New Chinese historical drama 'A Splendid Match' announces premiere date - Italiano
- 中文(简体)
- ภาษาไทย
- Українська
- Titolo Originale: 一笑随歌
- Conosciuto Anche Come: Wan Xin Ji , Xiao Ge Xing , Yi Xiao , Yi Xiao Sui Ge , 一笑 , 笑歌行 , 綰心記 , 绾心记
- Regista: Chu Yui Bun, Francis Nam, Gu Zhi Wei
- Sceneggiatore: Qing Mei
- Generi: Storico, Mistero, Romantico, Politico
Dove Guardare Wan Xin Ji
Subscription (sub)
Cast & Ringraziamenti
- Li QinFu Yi XiaoRuolo Principale
- Chen Zhe YuanFeng Sui Ge / First Prince of SushaRuolo Principale
- Xia MengFeng Xi Yang [Princess of Susha]Ruolo di Supporto
- Chen He YiXia Jing Shi [Prince of Zhennan]Ruolo di Supporto
- Zuo YeMurong Yao [Marquis of Chang Le's son]Ruolo di Supporto
- Qin Tian YuXia Jing Yan [Emperor of Jinxiu]Ruolo di Supporto
Recensioni
FATED JUDAS- Quando lo stile prende il sopravvento sulla narrazione
Il titolo della recensione è volutamente provocatorio , Giuda non allude soltanto ai tradimenti che attraversano la trama da parte di persone vicine e care ai due protagonisti ma ad una storia che finisce per tradire se stessa. Tradisce le proprie ambizioni artistiche, il tono tragico che vorrebbe assumere e, soprattutto, il linguaggio cinematografico che tenta di appropriarsi con innovazioni senza sempre comprenderne la funzione.Il problema dell'opera è una scrittura derivativa ( da almeno 6 drama storici- wuxia) che propone dei contenuti senza svilupparli fino in fondo.
La struttura narrativa costruisce un continuo gioco di specularità, i due protagonisti percorrono traiettorie quasi simmetriche: entrambi vengono traditi dalla persona di cui si fidano maggiormente, entrambi riportano ferite che modificano il loro destino, entrambi sperimentano la perdita della memoria, entrambi sono costretti a ridefinire la propria identità. Anche le coppie secondarie finiscono spesso per vivere, a ruoli invertiti, le stesse dinamiche emotive (Feng Xiyang e Xia Jinshi) quindi ha uno scopo , non è un cliché ripetuto , come scriveva qualcuno.... .
L'idea della specularità è probabilmente l'intuizione migliore dell'intera serie. Il problema è che resta quasi sempre un meccanismo strutturale più che un vero tema filosofico.
Lo stesso accade con gli altri argomenti affrontati. La guerra, il rapporto fra genitori e figli, il peso delle aspettative familiari, la memoria, il desiderio femminile qui mostrato con una certa modernità, il sacrificio, la responsabilità politica. Tutti elementi presenti. Nessuno realmente approfondito.
La sensazione costante è stata quella di assistere a una sceneggiatura che accumula temi invece di svilupparli.
Dal punto di vista narrativo l'opera aggiunge molto poco a un panorama ormai saturo di wuxia romantici. Dopo decine di produzioni storiche cinesi viste negli ultimi anni, è difficile non riconoscere una costruzione fortemente derivativa. Le dinamiche ricordano Rule the World; l'estetica visiva e sonora richiama spesso Fangs of Fortune; alcune scelte iconografiche – dai morsi sul collo alla costruzione predatore-preda fino all'erotizzazione della violenza – evocano apertamente un immaginario vampiresco che riporta inevitabilmente a Twilight.
Il revenge finale con la resa dei conti e la strage finale a casa del cattivo di turno Love like Galaxy e l'utilizzo di ipersaturazioni a contrasto e primi piani che stravolgono il volto, The Double.
Naturalmente il problema non è l'influenza, potrebbero essere citazioni. Tutto il cinema vive di influenze. Il problema nasce quando il mosaico non genera un'identità nuova.
Paradossalmente è proprio la regia a rappresentare il punto più interessante e, contemporaneamente, la maggiore occasione mancata. È evidente il desiderio di sperimentare:
Color grading fortemente saturo.
Flare luminosi.
Primi piani estremi.
Montaggio sincopato.
Sound design continuamente enfatizzato attraverso riverberi, code vocali e trattamenti artificiali delle voci.
