wany qui ha dato davvero un terzo di quello che è in grado di fare, pensavo fosse un limite dell'attore invece è stato proprio diretto male. Questo lavoro benché non c'entri molto poteva essere il riscatto di CangXuan nel trovare una compagna invece è stato rappresentato un uomo abbastanza etico e responsabile, migliore senz'altro ma senza la straordinaria intensità e le espressività, la disperazione dell'altro. Questo ha tolto molta credibilità al personaggio, e anche intensità. Anche la chimica con la protagonista è buona ma non eccezionale come quella con Yang Zi, e anche wang churran deve ancora crescere molto come attrice, il personaggio è bidimensionale e piatto. Hanno fatto meglio la coppia degli imperatori , specialmente la giovane imperatrice mi ha impressionato per padronanza scenica ed espressività microfacciale. Meravigliosa.
WANG CHURRAN: LA BELLEZZA NON BASTA!
Se ci fosse poi stato un tocco di passione in più sarebbe stato davvero uno dei migliori cdrama di questo 2024.
Consiglio la visione perché vedrete intrighi, raggiri ma anche forte indipendenza, una femminilità sovrana e la capacità di venirne sempre fuori con arguzia e leggerezza. Un drama leggero MA NON SUPERFICIALE. Leggi di più

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Completed
The East Palace
9 people found this review helpful
26 days ago
8 of 8 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 6.5
Acting/Cast 8.5
Music 7.5
Rewatch Value 5.0

Sotto un palazzo c'è un "cane" pazzo...

Trattasi di un sageuk fantasy-horror soprannaturale, un drama a sfondo storico ambientato nella Corea Joseon che combina folklore, sciamanesimo, fantasmi, mistero e politica di corte. La trama ruota attorno a un cacciatore di spiriti e a una dama di corte capace di percepire i morti, coinvolti dal re in un'indagine all'interno del palazzo, dove i principi continuano a morire in circostanze misteriose.
Sulla carta, gli ingredienti per una grande serie ci sono tutti: il palazzo diventa uno spazio malato, nel quale i rituali non rappresentano soltanto una pratica religiosa, ma anche uno strumento di potere; il rapporto fra vivi e morti diventa la metafora di traumi dinastici mai risolti; lo sciamanesimo coreano viene utilizzato come mezzo per ristabilire un equilibrio spezzato, emerge il tema della colpa ereditaria, secondo cui i peccati commessi dalla corte finiscono per ricadere sulle generazioni successive, un motivo che appartiene a una tradizione simbolica molto più ampia e che troviamo, con declinazioni differenti, anche nell'ebraismo e nell'induismo.
È curioso che appena due serie fa abbia terminato un drama caratterizzato da una buona scrittura ma da una produzione audiovisiva assolutamente anonima; The East Palace ne rappresenta quasi l'opposto speculare. Vi troviamo una fortissima identità, sostenuta da sperimentazioni registiche che in alcuni momenti raggiungono un livello quasi cinematografico, mentre la scrittura è debole, troppo debole rispetto alle ambizioni formali, finendo per risultare quasi anonima. È un paradosso che, a mio avviso, ricorre non di rado nelle serie asiatiche: si concentra in maniera straordinaria l'attenzione su un determinato aspetto dell'opera, finendo però per trascurarne altri che avrebbero avuto bisogno della stessa cura.
La consiglierei soprattutto a chi ama le serie ricche di folklore e di suggestioni soprannaturali. Il potenziale, infatti, è enorme, ma non sempre viene trasformato in sostanza: la mitologia è affascinante, mentre la scrittura è poco originale e spesso eccessivamente arzigogolata, quasi cercasse attraverso la complessità apparente di superare una semplicità narrativa sostanziale. Le spiegazioni, inoltre, tendono a essere troppo numerose ed esplicite, invece di lasciare che il mistero si alimenti da solo e cresca attraverso ciò che lo spettatore non sa ancora. Personalmente ho apprezzato soprattutto l'estetica, la fotografia e l'atmosfera, molto più del lato emotivo (che ahimé mi ha preso poco).

ASPETTI TECNICI (no IA):
Adoro soffermarmi sugli aspetti scenografici, registici e fotografici, ma raramente mi è capitato di avere così tanto da dire a questo proposito, perché è una serie in cui ho percepito e compreso quasi ogni singola scelta visiva e, soprattutto, una serie in cui la ricerca formale ha rappresentato una parte consistente del piacere della visione. Vedere qualcosa di così dinamico, costruito con un'impronta filmica tanto precisa e riconoscibile, non è comune nel panorama delle serie asiatiche; per quanto mi riguarda, non mi viene in mente nessun drama cinese finora visto che raggiunga un livello di elaborazione registica paragonabile.
Il color grading è particolarmente riuscito, sebbene riprenda e rielabori soluzioni già viste in alcune produzioni molto curate degli ultimi anni, come Pa2myo" e "Dear Hongrang", che ho recensito a sua volta. La palette dominata dal rosso cremisi, dal nero e dai toni seppia richiama il sangue e il sacrificio, il mondo degli spiriti e, soprattutto, la memoria di un passato che continua a contaminare il presente. In TEP il rosso viene associato con frequenza ai rituali, alle presenze soprannaturali e agli spazi nei quali il confine fra vivi e morti sembra assottigliarsi, diventando quindi non soltanto una scelta cromatica, ma un elemento narrativo vero e proprio.
Anche alcuni primi piani mostrano una chiara affinità con determinati linguaggi dell'animazione e dell'horror giapponese: penso a produzioni come Hell Girl, Inuyasha e Demon Slayer, ma persino ad alcune tavole di autori come CLAMP, pur senza parlare di una citazione diretta. Il volto quasi immobile di Gu Cheon quando si prepara ad affrontare uno spirito, gli occhi ripresi in controluce, le ciocche di capelli che coprono parzialmente lo sguardo e la macchina da presa portata molto vicino al volto appartengono a un immaginario immediatamente riconoscibile. Non direi quindi che la serie “citi gli anime” in senso stretto: piuttosto, attinge a un repertorio estetico che cinema, animazione e fumetto giapponesi hanno contribuito a codificare.
Questa estetica, del resto, possiede una genealogia piuttosto lunga. Il cinema giapponese, soprattutto attraverso l'horror e il fantastico di opere come Kwaidan e Onmyoji, ha contribuito a codificare l'uso di figure immobili, capelli che ricadono sul volto, colori saturi e composizioni fortemente pittoriche. A partire dagli anni Novanta, gli anime hanno trasformato molti di questi codici in un linguaggio visivo autonomamente riconoscibile, fatto di primi piani estremi, occhi che diventano strumenti narrativi e capelli utilizzati persino per nascondere o suggerire le emozioni. Il cinema coreano contemporaneo ha poi assorbito e raffinato questi linguaggi attraverso una fotografia estremamente curata, e Dear Hongran e questo, rappresentano due esempi recenti di questa contaminazione.
Anche la componente musicale contribuisce a spostare la serie fuori da una percezione puramente storica. I filtri seppia e alcune musiche quasi jazzate che accompagnano la conclusione di alcuni episodi richiamano il cinema di Sergio Leone, soprattutto per quei toni caldi, polverosi e sospesi, mentre l'uso di musiche anacronistiche ricorda in parte la sensibilità di Tarantino, che utilizza spesso brani estranei all'epoca rappresentata per produrre straniamento dato dalla contaminazione. Il risultato è una scelta sorprendentemente moderna, che impedisce allo spettatore di percepire la Joseon soltanto come un'ambientazione storica ma la trasforma bensì in una Joseon mitologica, sospesa fuori dal tempo.
La regia cerca quindi di costruire un'identità visiva molto forte attraverso la sovrapposizione di riferimenti diversi: folklore coreano, horror giapponese, estetica da anime, suggestioni western e musica contemporanea. È un'operazione interessante e, sul piano formale, estremamente consapevole; il problema è che, quando la storia non possiede la stessa forza, il rischio è che lo spettatore finisca per percepire soprattutto il collage delle influenze invece di essere completamente trascinato dentro il mondo narrativo.
La cosa che ho apprezzato maggiormente è che le tecniche contemporanee utilizzate dalla regia non sembrano essere inserite per puro sfoggio ma associate a una precisa funzione narrativa, e questo le distingue da quelle sperimentazioni prive di reale necessità che, per esempio, avevo criticato in Fated Hearts.
Per esempio, il Dutch angle (o piano olandese), con l'orizzonte inclinato, viene utilizzato per suggerire che qualcosa nell'ordine del mondo si è incrinato: instabilità, possessione, perdita dell'equilibrio, sovvertimento. All'interno di una storia costruita intorno a fantasmi e rituali, è una soluzione particolarmente efficace perché traduce visivamente una realtà che ha smesso di essere stabile.
È inoltre frequente il montaggio per associazione: un primo piano mostra un oggetto, l'oggetto viene alterato — si rompe, si sporca, viene capovolto — e il taglio conduce immediatamente a un'altra scena. È un tipo di montaggio quasi intellettuale, molto più vicino a determinate soluzioni del cinema d'autore che alla televisione classica, perché stabilisce un rapporto concettuale fra immagini che non appartengono necessariamente alla stessa situazione narrativa.
Anche i duelli vengono costruiti attraverso un montaggio sincopato, rallentamenti e freeze frame che interrompono il movimento per isolare determinati istanti. L'obiettivo non è rappresentare il combattimento in maniera realistica ma trasformare alcuni momenti in immagini iconiche, quasi fossero tavole di un manga o vignette di un fumetto, il movimento viene quindi scomposto per dare maggiore forza proprio ai fotogrammi che la regia considera significativi.

SPIRITI E SILHOUETTE
Le forme degli spiriti sono generalmente molto riconoscibili, anche se spesso sembrano attingere a un immaginario più occidentale e soprattutto legato ai videogiochi contemporanei che al folklore coreano tradizionale. Fa eccezione il Primordial Gwi-mae, il Gwi-mae primordiale, che occupa una posizione particolare all'interno dell'universo soprannaturale della serie. Non si tratta di un fantasma umano e non corrisponde, nella sua forma specifica, a una precisa creatura del folklore coreano. Il concetto di gwi-mae viene invece rielaborato dalla serie a partire dalla tradizione folklorica coreana: si tratta di un'entità generata dall'accumulo di energia negativa e, diversamente dal gwi-shin, non è l'anima di una persona morta.
Il regista Choi Jung-kyu ha spiegato un aspetto particolarmente interessante della sua concezione: al di sotto di tutti gli strati di fantasmi e gwi presenti nella serie doveva esistere un'entità primordiale, quasi una radice della negatività. Il Primordial Gwi-mae rappresenta quindi la radice dei desideri e dell'oscurità umana e proprio per questo viene collocato sotto il palazzo, un luogo dominato da desiderio, ambizione e lotta per il potere. È un collegamento simbolico particolarmente efficace e, non a caso, è anche alla base del titolo provocatorio che ho scelto per questa recensione.
Non mi sono piaciuti tutti gli spiriti, alcuni mi hanno ricordato come silhouette di one piece, tekken ed il vecchio vestito di bianco , richiamato dallo sciamano, sembra quasi un monaco eremita con il volto di un pirata di una casa stregata, l'ho trovato di bassa qualità rispetto a tutto il resto.

ATTENZIONE!!!
Un'altra somiglianza visiva che mi ha colpita riguarda il mondo dei videogiochi. L'universo delle creature di TEP richiama curiosamente quello di Wo Long: Fallen Dynasty, videogioco dark fantasy cinese ambientato nella dinastia Han, contaminata da presenze demoniache. In entrambi i casi troviamo la contaminazione fra un'ambientazione storica orientale molto concreta e un dark fantasy popolato da creature deformate e materiche, oltre al contrasto fra la precisione del mondo reale e l'irruzione di esseri che sembrano provenire da un'altra dimensione.
Nel drama, inoltre, il palazzo viene presentato quasi come un luogo capace di generare letteralmente le proprie creature attraverso avidità, corruzione, rancore e desiderio, mentre Wo Long trasforma a sua volta la storia cinese in un universo contaminato dal qi e dai demoni.

SCRITTURA
La scrittura, al contrario, si fonda su un'idea sorprendentemente semplice: il colpevole appartiene sempre all'interno della stessa "specie". La complessità non nasce quindi da dinamiche realmente profonde o da una rete di cause particolarmente articolata, ma dal continuo spostamento del sospetto da un personaggio all'altro. Il meccanismo narrativo non si concentra tanto sulla domanda cosa stia accadendo, quanto su 'chi' ne sia responsabile: il re, la regina, la consorte, l'altra regina, il principe ereditario o uno spirito. È un mistero fondato più sull'identità del colpevole che sulle cause profonde degli eventi, e la serie riesce a dilatare questa premessa semplice attraverso una regia molto più sofisticata della scrittura che la sostiene. In sostanza, non costruisce una trama realmente complessa, ma rende complessa un'idea semplice attraverso il continuo spostamento del sospetto; il risultato è un gioco di identificazione del colpevole più che una vera stratificazione narrativa. Molte spiegazioni inoltre non sono plausibili.

INTERPRETAZIONI
Quasi ottime anche le interpretazioni, con due prove nettamente superiori alle altre. La regina madre, interpretata da un'attrice sulla cinquantina già apparsa, tra gli altri, in Like Flowers in Sand* e Our Unwritten Seoul, costruisce una donna fisicamente sofferente, segnata da possibili ischemie, con la bocca storta e una postura che restituisce perfettamente anche le sue caratteristiche interiori: arcigna, rigida, sprezzante, acida, ormai quasi inviperita. È una prova estremamente fisica, nella quale il corpo diventa un'estensione del carattere e rende visibile ciò che il personaggio porta dentro di sé. Per questo le assegno un 10: provate voi a interpretare in maniera credibile una paziente con ischemia ed emiparalisi facciale, senza trasformare la caratterizzazione in una semplice caricatura.
Ottimi i costumi, gli strumenti e gli oggetti dell'epoca (pipe, parrucche, strumenti musicali), storicamente la serie mi è sembrata attendibile e curata.

10 anche al re. Sono soprattutto loro due a tenere banco , lui è un personaggio che comunica moltissimo attraverso il controllo della voce: modulazione, pause, volume e minime variazioni dell'intonazione diventano strumenti espressivi veri e propri. È una recitazione trattenuta ma potentissima, capace di suggerire tensioni, paura, autorità e conflitti senza la necessità di esplicitarli.
Molto buona anche l'interpretazione dello sciamano, mentre è ottima quella di Nam Joo-hyuk, che riesce a dare al personaggio una presenza solida senza eccedere. Bene anche la protagonista, al suo primo ruolo in un sageuk: la dizione è ancora da migliorare, ma la recitazione appare abbastanza naturale. Rimane tuttavia una certa contrazione espressiva che, paradossalmente, finisce per sposarsi bene sia con il periodo storico sia con il carattere del personaggio, contribuendo a renderla credibile pur senza darle quella presenza scenica dominante che hanno interpreti più esperti.

CONCLUSIONE
Non è una serie per tutti: piacerà soprattutto a chi ama gli effetti speciali, il folklore soprannaturale e un certo immaginario vicino all'horror degli anime. Non aspettatevi una serie come Kingdom, dove il genere diventa anche uno strumento per costruire un discorso politico feroce, né un fantasy come Alchemy of Souls, nel quale sono soprattutto i personaggi e i loro legami emotivi a costituire il motore della storia. The East Palace punta piuttosto su un horror folkloristico elegante, costruito attraverso simboli, ritualità, atmosfera e una ricerca audiovisiva decisamente ambiziosa, più che su una grande costruzione psicologica dei personaggi.
Ho apprezzato anche il fatto che non abbiano inserito a forza una storia d'amore. Innanzitutto perché i due attori, insieme, non “ballano” e non producono quella chimica che avrebbe reso credibile un'evoluzione sentimentale; inoltre, in una serie così breve, un romance sviluppato a tutti i costi avrebbe spostato il focus e avrebbe richiesto uno spazio narrativo che non sarebbe stato facile ricavare senza compromettere il resto. La scelta di lasciare il loro rapporto sul piano del legame costruito attraverso l'esperienza condivisa mi sembra quindi più coerente con l'impianto complessivo.
Non è possibile dare a The East Palace un voto inferiore all'8. Non si può assegnare un 10 a una serie soltanto perché possiede una buona scrittura, così come non si può ignorare una scrittura semplice quando tutto il resto dell'opera dimostra una ricerca tanto evidente.
Interpretazioni magistrali, una notevole ricerca visiva e sonora e una resa cinematografica decisamente superiore alla media riescono a compensare la semplicità della struttura narrativa, rendendo l'opera riconoscibile e connotandola di una forte personalità.
Se volete approfondire i rituali e il loro significato, vi allego questo articolo (linkabile nei commenti).

https://mydrama.altervista.org/tradition-tells/the-east-palace-quando-il-neoconfucianesimo-di-joseon/

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Completed
Flourished Peony
9 people found this review helpful
Feb 28, 2025
32 of 32 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 8.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

Donne che lottano contro il proprio destino

Regia: 9,5
Costumi: 10
Sceneggiatura: 10.
Il drama è un racconto sulle donne nella dinastia Tang, mentre molti tropi narrativi sono comuni in questo lavoro, nel senso che non si vedrà niente di veramente nuovo, raramente i lavori cinesi hanno questa qualità in termini di profondità, regia, impatto e pura qualità della recitazione e della produzione. Il lavoro esplora la misoginia, la rivalsa e il femminismo. La storia d'amore è secondaria e di contorno!
Questo lavoro propone una denuncia sociale a quello che è stato il trattamento delle donne nella cina imperiale antica, l'unica alternativa era il matrimonio e il divorzio veniva visto come "abbandono" del marito, la vita per la donna non aveva più senso anche con un marito fedifrago o violento a casa.
Le storie incentrate sulle donne sono sempre piuttosto popolari nei drama cinesi tuttavia un cast formidabile (anche a livello di secondo protagonista e ruoli secondari) porta avanti la storia con fascino, tensione drammatica e una dose di realismo molto necessaria che manca spesso nel mondo dei C-drama di questi tempi (anche gli attori non sono truccati eccessivamente , rimanendo virili e naturali).
La sceneggiatura è intensa, coinvolgente, profonda e osa esplorare criticamente questioni profonde sul ruolo delle donne nel corso del Tang, nonostante la storia ci dica che sia stata la dinastia feudale più civilizzata, con un miglioramento senza precedenti nello status delle donne, attraverso questo lavoro viene denunciata la realtà e portata a galla la condizione delle donne e la disuguaglianza dei diritti umani, anche per ceti diversi.
Attraverso il viaggio della protagonista, l'indipendente, coraggiosa e concreta He Wehifang ,viene portata avanti, con coraggio e poesia,una storia meravigliosa sulle donne attraverso continue metafore sui fiori, tutti con periodi di boccio diversi (ogni donna è diversa), alcuni riescono a sollevarsi dal suolo e a tendere il cielo, esattamente come accadrà nel suo percorso.
Non sarà sempre così, ahimé, per le sue compagne di viaggio...vengono proposte numerose categorie di donne, tutte molto attuali: l'anticonformista, la donna arresa al ruolo che la società le cuce addosso ,con un epilogo tragico (personalità dipendente); l'ambiziosa, la donna che vive bloccata nel passato, potente ma priva di margini di libertà, utilizzata dal padre come merce di scambio per le proprie alleanze , a sostegno delle lotte di potere.
E poi, una caratteristica di pregio di questo drama è che, a parte la lotta tra rivali in amore, le donne si sostengono con coraggio e solidarietà. La nostra eroina sarà un'amica accogliente e comprensiva per tutte loro e si occuperà di affrancarle tutte dalla loro condizione (empowerment), esattamente come si occupa dei propri fiori. Una floricultrice di donne e di anime perse.

