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Completed
Taste of Cat
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Jun 23, 2023
4 of 4 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.0

Tra adorabili "gattini"

Due storielle vagamente educative suddivise in 4 episodi brevissimi. Veramente poco da raccontare. La vera forza di questo mini mini-drama è il casting. I tre "micetti" sono molto carini e hanno un viso dall'aria decisamente felina. Si sono anche calati molto bene nella parte: vederli giocare con vari oggetti è veramente spassoso, perché sembra di vedere davvero dei gatti che si litighino un giocattolo. Dalla postura, agli sguardi, ai movimenti, tutto grida GATTO! Non è un format che possa reggere una lunga durata, e infatti è perfetto così: una mezz'ora di tranquillo divertimento condito con qualche lezioncina.

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Completed
I'm Real Song Joong Ki
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Jun 4, 2023
2 of 2 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 8.0
Acting/Cast 9.0
Music 6.0
Rewatch Value 2.0

Simpatico, guardare Song Joong Ki è sempre un piacere!

Simpatico show, da vedere quando si hanno un paio di orette scarse in cui scollegare il cervello e guardare qualche carineria.

Song Joong Ki va a Tokyo da solo (beh, in realtà con almeno mezza dozzina di personale di staff!) per visitare diversi luoghi ma, soprattutto, per mangiare e farci vedere i vari cibi proposti in loco. Passiamo così per omurice, udon, sushi, sake, uova cotte nell’acqua sulfurea e varie altre prelibatezze.

Nel contempo, ci offrono delle mini interviste, in cui Song Joong Ki ci parla di famiglia, ricordi, carriera, benché all’epoca (2010) fosse praticamente solo agli inizi.

L’idea che ci facciamo di questo ragazzo, all’epoca ventiseienne, è di una persona molto dolce e simpatica, cortese con tutti e soprattutto col suo staff. E, non conoscendolo affatto, non si può fare a meno di chiedersi se sia così davvero o se sia tutta scena… Ad ogni modo, il suo sorriso è veramente contagioso!

Certo, non è uno show da rivedere: di bellezze paesaggistiche si vede veramente poco, e anche vederlo mangiare, dopo un po’ perde fascino. Ma, per i fan di questo attore, può essere sicuramente un modo soddisfacente di completare un percorso e poter dire: Ho visto tutto di lui, ma proprio tutto!

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May 29, 2023
6 of 6 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.5
Acting/Cast 9.5
Music 7.5
Rewatch Value 8.0
Premesso che si tratta solo della prima parte della storia, in cui si fa, tra l’altro, un po’ di world building, bisogna dire subito che, benché ci si fermi in un momento pieno di suspense su più fronti, le stagioni successive sono già disponibili su Netflix.
Questa suddivisione in tre parti – ma su Netflix ci sono tutte le 18 puntate in fila – ad alcuni può essere risultata sgradevole, ma per chi si approcci al titolo solo ora è un discorso senza alcun valore.

La storia è ambientata nell’età del bronzo, e prende più di uno spunto dalla mitologia coreana. I Naeanthal, una razza di super umani che vive in armonia con la natura, dagli occhi e sangue di un azzurro vividissimo, vengono sterminati fino all’ultimo dai Saram, gli umani che sono posseduti dalla smania di possedere terre, ricchezze e potere. Rimangono alcuni Igutu, mezzosangue umano/Naeanthal, che hanno il sangue viola e capacità superiori, a cui viene data una caccia spietata.

Eunseom è uno di questi Igutu, che non sa d’esserlo, e viene accolto in una tribù che vive isolata, ma sarà ben presto aggredita dalle truppe dei Saram, guidate dal fortissimo Tagon. La lotta di Eunseom per salvare quel che resta della sua gente occuperà buona parte di questo primo corso, sullo sfondo di intricatissimi intrighi e lotte intestine, anche fra padri e figli – e figlie. Ma, alla fine, continuare a parlare della “tribù” Wahan diventa un po’ ridicolo: i sopravvissuti sono sì e no una dozzina.

C’è chi si lamenta che non sia stato spiegato abbastanza degli usi e costumi di questo mondo inventato. Personalmente, non mi sono trovata spaesata e, dopo un po’ di difficoltà, che trovo comunque guardando tutti i drama orientali, sono riuscita a districarmi fra le varie tribù/fazioni.

Quel che ho trovato, in abbondanza, è una grande cura per l’impatto visivo delle varie scene. Le ambientazioni sono varie e, quando occorre, relativamente ricche. Molti inseguimenti sono stati filmati in modo tale che mi trovavo ad ansimare con gli inseguiti. Trucco e parrucco sono veramente ammirevoli: specie nella tribù Wahan, quella di Eunseom, hanno fatto un lavoro egregio, anche nei costumi. Ho trovato molto gradevoli, ma forse poco coerenti, i costumi “cittadini” e degli eserciti, forse un pelino troppo moderni per il periodo che si vuole rappresentare. Ma, siccome si tratta pur sempre di un mondo di fantasia, tutto ci può stare. Il commento musicale non è forse molto vario, ma adeguato a quel che passa sullo schermo. Non indimenticabile, ma nemmeno disprezzabile.

Song Joong Ki, nella parte di Eunseom, è stato veramente perfetto, e d’altronde è un grande attore, che ha consegnato l’ottima interpretazione che da lui ci si aspettava. Kim Ji Won è stata la brillante interprete di Tanya, la discepola della Grande Madre della tribù Wahan, la Lupa Bianca. Come Eunseom, è nata sotto il segno di una profezia e la sua crescita interiore, la sua affermazione come Grande Madre, la riuscita nel comunicare col mondo degli spiriti avranno grande importanza ai fini della storia.

Tagon è l’eroe guerriero di Arthdal. Eroe solo per la sua gente, perché in realtà si comporta come i colonialisti europei di qualche secolo fa, se non peggio. E’ un uomo fortissimo e intelligentissimo, sin da bambino disprezzato e temuto dal padre, che è il capo dell’Unione delle tribù Saram. Anche questo conflitto sarà basilare per le vicende.

