Our Movie (2025)

우리 영화 ‧ Drama ‧ 2025
Our Movie (2025) poster
8.2
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  • Paese: South Korea
  • Digita: Drama
  • Episodi: 12
  • Andato in Onda: giu 13, 2025 - lug 19, 2025
  • In Onda su: Venerdì, Sabato
  • Rete Originale: SBS
  • Durata: 1 hr. 10 min.
  • Puteggio: 8.2 (scored by 5,341 utenti)
  • Classificato: #1305
  • Popolarità: #1366
  • Classificazione dei Contenuti: 15+ - Teens 15 or older

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Recensioni

Completo
Lynnea
4 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 9, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Un inno alla vita reso magnificamente da un cast d'eccellenza

Questa è una serie di un’eleganza e di un'autenticità a dir poco struggenti. Un piccolo capolavoro che aspettavo da tempo e che per certi versi un po’ temevo. Perché Namgoong Min è in assoluto il mio attore preferito, una recitazione di altissimo livello e un talento nel dare vita a personaggi memorabili ed estremamente diversi tra di loro. Al suo fianco una formidabile Jeon Yeo Bin, che dopo l’ottima prova in “Vincenzo” qui davvero supera sé stessa. Inutile dire che messi assieme hanno saputo regalare una prova davvero indimenticabile.
Sapevo che la storia ruotava attorno al tema di una malattia terminale, argomento che non mi fa solitamente impazzire perché non amo immergermi nella tristezza. Conoscendo le capacità di Namgoong Min, era anche chiaro non ci sarebbero state mezze misure, per cui emotivamente sarebbe stato davvero impattante e travolgente. E così è stato.
Il ritmo della storia non ha bisogno di essere incalzante per mantenere alta l’attenzione ma può prendersi il suo tempo, anche rallentare, per infondere significato in ogni passaggio e in ogni scena. Le banalità sono bandite, qualsiasi cliché scontato anche. Non c’è una trama contorta, riempita da una miriade di svolte impreviste e colpi di scena, semplicemente perché non ce ne è affatto bisogno. Non si fa volutamente leva sui sentimenti dello spettatore, forzandoli, ma questi emergono naturalmente davanti a una storia che si mostra nella sua totale autenticità e grazie al sopracitato talento degli attori principali che hanno evidentemente portato avanti uno studio attento e approfondito dei personaggi interpretati. La mancanza di artificiosità promuove una tristezza di un’intensità sorprendente: a catturare lo spettatore non è tanto una bella trama, ma una pioggia di emozioni alle quali è impossibile sfuggire. Tanti sono i livelli che si sovrappongono nel quadro generale, tante emozioni e storie, tanti ruoli e personaggi. Se l’aspetto più rilevante e di impatto è la malattia terminale di lei, si affiancano poi tantissimi altri nodi più o meno grandi, più o meno vecchi, da sciogliere con cura. C’è il passato di Lee Ji Ha, la perdita della madre, il difficile e contorto rapporto con il padre, le convinzioni che l’hanno condizionato praticamente per tutto l'arco intero della vita, influenzando i suoi rapporti con gli altri. C’è il padre di Lee Da Eum, sopravvissuto a un grande lutto e che convive con la consapevolezza di doverne affrontare a breve un altro. A loro si affiancano svariati personaggi secondari - dal produttore all'amica al manager all'ex rivale in amore - nessuno messo lì a caso. Non c’è un vero cattivo, siamo ben oltre la banale e semplicistica distinzione tra bene e male. Ci sono solo persone, con i loro problemi, le loro difficoltà, i loro pregi e difetti e la loro possibilità di crescita personale. Una moltitudine di sfumature di grigio che virano di continuo tra tonalità più chiare e più scure.
