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  • Gender: Female
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Completed
Start-Up
8 people found this review helpful
Dec 21, 2024
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 1.0
Story 8.0
Acting/Cast 2.0
Music 2.0
Rewatch Value 1.0

UNA SCOPIAZZATURA LOW BUDGET CON ALCUNI STRAVOLGIMENTI (ma quelli sbagliati)

English version: I didn't think they would ever be able to give a distribution license to this work which seems to have been shot by kids with a cell phone. The actors are mediocre, poorly dressed and the environments are very modest, the same goes for the photography and the set design.
The acting is stunted, very slow, devoid of emotional components. The female protagonist makes such grotesque and caricatural expressions that you can see her acting a thousand kilometers away.
The only one less mediocre than the others is the grandmother.
The plot follows the original one slavishly, there was no rewriting work. Korn is even dressed in the striped sweater like Nam Do San and the business card with slightly darker and horizontal primary colors, not arranged vertically (this is the degree of freedom that the director allowed himself).

The three engineer friends in this version lack the weight and initiative they had in the Korean version, where they almost become protagonists in some episodes, here they are supporters who give ideas and have no weight in the story.
Let's tal about the love story between the protagonists which is the strong point of the Korean version: here there is no love story, the drama starts in an almost identical, but badly done way, as the protagonists.
The actress is interested finding her childhood love again but she isn't in love with it as Bae Suzy. The male protagonist had already noticed her many times (and this is the only difference that I personally appreciated compared to the Korean version). Well, this series is all about entrepreneurial success, there will be no emotional dialogues, apart from the phrase "sailing without a map", the same dialogues but with the romantic parts cut out or lasting a few seconds.

THE FEMALE PROTAGONIST WILL NOT CHOOSE ANYONE. SHE WILL NOT HAVE A LOVE AFFAIR WITH ANYONE. NOT EVEN A KISS. The only semi-romantic scene is the head resting on the shoulder. END.
A work that lacks intensity, credibility, conviction, coherence. ONE WORD... TERRIBLE! I wouldn't even have welcomed him on a streaming platform.

Non pensavo che avrebbero mai potuto dare una licenza di distribuzione a questo lavoro che sembra girato da ragazzi con un telefonino. Gli attori sono mediocri, mal vestiti e gli ambienti sono molto modesti, idem la fotografia, la scenografia.
La recitazione è stentata, molto rallentata , priva di componenti emotivi. La protagonista fa delle espressioni così grottesche e caricaturali che si vede lontano un migliaio di km che recita.
L'unica meno mediocre degli altri è la nonna,.
La trama segue pedissequamente quella originale, non c'è stato nessun lavoro di riscrittura. Korn additittura vestito col maglione a righe comeNam Do San e il biglietto da visita con i colori primari un po' più scuri e orizzontali, non disposti verticalmente (questo è il grado di libertà che la regia si è concessa).
I tre amici ingegneri in questa versione mancano del peso e dell'iniziativa che avevano nella versione coreana, dove diventano quasi dei protagonisti in alcuni episodi, qui sono dei supporter che danno idee e non hanno peso nella storia.
Veniamo alla storia d'amore tra i protagonisti che è il punto forte della versione coreana: qui non c'è nessuna storia d'amore, il drama parte in maniera pressocche identica, ma fatta male, dei protagonisti.
L'attrice è interessata a ritrovare l'amico di infanzia ma non è presa come Bae Suzy, Il protagonista maschile invece l'aveva già notata molte volte ( e questa è l'unica differenza che personalmente ho apprezzato rispetto alla versione coreana). Ebbene questa serie è tutta incentrata sul successo imprenditoriale, non ci saranno dialoghi emotivi, a parte la frase "sailing without a map", dialoghi uguali ma con le parti romantiche tagliate o che durano qualche secondo.
LA PROTAGONISTA NON SCEGLIERA' NESSUNO. NON AVRA' UNA STORIA D'AMORE CON NESSUNO. NEMMENO UN BACIO. L'unica scena semi romantica è la testa poggiata sulla spalla.FINE.
Un lavoro che manca di intensità, credibilità, convinzione, coerenza. UNA SOLA PAROLA... TERRIBILE! Non lo avrei neanche accolto su una piattaforma streaming.

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Completed
Love and Redemption
8 people found this review helpful
Oct 25, 2024
59 of 59 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 9.5
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 8.0

Amore & Malintesi....

Uno xianxia/wuxia che difetta per alcuni effetti speciali ma nel complesso è unico nel suo genere e davvero magistralmente reso grazie soprattutto alla performance recitativa di Cheg Yi. Finalmente un attore non monoespressivo ma che riesce a rendere espressivamente tutte le emozioni e le disperazioni che vive.
Sì perché in questa storia Yu Sifeng, il ML, è davvero un martire d'amore, un giovane uomo puro, coraggioso, spesso disposto al sacrificio per il bene dell'umanità e irrimediabilmente innamorato, anche a proprio discapito. Un uomo che decide di rinunciare a tutto e sacrificare tutto.
Vi consiglio di guardare con attenzione i primi episodi perché alcune frasi spiegheranno e anticiperanno il finale.
La storia è avvincente, con delle soluzioni narrative e dei colpi di scena davvero geniali, e gli sceneggiatori sono stati davvero bravi a lasciare indizi ma mantenere il mistero fino alla fine del lavoro, negli ultimi cinque episodi verrà illustrata la storia alla cui base c'è un grosso malinteso che determina tutta la storia.
Non ci sono solo enormi malintesi tra i personaggi, il ML è un uomo perfetto e incorruttibile ma anche un pessimo comunicatore che decide di farsi carico di tutto senza coinvolgere nessuno e questo determinerà un grosso pasticcio nella parte centrale fino quasi alla fine del drama.Non è un drama perfetto ma rimane un po' sottovalutato rispetto ad altri xianxia che secondo me sono meno all'altezza per trama, interpretazione dei protagonisti e intensità.

Non c'è nulla di geniale o di nuovo davvero nel messaggio del drama, nel senso che l'amore come fattore teraputico, è qualcosa alla base di forse l'80% dei drama sia cinesi che coreani, eppure le modalità con cui hanno deciso di lanciare questo messaggio, mi riferisco all'idea di un personaggio "multidimensionale", complesso e sfaccettato, ai colpi di scena finali, agli ultimi combattimenti ed effetti speciali, hanno avuto un peso talmente rilevante da aver alzato la mia valutazione che inizialmente voleva essere 8 ma alla luce delle emozioni, delle idee genialmente spese, del messaggio e di quanto questo drama mi ha lasciato ho deciso di alzare perché vorrei premiare cast, regia e sceneggiatore per delle scelte inusuali, geniali che hanno reso questo lavoro diverso: più profondo, sentito e sperimentale, mai scontato e con un impatto scenico ed emotivo molto forte.

Quello che non ho gradito sono stati alcuni effetti scenici "economici" da due lire (sangue arancione in certe scene, uccelli peluche, catene di plastica, mani mozzate che erano quelle del manichino da abbigliamento, una scena pietosa...), tuttavia alcuni animali fatti al pc, quali draghi, volpi viola molto meglio rispetto ad eternal love.
I dialoghi spesso mancano di spessore e riflessività, quelli di ashes of love sono stati molto più profondi nonostante il team traduzione sia stato molto sbrigativo, approssimativo e superficiale , qui invece il team traduzione ha fatto un lavorone, la traduzione è puntuale, precisa, corretta, di senso compiuto per il 99,5% del lavoro (BRAVI).
Personaggi femminili fastidiosi, specialmente la sorella della protagonista e la belva spirituale del ML, salvo solo la volpe viola e la protagonista che ha fatto un percorso evolutivo e di crescita notevole nel corso dei 59 episodi.
L'attrice protagonista nonostante non sia generalmente il tipo estetico dei drama è riuscita a dare profondità e spessore al personaggio, sapendo calibrare l'espressività, il tono della voce, le espressioni e ha saputo interpretare il doppio ruolo in maniera esemplare. Nessuna penso sarebbe riuscita a dare quella grinta , quel tono, quella aura alla Dea della Guerra, una donna fortissima ma anche piena di rancore e risentimento per i torti subiti.
Il protagonista maschile è uno dei pesi maggiori della mia alta valutazione, CHENG YI è stato senz'altro il migliore attore per presenza scenica ed espressività, riesce a rendere qualsiasi tipo di emozione sul volto, e la sua voce è profonda ed eccezionale.
Alla coppia principale viene riservato moltissimo tempo nel corso di questo lavoro, contrariamente ad altri xianxia con valutazioni altissime ma che si vivono davvero pochissimo , in questo lavoro ogni episodio riserva più della metà del tempo alla nascita del rapporto tra i protagonisti. I due mi sono sembrati credibili e all'altezza, non mancheranno momenti di tenerezza ma anche di quasi passione sul finale del drama.
Il finale è davvero molto bello , scenografico e spensierato.
Carine anche le altre storie d'amore che vengono rappresentate che portano in scene dinamiche e tipologie di rapporti diversi: amore tossico, puro, romantico, non ricambiato. I personaggi tutti bravi e credibili.
Nel complesso tutti gli attori hanno fatto del loro meglio e a parte qualcuno, o la risata di Wu Tong, sono stati tutti abbastanza credibili e azzeccati nel ruolo che sono stati chiamati a interpretare.

Colonna sonora gradevole ma non indimenticabile (e qui davvero è stato un peccato).

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Completed
The East Palace
9 people found this review helpful
17 days ago
8 of 8 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 6.5
Acting/Cast 8.5
Music 7.5
Rewatch Value 5.0

Sotto un palazzo c'è un "cane" pazzo...

Trattasi di un sageuk fantasy-horror soprannaturale, un drama a sfondo storico ambientato nella Corea Joseon che combina folklore, sciamanesimo, fantasmi, mistero e politica di corte. La trama ruota attorno a un cacciatore di spiriti e a una dama di corte capace di percepire i morti, coinvolti dal re in un'indagine all'interno del palazzo, dove i principi continuano a morire in circostanze misteriose.
Sulla carta, gli ingredienti per una grande serie ci sono tutti: il palazzo diventa uno spazio malato, nel quale i rituali non rappresentano soltanto una pratica religiosa, ma anche uno strumento di potere; il rapporto fra vivi e morti diventa la metafora di traumi dinastici mai risolti; lo sciamanesimo coreano viene utilizzato come mezzo per ristabilire un equilibrio spezzato, emerge il tema della colpa ereditaria, secondo cui i peccati commessi dalla corte finiscono per ricadere sulle generazioni successive, un motivo che appartiene a una tradizione simbolica molto più ampia e che troviamo, con declinazioni differenti, anche nell'ebraismo e nell'induismo.
È curioso che appena due serie fa abbia terminato un drama caratterizzato da una buona scrittura ma da una produzione audiovisiva assolutamente anonima; The East Palace ne rappresenta quasi l'opposto speculare. Vi troviamo una fortissima identità, sostenuta da sperimentazioni registiche che in alcuni momenti raggiungono un livello quasi cinematografico, mentre la scrittura è debole, troppo debole rispetto alle ambizioni formali, finendo per risultare quasi anonima. È un paradosso che, a mio avviso, ricorre non di rado nelle serie asiatiche: si concentra in maniera straordinaria l'attenzione su un determinato aspetto dell'opera, finendo però per trascurarne altri che avrebbero avuto bisogno della stessa cura.
La consiglierei soprattutto a chi ama le serie ricche di folklore e di suggestioni soprannaturali. Il potenziale, infatti, è enorme, ma non sempre viene trasformato in sostanza: la mitologia è affascinante, mentre la scrittura è poco originale e spesso eccessivamente arzigogolata, quasi cercasse attraverso la complessità apparente di superare una semplicità narrativa sostanziale. Le spiegazioni, inoltre, tendono a essere troppo numerose ed esplicite, invece di lasciare che il mistero si alimenti da solo e cresca attraverso ciò che lo spettatore non sa ancora. Personalmente ho apprezzato soprattutto l'estetica, la fotografia e l'atmosfera, molto più del lato emotivo (che ahimé mi ha preso poco).

ASPETTI TECNICI (no IA):
Adoro soffermarmi sugli aspetti scenografici, registici e fotografici, ma raramente mi è capitato di avere così tanto da dire a questo proposito, perché è una serie in cui ho percepito e compreso quasi ogni singola scelta visiva e, soprattutto, una serie in cui la ricerca formale ha rappresentato una parte consistente del piacere della visione. Vedere qualcosa di così dinamico, costruito con un'impronta filmica tanto precisa e riconoscibile, non è comune nel panorama delle serie asiatiche; per quanto mi riguarda, non mi viene in mente nessun drama cinese finora visto che raggiunga un livello di elaborazione registica paragonabile.
Il color grading è particolarmente riuscito, sebbene riprenda e rielabori soluzioni già viste in alcune produzioni molto curate degli ultimi anni, come Pa2myo" e "Dear Hongrang", che ho recensito a sua volta. La palette dominata dal rosso cremisi, dal nero e dai toni seppia richiama il sangue e il sacrificio, il mondo degli spiriti e, soprattutto, la memoria di un passato che continua a contaminare il presente. In TEP il rosso viene associato con frequenza ai rituali, alle presenze soprannaturali e agli spazi nei quali il confine fra vivi e morti sembra assottigliarsi, diventando quindi non soltanto una scelta cromatica, ma un elemento narrativo vero e proprio.
Anche alcuni primi piani mostrano una chiara affinità con determinati linguaggi dell'animazione e dell'horror giapponese: penso a produzioni come Hell Girl, Inuyasha e Demon Slayer, ma persino ad alcune tavole di autori come CLAMP, pur senza parlare di una citazione diretta. Il volto quasi immobile di Gu Cheon quando si prepara ad affrontare uno spirito, gli occhi ripresi in controluce, le ciocche di capelli che coprono parzialmente lo sguardo e la macchina da presa portata molto vicino al volto appartengono a un immaginario immediatamente riconoscibile. Non direi quindi che la serie “citi gli anime” in senso stretto: piuttosto, attinge a un repertorio estetico che cinema, animazione e fumetto giapponesi hanno contribuito a codificare.
Questa estetica, del resto, possiede una genealogia piuttosto lunga. Il cinema giapponese, soprattutto attraverso l'horror e il fantastico di opere come Kwaidan e Onmyoji, ha contribuito a codificare l'uso di figure immobili, capelli che ricadono sul volto, colori saturi e composizioni fortemente pittoriche. A partire dagli anni Novanta, gli anime hanno trasformato molti di questi codici in un linguaggio visivo autonomamente riconoscibile, fatto di primi piani estremi, occhi che diventano strumenti narrativi e capelli utilizzati persino per nascondere o suggerire le emozioni. Il cinema coreano contemporaneo ha poi assorbito e raffinato questi linguaggi attraverso una fotografia estremamente curata, e Dear Hongran e questo, rappresentano due esempi recenti di questa contaminazione.
Anche la componente musicale contribuisce a spostare la serie fuori da una percezione puramente storica. I filtri seppia e alcune musiche quasi jazzate che accompagnano la conclusione di alcuni episodi richiamano il cinema di Sergio Leone, soprattutto per quei toni caldi, polverosi e sospesi, mentre l'uso di musiche anacronistiche ricorda in parte la sensibilità di Tarantino, che utilizza spesso brani estranei all'epoca rappresentata per produrre straniamento dato dalla contaminazione. Il risultato è una scelta sorprendentemente moderna, che impedisce allo spettatore di percepire la Joseon soltanto come un'ambientazione storica ma la trasforma bensì in una Joseon mitologica, sospesa fuori dal tempo.
La regia cerca quindi di costruire un'identità visiva molto forte attraverso la sovrapposizione di riferimenti diversi: folklore coreano, horror giapponese, estetica da anime, suggestioni western e musica contemporanea. È un'operazione interessante e, sul piano formale, estremamente consapevole; il problema è che, quando la storia non possiede la stessa forza, il rischio è che lo spettatore finisca per percepire soprattutto il collage delle influenze invece di essere completamente trascinato dentro il mondo narrativo.
La cosa che ho apprezzato maggiormente è che le tecniche contemporanee utilizzate dalla regia non sembrano essere inserite per puro sfoggio ma associate a una precisa funzione narrativa, e questo le distingue da quelle sperimentazioni prive di reale necessità che, per esempio, avevo criticato in Fated Hearts.
Per esempio, il Dutch angle (o piano olandese), con l'orizzonte inclinato, viene utilizzato per suggerire che qualcosa nell'ordine del mondo si è incrinato: instabilità, possessione, perdita dell'equilibrio, sovvertimento. All'interno di una storia costruita intorno a fantasmi e rituali, è una soluzione particolarmente efficace perché traduce visivamente una realtà che ha smesso di essere stabile.
È inoltre frequente il montaggio per associazione: un primo piano mostra un oggetto, l'oggetto viene alterato — si rompe, si sporca, viene capovolto — e il taglio conduce immediatamente a un'altra scena. È un tipo di montaggio quasi intellettuale, molto più vicino a determinate soluzioni del cinema d'autore che alla televisione classica, perché stabilisce un rapporto concettuale fra immagini che non appartengono necessariamente alla stessa situazione narrativa.
Anche i duelli vengono costruiti attraverso un montaggio sincopato, rallentamenti e freeze frame che interrompono il movimento per isolare determinati istanti. L'obiettivo non è rappresentare il combattimento in maniera realistica ma trasformare alcuni momenti in immagini iconiche, quasi fossero tavole di un manga o vignette di un fumetto, il movimento viene quindi scomposto per dare maggiore forza proprio ai fotogrammi che la regia considera significativi.

