Effetti speciali quasi hollywodiani che lasciano indietro tutto il resto....
TRATTASI DI UNO XIANXIA DAGLI STRAORDINARI EFFETTI SPECIALI E MUSICHE MA CON UNA STORIA D'AMORE TIEPIDA TIEPIDA e con una storia principale vecchia quanto il mondo.Non capisco le valutazioni così alte di questo lavoro, a meno che non si considerino gli effetti speciali il valore reale, complessivamente è 7,5 !
Leggendo per capire cosa mi fosse sfuggito ho capito che molte valutazioni alte sono degli spettatori orfani di Princess Agents, un drama del 2017 che lascia in sospeso la storia d'amore tra i protagonisti. Ecco perché qui, essendoci delle tenerezze e un happy ending sono tutti appagati... ma per me che non ho visto PA e mi sono accostata a questo xianxia da zero posso dire davvero che manca di tante.... troppe cose e la storia d'amore è il tallone d'achille di questo lavoro, forse anche più di una storia noiosa e con tante sbavature , buchi narrativi e scelte non plausibili.
Gli ingredienti sono in qualche modo sempre gli stessi: tre regni, lotta di potere tra sette immortali/dei divini e clan demoniaci, guerra tra il bene e il male, romanticismo teorico, amore proibito angosciato, triangolo con il pretendente rifiutato malvagio-sofferente /appassionato, sacrificio di sé, finale (pseudo) triste e resurrezione come definizione del finale felice. NIENTE DI NUOVO QUINDI!
Enfatizza solo la dolce storia d'amore senza però renderla credibile e soddisfacente ad uno spettatore attento mentre viene smorzata molto la parte di lotta e contesa del pretendente rifiutato. Per quanto riguarda la trama, non c'è niente di distintamente nuovo. Per questo motivo, la storia è noiosa. Inizia allo stesso modo e finisce in modo simile.
PRO: Ottimi effetti speciali , il migliore tra quelli finora visti e ne ho visti parecchi! Alcune ambientazioni ricordano il pianeta Pandora, altre Dune. Tutti lavori di pregio nella storia del cinema. Come sempre tallone d'achille gli animali, sebbene la piccola fenice sia stata resa molto bene ma leoni, volpi e altri animali sono stati fatti maluccio.
Ottime le musiche e i costumi, specialmente quelli femminili e quelli dei generali dei demoni, qualcosa di nuovo che non avevo ancora visto, in parte tribali, ricordano un po' colori e tagli balcanici o esotico thai.
Le musiche sono il vero cavallo di battaglia di questo lavoro, diverse dalle classiche cantilene lamentose, sono forti, ipnotiche, quasi new age alcune, e folk scozzesi , quali la sigla, altre. Danno l'impressione di qualcosa di nuovo e diverso.
Peccato che con questi prodotti di grandissimo pregio poi gli sia stata accostata una storia poco sviluppata e un romanticismo tiepido , rigido e coartato. Salva la serie il rapporto tra i genitori della protagonista, delicato, vissuto, viscerale, intenso. Dove c'è una falla incredibile a livello di intensità loro in due episodi mi hanno regalato qualche emozione inappagata dopo 30 episodi che illustrano un amore poco convincente. L'attore Xu Hai Qiao è sempre all'altezza e spero che gli diano presto qualche parte da protagonista, la meritava più della protagonista.
CONTRO: Purtroppo hanno sacrificato la storia, sia in termini romantici che a livello di narrazione, gli attori sono troppo distaccati e mancano di trasporto emotivo, le emozioni sul volto sono congelate e l'intimità molto trattenuta, anche se si scambiano tenerezze, sembrano una coppia matura che sta insieme da almeno 10 anni. Vedrete qualche intimità a fine serie ma non è libera, travolgente e si tratta dell'ultimo episodio che molti dicono essere inutile ma io l'ho trovato spassosissimo e ho gradito guardarlo.
Poi la relazione tra i due segue un ritmo particolare: mentre è lei che sviluppa chiaramente e dichiaratamente sentimenti per il ML quando questi cede lei sembra chiudersi a lui, invece di donarsi col trasporto di chi non aspettava altro (in teoria). Questo mi ha anche deluso oltre alla totale assenza di chimica fisica tra loro.
Altra nota dolente sono i dialoghi tra tutti gli attori, insulsi, privi di spessore e riflessività, vagamente introspettivi e troppo banali, e questo poco si confà con la tipologia di divinità mature che hanno voluto proporre.
