Una promessa mancata
Our Golden Days parte con un’intensità sorprendente. Fino al dodicesimo episodio ero completamente conquistata:“Sono arrivata all’episodio 12 — ne mancano ancora 38 — ma già posso dire che questa serie mi sta piacendo moltissimo. Non capisco davvero il punteggio così basso che ha ricevuto finora.”
La storia iniziale è forte e commovente. Seguiamo un capofamiglia sessantenne in crisi, che dopo la pensione non riesce a trovare un nuovo lavoro per sostenere la moglie, i tre figli adulti e la madre novantenne. Sullo sfondo di una Corea dove giovani e anziani faticano a tirare avanti, la serie racconta le difficoltà economiche e personali con un realismo che colpisce.
Accanto a lui, le vite di tre amici universitari ormai adulti si intrecciano mentre cercano di conciliare sogni, responsabilità e desideri. Nei primi episodi tutto è scritto con cura: dialoghi intelligenti, ottime interpretazioni, personaggi complessi, profondamente umani, e una famiglia che funziona davvero.
- genitori presenti,
- sacrificio reciproco,
- cura degli anziani,
- figli trattati con rispetto,
- quotidianità credibile e piena di calore.
Tanto che già allora mi sentivo di consigliarla senza esitazioni, rammaricandomi persino per i problemi della traduzione italiana (con frequenti errori maschile/femminile in diversi episodi): “NOTA PER I TRADUTTORI: riguardate gli errori, ce ne sono tantissimi…”
Proprio questa solidità iniziale rende ancora più evidente ciò che accade dopo.
Dopo il dodicesimo episodio, infatti, la serie cambia improvvisamente tono. Il rapporto tra Ji-Hyeok e suo padre — fino a quel momento costruito su rispetto e comprensione reciproca — si spezza in modo artificiale.
Il padre diventa rigido e incapace di ascoltare.
Il figlio, pur volendogli bene, smette di comunicare del tutto.
È una frattura che non nasce dai personaggi, ma dalla sceneggiatura: un conflitto imposto dall’esterno per creare tensione, e si sente.
Procedendo verso il ventesimo episodio, la freschezza iniziale evapora:
- scene ripetute,
- discussioni interminabili,
- reazioni esagerate,
- assenza di progressione narrativa.
La serie scivola lentamente in un melodramma stanco e ripetitivo, svuotando di senso i valori familiari e la delicatezza emozionale che l’avevano resa così speciale all’inizio.
A quel punto, arrivare al ventunesimo episodio è quasi un atto di resistenza.
La caduta qualitativa è troppo evidente, e la sceneggiatura non riesce a sostenere la lunghezza del drama.
Our Golden Days avrebbe potuto essere un weekend drama splendido: famiglia realistica, protagonisti interessanti, dialoghi maturi, vera umanità.
Ma la mancanza di coerenza nei conflitti e il progressivo abbandono della dimensione più autentica rendono la seconda metà sempre più pesante.
Droppare non è stato un capriccio. È stata una scelta inevitabile dopo un inizio davvero “dorato”.
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A Broken Promise
Our Golden Days starts with surprising intensity. Up to episode twelve, I was completely won over:
“I'm at episode 12 — there are still 38 left — but I can already say that I’m really enjoying this series. I honestly don’t understand the low rating it has received so far.”
The opening story is powerful and moving. We follow a sixty-year-old family man in crisis who, after retirement, can’t find a new job to support his wife, his three adult children, and his ninety-year-old mother. Against the backdrop of a Korea where both young and old struggle to get by, the series depicts economic and personal hardships with striking realism.
Alongside him, the lives of three former university friends intertwine as they try to balance dreams, responsibilities, and desires. In the early episodes, everything is carefully crafted: intelligent dialogues, excellent performances, complex and deeply human characters, and a family dynamic that truly works.
- present and supportive parents
- mutual sacrifice
- care for the elderly
- children treated with respect
- a believable, warm everyday life
Back then, I already felt confident recommending it without hesitation, even regretting the issues with the Italian subtitles (with frequent masculine/feminine errors across several episodes):
“NOTE TO THE TRANSLATORS: please review the mistakes — there are so many of them…”
And it’s precisely this initial strength that makes what happens next even more evident.