"Our Movie" è una serie che fa amare la vita, per davvero, con anche tutto il carico di sofferenza che comporta. Titolo azzeccato e con più significati oltre a quello più scontato, perché la pellicola che viene girata è una sorta di “Film dentro il film”, dentro quella storia dove ciascuno è attore e che si chiama vita. Strepitosa la caratterizzazione di Lee Da Eum, capace di alleggerire un ruolo altresì monotono con numerosi momenti di brio, freschezza e ironia. Una singolarità caratteriale luminosa e vivida, che riesce davvero bene all’attrice (anche in Vincenzo il suo personaggio mostrava aspetti decisamente non convenzionali). Altrettanto complesso il personaggio di Lee Je Ha, la sua evoluzione è davvero importante, il tornado emotivo che attraversa e la presa di una nuova consapevolezza che darà una nuova svolta alla sua vita si avverte in maniera nitida ed inequivocabile, così come le incertezze che deve affrontare, un amore al quale non si può sottrarre ma che deve anche riconoscere e accettare, in tutta la sua splendida e dolorosa bellezza. A quel punto si coglie l’essenza stessa del sentimento, non esiste più malattia, e il poco tempo che resta e che scorre fin troppo velocemente diventa solo…tempo. Tutto passa in secondo piano. Un vero e proprio inno alla vita.
Regia ottima, scenografia e fotografia di alto livello, musiche pensate ad hoc. Non si seguono mode, non si ricerca la perfezione o il grande effetto visivo: la sigla da sola parla chiaro. Un tocco da maestro sono anche alcune serie di fotogrammi in bianco e nero, oltre a inquadrature davvero cariche di un significato che non viene buttato in faccia allo spettatore, ma che si mostra nella sua semplicità. C’è da commuoversi anche solo per la bellezza tecnica dell’opera, dico davvero.
Il finale è perfetto, degna e giusta conclusione che non si lascia tentare da soluzioni prevedibili, magari anche piacevoli per il pubblico, ma che a conti fatti andrebbero a stridere con il senso di tutto quanto fatto. Namgoong Min arriva davvero al cuore, nelle ultime scene, con quell’elegante compostezza che da sempre lo contraddistingue, con il suo timbro di voce, calmo e profondo, e un’espressività che vale più di mille parole.
Ho pianto, molto. Non amo piangere per la tristezza, solitamente evito i drama di questo genere ma in questo caso davvero non potevo non vederlo.
Una serie, questa, che non credo verrà apprezzata appieno su larga scala, poiché bisogna essere disposti a soffrire con essa e a mettere da parte la ricerca di soddisfazioni facili e immediate, per quanto decisamente meno persistenti: gli avventori del “tutto e subito” la troveranno probabilmente lenta e noiosa, ci sta. Io stessa a volte ricerco visioni più leggere e meno impegnative, attendevo da tempo l’uscita di questa serie ma per apprezzarla a dovere ho aspettato di essere nel “mood” giusto.
Non posso che consigliarla, a chi ha voglia di cimentarsi in qualcosa di originale e stupendo, mettendo in stand-by “il solito” e accettando l’idea di gustarsi per una volta qualcosa di davvero diverso. Con il giusto approccio, non si può che rimanerne incantati.