Seguiamo quindi il viaggio del personaggio principale: He Weifang non è una donna con "privilegi". È nata in una famiglia di mercanti che non erano considerati nobili e si trovavano molto più in basso nella gerarchia. Per rispettare l'accordo raggiunto tra sua madre e la famiglia Liu per ottenere un farmaco salvavita, si è sposata con un membro della famiglia Liu, famiglia di funzionari destituiti a causa della relazione del figlio con la principessa Ning. Sebbene non fosse stata accettata dal marito, innamorato ancora della principessa, e avesse inevitabilmente sofferto di tutti i tipi di tradimenti e torture, in nome della disciplina femminile nella famiglia Liu, si mostra gentile e obbediente per non creare problemi alla propria famiglia.
Si ribellerà quando scoprirà che i suoi suoceri hanno abusato della sua dote e NON hanno davvero fornito la medicina che avrebbe potuto curare la malattia di sua madre, causandone la morte. Muore anche la sua più fedele serva, nel tentativo di agevolarne la fuga dalla terribile famiglia Li.
Il resto della storia riguarda i continui insulti della società quando cerca l'indipendenza, il divorzio, la grande fuga dalla casa dei suoceri, il rifiuto della famiglia paterna di riaccoglierla (perché una moglie che si sposa nella famiglia del marito appartiene alla famiglia, non diversamente da un oggetto) e la sua trasformazione in una donna forte e determinata che coglie ogni opportunità per combattere per una via d'uscita. Grazie al suo acume per gli affari e alla sua intraprendenza avvia un'attività dal nulla, come semplice fioraia, con l'aiuto dell'emissario floreale, non solo spiana la strada per se ma darà anche speranza e occasioni concrete alle donne che versano in condizioni problematiche.

Yang Zi, anche questa volta offre una performance impeccabile, il personaggio di Li Xian è molto misterioso e interessante , doppio e ambivalente. la sua recitazione è molto spavalda e sicura. La loro alchimia e la loro tacita comprensione sono frutto di collaborazioni precedenti.
Miles Wei, l'ex marito di Weifang, interpreta il ruolo di un narcisista tutto concentrato su se stesso che idealizza l'amore alla ricerca di qualcuno che possa vederlo per quello che è, manipolato dalla propria famiglia per raggiungere i vertici si sentirà trattato alla stessa stregua di un cane, la sua recitazione è tesa, conflittuale, nervosa, sprezzante; l'attore è davvero notevole, ha reso perfettamente il dissidio calandosi nella parte, un second lead assolutamente all'altezza del first role.
Un' altra attrice molto ben calata nella parte è l'amica della protagonista che interpreta la parte di Sheng yi.

Scene, costumi, trucco, gli effetti visivi sono tutti di ottima fattura e in linea con l'epoca, colui che ha curato questo aspetto altri non è che il responsabile di tantissimi lavori di pregio quali: the wolf, lost you forever, the legend of shen li, duoluo continent, the untamed, the sword and the brocade... (scusate se è poco).
Scenografia e sceneggiatura sono molto curate, i dialoghi sono intensi, profondi, riflessivi e psicologici, il tutto arricchito da innumerevoli simboli come fiori, animali, disposizioni nello spazio dei personaggi, fenomeni atmosferici che dettagliano e presagiscono le sorti di alcuni di loro.
Persino la sigla iniziale che è un racconto di questa prima parte del lavoro mostra un po' cosa vedrete, accompagnata da una sigla cantata dalla stessa Yang Zi.
Tutto in questo dramma è eccezionale: la cinematografia e i costumi, i protagonisti intelligenti, con una buona chimica e una relazione che si forma lentamente attraverso confronti e dialoghi, grigliate e bevute al chiaro di luna in un'atmosfera intima e silenziosa, circondati dal profumo e dalla bellezza dei fiori.
Ho apprezzato le luci naturali e diverse, rispetto ad altri drama dello stesso tipo, soprattutto negli interni di notte.
Un drama intimo e raffinato che va gustato e assaporato, elaborato. CONSIGLIO ASSOLUTAMENTE.

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Completed
Dating in the Kitchen
4 people found this review helpful
15 days ago
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 6.0
Acting/Cast 6.0
Music 7.0
Rewatch Value 1.0

Una zuppa è una ZUPPA!

Mi sono chiesta parecchie volte quale sia il misterioso motivo per cui Dating in the Kitchen abbia suscitato tanto entusiasmo, anche da parte di una cara amica che stimo e che considero, peraltro, la madrina delle mie scarne competenze tecniche, essendo un'art director di livello importante. La domanda mi è tornata in mente leggendo alcune recensioni talmente entusiaste da attribuire al drama significati che, francamente, sullo schermo ho faticato parecchio a trovare.
Una, in particolare, arriva a utilizzare termini di tale lirismo da vedere nella giovane Zhao Lusi che cucina per un CEO maturo addirittura la rinascita della carne, della biologia, del corpo e, presumibilmente, dell'ossitocina, trasformando una commedia romantica costruita su gag e malintesi in una «straordinaria parabola» biologico-sensoriale con diramazioni filosofiche ed esistenziali da pantagruelico endocrinologo innamorato.

E qui, francamente, viene da chiedersi se abbiamo visto lo stesso drama. o_O
Perché Dating in the Kitchen (DiTK)non è un'opera che abbia bisogno di essere trasformata in un trattato sulla sensualità per risultare piacevole. Il problema è che, tolta la confezione zuccherosa, la cucina e la presenza di due interpreti molto più capaci di quanto il materiale richieda, rimane un lavoretto pseudo-romantico dalla scrittura piuttosto elementare, costruito su equivoci, caricature, gigionerie e una quantità di gag che finisce per diventare la vera identità del prodotto. È un drama che può anche intrattenere, a patto di non chiedergli più di quello che ha da offrire. E soprattutto a patto di non trasformare ogni volta che Lu Jin assaggia qualcosa in una prova dell'avvenuta rinascita della carne.

Partiamo dunque dalla famigerata «biologia», parola piuttosto impegnativa per descrivere un uomo che scopre che il cibo può essere buono.
Lu Jin è rigidamente controllato, ossessionato dal lavoro, dalla precisione, dalla qualità e dal proprio sistema di regole; Gu Shengnan cucina bene, lui mangia, scopre che gli piace, torna a mangiare e progressivamente sviluppa un rapporto affettivo con quel cibo e con la persona che lo prepara. È una dinamica semplice, comprensibile e perfettamente coerente con il concept del drama. Il cibo diventa il mezzo attraverso cui una persona abituata al controllo riscopre il piacere e si apre progressivamente a qualcosa che non può essere regolato da una compravendita a ribasso. Ok, mi sta bene.
Ma trasformare questo meccanismo nella «riscoperta del corpo» è un salto interpretativo talmente enfatico che viene quasi da chiedersi se, alla prossima fetta di torta con la tartaruga sopra, Lu Jin non debba improvvisamente prendere coscienza della propria mortalità, elaborare il trauma edipico e riconciliarsi con il concetto junghiano di ombra.
Il cibo è certamente un linguaggio affettivo ed è uno degli elementi più originali del drama, almeno per il modo in cui viene utilizzato nella prima parte. Ma il fatto che un personaggio provi piacere mangiando non significa automaticamente che la regia abbia messo in scena una liturgia della carne. A volte un uomo ha semplicemente fame. E a volte una zuppa è semplicemente una zuppa, anche quando viene chiamata «delle streghe» per conferirle quell'indispensabile aura da pozione ancestrale che evidentemente mancava al brodo.
Il problema di alcune recensioni entusiaste è proprio questo: prendono ogni elemento funzionale della rom-com e lo elevano a simbolo universale. Il cucinare diventa «linguaggio della complicità», l'imboccarsi diventa «preludio d'amore raffinato ma travolgente», gli sguardi diventano «verità dei corpi», il cibo diventa un «defibrillatore» per una mente anestetizzata e, a questo punto, manca soltanto un cardiologo che certifichi l'avvenuta guarigione del CEO mediante riso fritto ai 9 sapori (mi pare si chiamasse così).
La cosa più curiosa, però, è la contraddizione interna a questo tipo di lettura. Si riconosce che la sceneggiatura è sbilanciata, forzata ed eccessivamente «gigiona», salvo poi attribuire alla stessa sceneggiatura una profondità simbolica quasi mistica quando serve a dimostrare la passione della coppia. Ma se la scrittura è davvero così grossolana da trasformare Gu Shengnan in una macchietta e da ricorrere continuamente alla farsa, bisogna avere il coraggio di dirlo fino in fondo.

Zhao Lusi e Lin Yushen, funzionano, hanno una buona intesa e riescono a rendere credibile una relazione che sulla carta presenta parecchie difficoltà. Soprattutto Lin Yushen possiede una presenza scenica sufficiente a impedire che Lu Jin precipiti definitivamente nella caricatura del CEO algido, ricco, elegante e insopportabile che, come da contratto del genere, deve essere redento dalla donna solare entrata caoticamente nel suo universo.
Eviterei però il culto della «chimica», perché la chimica non è una sostanza misteriosa che fuoriesce dagli attori quando la telecamera stringe sull'inquadratura. È il risultato di recitazione, regia, montaggio, scrittura, ritmo, costruzione della scena e capacità di rendere leggibile un rapporto. Zhao Lusi e Lin Yushen riescono a portare a casa quello che viene loro affidato, e qualche volta lo fanno anche molto bene; ma non ogni loro sguardo costituisce una dimostrazione sperimentale della forza di attrazione terrestre.
Anzi, in alcuni momenti i due sembrano divertirsi loro stessi dell'assurdità delle situazioni in cui sono stati infilati, lui spesso trattiene una risata e non mi stupisce affatto. Ci sono scene talmente artificiose che la risata degli interpreti sembra quasi quella di due persone che, per un istante, si chiedono come sia stato possibile arrivare a quel punto della sceneggiatura.
È quasi uno dei pochi elementi sinceri del drama.
Il vero limite non è che manchi completamente una componente romantica o fisica: è che la scrittura è troppo sbilanciata e il tono troppo farsesco per riuscire a sostenere adeguatamente il passaggio dalla commedia alla dimensione sentimentale. Gu Shengnan è simpatica, energica e talentuosa, ma viene continuamente sottoposta a un trattamento da cartone animato. La recitazione è spesso sopra le righe, caricaturale, volutamente esasperata; non sorprende quindi che qualcuno, parlando tecnicamente, l'abbia definita «gigiona». Gli equivoci vengono accumulati con una generosità che sfiora l'accanimento e l'immagine della professionista competente convive continuamente con una dose di ingenuità e di comportamento infantile funzionale alla gag successiva.
Se una protagonista viene presentata come una cuoca talentuosa, creativa e appassionata, ci si aspetterebbe che la sua crescita professionale costituisca almeno una delle colonne portanti della storia. Invece la cucina, dopo essere stata il motore più originale della prima parte, viene progressivamente utilizzata soprattutto come strumento romantico, mentre la trama si sposta verso incomprensioni sentimentali, dinamiche familiari, rivalità e conflitti aziendali.

Wow, che novità!!!!!!!

Una donna giovane e talentuosa, un uomo ricco e potente, una famiglia che non approva, una rivale che vuole riprendersi il proprio uomo, un'altra figura maschile pronta a diventare alternativa romantica e una guerra sentimentale che si sovrappone a quella aziendale: davvero una roba mai vista.
E naturalmente, siccome evidentemente un drama non può sopravvivere soltanto di siparietti, a un certo punto arrivano anche le sottotrame che dovrebbero dare spessore alla storia. Abbiamo la classica donna frustrata che tenta di riprendersi l'uomo che ama e usa il proprio potere per interferire nella relazione; abbiamo l'amica che si mette con il subordinato del protagonista maschile, perché evidentemente anche questa casella doveva essere spuntata e serve narrativamente ad acquisire informazioni da una o dall'altra parte perchè la comunicazione onesta tra i due langue, anche questo mai visto, eh; abbiamo poi il personaggio che inizialmente sembra il bravo ragazzo, l'amico di sempre della protagonista, che si rivela avere legami familiari con Lu Jin e finisce per assumere la funzione del villain con tanto di vendetta personale.

Il tutto senza gradualità mentre siamo ancora nella landa delle gag, qualcuno apre la porta e annuncia: attenzione, adesso abbiamo anche il trauma, il complotto, la vendetta e il triangolo.

Il risultato è un tono narrativo schizocronico, perché il drama sembra non sapere mai fino in fondo che cosa vuole essere. Un minuto prima siamo in una commedia di equivoci quasi da vaudeville; qualche episodio dopo i protagonisti litigano perché non sanno parlarsi, il mondo di lui dichiara guerra a lei perché troppo giovane, povera e non all'altezza, mentre il villain si propone come l'altro salvatore dalla sua parte, con il piccolo dettaglio di voler utilizzare la vendetta contro l'altra famiglia.
Una meravigliosa torre di Hanoi narrativa.
Prima di quel momento abbiamo avuto una quantità industriale di gag, equivoci, cadute, espressioni esasperate, situazioni improbabili e interazioni che appartengono molto più alla commedia slapstick che alla tensione romantica. I protagonisti vengono trascinati continuamente da una situazione farsesca alla successiva e la relazione cresce dentro una sceneggiatura che sembra avere una paura quasi patologica del silenzio, della sottrazione e persino della possibilità che due persone possano stare semplicemente nella stessa stanza senza che qualcuno inciampi, urli, fraintenda qualcosa o faccia una faccia da cartone animato.

Poi, improvvisamente, la macchina da presa decide che è arrivato il momento della passione.La sceneggiatura non può passare venti episodi a trattare la coppia come una sit-com e poi pretendere che lo spettatore reagisca a un cambio di marcia improvviso come se avesse assistito a una combustione spontanea. La tensione erotica ha bisogno di anticipazione, desiderio trattenuto, esitazioni, prossimità, sguardi che cambiano progressivamente significato, gesti che diventano più intimi. Deve esistere la sensazione che qualcosa stia per accadere prima che accada.

Qui, invece, spesso sembra che qualcuno abbia semplicemente premuto il pulsante «fanservice». Ed è qui che cade l'asino. Perché un conto è vedere un uomo che finalmente bacia una donna dopo aver costruito per episodi il desiderio di farlo; un altro è vedere un personaggio maschile che, quasi dal nulla, la afferra per il collo e la bacia mentre lei resta rigida, con la bocca serrata, prima di respingerlo dopo pochi secondi.
E lo stesso vale per il famoso gesto del letto. Lui la solleva, la porta via e la getta sul materasso. Fisicamente è successo qualcosa, certo. Cinematograficamente, però, non necessariamente. Il corpo è stato spostato da A a B. Questo non significa che sia stato creato erotismo. Una scena erotica non è un trasporto merci.

Se prendi una persona e la metti su un letto, hai messo una persona su un letto. Perché io creda a quel gesto devo credere prima al desiderio che lo produce. Devo percepire che quel corpo è diventato importante per l'altro, devo sentire l'attesa, l'imbarazzo, la curiosità, l'attrazione, magari persino la paura di oltrepassare un limite. Altrimenti la fisicità diventa soltanto coreografia.
E infatti è esattamente ciò che accade: la componente fisica arriva come una sorta di premio di produzione per lo spettatore che ha resistito alle gag, quasi che dopo una certa quantità di episodi fosse necessario consegnargli qualche bacio e qualche centimetro di pelle per evitare che abbandonasse la visione.
Ed è qui che bisogna essere onesti sul pubblico di destinazione. Il fanservice fisico è evidente e non c'è assolutamente nulla di scandaloso. È una scelta commerciale, e il drama sa benissimo che il suo pubblico apprezzerà il protagonista maschile attraente, la differenza d'età, il corpo valorizzato dalla fotografia, i baci e una maggiore prossimità fisica. Non è alta filosofia dell'eros: è intrattenimento confezionato per un pubblico che, comprensibilmente, può essere disposto a perdonare parecchie sciocchezze se sullo schermo compaiono un bell'uomo, qualche muscolo e una coppia che finalmente si bacia.

