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Under the Hawthorn Tree (2010)

山楂树之恋 ‧ Movie ‧ 2010
Under the Hawthorn Tree (2010) poster
8.4
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Classificato #860
Popolarità #3716
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  • English
  • Paese: China
  • Genere: Movie
  • Data di Rilascio: set 16, 2010
  • Durata: 1 hr. 50 min.
  • Puteggio: 8.4 (scored by 1,934 utenti)
  • Classificato: #860
  • Popolarità: #3716
  • Classificazione dei Contenuti: Not Yet Rated

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5 persone hanno trovato utile questa recensione
30 giorni fa
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Generale 8.0
Storia 9.5
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 7.5

La rivoluzione silenziosa di un amore impossibile

Quando si pensa al cinema di Zhang Yimou spesso vengono in mente immagini grandiose: eserciti che si muovono come onde sanguinarie, combattimenti coreografati come danze, scenografie monumentali dove ogni dettaglio impressiona lo spettatore. Questo film invece rappresenta quasi un movimento contrario nella sua filmografia: non cerca la grandezza attraverso lo spettacolo ma lavora in sottrazione.

È probabilmente uno dei suoi film più semplici in superficie, e proprio questa semplicità che divide ma conquista. Conquista come ritorno alla purezza emotiva dei suoi primi lavori; divide perché vedi un racconto idealizzato, quasi filtrato dalla nostalgia. Perché il regista non vuole raccontare soltanto un amore ma il modo in cui un sentimento può sopravvivere in un ambiente dove persino provare qualcosa diventa pericoloso.

La storia è ambientata negli anni della Rivoluzione Culturale cinese. Jingqiu, una giovane studentessa proveniente da una famiglia politicamente compromessa, viene mandata in campagna per un progetto educativo. Qui incontra Lao San, un ragazzo gentile, paziente, apparentemente lontano dalla durezza ideologica che domina il periodo. Quello che nasce tra loro non è un amore fatto di grandi dichiarazioni o gesti melodrammatici. È un sentimento costruito su attese, piccoli incontri, parole trattenute. Una presenza calma, senza passione. Zhang Yimou elimina quasi completamente la fisicità romantica. In un cinema contemporaneo abituato a rappresentare l’amore attraverso il possesso, il desiderio e l’immediatezza, Under the Hawthorn Tree rappresenta il desiderio come distanza.

Una mano sfiorata diventa un evento. Una camminata insieme diventa intimità. Uno sguardo trattenuto contiene più tensione emotiva di una scena apertamente passionale.

Questa scelta mi è sembrata plausibile e commovente, questa purezza che mostra il ritratto di un’epoca in cui i sentimenti dovevano esistere come vissuti privati, protetti dalla pressione sociale, dall'altro ho avuto spesso il sentore di assistere ad una mitizzazione dell'amore, quasi mitologico nella sua innocenza ed eccessivamente distante dalla complessità reale della giovinezza.

Ma probabilmente il punto del film non è mostrare un amore realistico nel senso moderno del termine. È mostrare come si ricorda un amore. É questo il punto.

La fotografia di Zhao Xiaoding lavora esattamente in questa direzione.
La tavolozza cromatica è estremamente controllata: verdi morbidi della campagna, grigi degli ambienti quotidiani, colori poco saturi che sembrano appartenere più alla memoria che alla realtà.
La natura non viene mostrata come spettacolo bensì come rifugio.

L’albero di biancospino del titolo diventa il centro simbolico dell’opera. Durante la Rivoluzione Culturale viene caricato di significato politico, legato alla memoria e al sacrificio rivoluzionario, ma nel percorso dei due protagonisti assume un significato completamente diverso: diventa il luogo privato di un sentimento che cerca di esistere fuori dalle imposizioni collettive.

Molto interessante l’uso del rosso, già molto caro all'autore.
Zhang Yimou è sempre stato uno dei registi asiatici più attenti alla funzione narrativa del colore. In opere come "Lanterne Rosse" o "Hero" il rosso era dominante, violento, quasi aggressivo. Qui invece appare in maniera più delicata, più spento, quasi amaranto, non esplora, affiora : non è il colore del potere, ma della memoria, del sentimento e della perdita.

Anche la regia segue l'essenzialità: la macchina da presa non forza la commozione con primi piani insistenti, ma osserva. Molte scene sembrano costruite intorno all’attesa: aspettare una lettera, aspettare un incontro, aspettare il momento in cui finalmente qualcosa potrà essere detto.

Il montaggio di Meng Peicong accompagna questa lentezza senza cercare accelerazioni artificiali. Il ritmo può sembrare eccessivamente tranquillo per alcuni spettatori, ma è coerente con il tema centrale: un amore nato in un mondo dove ogni emozione deve procedere con cautela.

