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Switched japanese drama review
Completed
Switched
1 people found this review helpful
by Lynnea
18 days ago
6 of 6 episodes seen
Completed
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 6.0
This review may contain spoilers

L'incubo di vivere nella pelle sbagliata

"Switched" si presenta come un drama adolescenziale ambientato principalmente tra i banchi di scuola e volto a sviscerare tematiche quali l’emarginazione, la popolarità, il bullismo e il valore dell’aspetto estetico. Il tutto proposto con un taglio thriller-psicologico e in chiave soprannaturale grazie all’espediente narrativo del “body swapt”, ovvero lo scambio di corpo. Tratto dall'omonimo manga di Shiki Kawabata, la vicenda è un concentrato di soli sei episodi che mira ad allontanarsi dalle molte commedie romantiche adolescenziali giapponesi in circolo. Il risultato è un prodotto parzialmente riuscito, ma sicuramente basato su un’idea affascinante.
La premessa è drastica: Ayumi Kohinata, una ragazza popolare e genuinamente dolce, sta per vivere il suo primo appuntamento quando riceve una chiamata inquietante dalla taciturna compagna di classe Zenko Umine. Pochi minuti dopo, Ayumi assiste impotente al suicidio di Zenko, che si lancia dal tetto della scuola. Il colpo di scena arriva quando Ayumi si risveglia in ospedale... nel corpo di Zenko. Lo scambio è avvenuto, e la vera Zenko, ora nel corpo di Ayumi, non ha alcuna intenzione di restituire la vita rubata. È un incipit forte, che mette sul piatto un potenziale importante.
La prima metà della serie l’ho trovata davvero calzante. La regia costruisce un'atmosfera di tensione soffocante, aiutata da una colonna sonora quanto mai azzeccata. Si prova sulla propria pelle l'orrore di Ayumi: nessuno le crede, tutti pensano che la "nuova Zenko" sia impazzita, mentre la "nuova Ayumi" usa il suo fascino e la sua popolarità per manipolare chiunque le stia intorno. La vera forza del drama è mostrare come l'identità sia un fragile costrutto sociale, e come l'apparenza conti più della sostanza. Il personaggio di Zenko Umine, interpretato da una straordinaria Kaya Kiyohara, è un'antagonista agghiacciante proprio perché umana: non è malvagia per natura, ma è stata plasmata da anni di bullismo e solitudine.
I primi tre episodi offrono spunti riflessivi interessanti: è peggio essere esclusi e ignorati, o essere apprezzati per il proprio aspetto ma non per ciò che si è? Un bel dilemma, messo in rilievo dalla situazione delle due figure femminili: da una parte Zenko, emarginata sulla base del suo aspetto fisico, dall’altra Ayumi che – grazie allo switch – scopre che ad interessare sul ragazzo era unicamente il suo aspetto esteriore. C’è poi l’amico storico di Ayumi – segretamente innamorato di lei – l'unico capace di guardare oltre l’apparenza e riconoscere la persona in sé. E così, mentre il corpo cicciottello di Zenko sembra rifiorire grazie alla bellezza della persona che lo occupa, i bei lineamenti del corpo originario di Ayumi sembrano appesantiti dal tormento della figura al suo interno, una Zenko arrabbiata, eternamente invidiosa e insoddisfatta, sempre meno composta e sempre più dedita a rosicchiarsi le unghie dal nervoso. Questo passaggio mi è piaciuto molto, perché ha avuto il coraggio di non rendere la vittima del bullismo una figura buona a prescindere: Zenko ha subito nella sua vita mille angherie, e queste hanno avuto un pesante effetto su di lei, ma così è, e la ragazza di oggi è disposta a tutto per vestire i panni della studentessa più ammirata della classe. Ma se sei diventata “brutta” dentro - al di là delle motivazioni anche ingiuste - questo alla fine emerge, nonostante la bellezza esteriore.
Mi sarei fermata qui, avrei ritagliato un happy ending con il ritorno dei corpi ai proprietari originari e l’avvio di una storia tra Ayumi e l’amico Kaga – interpretato da un giovane attore molto carismatico che in più di un frangente mi ha ricordato incredibilmente l’attore coreano Lee Seung Gi – e avrei dato in pasto ai lupi sia Zenko che Koshiro, il ragazzo di Ayumi. Una chiusura forse prevedibile, ma comunque un buon modo per riproporre un’interessante tematica già vista altrove – mi viene in mente il coreano “True Beauty”, piuttosto che “My ID is Gangnam beauty” – arricchendolo di tinte più cupe e stimolanti.
La seconda metà del drama prende invece tutt’altra direzione. Il focus sembra concentrarsi sul meccanismo dello scambio dei corpi, che si ripeterà più volte fino ad arrivare in ultimo a ripristinare la situazione iniziale. Il tutto mentre si mette in azione un processo di redenzione di massa, volto a salvare tutti quanti: il ragazzo apparentemente superficiale si rivelerà essere sempre stato dalla parte giusta e aver finto per tutto il tempo, con l’obiettivo di trovare una soluzione per riportare Ayumi nel suo corpo. La stessa Zenko troverà una mano tesa e il suo comportamento pessimo – al limite dell’irredimibile - verrà archiviato come la reazione di una povera ragazza bullizzata. L’amico di sempre si farà da parte, restituendo il posto d’onore all’eroe sotto mentite spoglie. Sviluppo forse meno prevedibile, ma che comunque non mi è piaciuto. Una sovrasaturazione di buonismo che va a mio avviso a intaccare parte dell’ottimo lavoro impostato con i primi episodi. Tutti i conflitti si dissolvono in una bolla di sapone, tra chi piange, chi chiede scusa, e un perdono unanime che tutto sistema. Avrei preferito una risoluzione più coraggiosa, capace di andare fino in fondo ai ritratti promessi e promossi fin dall’inizio. Così invece sa solo di facile conclusione, che non fa male a nessuno.
Nonostante tutto è un drama che si lascia guardare, vuoi anche per la durata ridotta. Le interpretazioni sono di alto livello, con le due attrici principali che reggono l'intero peso della narrazione sulle loro spalle. Il personaggio di Kaga è un faro di gentilezza in un mare di oscurità, e quello di Koshiro vuole comunque essere una sorta di enigma, per quanto non ne abbia gradito lo sviluppo. La regia è curata, la fotografia è algida e in sintonia con il tono della storia.
In definitiva, "Switched" è un drama che conquista e delude quasi con la stessa intensità. È una piccola perla… Ma solo a metà, un'opera che non ha il coraggio di essere coerente con sé stessa fino in fondo. Resta comunque una visione apprezzabile.
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