L'ambiguità dei sentimenti che si nascondono nell'abitudine
Miniserie del 2018 – ma in certi frangenti appare quasi più datata - che conta solo quattro puntate da una mezz’oretta l’una e nella quale mi sono imbattuta mentre passavo al vaglio i lavori di Kim Seon Ho, scoprendo così un breve ma delizioso spaccato sull’ambiguità dei sentimenti che si nascondono nell’abitudine.
La trama è volutamente semplice: due migliori amici, Rae Wan ed Eun Seong, dopo una notte di alcolici e frustrazioni finiscono a letto insieme. L’imbarazzo esplode, la convivenza forzata li costringe a fare i conti con ciò che hanno sempre taciuto. Sembra il classico “friends to lovers”, ma l’esecuzione è sorprendentemente matura. Le prime scene sono quasi uno slice of life spensierato, poi gradualmente emerge la paura di rovinare un’amicizia, quella domanda silenziosa: “E se non fossimo più noi?”.
Kim Seon Ho è calzante e magnetico, non saprei in che altro modo definirlo. Il suo Rae Wan è un uomo paziente, vulnerabile, che guarda Eun Seong come se custodisse un segreto che fatica a rivelare. Quando pronuncia la fatidica frase “Non riesco a togliermi il tuo odore di dosso”, non rappresenta solo un momento clou del drama, ma sancisce anche la definitiva resa di un amore che diventa visceralità. Quanto a Lee Yoo Young, la sua Eun Seong è egoista, impulsiva, a tratti insopportabilmente immatura. Una caratterizzazione che rende difficile tifare per lei (basti pensare a come ritorna, dopo oltre un anno, come se niente fosse). Eppure, forse, è proprio questo il punto: l’amore non è sempre meritato, a volte è solo qualcosa che non sai lasciare andare.
Sul fronte dei difetti, il più evidente è l’abuso dell’alcol come deus ex machina. Le emozioni più importanti nascono sempre da una sbronza, come se la sobrietà fosse tassativamente nemica dell’onestà. Pessimo messaggio.
Il salto temporale finale di un anno, poi, appare come una scorciatoia narrativa: ci viene detto che Eun Seong è cresciuta, ma praticamente non lo si vede. Questo è un po’ lo scotto da pagare per via della breve durata dello short drama. Gli va però riconosciuto che, in sole due ore totali, il drama riesce a costruire un’intimità vera e sincera, dove la chimica tra i due protagonisti si avverte tangibilmente anche nei semplici momenti di silenzio.
In conclusione, un breve drama che è più un focus sul tema dell’esplorazione e comprensione di sentimenti già abitualmente etichettati, che una vera e propria storia in sé. Nel suo piccolo ci sta e fa quello che deve. Per le due ore che richiede, l’investimento è giustificato. Un riempitivo insolito ma piacevole, ottimo intermezzo tra visioni più impegnative.
La trama è volutamente semplice: due migliori amici, Rae Wan ed Eun Seong, dopo una notte di alcolici e frustrazioni finiscono a letto insieme. L’imbarazzo esplode, la convivenza forzata li costringe a fare i conti con ciò che hanno sempre taciuto. Sembra il classico “friends to lovers”, ma l’esecuzione è sorprendentemente matura. Le prime scene sono quasi uno slice of life spensierato, poi gradualmente emerge la paura di rovinare un’amicizia, quella domanda silenziosa: “E se non fossimo più noi?”.
Kim Seon Ho è calzante e magnetico, non saprei in che altro modo definirlo. Il suo Rae Wan è un uomo paziente, vulnerabile, che guarda Eun Seong come se custodisse un segreto che fatica a rivelare. Quando pronuncia la fatidica frase “Non riesco a togliermi il tuo odore di dosso”, non rappresenta solo un momento clou del drama, ma sancisce anche la definitiva resa di un amore che diventa visceralità. Quanto a Lee Yoo Young, la sua Eun Seong è egoista, impulsiva, a tratti insopportabilmente immatura. Una caratterizzazione che rende difficile tifare per lei (basti pensare a come ritorna, dopo oltre un anno, come se niente fosse). Eppure, forse, è proprio questo il punto: l’amore non è sempre meritato, a volte è solo qualcosa che non sai lasciare andare.
Sul fronte dei difetti, il più evidente è l’abuso dell’alcol come deus ex machina. Le emozioni più importanti nascono sempre da una sbronza, come se la sobrietà fosse tassativamente nemica dell’onestà. Pessimo messaggio.
Il salto temporale finale di un anno, poi, appare come una scorciatoia narrativa: ci viene detto che Eun Seong è cresciuta, ma praticamente non lo si vede. Questo è un po’ lo scotto da pagare per via della breve durata dello short drama. Gli va però riconosciuto che, in sole due ore totali, il drama riesce a costruire un’intimità vera e sincera, dove la chimica tra i due protagonisti si avverte tangibilmente anche nei semplici momenti di silenzio.
In conclusione, un breve drama che è più un focus sul tema dell’esplorazione e comprensione di sentimenti già abitualmente etichettati, che una vera e propria storia in sé. Nel suo piccolo ci sta e fa quello che deve. Per le due ore che richiede, l’investimento è giustificato. Un riempitivo insolito ma piacevole, ottimo intermezzo tra visioni più impegnative.
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