Persino il dolly zoom (il cosiddetto Vertigo effect), caro a Hitchcock e presente dal 1960, finalmente compare in più occasioni , per la prima volta forse in un drama cinese. WOW !
Il Vertigo effect, ossia quel doppio effetto che consiste nell'avvicinare o allontanare il soggetto a fuoco e porre l'effetto opposto sullo sfondo, non nasce come semplice abbellimento estetico. È una figura retorica del linguaggio cinematografico. Tradizionalmente visualizza una frattura percettiva, una perdita di controllo, uno shock, un improvviso mutamento psicologico, può essere utilizzato per paranoia, sovvertimento, insomma avvisa che sta per accadere qualcosa dissociando i due piani: uno si avvicina e l'altro si allontana, una soluzione molto elegante e ormai realizzabile anche con la telecamera dello smartphone e un programma come CUPCUT.
In questo lavoro, in un paio di sequenze il suo utilizzo appare coerente con il vissuto dei personaggi.
In altre, invece, sembra trasformarsi in una firma stilistica applicata indipendentemente dal contenuto drammatico della scena.
Durante una frattura emotiva fra padre e figlio, ad esempio, la costruzione dell'inquadratura comprime lo spazio (l'inquadratura zoomma sui volti), anziché enfatizzare la distanza relazionale, producendo un'immagine suggestiva ma semanticamente poco coerente.
Una regia moderna che conosce gli strumenti del linguaggio cinematografico, ma che troppo spesso li utilizza come ornamento invece che come veicolo di significato.
Lo stesso discorso riguarda l'impianto estetico generale: l'opera oscilla costantemente fra un drama a sfondo storico e un idol drama (zero credibilità storica).
I costumi recuperano suggestioni delle popolazioni tibetane, per quanto riguarda la fazione avversaria, mentre trucco, contouring, sopracciglia perfettamente scolpite, manicure rosse e fotografia ipersatura appartengono chiaramente a un immaginario contemporaneo, stessa cosa per le scarpe con zeppe interne e polsiere in ecopelle ben visibile.
Il risultato costruisce un ibrido che finisce spesso per compromettere la credibilità del mondo rappresentato.
Persino il sound design contribuisce a questa impressione. Le voci vengono frequentemente trattate con riverberi e code artificiali che dovrebbero conferire maggiore epicità ai protagonisti. In realtà producono spesso l'effetto opposto: ricordano costantemente allo spettatore la presenza della post-produzione, interrompendo l'immersione narrativa.
Anche sul piano attoriale il cast appare discontinuo.
Li Qin sostiene gran parte del peso emotivo della serie con un'eroina finalmente desiderante, capace di scegliere, combattere e manifestare apertamente il proprio desiderio senza essere ridotta alla classica figura femminile passiva. Una sorta di Nikita dei tempi antichi sebbene troppo coreografica nei duelli. È probabilmente il personaggio meglio scritto dell'intera opera.
Chen Zheyuan, invece, non è affatto il pessimo attore che alcuni hanno descritto, ma nemmeno il protagonista carismatico necessario per sostenere un progetto così ambizioso. Alterna momenti convincenti ad altri molto più opachi, probabilmente penalizzato anche da una regia che privilegia continuamente l'immagine alla costruzione interpretativa. Un trucco eccessivamente levigato con un contouring a macchie ben visibile, una bocca che ricorda il becco di un'anatra, un volto quasi immobile in alcune sequenze e un'estetica troppo patinata finiscono inoltre per indebolire la credibilità di un personaggio che dovrebbe incarnare un generale temprato dalla guerra.
Peggiore è la prova da parte del cast secondario, in particolare dell'interprete di Murong Junior, la cui recitazione si riduce spesso a una successione di smorfie enfatizzate da un montaggio ossessivamente frammentato.
Mi sono chiesta più volte se il problema fosse davvero il cast o, piuttosto, la direzione data agli attori. La sensazione è che la regia abbia privilegiato costantemente la costruzione dell'immagine rispetto alla costruzione dell'interpretazione. Molti personaggi finiscono così per rifugiarsi in un repertorio di smorfie, sguardi esasperati e pose, senza raggiungere una reale credibilità emotiva.