Ma il fanservice non è scrittura e il muscolo non è la trama!!!
Ed è questa la cosa più irritante delle recensioni che vogliono assolutamente trovare profondità dove non ce n'è abbastanza. Non si limitano a dire «mi sono piaciuti». No: devono trasformare una rom-com convenzionale in una parabola biologica, sensoriale, esistenziale, erotica e quasi filosofica. Il problema è che, così facendo, non stanno più descrivendo il drama. Stanno scrivendo un altro drama sopra quello che hanno visto.
La loro interpretazione può essere legittima, naturalmente.

E qui arriviamo alla regia, che purtroppo non dimostra una particolare inventiva visiva: è una regia funzionale, ordinata, televisiva, che accompagna e illustra senza trasformare davvero le immagini in un secondo livello narrativo. La macchina da presa registra quello che succede e lo consegna allo spettatore ma raramente costruisce attraverso l'inquadratura ciò che la sceneggiatura non riesce a costruire attraverso la relazione.
Non c'è una particolare ricerca visiva capace di rendere memorabile un gesto banale, né una regia che sappia trasformare il silenzio, la distanza o la prossimità in tensione. E se la sceneggiatura non costruisce il desiderio e la regia non lo amplifica, rimane soltanto l'attore che fa quello che gli è stato chiesto.

Quanto alla colonna sonora, le musichette sono gradevoli, facilmente ascoltabili e coerenti con il tono del prodotto. Alcune sono anche carine e pertinenti al tema. Ma non sono memorabili e soprattutto non riescono a fare miracoli dove il materiale visivo e narrativo non li consente. Servono a sottolineare il momento, non a crearlo.
Per i primi 4 episodi ho avuto una fortissima tentazione di dropparlo. Poi, anche considerando che il drama è relativamente breve, ho deciso di andare avanti per vedere se riuscisse almeno a riprendersi un po'. In effetti, superata la fase iniziale più esasperatamente farsesca, diventa guardabile e arriva quasi alla sufficienza. Ma il problema è che non cambia davvero la propria identità: rimane una storia costruita su toni farseschi pervasivi, zucchero, cibo, slapstick e romanticismo, con una componente fisica inserita a posteriori che non basta a trasformare la relazione in qualcosa di realmente passionale.

E allora diciamolo chiaramente: è un drama mediocre.
Non mediocre nel senso indulgente con cui si definisce qualcosa «carino, leggero e senza pretese». Mediocre proprio nella costruzione: la scrittura è poco originale, la caratterizzazione è subordinata alla gag, gli equivoci vengono sfruttati fino allo sfinimento, le sottotrame sembrano assemblate seguendo un manuale di conflitti romantici già ampiamente usato e la regia raramente trova un linguaggio visivo capace di sostenere quello che la storia vorrebbe farci sentire.

È un prodotto semplice nella scrittura e nella resa, per carità, non tutti i drama devono cambiare la vita dello spettatore; non tutti devono avere una sceneggiatura raffinata, una regia autoriale o una sensualità sofisticata. Il problema nasce quando una produzione di questo livello viene caricata di significati che non riesce minimamente a sostenere.
E siccome il drama stesso non sembra avere alcuna intenzione di complicarsi la vita, facciamo altrettanto noi spettatori: non occorre cercare una filosofia dell'esistenza dentro una ciotola di zuppa.
È un drama in cui un CEO fissato con il cibo si innamora della cuoca che gli fa perdere la pazienza.
Fine.
Chiamare tutto questo una travolgente parabola biologico-sensoriale sulla rinascita del corpo?
No!
Quella, più che una recensione di questo, sembra la recensione di un altro drama.
Uno che, evidentemente, io non ho visto!

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Completed
Marry My Dead Body
4 people found this review helpful
May 5, 2026
Completed 0
Overall 7.0
Story 8.0
Acting/Cast 7.0
Music 6.5
Rewatch Value 7.0

Quando il nonsense funziona meglio della vuota profondità.

Commedia soprannaturale taiwanese, presente su piattaforma Netflix ,costruita attorno a un poliziotto omofobo che finisce accidentalmente “sposato” con il fantasma di un ragazzo venuto a mancare in un tragico incidente, dentro una storia che mescola indagine, maledizioni e ghost marriage. Il punto forte è proprio il suo paradosso: una premessa assurda che non resta a livello di buffonata ma usa il caos per infilare dentro anche il tema dell’identità queer e del pregiudizio, in un contesto taiwanese dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale solo da qualche anno.

Interpretazioni: Greg Hsu, Austin Lin e Gingle Wang sono il trio su cui il film si regge anche quando la sceneggiatura decide inciampa; loro restano credibili e tengono in piedi il gioco senza trasformarlo in una sagra del niente. È il felice caso in cui gli attori capiscono perfettamente il tono, stare dentro una follia dichiarata senza scivolare in una commedia dell'assurdo, nel grottesco nonsense, e secondo me ci riescono.

Sceneggiatura e regia: Il film è diretto da Cheng Wei-hao, che lavora sul confine tra commedia, crime e soprannaturale con una mano abbastanza sfrontata da sembrare quasi un autosabotaggio, e invece no, il meccanismo parte, corre e ogni tanto ti sorprende pure. Le recensioni internazionali lo hanno descritto come un "crowd-pleaser "esagerato e divertente, capace di demolire i pregiudizi con leggerezza più che con la predica; ed è proprio lì che sta il suo colpo migliore, perché la scrittura è talmente folle da diventare creativa, e in certi momenti persino geniale nella sua sfrontatezza.

Musica: consiglio della Ost “Untitled” di Jolin Tsai, uscita il 9 dicembre 2022 come tema del film una canzone leggera e malinconica che si sposa perfettamente con l'atmosfera e le intenzioni del film. È una scelta molto azzeccata perché accompagna bene quel tono da commedia sgangherata che, sotto sotto, sa anche essere tenera.

In sintesi: non è un film di alta levatura, è un Bmovie, chiaro, non finge nemmeno di essere meglio di ciò che è; però ha una faccia tosta che funziona, un’idea centrale memorabile, interpreti solidi e una follia abbastanza ben scritta da lasciarti il sorriso addosso. È una di quelle cose che magari non ti cambiano la vita, ma ti ricordano che il cinema ogni tanto può anche essere una "sberla allegra". Quante risate, LOL.
Con Marry My Dead Body mi sono fatta due ore liete, leggere, senza pretese, che ogni tanto serve più di un capolavoro che ti lascia stremata. È uno di quei film che ti sorprendono perché infilano dentro scene che sembrano uscite da una commedia americana di bassissimo livello, roba che non ti aspetteresti mai di ritrovare in un contesto taiwanese… e invece eccole lì, con quell’energia un po’ sbilenca e totalmente consapevole di esserlo.
Ed è proprio questo il punto: funziona perché non si dà arie! È spassoso, allegro, spensierato, e soprattutto non prova a venderti una profondità che non ha. A differenza di tanti BL fatti male : pieni di silenzi studiati, primi piani infiniti e sguardi intensi che dovrebbero dirti tutto ma in realtà non reggono nulla, qui la scrittura non bluffa. Non finge. Non si prende troppo sul serio.
È un film che non ha ambizioni alte, e proprio per questo centra il bersaglio. Fa quello che promette: intrattiene, diverte, e ogni tanto sorprende pure. E sì, tecnicamente ha i suoi limiti: inseguimenti e incidenti sembrano usciti da un videogioco economico, con effetti che fanno sorridere.
Però, in mezzo a tutto questo, si respira comunque una certa modernità, un ritmo contemporaneo che lo tiene vivo.
Per questo, senza troppi giri di parole, per me è un 7 pieno. Non per quello che è “oggettivamente”, ma per quello che riesce a fare: intrattenere senza spacciarsi per qualcosa di più, e nel contesto asiatico, non è poco!

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Completed
The Eternal Love
4 people found this review helpful
Jan 8, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 7.0
Acting/Cast 5.0
Music 6.0
Rewatch Value 2.0

Romanticismo a basso costo.

Buone idee realizzate a Basso costo (quindi male)!
Purtroppo non basta una nota a fare una sinfonia, l'idea era geniale: per una distorsione temporale (neanche ben spiegata nel corso della serie), una venditrice immobiliare torna indietro nel tempo nel corpo della lei di 3 secoli fa in un regno immaginario, Dong-Yue.
Ogni volta che mente, sbatte la testa o occasionalmente al risveglio switcha identità tra la lei del presente e quella del futuro che ha tutt'altra tempra, mentre la lei del presente è sottomessa, remissiva , depressa e un caprio espiatorio della famiglia in quanto figlia di una concubina, la lei del futuro è volitiva, energica e risoluta. La lei del passato è innamorata del primo principe che avrebbe dovuto sposare , la lei del futuro si avvicina all'ottavo principe.

In breve questa è la sinossi, gli episodi durano 33 minuti (sigle escluse) e la serie è composta da 24 episodi. Gli attori principali bravini ma l'idea è stata sviluppata male, è piena di buchi narrativi, scenografia davvero pietosa, i personaggi sviluppati e disegnati male (trucchi, parrucche, vestiti sono di qualità molto scadente( vi dico soltanto che nell'ep 9 lui ha la parrucca nera e le sopracciglia bionde, spesso l'attaccatura di questa parrucca è molto variabile determinando una fronte più o meno ampia, recitazioni stentate o fuori tempo).
Lui si innamora di lei senza un motivo reale, apparente, cambia atteggiamento da un giorno all'altro.
Lei stessa cosa (dice solo che lui è bello, bello). Dialoghi da prima elementare ( "Non morire, ti porterò nel mio mondo e farò di te una celebrità, diverrai il mio albero delle monete"), la serie è davvero realizzata con due soldi e fatta male.
La protagonista è una ragazza poco scaltra e sveglia, sarebbe stato interessante se una donna del futuro avesse usato gli strumenti e le idee futuristiche per aiutare lui e innovare l'epoca invece è una che vive alla giornata, di espedienti e alla buona, che improvvisa battute a improperi e insulti.
Non si sono risparmiati sulle scene romantiche, è vero, ma quanto può essere credibile con questa sceneggiatura??? Buona visione & Auguri !

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Completed
Fated Hearts
7 people found this review helpful
Jul 24, 2026
38 of 38 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 6.5
Music 7.5
Rewatch Value 6.0

FATED JUDAS- Quando lo stile prende il sopravvento sulla narrazione

Il titolo della recensione è volutamente provocatorio , Giuda non allude soltanto ai tradimenti che attraversano la trama da parte di persone vicine e care ai due protagonisti ma ad una storia che finisce per tradire se stessa. Tradisce le proprie ambizioni artistiche, il tono tragico che vorrebbe assumere e, soprattutto, il linguaggio cinematografico che tenta di appropriarsi con innovazioni senza sempre comprenderne la funzione.
Il problema dell'opera è una scrittura derivativa ( da almeno 6 drama storici- wuxia) che propone dei contenuti senza svilupparli fino in fondo.

La struttura narrativa costruisce un continuo gioco di specularità, i due protagonisti percorrono traiettorie quasi simmetriche: entrambi vengono traditi dalla persona di cui si fidano maggiormente, entrambi riportano ferite che modificano il loro destino, entrambi sperimentano la perdita della memoria, entrambi sono costretti a ridefinire la propria identità. Anche le coppie secondarie finiscono spesso per vivere, a ruoli invertiti, le stesse dinamiche emotive (Feng Xiyang e Xia Jinshi) quindi ha uno scopo , non è un cliché ripetuto , come scriveva qualcuno.... .
L'idea della specularità è probabilmente l'intuizione migliore dell'intera serie. Il problema è che resta quasi sempre un meccanismo strutturale più che un vero tema filosofico.

Lo stesso accade con gli altri argomenti affrontati. La guerra, il rapporto fra genitori e figli, il peso delle aspettative familiari, la memoria, il desiderio femminile qui mostrato con una certa modernità, il sacrificio, la responsabilità politica. Tutti elementi presenti. Nessuno realmente approfondito.

La sensazione costante è stata quella di assistere a una sceneggiatura che accumula temi invece di svilupparli.

Dal punto di vista narrativo l'opera aggiunge molto poco a un panorama ormai saturo di wuxia romantici. Dopo decine di produzioni storiche cinesi viste negli ultimi anni, è difficile non riconoscere una costruzione fortemente derivativa. Le dinamiche ricordano Rule the World; l'estetica visiva e sonora richiama spesso Fangs of Fortune; alcune scelte iconografiche – dai morsi sul collo alla costruzione predatore-preda fino all'erotizzazione della violenza – evocano apertamente un immaginario vampiresco che riporta inevitabilmente a Twilight.
Il revenge finale con la resa dei conti e la strage finale a casa del cattivo di turno Love like Galaxy e l'utilizzo di ipersaturazioni a contrasto e primi piani che stravolgono il volto, The Double.
Naturalmente il problema non è l'influenza, potrebbero essere citazioni. Tutto il cinema vive di influenze. Il problema nasce quando il mosaico non genera un'identità nuova.

Paradossalmente è proprio la regia a rappresentare il punto più interessante e, contemporaneamente, la maggiore occasione mancata. È evidente il desiderio di sperimentare:

Color grading fortemente saturo.

Flare luminosi.

Primi piani estremi.

Montaggio sincopato.

Sound design continuamente enfatizzato attraverso riverberi, code vocali e trattamenti artificiali delle voci.

Persino il dolly zoom (il cosiddetto Vertigo effect), caro a Hitchcock e presente dal 1960, finalmente compare in più occasioni , per la prima volta forse in un drama cinese. WOW !
Il Vertigo effect, ossia quel doppio effetto che consiste nell'avvicinare o allontanare il soggetto a fuoco e porre l'effetto opposto sullo sfondo, non nasce come semplice abbellimento estetico. È una figura retorica del linguaggio cinematografico. Tradizionalmente visualizza una frattura percettiva, una perdita di controllo, uno shock, un improvviso mutamento psicologico, può essere utilizzato per paranoia, sovvertimento, insomma avvisa che sta per accadere qualcosa dissociando i due piani: uno si avvicina e l'altro si allontana, una soluzione molto elegante e ormai realizzabile anche con la telecamera dello smartphone e un programma come CUPCUT.
In questo lavoro, in un paio di sequenze il suo utilizzo appare coerente con il vissuto dei personaggi.
In altre, invece, sembra trasformarsi in una firma stilistica applicata indipendentemente dal contenuto drammatico della scena.
Durante una frattura emotiva fra padre e figlio, ad esempio, la costruzione dell'inquadratura comprime lo spazio (l'inquadratura zoomma sui volti), anziché enfatizzare la distanza relazionale, producendo un'immagine suggestiva ma semanticamente poco coerente.
Una regia moderna che conosce gli strumenti del linguaggio cinematografico, ma che troppo spesso li utilizza come ornamento invece che come veicolo di significato.

Lo stesso discorso riguarda l'impianto estetico generale: l'opera oscilla costantemente fra un drama a sfondo storico e un idol drama (zero credibilità storica).
I costumi recuperano suggestioni delle popolazioni tibetane, per quanto riguarda la fazione avversaria, mentre trucco, contouring, sopracciglia perfettamente scolpite, manicure rosse e fotografia ipersatura appartengono chiaramente a un immaginario contemporaneo, stessa cosa per le scarpe con zeppe interne e polsiere in ecopelle ben visibile.

Il risultato costruisce un ibrido che finisce spesso per compromettere la credibilità del mondo rappresentato.

Persino il sound design contribuisce a questa impressione. Le voci vengono frequentemente trattate con riverberi e code artificiali che dovrebbero conferire maggiore epicità ai protagonisti. In realtà producono spesso l'effetto opposto: ricordano costantemente allo spettatore la presenza della post-produzione, interrompendo l'immersione narrativa.

Anche sul piano attoriale il cast appare discontinuo.

Li Qin sostiene gran parte del peso emotivo della serie con un'eroina finalmente desiderante, capace di scegliere, combattere e manifestare apertamente il proprio desiderio senza essere ridotta alla classica figura femminile passiva. Una sorta di Nikita dei tempi antichi sebbene troppo coreografica nei duelli. È probabilmente il personaggio meglio scritto dell'intera opera.

Chen Zheyuan, invece, non è affatto il pessimo attore che alcuni hanno descritto, ma nemmeno il protagonista carismatico necessario per sostenere un progetto così ambizioso. Alterna momenti convincenti ad altri molto più opachi, probabilmente penalizzato anche da una regia che privilegia continuamente l'immagine alla costruzione interpretativa. Un trucco eccessivamente levigato con un contouring a macchie ben visibile, una bocca che ricorda il becco di un'anatra, un volto quasi immobile in alcune sequenze e un'estetica troppo patinata finiscono inoltre per indebolire la credibilità di un personaggio che dovrebbe incarnare un generale temprato dalla guerra.

Peggiore è la prova da parte del cast secondario, in particolare dell'interprete di Murong Junior, la cui recitazione si riduce spesso a una successione di smorfie enfatizzate da un montaggio ossessivamente frammentato.
Mi sono chiesta più volte se il problema fosse davvero il cast o, piuttosto, la direzione data agli attori. La sensazione è che la regia abbia privilegiato costantemente la costruzione dell'immagine rispetto alla costruzione dell'interpretazione. Molti personaggi finiscono così per rifugiarsi in un repertorio di smorfie, sguardi esasperati e pose, senza raggiungere una reale credibilità emotiva.