SPIRITI E SILHOUETTE
Le forme degli spiriti sono generalmente molto riconoscibili, anche se spesso sembrano attingere a un immaginario più occidentale e soprattutto legato ai videogiochi contemporanei che al folklore coreano tradizionale. Fa eccezione il Primordial Gwi-mae, il Gwi-mae primordiale, che occupa una posizione particolare all'interno dell'universo soprannaturale della serie. Non si tratta di un fantasma umano e non corrisponde, nella sua forma specifica, a una precisa creatura del folklore coreano. Il concetto di gwi-mae viene invece rielaborato dalla serie a partire dalla tradizione folklorica coreana: si tratta di un'entità generata dall'accumulo di energia negativa e, diversamente dal gwi-shin, non è l'anima di una persona morta.
Il regista Choi Jung-kyu ha spiegato un aspetto particolarmente interessante della sua concezione: al di sotto di tutti gli strati di fantasmi e gwi presenti nella serie doveva esistere un'entità primordiale, quasi una radice della negatività. Il Primordial Gwi-mae rappresenta quindi la radice dei desideri e dell'oscurità umana e proprio per questo viene collocato sotto il palazzo, un luogo dominato da desiderio, ambizione e lotta per il potere. È un collegamento simbolico particolarmente efficace e, non a caso, è anche alla base del titolo provocatorio che ho scelto per questa recensione.
Non mi sono piaciuti tutti gli spiriti, alcuni mi hanno ricordato come silhouette di one piece, tekken ed il vecchio vestito di bianco , richiamato dallo sciamano, sembra quasi un monaco eremita con il volto di un pirata di una casa stregata, l'ho trovato di bassa qualità rispetto a tutto il resto.

ATTENZIONE!!!
Un'altra somiglianza visiva che mi ha colpita riguarda il mondo dei videogiochi. L'universo delle creature di TEP richiama curiosamente quello di Wo Long: Fallen Dynasty, videogioco dark fantasy cinese ambientato nella dinastia Han, contaminata da presenze demoniache. In entrambi i casi troviamo la contaminazione fra un'ambientazione storica orientale molto concreta e un dark fantasy popolato da creature deformate e materiche, oltre al contrasto fra la precisione del mondo reale e l'irruzione di esseri che sembrano provenire da un'altra dimensione.
Nel drama, inoltre, il palazzo viene presentato quasi come un luogo capace di generare letteralmente le proprie creature attraverso avidità, corruzione, rancore e desiderio, mentre Wo Long trasforma a sua volta la storia cinese in un universo contaminato dal qi e dai demoni.

SCRITTURA
La scrittura, al contrario, si fonda su un'idea sorprendentemente semplice: il colpevole appartiene sempre all'interno della stessa "specie". La complessità non nasce quindi da dinamiche realmente profonde o da una rete di cause particolarmente articolata, ma dal continuo spostamento del sospetto da un personaggio all'altro. Il meccanismo narrativo non si concentra tanto sulla domanda cosa stia accadendo, quanto su 'chi' ne sia responsabile: il re, la regina, la consorte, l'altra regina, il principe ereditario o uno spirito. È un mistero fondato più sull'identità del colpevole che sulle cause profonde degli eventi, e la serie riesce a dilatare questa premessa semplice attraverso una regia molto più sofisticata della scrittura che la sostiene. In sostanza, non costruisce una trama realmente complessa, ma rende complessa un'idea semplice attraverso il continuo spostamento del sospetto; il risultato è un gioco di identificazione del colpevole più che una vera stratificazione narrativa. Molte spiegazioni inoltre non sono plausibili.

INTERPRETAZIONI
Quasi ottime anche le interpretazioni, con due prove nettamente superiori alle altre. La regina madre, interpretata da un'attrice sulla cinquantina già apparsa, tra gli altri, in Like Flowers in Sand* e Our Unwritten Seoul, costruisce una donna fisicamente sofferente, segnata da possibili ischemie, con la bocca storta e una postura che restituisce perfettamente anche le sue caratteristiche interiori: arcigna, rigida, sprezzante, acida, ormai quasi inviperita. È una prova estremamente fisica, nella quale il corpo diventa un'estensione del carattere e rende visibile ciò che il personaggio porta dentro di sé. Per questo le assegno un 10: provate voi a interpretare in maniera credibile una paziente con ischemia ed emiparalisi facciale, senza trasformare la caratterizzazione in una semplice caricatura.
Ottimi i costumi, gli strumenti e gli oggetti dell'epoca (pipe, parrucche, strumenti musicali), storicamente la serie mi è sembrata attendibile e curata.

10 anche al re. Sono soprattutto loro due a tenere banco , lui è un personaggio che comunica moltissimo attraverso il controllo della voce: modulazione, pause, volume e minime variazioni dell'intonazione diventano strumenti espressivi veri e propri. È una recitazione trattenuta ma potentissima, capace di suggerire tensioni, paura, autorità e conflitti senza la necessità di esplicitarli.
Molto buona anche l'interpretazione dello sciamano, mentre è ottima quella di Nam Joo-hyuk, che riesce a dare al personaggio una presenza solida senza eccedere. Bene anche la protagonista, al suo primo ruolo in un sageuk: la dizione è ancora da migliorare, ma la recitazione appare abbastanza naturale. Rimane tuttavia una certa contrazione espressiva che, paradossalmente, finisce per sposarsi bene sia con il periodo storico sia con il carattere del personaggio, contribuendo a renderla credibile pur senza darle quella presenza scenica dominante che hanno interpreti più esperti.

CONCLUSIONE
Non è una serie per tutti: piacerà soprattutto a chi ama gli effetti speciali, il folklore soprannaturale e un certo immaginario vicino all'horror degli anime. Non aspettatevi una serie come Kingdom, dove il genere diventa anche uno strumento per costruire un discorso politico feroce, né un fantasy come Alchemy of Souls, nel quale sono soprattutto i personaggi e i loro legami emotivi a costituire il motore della storia. The East Palace punta piuttosto su un horror folkloristico elegante, costruito attraverso simboli, ritualità, atmosfera e una ricerca audiovisiva decisamente ambiziosa, più che su una grande costruzione psicologica dei personaggi.
Ho apprezzato anche il fatto che non abbiano inserito a forza una storia d'amore. Innanzitutto perché i due attori, insieme, non “ballano” e non producono quella chimica che avrebbe reso credibile un'evoluzione sentimentale; inoltre, in una serie così breve, un romance sviluppato a tutti i costi avrebbe spostato il focus e avrebbe richiesto uno spazio narrativo che non sarebbe stato facile ricavare senza compromettere il resto. La scelta di lasciare il loro rapporto sul piano del legame costruito attraverso l'esperienza condivisa mi sembra quindi più coerente con l'impianto complessivo.
Non è possibile dare a The East Palace un voto inferiore all'8. Non si può assegnare un 10 a una serie soltanto perché possiede una buona scrittura, così come non si può ignorare una scrittura semplice quando tutto il resto dell'opera dimostra una ricerca tanto evidente.
Interpretazioni magistrali, una notevole ricerca visiva e sonora e una resa cinematografica decisamente superiore alla media riescono a compensare la semplicità della struttura narrativa, rendendo l'opera riconoscibile e connotandola di una forte personalità.
Se volete approfondire i rituali e il loro significato, vi allego questo articolo (linkabile nei commenti).

https://mydrama.altervista.org/tradition-tells/the-east-palace-quando-il-neoconfucianesimo-di-joseon/

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Completed
True Beauty
6 people found this review helpful
Jun 17, 2026
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.5
Acting/Cast 7.5
Music 8.0
Rewatch Value 8.0

La vera bellezza- Quando il drama supera il webtoon

Drama molto riuscito, piacevole, emotivamente coinvolgente, ma non perfetto: è una serie che funziona tanto quando abbraccia i codici del romance adolescenziale, tanto quando prova a dire qualcosa sull’insicurezza, sull’immagine di sé e sulla pressione sociale. Allo stesso tempo, però, non sempre riesce a tenere la barra dritta fino in fondo. Ha momenti davvero riusciti, scene che restano, una confezione visiva curata e una chimica che aiuta moltissimo ma si porta dietro anche qualche ingenuità narrativa, alcuni passaggi ripetitivi e un finale che lascia un’impressione un po’ meno solida rispetto al resto.

True Beauty sa esattamente che tipo di prodotto vuole essere. Non cerca di sembrare più “alto” o più sofisticato di ciò che è, e questo è già un punto a favore. È un drama romantico scolastico, leggero solo in apparenza, perché sotto la superficie da commedia sentimentale mette in scena un tema che tocca tantissime persone: il rapporto con il proprio viso, con il proprio corpo, con l’idea di essere guardati, giudicati, confrontati. La protagonista vive il proprio aspetto come una zona di vulnerabilità costante, e il trucco diventa una sorta di armatura, un filtro tra lei e il mondo. La serie parte da qui e, quando resta fedele a questa base emotiva, riesce a toccare corde sincere. Il bello di True Beauty è che non fa solo “la storia carina tra tre ragazzi in un liceo”, ma usa la storia carina per parlare di insicurezza, desiderio di essere accettati, vergogna e bisogno di sentirsi finalmente visti senza dover recitare.

Uno dei suoi punti forti più evidenti è proprio la capacità di essere emotivamente accessibile. Non è un drama che pretende di essere profondo a tutti i costi, però sa colpire. Sa costruire piccoli momenti che funzionano: uno sguardo trattenuto, una scena di imbarazzo, un gesto di protezione, una battuta buttata lì che alleggerisce la tensione senza distruggere la tenerezza del momento. È una serie che vive molto di dettagli e di micro-emozioni, e qui fa centro. Il risultato è che lo spettatore si affeziona facilmente ai personaggi e alle loro fragilità. Non serve che tutto sia complesso o stratificato in modo enorme: spesso basta il modo in cui la scena è costruita per far passare la sensazione giusta.

Un altro grande punto di forza è la chimica tra i protagonisti. In un romance scolastico, la chimica non è un dettaglio: è il motore. in True Beauty invece la dinamica centrale ha abbastanza energia da reggere gran parte del racconto. Ci sono tensione, dolcezza, imbarazzo, attrazione e anche quella piccola goffaggine che rende credibile l’età dei personaggi. Non è una chimica esplosiva nel senso più melodrammatico del termine, ma è una chimica ben calibrata, che lavora bene soprattutto nei momenti più quieti, e per chimica io intendo anche il triangolo, uno dei più riusciti dei drama moderni e il rapporto tra Lee Su Hoo e Kang Soo Jun, la loro amicizia che affronta alti e bassi e i tipici estremismi adolescenziali.

La regia e la fotografia sono interessanti: il lavoro è esteticamente gradevole in modo quasi costante, colori curati sul pastello che danno quell'aura di incanto e dolcezza, innocenza dei primi amori, l'approdo all'età adulta, quell'aria di mezzo e diventano più scuri e definiti negli ultimi episodi che trattano già qualche anno dopo e i nostri personaggi dopo i venti anni. La luce è morbida, gli ambienti con carte da parati floreali e piante sulla scuola danno un tocco british/romance, inquadrature che valorizzano i volti e i piccoli gesti, ritmo visivo molto adatto a un romance giovane e brillante. Non c’è nulla di casuale nella sua estetica. Tutto sembra costruito per sostenere un’atmosfera romantica, delicata, a tratti quasi da fumetto sentimentale. E questo si sente. La serie ha una sua identità visiva abbastanza forte, soprattutto nella capacità di rendere gli spazi scolastici e quotidiani meno banali di quanto potrebbero essere. Anche quando la trama non fa miracoli, la confezione tiene alto il livello di coinvolgimento.

La colonna sonora merita un discorso simile. Non è solo un accompagnamento ma una parte della macchina emotiva del drama. Le musiche sostengono bene i momenti di tenerezza, i passaggi più malinconici e quelli più leggeri. In una serie così dipendente dal tono, una OST sbagliata avrebbe potuto rovinare tutto. Invece qui la musica sa entrare senza schiacciare, senza diventare invadente, e aiuta a creare quella sensazione da “drama che ti coccola”, ma senza svuotarlo del tutto. È una colonna sonora che accompagna bene la memoria emotiva dello spettatore: certe scene restano anche perché il modo in cui sono sonorizzate le rende più vive e più riconoscibili.

Sul piano dei personaggi, uno dei meriti della serie è aver costruito figure facilmente distinguibili, ognuna con una funzione narrativa e affettiva precisa. La protagonista non è solo “la ragazza carina che si trucca”: è una ragazza ferita, insicura, ironica quando riesce, vulnerabile quando la maschera cade. Funziona perché non viene trattata come un puro oggetto di desiderio, anche se ovviamente il drama gioca molto con la sua immagine. Il personaggio maschile più introverso porta con sé una delicatezza che cresce a poco a poco, e questo lo rende molto amabile. L’altro polo del triangolo amoroso, invece, aggiunge una nota di energia, protezione e immediatezza che serve a non lasciare il racconto troppo monocorde. Non tutti i personaggi secondari hanno lo stesso livello di sviluppo, e qui si vede un limite del testo, ma il nucleo centrale regge abbastanza bene da far funzionare la storia.

