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“Kimi wa Petto”: l’amore come comfort zone
Tratto dal manga di Yayoi Ogawa, Kimi wa Petto è diventato un piccolo fenomeno della cultura pop giapponese, con una prima versione televisiva nel 2003 e un remake nel 2017. Dietro la sua veste da commedia romantica moderna, la serie racconta però qualcosa di più inquietante: una forma di amore addomesticato, in cui la relazione serve a proteggersi dalla vita più che a viverla.Sumire Iwaya, giornalista redazionale in un importante quotidiano della città, che ha focalizzato la propria esistenza nella carriera lavorativa, accoglie in casa un giovane ballerino che le propone di diventare il suo “pet”. Non un partner, non un amante: un animale da compagnia umano, sempre presente e mai problematico. Quello che a molti appare come un gioco ironico sui ruoli di genere, in realtà rivela una profonda paura dell’altro.
Sumire non cerca un incontro, ma una "zona di conforto" in cui sentirsi amata senza mai rischiare davvero. Il rapporto con Momo diventa così un modo per evitare la vulnerabilità e il conflitto: un amore senza attrito, fatto di tenerezza controllata e dipendenza reciproca.
In questo senso, la serie riflette un tratto tipico dei nostri tempi: la tendenza a preferire relazioni che non mettano in crisi, come quelle con gli animali domestici, capaci di dare affetto incondizionato ma incapaci di restituire la fatica dell’alterità. È un sentimento rassicurante, ma anche sterile, perché privo della dimensione adulta dell’amore — quella che nasce dallo scontro, dal limite, dalla scoperta dell’altro come diverso da sé.
"Kimi wa Petto", forse senza volerlo, mostra questa deriva con straordinaria chiarezza. L’amore, per essere umano, dovrebbe contenere il rischio del dolore e dello scontro, la vertigine dell’incontro con l’altro. Quando lo si riduce a un rifugio, a una forma di auto-consolazione, non è più amore: è solo la sua imitazione più docile, e più triste.
Ho guardato i primi 5 episodi, l'ultimo e sinceramente, annoiata/infastidita, ho droppato il tutto.
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Partenza accattivante
con attori simpatici e promettenti.Ma la storia e la sceneggiatura sono (a mio parere) un flop.
La fantascientifica questione della psicomotricità, viene usata sempre per lo stesso caso, che ha uno sviluppo lento, con lungaggini ottenute con scene lentissime, continui flash back, visti e rivisti.
Al sesto episodio poiché mi stavo annoiando, sono andata direttamente all'ultimo, ma anche la fine mi è sembrata una stonatura, un non senso, una storia scritta male ... peccato, ma i 10 episodi che sto tralasciando non valgono il mio tempo.
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Poi si rivela la solita storia di lavoro = smania di potere = guerra di posizione = nessuna possibilità di coltivare relazioni umane, ancora prima che sentimentali ecc ecc ... il tutto si sfilaccia, anche come trama, verso il 4° / 5° episodio e tutto, dalla storia, alla lentezza delle scene, ai dialoghi inconsistenti, verbosi e noiosi ...
L'attrice principale è monocorde, sembra un'attrice che sta recitando, il belloccio di turno ha cucito addosso un ruolo di eunuco dedito alla sofferenza inferta da una tizia che ha visto per una notte e che non riesce a dimenticare ... ma perché? non si capisce ...
Boring e noia mortale ... meglio droppare e dedicarsi ad altro ...
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Storiella carina, ma niente di che
La valutazione di 8.8 (ad oggi) sembra promettere chissà che perla di serie .... ma è una semplice commedia degli equivoci che all'inizio intriga parecchio, ma via via che procede evidenzia limiti di scrittura, fantasia e contenuti.Le scene diventano lunghe, prolisse, sfilacciate, le grandi attrici [madri dei protagonisti] recitano parti sopra le righe e quindi fastidiosette, anche se messe a confronto con l'attrice che interpreta le due gemelle, l'attrice che interpreta la madre e figlia della nonna delle gemelle, si mangia la scana del dolore per la perdita della nonna e madre con una qualità infinitamente superiore alla giovane attrice.
I continui flash back rompono le scatole e trattano il telespettatore da pesce nell'acquario a cui versare il mangime ad minchiam ...
Ho apprezzato il sogno, verso la fine della serie, in cui la nonna si congeda dalla nipote Mi Jii ... uno sprazzo di pura poesia!
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Dramma fastidioso
Droppato alla prima visione, mi sono messa d'impegno a riguardarlo, dato che l'attrice principale l'ho molto apprezzata in Goblin.Non è un brutto drama, si può anche guardarlo, ma è fastidioso.
