Quando la buona fotografia non sostituisce la sceneggiatura....
Mi adatto al tono che viene usato per descrivere(o forse proporre?) questo lavoro: un'esperienza quasi mistica. Riuscire a trasformare 24 episodi in un unico, interminabile rallenty è un'impresa che merita rispetto, si deve dire. Dopo averlo visto, ho rivalutato Lezioni di piano, dove Jane Campion riesce a creare più tensione con un dito che sfiora un tasto del pianoforte di quanta The Forbidden Flower ne costruisca in 24 episodi.
La serie promette un "erotismo raffinato e rivoluzionario" 🤣. Dopo averci mostrato una protagonista che si "accende" durante uno shampoo (bada bene, c'è solo un frame che mostra il movimento miracolistico di lui con i polpastrelli dietro le orecchie) , mente sulla propria età, manipola chiunque pur di inseguire il protagonista e invade sistematicamente ogni suo spazio, ci prepara finalmente al momento tanto atteso: un bacio di pochi secondi, fotografato come se fosse l'evento romantico del secolo. Evidentemente, il resto dell'erotismo è solo proposto con quache frame sparuto qua e là per farvi arrivare all'episodio 9.
La fotografia è molto buona. Così buona da tentare disperatamente di convincerci che sotto quei controluce dorati, quei verdi ipersaturi e quei tramonti perfetti si nasconda una sceneggiatura altrettanto luminosa. Non è così! Una bella confezione può valorizzare un buon prodotto ma non può riempire una scatola vuota.
I personaggi sono costruiti con un'economia narrativa encomiabile.
Lei ruota quasi esclusivamente attorno a lui. Lui, invece, attraversa la serie con la determinazione di una pianta ornamentale: non decide, non reagisce, non conduce mai davvero la relazione, prima fissa , poi ridacchia. Se l'intento era rappresentare un uomo combattuto, il combattimento si è svolto interamente fuori campo.
Anche il conflitto con la madre avrebbe potuto essere interessante. Peccato che madre e figlia finiscano per assomigliarsi più di quanto la serie sembri rendersi conto: entrambe controllano, manipolano, mentono e cercano di imporre la propria volontà sugli altri. La differenza è solo anagrafica (piccole cougar crescono).
Poi arriva il finale. Tragedia. Lacrime. Fiori. Voce fuori campo. Ma una tragedia nasce quando il pubblico sente di perdere qualcuno che ha imparato a conoscer, non c'è alcuna progressione drammatica.
Straordinarie interpretazioni: è raro vedere un protagonista maschile così fedele alla propria cifra espressiva, la mantiene identica per tutta la serie. Lei, invece, trasmette perfettamente il concetto di "voglio quest'uomo a ogni costo", tuttavia il perché non si sa.
La madre, infine, ci ricorda che anche il melodramma più acceso può sempre essere recitato un po' più sopra le righe (non credo di aver mai visto un'attrice così priva di doti o talento).
La protagonista è la migliore, persino di un attore di 46 anni che dovrebbe avere esperienza, fascino, magnetismo ma tutti lo osannano perché con la canotta sta davvero bene, dimenticando che un uomo di quell'età dovrebbe quanto meno lasciare il segno con i dialoghi, o la profondità emotiva di chi ha vissuto davvero (e invece zero).
La protagonista pur essendo un po' migliore rispetto al resto del cast manca di naturalezza e propone una certa artificiosità, quando corre nel vicolo sotto la pioggia cade, due volte, e in entrambe le volte si vede proprio che non inciampa bensì si getta a terra da sola.
Nell'episodio 9 quando crolla dal sonno con una pianta in grembo si appoggia sulla spalla di lui (prima piano come se il sonno la prendesse, poi di colpo si getta in un movimento che puzza di studiato in modo pazzesco).
Rimangono una fotografia di alto livello, un paio di belle inquadrature e tanta estetica.
Il problema è che il cinema, e la televisione, non sono album fotografici.