Anche i pretendenti di lei sono tutti ragazzini in confronto alla protagonista che si vede essere una donna matura, infatti il loro accostamento mi è sembrato parecchio ridicolo (ovviamente non mi riferisco al ML).
Tostissima la figura del generale Shen Li, la donna più forte, potente, finora vista in uno xianxia, peccato che non abbia saputo mostrare l'amore fisico e il trasporto per quest'uomo sebbene a parole sembri molto presa.
Lui invece è molto virile, affascinante, apprezzabile la figura di una divinità sorniona, indolente, distaccata; secondo me, ad un certo punto, però, delle emozioni più di impatto doveva un po' mostrarle, considerata la partenza, per contrasto avrebbe affascinato e soddisfatto lo spettatore che era in attesa che questi due si lasciassero andare.
Un po' lenta la visione, alcuni episodi nella parte centrale noiosissimi , la storia non brilla per originalità, apprezzabile però che abbiano riservato uno spazio alle origini della protagonista con una digressione sui genitori negli episodi finali.
CONTRO: La trama è il punto più debole di questo drama. È un vero peccato, perché questo drama ha un'introduzione ORIGINALE di FL e ML e delle loro dinamiche relazionali che poi si perde trascinandosi per 30 episodi. ML è l'ultimo dio antico che si annoia per la sua vita solitaria e la sua lunghissima esistenza. Gli piace il regno mortale per sperimentarne la vivacità e la giocosità. È indifferente alle cose. Ha davvero un potere immenso, è affidabile e imbattibile in ogni battaglia, perché è il dio supremo. E FL è un generale donna. È molto forte, matura, altruista, orientata al successo e pensa al quadro generale. È un'eroina feroce e assetata di sangue. È interessante notare che, nel profondo del suo cuore, vuole essere accudita come una donna normale e avere una vita normale. Questa è stata una premessa molto interessante MA, questo drama manca di esplorazione delle loro dinamiche psicologiche e relazionali (conflitto interno) con dialoghi al limite dell'assurdo. Non c'è omogeneità tra la parte comica che è presente in buona parte del lavoro e la parte drammatica, rendendo tutto un po' too much, poco credibile in definitiva.
UN BUCO NARRATIVO è stato il potere di questa divinità , in teoria immenso però ....dove va a finire la sua saggezza di aver vissuto per decine di migliaia di anni? Dove va a finire la sua onniscienza? Le sue capacità di prevedere le tragedie che vedrete sullo schermo ? Le aveva come mortale e non come Dio? XD XD XD (LOL).
Poi alla fine non è ben chiaro che fine faccia l'antagonista universale e se questo benedetto abisso lo vogliono aprire o far collassare e non si capisce perché , e normalmente io comprendo anche dei film complessi , Nolan è uno dei miei registi preferiti ma qui la trama è talmente debole che non ci sono spiegazioni per le scelte intraprese.
Interessanti le figure di Furong, che compie un interessante percorso di crescita ed evoluzione interiore e della venerabile Jin , un mostro ambivalente dai tratti femminili con un potere immenso e molto scenografico che si innamora della protagonista (nel romanzo cui il drama si ispira).
Was this review helpful to you?
Romanticismo letale : fantasy, tossine e MADRE DA ARREDAMENTO!
Le votazioni altissime di questo drama più per mainstream che per reale valore induce delle aspettative che personalmente sono state cocentemente deluse e ho letto solo alcune recensioni davvero oneste su questa storia.Storyline: confusa e con alcuni passaggi inessenziali che appesantiscono la visione che sarebbe dovuta essere più leggera e meno ingarbugliata, non so in cosa si distinguano i protagonisti dal momento che viene riservato loro veramente SOLO un po' più di spazio rispetto ai secondari, specialmente nella prima parte.
Non è vero che il ritmo è serrato,ci sono molte puntate nel regno mortale che sono di una noia assurda che vanno guardate ma non sempre sono essenziali.
Dialoghi :pessimi, a volte anche senza senso, forse a causa della traduzione italiana che giudico buona per il 75% ma l'impressione è quella di una storiella poco incisiva, nessuna frase, insegnamento, diventa memorabile e altre volte, in momenti di svolta non si capiscono, ho spesso stoppato e mandato indietro per riascoltare e dare un senso a quello che stava accadendo .A volte, i dialoghi sono stati di una abnorme banalità e altre assurdità che hanno tolto intensità e intenzione ad un lavoro che doveva essere magistrale per risultare così tragico, vi faccio un esempio: (NON è uno spoiler : "Ah che bello esserci ritrovati l'altro ieri dopo secoli perché non facciamo un bambino).