Cosa non mi è piaciuto? In realtà c’è stato un momento in cui mi sono sentita un po’ stranita: in una scena, un personaggio si atteggia a divinità scesa in terra, con un vestito bianco, capelli castani sciolti, barba… Momento piuttosto cringe. Ma passa in fretta.

In definitiva, esperienza in generale molto più che positiva, per quanto monca. Per fortuna posso saltare subito alla seconda parte. Corro!

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Completed
Don't Call it Mystery
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May 17, 2023
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 9.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 8.0
Conosciuto anche come Mystery to Iunakare, questo drama giapponese del 2022 è un parziale adattamento del manga Mystery to Iunakare di Tamura Yumi. Sono 12 episodi da poco meno di un’ora, di cui gli ultimi due sono due extra che si collocano all’interno della serie principale.

La prima cosa da sapere, prima di visionare il titolo, è che il mistero principale non viene completamente chiarito: la scena finale ci dà a intendere che c’è un ulteriore strato di cipolla da pelare, per così dire. Apparentemente, il film Don't Call It Mystery: The Movie, etichettato come sequel e che si presume sarà disponibile nell’autunno 2023, non verterà su queste indagini. Il sunto disponibile non ne fa menzione e, soprattutto, su Mydramalist la lista degli attori, forse ancora parziale, per il momento non vede Nagayama Eita nel cast.

Ad ogni modo, i curiosi possono aspettare la pubblicazione in Italia del manga, che potrebbe arrivare presto. Incrociamo le dita. Rimanere in sospeso non è mai una bella cosa.

Protagonista assoluto del drama è Totono Kuno, interpretato da un brillante Suda Masaki, uno studente universitario di psicologia con una gran testa di capelli ricci, che sono un po’ il suo cruccio, e con una gran passione per il curry. Kuno ha una memoria prodigiosa, è intelligentissimo e ha capacità di osservazione fuori dal comune. L’insieme di queste qualità è perfetto per la risoluzione di misteri, ma lo rende anche un po’ distante dai suoi simili, in difficoltà nel relazionarsi con possibili amicizie o situazioni romantiche. La cosa sembra peggiorare ulteriormente quando vicino a casa sua viene scoperto il cadavere di un compagno, e tutti gli indizi sembrano puntare su di lui, ma… niente paura! I poliziotti non hanno idea di chi si siano messi in guardina, e il nostro ci metterà poco a scagionarsi e a risolvere brillantemente il mistero, elargendo, per buona misura, numerose perle di saggezza agli investigatori.

Da lì, sarà spesso chiamato in aiuto per risolvere circostanze ingarbugliate, quando non saranno proprio queste situazioni a venirlo a cercare, ovunque si trovi, perfino in ospedale! In realtà sembra che il povero Kuno abbia una calamita che attira invariabilmente matti, assassini e personaggi particolari, per cui si trova sempre in mezzo a situazioni misteriose e spesso pericolose, riuscendo sempre a trovare il bandolo della matassa.

La personalità di Totono Kuno ti prende a poco a poco. E’ un solitario anche perché può risultare molto respingente: col suo fare dimesso e in tono ingannevolmente piatto spara bordate ad alzo zero senza risparmiare nulla e nessuno. Le vicende presentate sono molto tristi e deprimenti, parlano di situazioni familiari insostenibili, di malattie, assassinii, serial killer. Come se non bastasse, il nostro sputa addosso al malcapitato di turno e quindi, per interposta persona, allo spettatore, un concentrato di amarissime verità. La cosa può diventare irritante e stucchevole, i primi episodi sono forse i più densi di queste situazioni, e devo dire che mi hanno disturbato un po’. Sarà la mia coda di paglia?

Alla fine, comunque, non si può fare a meno di lasciarsi stregare dall’involontario detective, di cui si intuisce un doloroso passato, al pari di quello di altri personaggi che ci vengono presentati. I vari casi che vengono risolti si rivelano pian piano per essere, in qualche modo, collegati in un affresco comune, e questa è una gran bella cosa. Meno piacevole è, invece, che le vicende procedano a volte “aiutate” da scempiaggini poco credibili o da casualità spicciole, coincidenze che solo in Dramaland possiamo vedere. In una occasione pare ci sia addirittura un accadimento paranormale e, a mio gusto personale, in una storia di questo tipo ci sta un po’ come i proverbiali cavoli a merenda.

La sceneggiatura è però per lo più abbastanza intelligente, ricca di colpi di scena, e non tutti prevedibili, con continue sorprese e molti rovesciamenti di fronte. Mai, come qui, si deve fare il verso a Labyrinth: tutto non è sempre come sembra. In tutta sincerità, bisogna però dire che la trama procede con molti cliché. Per esempio il genio un po’ strambo e magari dal triste passato, l’abbiamo già visto in tutte le salse, le persone che incontra che vengono in qualche modo “salvate” o che tramite lui imparano a guardare le cose sotto altri punti di vista, o a non mentire a se stesse, non sono propriamente nuove, e così via. La polizia, per quanto presente, non sembra essere particolarmente efficace e pare esistere solo per dare un’aura di ufficialità a certe situazioni che sarebbero altrimenti molto più incredibili di come sono presentate.

Ma si perdona quasi tutto perché questa serie ha un gioiello magico che le permette di superare ogni difficoltà: Suda Masaki. E’ la sua brillante interpretazione a reggere buona parte del drama, e a reggerla bene. Triste, perplesso, stupito, meravigliato, felice (normalmente, per essere riuscito finalmente a mangiare il suo curry, visto che viene sempre interrotto), senza dimenticare spietato, quando recapita i suoi numerosi colpi bassi verbali: in ogni circostanza la sua presenza sullo schermo basta a in-trattenere l’attenzione dello spettatore.