Detto questo, True Beauty ha anche debolezze abbastanza riconoscibili, e credo sia giusto dirle chiaramente perché è proprio lì che si misura l’obiettività. La prima è la sua dipendenza dai cliché. Non è un difetto devastante, perché il drama scolastico vive anche di cliché e li usa quasi come linguaggio madre. Però qui spesso il racconto segue percorsi molto prevedibili. Le dinamiche sentimentali, i malintesi, le gelosie, gli equilibri tra i due pretendenti, la costruzione delle scene di imbarazzo o salvataggio: tutto questo raramente sorprende davvero. La serie sa essere efficace, ma non sempre originale. Si muove in un territorio noto e riesce a farlo con grazia. Però la sensazione di déjà vu, in alcuni momenti, resta. Infatti lo consiglio a chi si affaccia a questo mondo, per me è stato il mio quinto drama visto e ha funzionato, dopo 3 anni ne faccio un rewatch e vedo i difetti.
Altro cavallo di battaglia è il ritmo: si dilunga molto all'inizio e alla fine e gli episodi durano quanto un film però raramente annoia davvero , anzi... .Episodio 1 e 10-12 sono stati quelli dove forse ho tirato qualche sbadiglio ma normalmente fila liscio come l'olio.

Il tema centrale, pur essendo valido, non è sviluppato fino in fondo con la stessa forza per tutta la durata della serie. Questa è forse una delle critiche più importanti. True Beauty parla di accettazione di sé, ma il suo modo di farlo resta spesso impigliato nella logica del romance e dell’estetizzazione. La protagonista cresce, certo, però il rapporto con il trucco, con l’apparenza e con la sicurezza personale non viene sempre affrontato in modo radicale. A volte sembra che il drama voglia dire: “vai bene così”, ma poi continui comunque a premiarti soprattutto quando rientri in un certo standard visivo molto preciso. È un cortocircuito comune in tante serie del genere, e qui si sente. La storia tocca il tema dell’autostima, ma non lo decostruisce davvero fino in fondo. Rimane molto buona nell’emozione, un po’ meno incisiva nella riflessione.
TUTTAVIA IL PUNTO FORTE É:
il percorso della protagonista, che non si limita a trovare l'amore, ma impara progressivamente a liberarsi dal peso del giudizio degli altri. Il confronto con i bulli rappresenta uno dei momenti emotivamente più riusciti, perché il suo riscatto nasce dalla ritrovata consapevolezza di sé, non da una semplice trasformazione estetica.
Anche il messaggio finale risulta più maturo di quanto possa sembrare. Jugyeong non rinuncia completamente al trucco: continua a usarlo, ma in modo naturale, quasi impercettibile. È una scelta significativa, perché il make-up non è più una maschera dietro cui nascondersi, bensì uno strumento di espressione personale. Il drama suggerisce così che accettarsi non significa rinunciare a ciò che ci piace, ma smettere di dipendere da esso per sentirsi degni di essere amati.

Anche alcuni personaggi secondari avrebbero meritato più spazio o una scrittura più nitida (sorella e fratello, compagni di scuola). In un drama corale, anche i comprimari dovrebbero lasciare un segno più deciso, invece qui qualcuno rimane più funzionale che memorabile. Ci sono figure che servono a sostenere la protagonista, a creare momenti di leggerezza o a far avanzare il triangolo amoroso, ma non sempre vengono trattate come persone a sè. È una scelta comprensibile, perché il focus è chiaramente sulla protagonista e sulla dinamica sentimentale, però un po’ di profondità in più avrebbe reso l’insieme più ricco e meno dipendente dai rapporti centrali.

Il finale, infine, è uno dei punti più deboli rispetto al resto. Non perché sia disastroso, ma perché arriva con una sensazione di minor compattezza. In una serie che per molte puntate ha lavorato bene sull’intensità sentimentale e sulla costruzione dell’affetto, il finale ha il compito di chiudere con una certa forza emotiva e con una sensazione di direzione. Qui invece resta un’impressione un po’ più prudente, un po’ meno memorabile di quanto il percorso avrebbe meritato. Non rovina il viaggio ma non lo consacra nemmeno del tutto. E per una recensione obiettiva questo pesa, perché il finale è spesso ciò che resta come ultima impronta nella memoria dello spettatore.

Se però si tira la somma, True Beauty rimane un drama decisamente riuscito nel suo insieme. Non perché sia perfetto, ma perché sa esattamente dove vuole arrivare e, nella maggior parte dei casi, ci arriva. Ha una buona sceneggiatura, un impianto visivo curato, una colonna sonora efficace, un ritmo generalmente piacevole e soprattutto un cuore emotivo che funziona. I suoi difetti sono reali, ma non cancellano il fatto che si tratti di una serie capace di intrattenere con intelligenza, di far sorridere, di far soffrire il giusto e di lasciare affezionati ai personaggi. È il classico caso di drama che non ti sconvolge con la sua originalità, ma ti conquista per il modo in cui sa usare bene gli strumenti del genere.

In conclusione, è un titolo molto solido nel panorama del romance teen coreano. Non rivoluziona il genere, non ambisce davvero a farlo, ma lo maneggia con sicurezza, sensibilità e una confezione molto gradevole. Il suo valore sta nel riuscire a essere accessibile senza diventare banale del tutto, emotivo senza scadere troppo nel sentimentalismo, leggero senza essere vuoto. Resta un drama che funziona soprattutto quando si lascia guidare dal sentimento, dalle piccole fragilità e dalla chimica tra i personaggi, è una serie tv che utilizza una struttura narrativa tradizionale per raccontare un tema contemporaneo con una sensibilità superiore alla media del genere.
Quando invece prova a sostenere il suo messaggio con troppa prevedibilità o con passaggi narrativi troppo comodi, mostra i suoi limiti. Per questo un voto intorno all’8,2/10 ha senso (7,7 PER IL FINALE) : è un giudizio che riconosce quanto la serie sia riuscita ma anche quanto le manchi ancora per entrare nella categoria dei drama davvero indimenticabili.

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Completed
Doctor Slump
6 people found this review helpful
Jun 5, 2026
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 6.5
Rewatch Value 6.5

Serie con molti difetti: perché piace allora?

Ci sono serie che si ricordano per la scrittura brillante, altre per la regia, altre ancora per le interpretazioni. Doctor Slump non appartiene completamente a nessuna di queste categorie. Eppure, una volta terminata, mi ha lasciato una sensazione sorprendentemente piacevole e non mi ha mai annoiata. Non è stato un capolavoro, né un’opera tra le migliori degli ultimi anni, ma una compagnia gradita, con i personaggi che finiscono per trovare un posto nella memoria dello spettatore.

La sinossi è abusata: due ex studenti modello, un tempo rivali, si ritrovano nel momento peggiore della loro vita. Yeo Jeong-woo è un chirurgo plastico di successo la cui carriera viene improvvisamente distrutta da uno scandalo. Nam Ha-neul è un’anestesista brillante che, dopo anni passati a vivere esclusivamente per il lavoro e lo studio, sacrificando ogni aspetto della propria esistenza, precipita in una profonda depressione e in una condizione di burnout che le impedisce di proseguire la propria professione.

Sulla carta, il materiale era promettente, una sorta di "lato positivo" con altre patologie : due protagonisti adulti, entrambi sofferenti, entrambi costretti a ridefinire la propria identità dopo aver costruito tutta la propria esistenza attorno al successo riprendendo il tema caro ai coreani: la funzione sociale nella nostra società dà un'identità. Una buona occasione per raccontare la salute mentale, il fallimento, la pressione sociale e la ricerca di una nuova normalità.

Il problema è che la serie affronta depressione, ansia, burnout e traumi professionali, ma lo fa senza scendere in profondità e senza presentare i problemi con la dovuta delicatezza e correttezza medica (abuso di alcol nel corso delle terapie farmacologiche, farmaci presentati come panacea, poco peso dato alla terapia psicoterapica... ). È come se avesse paura di diventare troppo dolorosa, troppo scomoda, troppo realistica. Ogni volta che si avvicina a qualcosa di realmente destabilizzante, tende ad alleggerire il tono, a riportare il racconto verso territori più rassicuranti.
Non è necessariamente un difetto. Dipende da ciò che si cerca ma sulla correttezza delle procedure mediche e sugli escamotage poteva esserci più rispetto, realismo, verità. Lo dico da professionista che vede il proprio lavoro affossato da stereotipi e ignoranza, la serie non restituisce dignità o veridicità a quello che è il lavoro dei professionisti della salute mentale, e l'escamotage dell'eparina è quanto di più scemo possa essere proposto, perché le sacche non si trovano nei pressi della sala operatoria e non puoi stabilire quale userai ma vabbè. Inoltre l'autopsia la rinviene del corpo ed è assurda la pista che il medico volesse assassinare la paziente , con una sostanza rinvenibile tra l'altro. Nell'aula processo inoltre chiunque poteva accedere così, come fosse casa propria e portare le prove.
La scrittura non è brillante: ci sono due buchi di trama che mi hanno dato la sensazione di un'improvvisazione, sia sul colpevole dell'incidente sia sulla figura ambivalente del loro collega. Come se la scrittura fosse a due mani o realizzata in fieri, non predisposta a monte.

Non la consiglio a chi desidera un’analisi profonda della depressione, probabilmente resterà insoddisfatto. Chi invece cerca un drama capace di trasmettere conforto e speranza potrebbe trovarsi perfettamente a proprio agio.

Il cuore della serie, infatti, non è la salute mentale, è un healing romance drama ma con mezzi di fortuna e fortunate coincidenze, che investe più sul potere dell'amore, del rispecchiamento, del mutuo aiuto distraendosi dalla propria condizione, più che sulla cura in sé.

Nella relazione tra i due protagonisti Doctor Slump trova finalmente il proprio equilibrio. La storia d’amore funziona perché occupa spazio. Tanto spazio. Forse quello, tra i tanti visti, che ne hanno di più. Negli ultimi anni molti drama hanno finito per sacrificare la coppia in favore di sottotrame, antagonisti, conflitti familiari o misteri narrativi. Qui accade il contrario. La serie dedica una quantità enorme di tempo ai due protagonisti. Li osserva mentre parlano, mangiano insieme, passeggiano, si sostengono, litigano e si riavvicinano e la genitorialità è positiva, calda, supportiva, non becera e malevola come nel 90% dei lavori visti.
Non c’è la sensazione che la relazione debba superare continuamente ostacoli artificiali per mantenere viva l’attenzione dello spettatore.

Una delle qualità più apprezzabili della scrittura è proprio l’assenza di quei malintesi interminabili che spesso infestano il genere. Jeong-woo e Ha-neul comunicano. Non sempre bene, non sempre nel momento giusto, ma comunicano e lei non è la donnucola in balia dell'uomo di turno: sbaglia, cade, si rialza, comunica, cerca, parla, si apre, è estroversa, espansiva con lui, e questo è un elemento di novità apprezzabile.

Quando iniziano a provare qualcosa l’uno per l’altra, la serie non passa sei episodi a procrastinare che accada.
Quando emerge un problema, cercano di affrontarlo. Quando uno dei due soffre, l’altro è presente. Può sembrare poco ma nel panorama delle commedie romantiche coreane è quasi rivoluzionario.

Park Hyung-sik e Park Shin-hye svolgono un lavoro efficace nel rendere credibile questa dinamica. Non credo che le loro interpretazioni rappresentino il punto più alto delle rispettive carriere. Nessuno dei due offre una performance destinata a entrare nella storia, anzi, lei molto caricaturale a volte, stessa cosa la madre che conosco come ottima attrice in tanti altri lavori. Non sempre mi è arrivata, non sempre ho pensato: "wow che brava", a volte ho pensato "spinge troppo, si vede che recita". Tuttavia il più delle volte FL e ML risultano naturali insieme.
La loro chimica non si basa soltanto sull’attrazione (non vi aspettate exploit passionali alla business proposal), funziona soprattutto nelle scene quotidiane, nei dialoghi apparentemente insignificanti, negli scambi più semplici, nel modo comodo che hanno di stare insieme e che trasmettono allo spettatore. Qui ho avuto chiarissimi i motivi per cui si scelgono, e per cui sin da principio si piacevano.
Ho motivo di credere che queste due persone potrebbero davvero scegliersi nella vita reale.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui il drama continua a coinvolgere anche quando la trama perde mordente, perché la parte più debole della serie è proprio quella che dovrebbe costituire il grande conflitto narrativo. L’arco dedicato a Kyung-min, infatti, rappresenta il principale problema!
L’idea di base non era cattiva. Il suo rancore affonda le radici in un trauma reale, legato alla morte del padre e a responsabilità indirette della famiglia di Jeong-woo. Il tema del dolore trasformato in ossessione avrebbe dotuto generare un antagonista complesso e sfaccettato. Invece il personaggio oscilla continuamente tra ambivalenza psicologica e forzatura narrativa e soprattutto non è chiaro perché debba prendersela con lui e non con la famiglia, il protagonista non è un uomo amato o con una famiglia calda e supportiva alle spalle, che potrebbe rimanere distrutta dalla sua rovina, anzi ... sicché avrei trovato più plausibile che si accanisse con la madre stessa, utilizzando semmai il protagonista per arrivarvi.

La serie sembra voler integrare la parte romance, la parte di cura e quella thriller/ crime senza riuscirci del tutto, emerge una certa dissonanza e i coreani questo lo fanno sempre, non ho ancora capito perché. Integrare bene due parti così diverse, studiarle e svilupparle in modo adeguato comporta un lavoro e un accordo tra professionalità diverse (l'ideale sarebbe impiegare due registi e almeno due sceneggiatori, più qualcuno che supervisioni per dare una stessa struttura, una stessa firma, uno stesso tono) . Non è una cosa semplice e devo dire che viene difficile anche ai grandi registi , immaginiamo a chi fa lavori destinati al grande pubblico, non di settore.
Persino il famoso incidente che coinvolge Ha-neul negli episodi finali, pur generando tensione emotiva, appare come un artificio necessario a spingere ulteriormente la coppia verso una dichiarazione definitiva.
Da quel momento in poi la storia smette sostanzialmente di interessarsi al mistero e torna a concentrarsi su ciò che sa fare meglio: raccontare la guarigione reciproca dei protagonisti.

Ed è qui che la serie ritrova la propria forza, sebbene in versione miracolista, fantasiosa, per nulla realistica, non è una forza spettacolare, bensì gentile.

La serie racconta qualcosa che il genere romantico spesso dimentica: innamorarsi non risolve tutti i problemi, e qui c'è il realismo. Ha-neul continua a convivere con le proprie fragilità, Jeong-woo continua a portare addosso le ferite lasciate dal crollo della sua carriera, nessuno dei due viene magicamente salvato dall’amore e nessuno sacrifica se stesso per quello. L’amore diventa piuttosto uno spazio sicuro all’interno del quale affrontare le proprie difficoltà. Anche il finale segue questa filosofia.