After episode twelve, the series suddenly changes tone. The relationship between Ji-Hyeok and his father — until then built on respect and mutual understanding — breaks apart in an artificial way.
The father becomes rigid and unable to listen.
The son, though he loves him, stops communicating altogether.
It’s a fracture that doesn’t grow organically from the characters but from the script: a conflict imposed from the outside to create tension — and it shows.
Heading toward episode twenty, the initial freshness evaporates:
- repeated scenes
- endless arguments
- exaggerated reactions
- no real narrative progression
The series slowly slides into a tired, repetitive melodrama, draining the family values and emotional subtlety that had made the beginning so special.
At that point, reaching episode twenty-one becomes almost an act of endurance.
The drop in quality is too obvious, and the script simply can’t sustain the drama’s length.
Our Golden Days could have been a wonderful weekend drama: realistic family dynamics, interesting protagonists, mature dialogues, genuine humanity.
But the lack of coherence in the conflicts and the gradual abandonment of its authentic tone make the second half increasingly heavy.
Dropping it wasn’t a whim. It was an inevitable choice after such a truly “golden” beginning.
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ma che immensa noia e tristezza ...
(il blue, ovvero la depressione, la stava facendo venire a me) !!La storia si dipana tra gli abitanti di un'isola in cui tutti sanno tutto degli altri. Il collante che tiene insieme le persone è guadagnare denaro, sopravvivere lavorando come muli per denaro, il denaro è la fissa di tutti, pura sopravvivenza fisica.
I rapporti tra le persone sono di una povertà allucinante, stanno insieme bevendo, spettegolando, maledicendo le sfortune della propria vita, coltivando rancori e frustrazioni senza un orizzonte di perdono. Non hanno certezze morali di nessun genere. Ad esempio, davanti alla gravidanza di una coppia di liceali, l'unica soluzione che i genitori dei ragazzi propongono a figlia e moroso è l'aborto ... fanno il diavolo a quattro per far abortire il figlio di due ragazzini che si stanno impegnando a riscrivere la propria vita tenendo conto del proprio bambino. Loro, i nonni, continuano a definire il loro nipotino un "inutile fardello", sono talmente patetici e inconsistenti che solo la misericordia e determinazione dei loro figli li farà rinsavire.
Il primo personaggio che ho incontrato, il bancario con la figlia e la moglie negli USA, è di uno sfigato allucinante, inguardabile, passa buona parte della sua vicenda piangendo e tentando di turlupinare una sua vecchia fiamma, tanto che avrei voluto droppare subito, ma i meravigliosi ed entusiasti giudizi mi hanno trattenuta dal farlo. Lo ha salvato l'intervento dell'unico personaggio interessante e recitato benissimo da Lee Jung Eun, è la pescivendola Jung Eun Hee, che salva dalla banalità e inconsistenza buona parte della narrazione.
Alla fine ho fatto caso che tutte le coppie fino all'11esimo episodio sono raccontate con una lentezza, ma una lentezza e prolissità di particolari inutili che mi han fatto premere continuamente il tasto avanti ... lenti, piagnucolosi, inconsistenti ... la storia di una coppia che scoppia per la depressione di lei, ma la lei in questione è una sorta di "gatta morta" che vive la sua vita con sé stessa e le sue fisime al centro del cosmo, con un patetico spasimante che continua a inseguirla .... noooo tristezza e basta, attori bravissimi, ma sprecati ... paesaggi meravigliosi ma a corredo del "nulla" ... non la consiglio e il punteggio alto non me lo spiego per nulla.
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“Kimi wa Petto”: l’amore come comfort zone
Tratto dal manga di Yayoi Ogawa, Kimi wa Petto è diventato un piccolo fenomeno della cultura pop giapponese, con una prima versione televisiva nel 2003 e un remake nel 2017. Dietro la sua veste da commedia romantica moderna, la serie racconta però qualcosa di più inquietante: una forma di amore addomesticato, in cui la relazione serve a proteggersi dalla vita più che a viverla.Sumire Iwaya, giornalista redazionale in un importante quotidiano della città, che ha focalizzato la propria esistenza nella carriera lavorativa, accoglie in casa un giovane ballerino che le propone di diventare il suo “pet”. Non un partner, non un amante: un animale da compagnia umano, sempre presente e mai problematico. Quello che a molti appare come un gioco ironico sui ruoli di genere, in realtà rivela una profonda paura dell’altro.