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Completo
Miriam22
1 persone hanno trovato utile questa recensione
2 giorni fa
12 di 12 episodi visti
Completo 2
Generale 9.5
Storia 9.5
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 9.5

Our Movie: una storia che si spezza e si ricompone


"Our Movie" è un melodramma sudcoreano del 2025, composto da 12 episodi, diretto da Lee Jung‑heum e interpretato da Namkoong Min e Jeon Yeo‑been.
La serie racconta l’incontro tra Lee Je‑ha, un regista geniale ma emotivamente bloccato, e Lee Da‑eum, una giovane attrice affetta da una malattia terminale.
Il loro legame nasce sul set di un film che stanno girando insieme e si trasforma in un percorso condiviso in cui arte, vita e amore si intrecciano mentre entrambi affrontano il tempo che rimane.


𝘓𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘦𝘴𝘵𝘳𝘢 — 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘯𝘦 𝘵𝘳𝘢 𝘤𝘩𝘪 𝘷𝘪𝘷𝘦 𝘦 𝘤𝘩𝘪 𝘰𝘴𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢

Una delle immagini più potenti è quella del corridoio vetrato dell’ospedale, un passaggio sospeso tra due edifici.
Da‑eum osserva la vita scorrere oltre quelle grandi vetrate: un sollievo e una malinconia insieme.
Finché un giorno qualcuno — lui — la saluta da fuori, dal mondo esterno, rompendo quel confine invisibile e includendola di nuovo nella vita.

Questa ambientazione ritorna più volte, diventando una metafora limpida:
la prospettiva cambia a seconda che tu sia al di qua o al di là del vetro.
E Da-eum, da attrice, sa immedesimarsi in entrambe le parti.
Una scena in particolare, legata a questa metafora, è tra le più toccanti dell’intera serie.


𝘜𝘯 𝘧𝘪𝘭𝘮 𝘯𝘦𝘭 𝘧𝘪𝘭𝘮 — 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘦𝘷𝘪𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘮𝘦𝘭𝘰𝘥𝘳𝘢𝘮𝘮𝘢... 𝘚𝘮𝘰𝘯𝘵𝘢𝘯𝘥𝘰𝘭𝘰

Il rischio di cadere nel dramma lacrimevole era altissimo.
Gli autori lo sapevano.
E allora hanno scelto la strada più intelligente: far parlare il film stesso dei rischi del melodramma, smontandolo dall’interno.

È un’operazione raffinata: la serie ti dice apertamente che non ci sarà un lieto fine, e proprio per questo ti prepara, ti accompagna e ti educa a guardare ogni momento con più attenzione.
Come i protagonisti, anche noi spettatori impariamo a gustare ogni sorriso, ogni abbraccio, ogni parola.
Tutto si amplifica.

Le scene recitate — quelle del film nel film — si intrecciano continuamente con la vita reale dei personaggi. Questo parallelismo è costruito con grande cura, sia nel montaggio che nella recitazione. Molto d’impatto, per esempio, la scena in cui le due donne si ritrovano a improvvisare sul set, perché travolte dalle loro emozioni reali: un momento talmente forte che percepiamo anche noi tutta la loro tensione, come un battito che accelera.


𝘈𝘮𝘢𝘳𝘦 𝘴𝘢𝘱𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘪𝘯𝘪rà

Due domande attraversano tutta la storia:

"Si può amare sapendo che l’altro sta per morire?"
E… "Si può amare sapendo che si sta per morire?"

La serie risponde con una sincerità disarmante:
l’amore nasce spontaneamente, non chiede permesso.
E quando nasce in un terreno così fragile, diventa un amore doloroso, ma anche più sentito.

C’è un punto della storia in cui i protagonisti si trovano davanti all’inevitabile. Non è un addio, non ancora: è un momento in cui scelgono di trasformare la loro paura in qualcosa di condiviso, qualcosa di creativo, come solo due persone legate dall’arte possono fare.
Da quella scelta prende forma una delle immagini più belle della serie:
un’anima che si infrange e si ricompone…

Si infrange,
si ricompone,
come le onde del mare.

Un modo delicato per dire che anche il dolore può essere attraversato con grazia.


𝘈𝘵𝘵𝘰𝘳𝘪 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢𝘭𝘪, 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪 𝘷𝘪𝘷𝘪

Namkoong Min — indimenticabile in "My Dearest" — è impeccabile nel ruolo del regista "scolpito nel cemento": rigido, controllato, quasi impenetrabile.
Proprio questa compostezza diventa un contrappunto necessario ai temi dolorosi della storia: quando si incrina, anche solo per un istante, l’impatto emotivo è enorme.

Jeon Yeo‑been — già straordinaria in "Il tempo per noi" ("A Time Called You") — è poliedrica, intensa, credibile in ogni sfumatura.
La sua Da-Eum vuole essere protagonista di ogni giorno che le resta, e lo è.
C’è una verità luminosa nel modo in cui attraversa ogni scena: fragile e determinata insieme, come se la vita le passasse attraverso senza filtri.