Molti drama coreani costruiscono l’ultimo episodio come una lunga corsa verso il matrimonio. Doctor Slump sceglie una strada diversa. Quando Ha-neul riceve l’opportunità di trascorrere un periodo all’estero, la serie introduce una situazione che, in un racconto più convenzionale, avrebbe facilmente generato una separazione dolorosa. Invece il conflitto viene affrontato con sorprendente maturità. Jeong-woo soffre all’idea della distanza ma riconosce il valore professionale dell’occasione e la incoraggia a seguirla.

È un momento piccolo ma significativo, perché dimostra quanto la relazione sia SANA. Successivamente l’opportunità sfuma e la partenza non avviene realmente, scelta narrativa che alcuni potrebbero considerare troppo comoda, ma che si inserisce perfettamente nel tono generale della serie.

Anche il matrimonio viene trattato in modo particolare. Molti spettatori si aspettavano una grande cerimonia conclusiva. In realtà Doctor Slump preferisce suggerire piuttosto che mostrare. Le immagini prematrimoniali e matrimoniali presenti nell’epilogo confermano il destino della coppia senza trasformarlo nel centro assoluto del racconto.

Una decisione che ha diviso il pubblico, non mi è piaciuta ma ’ho trovata coerente perché la vera conclusione della storia non è il matrimonio ma la guarigione.

È il momento in cui due persone che avevano costruito tutta la propria identità sul successo professionale comprendono finalmente di poter esistere anche al di fuori dei propri risultati.

Doctor Slump non è un capolavoro:
1)La scrittura è discontinua.
2) L’antagonista convince solo a metà.
3) Le interpretazioni non sono memorabili
4) Le sottotrame non sempre mantengono le promesse iniziali.
5) Alcuni temi vengono affrontati in modo più superficiale di quanto meritassero e senza attendibilità o realismo medico.

Eppure, pur con tutti i suoi difetti, sa essere piacevole.

Non cerca continuamente di sorprendere. Non punta sempre sul colpo di scena. Non vive di triangoli amorosi esasperati. Non costruisce conflitti infiniti basati sull’incomunicabilità.

Semplicemente osserva due persone ferite che imparano a stare meglio, grazie alla loro relazione.

Difficile ma possibile.

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Vorrei sottoporvi una riflessione, Doctor Slump ha ricevuto molte critiche e mi ha sorpreso. Non perché le critiche siano prive di fondamento: il drama ha quei limiti evidenti che ho esposto poc'anzi. Quello che mi lascia perplessa è il metro di giudizio utilizzato!

Leggendo recensioni da anni, su moltissimi lavori, ho avuto l'impressione che questo drama sia stato valutato con una severità che raramente vedo applicata ad altri titoli molto più fragili dal punto di vista della scrittura. Mi chiedo quindi cosa il pubblico si aspettasse realmente da questa serie e perché i suoi difetti vengano evidenziati con tanta insistenza, mentre lavori che presentano problemi ben più gravi vengono accolti con un entusiasmo quasi unanime.

Prendiamo ad esempio alcuni dei titoli più celebrati degli ultimi anni. Ho visto assegnare voti altissimi a opere come Lovely Runner, che personalmente considero trainata molto più dal coinvolgimento emotivo del fandom e dalla ship attribuita agli attori che da una sceneggiatura particolarmente solida, dove il tema della disabilità è stato solo accennato. Oppure a produzioni recenti come The Potato Lab o When the Phone Rings, che a mio avviso presentano debolezze narrative non inferiori a quelle di Doctor Slump.

La differenza è che Doctor Slump sembra pagare il fatto di voler parlare di qualcosa. Magari non sempre ci riesce, magari lo fa in modo semplificato ma prova ad affrontare il burnout, la depressione, il fallimento professionale, la perdita dell'identità costruita attorno al successo e il percorso necessario per ricostruirsi.
C'è una volontà di raccontare un'esperienza umana e di sviluppare un discorso che vada oltre la semplice storia d'amore.

Molti drama romantici contemporanei, invece, rinunciano completamente a proporre un contenuto. Si limitano a costruire una relazione accattivante, una buona dose di fan service e qualche colpo di scena emotivo, qualche primo piano di lui sotto la doccia , 20 scene fan service, inquadrature studiate per mostrare baci più spinti di quanti non siano in verità. MA BASTA! Non c'è nulla di male per carità ma fatico a comprendere perché opere di questo tipo vengano celebrate come capolavori mentre un lavoro come Doctor Slump venga giudicato con criteri molto più rigidi.

Per questo motivo il mio voto finale è leggermente più alto di quello che assegnerei normalmente.

Onestamente Doctor Slump è un 7/10. Tuttavia scelgo di attribuirgli un 7,5/10.

Lo faccio perché apprezzo il tentativo di raccontare qualcosa di diverso, perché la storia evita molti artifici narrativi ormai abusati nel genere e perché non sente il bisogno di alimentare continuamente conflitti inutili, incomprensioni costruite a tavolino o separazioni forzate soltanto per allungare la trama.

Non è un drama memorabile. Non è un capolavoro. Ma è più onesto e più coraggioso di quanto una parte della critica sembri riconoscergli. E in un panorama in cui vedo assegnare voti perfetti a opere che spesso vivono soltanto dell'entusiasmo del fandom, questo per me merita almeno mezzo punto in più.
Alla fine della visione non resta l’impressione di aver assistito a una grande storia destinata a entrare nella storia del genere. Resta qualcosa di più modesto ma anche più autentico: la sensazione di aver trascorso del tempo con personaggi che, pur imperfetti, hanno trovato un modo per essere felici.
E forse è proprio questo il motivo per cui, pur riconoscendone tutti i limiti, Doctor Slump riesce a lasciare un ricordo sorprendentemente affettuoso.

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Completed
Like Flowers in Sand
6 people found this review helpful
Jun 3, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 8.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 8.0

Visione rilassante, un vero comfort drama.

La serie contiene una domanda che dà il titolo al lavoro: a che età, esattamente, si sboccia? La risposta, in originale coreano "Moraeedo kkochi pinda" («anche nella sabbia i fiori fioriscono») sostiene l'idea che non esista un'età precisa, una stagione programmata. È il momento in cui qualcuno smette di misurarsi con ciò che avrebbe dovuto essere e comincia a esistere come ciò che è. Kim Baek-doo, il protagonista, ha 32 anni, e pratica, come il padre e i fratelli più grandi il ssireum, la lotta coreana . A differenza di loro però non vince mai, ha alle spalle una famiglia di campioni che lo guarda con l'affetto discreto di chi ha rinunciato ad aspettarsi grandi cose, e un'espressione permanente che oscilla tra il dormiveglia e la tenerezza involontaria. E' l'anti-eroe per eccellenza, quanto di più diverso ci hanno abituato i drama asiatici, e questo è il primo elemento di novità e di freschezza.

Il ssireum — la lotta tradizionale coreana su sabbia, patrimonio culturale praticato sin dalla dinastia Joseon e ancora oggi disciplina agonistica con campionati nazionali — non è soltanto lo sfondo della storia ma la sua metafora portante: due corpi che si afferrano, che cercano il baricentro dell'avversario, che cadono o reggono su un terreno che non dà punti d'appoggio stabili.
Per prepararsi fisicamente al ruolo, Jang Dong-yoon ha dovuto mettere 14 kg di massa nel corso di diversi mesi attraverso un allenamento intensivo e una dieta pensata per replicare la corporatura di un lottatore professionista, una scelta che racconta già molto sull'approccio produttivo della serie: non la fisica idealizzata del drama mainstream(vedi Lovely runner con un Byeon Wook seok, risibile nei panni del nuotatore agonistico con il fisico slanciato e snello) , ma una credibilità che passa attraverso il peso specifico dei corpi sulla sabbia. Il risultato visivo e atletico è convincente, ed è uno dei pochi casi in cui la componente sportiva sullo schermo non odora di menzogna poco plausibile.

Kim Jin-woo, il regista, non è un nome che porta in dote un percorso autoriale particolarmente ricco o con uno stile definito, così come Won Yoo-jung alla sceneggiatura costruisce un impianto narrativo che mira alla solidità, non ambisce a spingere senza mezzi per poterlo fare come in altri lavori blasonati, votati più per fandom che per effettiva qualità.
La scelta di ambientare tutto nella cittadina marittima immaginaria di Geosan, un luogo dove il sireum è quasi religione di stato, dove tutti si conoscono, dove il pettegolezzo circola con la velocità del vento tra le risaie, è funzionale a una grammatica narrativa che vuole il villaggio come organismo collettivo, quasi un personaggio che respira e mormora intorno agli eventi principali. L'atmosfera che ne risulta è genuinamente calda, rusticamente accogliente, rilassante: una serie senza sprechi, ambientata in una città di provincia che si rispecchia perfettamente nell'onestà greggia e non rifinita di Kim Baek Du, il protagonista.
Questa qualità: farsi guardare senza fatica, far respirare l'occhio, con un ritmo quotidiano, senza scossoni, senza il ricatto continuo del colpo di scena, senza la manipolazione dello spettatore che tanti drama coreani è diventato quasi caratteristica fondativa, è un merito reale, così come è un merito aver voluto presentare il ssireum a chi segue fuori dai "confini".

COSA HA QUESTA SERIE CHE MERITA ATTENZIONE:

La sceneggiatura MANCA di quell'istinto predatorio che caratterizza una quantità enorme di drama asiatici e non, dove i personaggi esistono fondamentalmente come materiale da consumare al servizio della tensione drammatica. Il meccanismo predatorio costruisce un personaggio abbastanza, quanto basta perché lo spettatore si affezioni, e poi lo si usa, lo si umilia, lo si tormenta, lo fa soffrire per massimizzare la risposta emotiva del pubblico, senza che quella sofferenza serva davvero alla storia o alla crescita del personaggio stesso. È una forma di sfruttamento narrativo che veste i panni del dramma ma che in realtà è semplicemente ricatto: ti faccio soffrire per il personaggio perché così non smetti di guardare, non perché quella sofferenza significhi qualcosa, e dopo aver visto Something in the rain, che è l'apoteosi di questo discorso, la differenza mi è ancora più chiara.

Qui Baek-du viene mostrato nella sua incompiutezza, nella sua storia di aspettative non realizzate, nella solitudine discreta di chi ha deluso una famiglia di campioni ma non viene mai abusato narrativamente per produrre lacrime facili. La sua vulnerabilità è trattata con una specie di rispetto quasi pudico: la sceneggiatura la mostra, la lascia esistere, non la sfrutta. È la differenza tra un autore che vuole bene ai propri personaggi e un autore che li usa come strumenti. Nel primo caso senti che il personaggio ha una vita che precede e supera la storia che lo contiene; nel secondo senti che esiste soltanto in funzione dei picchi emotivi che deve produrre, e che fuori da quei picchi non è niente.

I personaggi trattati con rispetto si depositano da qualche parte e continuano a esistere dopo che lo schermo si è spento, lasciandoti una sensazione di placido tepore.

Il problema principale della serie è strutturale: Fiori nella sabbia, prova a essere contemporaneamente un romance, un crime thriller, uno sports drama e uno slice-of-life rurale, e non riesce a integrare queste quattro anime in un corpo narrativo unico che funzioni in ogni sua parte. Il risultato è una serie che procede per compartimenti stagni, dove lo sport sparisce per episodi interi per poi tornare improvvisamente quando la sceneggiatura ricorda che era parte identitaria della serie, dove l'elemento crime si accumula nei due episodi finali in rivelazioni precipitose che avrebbero avuto bisogno di molto più spazio per sedimentarsi, e dove il romance viene ritardato artificialmente ben oltre la soglia della credibilità narrativa. Baek-doo dichiara i propri sentimenti dopo 2 terzi della serie, e la risposta definitiva arriva sostanzialmente nel settimo minuto finale: lo spettatore sa già dall'episodio tre come andrà a finire, e tuttavia deve percorrere nove ore di trama che lo tengono separato da una conclusione che la serie non ha il coraggio di anticipare. Non è tensione narrativa, è procrastinazione strutturale.

Altro elemento di pregio è la rappresentazione della genitorialità. Nei drama capita spesso di imbattersi in famiglie disfunzionali, genitori emotivamente assenti, padri autoritari, madri ipercontrollanti o relazioni costruite quasi esclusivamente sul conflitto. Fiori nella sabbia sceglie una strada diversa. Pur senza idealizzarle, le famiglie vengono rappresentate come luoghi di sostegno, protezione e responsabilità reciproca. I genitori sbagliano, ma cercano di capire. Si preoccupano, incoraggiano, si mettono in discussione e restano presenti anche quando non hanno tutte le risposte. È una normalità affettiva che raramente trovo nei drama asiatici e che proprio per questo finisce per distinguersi.
In moltissimi drama il protagonista positivo nasce nonostante la famiglia. Qui, invece il protagonista diventa l'uomo che è anche grazie alla famiglia che lo circonda.
La madre lo sostiene senza umiliarlo per i suoi fallimenti. Il padre può essere apparentemente distaccato ma non è una figura tossica. I fratelli lo prendono in giro ma c'è affetto reale. Quando lui vacilla, nessuno lo tratta come un peso o come una delusione.
Questa rete di affetto quotidiano spiega molto del personaggio.
In fondo Baek-du è così fiducioso negli altri, così poco cinico e così capace di amare senza calcolo anche perché è cresciuto in un ambiente che, pur con tutti i suoi difetti, gli ha insegnato che l'amore non è un premio da meritare.

COSA NON HA FUNZIONATO:
L'arco crime è forse l'elemento più deludente della produzione. Non per incompetenza esecutiva ma per un deficit di "concezione" che riguarda il peso dell'assassino all'interno della storia: chi compie i crimini non è per nulla presente nel tessuto narrativo tanto da costituire una rivelazione che, a scopo cliffhanger, risulta un escamotage che alla fine ha poco senso. Il confronto con Mous, serie crime, è impietoso: lì il colpevole esiste, pesa, vive nella storia, e quando la verità emerge ogni scena precedente acquista un secondo strato di senso. Qui, al contrario, la rivelazione produce più una reazione che non dà scossoni emotivi. L'arresto poi non è non mostrato, le conseguenze sulla comunità (che avrebbe dovuto essere sconvolta, lacerata da una verità che la riguarda dall'interno) sono appena accennate, come se la sceneggiatura avesse esaurito il respiro proprio nel momento in cui avrebbe dovuto inspirare più a fondo. Molto deludente.
Anche poco plausibile che questo personaggio, bravissimo nell'interpretazione, venga ricordato così dal nulla dopo 12 ore di ripetere sempre le stesse dinamiche, e si presenti per compiere l'ennesimo misfatto avendo tutto il tempo per consumarlo, ma contentandosi di una chiacchierata intimidatoria. o:O.
Non mi ha convinto.

Altro problema è stato per me il villaggio: Geosan non è soltanto uno sfondo. Per buona parte della serie il villaggio agisce come una sorta di coro comunitario, una presenza collettiva che osserva e filtra gli eventi attraverso pettegolezzi, ricordi condivisi e legami di lunga data. Proprio per questo sorprende che nel finale, quando emergono le verità più importanti, questa voce collettiva si faccia improvvisamente silenziosa.