ULTIMO APPUNTO: LA MALATTIA
La protagonista ha una malattia che, a giudicare da ciò che vediamo, sembra curarsi a colpi di tonici e passeggiate romantiche. Corre, salta, prende pioggia, mare e sole come se avesse una lieve anemia, salvo ricordarsi di essere gravemente malata quando la sceneggiatura ha bisogno di un colpo di scena. Non funziona così.
Ho visto persone morire di quel male... (capitoli tristi della mia vita ma conosco benissimo la condizione). So bene che ogni paziente è diverso, ma qui la malattia appare più come un espediente narrativo che come una condizione vissuta. Se vuoi costruire una tragedia, devi convincermi che quella tragedia esiste anche prima dell'ultimo episodio.
Esempio: in Marry My Husband il deterioramento fisico non è un dettaglio estetico, entra nella recitazione, nella postura, nello sguardo, nel trucco. L'attrice appare progressivamente emaciata, pallida, debilitata. Non serve trasformare ogni malato in uno scheletro, ma serve dare peso alla malattia. Qui, invece, sembra che vada e venga a seconda del bisogno della sceneggiatura (se non hai capito il tipo di condizione o morbosità scrivi in pvt che non voglio spoilerare).
📸 🌅 Devo riconoscere un merito alla serie: alcuni frame e riprese dall'alto (probabilmente con droni) sul mare sono davvero suggestive. In più di un'occasione, lingua a parte, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una produzione thailandese. La fotografia sfrutta molto bene la costa tropicale, la vegetazione e la luce naturale, regalando immagini di notevole impatto visivo. È probabilmente l'aspetto migliore dell'intera opera.
APPROFONDIMENTO TECNICO : 🎞️
Dal punto di vista formale, il drama sembra l'equivalente audiovisivo di un profilo Instagram perfettamente filtrato. La regia punta tutto sulla seduzione dell'immagine: controluce costanti, profondità di campo ridottissima, bokeh, tramonti dorati, rallenty e un color grading esasperato che porta verdi, gialli e rossi a un livello di saturazione quasi irreale. È una scelta precisa, non un errore , l'iper-saturazione serve a trasformare la realtà in un ricordo idealizzato, una dimensione sospesa in cui la vita appare più intensa proprio perché destinata a svanire (come contrapposizione). Anche il pesce che muore a livello simbolico anticipa, come mesto presagio, cosa aspettarsi in finale.
Il problema è che questa estetica finisce per combattere contro la storia invece di sostenerla.
La protagonista è affetta da una malattia che dovrebbe incombere su ogni scena, eppure l'immagine continua a esplodere di luce, colori e vitalità. Corre, prende pioggia, mare, sole, passeggia per ore, cade, si rialza, scorrazza ovunque e, a parte qualche capogiro strategicamente inserito quando la sceneggiatura si ricorda della malattia, sembra godere di una salute invidiabile. La fotografia sembra avere più paura di mostrare il decadimento fisico che di perdere credibilità narrativa.
Eppure il contrasto fra vitalità visiva e morte imminente avrebbe potuto funzionare: il cinema usa spesso il colore come contrappunto emotivo ma, perché questo accada, il contrasto deve generare tensione, non cancellare il problema.
La simbologia, poi, viene ripetuta fino allo sfinimento. Fiori ovunque. Lei dipinge quasi esclusivamente fiori in boccio, lui è un orticoltore, la casa è invasa da piante, ogni inquadratura sembra voler ricordare allo spettatore che il fiore rappresenta la femminilità, il risveglio del desiderio, la fioritura sessuale e il passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Il simbolo, però, funziona quando viene dosato. Se viene ripetuto ossessivamente, smette di essere simbolo e diventa ridondante didascalia, non sostenuta dalla sceneggiatura perché di maturità in lei non ne ho vista molta.