Accanto ai due protagonisti si muove un coro di figure secondarie tratteggiate con cura: l’ex di lui, sospesa tra amore e gelosia; l’amica d’infanzia, presenza silenziosa e fedele; la troupe, con le sue fragilità, le ambizioni, le piccole rivalità che rendono il set un microcosmo vivo. Anche il padre di Da‑eum, che ama una figlia che sta perdendo, aggiunge una nota di verità dolorosa. E persino il produttore, inizialmente presentato come un uomo cinico e tutto numeri, finisce per sorprendere con una lealtà discreta e profondamente umana verso il regista. Sono personaggi che non rubano la scena, ma la completano, rendendo il mondo della serie credibile, umano e pulsante.

Tra i personaggi secondari spiccano in particolare due figure che meritano qualche parola in più.
L’ex compagna del regista, anche lei parte del cast, vive un conflitto emotivo complesso: amore e rancore che non si sono mai del tutto spenti, gelosia professionale per il ruolo che Da‑eum le ha “soffiato” e gelosia personale per l’uomo che ha perso. Eppure, in mezzo a questo turbine, nasce in lei un affetto spontaneo proprio per Da‑eum, un’attrazione umana che la disarma e la rende profondamente vera. L’attrice restituisce questo dissidio con una naturalezza sorprendente.

Molto intensa anche la figura del padre di Da‑eum: un uomo segnato dalla perdita della moglie, che si aggrappa disperatamente alla figlia nel tentativo di non perderla a sua volta. All’inizio il suo amore è soffocante, quasi egoistico, ma il suo percorso lo porta a capire che amare davvero significa lasciarla vivere come desidera, anche se questo fa male. La sua evoluzione è una delle più toccanti della serie.

Entrambi i personaggi hanno un arco narrativo graduale, sofferto e credibile: due figure bellissime, scritte e interpretate con grande sensibilità.

I dialoghi e i confronti sono un altro punto di forza della serie: tra i protagonisti, tra le due donne, tra il padre e la figlia, tra il padre e il regista. Ogni scambio è un sassolino lanciato nello stagno del cuore, e le onde che ne nascono fanno vibrare domande, paure, risposte che non sempre consolano ma sempre rivelano.


𝘐𝘭 𝘳𝘦𝘨𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘦 𝘪 𝘧𝘢𝘯𝘵𝘢𝘴𝘮𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘦

Il percorso del protagonista merita un discorso a parte. Je‑ha non affronta solo la malattia di Da‑eum: affronta anche l’ombra del proprio padre, un regista famoso che ha lasciato ferite profonde, soprattutto nel modo in cui ha vissuto — e raccontato — il rapporto e la malattia della moglie. Questo conflitto irrisolto torna a galla proprio grazie a Da‑eum, che diventa per lui uno specchio e una possibilità di riscrivere ciò che non ha mai avuto il coraggio di guardare davvero. È uno dei fili narrativi più intensi della serie, e dialoga in modo potente con il tema centrale: come si racconta il dolore, e come lo si vive.


𝘘𝘶𝘢𝘭𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘮𝘱𝘦𝘳𝘧𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦... 𝘊𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘤𝘢𝘭𝘧𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘭𝘢 𝘣𝘦𝘭𝘭𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢

Se volessimo trovare dei difetti, "Our Movie" ne presenta qualcuno, seppur lieve.
Alcune coincidenze narrative risultano un po’ forzate: il fatto che Da‑eum ritrovi nella troupe sia il suo primo amore universitario sia una vecchia compagna ostile appare poco realistico, soprattutto in un progetto cinematografico importante.
Allo stesso modo, la sua capacità di lavorare fino all’ultimo, nonostante la malattia in fase avanzata, richiede una certa sospensione dell’incredulità: chi ha esperienza diretta con pazienti terminali sa quanto sarebbe difficile sostenere ritmi simili.