Oh Du-sik, la protagonista femminile interpretata da Lee Ju-myoung, è l'altro grande incompiuto della serie. Il suo ingresso in scena ha una forza scenografica notevole, una donna che si rifiuta di riconoscere che sono cresciuti insieme, cosa che turba Baek-doo ancora più della serie di morti nel suo paese assopito e il personaggio promette una complessità che però non viene mai pienamente mantenuta. Lee Ju-myoung non è credibile nei panni di una detective sotto copertura decisa a dimostrare il proprio valore, destabilizzata dal senso di altruismo disinteressato di Baek-doo, poi col procedere degli episodi il personaggio tende a essere oscurato dall'ingombro luminoso del protagonista maschile, come se la sceneggiatura avesse investito tutto il suo affetto in un solo personaggio e non avesse avuto abbastanza energia emotiva per sostenere entrambi fino in fondo, o semplicemente è una attrice che deve ancora crescere molto, ho trovato la sua interpretazione appena sufficiente, sicuramente l'anello debole dell'intero cast.

Per Kim Baek-doo invece chapeau: Jang Dong-yoon costruisce qualcosa che è raro nel panorama del drama coreano — un personaggio che non conquista per nessuno degli attributi canonici (non ha una bellezza vistosa, non è ricco, non è geniale, non è potente) ma che conquista perché sembra una persona buona nel senso più semplice e radicale del termine, rare volte ho visto un ragazzo così autenticamente genuino e luminoso. La prima impressione che il personaggio genera è quella di un uomo lento, opaco, forse un po' spento, un ex talento che non ha realizzato le aspettative di nessuno e che si è adagiato su questa consapevolezza senza farne un dramma. Con il procedere degli episodi quella opacità si rivela come la crosta di qualcosa di più luminoso: dolcezza autentica, assenza totale di malizia, intelligenza emotiva di quelle che raramente si incontrano, innate abilità comunicative, a livello emotivo, è trasparente come un vetro. È assolutamente convincente sia come un'anima stanca e smarrita sia come un atleta intenso e concentrato, e questa capacità di abitare contemporaneamente la fragilità e la forza senza che l'una smentisca l'altra è la prova più precisa del talento di Jang Dong-yoon, che per questo ruolo ha trasformato non solo il proprio corpo ma l'intera gamma espressiva. Ed io che lo avevo sottostimato, conoscendolo nel drama : my man is cupid, mi sono dovuta ricredere per la splendida interpretazione, 8 ,5 per lui.

Il personaggio è anche l'incarnazione più riuscita del tema del titolo: un fiore che sboccia tardi, in un terreno che non sembra promettere molto, con una lentezza che chi lo osserva da fuori scambia per fallimento e che invece è semplicemente il suo tempo, il suo ritmo irriducibile (un po' come la ginestra tanto cara a Leopardi). Non esiste un'età giusta per trovare il proprio posto, dice la serie senza dirlo mai, e Baek-doo lo dice semplicemente esistendo sullo schermo con quella sua qualità di presenza calma e persistente. È probabilmente il miglior personaggio della serie, quello che rimane impresso più della trama, più del mistero, più dello sport, più di qualsiasi altra cosa. In una produzione che fatica a tenere insieme i propri fili, lui è il filo che regge.

Fiori nella sabbia è una serie piacevole, onesta, priva di cattiverie e di manipolazioni scadenti, costruita su un protagonista eccezionale che abita una storia soltanto parzialmente all'altezza di lui. Non merita i voti entusiasti che ho letto online, con toni da rivelazione, come sempre il riflesso di un affetto comprensibile per qualcosa che non fa del male, che scalda, che non manipola; e, in un panorama dove la manipolazione è tecnica corrente, quella assenza di tossicità viene scambiata per eccellenza. Non è eccellenza: è decenza narrativa!
La valutazione più onesta è un 7,7 che riconosce il calore, il personaggio, il gesto di raccontare una storia semplice con rispetto per chi la guarda, e insieme registra tutto ciò che la serie non è riuscita a diventare : il crime potente, il romance maturo, il villaggio come coro, la protagonista femminile davvero incisiva. Una buona serie, non una grande serie. Un protagonista straordinario dentro una narrazione che lo contiene a fatica.

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Completed
Exhuma
6 people found this review helpful
Aug 17, 2025
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.5
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 5.0

Quando l'horror si fa (solo) rituale

Sceneggiatura molto interessante : 8,5; Regia:7,5; Scenografia: 7,5.
Horror coreano del 2024 con una storia molto interessante, ricca di significati, messaggi e simbolismi.
Il voto della giuria critica è di 7,6 secondo Rotten Tomatoes quindi nella mia valutazione, non da critico, mi sento generosa.
Sebbene sia un horror "riflessivo", capace di farti riflettere sugli orrori delle guerre e delle sopraffazioni, prendendo spunto dall'occupazione giapponese, il problema è che non fa paura. Non è la prima volta che vedo qualcosa di coreano che vorrebbe terrorizzare ma non ci riesce , almeno personalmente e se leggo altre recensioni riscontro lo stesso problema.
Il film esplora profondamente il sincretismo tra sciamanesimo, feng shui, geomanzia (pungsu), cristianesimo e superstizione, offrendo una riflessione sul trauma generazionale e l’eredità della colonizzazione giapponese
Il film parte come ghost story (una sciamana e il suo assistente vengono ingaggiati da un americano di origini coreane per "liberare" il figlio neonato da influssi malvagi) per diventare un delirio mistico collettivo sul finale, con una forte componente simbolica .

Il lavoro ha ricevuto un apprezzamento molto positivo presso l'Asian Film Awards 2025, vincitore per Best Costume Design e Best Visual Effects, mentre il regista e Kim Go Eun, sono stati pluripremiati dal Baeksang Arts Awards 2024,
Analogamente secondo il Blue Dragon Film Awards 2024: Migliore regia, Migliore Cinematografia e Luci, Migliore Direzione artistica e Migliore attrice.

Per quel che mi riguarda, obiettivamente, ho riscontrato i seguenti punti di forza e le seguenti criticità:
Un cast di alto livello (Kim Go‑eun, Choi Min‑sik, Yoo Hae‑jin), con un'estetica piuttosto ricercata e un'atmosfera densa di folklore coreano, i rituali mi sono sembrati realistici e molto coreografici, con buoni effetti scenici, presenza di un forte simbolismo dei messaggi lanciati allo spettatore che lo rendono un film interessante, con un senso e una storia.
D'altro canto l'ho trovato lento, specialmente all'inizio, il tema dell'esorcismo ripetuto e sovraccarico, scene eccessivamente scure, musiche non proprio di altissimo livello che non aiutano a creare un atmosfera terrificante, effetti sonori un po' troppo calcati e finti, interpretazioni disomogenee per livello (Lee do hyun non regge il confronto con Kim go eun, stessa cosa per l'aiutante del geomante e qualche altra comparsa), CGI non sempre di livello (le volpi che da vicino erano palesemente create al pc), potenziale come horror sprecato, nel senso che in poche sequenze mi ha davvero impressionato ma non mi ha mai davvero spaventata.
La color correction tende al seppia-grigio-verde, con pochi contrasti netti: una scelta che in alcuni casi appiattisce le immagini e la tensione visiva.
Interpretazioni: Choi Min-si, qui interpreta il geomante, un ruolo carismatico ma non pienamente sfruttato. Memorabile in Oldboy, qui mi è parso più contenuto, quasi sottotono.
Kim Go-eun, intensa ma anche lei un po' sottotono, più emotivamente espressiva in altri suoi lavori.
Yoo Hae-ji, la sua presenza mi è apparsa poco significativa rispetto al resto del cast.
Lee Do-hyun, confermo sia un giovane attore promettente ma ha mostrato più presenza fisica che emotiva. In drama come The Glory o la Pessima Madre Ideale mi ha convinto di più.

Regia
Diretto da Jang Jae-hyun, è un horror rituale che intreccia paura, spiritualità e storia. La regia costruisce tensione lentamente, con inquadrature statiche, lentissime nei rituali, i suoni sciamanici che diventano strumenti narrativi. La camera è lenta con accelerazioni improvvise quando lo spirito emerge, la macchina accelera e si muove bruscamente, per creare un contrasto emotivo forte. Nei rituali la ripresa è lenta e ipnotica, quasi meditativa.
C'è spesso un uso del fuori campo, spesso ciò che è più spaventoso non viene mostrato subito: rumori, ombre e sguardi degli attori fanno intuire la presenza.
I colori sono freddi e spenti nelle scene notturne e caldi dopo la liberazione del male.
A livello visivo Jang non punta sullo "spettacolare" ma su una regia rituale, lenta, geometrica e simbolica, che trasforma le riprese stesse in un’estensione del gut sciamanico. Il risultato è un film che “ipnotizza” più che spaventare, facendo vivere allo spettatore il senso di oppressione e liberazione.
I protagonisti agiscono come un gruppo rituale, ognuno con un ruolo tecnico e spirituale, senza un eroe solitario.
L’atmosfera nasce dal contrasto fra modernità (ville, cliniche) e tradizione (cimiteri, tombe, monti).
La figura del samurai gigante è simbolo del colonialismo giapponese. La sua altezza esagerata esprime oppressione storica e male sovrannaturale. La fotografia insiste su terra, fango e sangue, rafforzando la fisicità del rituale.
Il ritmo segue fasi precise: diagnosi, preparazione, esumazione, conflitto e purificazione, come in un gut sciamanico.
Jang unisce horror, storia e filosofia dei cinque elementi. Personalmente avrei osato di più.


Il suo forte è il Simbolismo!
Il film "Exhuma" (2024) è intriso di simbolismi profondi, fortemente radicati nella tradizione religiosa, esoterica e storica coreana, con elementi che riflettono trauma generazionale, ritualità ancestrale, relazioni tra vivi e morti, e le tensioni tra modernità e tradizione.
La riesumazione: simbolo chiave del film, rappresenta non solo l'atto fisico di riportare alla luce un corpo ma anche il dissotterramento di memorie familiari represse, di colpe ancestrali, di forze oscure sepolte dal tempo.
Nel contesto culturale coreano, spostare una tomba diventa metafora della rottura dell’equilibrio tra vivi e morti.
La pratica del geomante (interpreto da Choi Min-sik) rappresenta il connubio tra natura, spiritualità e destino umano. Il sito della sepoltura è una fonte di sventura.
Il Gut (rituale sciamanico coreano) simboleggia la memoria collettiva e spirituale del popolo coreano. I suoi canti, i tamburi, le danze, incarnano resistenza culturale contro la secolarizzazione.
Il serpente col volto umano che si vede potrebbe rappresentare il maleficio ancestrale, qualcosa che cambia pelle ma rimane sempre profondamente perverso nei suoi bassi istinti ma anche l'esito mostruoso dell'arroganza del rituale.
Il contrasto (e talvolta la sovrapposizione) tra i simboli cristiani (croci, Bibbia, preghiere) e quelli sciamanici (candele rituali, corde sacre, tamburi) suggerisce un conflitto tra fede importata e spiritualità indigena, l'impossibilità di risolvere il male attraverso una sola lente teologica, il bisogno di un sapere composito, ibrido, per affrontare il trauma, o semplicemente un confronto, un accostamento.
Il trauma storico (colonialismo giapponese),senza essere esplicito, allude a eventi traumatici della Corea, la tomba maledetta richiama il tema della sottomissione forzata, della vendetta, della storia sepolta.
Lo spirito che perseguita è una ferita collettiva non rimarginata, come la memoria della colonizzazione, della guerra, e della povertà trasmessa tra generazioni.
La katana animata (tsukumogami) è un'arma trasformata in spirito vendicativo, simbolo di aggressione perpetua, la cui liberazione ristabilisce l'energia vitale e identitaria , superando, simbolicamente, il vincolo storico generazionale.
La figura del samurai gigante in Exhuma (attenzione che chi lo interpreta è un attore realmente alto 220 cm) è così alta per motivi simbolici, narrativi e spirituali. Non è un semplice effetto horror, la sua altezza veicola diversi significati profondi: la forza brutale e soverchiante dell’occupazione giapponese in Corea (1910–1945). La sua altezza esagerata simboleggia l'imponenza schiacciante del potere coloniale. L’idea che il trauma della storia sia "più grande" dell’uomo comune, al punto da essere ancora oggi “intoccabile”. Una presenza sovrastante e invasiva anche nella morte, quel corpo non riposa, ma domina il territorio spiritualmente e fisicamente.
Non è più un uomo, ma un “tsukumogami” (spirito-arma animato) fuso con una katana maledetta.
Il suo corpo enorme è il risultato di secoli di odio, dolore e maledizione: un corpo spirituale "gonfiato" da rabbia e desiderio di dominio.
Come accade nei miti giapponesi e coreani, le entità maligne crescono a dismisura quando non sono state esorcizzate o onorate.
L’attore che ha dato vita fisicamente a questo personaggio è Kim Byung‑Oh, un ex giocatore di basket alto circa 220 cm
Inoltre, la sua performance vocale inquietante è stata affidata al celebre doppiatore giapponese Rikiya Koyama, rendendo la presenza del guerriero ancor più intensa e memorabile, questo approccio “ibrido” tra un attore d’aspetto enorme accompagnato da una voce distintiva, ha amplificato la potenza visiva ed emotiva del personaggio, rendendolo una figura davvero suggestiva e quasi iconica.

Fate attenzione inoltre al numero delle targhe nelle auto di questo film, in verità sono date care ai coreani.
Se volete approfondire: https://mydrama.altervista.org/meaning-in-motion/exhuma-e-il-sam-iljeol/ .

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Completed
Why Women Love
6 people found this review helpful
Jul 17, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 7.0
Acting/Cast 6.5
Music 6.5
Rewatch Value 7.0

Lui è giovane, la sceneggiatura ancora di più!

sceneggiatura: 5,5. regia : 6
Why Women Love vorrebbe essere un romcom leggero e spensierato tutto dedicato ai sentimenti ma nella prima metà, causa inesperienza assodata della sceneggiatrice risulta essere un mix confuso di fan service, incoerenze narrative e dinamiche romantiche buttate lì tanto per far battere qualche cuoricino… magari distratto. Il personaggio maschile in particolare sembra scritto da qualcuno che ha letto solo la sinossi di un romance su Wattpad e ha deciso che bastava così.
Partiamo da quello che personalmente non ha funzionato:
- Sceneggiatura, scrittura leggera, piena di incoerenze narrative e cliché, le trame appaiono riciclate, con personaggi monodimensionali e dialoghi datati ma soprattutto sin dai primi episodi loro due che si pongono subito come due amiconi, lui che le vuole organizzare appuntamenti, le scene in cui la chiama megera ma non fa altro che aiutarla con l'amore spiegandole non solo come si fa ma proprio giocando a fare il fidanzatino con lei, le prime fasi in cui lui la chiama “megera” ma poi le organizza appuntamenti rientrano senza dubbio nel fan service: non hanno senso nel racconto, ma sono progettate per far scattare la chimica facile.
Altre persone come me online, ho letto, descrivere l'opera come sequenze “flirty and sugary” (civettuole e zuccherose), senza un vero contesto logico . E non posso che concordare.
In Why Women Love, la sceneggiatura appare costruita per sfruttare dinamiche visive e momenti leggeri, ma non per raccontare: il plot è di supporto alle scene “flirty”, piuttosto che il contrario. La regia si limita ad esaltare il lato estetico senza riuscire a tessere un discorso visivo più maturo o coerente con i temi affrontati. Di conseguenza, argomenti più seri, risultano trattati in modo estraniato, dispersivo, spesso senza il tono adatto.