Lo stesso vale per il continuo richiamo all'arte. La serie sembra voler attribuire un'aura artistica a ogni quadro dipinto dalla protagonista ma le opere che vediamo sono sorprendentemente anonime. È come se bastasse inquadrare una tela, un fiore e una tavolozza per evocare profondità. L'arte, però, non è un elemento scenografico: dovrebbe raccontare qualcosa del personaggio, della sua evoluzione, del suo sguardo sul mondo. Qui rimane un accessorio decorativo, proprio come gran parte dell'impianto visivo.
Alla fine resta la sensazione che la regia confonda continuamente l'estetica con la profondità.
LEGGI QUI:
E ora mi rivolgo direttamente a te che stai leggendo! Sì, proprio a te che hai dato 9 a questo drama perché ti hanno venduto l'idea di un'opera "erotica" e ti sono bastati due baci e qualche rallenty in controluce. Il paradosso è che, alla fine, è persino più casto di molti altri c-drama realizzati sotto censura.
1) Quando assegni un 9 a una sceneggiatura del genere, fai un torto a quelle opere costruite con personaggi sfaccettati, dialoghi memorabili e una scrittura cesellata scena dopo scena.
2) Quando lo paragoni a Lolita, non stai rendendo omaggio a Nabokov: stai banalizzando un romanzo in cui la tensione nasce dalla lingua, dalla manipolazione, dall'ambiguità morale e da una raffinatezza stilistica che riesce a evocare il desiderio con una singola figura retorica. Qui, invece, HAI SCAMBIATO il rallenty ipersaturato con la profondità.
3) E quando mi parli di "erotismo travolgente", mi viene il dubbio che tu non abbia mai visto un vero film erotico. Se vuoi un punto di partenza, prova "L'amante" di J. J. Annaud. Scoprirai che l'erotismo non nasce da una ragazza che stringe le cosce durante uno shampoo ma da una regia che sa costruire desiderio, tensione e sottotesto.
Lezioni di piano, L'amante di Lady Chatterley, L'amante di Annaud e qualche decennio di cinema erotico a seguire ha dimostrato come il desiderio si costruisca con la scrittura, non con il color grading.
Le musiche? Gradevoli ma una , non vi siete neanche accorte, che è la colonna sonora del kdrama while you were sleeping, viva l'originalità!!!
La serie promette un "erotismo raffinato e rivoluzionario" 🤣. Dopo averci mostrato una protagonista che si "accende" durante uno shampoo (bada bene, c'è solo un frame che mostra il movimento miracolistico di lui con i polpastrelli dietro le orecchie) , mente sulla propria età, manipola chiunque pur di inseguire il protagonista e invade sistematicamente ogni suo spazio, ci prepara finalmente al momento tanto atteso: un bacio di pochi secondi, fotografato come se fosse l'evento romantico del secolo. Evidentemente, il resto dell'erotismo è solo proposto con quache frame sparuto qua e là per farvi arrivare all'episodio 9.
La fotografia è molto buona. Così buona da tentare disperatamente di convincerci che sotto quei controluce dorati, quei verdi ipersaturi e quei tramonti perfetti si nasconda una sceneggiatura altrettanto luminosa. Non è così! Una bella confezione può valorizzare un buon prodotto ma non può riempire una scatola vuota.
I personaggi sono costruiti con un'economia narrativa encomiabile.
Lei ruota quasi esclusivamente attorno a lui. Lui, invece, attraversa la serie con la determinazione di una pianta ornamentale: non decide, non reagisce, non conduce mai davvero la relazione, prima fissa , poi ridacchia. Se l'intento era rappresentare un uomo combattuto, il combattimento si è svolto interamente fuori campo.
Anche il conflitto con la madre avrebbe potuto essere interessante. Peccato che madre e figlia finiscano per assomigliarsi più di quanto la serie sembri rendersi conto: entrambe controllano, manipolano, mentono e cercano di imporre la propria volontà sugli altri. La differenza è solo anagrafica (piccole cougar crescono).