Chen He Yi in "Perfect Match" (serie netflix, non a caso) aveva dimostrato di possedere un registro più naturale e sfumato; qui, invece, sembra costretto entro una recitazione caricata, quasi illustrativa, lontana dal suo potenziale. Lo stesso vale per diversi antagonisti, che raramente trasmettono quella sottile inquietudine che dovrebbe accompagnare un buon villain.
Anche Chen Zheyuan, pur non essendo affatto l'attore disastroso che qualcuno ha dipinto, non riesce a sostenere il peso del protagonista con il carisma necessario. Alterna momenti convincenti ad altri sorprendentemente anonimi, ma continuo a pensare che la responsabilità non sia esclusivamente sua. Un altro interprete avrebbe probabilmente migliorato il personaggio, senza però risolvere il problema principale dell'opera.

La tensione narrativa soffre dello stesso limite. I colpi di scena non sorprendono perché la regia sembra conoscere perfettamente i codici del thriller ma li utilizza in maniera troppo scoperta. Quando Murong Yao compare nascosto dietro la tenda lo spettatore esperto capisce. La messa in scena insiste così tanto sull'occultamento dell'identità che finisce, paradossalmente, per indicare allo spettatore dove guardare. I tradimenti, gli inganni e le rivelazioni perdono così gran parte della loro forza perché risultano intuibili fin dai primi episodi.

Lo stesso accade con la costruzione della tensione erotica. La regia ricorre continuamente a un repertorio fisico: combattimenti che diventano corteggiamenti, morsi sul collo, corpi che si sfiorano, prese, cadute, giri, personaggi posti in braccio, fermo immagine sugli sguardi. È un'estetica che cerca costantemente di suggerire desiderio attraverso la fisicità ma finisce spesso per sostituire l'intimità con la coreografia.

E qui emerge inevitabile il confronto con Joy of Life, dove bastava un semplice baciamano di Zhang Ruoyun, una pausa nel dialogo o un cambio quasi impercettibile dello sguardo perché si percepisse immediatamente la nascita di un sentimento. Nessun rallenty, nessun morso, nessuna spettacolarizzazione del contatto fisico. Solo recitazione, scrittura e tempi scenici.
Fated Hearts sembra credere che l'intensità emotiva possa essere costruita accumulando stimoli visivi e sonori; Joy of Life dimostra invece che basta un gesto minimo, quando è sostenuto da una scrittura solida e da interpreti diretti con precisione.
La regia avrebbe dovuto pretendere molto di più dai propri attori invece di coprirli con artifici visivi, perché il cinema può emozionare anche con un primo piano immobile se l'attore sente il personaggio. Quando invece ogni scena cerca disperatamente di stupire, il rischio è che lo spettatore finisca per ammirare il meccanismo senza credere davvero alle emozioni che dovrebbe raccontare.
Eppure non è stato un brutto drama.
È una serie che si guarda con piacere, mantiene un buon ritmo e possiede un'identità visiva riconoscibile. Semplicemente, non riesce mai a raggiungere il livello di profondità che continuamente promette. Vuole essere tragedia, ma mantiene spesso il tono del melodramma. Vuole essere innovativa, ma costruisce la propria identità attraverso suggestioni già viste. Vuole parlare della guerra, della memoria, del destino e del tradimento, ma preferisce quasi sempre l'immagine alla riflessione.

Alla fine resta un'opera esteticamente ambiziosa, tecnicamente curiosa, narrativamente derivativa e incapace di dare ai propri artifici una reale necessità espressiva, la regia è stata visionaria ma priva di coerenza espressiva, gli effetti nel cinema nascono per raccontare, suggerire, indicare, stessa cosa per l'impianto sonoro di un film, o di un'opera. Qui hanno confuso l'enfasi con il cinema.

Voto: 6,7/10. Un drama gradevole, a tratti visivamente affascinante, ma che confonde troppo spesso la ricerca stilistica con il linguaggio cinematografico e l'ambizione con la profondità.

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Completed
Snowdrop
7 people found this review helpful
Jun 27, 2026
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 1.0

Hostage thriller & satira politica. Oltre la romance: vi spiego quello che nessuno ha scritto.

Snowdrop IN VERITA' è un hostage thriller, una satira politica e un laboratorio del potere. Oserei dire che la componente romantica è fortemente sbilanciata, presente ma al 30%.

Come serie tv è probabilmente uno dei drama che mi ha fatto cambiare idea più volte durante la visione. Sono partita pensando di trovarmi davanti a una delle tante storie romantiche idol-centriche osannate dal fandom e, nei primi episodi, ero persino tentata di abbandonarlo. Il romance non mi coinvolgeva, la chimica tra i protagonisti mi sembrava debole e il ritmo era estremamente dilatato.
Eppure, episodio dopo episodio, ho iniziato a rendermi conto che stavo guardando la serie dalla prospettiva sbagliata, perchè Snowdrop* non è semplicemente una storia d'amore (o avrei droppato al quarto).

È un hostage thriller costruito su un impianto politico, con una forte componente di satira del potere, alla maniera dei grandi registi moderni.
Ed è questo l'aspetto che, a mio avviso, merita davvero attenzione.

Il vero protagonista è il potere, o meglio, il modo in cui la serie rappresenta il potere: ogni personaggio cerca continuamente di dominare qualcuno e, nello stesso tempo, subisce il dominio di qualcun altro.
È una dinamica che si ripete ossessivamente a tutti i livelli delle varie gerarchie sociali rappresentate.

Sul piano internazionale assistiamo allo scontro tra Corea del Nord e Corea del Sud, che utilizzano gli esseri umani come semplici pedine sacrificabili. All'interno dell'ANSP i superiori schiacciano gli inferiori, salvo poi vedere questi ultimi trasformarsi, una volta ottenuta una promozione, in copie dei loro stessi oppressori (rappresentate in modo volutamente grottesco e caricaturale). Il personaggio di An è emblematico: da uomo quasi ridicolo e servile assume progressivamente atteggiamenti sempre più autoritari, cambia linguaggio, postura, modo di relazionarsi con gli altri.

Lo stesso meccanismo si ripete tra i politici, che si tradiscono, si ricattano e si usano reciprocamente. Persino le mogli dei politici riproducono una gerarchia ferocissima: la " ape regina" domina le altre, ma appena perde potere viene immediatamente aggredita da chi fino al giorno prima le era sottomessa.

La dinamica continua persino nel dormitorio: la cantante esercita il proprio potere sociale su Bun-ok, la centralinista. Bun-ok, appena intravede una possibilità di rivalsa, inizia a bullizzare Young-ro e la stessa cantante. È un ciclo continuo di sopraffazione.

Per questo motivo considero Snowdrop quasi un piccolo laboratorio psicologico sul potere.

La serie mostra con grande lucidità come chi viene umiliato non diventi necessariamente più empatico. Molto spesso, appena ne ha l'occasione, riproduce sugli altri lo stesso schema di dominio che ha subito. Questa è probabilmente la riflessione più interessante dell'intera opera ed è il motivo della mia alta valutazione nonostante tutte le falle.

La satira politica che funziona 👌🏼

Molti personaggi politici sono volutamente caricaturali. All'inizio questo mi aveva infastidita, ma andando avanti ho capito che quella scelta non nasceva da incapacità, bensì da una precisa volontà satirica.I politici discutono continuamente di consenso, elezioni, prestigio personale e lotte interne mentre decine di ostaggi rischiano la vita. Le mogli credono agli indovini, si convincono di assurde profezie sulle "tredici vergini" e prendono decisioni completamente scollegate dalla realtà.
Sono scene volutamente grottesche, e molte finali ricordano un po' i codici teatrali del teatro dell'assurdo.
La serie sembra suggerire che il vero potere non sia solo crudele, ma anche profondamente ridicolo. È una satira feroce dell'élite politica.

La sceneggiatura ambiziosa 📓

Ho apprezzato molto l'idea generale. L'intreccio politico è decisamente più ambizioso della media dei drama romantici. Le alleanze cambiano continuamente, nessuno è realmente innocente e tutti sembrano disposti a sacrificare qualcun altro pur di sopravvivere. Mi è piaciuto anche il modo in cui alcuni dettagli vengono seminati con largo anticipo.

Ad esempio il custode apparentemente innocuo, mostra fin dai primi episodi elementi che fanno sospettare un ruolo molto più importante. Sono piccoli indizi che invitano lo spettatore più attento a formulare ipotesi.

Dove la sceneggiatura perde credibilità 🙂‍↕️

Nonostante l'ottima idea di fondo, la serie presenta alcune scelte narrative che mi hanno convinta poco.
La prima riguarda il rapimento del professor Han. Successivamente viene rivelato che Su-ho conosce già la situazione del figlio del professore e può usare questa informazione per convincerlo a collaborare. Questo rende il precedente tentativo di rapimento molto meno convincente, perché il ricatto psicologico appare una strategia decisamente più efficace e meno rischiosa rispetto a un'operazione armata con morti e feriti.

Un altro punto debole riguarda Tae-dong.
Nel momento in cui decide di tornare in Corea del Nord per salvare la sorella, il ragionamento mi è sembrato poco coerente.Sa perfettamente che gli agenti falliti vengono eliminati e conosce troppi segreti per essere lasciato vivere. La serie aveva già spiegato che, morendo come martire durante la missione, la sua famiglia sarebbe stata protetta. Di conseguenza il suo ritorno appare una scelta meno logica e meno sicura rispetto al sacrificio immediato.

E tanti altre soluzioni mi sono sembrate logicamente poco plausibili. Ci sono poi alcuni momenti in cui il realismo fisico viene completamente sacrificato. Ferite gravissime vengono superate con una facilità difficilmente credibile, personaggi in condizioni disperate continuano a combattere come se nulla fosse e alcune scene sembrano appartenere più al melodramma che al thriller.

Il romance è la parte meno riuscita 🖤

È proprio qui che la serie, secondo me, mostra il suo limite principale. Non sono riuscita a percepire una reale chimica tra i protagonisti. Il problema non è tanto l'idea dell'amore impossibile, quanto la sua costruzione. Molte svolte emotive mi sono sembrate poco preparate, senza un percorso reale che porti da A a C, si salta il passaggio intermedio.

Il rapporto tra Su-ho e Young-ro viene spesso raccontato attraverso rallenty, primi piani, musica romantica e lunghe sequenze contemplative, ma raramente ho avuto la sensazione che il loro legame poggiasse su qualcosa. Paradossalmente ho trovato molto più profondo e di spessore il legame con la Dottoressa Kang.
È come se la regia cercasse continuamente di suggerire emozioni che la sceneggiatura avrebbe dovuto costruire con maggiore gradualità.

Interpretazioni 🎭

Anche il cast mi ha lasciato impressioni contrastanti. Jung Hae-in funziona molto meglio nelle scene thriller che in quelle romantiche, è questa la sua cifra ora l'ho capito.

Il suo personaggio acquista spessore quando emergono il conflitto morale, il senso del dovere e la tensione politica. Tra le interpretazioni migliori metto anche Joo, Kang Cheong-ya e Bun-ok ( non è un'attrice di livello ma ho toccato con mano la sua bravura più qui che in lovely runner e altre scempiaggini rom com dove è sempre la stessa). Pur essendo uno dei personaggi che ho detestato di più, è interpretata con sufficiente credibilità da risultare realmente irritante.

Al contrario, molte interpretazioni secondarie mi sono sembrate eccessivamente enfatiche. Politici, mogli e diversi personaggi istituzionali finiscono spesso per sfiorare la caricatura. Per quanto riguarda Jisoo, ho trovato convincente la leggerezza iniziale del personaggio, la tempra, la sua agency, ma decisamente meno efficace la gestione delle scene più drammatiche.

Una storia con un simile peso emotivo avrebbe probabilmente beneficiato di un'interprete con maggiore esperienza. Non ha dato al suo personaggio spessore, agency, credibilità, plausibilità, ha solo, purtroppo devo dare ragione alle varie recensioni qui dentro, PIANTO. Quando apprende di notizie traumatiche piange e corre, pessima, non doveva iniziare con un ruolo così difficile e la regia doveva chiederle qualcosa in più.

ASPETTI TECNICI ( NESSUNO LI HA SPIEGATI, TE LO SPIEGO IO) 🎞️ 🎥

Dal punto di vista tecnico, è una serie di buon livello, ma non sempre la regia riesce a valorizzare il materiale narrativo.La fotografia è elegante e la ricostruzione degli anni Ottanta è molto curata. Gli interni del dormitorio, gli uffici dell'ANSP e gli ambienti istituzionali restituiscono un'estetica coerente e riconoscibile, contribuendo a creare un'identità visiva forte.

La regia alterna con efficacia le sequenze di tensione a momenti più intimi, ma mostra anche alcuni limiti stilistici. In particolare fa un uso molto frequente di primi piani, rallenty e inquadrature estremamente ravvicinate degli occhi e dei volti. In alcuni casi questa scelta funziona e amplifica il conflitto interiore dei personaggi; in altri, invece, appare più come un esercizio di stile che come una reale esigenza narrativa. Alcune inquadrature sembrano ricercare l'impatto estetico senza aggiungere nuove informazioni.
Quando invece si passa ai momenti passati dei personaggi il formato pellicola cambia, fateci caso.
Se vi chiedete perché vi sono tre ragioni plausibili per la modifica del rapporto d'aspetto (aspect ratio): l'immagine si restringe lateralmente, dando la sensazione di diventare più "quadrata". Inoltre cambia anche la resa dell'immagine, che appare leggermente più morbida e con una grana diversa.

Lo scopo è segnalare immediatamente allo spettatore che siamo in un altro tempo narrativo, senza bisogno di didascalie tipo "tre anni prima". È un linguaggio cinematografico: appena cambia il formato, il cervello capisce che è un ricordo o un evento passato.

Il secondo scopo , secondo me, è evocare la memoria. Un formato più stretto richiama inconsciamente fotografie, vecchie pellicole, filmati d'epoca. Dà ai ricordi un carattere più intimo e "chiuso", quasi come se fossero incorniciati.

Il terzo riguarda il significato psicologico. Il presente, girato in widescreen, appare più aperto e caotico; il passato, invece, è più ristretto, come se il personaggio fosse imprigionato nel ricordo. È una metafora visiva piuttosto elegante.

Paradossalmente, a volte, nelle scene in cui sarebbe stato utile soffermarsi maggiormente sulle espressioni degli attori, la regia sceglie spesso di non farlo, lasciando alcune emozioni soltanto suggerite invece che realmente vissute. Molte scene riprendono il personaggio visto di spalle o da angolature particolari, questo corrisponde ad una scelta estetica e ad un sottotesto: guardarsi le spalle, il personaggio è minaccioso , ambiguo, non ha buone intenzioni.

Anche il montaggio risente della durata complessiva della serie. Molte sequenze risultano dilatate oltre il necessario e alcune trattative si protraggono per diversi episodi, con una fisiologica perdita di tensione narrativa. Personalmente ritengo che un hostage thriller di questo tipo avrebbe tratto beneficio da una durata più contenuta.

La colonna sonora accompagna con discrezione la narrazione senza risultare particolarmente memorabile. I brani orchestrali utilizzati durante le fasi thriller funzionano e sostengono efficacemente la suspense.


Nel complesso assegno alla regia 8/10: elegante dal punto di vista visivo e tecnicamente solida, ma talvolta troppo compiaciuta nella forma e poco incisiva nel raccontare le emozioni.

Nel complesso ho deciso generosamente , nonostante i difetti, di dare un 8/10

Non perché lo consideri un capolavoro privo di difetti. Anzi. E' eccessivamente lungo , diluito e la visione mi è risultata spesso faticosa, non l'ho divorato e alcuni episodi mi hanno annoiata, ho persino premuto il tasto avanti nelle scene romantiche, mi sono sembrate un voltafaccia improvviso. Il problema di questo lavoro è che segue troppo la sceneggiatura: riesci proprio a vedere che ogni personaggio ha una funzione anche se le evoluzioni non vengono mostrate e la protagonista non ne ha nessuna. Quello che intendo dire è che gli eventi sono messi lì anche se non sono plausibili o scelte credibili in quel momento, deve accadere e basta e va bene così. E' un limite grosso per una serie che mostra dei buoni valori di produzione: una scenografia molto fedele e curata al periodo storico cui si riferisce.
Il romance non mi ha coinvolta, alcune motivazioni narrative mi sono sembrate deboli e diverse interpretazioni avrebbero potuto essere molto più incisive.

Eppure credo che il valore dell'opera stia altrove. Nella rappresentazione del potere. Nella satira politica.
Nel modo in cui ogni personaggio, dal presidente fino alla centralinista del dormitorio, tenta continuamente di imporsi su qualcuno più debole.

È questa la vera intuizione del lavoro, ed è proprio questa intuizione, più della storia d'amore, ad avermi convinta ad alzare il voto finale.

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Completed
Love Has Fireworks
6 people found this review helpful
Jul 5, 2026
36 of 36 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 5.0
Acting/Cast 7.0
Music 5.5
Rewatch Value 1.0

Eppur si deve campare ....tra serre smart ,finanza creativa e petardi bagnati abbandonati

C’è una piccola verità che ogni appassionato cinefilo prima o poi deve accettare: anche i bravi attori hanno un mutuo, delle bollette e probabilmente un commercialista che non accetta applausi come forma di pagamento.
Non ogni progetto nasce per essere il ruolo della vita. A volte un interprete talentuoso finisce dentro una produzione mediocre non perché abbia improvvisamente dimenticato come si recita, ma perché recitare è anche un mestiere.
Love Has Fireworks sembra appartenere proprio a questa categoria: un drama che può contare su protagonisti capaci e naturalmente piacevoli sullo schermo, ma che non offre loro abbastanza materiale per brillare davvero. Tan Jianci e Wang Churan fanno il possibile con quello che hanno: sono spontanei, credibili, scorrevoli. Il problema non è la loro interpretazione (non sempre almeno), è quello che la sceneggiatura mette loro in mano.