Sumire non cerca un incontro, ma una "zona di conforto" in cui sentirsi amata senza mai rischiare davvero. Il rapporto con Momo diventa così un modo per evitare la vulnerabilità e il conflitto: un amore senza attrito, fatto di tenerezza controllata e dipendenza reciproca.
In questo senso, la serie riflette un tratto tipico dei nostri tempi: la tendenza a preferire relazioni che non mettano in crisi, come quelle con gli animali domestici, capaci di dare affetto incondizionato ma incapaci di restituire la fatica dell’alterità. È un sentimento rassicurante, ma anche sterile, perché privo della dimensione adulta dell’amore — quella che nasce dallo scontro, dal limite, dalla scoperta dell’altro come diverso da sé.
"Kimi wa Petto", forse senza volerlo, mostra questa deriva con straordinaria chiarezza. L’amore, per essere umano, dovrebbe contenere il rischio del dolore e dello scontro, la vertigine dell’incontro con l’altro. Quando lo si riduce a un rifugio, a una forma di auto-consolazione, non è più amore: è solo la sua imitazione più docile, e più triste.
Ho guardato i primi 5 episodi, l'ultimo e sinceramente, annoiata/infastidita, ho droppato il tutto.
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Partenza accattivante
con attori simpatici e promettenti.Ma la storia e la sceneggiatura sono (a mio parere) un flop.
La fantascientifica questione della psicomotricità, viene usata sempre per lo stesso caso, che ha uno sviluppo lento, con lungaggini ottenute con scene lentissime, continui flash back, visti e rivisti.
Al sesto episodio poiché mi stavo annoiando, sono andata direttamente all'ultimo, ma anche la fine mi è sembrata una stonatura, un non senso, una storia scritta male ... peccato, ma i 10 episodi che sto tralasciando non valgono il mio tempo.
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Poi si rivela la solita storia di lavoro = smania di potere = guerra di posizione = nessuna possibilità di coltivare relazioni umane, ancora prima che sentimentali ecc ecc ... il tutto si sfilaccia, anche come trama, verso il 4° / 5° episodio e tutto, dalla storia, alla lentezza delle scene, ai dialoghi inconsistenti, verbosi e noiosi ...
L'attrice principale è monocorde, sembra un'attrice che sta recitando, il belloccio di turno ha cucito addosso un ruolo di eunuco dedito alla sofferenza inferta da una tizia che ha visto per una notte e che non riesce a dimenticare ... ma perché? non si capisce ...
Boring e noia mortale ... meglio droppare e dedicarsi ad altro ...
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Sopravvalutato e inconsistente: un mix caotico tra fluff e thriller cupo
Ho droppato questo drama dopo pochi episodi e non sono riuscita a finire nemmeno l'ultima puntata per via di una noia mortale e di un coinvolgimento pari a zero. Nonostante l'altissimo punteggio su questa piattaforma, per me Strong Woman Do Bong Soon si è rivelato una grossa delusione, una narrazione lenta e allungata all'inverosimile che si regge solo sul "fan service".Ecco perché, secondo me, non funziona:
Crisi d'identità tonale: Il drama tenta disperatamente di fondere una rom-com zuccherosa ai limiti del diabete, un thriller cupo/splatter con un rapitore sadico e una comicità demenziale/slapstick (i gangster e i monaci) che definire infantile è un complimento. Il risultato è un contrasto stridente e fastidioso.
Ritmo inesistente e riempitivi: La trama principale si sarebbe potuta risolvere in meno della metà degli episodi. Il resto del tempo è riempito da gag ripetitive, siparietti comici inutili che non fanno progredire la storia e scene di piagnistei che annullano totalmente la premessa della "donna forte".
Solo fumo e niente arrosto: La chimica tra i protagonisti è innegabile, ed è l'unico motivo per cui lo show ha voti così alti da parte di chi cerca un "comfort show" disimpegnato. Ma se cercate una scrittura matura, un buon ritmo e una trama coerente, qui troverete solo una noia mortale.