Quando dico che Suda Masaki è la colonna portante della serie, non bisogna però dimenticare che si tratta pur sempre di un’opera giapponese, con tutti i suoi peculiari manierismi. La recitazione è spesso plateale, i gesti sono esagerati, da parte di molti dei protagonisti. Assistiamo comunque ad un esperimento abbastanza riuscito di fusione tra gli elementi umoristici, che non sono mai eccessivi, con i numerosi elementi drammatici, anche sanguinosi.

Lo sbocciare dell’amicizia, o di qualcosa di più, con la misteriosa Raika (Kadowaki Mugi) così come il rapporto con l’impenetrabile Garo (Nagayama Eita), biondino che pare interessato a Kuno (e ricambiato?) in maniera forse più che amichevole, ci dà un assaggino di coinvolgimento romantico non molto sviluppato. Anche alla poliziotta Seiko (Ito Sairi) forse non dispiacerebbe conoscere un po’ meglio il piccolo genio ma… almeno in questa serie, non s’ha da fare.

Una colonna sonora gradevole sicuramente aiuta molto il coinvolgimento emotivo nelle vicende: Chameleon, dei King Gnu, si è ascoltata diverse volte con molto piacere, così come sono stati spesso azzeccati molti brani di musica classica.

In sunto una serie che, al netto di qualche colpo basso di troppo alla coscienza dello spettatore, e di qualche colpetto forse eccessivo per indirizzare la trama, riesce a mantenere alti l’interesse e la tensione fino in fondo. A patto, beninteso, di non farsi infastidire troppo dallo stile di recitazione giapponese. Bisogna farci l’occhio, ma ci si abitua in fretta.

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Completed
Word of Honor
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May 11, 2023
36 of 36 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 9.0
Rewatch Value 6.0

Storia gonfiata, attori così così

Drama di genere [i]danmei[/i], tratto dal libro "Faraway Wanderers” di Priest, autrice principalmente di storie BL (Guardian, Legend of Fei, Justice in the Dark), in 36 episodi da circa 45 minuti, più un breve epilogo.

Si narra, con molta dovizia di contorno, dell’evoluzione del rapporto tra Zhou Zi Shu, ex capo di una setta di assassini (Zhang Zhe Han), e il misterioso Wen Ke Xing (Gong Jun), che gli fa una corte spietata. I due rimangono coinvolti in una lotta fra varie fazioni, tutte alla ricerca dei vari frammenti di un oggetto che dovrebbe consentire l’apertura di una fortezza a guardia di una preziosissima armeria.

Che dire? Rivedendolo 2/3 anni dopo, scopro che il ricordo splendido che ne avevo non era coerente con l'opera: lo avevo idealizzato. Erano i primi drama cinesi che guardavo, BL per giunta, e tutto era nuovo e bello. Pensavo che la recitazione cinese fosse tutta così ma... col senno di poi, devo ammettere che sono proprio loro ad essere poco più che mediocri, almeno in quest’opera specifica.

Zhang Zhe Han è stato a lungo il mio preferito, probabilmente per via di questo drama. Ma, rivedendolo ora, mi rendo conto che ha poche facce, non particolarmente efficaci, e alla fine è solo carino in certi costumi, bello da guardare, ma niente di cui scrivere a casa. Non che quello che gli hanno fatto in patria sia giusto, intendiamoci, ma come attore non è niente di speciale. Lo stesso dicasi per Gong Jun. Bellissimo, forse anche più di ZZH, specie nell'abito rosso, ma... lasciamo perdere. Ci sono bravi attori fra le spalle e i personaggi secondari, ma se ti ritrovi a fare una smorfia guardando la coppia principale vuol dire che c'è un problema. E fosse solo quello!

Se la recitazione dei personaggi principali è a tratti forzata e teatrale e comunque spesso poco coinvolgente, la CGI è abbastanza penosa. La storia sarebbe anche interessante, ma è talmente circonvoluta e gonfiata da scoraggiare. Le sotto trame hanno le sotto trame... Esagerando, potrei dire che le uniche cose veramente buone sono i costumi, l'aspetto dei protagonisti e l'ottima colonna sonora. Un po' pochino. Beh, aggiungiamoci il flirt: simpatico, via. Il duo protagonista ha una buona chimica, sullo schermo. Grottesco, se si pensa alla successiva evoluzione del rapporto fra i due attori nella vita reale, che ora non si può certo dire siano amici.

Fuori dall'esagerazione, accettando il fatto che sia un'opera a basso budget, con tutto quel che ne consegue, e preparandosi spiritualmente a seguire una lunga epopea piena di fronzoli inutili ai fini della trama principale, si tratta di un titolo potabile, ma che non giustifica l'immenso hype che l'ha circondato e che ha decretato l'improvvisa ascesa a star del duo principale, precedentemente di poca nomea.

A mio personalissimo parere, il motivo di tanta fama è unicamente il fatto che si tratti di un titolo BL, genere in precedenza abbastanza sconosciuto in Cina, che ha goduto di una breve ed esplosiva stagione di gloria prima di essere spietatamente eliminato dai palinsesti ad opera delle forbici censorie. Ci sono molti titoli [i]danmei[/i], già pronti per andare in onda, che non ricevono il permesso per la pubblicazione e chissà se vedranno mai la luce. Quanti soldi sprecati!

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Completed
The Vampire Lives Next Door To Us
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May 7, 2023
Completed 0
Overall 8.5
Story 9.0
Acting/Cast 9.5
Music 8.0
Rewatch Value 7.0

Non so cos'ho visto ma...

Proprio vero che Ji Sung può fare qualsiasi cosa. Johnny Depp? Levati!

Da quel che ho letto in giro pare che l'ispirazione di questo corto sia presa dalla tragedia del traghetto di Sewol. Un avvenimento tragico, da cui hanno tratto questo gioiellino, che ho trovato rispettoso dei morti e, al contempo, esteticamente interessante e anche leggermente sensuale. Tutti e quattro gli attori hanno recitato alla grande, il commento musicale ha contribuito con atmosfere lugubri e misteriose.
L'ambientazione in un obitorio è da brividi.
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Completed
Animals
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May 4, 2023
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 5.0

Commediola infantile con aspirazioni sociali

Breve commediola romantica nipponica apparentemente destinata ad un pubblico di giovanissimi, ma con qualche considerazione morale a condire una pasta altrimenti insipida e completamente senza sugo.