Perché anche con tutta la buona volontà del mondo, se ti danno una candela è difficile organizzare uno spettacolo pirotecnico e Love Has Fireworks , tradotto con scintille d'amore, è uno di quei drama che partono con una promessa che è stata fraintesa dal titolo: scintille come tensione romantica, un incontro capace di cambiare la vita dei protagonisti. Per me invece il titolo allude all'energia tra di loro, ai battibecchi e le piccole schermaglie. Il risultato, però, è molto più tiepido di quanto ci si potrebbe aspettare. Più che un incendio emotivo, sembra una piccola luce accesa in una stanza tranquilla.

La storia segue Qian Fei, una donna che nel giro di poco tempo vede crollare le sue certezze sentimentali e professionali, e Li Yifei, brillante uomo della finanza che, per una serie di circostanze, finisce per condividere con lei lo stesso spazio abitativo. La convivenza forzata, le differenze caratteriali e la competizione nel mondo dell’investment banking avrebbero tutti gli elementi per costruire una commedia romantica piena di tensione. Sulla carta c’è tutto: due personalità opposte, ferite emotive, ambizione, orgoglio e vicinanza quotidiana. Il problema è che la serie raramente riesce a trasformare questi elementi in veri fuochi d’artificio.
Il punto più forte del drama è senza dubbio la naturalezza dei due protagonisti. Tan Jianci e Wang Churan funzionano molto bene insieme: i loro scambi sono fluidi, spontanei, mai forzati. Hanno una bella energia scenica, fatta di piccoli gesti, battibecchi e momenti di quotidianità. Tuttavia, più che la tensione di due persone destinate a innamorarsi, spesso trasmettono il calore di due amici che stanno a loro agio insieme. La loro chimica è domestica, confortevole, quasi familiare, ma manca quella corrente emotiva che dovrebbe far percepire il passaggio dall’affetto all’attrazione, ormai ho capito che ci sono alcuni attori che hanno una chimica palpabile insieme, come corrente che passa. Esempio Chu ran e Yan Yan, o Zhang Wan Yi. Tian Jian Ci è l'amico col quale ti fai le serate e ti diverti, questo è il terzo drama che seguo con lui e questa chimica l'ho notata solo con Yang Zi, in Love love my voice l'energia era confortevole, tenera ma mai scoppiettante.

I momenti migliori qui sono infatti quelli più semplici: la convivenza, le piccole difficoltà di tutti i giorni, l’adattarsi l’uno ai difetti dell’altra. Il contrasto tra un uomo estremamente competente nel lavoro ma incapace nelle situazioni pratiche e una donna più concreta crea alcune scene riuscite e permette ai personaggi di abbassare lentamente le proprie difese. In quei momenti Love Has Fireworks ha una sua identità: non una grande storia d’amore travolgente ma un racconto sul ricostruirsi dopo una delusione.
Il problema è che sembra voler essere un healing drama senza avere fino in fondo gli strumenti narrativi di un vero healing drama. Le grandi opere di questo genere riescono a trasformare una conversazione apparentemente banale in qualcosa che rivela paure, traumi, desideri e cambiamenti interiori. Qui invece molte scene restano piacevoli in superficie, ma raramente lasciano un dialogo o un momento davvero impresso. Si guarda con facilità, ma non rimane molto dopo... .
Dopo il capodanno la relazione tra i due e la situazione lavorativa della protagonista lamentano una ripetitività degli espedienti narrativi: malintesi e battibecchi col protagonista (ancora) e martirio lavorativo (ancora). E questo si trascina per ben 9 episodi. Allora finalmente accade qualcosa che dovrebbe sbloccare il tutto ma no, gli sceneggiatori non sono ancora pronti a mostrare una coppia di persone che si amano e si scelgono così ci infila il malinteso, l'incomunicabilità, i problemi lavorativi che sfociano con soluzioni da thriller ridicole infilate a forza e un payoff che arriva a due episodi dalla conclusione!!!

Il ritmo crolla: il romance arriva tardi, viene interrotto subito e poi recuperato in fretta attraverso eventi esterni sempre più melodrammatici. Incidenti, prove da recuperare, corse contro il tempo e pericoli improvvisi sostituiscono ciò che sarebbe stato molto più coerente con l’anima della serie: un vero confronto emotivo tra i protagonisti.
Il vero miracolo tecnologico di Love Has Fireworks non è Fulaxida che riesce a coltivare verdure sui tetti di Shanghai dentro serre intelligenti degne della NASA, ma la capacità degli sceneggiatori di coltivare per trenta episodi una relazione e poi dimenticarsi completamente di raccoglierla. Perché il problema QUI non è lo slow burn. Uno spettatore può aspettare ma a quel punto devi arrivare con i fuochi d’artificio promessi, non con un petardo bagnato.
Per3 0 puntate vediamo Li Yifei e Qian Fei costruire una relazione fatta di quotidianità, complicità, supporto e conoscenza reciproca. Praticamente un matrimonio senza contratto. poi arriva finalmente il momento della svolta e cosa succede? Il protagonista maschile, brillante investment banker capace di muoversi tra IPO, aziende multimilionarie e guerre societarie, perde improvvisamente la capacità di formulare una frase composta davanti alla donna che ama.
Anche la parte professionale, che dovrebbe essere uno dei pilastri della storia, convince solo parzialmente. L’investment banking viene riempito di termini tecnici, IPO, analisi finanziarie e riunioni, ma spesso sembra più un contesto decorativo che un vero motore narrativo. La sensazione è quella di un settore complesso raccontato in modo semplificato e creativo: molti problemi si risolvono con passaggi troppo lineari e alcuni conflitti sembrano costruiti più per creare ostacoli tra i protagonisti che per esplorare realmente quel mondo, lo spettatore deve ricostruire da sé i passaggi mancanti e comprendere le motivazioni dietro i voltafaccia di Sang, Fang , Liao... . IPO, prestanome, account misteriosi, investimenti nascosti, conflitti di interesse: gli ingredienti per un thriller finanziario ci sono tutti. Solo che vengono lanciati sul tavolo come pezzi di un puzzle senza istruzioni. A un certo punto non segue più una trama ma infila pezzi qui e là disordinatamente.

Questo è un peccato perché il parallelismo poteva essere molto interessante: due persone abituate a valutare rischi, perdite e guadagni che devono imparare che i sentimenti non seguono la logica di un investimento. Invece il lavoro finisce spesso per togliere spazio alla relazione senza aggiungere abbastanza profondità.

Dal punto di vista visivo, il drama sceglie una fotografia estremamente luminosa, quasi “candy style”, molto simile a quella del drama Les Belles, dove dava un'aura fantasy : colori chiari, incarnati perfetti, saturazione accentuata, contrasti morbidi e ambienti sempre puliti e ordinati. È una scelta estetica molto comune nei romance moderni cinesi e probabilmente vuole comunicare una sensazione di conforto, sicurezza e idealizzazione della quotidianità, come se la realtà venisse filtrata attraverso il ricordo o il desiderio di una vita più armoniosa.Il problema è che qui questa scelta entra a volte in conflitto con la storia raccontata. Se vuoi parlare di fallimenti, precarietà economica, crisi personali e rinascita, un’immagine così levigata rischia di togliere peso emotivo. Tutto appare bello, morbido, quasi pubblicitario, ma anche un po’ distante dalla vita reale che la serie vorrebbe rappresentare.

La stessa sensazione arriva dalla colonna sonora: invece di accompagnare con delicatezza la maturità dei personaggi, spesso utilizza motivetti leggeri e quasi infantili che sembrano appartenere a una commedia adolescenziale più che alla storia di adulti che affrontano fallimenti sentimentali e professionali. Già dalla sigla sentivo : aspettati leggerezza, stacca il cervello. L’effetto è carino, ma contribuisce a rendere alcune scene meno profonde di quanto potrebbero essere.

Anche alcune sottotrame non aiutano il ritmo. Personaggi secondari, dinamiche familiari e conflitti lavorativi occupano molto spazio, ma non sempre aggiungono qualcosa di essenziale.
La trama finanziaria, che avrebbe potuto essere uno degli elementi più originali, soffre : le idee sulla carta sono interessanti: startup tecnologiche, agricoltura urbana futuristica, IPO, investimenti e giochi di potere. Ma tutto viene raccontato con una confusione tale da costringere lo spettatore a ricostruire da solo motivazioni e interessi dei personaggi. Fulaxida dovrebbe rappresentare un’innovazione rivoluzionaria, ma la serie non riesce mai davvero a far percepire il peso economico della scoperta; pretende che lo spettatore creda che tutti siano pronti a distruggersi per ottenerne una quota senza costruire adeguatamente il perché.

Altro punto che mi ha lasciata perplessa: la rappresentazione dell’amicizia femminile, che sulla carta dovrebbe essere uno dei pilastri emotivi della storia, ma nella pratica sembra scritta seguendo il principio “ti voglio bene, quindi ti rovino la vita con entusiasmo”. Le amiche di Qian Fei sono presenti, a ritmo alternato. Una le presta soldi quando la vede in difficoltà e il gesto è bello, concreto. Il problema è che lo fa andando a fare scenate all’ex fidanzato, entrando in questioni delicate e rischiando di complicare ulteriormente la posizione della protagonista. Perché apparentemente il concetto di supporto emotivo nel drama oscilla tra “ti aiuto” e “faccio esplodere una bomba e poi vediamo cosa succede”.
L’altra, con la brillante idea di pubblicare video online, rischia praticamente di comprometterle la carriera. Una leggerezza enorme trattata quasi come un incidente simpatico.Sono amiche affettuose, sì, ma spesso l’affetto viene confuso con l’invadenza mista all'assenza. Curioso poi come nel momento simbolicamente più semplice — il compleanno — non ci siano, mentre quando sono loro ad avere una crisi Qian Fei deve mollare tutto e correre. Il problema maggiore però è la scrittura della storyline dell’organizzatrice di eventi. Un personaggio che poteva rappresentare una donna indipendente e sicura diventa invece una sequenza infinita di prove da superare: pretende conferme, dimostrazioni, gesti plateali, ma fatica moltissimo a vedere le difficoltà dell’altro.
La sua relazione viene presentata come romantica, ma spesso sembra più un esame a punti dove lui deve continuamente dimostrare di meritarsi il posto. Lui affronta insicurezze, problemi lavorativi seri, torna da lei disposto a mettersi in discussione… e invece di un incontro tra due persone mature abbiamo l’ennesima dinamica “devi convincermi abbastanza”. A un certo punto più che fare il tifo per la coppia viene voglia di svegliarlo scuotendolo.
Ed è un peccato perché l’idea di base era buona: raccontare amicizie adulte e relazioni diverse. Il risultato però sono due figure che sembrano costruite più per creare ostacoli e scenette che come persone coerenti. Sono presenti nella vita della protagonista, ma narrativamente sono sbilanciate: il drama ci dice che sono grandi amiche, ma spesso le loro azioni raccontano qualcosa di molto diverso.
Love Has Fireworks ha il problema del “ti dico una cosa, te ne mostro un’altra”. Ti dice grande amicizia → ti mostra amiche che causano disastri. Ti dice amore maturo → ti mostra gente che aspetta l’episodio 35 per usare la bocca. 😂

ASPETTI TECNICI
A livello tecnico pesa inoltre la controversa sostituzione del volto tramite IA del secondo protagonista maschile (Wang Ruo Hai). Sapere che dietro c’è un intervento digitale spiega quella sensazione di rigidità percepibile in alcune scene: un volto troppo fermo, poche micro-espressioni, un leggero distacco tra fisicità e mimica. Non rovina la visione, ma crea momenti di ilarità che spezzano l'immersione.
Tan Jianci è un lavoro che conferma ancora una volta la sua versatilità: personalmente non lo considero un uomo particolarmente bello o affascinante come spesso la serie e il fandom sembrano voler suggerire, ma lo trovo un interprete carismatico, simpatico e molto espressivo. Qui finalmente ha avuto modo di mostrare ironia, umorismo e una certa dose di stravaganza che non guasta.
Wang Churan invece riesce a dar vita ad una protagonista molto naturale: una donna concreta, alla mano, volitiva, non eccessivamente emotiva. Ho apprezzato moltissimo la spontaneità della sua interpretazione, perché riesce a rendere credibile un personaggio che poteva facilmente risultare piatto. Il limite che purtroppo le devo riconoscere è l'assenza di mezzi emotivi quando la trama le richiede di spingere in senso drammatico (EP 32 LA SCENA DELL'OSPEDALE, NOTARE LA FACCIA DI LEI QUANDO LUI LE VA INCONTRO... DITEMI SE FUNZIONA) .
Peccato per la questione della sostituzione del volto tramite IA del secondo protagonista maschile, perché l’attore scelto come rimpiazzo esiste davvero ed è anche valido.

Ovviamente non aspettatevi che i due protagonisti restino semplicemente amici per tutta la serie. Il legame romantico arriva molto avanti, ma quando finalmente prende forma Li Yifei (Tan Jianci) riesce anche a mostrare una discreta componente di desiderio fisico. Rimane però sempre molto filtrata attraverso il sentimento, quasi come se ancora una volta servisse una giustificazione emotiva per poter desiderare apertamente una donna.
Dal 24°... ho iniziato a percepire stanchezza per la ripetizione del medesimo meccanismo narrativo, schermaglie tra di loro e problemi a lavoro, prima licenziata, poi sospesa e gli autori non si sono nemmeno scomodati a renderlo sensato.

È un messaggio di fondo tuttavia positivo, anche se espresso in una forma ancora molto cinese, con l’idea di fondo del “solo il lavoro non ti tradirà mai”. Guardandolo però da una prospettiva più occidentale si può cogliere un significato più universale: non lasciarsi distruggere quando tutto sembra crollare, continuare a muoversi, perché spesso quello che percepiamo come una fine può diventare l’inizio di qualcosa di migliore.

Non mi è dispiaciuto vedere altre coppie, altri punti di vista e una trama che non ruotasse esclusivamente intorno alla nascita della relazione principale, il problema è come hanno deciso di farlo. È vero però che molte interazioni inutili e ripetitive potevano tranquillamente essere tagliate: di momenti leggeri tra loro ce ne sono già moltissimi, forse troppi. Il drama è piacevole e confortante fino al 20°, ma avrebbe avuto bisogno di più selezione e più profondità per lasciare davvero il segno.
Alla fine risulta un drama contraddittorio. Ha due protagonisti piacevoli, una coppia credibile nella quotidianità e diversi momenti teneri, ma sembra sempre trattenersi. Vuole essere romantico, ma non osa abbastanza con la passione; vuole essere professionale, ma semplifica troppo il mondo che racconta; vuole essere terapeutico ma raramente scava davvero nelle emozioni.
E contiene un paradosso: ha una startup che sa creare il futuro dell’agricoltura ma una sceneggiatura incapace di far crescere organicamente due sentimenti già piantati da 30 episodi.

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Completed
Lost You Forever
6 people found this review helpful
Nov 3, 2024
39 of 39 episodes seen
Completed 0
Overall 9.5
Story 10
Acting/Cast 9.0
Music 9.5
Rewatch Value 9.0

Un capolavoro raffinato , introspettivo e intimista.

Questa serie NON merita una valutazione così bassa rispetto ad altre che ho visto qui recensite che non hanno la stessa qualità in termini di sceneggiature, scenografia, musiche, fotografia e prestazioni interpretative.
Il lavoro su ogni personaggio è preciso e minuzioso, strutturato e credibile.
Comprendo comunque che sia un lavoro raffinato e di nicchia, psicologico e introspettivo che non arriva a tutti, molti si sono concentrato solo sul triangolo trascurando che c'è molto di più dietro... e molte hanno dato basse valutazioni perché preferivano una scelta diversa per la protagonista , quindi per egoistiche pretese ma al di la di quali siano le nostre preferenze è coerente e credibile e vanno premiate le perfomance incredibili degli attori principali, la fotografie, le musiche, la scenografia. E' un capolavoro !
Si tratta di uno xianxia/xianxhuan ma con riferimenti più che altro, non è vissuto in regni separati con incantesimi e grandi poteri, sebbene ci siano scene surreali e magiche.
La storia è oscura, bellissima, piena di suspense e commovente, fatta di intrighi, tradimenti e desiderio. Questo è uno spettacolo immersivo, evocativo, psicologico, con una forte aura di mistero, brivido e pericolo, con un sussurro di rimpianto e un senso di profonda perdita e desiderio che pervade ogni scena. È sì storia d'amore MA non è soltanto una storia d'amore. È un'esposizione molto più complessa e ampia delle molteplici forme d'amore e di come possano essere restrittive e sconfinate allo stesso tempo.
Questo lavoro ha un'intensità e una tensione che nessun drama cinese ha finora raggiunto, le prestazioni dei due protagonisti sono superbe e nessun lavoro cinese finora visto riesce ad eguagliarlo.
Per chi ha visto il coreano moon lovers vi dico solo che lo eguaglia e lo supera, giusto per farvi capire di che livello stiamo parlando.