Consigliato solo a: Chi vuole spegnere completamente il cervello, ama il genere fluff estremo e non ha pretese sulla sceneggiatura.
Sconsigliato a: Chi cerca una narrazione serrata, coerente e personaggi con una vera evoluzione.
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Storiella carina, ma niente di che
La valutazione di 8.8 (ad oggi) sembra promettere chissà che perla di serie .... ma è una semplice commedia degli equivoci che all'inizio intriga parecchio, ma via via che procede evidenzia limiti di scrittura, fantasia e contenuti.Le scene diventano lunghe, prolisse, sfilacciate, le grandi attrici [madri dei protagonisti] recitano parti sopra le righe e quindi fastidiosette, anche se messe a confronto con l'attrice che interpreta le due gemelle, l'attrice che interpreta la madre e figlia della nonna delle gemelle, si mangia la scana del dolore per la perdita della nonna e madre con una qualità infinitamente superiore alla giovane attrice.
I continui flash back rompono le scatole e trattano il telespettatore da pesce nell'acquario a cui versare il mangime ad minchiam ...
Ho apprezzato il sogno, verso la fine della serie, in cui la nonna si congeda dalla nipote Mi Jii ... uno sprazzo di pura poesia!
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Dramma fastidioso
Droppato alla prima visione, mi sono messa d'impegno a riguardarlo, dato che l'attrice principale l'ho molto apprezzata in Goblin.Non è un brutto drama, si può anche guardarlo, ma è fastidioso.
Il fastidio è dato non solo dall'estetica della protagonista che, giustamente, è chiamata da un personaggio "pelo di cane", sia per come tiene i capelli (tagliati male e dipinti di rosso), sia il modo di vestire da "ho raschiato il look dal fondo dei vestiti distribuiti dalla croce rossa".
A me ha dato fastidio la storia del suo personaggio, com'è descritta.
Se è intelligente, come si capisce dal fatto che, poverissima, studia all'università grazie a borse di studio, poi si comporta sempre come una mentecatta, afflitta da buonismo ottuso e inconsistente.
E' proprio lei, che dovrebbe sostenere la commedia, a respingere i miei tentativi di guardare tutto fino in fondo.
Nella parte finale, la storia d'amore, che poteva essere il fulcro e la possibilità di raccontare un percorso positivo, svapora nel nulla ... rimane in sospeso ... che grandissima rottura di scatole ... vuoto pneumatico da parte degli sceneggiatori.
Quindi, anche alla seconda visione si conferma, per me, un giudizio insufficiente.
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Storia deludentissima e triste di una bella zittella ...
Spreco di attori bellissimi e bravi, di animazione simpatica ed accattivante, mezzi e del mio tempo per una storia del cavolo.Ma che due scatole ... allora fin qui mi sono sorbita la storia delle cellule di plastica e legno di una ragazza che, a parte circumnavigare con il suo naso il suo ombelico, non è capace di fare altro?
Certo, è vero che al mondo esistono donne così frigide e sciocche da non sapere leggere nella realtà, da non essere capaci di amore gratuito, di amicizia vera, disinteressata, e usare tutto e tutti solo per non dover sostenere il peso della solitudine.
Ma era il caso di dedicare 2 stagioni di 14 episodi ciascuna per raccontare questa tristissima storia?
E la sua affermazione come scrittrice è un gioco che vale la candela, il suo orgoglio ... il suo ego che la disumanizzano sempre più ... sono valori da sottolineare?
E qualcuno (leggo nei commenti entusiasti) spera in una 3a stagione? Ma a che pro?
La sceneggiatura cmq è ben scritta ... infatti già al 4° episodio (mi pare), lì dove lascia il lavoro al rientro di una vacanza con il fidanzato N.2, senza avvertirlo, con lui che la cerca e cade dalle nuvole ... era palese che stavano parlando dell'ennesimo segnale di una persona rigida ed egoista, ma, vabbé, sono arrivata fino al 10° e ora .... definitivamente ... lascio questa cavolata!!
