K-Drama Il fascino malinconico di una fiaba senza tempo
IN SINTESI- film coreano - dell’ormai un po’ lontano 2012 - che appartiene al genere romantico-drammatico e rielabora in modo originale e intelligente il mito del ragazzo-lupo (discostandosi con successo dal classico approccio occidentale al tema del lupo mannaro), trasformando una storia fantastica in un racconto delicato e poetico – direi addirittura toccante - sul significato della lealtà, sull’innocenza e sui sentimenti capaci di perdurare nel tempo.
LA STORIA – L’anziana Sun I ritorna nella vecchia casa di campagna della sua giovinezza, dando così il via a un lungo flashback ambientato negli anni ’60: l'incontro, appena trasferitasi nella nuova proprietà, con un giovane ragazzo selvaggio cresciuto come un lupo, incapace di parlare e per nulla civilizzato. Battezzato Chul Soo, questo viene accudito da Sun I (e dalla madre e sorellina di lei), e “addestrato” a comportarsi da umano con l’aiuto di un manuale per cani. Nonostante una diffidenza iniziale, ben presto tra i due nasce un affetto sincero, incondizionato e protettivo, messo a dura prova dalle insidie del mondo “civile” esterno.
IL FINALE (Spoiler!) – Una conclusione che non scade nel classico lieto fine romantico ma nemmeno nell’altrettanto prevedibile tragedia.La sequenza finale è più che altro un netto contrasto tra la mutevolezza della vita umana (Sun I si è rifatta nel frattempo una vita, è cambiata, invecchiata) e la connotazione simile a una devozione assoluta dettata dall’istinto animale (lui appare giovane come una volta, proprio come se il tempo – per lui – si fosse fermato o, ancora meglio, come se il passare del tempo non avesse apportato alcuna modifica o usura a ciò che era stato). Si potrebbe quasi dire che i due personaggi rappresentino, nel finale, due diverse linee temporali: quella umana e quella della natura.
La scelta finale di Sun I di non vendere la proprietà è di fatto l’unica conclusione meritevole possibile: il loro è un addio definitivo, il passato non può essere modificato né lo si può rivivere. Lei ha percorso la sua strada, lui a modo suo – in un’eterna attesa del ritorno di lei – ha vissuto la sua, isolato dal mondo. La scelta di non strapparlo dal suo habitat va quindi intesa quale atto di profondo rispetto, che vuole quanto meno riconoscere il vissuto di Chul Soo.
I TEMI PRINCIPALI- Perno centrale del film è il contrasto tra la purezza della natura e la corruzione della società. L’opera gioca sapientemente con il concetto di “bestialità”, mostrando come poco abbia a che fare con Chul Soo, che reagisce solo mosso dall’istinto di protezione, mentre al contrario descriva pienamente altri esseri umani, spinti da gelosia, prepotenza, pregiudizio e paura verso ciò che non conoscono, nonostante si definiscano persone “civili”. Un altro elemento chiave riguarda la memoria, intesa come la capacità di ricordare e mantenere vivo e intatto un affetto sincero anche a distanza di decenni.
IL CAST – Un giovane e sempre splendido Song Joong Ki offre qui un'interpretazione davvero straordinaria: pur non pronunciando quasi alcuna parola riesce a esprime ogni singola e definita emozione attraverso lo sguardo, i gesti e anche la postura del corpo. La sua devozione totale nei confronti di Sun I è incondizionata e priva di qualsiasi altro interesse e/o secondo fine. E’ un legame indissolubile che, una volta creatosi, è destinato a rimanere inevitabilmente per sempre: è lì e non lo si può più cancellare, ineluttabile quanto il respiro o il battito cardiaco. Park Bo Young, nei panni di Sun I, si distingue per una performance altrettanto valida, capace di mostrare pur nella breve durata della pellicola la crescita emotiva del suo personaggio, che da ragazza solitaria e frustrata per la malattia si trasforma in una figura forte, empatica e protettiva. L’intesa tra i due appare naturale, quasi istintiva, aiutando a rendere davvero credibile la particolare relazione che si instaura tra i due personaggi. Buona anche la prova di Yoo Yeon Seo, che regala un antagonista capace di farsi detestare (giustamente) dallo spettatore, portando in scena una figura fin troppo credibile di ciò che - purtroppo – non manca nemmeno nella società reale moderna.
ASPETTI TECNICI - La regia di Jo Sung Hee di utilizza uno stile che visivamente ricorda un po’ una fiaba illustrata: la fotografia gioca con i colori, ricorrendo a toni caldi e luminosi nei momenti di vita quotidiana e familiare, mentre opta per colori freddi e cupi quando subentra un contesto di pericolo. Non c’è una particolare cura per i dettagli, ma più che altro un approccio complessivo chiaro e convinto. La colonna sonora è equilibrata: da un lato sufficientemente discreta da non risultare invadente o pervasiva, ma dall’altra capace di contribuire efficacemente (la scena in cui Sun-i canta suonando la chitarra, passaggio molto dolce, rappresenta a mio avviso un po’ il culmine del perfetto connubio tra narrazione e sonoro).