TRAMA: il racconto è ambientato a Dahuang, in un mondo magico, insidioso e imprevedibile dove umani, demoni e divinità coesistono, in un tempo indefinito, due cugini della famiglia reale, divenuti orfani giurano di proteggersi per sempre. Distrutta dalla promessa infranta, Xiao Yao si perde, smarrita in un periodo di grande tumulto. Potendo cambiare aspetto, assume le sembianze di un uomo e vive tra gli umani e i demoni della città di Qingshui, come medico esperto di fertilità del villaggio. Quando è alle strette, Xiao Yao è abilissima a strisciare, mentire o avvelenare per uscire dai guai. Eppure è spensierata, disinibita e quasi contenta nella città di Qingshui con un gruppo di amici che protegge e mantiene. In Qing Shui, salva un moribondo, apparentemente vagabondo, gli dà un nome e una nuova identità; successivamente incontra anche un demone a nove teste dall'aspetto umano di nome Xiang Liu. Questo demone è violento, rude e impaziente con lei, ma ne sembra anche stranamente attratto. Nel frattempo, il cugino d'infanzia Cang Xuan finalmente riesce a ritrovarla, mandando in frantumi il rifugio che si era creata... . Xiao Yao decide di aiutare il cugino nella conquista del trono, Tushan Jing deciderà anch'egli di sostenerne l'ascesa, attraverso il supporto delle famiglie risentite delle Pianure centrali, dove i clan e le famiglie nobili hanno complicati legami di sangue nello sconfitto Stato di Chenrong. Xiao Yao è la principessa dell'Haoling, una pedina che Cang Xuan penzola in modo allettante davanti ai rampolli delle potenti famiglie aristocratiche che cerca di conquistare. Il matrimonio per lui è un mezzo per suggellare alleanze mentre reprime il desiderio profondo e segreto nel suo cuore.
Zhang Wan Yi ritrae abilmente Cang Xuan come un politico consumato, una tigre in agguato, sorridente e molto pericolosa (viene definito appunto xiàomiànhǔ, tigre sorridente, 笑面虎). L'amore non è di fondamentale importanza per Cang Xuan e Xiao Yao, i cui destini si intrecciano a causa del giuramento d'infanzia. Lavorano per uno scopo superiore con un cuore e una mente sola. Chiunque altro viene subordinato a questo scopo. Sono entrambi personaggi irraggiungibili che si sono dedicati pienamente l'uno all'altro e non rimane molto per nessun altro. Ecco perché ciò che Xiao Yao cerca è una relazione impari, qualcuno che si sacrifichi per lei e che non abbia sete di potere, in modo da garantirle una devozione incondizionata, un uomo privo di ambizioni inoltre non la abbandonerà, come hanno fatto tutti. Xiao Yao è di gran lunga la protagonista femminile più oscura, complessa e indipendente che abbia mai incontrato in un drama asiatico. Il ruolo è intenso ed emotivamente coinvolgente, evoca una profondità interiore complessa e variegata, interpretato magistralmente da Yang Zi; rimango sconvolta e sconcertata per la solidità della sua interpretazione. Il suo Wei Xiaoliu (nei primi episodi vestirà i panni di un uomo) ha decisamente spodestato qualsiasi attrice cinese travestita da personaggio maschile per gesture, mimica, linguaggio e postura.

E' un capolavoro elegante , raffinato ma anche crudo e sottilmente spietato che rende l'umanità di ogni personaggio sfaccettata e stratificata e dà una visione nuda e cruda di cosa significhi il potere assoluto, di cosa richieda e comporti, di quali sacrifici implichi, i due protagonisti compiono percorsi opposti, Cang Xuan vuole diventare visibile al mondo, la cugina Xiao Yao al contrario cerca l'invisibilità e la pace.
Tutto di questo lavoro è reso con una nuda , bruta e totale crudezza da risultare illuminante.
I momenti romantici si trovano ben distribuiti e ben strutturati, certe scene degli episodi 28-29 raggiungono un lirismo ed una tensione erotica struggente senza che si sfoci nella volgarità, tutto è reso sottilmente attraverso lo sguardo, la respirazione, sospiri e batticuori, accompagnato da musiche raffinate e ipnotiche.

Unico neo sono i combattimenti che non sono molto scenografici ma semplici e poco "spettacolari", del resto non è un wunxia.
Gli animali al pc sono sempre il tallone d'achille delle serie cinesi e alcune soluzioni mi son sembrate ridicole (tipo rinascita dal fiore in stile botticelliano, conchiglie giganti , palle marine che sono di plastica analogamente a quelle che trovi al distributore di sfere di plastica che vinci inserendo 2 euro e girando una leva ).Gli effetti speciali sono ottimi, del resto questo è un lavoro introspettivo e psicologico, con un'ottima fotografia e scenografia.

In questo lavoro ho trovato , ma è personale, lenta e meno interessante la parte comprensiva dei primi dieci episodi, Yang Zi è stata fenomenale rivelandosi la più matura professionista nel panorama cinese. Da Ashes of love è come se avesse raggiunto una piena maturità professionale che la rende totalmente in grado di dare voce alla complessità della protagonista, i direttori dei lavori hanno fatto un lavoro eccezionale su di lei, dirigendola magistralmente, variando postura, voce e movenze nelle scene da uomo rispetto alla femminilità poi ritrovata nelle scene da donna, con il volto sa rendere ogni tipo di emozione che prova il suo personaggio principale. La straziante scena del rientro nell'Haoling nella stagione 1 e la confessione del cugino nell'episodio 18 della seconda stagione, sconvolge, cattura appieno la profondità e la disperazione del senso di abbandono per la persona che ha perso. Non riesco a pensare a un altro attore che abbia portato l'interpretazione a un livello così visibilmente elevato come Yang Zi.

Le emozioni che ho provato sono indescrivibili, mi sono immedesimata in ognuno di loro e sono rimasta affascinata dal personaggio elfico e puro di Tushan Jing, sebbene il migliore come intensità e bravura sia Zhang Wanyi.

Ho trovato fastidioso il personaggio del demone a nove teste in questa serie, ma va capito e analizzato perché subisce un'interessante evoluzione, un arco narrativo molto interessante rimanendo sempre fedele all'originario: ambivalente e oscuro, apparentemente utilitarista nelle scelte che compie.
La figura più complessa e psicologicamente studiata è quella di Cang Xuan, resa magistralmente da Zhang Wanyi.
Se poi volete riscattarlo dalla oscurità che lo caratterizza guardate are you the one dove , qui su viki, dove risulta più leggero e spassoso. Per me che ho visto l'altro lavoro di quest'anno non posso notare che ci siano dei punti di contatto con Lost you forever ma non scrivo qui per uscire fuori tema, vi invito solo a guardarlo dopo aver visto anche la seconda stagione.
Meravigliose e ipnotiche le musiche, alcune cantate anche dagli stessi personaggi.

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Completed
A Hundred Memories
5 people found this review helpful
6 days ago
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.5
Rewatch Value 1.0
This review may contain spoilers

L'amica geniale con l'inutile retorica della prelazione

Vi avviso subito, con cortesia, che nonostante le apparenze, questo NON è un romance, per quanto la messinscena si ostini a farvelo credere con un uomo affascinante che si aggira per la trama seminando una quantità di caos emotivo del tutto sproporzionata rispetto al reale contributo narrativo nel rapporto di queste due donne.
Il vero tropo è l' amicizia femminile e ciò che le accade nel preciso istante in cui "l'amore entra nella stanza".
E la domanda che il drama ha il cattivo gusto di porre, senza la buona grazia di offrire poi una risposta consolatoria, è questa: cosa succede quando due donne si amano profondamente ma una delle due deve rinunciare a qualcosa perché l'altra possa essere felice? La risposta, a quanto pare, è: parecchio, troppo! Il sacrificio presenta il conto. Il risentimento ha memoria . Le buone intenzioni, se coltivate abbastanza a lungo, sanno diventare invasive quanto un'infestazione di edera, e proteggere qualcuno sfocia a volte nel decidere al posto suo.
La prima metà è bella, bella sul serio: le avrei dato con generosità un 8,5, prima che la seconda parte mi convincesse a rivedere il voto con l'acredine di chi si sente tradito da un amico (per restare in tema).
Al centro c'è Young Rye (Kim Da-mi), e quasi tutto passa attraverso il suo sguardo, il che significa, con una certa comodità narrativa, che a Jong Hui non viene mai concesso lo stesso accesso alla propria interiorità: la vediamo, la giudichiamo, reagiamo a lei, ma raramente ci è permesso abitarla. Young Rye possiede, sulla carta, l'intero campionario della "brava ragazza": gentile, dolce, coraggiosa, leale, laboriosa, e patologicamente incline a mettersi in fondo alla fila. Goffa, bruttina, invisibile al sesso opposto. Jong Hui, al contrario, sembra aver ricevuto in sorte la mano migliore: bella, sfacciata, provocatoria, apparentemente impavida.
Solo che non lo è, ed è proprio qui che il personaggio è interessante: la sua sicurezza è ipercompensazione da manuale, l'armatura di chi porta sulle spalle una vita terribile e un bisogno disperato di controllare come viene percepita. Quando quell'armatura si buca, lei crolla MA non riesce mai a essere davvero egoista fino in fondo, perché ama Young Rye e continua a offrirle ciò che avrebbe tutte le ragioni di tenere per sé. Il che rende il contrasto assai più stratificato del manicheistico scontro fra brava e cattiva ragazza: Young Rye è moralmente intonsa fino all'episodio 6 ma incapace di concedersi il diritto alla propria felicità, mentre Jong Hui rinuncia non a una possibilità ma a una storia già in corso, perché è lei, inizialmente, la prescelta di Jae Pil, quello che da lei si sente visto. Sceneggiatura plausibile, e furbescamente *paracula: se lui fosse stato davvero innamorato, il cambio di rotta sarebbe stato più difficile da digerire di quanto in realtà lo sia stato. Jong Hui lo respinge 3 volte, alla fine per Young Rye, e sparisce. È uno dei gesti più generosi dell'intera storia, e la scrittura, con un'onestà quasi sportiva, si tiene abbastanza ambigua da lasciarci il dubbio se Young Rye stia proteggendo l'amica o semplicemente incassando, senza troppi complimenti, i dividendi della situazione.

Questa ambiguità è un punto di forza che, negli ultimi 6 episodi, si converte causticamente in un punto debole. 7 anni dopo, Jong Hui torna in un modo abbastanza fantasioso da far pensare che gli sceneggiatori avessero fretta, e scopre che il mondo è andato avanti senza di lei. Jae Pil e Young Rye sono passati da amici a coppia senza che qualcuno, sullo schermo, si sia preso la briga di dircelo: il salto temporale ce lo consegna come un fatto compiuto, ed è quasi come se un intero drama di 7 anni fosse andato in onda su un altro canale, e a noi restasse solo il compito di annuire con la faccia di chi ha perso una puntata cruciale. Quando finalmente arriva la dichiarazione, il payoff emotivo è di una piattezza british nel senso peggiore della parola: la scena mi è arrivata con l'intensità di due persone che concordano l'orario di un appuntamento. C'è il bacio, molto triste, ma l'attrice, al suo terzo lavoro, ha evidentemente ancora dei limiti tecnici in materia, e dopo 7 anni di amicizia, repressione, speranza e incertezza, avrebbe dovuto esplodere lì, mentre invece Kim Da-mi mantiene più o meno l'espressione sofferente e interrogativa con cui la vediamo quasi sempre.

E poi arriva la frase che mi ha fatto venire voglia di lanciare qualcosa contro lo schermo, e che dà il titolo alla mia recensione: "Io ero la prima." Per l'intera durata del drama, Young Rye insiste, dentro di sé e nelle parole che vorrebbe dirgli, di averlo incontrato per prima, di essersi innamorata per prima: un diritto di prelazione emotivo che, suppongo, sarebbe perfettamente valido in qualsiasi asilo nido del paese.
Chi è arrivato prima? Chi è rimasto? Chi se n'è andato? Chi è tornato? Chi ha sacrificato? Questa non è una storia d'amore, è un sistema di gestione delle code emotive, e Young Rye sembra avere un bisogno costante di una giustificazione esterna per autorizzarsi a essere felice: evoca destino, precedenza, permanenza, invece di limitarsi al più semplice "ci amiamo", come se avesse bisogno che una miserabile giustificazione kairologica autenticasse la relazione. E tuttavia, se dobbiamo proprio parlare di merito morale in amore, Young Rye Jae Pil se lo merita: lui la sceglie, la loro relazione ha una storia, lei non ha rubato nulla, benché la scrittura renda la liberazione da Jong Hui poco plausibile rispetto all'amicizia dipinta fino a quel momento. Ed è qui che entra in scena l'amica geniale, perché il richiamo alla Ferrante è inevitabile: due ragazze diversissime, legate da un'amicizia che è insieme amore, protezione, competizione e risentimento, con la differenza che Lila e Lenù si misurano sull'intelligenza e sull'ambizione, mentre qui la competizione nasce soprattutto dall'amore, e mentre Ferrante mantiene l'ambivalenza morale di entrambe, qui la prospettiva filtrata da Young Rye finisce per consegnarle progressivamente il ruolo di vincitrice, lasciando Jong Hui a saldare il conto dei sacrifici fatti per lei. Il problema non è che Young Rye vinca: il problema è l'insistenza pedante con cui la sceneggiatura dimostra che se lo merita.

Dopo il salto temporale la redistribuzione del potere narrativo diventa comica: Young Rye acquista agency, Jong Hui la perde, esattamente come Hong Hui aveva anticipato parlando con Jae Pil, "se ti mostri forte quando crolli la caduta ti spezzerà in mille". La ragazza goffa diventa attraente, ammirata, corteggiata, partecipa a Miss Korea, (sogno della prima); Jong Hui, la ragazza abbagliante della prima parte, viene invece progressivamente spogliata delle caratteristiche che la rendevano interessante: diventa insicura, bisognosa, sola e patetica. La scena dell'episodio 9 con Yeong Sik, in cui gli chiede se prenderebbe le parti della sorella in un litigio per Jae Pil, è dolorosamente rivelatrice: una domanda infantile, la cui ovvia risposta la scrittura le concede solo per ricordarci quanto sia a terra.
Persino a Miss Korea, dove pure gareggia, il concorso sembra appartenere a Young Rye: tutti fanno il tifo per lei, e lo sponsor è per l'appunto un suo ammiratore, mentre a Jong Hui viene lasciato vincere per contentino, ed evitare il linciaggio mediatico, funzionale alla narrazione che porta alla redenzione finale dell'altra. Persino la madre cambia idea sulla partecipazione con una comodità sospetta, come se lo sceneggiatore si limitasse a spostare pedine sulla scacchiera secondo i bisogni della trama.

Lo stesso squilibrio affligge le possibilità romantiche di Jong Hui: Yeong Sik avrebbe potuto essere interessantissimo, la macchina da presa lo suggerisce con un'ambiguità sospetta, ma l' interesse di lui va e viene senza mai ricevere uno sviluppo sufficiente a diventare convincente, in una serie dove, sistematicamente, chi perde è chi non fa abbastanza, non resta, non si espone. Passa un anno intero, dopo il risveglio di Young Rye, prima delle fotografie del matrimonio: tempo più che sufficiente per una relazione, e cosa otteniamo? Yeong Sik che aiuta Young Rye a mettersi accanto a lui per una foto. Non è ambiguità sofisticata, è scrittura incompiuta, punto e fine del discorso!
Lo stesso vale per la sottotrama crime: violenza melodrammatica, padri abusivi, minacce, un accumulo che trasforma il drama, verso la fine, meno in un'osservazione della vita quotidiana e più in una gara a chi infila più catastrofi in un pacchetto nostalgico.
Jae Pil meritava un arco narrativo sganciato da queste due donne: inizialmente invaghito della prima e in seguito davvero amico dell'altra, quanto sarebbe stato bello se fosse diventato un semplice amico invece di un uomo che sceglie semplicemente perché l'altra è una presenza affidabile, che resta. Perché l'amicizia non è meno valida dell'amore anzi è assai più disinteressata , nobile e pura, difficile perché l'amore reca seco sempre una certa quota di egoismo e bisogno.
L’amicizia fra Young Rye e Jong Hui è davvero toccante proprio perché non viene presentata come un rifugio perfetto. Gli autori sembrano comprendere qualcosa di scomodo sulle vere amicizie femminili: l’amore non cancella il risentimento. Il sacrificio non cancella il ricordo di ciò a cui hai rinunciato. Proteggere qualcuno può diventare invadente. La generosità può creare un debito che nessuno aveva chiesto. E fare qualcosa “per il bene dell’altro” non significa automaticamente che quel qualcosa sia giusto.

Sul piano visivo, però, il drama resta magnifico: il color grading, caldo e sfumato, non ricostruisce gli anni'80, li ricorda, come se li stessimo guardando dall'interno della memoria di qualcuno. La colonna sonora, tutta al pianoforte, con Vivaldi quasi personaggio a sé (a parte una parentesi dei Carpenters), eleva scene che la sceneggiatura, da sola, non meriterebbe. Ed è proprio per questo che il drama frustra così tanto: non è brutto, c'è troppo materiale valido perché lo sia, ma sembra determinato, di tanto in tanto, a sabotare le proprie idee migliori.

La sequenza finale sulla spiaggia è bellissima e, a ben vedere, inquietante: il drama ci dice che il triangolo è stato superato, mentre visivamente continua a mostrarceli esattamente dentro quella geometria, Jae Pil ancora fra le due donne, Young Rye ancora al centro, Jong Hui che lo tira ancora verso di sé, come nel finale di un horror in cui tutto sembra risolto ma un'ombra resta in agguato. Non hanno abbandonato il triangolo: hanno solo imparato a starci dentro.
E forse è per questo che il finale mi ha lasciato una sensazione indefinibile di disagio invece della catarsi.La serie vuole celebrare l’amicizia femminile, ma non riesce mai completamente a liberarla dall’uomo attorno al quale è stato organizzato gran parte del suo conflitto. Vuole dire che hanno superato il triangolo, ma le immagini finali continuano a ruotare attorno al triangolo.
Vuole dire che il sacrificio è stato compreso, ma la persona che ha pagato il prezzo più alto rimane quella emotivamente meno risarcita.
E vuole farci credere che tutte brilleranno insieme.
Forse lo faranno. Ma io continuo a guardare Jong Hui chiedendomi se qualcuno si sia ricordato di restituirle la dignità prima dei titoli di coda.