Regia: appena sufficiente, è funzionale ma priva di originalità o capacità di dare ritmo, abusa prospettive laterali, primi piani e slow motion per camuffare le doti carenti del protagonista, ogni volta che si avvicina a lei fateci caso la scena rallenta, le inquadrature focalizzano sui primi piani e lo sguardo, la varietà espressiva del ML è limitata. É inesperto e si vede troppo. Migliora un po' nella seconda metà del drama. Le scene tra loro sono carine ma prive di emozione, la trama è cretina e sviluppata male.

REGIA E SCENEGGIATURA non hanno saputo approfondire i temi importanti proposti: Nonostante l’apparente leggerezza “Why Women Love” introduce nella narrazione alcuni temi potenzialmente profondi e carichi di significato , come il divorzio, i traumi familiari, e persino disturbi legati all’alimentazione, come la bulimia o altre forme di DCA (disturbi del comportamento alimentare). Tuttavia, questi spunti narrativi, che potrebbero offrire spessore psicologico e realistico ai personaggi, vengono trattati in modo frettoloso e superficiale, come semplici elementi di contorno piuttosto che motori autentici dello sviluppo emotivo e relazionale.
Il problema principale risiede nella mancanza di coerenza tonale e strutturale e nell'interpretazione non convincente di molti lì dentro, inclusa la "veterana" Simona Wang (sospetto doppiata male) : scene drammatiche e cariche di implicazioni vengono spesso seguite da momenti volutamente spensierati o addirittura comici, annullando di fatto ogni impatto emotivo che quegli eventi potrebbero avere sullo spettatore. L’effetto complessivo è una sensazione di estraneità: i temi seri sembrano fuori luogo, appiccicati forzatamente in una trama che non sembra avere gli strumenti narrativi o la volontà di affrontarli con il giusto grado di profondità e rispetto.
In particolare, la questione della bulimia – rappresentata con dei cliché – viene liquidata con una scena di lei che mangia con gli occhi lucidi e scene flashback, o attraverso comportamenti mai elaborati, privando il pubblico di una comprensione empatica del disagio. Allo stesso modo, il trauma e il divorzio vengono evocati senza che ne emergano le conseguenze interiori sui personaggi, trasformandoli in cliché piuttosto che in esperienze umane autentiche.
In definitiva, questi temi seri inseriti senza vero approfondimento finiscono per sminuire i personaggi, privando la narrazione della possibilità di crescere e maturare, e risultando spesso decorativi, se non addirittura strumentalizzati per generare un’emotività facile e non meritata. Personalmente a me non arriva.
Alla luce di ciò, pur riconoscendo che il drama è leggero e spensierato, non mi sento di arrivare al 7.
SE VOLETE VEDERE UN'OPERA MEGLIO FATTA CON UN RAPPORTO D'AMORE TRA UN RAGAZZO GIOVANE E UNA DONNA PIU' GRANDE (DI 4 ANNI ANNI) VEDETE MY DEAREST NEMESIS (trovate la mia recensione cliccando sul mio nickname), DOVE LUI SUPERA DI GRAN LUNGA QUALSIASI ATTORE QUI DENTRO PER LA RECITAZIONE!

Coppie secondarie carine ma lei sembra avere 12 anni, era molto più matura nella parte scolastica, assurdamente. Lui è uno Sugar candy Prince con deficit di testosterone.

Aspetti apprezzabili :
- Assenza di tragedie, tono spensierato.
- La FL: finalmente si vede una donna con polso, risoluta, aggressiva e molto volitiva che non si affida agli uomini per uscire dai guai come in ogni drama che si rispetti.
Tuttavia é emotivamente analfabeta, al punto da non capire davvero cosa vuole o tirare fuori la sicurezza grintosa che mostra nel lavoro anche nel versante sentimentale. Se la trascinerà per 20 episodi. Un po’ too much ! Sembrerà più infantile di lui con i sentimenti.
Ho avuto l'impressione che lei fosse una 40 enne come stile e voce, e che la differenza tra i due in verità fosse più marcata.
Tuttavia essendo una donna di 30 anni non possono inserire scene da teen couple e aspettare che una donna matura si emozioni perché le sfiorano le mano o la fissino. Occorrevano delle interazioni un po' più adulte e mature.
- La Chimica tra i due: è vero che lui sembra sul finale davvero invaghito di lei ma ancora non capisco se questo sia il risultato della regia che rallenta e riprende ogni loro interazione con prospettive mirate e abuso dello slow motion, l’attenzione è posta sugli sguardi e momenti carini tra protagonisti, ma manca l’uso di inquadrature capaci di esaltare i temi narrativi .
- La brevità: 24 episodi con una sceneggiatura cedevole vanno molto bene, di più avrei sinceramente droppato al quarto episodio per l'assurdità e la precocità delle scene di avvicinamento viste dal primo minuto senza un frame contestuale dove inserirle. Tuttavia io penso che era il caso di non dilungarsi troppo sul conflitto interiore della protagonista che arriva a scegliere tra i due spasimanti al 19°, 5 episodi prima della fine. Normalmente i sentimenti si palesano a metà drama, qui l'illuminazione sentimentale andava mostrata prima, e magari giocare con una storia segreta da ufficio che mostrasse un accordo tra la parte sentimentale e quella razionale. No, dal 12 fino al 19 è un continuo alto e basso, con lui che poverino le tenta tutte e decide persino di accelerare una evoluzione per potersi assicurare una possibilità con lei. Tenero ma un po' zerbino. Questo aspetto per par condicio ( considerato che sono le donne spesso mostrate come arrendevoli e disposte a compromessi) non mi è dispiaciuto.
-il finale, non affrettato, molto sentito e di cuore, dedica il giusto tempo alla chiusura dell'opera, è uno dei finali migliori che abbia visto a conclusione di un lavoro per il tempo dedicato e le dinamiche sviluppate e chiuse.
-Gli episodi finali, sono quelli che si avvicinano al 7, la sceneggiatura non sembra più forzata, le recitazioni sono più naturali e sciolte, si vedono delle azioni logicamente legate e delle dinamiche plausibili, senza abuso di fan service e slow motion.

In conclusione, lo consiglio se volete qualcosa di leggero e se riuscite a emozionarvi vedendo scene di avvicinamento arbitrarie non sostenute da un motivo logico, se vi piacciono le scene fan service e i comuni cliché e riuscite a soprassedere all'assenza di dialoghi.
Se non avete aspettative sull'interpretazione e vi basta che un attore sia gradevole e basta. Se soddisfate i requisiti questa è l'opera che fa per voi!

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Completed
Something about 1 Percent
6 people found this review helpful
Jul 11, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 6.0

Maestra Alfa rieduca un AD "Ormonato"

1% of Something è il remake di un drama del 2003, vintage, che però merita ben più dell’1% della nostra attenzione. É un romcom di tipo business con il solito tropo dell'amore a contratto per assecondare i desideri di un nonno (tipo business proposal) dove i contraenti finiscono per innamorarsi davvero.
Sono 16 episodi di 40 minuti, circa. Aspetto che ho apprezzato moltissimo perché i drama coreani antichi normalmente sono di 76/80 minuti e ho dei fisiologici crolli di attenzione, questo l'ho seguito scorrevolmente.

La trama ruota attorno a Kim Da-hyun, un’insegnante di scuola gentile e altruista ma con la risposta pronta, e Lee Jae-in, un giovane e arrogante CEO (il vero cocky prince). Il nonno di Jae-in, impressionato dalla gentilezza di Da-hyun, decide di includerla nel testamento e obbliga il nipote a frequentarla per sei mesi se vuole ereditare l’azienda. Quello che inizia come un contratto forzato (un tropo molto caro ai coreani) si trasforma lentamente in una relazione autentica, costellata da dialoghi sinceri, situazioni quotidiane e una chimica scoppiettante.
Ho scoperto per caso questo drama molto ben nascosto e non blasonato, sottovalutato ma con ottime valutazioni (almeno su viki) e sono contenta di averlo fatto perché ero stanca di vedere i soliti cliché abusati e le solite dinamiche ipocritamente edulcorate e patinate, del tutto prive di una componente fisica o triangoli, tragedie e assurdità infilate a forza, qui per fortuna a parte qualche cliché c'è molto altro e non è inutilmente tragico o con triangoli (o quadrangoli) spesso inutili.
"1% of Something" non ha goduto di una distribuzione mainstream né di un budget da produzione netflix ma ciò che perde in clamore lo recupera in onestà narrativa. È un drama che non cerca di "reinventare la ruota", ma funziona bene proprio per la sua semplicità ben calibrata. È quasi un piccolo gioiellino vintage, con un’atmosfera familiare e confortante.
Nonostante un'atmosfera vintage che si riflette nei set e nei costumi di scena (osceni) ho ritrovato innumerevoli punti di forza:
I punti di forza
Chimica autentica tra i protagonisti: i protagonisti danno vita a un rapporto credibile, dove le dinamiche da commedia romantica sono dosate con naturalezza. La tensione evolutiva è ben costruita.

Dialoghi maturi e rispettosi: a differenza di molti drama che si affidano a incomprensioni forzate o drammi eccessivi, qui i protagonisti comunicano, si confrontano, crescono. È sorprendentemente raro.

Formato breve ma efficace: episodi più brevi che scorrono via leggeri, ideali per chi cerca una visione piacevole senza il carico emotivo dei drama più intensi.

Assenza di tragedie inutili: bella la scena, ripresa sapientemente con una prospettiva d'effetto dal valore simbolico, del protagonista bambino sotto al tavolo che vede la madre adottiva piangere e disperarsi, il messaggio elegante, è come se volesse comunicarci l'intimità del dolore da una prospettiva capovolta (come quando ti cade il mondo addosso).

Protagonista maschile non bello né rifatto ma virile, fisico, autentico, che ogni tanto mostra un lato puerile a motivo di un'infanzia negatagli, con lei si mostra dapprima oppositivo, poi tenerissimo ma anche molto fisico quando vuole. Geloso come Otello e sempre bisognoso di attenzioni.

Finale: non affrettato, sbrigativo ma molto ben approfondito e illustrate le dinamiche di questa coppia improbabile che si forma naturalmente e spontaneamente, in un modo comune , senza fronzoli e tragedie.

Dialoghi di buona qualità, alcuni molto spassosi altri più approfonditi.

Interpretazioni: buone quelle dei protagonisti principali, meno brillanti quelle dei personaggi secondari, il ML si distingue per avere connotato il personaggio di interessanti e convincenti sfumature, arrogante anche nelle gesture e i movimenti del corpo, naturale con una microespressività facciale mai calcata o eccessiva, mi ha convinto quasi sempre ma non del tutto. La protagonista è stata brava, espressiva, non eccezionale ma rispetto a tante altre facce ingessate percepivo sempre lo stato d'animo e l'emozione. Molto naturali.

Io penso che sia stato un apripista per i romcom che conosciamo oggi: molte scene sono state "riprese" e impiegate in my dearest nemesis (camminata intorno all'edificio, l'acquisto dei vestiti casual per lui per uscire insieme, l'ascolto della musica con gli auricolari....) e il bacio improvviso ponendo la donna contro il muro ( Lee Su-Ho in True beauty).

Cosa non ha funzionato:
Musiche non all'altezza , poco curate, banali e con poca scelta.
Scenografia poco curata, regia molto BASIC: a livello visivo non ha l’opulenza di drama di successo come Crash Landing on You o Goblin, ma la regia è pulita e funzionale. Nessun fronzolo, nessuna sbavatura.
Seconda parte troppo trascinata e inutilmente triste. Ho preferito decisamente la prima parte comprensiva dei primi 7 episodi, poi diventa un po' lento, ripetitivo.
Qualche taglio a volte rende forzata o inspiegabile la narrazione, esempio fine ep. 14, inizio 15° episodio.
Cliché della competitor pazza furiosa e priva di scrupoli sempre presente ma il personaggio è noioso e manca di credibilità.

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Completed
Love Like the Galaxy: Part 1
6 people found this review helpful
Jun 30, 2025
27 of 27 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.5

Una Galassia di Stronze

Gradevole drama a sfondo storico, ispirato probabilmente alla dinastia Han (206 a.c/226 d.C.), a tema politico, tratto dal romanzo di Guan Xin Ze Luan, "Xing Han Can Lan, Shang Lu".
Il contesto storico precisamente dovrebbe essere alto l'Han Orientale (25-220 d.C.),durante il regno dell'imperatore Guangwu (25-57 d.C.; ciò non è esplicitamente dichiarato e i nomi sono stati modificati). Come l'imperatore Guangwu, anche l'imperatore di questa storia è un imperatore fondatore che non uccide ed è benevolo con i suoi suddit
Narra della protagonista, la quindicenne Shao Shao (NiaoNiao), cresciuta senza cure genitoriali, in quanto figlia di due generali impegnati in una guerra al fronte.
Nonostante una sceneggiatura interessante che mostra il percorso evolutivo, quasi un racconto di formazione, della giovane Shaoshang (corda di cetra), interpretata abbastanza bene da Zhao Lusi, e nonostante la regia sia abbastanza curata (con momenti molto buoni e qualche falla), alcuni aspetti hanno penalizzato la mia valutazione "tirata":
- spreca troppo tempo con troppe donne deliranti e ossessionate dal ML. Questo va a discapito della narrazione.
- Wu Lei è risultato sufficiente nella interpretazione ma è mancata completamente la profondità e l'intensità che il personaggio dovrebbe avere, se lo confronto con Wang Xing Yue, di 2 anni più piccolo, ne esce pietosamente e amaramente sconfitto; stessa cosa dico della madre della FL, l'ho trovata poco performante per il ruolo sebbene inizialmente io l'abbia compresa nei suoi intenti.
- Elementi comici e tragici non sempre fusi bene insieme, danno un tono grottesco al lavoro.
- Una sceneggiatura e una regia che calcano troppo alcune scene romantiche, rendendole patinate, edulcorate, finte, a scopo fan service (esempio proposte di matrimonio plateali, senza aver creato alcunché a livello di rapporto per giustificare una mossa avventata, a poca distanza da un fidanzamento revocato, FL e ML che girano insieme roteando, mentre si fissano, il cliché della caduta abusato , tipo 5 volte su 10 incontri).
Personaggi troppo caricaturali per risultare credibili (Imperatore che si occupa di gossip e rumors, non c'è un solo discorso politico o a sostegno della nazione. Mi ha divertito ma quanto può essere credibile).
Un aspetto che non mi ha convinta a livello di scrittura : Niao Niao era stata abbandonata dai genitori, rimanendo con una nonna malata (disturbo psichiatrico), e una zia rancorosa e cinicamente sadica, non aveva appreso nulla di quello che serve per inserirsi nella società di quei tempi ,eppure, forse per sopravvivenza ,era diventata moralmente integra, con competenze architettoniche e ingegneristiche (che si basano al 60% sulla matematica). Io Boh!
Altro aspetto non convincente era il modo di rappresentare la malattia della madre del protagonista maschile, aveva sicuramente un DSPT con sintomi dissociativi regressivi: a volte sembrava in contratto con la realtà , e altre no ma in modo diverso, all'inizio la vediamo proprio in un mondo tutto suo, poi presente nel momento ma disconnessa per brevi attimi, poi presente e infine di nuovo distaccata.
Da clinico direi che c'è molta confusione sul modo di rappresentare il disturbo, NON DICO SI DEBBA ESSERE PERFETTI IN TUTTO ma dato che lo valutate 10 mi aspetto uno studio prima di caratterizzare i personaggi afflitti da disturbi psichiatrici. Lo fanno i turchi, gli americani... e credo anche noi italiani che abbiamo una recitazione penosa.
Le stronze con cui si relaziona avevano ricevuto la migliore educazione, alcune da tutori imperiali, eppure erano stronze, manipolatrici e inviperite. Questa dicotomia forse serve a dare spessore e lustro al personaggio principale ma se non mostri l'evoluzione delle stronze diventa una velata misoginia nei confronti delle donne, dipinte tutte come fredde, meschine, vendicative, ciniche, svalutanti, manipolative, alcune sadiche.