Il fastidio è dato non solo dall'estetica della protagonista che, giustamente, è chiamata da un personaggio "pelo di cane", sia per come tiene i capelli (tagliati male e dipinti di rosso), sia il modo di vestire da "ho raschiato il look dal fondo dei vestiti distribuiti dalla croce rossa".
A me ha dato fastidio la storia del suo personaggio, com'è descritta.
Se è intelligente, come si capisce dal fatto che, poverissima, studia all'università grazie a borse di studio, poi si comporta sempre come una mentecatta, afflitta da buonismo ottuso e inconsistente.
E' proprio lei, che dovrebbe sostenere la commedia, a respingere i miei tentativi di guardare tutto fino in fondo.
Nella parte finale, la storia d'amore, che poteva essere il fulcro e la possibilità di raccontare un percorso positivo, svapora nel nulla ... rimane in sospeso ... che grandissima rottura di scatole ... vuoto pneumatico da parte degli sceneggiatori.
Quindi, anche alla seconda visione si conferma, per me, un giudizio insufficiente.
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Storia deludentissima e triste di una bella zittella ...
Spreco di attori bellissimi e bravi, di animazione simpatica ed accattivante, mezzi e del mio tempo per una storia del cavolo.Ma che due scatole ... allora fin qui mi sono sorbita la storia delle cellule di plastica e legno di una ragazza che, a parte circumnavigare con il suo naso il suo ombelico, non è capace di fare altro?
Certo, è vero che al mondo esistono donne così frigide e sciocche da non sapere leggere nella realtà, da non essere capaci di amore gratuito, di amicizia vera, disinteressata, e usare tutto e tutti solo per non dover sostenere il peso della solitudine.
Ma era il caso di dedicare 2 stagioni di 14 episodi ciascuna per raccontare questa tristissima storia?
E la sua affermazione come scrittrice è un gioco che vale la candela, il suo orgoglio ... il suo ego che la disumanizzano sempre più ... sono valori da sottolineare?
E qualcuno (leggo nei commenti entusiasti) spera in una 3a stagione? Ma a che pro?
La sceneggiatura cmq è ben scritta ... infatti già al 4° episodio (mi pare), lì dove lascia il lavoro al rientro di una vacanza con il fidanzato N.2, senza avvertirlo, con lui che la cerca e cade dalle nuvole ... era palese che stavano parlando dell'ennesimo segnale di una persona rigida ed egoista, ma, vabbé, sono arrivata fino al 10° e ora .... definitivamente ... lascio questa cavolata!!
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Drama noioso ... inconsistente ... perdita di tempo assicurata.
Una noia mortale per questo drama con un punteggio alto e fuorviante.Storia costruita sul nulla, sceneggiatori probabilmente in vacanza che tra una bevuta e l'altra hanno tracciato personaggi e trama per far perdere tempo a chi, come me, ha tentato di guardare questa serie, nell'ipotesi che prima o poi qualcosa di positivo sarebbe accaduto.
Il personaggio chiave, la ragazza che è rimasta in coma per 13 anni, è completamente rimbambita, si muove non come una 17enne, ma come una oca giuliva di età non ben identificata.
Il personaggio maschile è un giovane uomo che si commuove per un cagnolino e si prodiga con ogni mezzo per non fargli mancare nulla, ma (se non fosse per il nipote liceale con più buon senso di lui) lascerebbe fuori casa una giovane e disagiata donna ... al freddo e senza mezzi ...
Tutto fino al 9 episodio visto, droppando alla grande ... poi non ho resistito e ho chiuso qui, con se ne poteva più, ma che immensa cavolata!! Potendo avrei mezzo ZERO.
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film parecchio noioso sulle dinamiche scuola-allievi-insegnanti-genitori
Personalmente l'ho trovato palloso fin dalla scelta dei personaggi chiave, in particolare.Tra i professori.
La coordinatrice scolastica Jung In Jae (Jang Na Ra attrice che dice pochino anche in altri film, con il suo visetto da bambolina, inadatto sia a ruoli forti che sentimentali) è un personaggio incolore e senza spessore almeno fino al 4 episodio e nella parte del 16esimo che ho provato a guardare, fa venir voglia di scappare dall'aula che le è affidata, è l'incarnazione di un buonismo inutile e perdente, come le dice chiaramente uno dei bulli della classe. Il suo co-coordinatore Kang Se Chan (Choi Daniel) è meno peggio di lei, tecnicamente ha qualcosa da dire e più carisma, ma non si mette in gioco fino in fondo, non guarda al bene degli alunni, rimane un passo indietro, non si sporca le mani. Poi c'è finalmente un professore con la P maiuscola: Jo Bong Soo (Yoon Joo Sang) che senza artificiosità arriva direttamente al punto sia con i colleghi che con gli allievi.
Tra gli allievi.