Lo consiglio? La prima metà, sì, con entusiasmo: l'amicizia è coinvolgente, l'atmosfera d'epoca superba, la dinamica fra le due protagoniste molto più sfumata del semplice triangolo, e attorno a esso c'è la povertà resa con dignità assoluta, l'amicizia improbabile tra ceti diversi che la serie poi capovolge, la misoginia, la preferenza sistemica per il figlio maschio a cui viene concesso tutto — da cui, forse, origina la fame di riconoscimento di Young Rye: io sono la prima, io merito, dammi una possibilità.
Ma la seconda metà diventa progressivamente pesante, ci dice chi merita cosa invece di lasciarcelo scoprire, concede a Young Rye ogni ricompensa narrativa possibile mentre indebolisce Jong Hui passo dopo passo. Perché Jong Hui non aveva bisogno di vincere Jae Pil: aveva solo bisogno di restare se stessa. E forse è questa la più grande occasione mancata del lavoro: la donna che sembrava più forte non lo era davvero, e quella che sembrava una madonna era, sotto sotto, un po' stronza. Tristemente vero.

🎥 Sul piano tecnico, la regia di Kim Sang-ho costruisce un universo visivo coerente attraverso scenografie, oggetti, automobili, autobus, abiti, acconciature e ambienti quotidiani. Il dormitorio delle ragazze, per esempio, è pieno di dettagli d’epoca, dalle radio alla biancheria patchwork, e non dà mai l’impressione di essere stato semplicemente allestito per “sembrare anni Ottanta”: restituisce anche la dimensione concreta della vita delle giovani lavoratrici, gli spazi che condividono, gli oggetti che usano, il modo in cui abitano quei luoghi.
La fotografia sceglie una palette calda, dominata da marroni e gialli, che accentua la componente nostalgica senza trasformare ogni inquadratura in un esercizio di estetica rétro. L’immagine ha spesso una morbidezza quasi analogica, perfettamente coerente con il tema della memoria, ma la regia non è statica: la macchina da presa si muove, cambia angolazione, segue i personaggi e mantiene una certa vitalità (sospetto non siano sempre steady cam perchè in alcuni fotogrammi l'immagine traballa). È intenzionale perché impedisce alla ricostruzione storica di diventare una semplice cartolina vintage.
Anche i costumi sono utilizzati con attenzione e non come semplice decorazione. Il guardaroba contribuisce a definire immediatamente le protagoniste: Young Rye veste in modo più semplice e pratico, con una componente quasi maschile, mentre Jong Hee ha un’immagine più spavalda e androgina, coerente con il suo atteggiamento da “girl crush”. Lo stesso vale per le acconciature, chiaramente costruite sulle mode del periodo e integrate nella caratterizzazione dei personaggi.
È proprio nel comparto tecnico che la serie raggiunge alcuni dei suoi risultati migliori. La ricostruzione degli anni Ottanta non sembra “vintage” nel senso artificiale e patinato con cui oggi si tende a rappresentare il passato: sembra semplicemente vissuta.
Autobus affollati, dormitori, divise, piccoli oggetti domestici, negozi, strade e spazi condivisi compongono un ambiente credibile, nel quale i personaggi sembrano realmente appartenere al periodo in cui sono collocati. È un lavoro sui dettagli che funziona molto più della ricerca dell’effetto nostalgico a tutti i costi e che dà alla serie quella sensazione di passato concreto che sostiene anche il tema della memoria.
🦸🏻‍♂️Casting perchè fa parte del comparto tecnico: l’attore che interpreta Jae-pil stona, secondo me, per via del fascino troppo maturo, il trucco di Snowdrop era riuscito quasi nel miracolo di farlo sembrare un’altra persona, mentre qui persino nelle scene ambientate al liceo ha l’aria del professore capitato per errore in mezzo agli studenti. E con Kim Da-mi forma probabilmente una delle coppie visivamente peggio assortite che mi sia capitato di vedere in un drama.

👀 VOTO: 7,18 🎞️
Curiosità: vari echi (o citazioni) a snowdrop nella prima parte, dove il ML aveva allora una parte, se ci pensate era irriconoscibile. Un tributo, un ricordo o un indizio che preannuncia la tragedia?
Vi allego la colonna sonora meravigliosa del lavoro: https://www.youtube.com/watch?v=-Eqt-yxaF4U&list=PL2Jxuyl0NcIg5bzpoHqBnwRbnNuM1sgAc&index=59

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Completed
The Secret Romantic Guesthouse
5 people found this review helpful
9 days ago
18 of 18 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 6.5
Music 6.5
Rewatch Value 6.0

Il principe è segreto, le forzature no. Quando il mistery è il 9,5 su Viki.

Sageuk fusion con un'idea di partenza che non è affatto male anche se l'abbiamo vista e sentita tipo un migliaio di volte: un misterioso principe sopravvissuto a un colpo di Stato che ha portato al massacro della propria famiglia da parte dello zio, una giovane donna che gestisce una locanda vuota con solo 4 studiosi, 3 giovani flower boy che potrebbero nascondere identità diverse, un re-zio depravato e usurpatore, una rivolta e un fantasma. Sulla carta c'è materiale sufficiente per costruire un sageuk politico-romantico decisamente interessante.
La prima cosa che colpisce è il tono: TSRG oscilla continuamente fra mistery, romance, commedia, melodramma e intrigo politico, ma non sempre riesce a far convivere questi registri, sin da principio, dalla sigla all'interpretazione ridicola dei "bambini" si ha l'impressione di non avere un grosso budget a disposizione. Alcune situazioni sono apertamente farsesche, altre dovrebbero avere un peso drammatico enorme e vengono trattate quasi nello stesso modo. Il risultato è una serie che spesso sembra non sapere se vuole essere una storia di palazzo o una commedia romantica in costume. Non ho nulla contro l'umorismo in un sageuk. Anzi. Ho adorato Mr Queen ma inizialmente la comicità invade anche le scene che avrebbero avuto bisogno di gravità. E quando ad una regia basic si aggiungono musiche che entrano puntualmente a sottolineare ogni avvicinamento romantico, ogni sguardo e ogni momento di tensione, creato ad hoc percepisco un forzatura che stona.
Dal 2° ep. parte l'orchestra ogni volta che Kang San si avvicina a Dan Oh. A un certo punto ho avuto la sensazione che bastasse passare a meno di un metro dalla protagonista perché partisse un'intera sezione d'archi.
Anche la recitazione contribuisce parecchio alla sensazione di artificiosità: Ryeoun non è un cattivo attore, ma mi ha convinta poco, inizialmente nelle scene con Dan Oh tende a caricare molto le espressioni e soprattutto passa da un'espressione all'altra con una rapidità poco naturale. Più che assistere a un'emozione che nasce, si ha spesso l'impressione di assistere alla sua rappresentazione: preoccupazione, sorpresa, imbarazzo, gelosia. Tutto immediatamente leggibile, tutto già sottolineato e calcato in modo troppo poco naturale, non era all'altezza di un ruolo così complesso e anche lui, apprezzo l'onestà, non si dichiara soddisfatto della sua prestazione.
In una scena in cui vede la donna che ama in una situazione potenzialmente pericolosa e dovrebbe semplicemente preoccuparsi per lei, per esempio, l'espressione è talmente calcata da sembrare quasi una didascalia: occhi spalancati, sopracciglia sollevate, bocca aperta, senza alcune progressione graduale, dal neutro abbiano la faccia penosa-pensosa-appesa.
Ancora più sopra le righe ho trovato Hyun Woo nel ruolo del re Lee Chang. Il personaggio avrebbe bisogno di una certa freddezza, di quella calma inquietante di chi non ha bisogno di dimostrare continuamente il proprio potere. Invece, siccome deve interpretare un pazzo, sembra recitare la minaccia anziché incarnarla. Mani al collo, occhi sgranati, lembi della bocca tirati in giù tremanti, monoespressivo;e più che un villain è la caricatura di Jafar senza averne l'eleganza e l'inquietudine composta.
Anche i costumi, almeno per i miei gusti, non aiutano. Non mi hanno dato quella sensazione di cura e raffinatezza che mi aspetto da un sageuk importante. Alcuni abiti sembrano più funzionali alla riconoscibilità del personaggio che realmente appartenenti a un mondo storico coerente. E complessivamente c'è una certa povertà visiva che, insieme alle interpretazioni molto caricate, finisce per dare in alcuni momenti la sensazione di stare guardando un drama assemblato con quello che c'era a disposizione.
La cosa paradossale è che la serie si fa seguire e non annoia per essere un lavoro di 18 ore: il mistero dell'identità di Lee Seol funziona abbastanza bene, almeno finché non si comincia a guardarlo da vicino. L'idea che il principe sopravvissuto sia nascosto sotto un'altra identità, mentre il palazzo cerca di trovarlo, ha una sua attrattiva e la sceneggiatura rimescola spesso le carte per farti sospettare dei tre studiosi, tuttavia a volte la scrittura ha delle cadute incredibili: come la scoperta dell'identità attraverso il disegno nel libro dei documenti,
Dan Oh vede il disegno di due bambini vicino alla cuccia e collega immediatamente l'immagine al bambino che aveva nascosto molti anni prima. Peccato che sia stata proprio lei a raccontare al Principe quella storia. Quindi, l'esistenza di un disegno ispirato alla cuccia non dimostra affatto che quella persona sia quel bambino. Potrebbe semplicemente aver disegnato ciò che lei stessa gli aveva raccontato.
Per trasformare quel disegno in una vera prova sarebbe bastato un dettaglio che Dan Oh non gli aveva mai raccontato. Qualcosa che solo il bambino avrebbe potuto conoscere. Invece no: la serie pretende che il collegamento sia sufficientemente forte e via, avanti con la rivelazione.

Lo stesso problema si presenta nell'intrigo politico. Ci sono momenti in cui i personaggi sembrano essere intelligentissimi e altri in cui improvvisamente dimenticano la logica elementare pur di permettere alla trama di andare avanti.
Un esempio perfetto è Jang Tae-hwa. Nell'episodio in cui Kang San viene salvato dal Guardiano, Tae-hwa riesce a disarmarlo ed è nella posizione perfetta per eliminarlo. Poi compare il Guardiano, che interviene, disarma tutti e porta la situazione a 2 contro1. Prima di quello Jang Tae-hwa voleva solo uccidere il guardiano e vendicare al morte del figlio ma no...temporeggia perché vuole prima sapere chi c'è sotto il cappello, dando tempo al guardiano di entrare in scena e ribaltare la situazione.
Se il tuo obiettivo è vendicare tuo figlio e neutralizzare il Guardiano, lo uccidi e poi controlli chi era. Se non parla, non hai perso niente perché uno che vive per proteggere qualcuno è chiaro che non parla a costo di farsi ammazzare. Invece la scena viene costruita in modo da salvare il personaggio perché serve ancora alla trama,le motivazioni spesso sono sufficienti a sostenere la scena, ma non abbastanza forti da resistere a 2 minuti di ragionamento.
Quante volte il Principe e Il Guardiano possono uccidere l'Ispettore Capo! Almeno 2, no invece ci vuole la resa dei conti, lo lasciano andare più volte per arrivare al duello finale che dà una certa soddisfazione, sì. Comprendo le esigenze. di scrittura ma rendi quella scrittura plausibile, inevitabile, non renderla piena di buchi logici come un colabrodo!
La vera sorpresa, per me,però è stata un'altra, non il Guardiano, non la coppia di amici bambini che si salvano da piccoli e quindi per esigenze di copione devono ritrovarsi anche da adulti e scegliersi perché il primo amore è l'unico valido e perchè è bello. No! La sorpresa è stata l'eunuco. Una creatura viscida, meschina, sprezzante, profondamente umana che eleva il drama da 6,5 a 7.
In una serie popolata da personaggi che spesso sembrano usciti da una recita scolastica ambiziosa, l'eunuco è quasi l'unico adulto nella stanza. Non è semplicemente la macchietta codarda che cerca di salvarsi. È molto più interessante. È un concentrato di vigliaccheria, istinto di sopravvivenza e rapacità. Non si schiera davvero con nessuno: osserva chi sta per vincere e cerca di collocarsi dalla parte giusta del tavolo.
Anni prima aveva tradito il principe per sopravvivere. Quando viene richiamato per verificare l'identità di Ye Seol, però, decide di tacere. Non perché ci ripensi e sia mosso da un qualche senso di colpa ma perché continua a ragionare secondo la propria logica opportunistica.
A volte fornisce informazioni. A volte tace. A volte mette deliberatamente le carte sul tavolo. A volte manipola. Quando parla con il capo della fazione di sinistra, arriva praticamente a chiedere: "Ditemi chi devo confermare come Sua Maestà". Perché l'eunuco ha capito una cosa che gli altri sembrano ignorare: in politica non basta avere ragione. Conta chi riesce a imporre come verità ciò che il popolo è disposto a credere.
Quando dice a Ye Seol di non farsi sbranare dall'impostore, perché non importa quale sia la verità ma ciò che il popolo crede diventa verità, per un attimo TSRG smette di essere una commediuccia farsesca e diventa una storia politica. È praticamente un Don Abbondio coreano del Quattrocento!
Non ha il coraggio dell'eroe, non ha la fede del martire, non ha l'ambizione del potente ma ha soltanto il semplice, dignitoso e umanissimo desiderio di sopravvivere, con un po' di avidità; riuscendo a vedere con lucidità il meccanismo che muove tutti gli altri. Persino la sua riflessione sul rischio che i due fratelli ripetano l'errore della generazione precedente è più adulta di buona parte del conflitto principale.
È quasi comico che il personaggio più vigliacco sia anche uno dei più lucidi e riusciti.
Molti hanno poi parlato dell’evoluzione del Guardiano, ed è vero: è uno dei personaggi più interessanti dell’intera serie. Peccato che, osservandolo un po’ meglio, ci si accorga anche della quantità spropositata di controfigure utilizzate. Basta guardare le scene in cui compare completamente bendato: addome e punto vita sembrano cambiare dimensioni ogni volta. E nei primi piani del volto bendato ci sono addirittura 2 frame in cui si vede chiaramente che è un altro attore. E no, non è nemmeno l’attore che interpretava il Guardiano da giovane: il taglio degli occhi è diverso e quelli che si vedono sono chiaramente occhi da adulto, non da ragazzo.
E poi, negli ultimi 40 minuti dell’episodio finale, arriva l’assurdità definitiva: compare il Guardiano del re in carica. Peccato che questo significhi che, per tutti i 18 episodi, mentre gli altri cercavano disperatamente di scoprire l’identità del Guardiano, sapesse praticamente tutto: chi fosse, dove si muovesse, chi fosse coinvolto e persino chi lo finanziasse. E non interviene mai, nonostante il regno sia attraversato da complotti e intrighi, salvo “risvegliarsi” proprio quando il re è in pericolo. A questo punto la plausibilità logica può tranquillamente uscire dalla stanza: la sceneggiatura ha deciso che serviva un altro Guardiano e ce lo ha semplicemente materializzato negli ultimi minuti.
Purtroppo pessima la scrittura e la mancata evoluzione per Hong-joo, la sorella della protagonista, il personaggio è scritto male e reso ancora peggio: presentata come una ragazza la cui vita ruotava quasi interamente intorno al matrimonio con l'uomo che amava. Quando lui muore, lei si chiude in casa e cade nella depressione. Fin qui, nulla di assurdo, anzi è interessante mostrare il livello di superstizione e quali sacrifici si chiedevano alle donne da parte di un padre padrone che non ha mai smesso di considerare le donne proprietà privata. Invece di raccontare davvero il lutto, la serie lo utilizza come trampolino per introdurre Shi-yeol. Hong-joo comincia lentamente a uscire dal suo isolamento, prende confidenza con lui, torna nel mondo esterno, va al mercato, a bere e si innamora.
Ma quanto di questo percorso appartiene realmente a Hong-joo e quanto dipende dall'arrivo di un altro uomo?
La sensazione è che la serie sostituisca semplicemente l'oggetto dell'investimento affettivo. Prima viveva per il fidanzato; poi trova Shi-yeol e ricomincia a vivere attraverso Shi-yeol. Quando scopre che lui è coinvolto nella morte del fidanzato, crolla di nuovo e improvvisamente riemerge l'amore per il primo.
Quello che manca è la conquista di una soggettività autonoma!!!!Chi è questa donna? Non ha un baricentro autonomo, affettivo, vive per l'uomo di turno!
Avrebbe potuto avere un arco molto bello: una donna che, anche dopo la morte, comprende di aver vissuto troppo poco per se stessa e impara finalmente a desiderare qualcosa che non sia definito da un uomo. Invece il suo percorso sembra continuamente dipendere dal "pantalone" occasionale.
E quando scopre la verità, il conflitto avrebbe potuto essere molto più interessante: come si conciliano l'amore per l'uomo che hai conosciuto e amato e la scoperta che quell'uomo è responsabile...?
Invece la sceneggiatura tende sbrigativamente a farla ritornare dal primo uomo, in crisi.
Il personaggio non elabora MAI davvero, coazione a ripetere, diniego, sostituzione del sintomo sono i suoi funzionamenti. Ma questo è un problema che ritrovo anche altrove: molti personaggi non sembrano vivere le emozioni, sembrano attraversare funzioni emotive previste dalla sceneggiatura.
Tra Dan Oh e Kang San ci sono momenti che funzionano. Anzi, per un sageuk la quantità di contatto fisico è sorprendentemente generosa: baci, avvicinamenti, mani, situazioni abbastanza esplicite. C'è persino quella scena in cui lui cerca di scioglierle il nodo dell'handbook, che ha un'allusività decisamente più audace rispetto alla media del genere.
Alcune dinamiche iniziali sono piacevoli. Mi è piaciuto soprattutto il gioco dei doppi sensi fra loro, come quando lei trova la spada di legno di lui, la impugna, lui arriva, le mette la mano sulla sua e tira la spada verso di sé e, irritato, le chiede se desideri la sua spada e lei risponde: "E se la desiderassi?". Per un attimo la serie riesce a essere spiritosa senza spiegare il doppio senso.
Peccato che, sul piano della costruzione emotiva, il rapporto parta praticamente già avviato. Kang San manifesta atteggiamenti ambigui verso Dan Oh quasi subito, e la progressione che dovrebbe trasformare l'interesse in innamoramento è piuttosto sbrigativa. Non si avverte sempre il percorso; si avverte spesso il risultato. E qui torna il problema di Ryeoun: quando il personaggio dovrebbe semplicemente guardarla, spesso sembra già essere arrivato ad una fase prematura per il loro rapporto.