IN CONCLUSIONE – Una pellicola semplice, sicuramente atipica per gli standard coreani di allora (e di oggi), capace di raggiungere l’obiettivo in termini di significato ed emozioni. Una storia ben bilanciata, in equilibrio tra momenti divertenti e passaggi drammatici, e che nella sua semplicità sa arrivare dritta all’animo e al cuore dello spettatore. Una visione gratificante, originale e ben realizzata: consigliata!
LA STORIA – L’anziana Sun I ritorna nella vecchia casa di campagna della sua giovinezza, dando così il via a un lungo flashback ambientato negli anni ’60: l'incontro, appena trasferitasi nella nuova proprietà, con un giovane ragazzo selvaggio cresciuto come un lupo, incapace di parlare e per nulla civilizzato. Battezzato Chul Soo, questo viene accudito da Sun I (e dalla madre e sorellina di lei), e “addestrato” a comportarsi da umano con l’aiuto di un manuale per cani. Nonostante una diffidenza iniziale, ben presto tra i due nasce un affetto sincero, incondizionato e protettivo, messo a dura prova dalle insidie del mondo “civile” esterno.
IL FINALE (Spoiler!) – Una conclusione che non scade nel classico lieto fine romantico ma nemmeno nell’altrettanto prevedibile tragedia.La sequenza finale è più che altro un netto contrasto tra la mutevolezza della vita umana (Sun I si è rifatta nel frattempo una vita, è cambiata, invecchiata) e la connotazione simile a una devozione assoluta dettata dall’istinto animale (lui appare giovane come una volta, proprio come se il tempo – per lui – si fosse fermato o, ancora meglio, come se il passare del tempo non avesse apportato alcuna modifica o usura a ciò che era stato). Si potrebbe quasi dire che i due personaggi rappresentino, nel finale, due diverse linee temporali: quella umana e quella della natura.
La scelta finale di Sun I di non vendere la proprietà è di fatto l’unica conclusione meritevole possibile: il loro è un addio definitivo, il passato non può essere modificato né lo si può rivivere. Lei ha percorso la sua strada, lui a modo suo – in un’eterna attesa del ritorno di lei – ha vissuto la sua, isolato dal mondo. La scelta di non strapparlo dal suo habitat va quindi intesa quale atto di profondo rispetto, che vuole quanto meno riconoscere il vissuto di Chul Soo.
I TEMI PRINCIPALI- Perno centrale del film è il contrasto tra la purezza della natura e la corruzione della società. L’opera gioca sapientemente con il concetto di “bestialità”, mostrando come poco abbia a che fare con Chul Soo, che reagisce solo mosso dall’istinto di protezione, mentre al contrario descriva pienamente altri esseri umani, spinti da gelosia, prepotenza, pregiudizio e paura verso ciò che non conoscono, nonostante si definiscano persone “civili”. Un altro elemento chiave riguarda la memoria, intesa come la capacità di ricordare e mantenere vivo e intatto un affetto sincero anche a distanza di decenni.
IL CAST – Un giovane e sempre splendido Song Joong Ki offre qui un'interpretazione davvero straordinaria: pur non pronunciando quasi alcuna parola riesce a esprime ogni singola e definita emozione attraverso lo sguardo, i gesti e anche la postura del corpo. La sua devozione totale nei confronti di Sun I è incondizionata e priva di qualsiasi altro interesse e/o secondo fine. E’ un legame indissolubile che, una volta creatosi, è destinato a rimanere inevitabilmente per sempre: è lì e non lo si può più cancellare, ineluttabile quanto il respiro o il battito cardiaco. Park Bo Young, nei panni di Sun I, si distingue per una performance altrettanto valida, capace di mostrare pur nella breve durata della pellicola la crescita emotiva del suo personaggio, che da ragazza solitaria e frustrata per la malattia si trasforma in una figura forte, empatica e protettiva. L’intesa tra i due appare naturale, quasi istintiva, aiutando a rendere davvero credibile la particolare relazione che si instaura tra i due personaggi. Buona anche la prova di Yoo Yeon Seo, che regala un antagonista capace di farsi detestare (giustamente) dallo spettatore, portando in scena una figura fin troppo credibile di ciò che - purtroppo – non manca nemmeno nella società reale moderna.
ASPETTI TECNICI - La regia di Jo Sung Hee di utilizza uno stile che visivamente ricorda un po’ una fiaba illustrata: la fotografia gioca con i colori, ricorrendo a toni caldi e luminosi nei momenti di vita quotidiana e familiare, mentre opta per colori freddi e cupi quando subentra un contesto di pericolo. Non c’è una particolare cura per i dettagli, ma più che altro un approccio complessivo chiaro e convinto. La colonna sonora è equilibrata: da un lato sufficientemente discreta da non risultare invadente o pervasiva, ma dall’altra capace di contribuire efficacemente (la scena in cui Sun-i canta suonando la chitarra, passaggio molto dolce, rappresenta a mio avviso un po’ il culmine del perfetto connubio tra narrazione e sonoro).
IN CONCLUSIONE – Una pellicola semplice, sicuramente atipica per gli standard coreani di allora (e di oggi), capace di raggiungere l’obiettivo in termini di significato ed emozioni. Una storia ben bilanciata, in equilibrio tra momenti divertenti e passaggi drammatici, e che nella sua semplicità sa arrivare dritta all’animo e al cuore dello spettatore. Una visione gratificante, originale e ben realizzata: consigliata!
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