La prima considerazione da farsi è che la locandina del drama è completamente fuorviante: gli abiti e la scena rappresentata non si ritrovano in alcun momento della serie e non potrebbero essere più diversi da quelli che sono i due protagonisti.

Shikamori Umi è una giovane impiegata che lavora ad un talk show e viene sfruttata in turni di lavoro massacranti dal suo capo, al punto da non dormire per giorni di fila. La situazione cambia quando lascia il lavoro e viene assunta alla Animal Beauty, una società che si occupa di trucco e bellezza: si tratta di un ambiente molto più friendly (in modo poco plausibile), giovane, fresco, innovativo e frequentato da un sacco di bella gente. Un fotografo, il presidente della società e, per certi versi, anche il suo vicepresidente e diversi altri personaggi, paiono tutti gravitare intorno a Umi e, in un modo o nell’altro, a interessarsi a lei.

Sarebbe però sbagliato pensare a questa serie in termini di solo romanticismo. Si affronta un tema molto attuale in Giappone: quello degli eccessivi carichi lavorativi scaricati sui dipendenti, che sono spesso costretti a fare più ore dell’orologio, rinunciando alla vita familiare e sociale, al punto da arrivare ad ammalarsi e, in casi estremi, anche a morire. La nostra Umi affronta quindi un percorso di riflessione, autoanalisi e crescita, che la porta a comprendere se stessa e quello che vuole dalla vita. Nel frattempo, troverà anche l’amore.

Ora, non posso dire che questa serie mi abbia soddisfatto. La recitazione è spesso eccessiva, i dialoghi a volte forzati, la gestualità esagerata, e non sono rari i momenti di imbarazzo di seconda mano per quello che accade sullo schermo. Le ragazze, e specialmente la protagonista, sono descritte in modo molto infantile: Suzuki Airi viene fatta agitare e strillare come un’oca e corricchia spesso qua e là come una gallina senza testa. Altre volte, invece, la sceneggiatura la porta a correre come una pazza per mezza città per arrivare a destinazione. I taxi, questi sconosciuti…

Per quanto il lavoro al talk show sia mostrato in modo abbastanza verosimile, quando l’ambientazione si sposta alla Animal Beauty le cose diventano molto meno plausibili: più che una società sembra una gabbia di matti. Ho avuto spesso l’impressione di guardare un anime interpretato dal vero.

Per carità, il tutto è ancora abbastanza godibile, a patto di accettare le cose così come ci vengono mostrate, senza assolutamente porsi domande sulla logica di ciò che accade e sorvolando sull’estremo infantilismo delle vicende. Bisogna anche superare lo scoglio degli ultimi due episodi, terribilmente rarefatti e noiosi, almeno fino al finale che, in buona tradizione Dramaland, dipana negli ultimi minuti tutte le matasse e ci elargisce tre coppie in un botto solo, regalandoci nel contempo anche un sottilissimo profumo di BL.

Al netto delle particolarità della recitazione della protagonista Suzuki Airi, che abbiamo già detto costretta a performance da macchietta, in realtà questa ragazza, quando non le viene imposto altrimenti, è molto brava, sia nei momenti allegri che in quelli più drammatici. Anche Honda Kyoya, che interpreta il fotografo, è una spanna sopra gli altri, e Izuka Kenta, il burbero vice, se la cava benissimo ed è molto piacevole. Al contrario, il CEO Jin Shirasu è piuttosto piatto e poco coinvolgente: non pervenuto. Il cast secondario agisce come mero contorno, e fa semplicemente il suo lavoro.

Una particolarità di questo drama è che ci sono alcune situazioni pregnanti in cui cessa qualsiasi sottofondo musicale, lasciando la scena completamente muta, e la cosa è abbastanza originale da essere notata. Purtroppo, però, si nota anche una certa mancanza di affiatamento di coppia in quella principale, che dovrebbe essere uno dei punti fermi della serie, e non coinvolge affatto.

Un commento musicale generalmente abbastanza anonimo, costumi vari ma decisamente lontani dai nostri gusti e una cinematografia semplice completano la disamina di questo drama, che vanta anche un minuscolo sequel, intitolato Animals: Kikoku-hen.

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Completed
Again My Life
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May 1, 2023
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 9.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.0
Lee Joon Gi è meraviglioso come uomo e come attore, i suoi combattimenti sono una gioia per gli occhi e recita molto bene. Non cominciamo neppure il discorso dei suoi occhi, che adoro in modo quasi pagano...

La storia ha i suoi meriti, ma purtroppo è stata un po' troppo allungata da troppi personaggi secondari e ultra-secondari sia buoni che cattivi che, per la mia personale percezione, hanno finito per confondersi irrimediabilmente uno con l'altro. L'hanno presa alla lontana: abbattiamo il deputato cattivo togliendogli prima l'appoggio dei suoi aiutanti. E potrebbe anche avere merito, come soluzione, solo che si è trascinata forse un po' troppo, sconfinando nel ripetitivo.

So che qualcuno non apprezza il fatto che, sostanzialmente, la sconfitta del deputato non risolva nulla. Ma era prevedibile: il sistema ricrea se stesso, la situazione preesistente tende a riformarsi. Se scompare un malvagio, qualcun altro prenderà il suo posto. L'affresco politico appare, purtroppo, plausibile e sconfortante. Del resto, l'intero drama è come sotto una cappa di disillusione.

L'ho guardato con piacere, ma dopo la metà mi sono annoiata un po'. Beh, accade quasi sempre.