Cosa mi è piaciuto invece:
- il rapporto con la madre, conflittuale e molto ingiusto da principio si ammorbidisce e avvia delle mutuali riflessioni, la madre inoltre quando la ragazza subirà qualche torto saprà difenderla in modo aggressivo.
- il personaggio principale è intelligente, resiliente e pieno di sfumature, umano e abbastanza rancoroso.
- l'evoluzione di Niao Niao, da ragazzina ferita e pestifera all'inizio, a quasi donna matura e riflessiva alla fine. La crescita è palpabile e apprezzabile, molto ben resa.
- il rapporto con i fratelli, sebbene venga mostrato poco, gli uomini della famiglia Cheng sono tutti meravigliosi, a parte il simpatico padre che manca totalmente di spina dorsale e autorevolezza.
- il personaggio timido e remissivo di A'Yao è stato ben interpretato, e la sua dolcezza inizia a sciogliere una inaccessibile (da principio) ShaoShao.
- regia, in alcune riprese molto suggestive e caratteristiche, bellissima la introduzione nella prima puntata e l'incontro nel giardino dei Lu, l'uso delle luci e la scenografia;
- sceneggiatura interessante che non perde mai il ritmo e non annoia.

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Completed
Fix You
6 people found this review helpful
Jun 18, 2025
32 of 32 episodes seen
Completed 3
Overall 6.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 6.0
Rewatch Value 5.0

Bella idea non sviluppata nel suo potenziale...

La mia recensione (UNICA IN ITALIANO) evidenzia un punto di vista sicuramente meno entusiasta rispetto alla media ma più obiettivo e veritiero, sottolineando che questo medical drama ha un bellissimo topic e sicuramente le migliori intenzioni nel dare spazio alla malattia mentale, superando lo stigma che una società ipocrita come quella coreana impone a chi soffre un disturbo psichiatrico. Tuttavia, lo stile episodico risulta dispersivo, irrealistico e poco coinvolgente. La narrazione si concentra più sull’esposizione che sull’evoluzione dei personaggi, portando a una perdita di profondità emotiva e a una risoluzione troppo rapida di malattie serissime e non mostrando, spesso, la sofferenza che ci sta dietro. In particolare, l’arco narrativo della protagonista femminile viene trascurato nella seconda metà della serie, arrivando ad una conclusione poco soddisfacente e priva di impatto.
C'è una storia d'amore inusuale che non c'entrava nulla.
I metodi di cura del ML non li ho capiti, posso essere d'accordo sulla terapia occupazionale e sui metodi della compassione ma parla di psicoanalisi e non vediamo una sola seduta col metodo psicoanalitico, buone capacità diagnostiche ma poi il trattamento era molto comportamentale. Questo solo per citare un esempio di discrepanza, come tante ne vediamo.
Hanno voluto parlare di un argomento delicato senza portarlo fino in fondo e senza svilupparne la cura con serietà.
CONTRO
**Personaggi principali: Ben interpretati ma poco approfonditi**
Han Woo Joo, interpretata da Jung So Min, viene lodata per la sua performance intensa e credibile, concordo sulla sua bravura, specialmente nelle crisi di rabbia. Anche il personaggio del Dr. Lee Shi Joon, interpretato da Shin Ha Kyun, è carismatico ma alcune sue dinamiche (come il trauma con l’ex paziente) vengono sviluppate un po' troppo approssimativamente. Ho apprezzato il casting del ML, son contenta di vedere un attore e non un belloccio e mi dispiace che qualche ignorante nelle recensioni su viki lo abbia penalizzato per l'età. A certe persone andrebbe tolto pc e connessione internet.

**Personaggi di supporto: Troppi e poco rilevanti**
Il cast di supporto risulta numeroso e poco sviluppato, con scene che finiscono per essere riempitive e non aggiungono valore alla trama principale. Non ho davvero gradito il rapporto tra i tre colleghi psichiatri, specialmente la dottoressa andrebbe radiata. Si doveva parlare della malattia mentale ma hanno avuto la meglio le dinamiche da bar e gli intrallazzi tra loro e a farne le spese è stata l'ex paziente del ML. Questa parte abbassa la mia valutazione di molto.

**Romance: Sano ma sbilanciato**
Il rapporto tra i protagonisti è descritto come sano, ma inizialmente segnato da uno squilibrio di potere, data la asimmetria del rapporto terapeutico medico-paziente. Sebbene la protagonista riesca in parte a riequilibrare la relazione, la sua crescita personale e la realizzazione personale restano poco approfonditi, lasciando un senso di incompletezza. Non era davvero necessario inserire un rapporto d'amore confuso ai fini della progressione della storia, nonché antideontologico, tra i protagonisti. Non solo, poi non si è riusciti a mostrarlo, a portarlo fino in fondo. Non proseguo per non spoilerare.

Aspetti tecnici:
Fix you ha avuto ambientazioni realistiche e sobrie, in linea con il tono medical e umano della serie. I colori sono neutri, con dettagli caldi che trasmettono accoglienza e sicurezza, riflettendo l’approccio empatico dei medici verso i pazienti. La scelta di non rendere l’ambiente freddo o asettico è funzionale a creare un’atmosfera di fiducia.
Le riprese in esterna mostrano una Seoul quotidiana, senza eccessivi virtuosismi, per mantenere il focus sulle emozioni dei personaggi.
La scenografia è funzionale, mai invadente, e contribuisce a creare un senso di realtà e intimità. L’uso della luce naturale e dei colori caldi aiuta a stemperare i temi delicati trattati dal drama.
OST
La colonna sonora accompagna le scene con discrezione, sottolineando i momenti emotivi senza mai risultare invadente. I brani strumentali sono spesso soft, con pianoforte e archi, e servono a enfatizzare la delicatezza dei temi trattati (traumi, guarigione, relazioni).
La soundtrack è ben equilibrata, mai eccessiva, e sostiene il racconto. La scelta di non strafare con effetti sonori o melodie troppo marcate è coerente con il tono "realistico" della serie.
Le canzoni sono per lo più ballad o mid-tempo, con testi che parlano di speranza, guarigione, comprensione e sostegno reciproco.
Dal punto di vista tecnico, Soul Mechanic si distingue per una scenografia curata ma misurata, una colonna sonora raffinata e un’OST che valorizza i momenti emotivi senza mai sovrastare la narrazione. Tutti questi elementi lavorano insieme per creare un’atmosfera accogliente e autentica, che accompagna lo spettatore nel viaggio di guarigione dei protagonisti.

**Considerazioni finali**
Consiglio la serie ma ti consiglio anche di non prenderla troppo sul serio o pensare che le malattie mentali vengono curate con i metodi che vedi (e per fortuna perché alcuni sono persino iatrogeni) . Interessante la rappresentazione e l'evoluzione del rapporto padre-figlio. Finale poco positivo ma troppo edulcorato e più da villaggio vacanze che da comunità terapeutica assistita.

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Completed
Chasing in the Wild
6 people found this review helpful
Jun 10, 2025
19 of 19 episodes seen
Completed 1
Overall 4.0
Story 7.5
Acting/Cast 3.0
Music 5.0
Rewatch Value 1.0

WILD ACTING- di Selvaggio c'è solo l'interpretazione.

"Chasing in the Wild" è una serie drammatica filippina del 2024, adattata dal terzo romanzo web della "University Series" di Gwy Saludes, gli altri due romanzi sono stati già sviluppati e sono presenti su viki.
La storia parla di Sevi Camero, capitano della squadra di basket proveniente da una famiglia di bassa estrazione, la madre è la segretaria di un CEO , padre di Elyse, una cheerleader ricca e viziata ma di buon cuore.
La serie è interpretata da Gab Lagman nel ruolo di Sevi e Hyacinth Callado alla sua prima, PENOSA ESPERIENZA COME ATTRICE PRINCIPALE, che interpreta Elyse, con il supporto di attori come Wilbert Ross, Heaven Peralejo e Dominic Ochoa. La regia è di Thop Nazareno, mentre la produzione è guidata da Kiko Abrillo e altri. La fotografia e la regia sono state quasi sufficienti ma molto lineari e senza proposizioni moderne. Anzi è forte l'influsso telenovelas anni '80, con la differenza che gli attori allora erano molto più bravi.
Come tutti penso che l’adattamento è meno profondo rispetto al romanzo originale, con temi come l’abuso e i problemi familiari per nulla sviluppati mentre poi viene rappresentato un po' dopo metà serie un risvolto tragico che sembra totalmente fuori luogo rispetto a quanto era stato finora visto, mentre è una conseguenza naturale delle dinamiche rappresentate nel romanzo. Il personaggio del padre di Elyse è stato rappresentato diversamente rispetto al libro, e alcune scene romantiche sono state imbarazzanti (primi baci).
Sul finale da casti che erano diventano tutti volgari e spinti nel linguaggio. Boh!
Anche la recitazione nelle scene più intense è mediocre.
Come interpretazione salvo solo IL ML, con la sufficienza.
I personaggi secondari senza una vita e uno scopo: vivono solo per parlare della storia d'amore dei due protagonisti. Ridicolmente presentati. Ognuno di loro ha avuto uno spazio nei lavori precedenti: Rain to Espana e Safe Skies, Archer. Gli sviluppi si ritrovano in questo lavoro ma molto abbozzati, molto poco approfonditi.
Finale soddisfacente.

I momenti tra Ely e Sevi sono stati i più riusciti, probabilmente la parte migliore della serie, anche se la recitazione generale lascia a desiderare. Il ritmo dei dialoghi è spesso lento e innaturale, con Ely che allunga ogni sillaba senza motivo apparente. Il pianto è risultato poco convincente, quasi comico, con lacrime che sembravano eccessive. Anche i pensieri di Ely, spesso narrati, suonavano come battute di copione lette a voce alta, poco spontanee.

In sintesi, la storia d’amore è carina, accompagnata da una colonna sonora rilassante ma che alla fine viene a noia. Purtroppo, tutto il resto risulta poco convincente o addirittura deludente.

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Completed
Dali & Cocky Prince
6 people found this review helpful
May 25, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 2
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 1.0

Modigliani tra i maiali.... all'osteria delle 3 rane.

Ho iniziato questo lavoro con le migliori aspettative, attratta dalle recensioni positive e sotto un consiglio di una persona che stimo che me lo aveva indicato come "comfort-drama". Gli attori mi piacciono, la sinossi anche... .
Dopo la visione di drama particolarmente impegnativi e drammatici cercavo qualcosa di leggero e spensierato, purtroppo, per onestà intellettuale, mi tocca CHIARIRE CHE QUESTO SPETTACOLO è una serie che tratta MOLTE, troppe cose, forse, ma NON si avvicina minimamente a ciò che si può definire leggero e spensierato, sebbene i toni non siano mai troppo cupi .
Eppure, questi due aggettivi, leggera e spensierata, sono probabilmente i PIÙ usati per descrivere questa serie.
Pensavo inizialmente che avrebbe presentato una storia d'amore originale che matura tra gallerie, mostre e ristoranti di Gamjatang ( zuppa piccante coreana a base di vertebre di maiale, patate e altri ingredienti come peperoncino, ugeoji, cipollotti e aglio).
Il lavoro inizia nel migliore dei modi, la prima puntata è spassosa, colta, intelligente, con tempi comici meravigliosi e mi trovo di fronte a quell'umorismo non demenziale, vuoto ma con dei riferimenti eruditi o dei risvolti introspettivi, inaspettatamente lui sa confortare lei e sa farla ridere, è ignorante in modo imbarazzante ma è più intelligente e in gamba di lei che sui libri c'è morta ma non è cresciuta. Mi trovo di fronte a qualcosa che penso avrei valutato con un bel 9 , sebbene l'utilizzo di qualche cliché (l'uomo che cucina, la caduta accidentale e il finire addosso...), dal secondo episodio la serie muta radicalmente scenario, personaggi, tematiche e in definitiva genere. Non si parla più di arte ma di sospetto omicidio, lutto, debiti, possibile bancarotta, voltafaccia di amici, difficoltà economiche importanti, ingratitudine di tutti coloro che devono qualcosa alla tua famiglia ma non si sa perché non ti rispettano già solo per il fatto di essere sua figlia... .
C'è stato in pratica un cambio così netto e brusco, dal comedy passare al dramedy con sfumature thriller crime.. il tutto senza il ritmo e la tensione incalzante del thriller-chrime ma in modo blando, infilandoci qualche scena esilarante fuori luogo, con primi piani della protagonista di 35 secondi, tre scenari di corruzione o collusione che venivano sviluppati parallelamente, il ML che ritroviamo nel peggiore dei modi... . Insomma uno schifo, decido di droppare al quinto, all'ennesimo "insulto" alla protagonista che si fa derubare e aggredire (ho pensato "Basta, non ne posso più").
Tuttavia, per curiosità continuo incoraggiata da quel positivo che tutti vedono e io non riuscivo a vedere dopo l primo episodio e per fortuna la storia si risolleva un po', diventando crescita e riscatto, sempre sofferta della protagonista, con alcune nuove cadute verso il basso un po' prima del finale.
É un lavoro molto ben fatto: la regia è moderna e con più soluzioni di ripresa rispetto ai comuni lavori (il regista è quello di healer), la colonna sonora è molto gradevole e azzeccata. La scenografia è molto bella , curata, esteticamente risente del piano artistico a cui il lavoro dovrebbe ispirarsi.
Da un punto di vista di sceneggiatura il lavoro è quasi un percorso di "formazione" di questa ragazza, cresciuta in una campana di vetro , senza affrontare le difficoltà, un po' immatura e acerba che si ritrova a dover crescere all'improvviso, bloccata tra le difficoltà e una considerazione molto svalutante di se stessa e la voglia di spiccare il volo e superare i suoi blocchi, anche emotivi.
Questo viene reso molto bene dalla protagonista, il cui casting è stato molto azzeccato devo dire, anche esteticamente questo taglio alla Betty Boop che la rende un po' bambina e un po' outsider, ma di classe. Il taglio richiama un po' le modelle di Modigliani, hanno quasi tutte un taglio corto (Ritratto di una donna polacca, donna con gli occhi azzurri...).
Da un punto di vista attoriale mi è sembrata molto brava ma ancora poco naturale nelle scene dello scoppio del pianto, sono innaturali, forzate, o forse è stata semplicemente diretta male, i bambini piangono così , scoppiando all'improvviso con smorfie e con suoni tipo vagito iniziale. Non ho capito se sono indicazioni registiche che per me non son state azzeccate o se l'attrice deve ancora crescere un po' per affrontare ruoli da protagonista con più sicurezza e scioltezza.
Discorso a parte merita il protagonista maschile che si è dimostrato invece spavaldo, sicuro di sé, naturale e assolutamente all'altezza del suo ruolo, davvero perfetto nell'entrare nel personaggio: questo giovane uomo burbero, privo di savoir faire, irruento, sguaiato, goffo, coatto ma sveglio, maturo e pieno di buoni sentimenti, protettivo, gentile in modo assolutamente impacciato, tenerissimo. La recitazione del ML è di 8,5.
Per tutti gli altri, FL inclusa, vale il voto che ho dato.