Chen He Yi in "Perfect Match" (serie netflix, non a caso) aveva dimostrato di possedere un registro più naturale e sfumato; qui, invece, sembra costretto entro una recitazione caricata, quasi illustrativa, lontana dal suo potenziale. Lo stesso vale per diversi antagonisti, che raramente trasmettono quella sottile inquietudine che dovrebbe accompagnare un buon villain.
Anche Chen Zheyuan, pur non essendo affatto l'attore disastroso che qualcuno ha dipinto, non riesce a sostenere il peso del protagonista con il carisma necessario. Alterna momenti convincenti ad altri sorprendentemente anonimi, ma continuo a pensare che la responsabilità non sia esclusivamente sua. Un altro interprete avrebbe probabilmente migliorato il personaggio, senza però risolvere il problema principale dell'opera.
La tensione narrativa soffre dello stesso limite. I colpi di scena non sorprendono perché la regia sembra conoscere perfettamente i codici del thriller ma li utilizza in maniera troppo scoperta. Quando Murong Yao compare nascosto dietro la tenda lo spettatore esperto capisce. La messa in scena insiste così tanto sull'occultamento dell'identità che finisce, paradossalmente, per indicare allo spettatore dove guardare. I tradimenti, gli inganni e le rivelazioni perdono così gran parte della loro forza perché risultano intuibili fin dai primi episodi.
Lo stesso accade con la costruzione della tensione erotica. La regia ricorre continuamente a un repertorio fisico: combattimenti che diventano corteggiamenti, morsi sul collo, corpi che si sfiorano, prese, cadute, giri, personaggi posti in braccio, fermo immagine sugli sguardi. È un'estetica che cerca costantemente di suggerire desiderio attraverso la fisicità ma finisce spesso per sostituire l'intimità con la coreografia.
E qui emerge inevitabile il confronto con Joy of Life, dove bastava un semplice baciamano di Zhang Ruoyun, una pausa nel dialogo o un cambio quasi impercettibile dello sguardo perché si percepisse immediatamente la nascita di un sentimento. Nessun rallenty, nessun morso, nessuna spettacolarizzazione del contatto fisico. Solo recitazione, scrittura e tempi scenici.
Fated Hearts sembra credere che l'intensità emotiva possa essere costruita accumulando stimoli visivi e sonori; Joy of Life dimostra invece che basta un gesto minimo, quando è sostenuto da una scrittura solida e da interpreti diretti con precisione.
La regia avrebbe dovuto pretendere molto di più dai propri attori invece di coprirli con artifici visivi, perché il cinema può emozionare anche con un primo piano immobile se l'attore sente il personaggio. Quando invece ogni scena cerca disperatamente di stupire, il rischio è che lo spettatore finisca per ammirare il meccanismo senza credere davvero alle emozioni che dovrebbe raccontare.
Eppure non è stato un brutto drama.
È una serie che si guarda con piacere, mantiene un buon ritmo e possiede un'identità visiva riconoscibile. Semplicemente, non riesce mai a raggiungere il livello di profondità che continuamente promette. Vuole essere tragedia, ma mantiene spesso il tono del melodramma. Vuole essere innovativa, ma costruisce la propria identità attraverso suggestioni già viste. Vuole parlare della guerra, della memoria, del destino e del tradimento, ma preferisce quasi sempre l'immagine alla riflessione.
Alla fine resta un'opera esteticamente ambiziosa, tecnicamente curiosa, narrativamente derivativa e incapace di dare ai propri artifici una reale necessità espressiva, la regia è stata visionaria ma priva di coerenza espressiva, gli effetti nel cinema nascono per raccontare, suggerire, indicare, stessa cosa per l'impianto sonoro di un film, o di un'opera. Qui hanno confuso l'enfasi con il cinema.
Voto: 6,7/10. Un drama gradevole, a tratti visivamente affascinante, ma che confonde troppo spesso la ricerca stilistica con il linguaggio cinematografico e l'ambizione con la profondità.
Questa recensione ti è stata utile?
Questa recensione può contenere spoiler
Drama che tra pro e contro ha il suo perchè, ma penalizzato da un protagonista non performante
C-drama storico che mescola intrighi, lotte di potere, combattimenti, romance e affetti famigliari. A visione conclusa, posso solo fare una distinzione netta tra aspetti positivi e negativi.PRO:
- Vicenda complessivamente interessante, trama non originalissima ma che può funzionare per l'importante durata prospettata (la serie conta quasi 40 episodi).