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Completed
Parallel Love
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Apr 26, 2023
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 8.0
Music 6.0
Rewatch Value 6.0

Commediola innocua

Una commedia isekai ambientata in ufficio, senza particolari guizzi né di fantasia né di qualsiasi altra cosa. Gli attori sono passabili. Il protagonista passa 9/10 del suo tempo ingobbito e con un'aria di distaccato disfattismo. Peccato, perché sarebbe anche carino.
Carina e simpatica, ma nulla di più. A patto, comunque, di chiudere un occhio sulle surreali pratiche commerciali e le lotte intestine all'interno del gruppo.
Potabile, da guardare una volta, per passare il tempo, ma nulla di più.
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Completed
Gourmet in Tang Dynasty
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Apr 24, 2023
27 of 27 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 6.0
Rewatch Value 6.0

Isekai simpatico, ha una seconda stagione

Carino e simpatico, ovviamente over the top. Un Isekai senza pretese, con diversi colpi di scena, non ultimo quello finale, che ha il terribile difetto di lasciarci in sospeso in attesa di una seconda stagione che oggi, aprile 2023, ancora non c'è e chissà se mai si farà. (E invece, a Ottobre 2023 l'hanno fatta!)
Attori adatti al tipo di commedia, costumi e ambientazioni chiaramente adeguati ad un lavoro a basso budget, ma che si difende molto bene. Non è stato tempo perso, ma avrei voluto sapere come va a finire. Ora potrò saperlo.
Molto carina l'ambientazione nella dinastia Tang, quando la bellezza femminile prediligeva forme abbondanti. Ma, guarda caso, l'attrice principale e le ballerine sono magre... chissà come mai. E, ad ogni modo, le persone in carne hanno parti comunque non troppo simpatiche.

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Completed
Miss Chun Is a Litigator
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Apr 23, 2023
20 of 20 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 1.0

Finale sospeso, protagonista maschile non pervenuto

La prima cosa che c’è da sapere di questo drama è che non è terminato. Si chiude su un prolisso e irritante pistolotto finale da parte della protagonista che ci fa intravedere una futura avventura contro forze preponderanti e letali (che presumo alla fine vincerà), ma che di sicuro non sarò lì a vedere. Soprattutto, chissà se mai la seconda stagione la faranno: i punteggi di questa serie non sono stratosferici, e a buona ragione.

Chun Tu Mi (una brava Sabrina Zhuang) è una ragazzina che ha ereditato dalla madre il pallino della legge e che, per diverse circostanze, si trova a fare l’avvocato difensore, prima di suo padre, e poi via via di altre persone, nonostante sia una donna, cosa inaudita. Il padre e il nonno l’appoggiano… Vabbeh, quanta gente illuminata in questa famiglia.

Due pezzi grossi (gli ottimi Fan Zhi Xin e Qin Tian ) la prendono sotto la loro ala e, trascinandosi dietro il padre, se la portano in viaggio per farsi aiutare da lei mentre supervisionano dei tribunali periferici… Boh. Nel frattempo, in tanti stanno cercando una pietra da inchiostro (e ancora adesso ce ne chiediamo il motivo) e si sviluppa una caccia ad una setta di assassini. Un bel giovane (lo statuario Huang Jun Jie – nel senso che una statua sarebbe più espressiva) sbuca qua e là come il prezzemolo, aiuta più volte la protagonista che, essendo donna, per sua natura si caccia nei pasticci e necessita di essere salvata (modalità sarcasmo: ON), e pare essere un cattivo soggetto. Seguono diverse vicende a volte interessanti, altre molto meno.

Il sunto del discorso è tutto lì: gli attori sono per la maggior parte più che decenti, tranne il protagonista maschile che però, stranamente e fortunatamente, si vede meno delle spalle ed emerge praticamente alla fine. L’avevo già notato in Dr. Cutie e già allora mi chiedevo se fosse pedestre in quel drama in particolare, ma invece no: a quanto pare è proprio così. La storia è spesso pretestuosa, la presenza della protagonista è spesso dovuta a motivazioni tirate per i capelli, non mancano i riempitivi nonostante la brevità dell’opera e non esiste un finale, dato che ci interrompiamo sul più bello (?).

A questo punto parlare di musiche (non pervenute), cinematografia (tutto nella norma), costumi (passabili, se pur cambiati poco, ma con un paio di eclatanti cadute di stile) e approfondimento dei personaggi (eh?) pare anche superfluo. Per quanto mi riguarda, il drama avrebbe avuto ragione di esistere se fosse stato terminato. Così, si è rivelato tempo perso.

Come commento personale al di fuori della specifica serie, sarebbe molto bello se le schede informative delle opere ci dicessero in anticipo quando la storia resta sospesa. In questo modo, molte volte lo spettatore si sente veramente preso in giro. L’avessi saputo prima, probabilmente non l’avrei neanche visto tutto. Forse è per questo che non ce lo dicono…

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Completed
The Blessed Bride
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Apr 10, 2023
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 4.5
Acting/Cast 8.0
Music 6.0
Rewatch Value 2.0

Trama trita e inconsistente, finale ridicolo

The Blessed Bride

Ecco un titolo che proprio non mi sento di consigliare. Si tratta di una commedia romantica in costume, i cui unici pregi sono la recitazione decente del duo protagonista e la loro interazione, abbastanza fluida e non forzata.
Per il resto, le situazioni comiche sono straviste e riviste innumerevoli volte; costumi, ambientazioni, OST e versacci umoristici sono proprio al minimo edittale.
Questa serie nasce per essere trasmessa in 24 episodi da 10 minuti, e si vede anche quando viene proposta in 6 episodi da 25 minuti circa.
Una ragazza viene costretta dal fratello adottivo a sposare un uomo suo rivale in affari, del quale ha sempre detto che sarebbe responsabile della morte dei loro genitori, allo scopo di spiarlo e distruggerlo. Lei però non è molto convinta e, ovviamente, le cose non stanno proprio come sembra. Naturalmente, i due si innamoreranno.
Da dove cominciare? La trama è totalmente trita e abusata e, soprattutto, procede a balzi caotici, lasciando in sospeso mille questioni, senza spiegare nulla e demandando allo spettatore il compito di collegare una serie di fatti più o meno slegati per farsi un quadro mentale di ciò che potrebbe essere successo. In questo contesto, il colpo di scena dell’ultimo episodio più che stupire, irrita e, ancora di più, il finale degli ultimi 5 secondi, che non viene adeguatamente preannunciato, e men che mai spiegato. Lo spettatore rimane a guardare i titoli di coda boccheggiando come un pesce fuor d’acqua.
Insomma, è una breve opera da guardare col cervello in rigorosa posizione off, fidandosi di quello che appare sullo schermo, perché se solo ci si ponesse qualche domanda si tirerebbe una ciabatta al video, buona come riempitivo per rilassarsi fra due opere corpose di ben diverso spessore. Tempo abbastanza perso, c’è di molto meglio, in giro.