Poi arriva il finale. Tragedia. Lacrime. Fiori. Voce fuori campo. Ma una tragedia nasce quando il pubblico sente di perdere qualcuno che ha imparato a conoscer, non c'è alcuna progressione drammatica.
Straordinarie interpretazioni: è raro vedere un protagonista maschile così fedele alla propria cifra espressiva, la mantiene identica per tutta la serie. Lei, invece, trasmette perfettamente il concetto di "voglio quest'uomo a ogni costo", tuttavia il perché non si sa.
La madre, infine, ci ricorda che anche il melodramma più acceso può sempre essere recitato un po' più sopra le righe (non credo di aver mai visto un'attrice così priva di doti o talento).
La protagonista è la migliore, persino di un attore di 46 anni che dovrebbe avere esperienza, fascino, magnetismo ma tutti lo osannano perché con la canotta sta davvero bene, dimenticando che un uomo di quell'età dovrebbe quanto meno lasciare il segno con i dialoghi, o la profondità emotiva di chi ha vissuto davvero (e invece zero).
La protagonista pur essendo un po' migliore rispetto al resto del cast manca di naturalezza e propone una certa artificiosità, quando corre nel vicolo sotto la pioggia cade, due volte, e in entrambe le volte si vede proprio che non inciampa bensì si getta a terra da sola.
Nell'episodio 9 quando crolla dal sonno con una pianta in grembo si appoggia sulla spalla di lui (prima piano come se il sonno la prendesse, poi di colpo si getta in un movimento che puzza di studiato in modo pazzesco).
Rimangono una fotografia di alto livello, un paio di belle inquadrature e tanta estetica.
Il problema è che il cinema, e la televisione, non sono album fotografici.
ULTIMO APPUNTO: LA MALATTIA
La protagonista ha una malattia che, a giudicare da ciò che vediamo, sembra curarsi a colpi di tonici e passeggiate romantiche. Corre, salta, prende pioggia, mare e sole come se avesse una lieve anemia, salvo ricordarsi di essere gravemente malata quando la sceneggiatura ha bisogno di un colpo di scena. Non funziona così.
Ho visto persone morire di quel male... (capitoli tristi della mia vita ma conosco benissimo la condizione). So bene che ogni paziente è diverso, ma qui la malattia appare più come un espediente narrativo che come una condizione vissuta. Se vuoi costruire una tragedia, devi convincermi che quella tragedia esiste anche prima dell'ultimo episodio.
Esempio: in Marry My Husband il deterioramento fisico non è un dettaglio estetico, entra nella recitazione, nella postura, nello sguardo, nel trucco. L'attrice appare progressivamente emaciata, pallida, debilitata. Non serve trasformare ogni malato in uno scheletro, ma serve dare peso alla malattia. Qui, invece, sembra che vada e venga a seconda del bisogno della sceneggiatura (se non hai capito il tipo di condizione o morbosità scrivi in pvt che non voglio spoilerare).
📸 🌅 Devo riconoscere un merito alla serie: alcuni frame e riprese dall'alto (probabilmente con droni) sul mare sono davvero suggestive. In più di un'occasione, lingua a parte, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una produzione thailandese. La fotografia sfrutta molto bene la costa tropicale, la vegetazione e la luce naturale, regalando immagini di notevole impatto visivo. È probabilmente l'aspetto migliore dell'intera opera.
APPROFONDIMENTO TECNICO : 🎞️
Dal punto di vista formale, il drama sembra l'equivalente audiovisivo di un profilo Instagram perfettamente filtrato. La regia punta tutto sulla seduzione dell'immagine: controluce costanti, profondità di campo ridottissima, bokeh, tramonti dorati, rallenty e un color grading esasperato che porta verdi, gialli e rossi a un livello di saturazione quasi irreale. È una scelta precisa, non un errore , l'iper-saturazione serve a trasformare la realtà in un ricordo idealizzato, una dimensione sospesa in cui la vita appare più intensa proprio perché destinata a svanire (come contrapposizione). Anche il pesce che muore a livello simbolico anticipa, come mesto presagio, cosa aspettarsi in finale.