Recitazione: nessun personaggio mi ha davvero colpito o ha brillato per una recitazione più convincente, sono tutti sufficienti e le comparse mediocri, non parliamo del bambino che dà l'impressione di leggere il copione, ok è un bambino ma ci sono anche attori in erbe molto più bravi... .
Mark Chao è stato convincente ma diretto male, secondo me, nel dare vita a un personaggio troppo composto e imperturbabile ,tanto da risultare davvero poco credibile in alcune scene. E' un uomo che cresce col procedere della storia, mentre sembra un vecchio saggio al principio, poi diventa goffo e incapace di comunicare creando dei danni terribili,dando vita a un uomo sofferente e depresso ma con guizzi di follia. Capisco che può piacere,non dico che non abbia carisma, almeno non è schizzinoso coi baci, ne vedrete alcuni notevoli ma brevi(NON MOLTISSIMI COME QUALCHE DISONESTA HA SCRITTO). Inoltre NON ha saputo differenziare il doppio personaggio, è sempre uguale.
Intenso quando vuole ma non mi ha convinto completamente.
La protagonista è STATA davvero deludente a livello di espressività, non ho visto altri lavori con lei ma ho letto essere sempre la stessa, è un peccato che basti la bellezza quando per ricoprire certi ruoli c'è bisogno di molta padronanza per impersonare eventi diversi (separazione, morte, perdita,ritrovo , sacrificio, amore e voluttà); ebbene, non è stata in grado di dare spessore e differenziare questi eventi con l'espressione sul volto, mimica,microespressioni facciali, voce , è stata davvero deludente!
Niente di meglio ha saputo fare Dilraba, con una voce urticante,ha saputo rappresentare solo lo struggimento amoroso divenendo ridicola, assillante, fastidiosa in pratica una piccola stalke
Per il resto, la seconda storia d'amore è stata davvero priva di interesse e intensità per me, anche Vengo Gao , fascino a parte, non è stato in grado di dare espressività al personaggio, non piange, non ride, è una statua di cera con uno sguardo a volte intrigante a volte divertito.
Effetti speciali: ORRIBILI, anche se è del 2017, ci sono stati lavori di pregio già entro quell'anno, ma già negli anni '80 lavori americani erano migliori. Gli animali al pc, in 3D, sono peggiori di quelli che ti dà google con la realtà aumentata,a volte pure sospesi (non toccano terra o i personaggi se li prendono). Al 90% le ambientazioni sono da greenscreen e fatte male.
Chimica: niente di eccezionale, come si possa dire che i personaggi abbiano chimica dal momento che non vedo sguardi coinvolti e innamorati, baci reciprocamente intrapresi più subiti da una protagonista priva di carattere,amori che nascono senza davvero un motivo(mi sento sola, vuoi farmi compagnia? Sposami).
Giudizio complessivo sul drama: una storia molto interessante ma mal gestita, nella recitazione degli interpreti e nelle scelte narrative che causano una caduta di qualità incredibile alla storia, rendendola tragica ma senza spessore, nei dialoghi senza senso, nell'assenza di comunicazione tra i personaggi.
Certe scelte mi hanno disgustata (come viene gestita la maternità),personaggi disegnati male e privi di qualità morali, la protagonista dipinta come una bevitrice annoiata sebbene sia leale e di buon cuore.
Effetti speciali bruttini e buchi nella trama. Personaggi privi di spessore e coloritura emozionale.
Colonna sonora gradevole e orecchiabile ma non indimenticabile.
Avevo in lista eternal love of dream e l'ho immediatamente tolto!
Was this review helpful to you?