Go Nam Soon (Lee Jong Suk) fa il duro con chi vorrebbe aiutarlo, è uno sfigato con i compagni prepotenti di cui diventa lo zerbino ... non si capisce che personaggio sia e perché abbia questo ruolo.
Gli altri, bulli, deboli, arrivisti, diretti hanno una loro funzione, ma lui non capisco che significato abbia.
Alla fine, ho provato a guardare l'episodio 16, ma il film non affonda mai in modo deciso su una ipotesi o su una possibilità ... rimane sempre sul vago, trasmettendo un senso di impotenza e di sconfitta da parte degli adulti ... boh ... triste e inutile riflessione per quanto mi riguarda, e quindi l'ho lasciato perdere.
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storia inconsistente ... noiosa
Questa serie è un copia-incolla di altri k-drama storici, la storia è inconsistente e si dilunga in modo eccessivo ... mi stavo annoiando ... gli attori sono bravi, ma non basta ... ho guardato un paio di episodi e la fine e poi ho lasciato perdere. Ho dato 7 come giudizio per chi non ha mai visto serie storiche, è tutto sommato piacevole, gli attori sono bravi e anche la fotografia non è maleWas this review helpful to you?
Boring ... !!
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Se soffri d'insonnia in modo grave ...
... questa serie fa per te!Credo sia questa la mission di chi ha scritto questa inconsistente, banale, melensa storia, supportata da una colonna sonora che riempie il vuoto dei dialoghi, delle battute che non fanno né ridere, né piangere, né pensare.
I lunghi piani sui volti di personaggi perennemente alla ricerca di qualcosa di sensato da dire ... uno spreco di attori bravissimi (la mamma della protagonista, in primis) ... che non hanno battute da recitare che abbiano un valore ... ho visto 2 puntate, poi a pezzi la fine ... tempo perso (per me) ... ho lasciato questa serie che mi ha profondamente annoiata.
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Dopo il secondo episodio ho deciso di abbandonare: ci ho provato, ma è evidente che non c’è nulla di nuovo o interessante da offrire. Nessuna evoluzione narrativa, nessun guizzo registico, nessuna chimica credibile tra i protagonisti. Solo una ripetizione stanca di situazioni forzate e romanticismo artificiale.
In conclusione, tempo perso. Consigliato solo a chi ha una tolleranza altissima per storie vuote e sceneggiature pigre; per tutti gli altri, meglio guardare altrove.
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Cosa non mi ha convinto
- La violenza è costante e crescente, spesso spettacolarizzata.
- Il male viene raccontato in modo così intenso che diventa tossico da guardare.
- Nonostante le ottime animazioni e gli effetti visivi, la serie ha un’atmosfera pesante che personalmente non riesco a tollerare.
Conclusione
Riconosco i suoi meriti tecnici e narrativi, ma non fa per me. È una serie che può piacere a chi apprezza il lato più cupo e crudo dello shōnen, ma per il mio gusto personale è semplicemente troppo intensa.
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Una visione deterministica che non evolve, ribadita fino allo sfinimento.
Ho deciso di droppare la serie dopo quattro episodi, tornando solo sul dodicesimo per capire come avrebbero gestito il percorso del personaggio principale. Devo riconoscere che Dear X è un prodotto confezionato in modo impeccabile, pensato per valorizzare al massimo la bravissima Kim Yoo-jung e un cast che funziona davvero bene. La regia, l’estetica e il ritmo sono curati e professionalmente solidi.Il problema, per me, è altrove.
La trama e soprattutto la sceneggiatura mi sono sembrate un esercizio di marketing narrativo: più che raccontare una storia complessa, sembrano costruite per dimostrare che Kim Yoo-jung – solitamente a suo agio in ruoli luminosi e positivi – può sostenere anche personaggi oscuri, negativi, “maledetti” fino al midollo. E questo, chiariamolo, lei lo fa: è brava, credibile, magnetica.
Il peccato è che, per mostrarci quanto sia convincente nel ruolo della “dannata senza redenzione”, la serie punta tutto su un unico concetto ripetuto in modo quasi claustrofobico: se nasci con una genetica sbagliata e genitori pessimi, sei destinato a fare male per tutta la vita, a prescindere da chi ti tende una mano o prova a volerti bene gratuitamente.
Una visione deterministica che non evolve, non si sfuma e, anzi, viene ribadita fino allo sfinimento. Personalmente trovo questo approccio narrativo povero, fatalista e incapace di generare vero coinvolgimento emotivo. Dopo un po’, è chiaro dove si andrà a parare e nulla prova davvero a mettere in discussione quella premessa.
In conclusione: Dear X non fa per me. Riconosco la qualità del pacchetto e la performance della protagonista, ma non la consiglierei, soprattutto a chi cerca una storia che esplori il male con profondità, ambiguità e possibilità di cambiamento, e non come una condanna genetica scritta in partenza.
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