Il problema è che questa estetica finisce per combattere contro la storia invece di sostenerla.
La protagonista è affetta da una malattia che dovrebbe incombere su ogni scena, eppure l'immagine continua a esplodere di luce, colori e vitalità. Corre, prende pioggia, mare, sole, passeggia per ore, cade, si rialza, scorrazza ovunque e, a parte qualche capogiro strategicamente inserito quando la sceneggiatura si ricorda della malattia, sembra godere di una salute invidiabile. La fotografia sembra avere più paura di mostrare il decadimento fisico che di perdere credibilità narrativa.
Eppure il contrasto fra vitalità visiva e morte imminente avrebbe potuto funzionare: il cinema usa spesso il colore come contrappunto emotivo ma, perché questo accada, il contrasto deve generare tensione, non cancellare il problema.
La simbologia, poi, viene ripetuta fino allo sfinimento. Fiori ovunque. Lei dipinge quasi esclusivamente fiori in boccio, lui è un orticoltore, la casa è invasa da piante, ogni inquadratura sembra voler ricordare allo spettatore che il fiore rappresenta la femminilità, il risveglio del desiderio, la fioritura sessuale e il passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Il simbolo, però, funziona quando viene dosato. Se viene ripetuto ossessivamente, smette di essere simbolo e diventa ridondante didascalia, non sostenuta dalla sceneggiatura perché di maturità in lei non ne ho vista molta.
Lo stesso vale per il continuo richiamo all'arte. La serie sembra voler attribuire un'aura artistica a ogni quadro dipinto dalla protagonista ma le opere che vediamo sono sorprendentemente anonime. È come se bastasse inquadrare una tela, un fiore e una tavolozza per evocare profondità. L'arte, però, non è un elemento scenografico: dovrebbe raccontare qualcosa del personaggio, della sua evoluzione, del suo sguardo sul mondo. Qui rimane un accessorio decorativo, proprio come gran parte dell'impianto visivo.
Alla fine resta la sensazione che la regia confonda continuamente l'estetica con la profondità.
LEGGI QUI:
E ora mi rivolgo direttamente a te che stai leggendo! Sì, proprio a te che hai dato 9 a questo drama perché ti hanno venduto l'idea di un'opera "erotica" e ti sono bastati due baci e qualche rallenty in controluce. Il paradosso è che, alla fine, è persino più casto di molti altri c-drama realizzati sotto censura.
1) Quando assegni un 9 a una sceneggiatura del genere, fai un torto a quelle opere costruite con personaggi sfaccettati, dialoghi memorabili e una scrittura cesellata scena dopo scena.
2) Quando lo paragoni a Lolita, non stai rendendo omaggio a Nabokov: stai banalizzando un romanzo in cui la tensione nasce dalla lingua, dalla manipolazione, dall'ambiguità morale e da una raffinatezza stilistica che riesce a evocare il desiderio con una singola figura retorica. Qui, invece, HAI SCAMBIATO il rallenty ipersaturato con la profondità.
3) E quando mi parli di "erotismo travolgente", mi viene il dubbio che tu non abbia mai visto un vero film erotico. Se vuoi un punto di partenza, prova "L'amante" di J. J. Annaud. Scoprirai che l'erotismo non nasce da una ragazza che stringe le cosce durante uno shampoo ma da una regia che sa costruire desiderio, tensione e sottotesto.
Lezioni di piano, L'amante di Lady Chatterley, L'amante di Annaud e qualche decennio di cinema erotico a seguire ha dimostrato come il desiderio si costruisca con la scrittura, non con il color grading.
Le musiche? Gradevoli ma una , non vi siete neanche accorte, che è la colonna sonora del kdrama while you were sleeping, viva l'originalità!!!
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