L' evoluzione "mancata" di Miss Tambourine
Miss Tambourine - il soprannome già da solo contiene metà (disprezzo ) del drama - è il nomignolo dispregiativo di Yoon Ji-na, protagonista della serie: una donna di 35 anni, assistent manager di una catena di caffetterie, Coffebay. Viene appellata così dalle colleghe di ufficio perché nel loro idioma avvelenato lei sarebbe quella donna che “fa atmosfera”: la ragazza graziosa, gradevole, un po’ ornamentale, quella che i colleghi maschi guardano con favore e che, nella fantasia tossica altrui, ottiene attenzione non per autorità o competenza ma perché sa intrattenere. Il tamburello richiama proprio quell’idea da karaoke, da hostess che sorridono, accompagnano, tengono su il clima. Insomma: non un complimento, ma il modo elegante con cui certi ambienti riescono a dire “non la prendetela sul serio”, "non seguire il suo esempio" senza usare parole troppo esplicite. E questa, in fondo, è già la fotografia perfetta della serie: bella superficie, sottotesto acidissimo.>>>>>>>>>>>>>>>>Il drama non è più disponibile su netflix da domani ma potete seguirlo su Viki (e secondo me con sottotitoli migliori) <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< .
Dal punto di vista estetico, Something in the Rain sa benissimo cosa sta facendo. La regia è classica, non sperimentale, ma ha un gusto visivo notevole: toni caldi, seppia morbido, una malinconia costante che sembra stendersi su ogni scena come una coperta calda, lisa per l'utilizzo. È un drama che non urla mai, ti siede accanto e ti mette addosso quell’aria da sera piovosa in cui tutto appare più romantico di quanto probabilmente sia. , Funziona finché non ti accorgi che spesso il silenzio viene usato più come sedazione che come intensità. I primi piani lunghissimi, i montaggi musicali, la musichetta che scorre sopra corse, abbracci e prese in braccio costruiscono un clima, sì, ma non sempre una vera tensione. E la differenza io la sento.
La prima metà della serie vive di questa illusione elegante. È il tratto più riuscito: ti convince di stare guardando una romance adulta, delicata, naturale, quasi osservata da una finestra appannata. Poi però arriva il problema fondamentale: la storia d’amore non viene davvero costruita, viene mostrata. Vedi loro due che sorridono, camminano, si cercano, si toccano, si abbracciano. Vedi la tenerezza. Vedi la familiarità. Ma la passione? La spinta? La ragione profonda per cui lui dovrebbe scegliere proprio lei, e lei proprio lui? Quella resta spesso fuori campo, come se bastasse mostrare due persone vicine per farci credere che l’amore sia diventato inevitabile. E invece no: non basta una canzone, non basta un ombrello stretto, un passaggio della metro, non basta un abbraccio preso bene in controluce. La romance, almeno per chi la guarda con un po’ di sangue nelle vene, deve far sentire il perché. A me il perché non è arrivato!
Joon-hee e Jin-a hanno una chimica che molti hanno celebrato come esplosiva; per me, più semplicemente, è una chimica discreta, fatta di comfort e desiderio trattenuto, ma non di vera tensione. I bacini ci sono, la tenerezza pure, ma quella corrente sotterranea che dovrebbe attraversare una storia d’amore adulta non sempre si accende. Joon-hee è scritto come l’uomo ideale visto attraverso gli occhi di lei: bello, comprensivo, paziente, quasi sempre pronto a reggere il mondo sulle spalle senza lamentarsi troppo. Solo che un uomo così, se non gli dai anche un interno umano, rischia di sembrare più una funzione che una persona. E in effetti la sua evoluzione è minima: tra traumi familiari, abbandoni, dolore e senso di spaesamento, si intuisce molto, ma si realizza poco. Non c’è una vera trasformazione che si faccia sentire fino in fondo.
Poi c’è Jin-a! Il vero centro nervoso della serie, e anche il suo punto più contestabile. Perché il problema non è che sia una vittima, o che sia sotto pressione, o che viva schiacciata tra famiglia, lavoro e giudizio sociale. Il problema è che il drama le assegna una lunga serie di scelte che la fanno apparire sempre meno come una donna che cresce e sempre più come una che oscilla, si ritira, rimanda, acconsente, si fa trascinare. La sua condotta con l’ex fidanzato è il primo grande schiaffo allo spettatore: la scena della macchina, con lui che si porta dietro un gesto da maniaco disperato e lei che finisce dentro un incubo di ansia e terrore, dovrebbe essere il momento in cui si capisce che certi legami sono tossici fino al midollo. E invece la serie, pur mostrando il pericolo, spesso non si prende abbastanza cura di farci sentire il terrore fino in fondo. Lo intuisce, lo sfiora, ma non lo porta sempre a compimento.