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Completed
Love to Hate You
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Mar 31, 2023
10 of 10 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.5
Acting/Cast 9.5
Music 9.0
Rewatch Value 8.0
Questo è quello che mi aspetto di vedere quando decido di guardare una romcom! Per la sceneggiatura di Choi Soo Young e la regia di Kim Jung Kwon, si tratta di una serie coreana di 10 episodi da poco meno di un’ora ciascuno. La relativa brevità dell’opera fa sì che non ci si perda in inutili sotto trame che non interessano a nessuno: c’è la coppia principale coi suoi elementi di disturbo, chiamiamoli così, e c’è una coppia secondaria. I personaggi di contorno arricchiscono la storia senza soffocarla. Il ritmo è veloce, senza accelerazioni o troppi rallentamenti, le situazioni sono spesso paradossali, ma simpatiche. Si ride molto e a tratti ci si commuove.

Yeo Mi Ran (Kim Ok Bin ) è un’avvocata alla disperata ricerca di un lavoro, che trova in uno studio legale tutto al maschile, dove, a sua insaputa, viene assunta solo perché una loro cliente VIP ha preteso una donna. Mi Ran è una donna forte, con un profondo senso di giustizia, e conduce una personalissima guerra contro gli uomini, che ritiene tutti fedifraghi e indegni di fiducia. Perciò li seduce e abbandona e, se incontra dei prepotenti, li prende anche a botte. Già, perché la nostra avvocata è un’atleta e lottatrice fenomenale.

Nam Kang Ho (Yoo Teo) è un famosissimo e amatissimo attore, noto per la sua bellezza e gentilezza, che recita in parti romantiche e si serve dello studio legale dove lavora Mi Ran. Ma Kang Ho, dopo una brutta esperienza seguita da altre non migliori, non ha alcuna fiducia nelle donne e anzi, si potrebbe dire che gli diano l’allergia.

L’incontro di questi opposti non può che fare scintille e, inizialmente, i due si scornano a più non posso, anche a causa di reciproci fraintendimenti. Ovviamente, la progressiva vicendevole frequentazione farà sì che questi mondi così diversi si conoscano, piacciano, e amino, superando anche sospetti e timori da parte del di lui amico e manager Do Won Joon (Kim Ji Hoon) e dell’amica di lei Shin Na Eun (Go Won Hee). Ma, soprattutto, le barriere più difficili da superare saranno proprio quelle dei loro traumi e preconcetti.

Che cosa rende questa commedia così speciale? Il fatto che affronti, sia pur esagerando e generalizzando, il tema dolorosamente attuale della società patriarcale e del doppio standard applicato a uomini e donne. Là dove un uomo che “esplora” viene esaltato e onorato, una donna sessualmente libera si attira pesante riprovazione, che rischia di contaminare anche il partner. Se un uomo vuole rimanere celibe, o non avere figli, o averne in età più avanzata è nel suo pieno diritto, ma se questo diritto vuole reclamarlo una donna, apriti cielo! E una donna che lavora si presume non lo faccia con lo stesso impegno e/o con lo stesso risultato di un uomo, solo perché è donna. Naturalmente, un marito vecchio stampo (o non così vecchio, siamo comunque in Corea) può permettersi di insultare, minacciare e sminuire la propria moglie a ogni piè sospinto. Una donna dovrebbe guardarsi bene dal chiedere il divorzio, specialmente se spera di non essere spennata di tutti i suoi averi. E così via.

Certo, come si diceva, il pericolo è di esagerare e generalizzare. E’ ovvio che non “tutti” gli uomini sono dei figli di buona gatta traditori e incapaci. E’ ovvio che non tutti i mariti sono irrispettosi o violenti. E’ ovvio che in uno studio legale di una dozzina di avvocati l’unica con un po’ di furbizia e professionalità non può essere la sola donna del mazzo. E anche le motivazioni che spingono la protagonista ad avere “100 ragazzi” o a partire in quarta per raddrizzare i torti a suon di pugni anziché a parole, come la sua professione suggerirebbe, sono un po’ speciose e a tratti traballanti. Se non fosse così, non sarebbe una commedia, ma un documentario o un biopic.

Invece, mostrandoci le aberrazioni di una certa mentalità in un contesto umoristico, si riesce a far passare il messaggio insinuando il seme del dubbio, facendo riflettere con un sorriso. Come ebbi a dire nella recensione di “The Romance of Tiger and Rose”, se è così fuori dalle righe applicato a un uomo, perché dovrebbe essere giusto se a subirlo è una donna? Rovesciando la situazione, la domanda non cambia.

Non manca la rappresentazione/denuncia di un certo tipo di organizzazioni di fan, terribilmente aggressive e tossiche. Ragazzine o giovani donne seguono ovunque il loro idolo, minacciando e aggredendo quelle che ritengono essere persone deleterie per lui e per la sua carriera, morbosamente aggrappate all’illusione di non si sa cosa, di fatto, stalkerando proprio il personaggio di cui si professano innamorate. E tizi senza scrupoli ne approfittano per acquisire notorietà e facili guadagni dando in pasto al largo pubblico ogni più piccola briciola di scandalo.