Quanto al protagonista, la sua compostezza può sembrare eccessiva a qualcuno.
Ma più che un limite, è una scelta narrativa consapevole: serve a bilanciare il dolore, a dare stabilità, a far risaltare ogni suo cedimento emotivo.
È una rigidità che non appiattisce, ma amplifica.


𝘜𝘯 𝘴𝘦𝘵 𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰: 𝘨𝘦𝘭𝘰𝘴𝘪𝘦 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘧𝘦𝘳𝘪𝘵𝘦

Uno degli aspetti più affascinanti della serie è proprio l’ambientazione nel set cinematografico. Questa scelta narrativa ci permette di entrare dietro le quinte e osservare dinamiche che raramente vengono mostrate con tanta autenticità: le gelosie tra attori, le tensioni con i produttori, le ripicche dei manager, la pressione dei giornalisti, la solidarietà silenziosa della troupe e quell’amore ostinato per il lato artistico del lavoro che tiene insieme tutto. È un microcosmo vivo, pulsante, umano, e la serie lo mostra senza filtri, con un realismo che arricchisce la storia principale e la rende ancora più tridimensionale e affascinante.


𝘓'𝘖𝘚𝘛: 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘢𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘮𝘱𝘭𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰

Le musiche fanno esattamente ciò che devono fare: non invadono, ma elevano.
La canzone "MiMi" di Cifika, piazzata sempre nel momento giusto, ci moltiplica le farfalle nello stomaco e accompagna le scene più intime con una delicatezza struggente.
La variante finale, con l’ingresso di una voce maschile, è un colpo al cuore: sembra quasi un dialogo musicale tra i due protagonisti, un ultimo abbraccio sonoro.


𝘜𝘯𝘢 𝘳𝘦𝘨𝘪𝘢 𝘳𝘢𝘧𝘧𝘪𝘯𝘢𝘵𝘢, 𝘤𝘪𝘯𝘦𝘮𝘢𝘵𝘰𝘨𝘳𝘢𝘧𝘪𝘤𝘢

La regia merita un elogio a parte.
È elegante, ricercata, mai banale.
Alcune inquadrature sembrano quadri: giochi di luce, riflessi sulle finestre, movimenti di macchina che seguono i personaggi senza mai rubare la scena.
Il montaggio è fluido, poetico, costruito per far respirare le emozioni.
È una regia che non vuole stupire, ma sentire, perfetta per questo tipo di film.


𝘐𝘭 𝘣𝘢𝘤𝘪𝘰 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘱𝘪𝘰𝘨𝘨𝘪𝘢

Tra le scene più intense c’è un bacio “finto”, girato per il film dentro il film, ma così carico di verità da superare ogni finzione. La pioggia che cade intorno a loro amplifica tutto: rende l’aria più densa, i gesti più sinceri, le emozioni impossibili da nascondere. Lei sa già cosa prova, e non teme di guardare in faccia le proprie emozioni: quando il tempo è fragile, la verità diventa un’urgenza. Lui invece è ancora in quella zona incerta in cui il cuore è avanti e la mente resta indietro. È un momento in cui la recitazione diventa rivelazione, e la frase che lei gli affiderà poco dopo — una frase che parla di ciò che il corpo sa prima della coscienza — sembra scritta per lui e non per il personaggio del loro film:

"Ogni cellula del tuo corpo sa che è Amore."

Lo sa e anche noi lo sappiamo in quel preciso momento.

La regia, con i suoi movimenti circolari intorno ai due, ci porta dentro la scena, facendoci percepire la tensione, il desiderio, la paura di lasciarsi andare. È uno di quei momenti in cui capisci che l’amore, anche quando è negato, si vede comunque.