Il vero crollo, poi arriva nelle decisioni successive. Lei si piega a logiche familiari e sociali che la espongono sempre di più. Quando accetta l’appuntamento al buio per placare la madre, dopo che lui è stato persino picchiato dalla stessa, il danno è ormai evidente: non è più una donna alle prese con la paura, è una donna che continua a scegliere la via più comoda per non affrontare il conflitto, anche quando il costo lo paga l’uomo che dice di amare. E quando organizza di nascosto con il padre di lui e poi gli chiede di non essere infantile, lì il drama si tradisce da solo. Perché a quel punto non sei più davanti a una protagonista in difficoltà; sei davanti a una persona che continua a chiedere maturità agli altri mentre lei stessa scivola dentro compromessi che sembrano solo rimandi di colpa. E non ho avuto alcuna percezione della differenza di età, nel modo di vivere la relazione: lei e la madre mi sono sembrate oltremodo infantili.
La cosa più irritante, in tutto questo, è che Something in the Rain non approfondisce davvero il costo emotivo di ciò che racconta. Parla di molestie sul lavoro, di ambiente tossico, di sessismo quotidiano, di famiglia soffocante, e in teoria lo fa bene. Mostra, non spiega. Ma mostra senza scavare sempre abbastanza nella ferita. Jin-a subisce, minimizza, abbassa la testa, cerca di non preoccuparsi troppo di sé per non disturbare gli altri, e questo potrebbe essere un ritratto potentissimo di assuefazione e stanchezza. Invece, spesso, finisce per sembrare una donna che non reagisce nemmeno quando dovrebbe. Il che rende la sua figura meno tragica e più esasperante. E allora sì, capisci perché tanti spettatori smettono di vederla come la protagonista da proteggere e cominciano a guardarla come una presenza autosabotante.
La seconda metà del drama è il luogo in cui questa frustrazione diventa struttura. La madre entra come una calamità morale senza fine: controllo, giudizio, ricatto emotivo, status, reputazione, ossessione per ciò che “si deve” fare. Il padre resta terribile nella sua passività ambivalente, la sorella di lui vive un’ombra di serietà e ferite che però non si schiudono mai in una vera evoluzione. E i colleghi? Un catalogo di tossicità che la serie osserva con lucidità ma senza ribaltarlo davvero. C’è verità, ma non c’è riscatto, accennato alla fine. Hai vinto tu, JIn-a, in ascensore, 3 secondi di scena. Tutto resta addosso, come polvere.
Il punto non è che la serie sia brutta. È peggio: è una serie fatta bene che non convince fino in fondo proprio dove dovrebbe colpire di più. Tecnicamente regge, visivamente seduce, gli attori sono bravissimi, e la prima metà ha un fascino rilassante con qualche richiamo francese, sembrano quasi dei bistrot e non dei ristoranti asiatici. Ma quando si tratta di far crescere davvero la storia e i personaggi, si ritrae, ripete, si appoggia all’atmosfera e alla musica, e spera che basti. Non basta. La cosiddetta evoluzione di Jin-a, per come viene mostrata, è più un annuncio che un percorso. Lui non supera davvero i suoi traumi, lei non diventa mai pienamente la donna capace di scegliere senza dissociarsi, se non negli ultimi 20 minuti di lavoro, e il finale non cambia la sensazione di fondo: 90 secondi di punzecchiamenti e scherzi, un abbraccio goffo, dopo 3 anni di separazione, persone che avrebbero meritato una scrittura più coraggiosa.
Alla fine resta questo: una serie elegante, malinconica, ben recitata, molto più forte nella forma che nella sostanza. Una romance che sa vestirsi benissimo, ma che quando deve spiegarti perché dovresti amare davvero questi due, comincia a balbettare. E per una storia d’amore, è un difetto che pesa come un ombrello fradicio. Il voto, finisce lì: nel territorio del “buon lavoro, ma non mi ha conquistata”. Intorno al 7 pieno, con tutto l’onore e tutto il fastidio del caso.
PS: ero partita da 8,5 dopo il primo episodio, con premesse bellissime, e sono arrivata a 7 perché è un lavoro molto curato: la OST — e sottolineo che non c’è una canzone coreana — ti porta perfettamente dentro l’atmosfera emotiva, e si sposa benissimo con tutto, anche se le musiche sono oltremodo minimaliste e insistenti nel finale, partono in continuazione e alla lunga provocano stanchezza.