E di motivi di scandalo non ne mancano. Il povero protagonista Kang Ho viene prima sospettato da Mi Ran di farsela con una minorenne, poi viene pubblicamente accusato di essere gay (come se fosse una colpa…) rischiando la carriera e quando finalmente riesce ad avere una storia con Mi Ran rischia di nuovo tutto al riaffiorare del passato promiscuo di lei. Insomma, la società pruriginosa e maschilista va in scena in gran spolvero. In un certo senso viene preso in giro anche lo spettatore, con l’inserimento di alcune scene volutamente ambigue tra Kang Ho e Won Joon, il suo manager, ma la bromance non ha alcuna connotazione romantica.

Dicevamo che è una commedia, per cui già sappiamo che tutti i santi finiscono in gloria. Forse la risoluzione dei conflitti appare per certi versi un po’ utopistica e per altri un po’ insoddisfacente, ma si tratta pur sempre di un prodotto dichiaratamente di intrattenimento, che non deve aspirare più di tanto a verosimiglianza e logicità.

Una storia scoppiettante, interessante e per certi versi profonda non produrrebbe il risultato sperato se non fosse recitata dagli attori giusti. Fortunatamente per noi, Kim Ok Bin è un’ottima attrice, e non solo. Ha tre dan in Hapkido e due in Taekwondo, pratica boxe e altri sport, corre in moto e auto e ha un QI che molti di noi invidierebbero. Insomma, la parte era perfetta per lei, che ha saputo interpretare la disincantata Mi Ran con energia e giusta espressività.

Yoo Teo è un attore maturo, molto avvenente e molto competente. Nato in Germania da genitori coreani, ha studiato recitazione negli USA e in Gran Bretagna, e recitato in mezzo sud est asiatico, e non solo. La sua interpretazione della superstar allegra e galante all’apparenza, ma dolente e complessata nel privato, è efficace e coinvolgente. I vari stadi del progredire del suo interesse per Mi Ran sono visibili sul suo viso come se scritti a titoli di scatola. Perfetto. E non guasta che faccia una gran figura sia in abiti eleganti che in giubbotto da teppista.

Questi due, insieme, hanno fatto scintille. Dimenticatevi i bacetti a stampo stile asilo visti in fin troppe produzioni, e procuratevi un ventaglio: ne avrete bisogno.

Giustizia vuole che spenda due parole anche per Kim Ji Hoon, che ha interpretato l’amico di Kang Ho. Questo bravissimo attore, già splendido nella parte del cattivo in Flower of evil, ha già alle spalle una cospicua carriera. Magnifico e carismatico, la sua presenza è tale da rubare spesso la scena anche al pur altrettanto bello e bravo Yoo Teo.

Un commento musicale spesso allegro e scanzonato, inframezzato da suoni e versi di animali divertenti inseriti al momento giusto, unito all’ottimo comparto costumi, trucco e parrucco, completa le note positive di questa serie.

Può darsi che la cosiddetta crescita dei personaggi non sia stata molto curata, non lo nego. Abbiamo visto che certe situazioni sono state esagerate, direi volutamente. Qualcuno potrebbe anche trovarlo fastidioso, non lo metto in dubbio. Io però mi sono divertita molto e ho apprezzato il messaggio, per cui consiglio la visione.

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Completed
Decreed by Fate
0 people found this review helpful
Mar 19, 2023
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 4.0

Cliché, pochi mezzi e un ML ingessato

Una principessa di scarsa importanza viene data in sposa a un generale che non conosce e fugge il giorno delle nozze con l’intento di riuscire ad ottenere il divorzio. In una lontana città assume un’altra identità e conosce due uomini, anche loro sotto mentite spoglie, che finiranno per farle entrambi la corte. Si innestano nella vicenda conflitti fra regni nemici, una tratta di schiave, veleni, strane pratiche mediche, sacrifici, spie… tutto il pacchetto, insomma, compresa l’immancabile caduta dal dirupo e la perdita di memoria!

Il big boss è… boh, chi diavolo sia, cosa ci faccia lì e, soprattutto, perché alla fine sia stato sconfitto così facilmente – ferite dei duellanti a parte – me lo sto domandando ancora adesso. Spessore, zero. Non è neppure odioso, ma solo uno dei tanti personaggi secondari di scarso interesse che hanno popolato gli episodi. Fra tali personaggi secondari, spicca l’eccentrico dottore, davvero troppo, troppo sopra le righe, e in più con quella parrucca grigia su un viso troppo giovane. Boh. Se doveva far ridere non c’è riuscito.

Costumi e ambientazioni, pur in un contesto a budget probabilmente non troppo succulento, fanno doverosamente il loro lavoro, a patto di dimenticare che non vengono cambiati quasi mai. Il commento musicale spicca per la sua anonimità. I combattimenti sono abbastanza ridicoli, i voletti su e giù per i tetti potevano essere realizzati meglio (forse torniamo a questioni di budget?) ma, insomma, sopportabili.

Il trio degli attori principali mi vede divisa. Il protagonista, Li Jiu Lin, non mi è piaciuto per niente: poche espressioni e, molto spesso, uno sguardo fisso in un viso melenso mi hanno impedito di affezionarmi a lui. Perlomeno, sa baciare. Molto meglio il secondo violino, il giovanissimo Wu Cheng Xu, decisamente più vivace e soprattutto più comunicativo. Chi invece mi è piaciuta veramente tanto è la protagonista, Chen Fang Tong, che ha già una discreta carriera alle spalle. E’ stata espressiva il giusto, nel modo giusto, al momento giusto. Plausi.

Le interazioni fra i membri di questo triangolo amoroso sono state molto naturali e ben rappresentate, così come il rapporto di amichevole inimicizia fra i due maschi. Niente da dire, qui: questi tre insieme hanno funzionato davvero bene. Giova sottolineare come ci siano state diverse scene piuttosto osé, per i canoni di un drama cinese, tra cui addirittura una breve scena in cui sono in tre a letto. E poi, beh, diversi “momenti senza camicia” davvero apprezzabili.