E la verità è che non è solo quella scena a colpire: ogni volta che i due protagonisti condividono lo schermo, la tensione cambia aria. C’è qualcosa di magnetico nei loro scambi, un’intensità che cresce episodio dopo episodio. Appena compaiono insieme, raddrizzi le antenne: sai che sta per succedere qualcosa, anche quando non succede nulla. È una chimica che non ha bisogno di parole, ma che quando arrivano — quelle parole — ti attraversano.


𝘐𝘭 𝘭𝘪𝘣𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘶𝘰𝘪 𝘧𝘪𝘯𝘪𝘳𝘦

Una delle riflessioni più belle della serie riguarda la fine delle storie.
Quando un libro ti piace, rallenti la lettura perché non vuoi che finisca.
Succede anche con un film.
Succede anche con la vita.

E succede anche a noi spettatori: negli ultimi episodi di "Our Movie" si rallenta davvero, per assaporare ogni scena, ogni sguardo.

La risposta che la protagonista riceve è un dono: non rallentiamo per paura che finisca. Viviamola fino alla fine. Poi cercheremo un’altra grande storia da leggere, da vedere, da vivere.

E forse è proprio qui che la serie sussurra la sua verità più luminosa: l’amore non svanisce quando qualcuno se ne va. Cambia forma. Resta nei gesti che continuiamo a fare, nelle parole che ci tornano addosso, nei luoghi che conservano un’eco. È una presenza che non consola, ma accompagna. Una traccia che permette di andare avanti senza dimenticare.

Con questo preludio ci preparano al gran finale, inevitabile e catartico. Come ci si aspettava, è dolceamaro, ma l’hanno saputo confezionare con una delicatezza rara. Il dolore per la perdita di una persona amata non si cancella, ma trova un posto nuovo dentro di noi, e con esso continuano a vivere gli insegnamenti, gli sguardi, le parole che ci hanno cambiati. Amore e dolore camminano insieme: sembrano opposti, ma finiscono per seguire lo stesso percorso dentro di noi.
Alla fine ci si sente tristi, certo, ma anche più consapevoli: più attenti a goderci le cose e le persone che amiamo, finché possiamo.


𝘓𝘦 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘳𝘦𝘴𝘵𝘢𝘯𝘰

Le storie più vere nascono sempre da un cuore che ha conosciuto qualcosa di grande.
C’è una sensazione che attraversa "Our Movie": quella di una storia scritta non solo con la tecnica, ma con la memoria.
Molte delle opere più intense nascono così — da un amore vissuto, da un dolore attraversato, da qualcuno che abbiamo temuto di perdere o che abbiamo già perduto.
Non sapremo mai se l’autore di questa serie avesse nel cuore una persona fragile, malata, amata.
Ma certe cose si sentono.
Si riconoscono nella delicatezza dei dialoghi, nella cura dei silenzi, nella verità con cui vengono raccontati la paura, la tenerezza, l’attaccamento alla vita.
È come se dietro ogni scena ci fosse un ricordo, un volto, un’emozione che non si può dire ma che si può trasformare in arte.

Mi piace pensare che questa serie sia nata più da un’urgenza di raccontare che dal desiderio di incassare.
Quando un’opera arriva così, con questa delicatezza, non puoi fare altro che riconoscere quella sincerità creativa che emoziona.

"Our Movie" è una serie che resta nel cuore.
Racconta la vita e la morte con una delicatezza rara, senza mai cadere nel melodramma.
È un’opera che si spezza e si ricompone, come le onde del mare.
E noi con lei.

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Dettagli

  • Titolo: Our Movie
  • Digita: Drama
  • Format: Standard Series
  • Paese: Corea del Sud
  • Episodi: 12
  • Andato in Onda: giu 13, 2025 - lug 19, 2025
  • Andato in Onda On: Venerdì, Sabato
  • Rete Originale: SBS
  • Durata: 1 hr. 10 min.
  • Classificazione dei Contenuti: 15+ - Dai 15 anni in su

Statistiche

  • Puteggio: 8.2 (segnato da 5,341 utenti)
  • Classificato: #1305
  • Popolarità: #1366
  • Chi Guarda: 17,615

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