Aspetti positivi:
- Regia, scenografia curata;
- ottimo casting e caratterizzazione dei personaggi;
- psicologia e costruzione dei personaggi credibile e psicologicamente plausibile;
- l'idea di fondo di accostare una donna fine ad un uomo totalmente opposto:
- scene comiche esilaranti, tempi comici perfetti;
- crescita ed evoluzione dei protagonisti;
- dignità e valori della protagonista;
- dialoghi formativi tra la coppia principale.

Aspetti negativi:
- trattamento riservato alle donne;
- poca omogeneità tra il comico e il drammatico, per essere un dramedy, le scene dove c'è ilML sono spassose, subito dopo si passa al drammatico tragico quando ci sono le scene degli altri personaggi;
- troppi temi trattati senza approfondirne nessuno : tradimenti familiari, corruzione governativa, ricatti, omicidi segreti, traffico di droga, bancarotta, diffamazione pubblica, voltafaccia di chi credevi amico, assenza di gratitudine e rispetto per la figlia di un uomo a cui devi molti, umiliazioni degli orfani, suicidio, prostituzione forzata;
- tutto ciò che non riguarda i protagonisti principali è una coacervo di disumanità: a parte la direttrice del museo di Dali e due collaboratori, il suo migliore amico d'infanzia adottato... tutti gli altri personaggi della serie sono dei mentecatti, meschini e umanamente miserabili, amorali e miserrimi;
Tutti complottano per la rovina dei protagonisti. La trama principale sviluppa sotto trame degradanti e deprimenti, chiunque umilia la protagonista: dal corteggiatore rifiutato, allo zio che é stato insultante a livelli disumani, al futuro suocero, implorato in modo mortificante e degradante dalla protagonista di dare il consenso alla relazione col figlio. E lei sempre con la testa bassa ad incassare e accogliere ogni insulto con sommessa aria sofferta.
Questo é stato personalmente l’aspetto più deprecabile di questo lavoro che non lo rende né comfort né leggero!
- Donne che come sempre necessitano dell'aiuto di un uomo per venirne a capo;
- ritratto pessimo dei coreani, della loro avidità e della loro mancanza di etica;
- poco spazio riservato all'arte, se ne parla un po' più seriamente nell'ep. 1 e 7.

Per tutti questi aspetti e per l'idea fuorviante con cui hanno presentato e spacciato il drama per una rom com quando invece è solo una parte, dato che il drama parla anche di prostituzione, omicidio, tangenti, droga, riciclaggio, furto e aggressioni, non mi sento di dare una valutazione più generosa... .
Se analizziamo solo il dato tecnico, ossia come hanno ripreso, realizzato e confezionato il lavoro il voto onestamente dovrebbe essere 8 ma se consideriamo il dato complessivo: storia, messaggio, impressioni, modo di rendere la cultura coreana e i coreani, una difficoltosa fusione tra il dato rom-com e il drammatico-thriller , si scende a 7.

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Completed
From Now On, Showtime!
6 people found this review helpful
May 22, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 8.0
Acting/Cast 7.0
Music 6.0
Rewatch Value 5.0

Una magia che dura poco.... ;-(((

Lo spettacolo è un drama fantasy- romance basato sull'horror comedy. Scritto da Ha Yoon Ah (mystic pop bar ) diretto congiuntamente da Lee Hyung Min (Miss night and day/strong woman doo bong song) e Jung Sang Hee, quindi le mie aspettative erano abbastanza alte, nei primi 8 episodi devo dire che la mia valutazione sarebbe stata di 8, cala a 7,5 dall'8°al 12° episodio per finire con 7 e 6,5 all'ultimo. Premio il concept fresco e innovativo perché l'idea è molto interessante e do ugualmente un 7.
Ciò che ha penalizzato è la compresenza di generi diversi non ben fusi tra loro: i primi episodi era solo soprannaturale e mistery crime, c'erano tutti gli ingredienti, poi si è trasformata in una storia d'amore senza aver creato le giuste premesse prima, poi una commedia (8), per poi diventare uno storico (7) e infine un fantasy (6,5).

SINOSSI VERA (perché leggo sia su viki che qui sintesi della trama parzialmente sbagliate): Cha Chawoong (Park Hae Jin) è un mago moderno famoso per i suoi incredibili spettacoli di magia alla Copperfield ma il pubblico non sa che il merito è di aiutanti invisibili, egli infatti ha una società con dei fantasmi, che sovvenziona economicamente e aiuta ad accumulare karma positivo per entrare nel Nirvana in cambio di questi supporti, dietro i suoi spettacoli ci sono un ingegnere nerd, un ex fattorino molto bravo a guidare le moto, un ex delinquente forzuto. Dopo aver incontrato Ko Seul Hae (Jin Ki Joo), un' agente di polizia, viene coinvolto nella risoluzione di alcuni casi grazie alla possibilità di impiegare i fantasmi, le due storie, quella del mago e della poliziotta si intrecceranno per una vicenda che ha coinvolto i loro familiari 10 anni fa, senza sapere che i loro destini erano stati tragicamente uniti 2000 anni fa. Con l'aiuto di un generale divenuto ora divinità , al cui servizio milita la famiglia Cha da generazioni, i nostri due protagonisti dovranno sconfiggere un super cattivo e provare a cambiare il loro destino.
Niente di nuovo, se non fosse per questi fantasmi coinvolti nella risoluzione di mistery case e gli spettacoli di magia davvero meravigliosi del mago, peggiora tutto uno sviluppo della trama trascinato e traballante (alcuni episodi coinvolgono, altri molto meno), tra 4 risate e 2 sbadigli arrivo "magicamente" all'undicesimo episodio dove viene presentato tramite flashback il tema delle vita passata che lega i protagonisti, interessante ma un po' troppo trascinato e mal sviluppato.
L'esecuzione non era poi così male, se escludiamo qualche inesattezza storica, tipo scarpe Lumberjack con tomaia EVA indossate 2000 anni fa e quello specchio centrale che fa tanto POWER RANGER, aggrava il tutto il modo in cui è stata costruita la storia attuale che ha reso il tutto scadente. La serie diventa trascinata ed esasperata dal dodicesimo episodio, ricorrendo sempre al medesimo topic (la cattura dello spirito maligno), anche se non tutto ciò che si è visto è stato noioso. Il finale è stato troppo frettoloso perché hanno concentrato tutto lo sviluppo finale negli ultimi 60 minuti aggiungendo roba non necessaria (ma perché? ) alla lotta finale e alla chiusura.
Un finale happy ma girato così frettolosamente da risultare un coito interrotto, i nutrichi seduti a tavola per festeggiare il compleanno del figlio, messi lì per completare un quadretto di "famiglia cuore" , sebbene geniale l'idea di collegarli ai fantasmi, inverosimile come i trucchi di magia del mago dato che dalla risoluzione del conflitto non si è più visto niente di loro, solo un abbraccio .... .

Interpretazione: I due protagonisti meritano un valutazione di 7,5, che potrebbe arrivare ad 8 per la parte in cui il ML interpreta Pong Baek, la protagonista femminile brava ma niente di che, siamo ancora lontani dai livelli delle sue colleghe più famose, e ora comprendo perché fino a qualche anno fa aveva solo ruoli ospite.
Non ho molto gradito che l'avessero resa così incompetente come poliziotta: non riesce a catturare nessuno né ad avere la meglio in nessuno scontro, deve intervenire sempre l'eroe di turno ad aiutarla.
Il generale era molto più bravo come padre di Lee Soo Ho in True beauty, tuttavia è risultato spassoso qui, idem i fantasmi, molto più in gamba nei ruoli comici, meno convincenti nei drammatici.
Bravi gli attori che interpretano il Sunbae della protagonista e il figlio hacker dell'uomo della casa di riposo nei primi episodi. A loro va una valutazione più generosa, di 8.
Terribile il fantasma della donna in bianco, che si vede nell'episodio 12 o 13, il modo in cui corre è davvero ai livelli di video goliardico tra alunni di scuola durante la ricreazione (pessimo).
Nel complesso la recitazione vale 7. Non è stata indimenticabile ma tutti bravi nei ruoli comici.

Regia:
Il lavoro di ripresa non è stato molto curato idem la scenografia, il tecnico del suono poi ha fatto un lavoro personalmente mediocre.
La colonna sonora non è indimenticabile, a parte la sigla finale che è molto gradevole.

In conclusione, consiglio il lavoro per qualche risata senza grosse aspettative, non seguitelo per la storia d'amore perché potreste rimanerne delusi, la storia si sviluppa lentamente ma non scoppia mai veramente tra i protagonisti. Finale un po' piatto e sottotono che chiude in modo grottesco, in perfetto stile pubblicità di basso budget.
Aggiungo 1 punto per il concept e gli elementi comici.

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Completed
New Life Begins
6 people found this review helpful
Mar 5, 2025
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 6.0

ennesimo palace harem, ma fantasy!

La particolarità del lavoro è nel presentare un contesto che è quello delle concubine-mogli legittime dei vari principi in modo totalmente opposto rispetto a quanto siamo abituati a vedere, qui infatti non c'è meschinità e competizione ma amicizia e solidarietà anche tra concubina e moglie legittima dello stesso principe.
E' un elogio della femminilità e dell'intelligenza femminile.
Un drama carico di positività, umorismo, bella sismance, scene esilaranti e amicizie nel vero e proprio senso del termine con un cast quasi esclusivamente al femminile.

Trattasi di una commedia esagerata e farsesca, molto calcata in certi momenti ma tutto sommato mi ha dato dei momenti di respiro dalla visione di scene drammatiche negli ultimi lavori che ho seguito nonostante il ritmo per me non sia sempre buono,mi sono annoiata in alcuni momenti e in altri mi distraevo staccando spesso perché nonostante l'idea sia buona la resa non è stata troppo coinvolgente, forse perché il lavoro manca di serietà laddove ci sarebbe dovuta essere perdendo di intensità.

"New Life Begins" è più uno spaccato di vita che una storia d'amore, CHIARIAMO. La storia d'amore principale è strutturata male, ci sono i primi 8 episodi di avvicinamento e poi a parte qualche sporadica interazione tra i protagonisti questa si svilupperà 2 anni dopo (dall' ep. 32). Nonostante i protagonisti siano una coppia che si ama da molto tempo si comporteranno come amiconi per la maggior parte del lavoro e questo ha tolto molta intensità e interesse almeno personalmente che non sono riuscita a concentrarmi solo sulle dinamiche femminili, forse perché avevo appena visto flourished peony che parla di emancipazione femminile con un altra qualità e serietà, quindi per me era come gustare la stessa ricetta ma insipida.
La trama non propone nulla di nuova rispetto ai drama a tema storico cinese. Due principi combattono per l'attenzione del re e per il trono, il re è un padre inutile che cerca di bilanciare il potere di tutti i principi e il man lead è stato abbandonato e poco considerato dai genitori.
L'elemento di novità è appunto l'amicizia che riescono a stringere tutte le concubine e le mogli dei principi, ogni donna con una personalità e un tipo di legame matrimoniale diverso : l'indipendente, la dipendente, la donna pacata e introversa, la calcolatrice, la vivace e appassionata protagonista (con dipendenza da carboidrati complessi e zuccheri semplici), la viziata principessa adottiva che compirà un'evoluzione marcata, le 24 concubine del terzo principe insieme alla moglie legittima, femministe, libere, forti, intraprendenti e anticonformiste.
Il tema non è solo l'amicizia assoluta e il sostegno ma le iniziative che questo gruppo decide di portare avanti a favore delle donne e la loro intraprendenza imprenditoriale, non si contentano infatti di gestire le residenze bensì vogliono realizzarsi anche nel privato, affrontando le vessazioni e i pregiudizi beceri della loro epoca storica: verranno trattati temi attuali come il divorzio, la depressione post partum, la condivisione del marito con altre donne, la mancata accettazione da parte dei suoceri con atteggiamenti di esclusione e di evitamento.

La recitazione è piuttosto buona, soprattutto per la FL, e anche la donna che propone non è fastidiosa sebbene all'inizio l'abbia un po' avuta in antipatia per la sua ingenua quasi stupidità dopo si è riscattata ai miei occhi per un fare sicuro e ottime abilità comunicative. Il ML è stato un po' deludente, non so se è stato diretto male ma l'attore quando c'è da mostrare gioia o disperazione non spinge con l'espressività, ed interpreta un marito gentile, corretto e irreprensibile ma questo è quanto, non ha nulla di carismatico o affascinante, non ha quel quid che lo rende riconoscibile e indimenticabile.
Sceneggiatura buona e ottima scenografia e utilizzo del colore, sia nella caratterizzazione dei personaggi sia nelle riprese degli interni, belle alcune riprese degli esterni con le sagome che camminano in controluce e alcune inquadrature dei dettagli. Costumi , parrucche e carrozze molto buone.
Molto sereno, disteso e positivo il finale, non sbrigativo ma dispiegato negli ultimi due episodi.
La vita matrimoniale è molto ben illustrata anche nel loro viversi fisicamente.

Cosa non mi è piaciuto:
1) Come hanno raccontato il percorso di questa storia d'amore, non è ben distribuita nel racconto ma concentrata all'inizio e alla fine ,perdendosi al centro; alla fine lo spettatore, annoiato, non si immedesima più di tanto. C'è tempo per ogni cosa, se una coppia si lascia andare dopo due anni di matrimonio, quanto è credibile che la passione e il batticuore siano quelli del principio?!?
Il risultato? Una riunione tiepida e non credibile!
2) La recitazione è stata sempre sul lato umoristico, finendo per peccare di intensità e credibilità in alcune scene che meritavano qualcosa in più (fa eccezione la seconda moglie e il secondo marito, quest'ultimo più bravo del man lead secondo me) per provocare un trasporto emotivo nello spettatore, invece mi son ritrovata a seguire con divertito distacco e altalenante interesse le vicende proposte.
3) Fantasy che manca di totale attendibilità storica, l'utilizzo di alcuni oggetti di scena non è possibile essere del periodo.
4) Eccesso di temi trattati senza approfondirne nessuno anzi banalizzandone alcuni molto delicati come la depressione post partum.

Questo è un drama perfetto da guardare come pausa quando hai visto troppi lavori drammatici. Niente è troppo serio o angosciante, con molto umorismo. Non ci sono scene troppo impegnative da guardare o problemi che si trascinano a lungo. L' idea era molto buona, bisognava solo dare un po' di serietà in più in alcuni momenti e pretendere di più dalle interpretazioni dei protagonisti, infine montare la storia d'amore nella parte centrale.

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