- Ben riuscito il personaggio principale femminile, dove la buona prova recitativa dell’attrice ha regalato una figura di carattere, viva ed espressiva. Unico neo, il titolo di “generale”, che non trova alcun riscontro nella vicenda, non solo nel presente ma neanche nei – pochi - ricordi del passato. E’ il terzo drama che vedo in pochi mesi che si ostina a vantare una donna generale che, nei fatti, tale non è. Validissima l’idea di un’ineguagliabile arciere… Ma mi sarei fermata a quello.
- Il rapporto tra fratelli e la loro caratterizzazione: una faida dovuta a fraintendimenti tra il protagonista e il fratellastro più giovane piuttosto che un legame indissolubile tra fratello e sorella sarebbero stati ovvii cliché. Ho quindi apprezzato la scelta di mantenere salda la fiducia del fratello minore, così come osare conferire all’adorata sorella una caratterizzazione che così fantastica non è: all’inizio sembra una giovane immatura e avventata che – al pari di una sbandata di un’adolescente del giorno d’oggi - volta le spalle alla famiglia per inseguire il grande amore della sua vita che è più frutto delle sue illusioni romantiche che della realtà. Capricciosamente egoista anche con il novello sposo (per la serie “sono disposta a fare tutto per te…Però alla fine se non mi ripaghi innamorandoti di me allora sei uno stronzo perché me lo dovevi, quindi passo a odiarti”), si dimostra ancora più discutibile nel momento in cui inizia una liaison di interesse col cognato lunatico e mentalmente instabile. Una figura antipatica, dall’inizio alla fine, ma in questo - va detto - sicuramente coerente. Ho apprezzato che agli occhi del fratello resti la sua amata sorellina ma che l’essere appunto adorata dall’eroe della vicenda non faccia necessariamente di lei una figura retta e pia, come invece accade nella maggior parte dei drama (l'indifesa sorellina di turno è quasi sempre un personaggio totalmente buono e positivo).
- La schiera dei cattivi, davvero mista e variegata: oltre a quelli palesi fin dall'inizio, se ne profilano poi degli altri, più o meno insospettabili (difficili da individuare all’inizio, ma che si riconoscono comunque con qualche episodio in anticipo). Interessante come ciascuno sia un insieme di mezzi toni e mai completamente nero: realistico perché descrive bene la natura umana, dove è più facile avere a che fare con personaggi in parte cattivi, ma non malvagi nella loro totalità e comunque ancora animati in parte da affetti talvolta sinceri.
- Il personaggio di Xia Jing Shi, davvero ma davvero complesso ed imperscrutabile. Ho fatto davvero fatica ad inquadrarlo, sono rimasta con la curiosità fin quasi alla fine perché potenzialmente oggetto di sorprendenti svolte inaspettate. Personaggio sicuramente riuscito e per nulla prevedibile, non c'è che dire.
- Belle le scene di combattimento e la relazione basata su fiducia e rispetto tra Feng Sui Ge e i suoi più fidati sottoposti.
- Acconciature, costumi e accessori ben curati (forse in alcuni casi le imperatrici madri/vedove un po’ eccessivamente truccate).
- OST non da playlist del cuore, ma sicuramente molto belle l’omonima “Fated hearts” e ancor di più “Surging waves”
CONTRO:
- Il clichè dell’amnesia, pure raddoppiato: se nel caso di lei toglie molto perché priva quasi completamente lo spettatore del suo passato, nel caso di lui è quell’intermezzo breve e per nulla necessario, se non per consentire l’inserimento delle tipiche scene di “lui che non la riconosce più” e “lui che alla fine si ricorda di lei”. Momenti in teoria molto intensi e ricchi di pathos, ma talmente abusati che – visti già un milione di volte – ormai suonano più noiosi che interessanti.
- La strage di massa di buona parte dei personaggi. Se da una parte abbiamo la coppia principale – che quanto a moralità e rettitudine mai vacilla – dall’altra la maggior parte dei personaggi paleserà dei risvolti tutt’altro che magnanimi (forse un po’ troppi…almeno un paio di figure le avrei mantenute sulla retta via, che fosse l’amico Murong Yan piuttosto che rivalutare uno dei due fratelli Xia partendo da una apparente connotazione negativa per poi far emergere un piano nascosto una nobiltà d’animo). Invece no, per tutti loro l’ago della bilancia tende verso le tinte più scure e presto o tardi si assiste alla loro dipartita. Questo crea un po’ una discrepanza tra il gruppo e la coppia principale, dove i due protagonisti in confronto risultano quasi dei santi. Avrei accorciato la distanza, permettendo loro degli errori e salvando qualche peccatore dal commettere azioni imperdonabili.