La colonna sonora di Chen Qigang segue la stessa strada. Non cerca il melodramma continuo ma interviene nei momenti di maggiore vulnerabilità emotiva. Il film avrebbe facilmente potuto trasformarsi in un racconto strappalacrime, invece spesso sceglie il silenzio.

Il lavoro sugli attori è forse uno degli aspetti più riusciti.

Zhou Dongyu, al suo debutto cinematografico, porta sullo schermo una naturalezza rara. La sua Jingqiu non è semplicemente “innocente”: è una ragazza cresciuta nella paura. La sua prudenza non deriva solo dalla timidezza, ma da un contesto storico in cui un errore può avere conseguenze enormi sulla propria famiglia.
La sua interpretazione vive nei dettagli: lo sguardo abbassato, l’incertezza nel rispondere, il modo in cui sembra sempre trattenere una parte di sé.

Dou Xiao costruisce invece Lao San come una figura quasi fuori dal tempo. Ed è forse qui che nasce una delle critiche più frequenti al film: Lao San è talmente paziente, generoso e devoto da apparire più come un ideale romantico che come un ragazzo reale ma anche questa può essere una scelta narrativa: Lao San non è raccontato con gli occhi neutrali della realtà, ma attraverso la memoria emotiva di chi lo ha amato.
La sua malinconia nasce dal contrasto tra ciò che i protagonisti provano e ciò che il mondo permette loro di vivere. Non racconta un amore impossibile perché manchi il sentimento ma perché a volte la vita concede alle persone il momento giusto quando il tempo a disposizione è già troppo poco.

La grandezza del film sta forse proprio nella sua fragilità. Non cerca di essere complesso, provocatorio o rivoluzionario. Racconta qualcosa di estremamente semplice: due persone che si incontrano e che, per un breve periodo, riescono a creare un piccolo spazio di gentilezza dentro un mondo duro.
Per alcuni sarà troppo sentimentale. Per altri sarà devastante. Per me è stato un Ni, guardo le opere dei grandi registi con distacco perchè mi concentro per coglierne il simbolismo e il senso del messaggio complessivo, ero preparata ad un finale triste.
Zhang Yimou sembra volerci lasciare con una domanda molto precisa: un amore è meno importante se non ha avuto il tempo di trasformarsi in una vita intera?
Forse no.
Forse alcuni sentimenti rimangono proprio perché non hanno avuto il tempo di consumarsi. Perché non hanno conosciuto l’abitudine, la quotidianità, l'usura della novità quando viene macchiata dalla normalità. Restano lì, sospesi in un luogo della memoria dove tutto è ancora possibilità, dove una parola non detta pesa più di mille pronunciate, dove un istante mancato continua a vivere più a lungo di anni interi.

E forse è proprio questa la crudeltà degli amori incompiuti: non finiscono davvero. Non hanno una conclusione contro cui ribellarsi, non hanno una vita vissuta da archiviare. Rimangono domande aperte.

Come si dimentica qualcosa che non ha avuto nemmeno il tempo di diventare reale fino in fondo? Vive nella vastità delle possibilità inespresse.

Guardando *Under the Hawthorn Tree* ho sentito il dolore silenzioso di questa verità. Che a volte non soffriamo solo per ciò che abbiamo perso, ma anche per ciò che avremmo potuto avere. Per quella versione di noi stessi che sarebbe esistita accanto a quella persona e che invece rimane per sempre intrappolata in un futuro mai accaduto.

E forse è questo che rende certi amori così difficili da lasciare andare: non ci manca soltanto qualcuno.

Ci manca la vita che, per un momento, avevamo immaginato possibile.

Dove l'ho visto?

https://mydrama.altervista.org/under-the-hawthorn-tree-sub-ita-2010/

unico con sub ita.

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Completo
Lynnea
2 persone hanno trovato utile questa recensione
mag 31, 2026
Completo 1
Generale 9.5
Storia 9.5
Acting/Cast 9.5
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 9.0
Questa recensione può contenere spoiler

Un inno all’amore puro e limpido incastonato tra le pieghe della Storia

“Sotto l’albero di Biancospino” - film cinese del 2010 diretto da Zhang Yimou - è un’opera di straordinaria intimità e purezza espressiva, un racconto stilisticamente sobrio e di grande forza comunicativa. La pellicola rinuncia volutamente ad ogni artificio o spettacolarizzazione visiva, scegliendo di affidarsi al potere della sottrazione, del silenzio e di un contesto rurale autentico e toccante. Il risultato è semplicemente disarmante, interamente focalizzato sull'esplorazione del sentimento amoroso nella sua declinazione più limpida, capace di toccare le corde più profonde dello spettatore attraverso la forza dei dettagli e delle emozioni messe a nudo.