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Drama noioso ... inconsistente ... perdita di tempo assicurata.
Una noia mortale per questo drama con un punteggio alto e fuorviante.Storia costruita sul nulla, sceneggiatori probabilmente in vacanza che tra una bevuta e l'altra hanno tracciato personaggi e trama per far perdere tempo a chi, come me, ha tentato di guardare questa serie, nell'ipotesi che prima o poi qualcosa di positivo sarebbe accaduto.
Il personaggio chiave, la ragazza che è rimasta in coma per 13 anni, è completamente rimbambita, si muove non come una 17enne, ma come una oca giuliva di età non ben identificata.
Il personaggio maschile è un giovane uomo che si commuove per un cagnolino e si prodiga con ogni mezzo per non fargli mancare nulla, ma (se non fosse per il nipote liceale con più buon senso di lui) lascerebbe fuori casa una giovane e disagiata donna ... al freddo e senza mezzi ...
Tutto fino al 9 episodio visto, droppando alla grande ... poi non ho resistito e ho chiuso qui, con se ne poteva più, ma che immensa cavolata!! Potendo avrei mezzo ZERO.
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film parecchio noioso sulle dinamiche scuola-allievi-insegnanti-genitori
Personalmente l'ho trovato palloso fin dalla scelta dei personaggi chiave, in particolare.Tra i professori.
La coordinatrice scolastica Jung In Jae (Jang Na Ra attrice che dice pochino anche in altri film, con il suo visetto da bambolina, inadatto sia a ruoli forti che sentimentali) è un personaggio incolore e senza spessore almeno fino al 4 episodio e nella parte del 16esimo che ho provato a guardare, fa venir voglia di scappare dall'aula che le è affidata, è l'incarnazione di un buonismo inutile e perdente, come le dice chiaramente uno dei bulli della classe. Il suo co-coordinatore Kang Se Chan (Choi Daniel) è meno peggio di lei, tecnicamente ha qualcosa da dire e più carisma, ma non si mette in gioco fino in fondo, non guarda al bene degli alunni, rimane un passo indietro, non si sporca le mani. Poi c'è finalmente un professore con la P maiuscola: Jo Bong Soo (Yoon Joo Sang) che senza artificiosità arriva direttamente al punto sia con i colleghi che con gli allievi.
Tra gli allievi.
Go Nam Soon (Lee Jong Suk) fa il duro con chi vorrebbe aiutarlo, è uno sfigato con i compagni prepotenti di cui diventa lo zerbino ... non si capisce che personaggio sia e perché abbia questo ruolo.
Gli altri, bulli, deboli, arrivisti, diretti hanno una loro funzione, ma lui non capisco che significato abbia.
Alla fine, ho provato a guardare l'episodio 16, ma il film non affonda mai in modo deciso su una ipotesi o su una possibilità ... rimane sempre sul vago, trasmettendo un senso di impotenza e di sconfitta da parte degli adulti ... boh ... triste e inutile riflessione per quanto mi riguarda, e quindi l'ho lasciato perdere.
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storia inconsistente ... noiosa
Questa serie è un copia-incolla di altri k-drama storici, la storia è inconsistente e si dilunga in modo eccessivo ... mi stavo annoiando ... gli attori sono bravi, ma non basta ... ho guardato un paio di episodi e la fine e poi ho lasciato perdere. Ho dato 7 come giudizio per chi non ha mai visto serie storiche, è tutto sommato piacevole, gli attori sono bravi e anche la fotografia non è maleWas this review helpful to you?
Boring ... !!
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Se soffri d'insonnia in modo grave ...
... questa serie fa per te!Credo sia questa la mission di chi ha scritto questa inconsistente, banale, melensa storia, supportata da una colonna sonora che riempie il vuoto dei dialoghi, delle battute che non fanno né ridere, né piangere, né pensare.
I lunghi piani sui volti di personaggi perennemente alla ricerca di qualcosa di sensato da dire ... uno spreco di attori bravissimi (la mamma della protagonista, in primis) ... che non hanno battute da recitare che abbiano un valore ... ho visto 2 puntate, poi a pezzi la fine ... tempo perso (per me) ... ho lasciato questa serie che mi ha profondamente annoiata.
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