- Nel corso della vicenda, qualche cedimento a livello di coerenza e logica c’è, a volte anche su dettagli ma che saltano comunque all’occhio. Tanto per citarne un paio, Feng Sui Ge non svuota il sacco con la sorella su tutti i peccati e complotti di Xia Jing Shi, mentre paradossalmente si dispera per non riuscire a fermarla dal suo intento di scappare con il suo peggior nemico. Oppure ancora quando all’inizio gli uomini di Xia Jing Shi minacciano Fu Yi Xiao sulla nave tenendo in ostaggio un ragazzino a lei caro: il tizio se ne sta lì con la lama puntata al collo del ragazzino mentre lei continua tranquillamente a lottare – e a sconfiggere - a uno a uno tutto il resto della banda. Ma che minaccia è? Perchè lei va avanti e la lama al collo diventa un pericolo solo quando ha steso tutti gli altri? Qualcosa non funziona, a rigor di logica.
- Nella parte iniziale, il passaggio tra torture vicendevoli e l’accordo di alleanza dei due protagonisti suona un poco affrettato. Un attimo prima la fa frustare a sangue mentre lui se ne sta lì vicino a disquisire tranquillamente col suo sottoposto, il momento dopo le cura le ferite e siamo pronti per stringere il patto. Diluito sarebbe stato più credibile.
- Infine, dopo un misto di pro e di contro che – tutto sommato – potrebbero anche bilanciarsi, arriva quella che secondo me è la pecca più importante della serie, ovvero la scelta dell’attore protagonista. Consapevole che la mia opinione sarà altamente impopolare, sono al terzo drama dell’acclamato Chen Zhe Yuan…e per me è la terza delusione. Non mi aveva minimamente colpita in “Hidden love”, l’ho trovato davvero penalizzante in “The white olive tree” e anche qui in “Fated hearts” non ha funzionato. Io tutto questo talento davvero non riesco proprio a vederlo: non lo trovo minimamente espressivo (zero microespressioni e anche l’espressività di base è veramente ridotta al minimo), capace per lo più di uno sguardo fisso in un punto ma che dovrebbe esprimere tutta una gamma di emozioni che – personalmente – proprio non arrivano. Gli sguardi che dovevano essere arrabbiati se non furiosi non sembravano affatto tali. L’impressione è che l’attore non fosse davvero immerso nel ruolo, non si stesse immedesimando nel personaggio e si stesse quindi limitando a una recitazione superficiale e meccanica, per quanto accurata in termini di battute e copione. Come già detto nella recensione di “The white olive tree”, continua ad essere un bel faccino incapace di bucare lo schermo (e anche sul bel faccino si potrebbe aprire una parentesi…pur essendo innegabilmente di bell’aspetto – con lineamenti a mio avviso anche fin troppo morbidi e accentuati, indipendentemente che siano patrimonio genetico o il risultato di interventi chirurgici – manca completamente di un vero fascino, di quel tipo di bellezza – spesso unica proprio perché imperfetta – che ha però più appeal rispetto a una bellezza un po’ troppo eterea e, nel suo caso specifico, anche molto ingessata). Va da sé che, nella sintonia di coppia, lui è l’elemento debole, incapace di sostenere e alimentare il coinvolgimento che ci si aspetta nelle scene maggiormente dedicate al romance. Qualche sforzo nella seconda parte del drama, a livello espressivo, nelle scene dove da Principe della Guerra si trasforma quasi in un vitello piangente (va bene una lacrima che sfugge di tanto in tanto, ma senza esagerare). Spiace ma una stellina secca in meno nella valutazione complessiva è imputabile interamente a lui.
In conclusione, non un drama eccellente ma sicuramente nella media – lo dico comunque in senso positivo – forte di alcuni spunti intelligenti ma comunque non privo di altrettanti difetti e, soprattutto, penalizzato fortemente da un attore protagonista per nulla performante. Per i fan di Chen Zhe Yuan – che ci sono come è giusto che sia – potrebbe rivelarsi invece un drama altamente apprezzabile.
Questa recensione ti è stata utile?






