Che dire, che dire… la storia in sé è terribilmente cliché e piena di buchi, procede in modo a tratti stentato e alla fine risulta anche un po’ noiosa. I colpi di scena sono talmente prevedibili che chiamarli colpi è ridicolo, al massimo sono spintarelle. L’unico forse vagamente imprevisto è quello degli ultimi secondi, che sembrerebbe far presagire una seconda serie. Non so se mai la faranno ma, nel caso, dubito che la guarderò.

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Completed
A League of Nobleman
0 people found this review helpful
Mar 11, 2023
29 of 29 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 9.0
Acting/Cast 9.5
Music 8.5
Rewatch Value 7.0

Tanta tensione, ma a volte un po' troppo infantile

Il drama è un adattamento di "The Case of Zhang Gong", di Da Feng Gua Guo, ed è un tipico esempio, se mai ce n’è uno, di come delle buone premesse, un’ottima cinematografia e delle ambientazioni non sontuose, ma realistiche e visivamente appaganti, unite alla convincente interpretazione di molti degli attori coinvolti, siano stati parzialmente sciupati da una sceneggiatura non completamente convincente perché a volte troppo infantile e caricaturale. O, meglio: si tratta di un drama pieno di complotti, enigmi e suspense, con soluzioni spesso un poco estreme, che occorre guardare staccando la spina alla parte critica del cervello per poterne godere appieno.

Dicevo: buone premesse. La storia parte bene, con un bel mistero da risolvere. Zhang Ping, povero orfano provinciale interpretato da un ottimo Song Wei Long, si reca nella capitale per gli esami di ammissione al servizio civile, con l’intento di seguire le orme di un investigatore autore di molti libri che oggi definiremmo gialli. Si picca di essere un retto paladino della giustizia e si comporta come il tipico elefante fra i cristalli. Inutile dire che combinerà più di un pasticcio, anche perché inizialmente è convinto che Lan Jue sia un delinquente.
Per contro, Lan Jue è un funzionario scampato alla morte nonostante sia figlio di un ministro giustiziato per tradimento. Farebbe quasi qualsiasi cosa per riabilitare il nome del padre e risolvere un tragico mistero di vent’anni prima. Il suo personaggio viene abbondantemente sviscerato, con tutte le sue contraddizioni: il suo desiderio di essere retto, contro la potente spinta a scoprire le vicende del passato e la riabilitazione del padre, formano un terreno fertile per scene emotivamente potenti e ben recitate. E l'interpretazione di Jing Bo Ran, in alcuni momenti languida e sensuale, è un vero piacere per gli occhi (specie coi capelli sciolti!).

Le vicende di questi due giovani, assieme a quelle di vari comprimari, verteranno intorno a quel fatidico periodo. E sono vicende molto intricate, in cui i vari casi giudiziari e il passato dei personaggi si intrecciano, sullo sfondo di una malvagia imperatrice vedova, tradimenti, eccidi e di un terribile segreto di palazzo. Dalla iniziale inimicizia e rivalità fra i due protagonisti si svilupperà man mano una bella amicizia.

Una cosa salta subito agli occhi: alcune sequenze, anche oniriche, che ricorrono durante il drama, sono visivamente allusive e appaganti, i colori sono spesso vivi ma non sgargianti, le scene, le transizioni sono gradevoli e catturano l’occhio dello spettatore, le soluzioni visive sono artistiche e gridano professionalità da ogni fotogramma. E, per il piacere delle orecchie, il commento musicale è molto azzeccato.

Le diverse investigazioni che vengono condotte sono anche abbastanza interessanti, ma vengono a volte risolte in maniera tale da non permettere allo spettatore di fare supposizioni informate, per cui si perde un po’ il piacere di cercare di indovinare. Il drama gioca con carte truccate, con molto uso di ipnotismo e incantesimi, portandoci decisamente nel reame del fantasy. Tutto sommato la prima metà della serie si lascia guardare più che piacevolmente, aiutata da una nutrita serie di bravi attori molto gradevoli alla vista, anche se talvolta alcune situazioni sono terribilmente esagerate e poco plausibili. Le cose però prendono una brutta piega passata la boa della metà della serie. Un paio di personaggi che avevano avuto parti importanti all’inizio scompaiono per parecchi episodi, riaffiorando solo in quello finale, per lasciare il posto a una new entry che si accaparrerà un sacco di schermo. La cosa è giustificata, ma non è bello nei confronti del pubblico inserire un personaggio di tale importanza così tardi, sbilancia la narrazione ed è un po’ come barare.

Soprattutto, ciò che infastidisce lo spettatore adulto è una gestione piuttosto infantile degli accadimenti. Se già era abbastanza evidente in principio, verso la fine è palese e manifesto: alcuni personaggi si comportano in maniera inverosimile e diverse volte capita di esclamare – ma no, dai, non faranno mica… - e puntualmente lo fanno! Personalmente sono stata molto irritata da situazioni pericolose completamente evitabili, da un’escalation finale poco credibile, dagli sbarellamenti di un big boss per certi versi davvero troppo sopra le righe, tanto da risultare inaccettabile nella sua apoteosi di vendetta contro una persona che diventa un eccidio di innocenti senza controllo. A che pro? La logica va a farsi un bagno troppo al largo, perfino per la testa di uno squilibrato.

Intendiamoci: la serie gode di una suspense potente, che ti prende per mano e ti trascina senza lasciarti via di fuga fino al finale, che è pure molto soddisfacente, solo che mentre ci arrivi ti trovi a imprecare perché inciampi qua e là in ostacoli che sarebbero stati magari evitabili se non avessero pestato così forte sul pedale dell’esagerazione e spettacolarizzazione. Certo che, allora, si sarebbe magari persa un po’ di tensione.

Se la completa logicità degli eventi per voi non è una priorità e se guardare uno spettacolo tensioattivo recitato da un nutrito cast di attori molto belli e anche bravi è quello che cercate, lo troverete qui, unito ad una cinematografia molto interessante e ad un commento musicale sul pezzo. Promosso ma, come diceva la mia maestra, poteva impegnarsi di più.

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