LA STORIA - Ambientato nella Cina degli anni '70, durante gli ultimi sprazzi della Rivoluzione Culturale, il film segue le vicende della giovane studentessa Jing Qiu, interpretata da una straordinaria Zhou Dong Yu, che di recente ho avuto modo di scoprire e ammirare anche in un’altra pellicola a dir poco sublime (Better days). Inviata in un remoto villaggio di montagna per un programma di rieducazione attraverso il lavoro nei campi, Jing Qiu porta sulle spalle il peso di un'infamia politica: la sua famiglia è rigidamente monitorata e la madre è ridotta a lavori degradanti dopo che il marito è stato imprigionato con l’accusa di essere un capitalista. In questo clima di costante sospetto e oppressione sociale, l'esistenza di Jing Qiu si incrocia con quella di Lao San – interpretato da un Shawn Dou - un giovane speleologo dall'animo nobile, il cui padre occupa una posizione militare di rilievo, ma la cui madre si è tolta la vita dopo essere stata bollata come dissidente. Tra i due nasce un legame clandestino, fatto di fugaci incontri rubati e promesse silenziose. Il fulcro emotivo del film risiede proprio nella rappresentazione dell’amore puro: la relazione tra i due protagonisti si sviluppa in totale controtendenza rispetto ai canoni del melodramma contemporaneo, facendo leva esclusivamente su piccoli gesti quotidiani, sguardi pudici e una cavalleria protettiva d'altri tempi.
Il tragico epilogo, in cui l'ombra della leucemia – probabilmente legata ad un avvelenamento da metalli pesanti - si abbatte implacabile sul destino dei due innamorati, conduce lo spettatore verso una delle conclusioni più strazianti del cinema sentimentale moderno. La drammatica trasformazione di Lao San, che passa dall'essere un giovane vibrante all'ombra sbiadita di se stesso su un letto d'ospedale, è un vero e proprio colpo al cuore. La sequenza finale, con Jing Qiu che invoca disperatamente il suo nome di fronte a quell’unica fotografia di loro due incollata sul soffitto affinché lui possa vederla fino all'ultimo istante, spezza ogni tensione nello spettatore, dando sfogo a un’intensa emozione liberatoria.

RECITAZIONE - Per quanto riguarda il cast, i protagonisti offrono una prova davvero di alto livello: Shawn Dou, con il suo sorriso incredibilmente radioso e gli occhi carichi di una giovinezza pulita, dà vita a un personaggio indimenticabile: un ragazzo che incarna la devozione assoluta, capace di frenare i propri impulsi nel profondo rispetto dei tempi e della vulnerabilità della sua amata. Dall'altra parte, Zhou Dong Yu offre una performance magistrale per sfumature e controllo, restituendo con delicatezza millimetrica il passaggio dall'esitazione timorosa alla determinazione di un sentimento totalizzante. E’ un’attrice di un’espressività straordinaria che – non so come – non avevo ancora avuto modo di conoscere e che davvero mi stupisce sia per talento – tra l’altro ai tempi di questo film era appena diciottenne - sia per i ruoli interpretati: curiosa di scoprire il resto della sua filmografia, al momento per quanto mi riguarda conta due lavori davvero di spessore, ben più impegnativi delle molte commedie intrise di banalità.

ASPETTI TECNICI - Il film si distingue per una messinscena volutamente sommessa. La fotografia di Zhao Xiao Ding abbandona i colori saturi per abbracciare una palette cromatica più spenta, dominata da toni terreni e luci naturali che conferiscono al mondo rurale un aspetto vissuto, autentico e pervaso da una dolce malinconia. Peculiare è l’uso frequente di cartelli testuali inseriti tra le scene per esplicitare i passaggi temporali; una scelta didascalica che dona alla pellicola una cadenza quasi letteraria, come se lo spettatore stesse sfogliando le pagine ingiallite di un vecchio diario privato.


In conclusione, una pellicola sublime che portà in sé un animo poetico calato in un contesto di grande contrasto, il che lo traduce ancor più in un inno a un romanticismo pulito e perduto che dimostra come il vero amore non abbia bisogno di eccessi per risplendere eterno, protetto per sempre sotto i rami di un biancospino. Una visione davvero più che consigliata, per quanto anche dolorosa. Solitamente rifuggo i finali tragici, ma in certe – rare – occasioni lo strappo alla regola diventa qualcosa di doveroso. E questa è una di quelle.

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Dettagli

  • Titolo: Under the Hawthorn Tree
  • Genere: Movie
  • Format: Feature Film
  • Paese: Cina
  • Data di Rilascio: set 16, 2010
  • Durata: 1 hr. 50 min.
  • Classificazione dei Contenuti: Non Ancora Valutato

Statistiche

  • Puteggio: 8.4 (votato da 1,934 utenti)
  • Classificato: #860
  • Popolarità: #3716
  • Visto da: 5,839

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