Il risultato è che il romance, pur avendo parecchio fan service, non mi ha dato sempre la sensazione di essere costruito con la gradualità necessaria.
Alla fine The Secret Romantic Guesthouse è una serie con molte idee, qualche personaggio interessante e diversi momenti piacevoli, ma anche con una scrittura che ricorre troppo spesso alla scorciatoia.
Quando deve far incontrare due personaggi, li fa comparire nel momento esatto in cui servono.
Quando deve creare una rivelazione , basta un disegno. Quando deve far sembrare un personaggio minaccioso, parte la mano alla gola. Quando deve sottolineare il romance, parte l'orchestra. Quando deve mostrare la preoccupazione, occhi spalancati. Quando deve risolvere un conflitto, arriva la rivelazione.

E quando una situazione potrebbe essere risolta logicamente in un modo molto più semplice, la sceneggiatura sceglie quello che permette alla puntata successiva di esistere. Il risultato è un drama che pretende spesso di avere un intrigo politico molto più raffinato di quello che effettivamente costruisce.

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Completed
The Eternal Fragrance
5 people found this review helpful
28 days ago
33 of 33 episodes seen
Completed 0
Overall 4.5
Story 6.5
Acting/Cast 6.0
Music 6.5
Rewatch Value 1.0

Frustrazione eterna: quando il Demone è il montaggio!

Parlare di The Eternal Fragrance è difficile perché non è una serie che non appartiene alla categoria dei prodotti dimenticabili o semplicemente brutti. È una di quelle opere che generano una reazione molto più frustrante: la sensazione costante di trovarsi davanti a qualcosa che avrebbe potuto essere molto migliore.
Non che la premessa avesse nulla di originale: un Signore dei Demoni reincarnato, una fata legata all'Albero Divino, un amore nato in una vita precedente, un conflitto tra destino e libero arbitrio, sangue, sacrificio, identità perdute e una lotta interiore tra uomini e demoni. La scrittura è fortemente derivativa (la fata e il diavolo, starry love, till the end of the moon).
Il problema è che spesso sembra più interessato a suggerire che a sviluppare, a creare aspettativa più che a concedere un vero compimento emotivo. È una serie fatta di promesse, e il suo difetto principale è che molte di queste promesse rimangono inespresse.

Trama: Xian Yuan è un giovane apparentemente freddo, individualista e manipolatore che, dopo aver cominciato ad avere strane visioni, si trasforma di colpo, con una velocità che farebbe impallidire una connessione internet da 5 giga al secondo, in un ragazzo timido, gentile e persino goffamente innamorato. Poi, quando la trama ne sente il bisogno, diventa Yecha: voce cavernosa, morso al collo, sguardo predatorio e improvvisa voglia di nutrirsi della Fata dei Fiori. Tre personalità? Due anime? Una possessione? Una reincarnazione? La risposta arriverà, forse. Nel frattempo è consigliabile non affezionarsi troppo a nessuna delle tre versioni, perché sono frustranti (uno &Trino ).

Li Fei, la protagonista, possiede l’Essenza dell’Albero Divino e quindi, oltre a essere una giovane donna tormentata dal destino, è anche una specie di distributore automatico di frutti spirituali per demoni affamati. Xian Yuan la protegge, la salva, si sacrifica per lei, viene respinto, perdonato a metà, nuovamente sospettato, nuovamente salvato, nuovamente sacrificato.
Lei oscilla tra “ci sto” e “sei mio nemico” con una coazione a ripetere che farebbe impallidire un Freud a fine carriera.

Nel frattempo c’è Tong Zhou, (il trangolo no!) il re innamorato, che per gran parte della storia coltiva un dignitoso fuocherello sentimentale. Poi, improvvisamente, il fuocherello diventa un incendio nucleare, perché evidentemente anche i poteri devono rispettare le esigenze dell’ultimo arco narrativo. Ja Ping passa dall’insofferenza alla riscoperta dell’istinto fraterno e, naturalmente, al sacrificio. Perché in questa serie, se non sai più cosa far fare a un personaggio, puoi sempre farlo sacrificare o dargli nuovi scopi, così dal nulla.
Il romance procede invece secondo una sofisticata tecnica narrativa chiamata “quasi”.
Quasi si baciano.
Quasi si scelgono.
Quasi si dichiarano.
Quasi diventano una coppia.
Quasi consumano la tensione accumulata per venticinque episodi.
Quando finalmente arriva un bacio, dopo metà serie, viene utilizzato per salvare qualcuno, quindi la protagonista precisa immediatamente di non fraintendere. Il desiderio sembra finalmente prendere forma, ma più avanti scopriamo che parte di quella famelica attrazione demoniaca aveva una spiegazione molto meno erotica: lui aveva semplicemente bisogno del frutto (fame non desiderio perché sennò vengono le convulsioni, il frutto forse possiede una sorta di acido valproico, anti convulsivante).
Cinque secoli di tensione romantica, dunque, per scoprire che forse il Signore dei Demoni aveva solo carenze nutrizionali. XD
E mentre lo spettatore aspetta il payoff sentimentale, la serie cambia progressivamente genere, per 18 puntante è un romance ma poi diventa di colpo un fantasy bellico. Gli intrighi si moltiplicano, i personaggi cambiano posizione, le alleanze si ribaltano, compaiono nuove verità sul passato e qualcuno muore, risorge, si sacrifica o scopre improvvisamente di avere un legame familiare fondamentale.
Il montaggio, nel frattempo, procede secondo il principio della roulette russa: una scena può appartenere al passato, al presente, a una visione, a una reincarnazione o semplicemente a un punto della sceneggiatura che è stato spostato tre episodi più avanti.
Alla fine, dopo aver promesso una grande storia d’amore tra una fata e un demone, The Eternal Fragrance offre soprattutto una guerra interminabile, sacrifici a catena e due protagonisti che, pur essendo finalmente insieme, sembrano avere meno tempo per guardarsi negli occhi di quanto ne abbiano avuto per salvare il mondo. Il romance di The Eternal Fragrance è costruito come una continua promessa di unione per 24 episodi, ma quella promessa viene sistematicamente rimandata o rimessa in discussione, fino a impedirmi di percepire una relazione davvero consolidata.
Il risultato è un curioso esperimento narrativo: una serie che passa trentatré episodi a preparare qualcosa che, quando dovrebbe finalmente esplodere, viene rimandato, reinterpretato, tagliato o sostituito da un’altra battaglia.
Benvenuti in The Eternal Fragrance: dove il vero Signore dei Demoni non è Yecha.
È il montaggio!

Intepretazioni: gli interpreti svolgono il loro compito, ma raramente riescono a trasformare materiale narrativo già traballante in qualcosa di realmente coinvolgente.
- Song Weilong è sufficiente. Ha una presenza scenica evidente e una fisicità che la macchina da presa sa sfruttare, soprattutto quando emerge il lato Yecha, ma la costruzione del personaggio è talmente discontinua che diventa difficile capire quanto delle sue oscillazioni dipenda dall'attore e quanto dalla regia.

Jing yi se la cava meglio e la considero una buona interprete ma anche qui ho percepito una certa fissità. Ha un'espressività riconoscibile che funziona, tuttavia tende a riproporre una modalità interpretativa abbastanza simile nei diversi ruoli. In particolare, ho trovato poca distanza tra Li Fei e Furong di Ruyi's Pavillion: cambia il personaggio, ma non sempre cambia abbastanza il modo di attraversare la scena. Non è una cattiva attrice; semplicemente non riesce a creare quella trasformazione che avrebbe aiutato una protagonista già poco sostenuta dalla sceneggiatura.

Tong Zhou è invece troppo acerbo per risultare davvero convincente come villain. L'espressione rimane spesso contratta, pensierosa, preoccupata, quasi permanentemente impegnata a comunicare che sta per succedere qualcosa di terribile. Anche nelle scene più drammatiche ho percepito talvolta più l'artificio dell'interpretazione che lo shock vero e proprio, vedo l'attore che interpreta lo sconvolgimento, non sempre il personaggio che lo sta vivendo.

E poi ci sono i maestri della setta. Le loro risate sono un capitolo a parte. Quel repertorio di "ahahahahah" alla Santa Clause che sta per avvisare "merry christmas" mi ha fatto pensare più a un cartone animato per l'infanzia che a un drama fantasy che vorrebbe essere cupo, tragico e adulto. In alcuni momenti sembra quasi che debba comparire qualcuno a consegnare una caramella al protagonista prima di riprendere la battaglia.

Nonostante tutto, non boccerei il cast. Il problema è che nessuno riesce veramente a fare il salto di qualità. Le interpretazioni restano funzionali ma raramente toccanti in una storia che avrebbe bisogno di un'enorme intensità emotiva per compensare i buchi della scrittura, questa è stata una mancanza significativa.

CGI: meno disastrosa di quanto mi aspettassi e qui faccio una distinzione rispetto a molte critiche che ho letto.
La CGI degli animali è effettivamente il punto debole, in più di una scena l'effetto digitale appare povero, artificiale e poco integrato con l'ambiente, manco fosse creato col commodore 64. È probabilmente uno degli aspetti che più facilmente fanno percepire la natura economica della produzione.
Sui combattimenti, invece, il mio giudizio è decisamente più indulgente. Molti spettatori hanno trovato gli effetti molto scarsi; personalmente non ho avuto la stessa impressione, anche perché la visione sulla mia Smart TV potrebbe aver beneficiato dell'elaborazione dell'immagine e dell'AI integrata, attenuando alcuni difetti che in altre condizioni risultano più evidenti, forse.
La CGI dei combattimenti non è certamente spettacolare in senso cinematografico, ma è abbastanza efficace da sostenere il fantasy. Il problema è che, dopo un po', ci si accorge che buona parte delle battaglie segue una grammatica piuttosto ripetitiva: fasci di luce colorati, esplosioni luminose, personaggi che schivano colpi appesi alle funi e acrobazie aeree.
Alla fine cambia il colore del raggio, cambia chi lo lancia e cambia chi deve scansarsi, ma la coreografia visiva tende a ripetersi.
Quindi non condivido completamente il giudizio di chi considera la CGI complessivamente pessima. La trovo disomogenea: debole sugli animali, dignitosa nei combattimenti, mai davvero spettacolare.

Trucco & Parrucco: Il reparto trucco sembra provenire da un'altra epoca televisiva, in alcuni momenti richiama più il fantasy artigianale di Fantaghirò e Lamberto Bava che una produzione contemporanea. Il risultato crea un curioso contrasto con una serie che aspira al mito e alla grandezza epica che viene occasionalmente riportata a una dimensione quasi infantile e amatoriale, parrucche di peluche, mani di peluche di coniglio , musi attaccati, trucchi analooghi a quelli che realizziamo in casa per il carnevale dei bambini. Questo abbassa moltissimo la credibilità della serie.

Le tre personalità di Yecha, il personaggio che non è mai diventato UNO: Song Weilong non viene valorizzato come grande interprete drammatico nel senso classico, ma possiede qualcosa che la macchina da presa registra immediatamente, i volto, la fisicità, la voce doppiata profonda, la presenza.
Paradossalmente la sua versione più interessante è proprio Yecha: il lato che avrebbe potuto portare la serie verso un romance più adulto e istintivo ma non è che Song Weilong non comunichi desiderio, è che la regia costruisce la tensione e poi la spegne.
Il Signore dei Demoni diventa il più paziente e rispettoso bodyguard della storia dei fantasy!!!
Esteticamente prestante e più convincente di qualsiasi altro Signore dei Demoni a livello interpretativo molto magnetismo ma poca aura. Non ha l'intensità , la forza, l'evoluzione e lo spessore drammatico di un Dongfang Qingcang o di un Tantai Jin. Non trabocca di disperazione tragica per l'amore non ricambiato come Sifeng.
Per difetti di scrittura, tagli, montaggi o pigrizia registica le tre personalità rappresentate non vengono mai fuse in una unica sola ma appaiono come tre personaggi sganciati.
La serie costruisce tre figure: Xiuyuan iniziale, freddo; individualista; manipolatore, diffidente,
Xiuyuan innamorato invece diventa un Tushan Jing; devoto, gentile, goffo, vulnerabile, votato al sacrificio, vulnerabile, fragile, sofferente.
Yecha è predatorio, sensuale, aggressivo, istintuale. Il problema non è la molteplicità. Anzi, l'idea è ottima ma queste tre anime non diventano mai una persona.
La serie avrebbe dovuto raccontare un percorso di integrazione: non eliminare Yecha, non negare Xiuyuan, ma creare un uomo complesso, mutistrato, sfaccettato invece restituisce tre versioni diverse interpretate dal medesimo attore.

Differenze con Love and Redemption
Uno degli aspetti più interessanti di The Eternal Fragrance è il modo in cui sembra avvicinarsi a un tema poco esplorato nello xianxia romantico: il desiderio fisico.
La dinamica tra Yecha e la Fata dei Fiori possiede un immaginario diverso dal classico amore spirituale e idealizzato:
il sangue, il morso, la vicinanza pelvica, l'attrazione irresistibile di lui per lei, la fame del demone sembrano introdurre una componente più istintiva.
Il paragone con Love and Redemption è inevitabile.
Anche lì esiste un gioco iniziale di attrazione fisica ma con una differenza fondamentale: Chu Xuanji è ingenua, inconsapevole, scopre lentamente il sentimento. Li Fei invece appare molto più consapevole e volutamente seduttiva. La sua relazione con Xiuyuan sembra promettere un incontro tra due adulti, tra due persone che conoscono il peso del desiderio e del sacrificio.
Ed è proprio per questo aspetto che rappresenta la delusione è maggiore. La serie costruisce continuamente un'esplosione emotiva e fisica che non arriva mai: il bacio iniziale, appena accennato, diventa quasi un elemento promozionale ripetuto fino allo sfinimento: una scena mostrata, richiamata, riciclata, mentre lo spazio narrativo avrebbe potuto essere utilizzato per approfondire la mitologia, il rapporto tra i personaggi e le loro motivazioni.

Il problema non è l'assenza di erotismo bensì l'assenza di conseguenza, la tensione viene creata ma non trasformata.
E il finale introduce un'ulteriore ambiguità: ciò che sembrava un desiderio carnale e incontrollabile di Yecha verso la Fata dei Fiori viene anche spiegato come conseguenza del suo bisogno dell'essenza dell'Albero Divino.
Il demone che sembrava divorato dalla passione diventa anche un essere affamato di un potere necessario alla propria sopravvivenza. La storia non nega l'amore ma ridimensiona proprio quella componente fisica che aveva promesso.
Unico punto di contatto la dimensione del sacrificio e il ML rappresentato come eroe tragico sacrificale, solo, non condivide mai il peso con l'amata, si fa carico lui delle conseguenze . Sifeng pure era un personaggio che soffriva in silenzio, nascondeva i problemi alla persona amata e finiva per sacrificarsi,
Ma Love and Redemption fa una cosa che The Eternal Fragrance non riesce a fare: riequilibra! Chu Xuanji comprende, lo cerca, lo sceglie, passa interi episodi a tentare di rimediare, e alla fine il sacrificio diventa reciproco.
In The Eternal Fragrance, invece, Xiuyuan sembra amare in modo unilaterale.
Non manca necessariamente l'amore di Li Fei, manca il momento in cui lo spettatore percepisce il suo amore avere lo stesso peso drammatico, che lei lo corrisponda viene supposto dagli amici, lei ne parla alla fine con una frase ma non senti mai davvero che lei lo ricambi in qualche modo, paradossalmente sembra più legata a lui nei primi 10 episodi che negli ultimi 5.

IN Conclusione: Se tornassi indietro non inizierei questa serie. Non perché sia priva di qualità, ma perché costruisce aspettative che non mantiene. Mi ha fatto credere di assistere alla nascita di una grande storia d'amore tra un demone e una fata, salvo trasformarsi, negli ultimi episodi, in una lunga sequenza di intrighi, guerre e sacrifici che lasciano il romance in secondo piano, quando i protagonisti si ritrovano, non ho visto due innamorati che avevano attraversato cinque secoli di destino. Ho visto due sopravvissuti che si abbracciano. La sensazione finale non è di tristezza ma di occasione sprecata per:
1) payoff romantico assente;
2) protagonista femminile sentimentalmente poco convincente;
3) personaggi che cambiano all'improvviso per esigenze di copione;
4) ultimi episodi trasformati in una guerra continua;
5) spiegazioni concentrate o raccontate male;
6) finale che ridimensiona persino la componente sensuale di Yecha... .
Per tutti questi motivi il mio voto da 5,8 arriva a 4,5.
La consiglio? Ovviamente no, questa serie con 7 episodi tagliati, non comprendo perché, diventa un prodotto che prima aveva dei limiti, poi diventa quasi inguardabile.

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