Il ritmo è terribile. Primi piani di cinque minuti di loro che si struggono, in una serie di venti ore complessive, sono la morte: è una serie lenta, lentissima, e quel tempo avrebbe potuto essere speso meglio per i dialoghi, per approfondire, per inserire scene che secondo me sono state tagliate, perché a volte i personaggi sanno di eventi e ti chiedi come diavolo abbiano fatto ad apprenderli, e finisci per doverti dare una spiegazione da sola.
Il payoff emotivo è tragico, e il finale è forse il più brutto e sbrigativo che io abbia visto in un lavoro del genere.
Il cast, a livello interpretativo, non mi ha convinta del tutto: gli attori che interpretano i padri abbassano la media complessiva del gruppo.
Voglio dire un’ultima cosa: forse lo scopo, mi sono detta, è parlare dell’evoluzione a tentoni di questa donna, perché la storia d’amore è il contorno, illustrata per lo più con dei videoclip musicali; i suoi problemi, invece, sono affrontati, mostrati, ma mai approfonditi. Non so come altro spiegarmelo. E la storia, come al solito, è infilata lì come motore che avvia la crescita personale e come polo attrattivo per acchiappare una grossa fetta di pubblico che ancora nelle recensioni parla della storia d’amore, ma la serie è molto altro.
E il lato positivo, questo lo sottolineo, è che mostra il lato scomodo della Corea, e dei coreani, altro che uomini da sogno: la società è posizionale, classista, il gender gap esiste ed è prodotto del patriarcato. Così insito che anche le donne sono deformate nel pensiero: “Dovresti sposarti”, “Sei più bella”, “Hai un fidanzato?”, “Ormai non ti applichi più, pensi al fidanzato”, “Lasci il lavoro?”, “Ti sposi?”. O la madre: la madre è quanto di più tossico possa rappresentare la società. “Se ti hanno umiliata è colpa tua”, “Se non andavi in pensione e avanzavi di carriera non si sarebbero permessi di umiliarla”, “Se ti tradiscono le coppie litigano, fa niente, può capitare”, “Ha molti fratelli, quando il padre morirà dovrà occuparsi di lui e anche nostra figlia dovrà occuparsene”, “Se sei orfano e tuo padre ti abbandona sei marcio”. E l’ipocrisia, quanta ipocrisia, cazzo.
C'è poi un altro aspetto che ho apprezzato e che raramente viene mostrato con questa schiettezza: la gestione delle molestie sul lavoro. È vero, anche qui il drama si ferma spesso sulla soglia dell'approfondimento e non entra fino in fondo nel costo psicologico che certe situazioni comportano. Tuttavia mostra molto bene una dinamica scomoda che spesso nelle narrazioni viene semplificata: le donne non diventano automaticamente solidali tra loro solo perché condividono la stessa discriminazione. Anzi! Molte colleghe prendono le distanze da chi denuncia, non perché credano che abbia torto, ma perché hanno paura di essere coinvolte, isolate o penalizzate a loro volta. Alcune scelgono il silenzio come forma di sopravvivenza. Altre arrivano persino a schierarsi con i molestatori o con il sistema che li protegge, nella speranza di ottenere vantaggi, protezione o semplicemente di non diventare il prossimo bersaglio.
È una rappresentazione dura, perfino deprimente, ma estremamente realistica. E non riguarda soltanto la Corea. Credo che la stessa dinamica possa verificarsi in moltissimi contesti occidentali. Il drama ha il merito di non trasformare le donne in un gomitolo di vittime virtuose: mostra invece persone inserite in un sistema competitivo e gerarchico che, per paura o convenienza, finiscono talvolta per perpetuare le stesse logiche che le danneggiano.
È forse uno degli aspetti più riusciti dell'intera serie, perché mette in scena una verità sgradevole: le donne non sono sempre complici tra loro. Molto spesso, soprattutto in ambienti tossici, diventano rivali prima ancora di riuscire a diventare alleate. E Something in the Rain questo lo mostra con una lucidità che fa male.
Un altro elemento che mi ha colpito è il rapporto quasi patologico con il lavoro e con il ruolo sociale: il lavoro non è soltanto un mezzo di sostentamento, è identità, status, legittimazione dell'esistenza. È il modo in cui una persona misura il proprio valore e quello degli altri.
Lo si vede benissimo nel padre di Jin-ah. Una volta andato in pensione, non riesce davvero a godersi il tempo libero. Si sveglia comunque all'alba perché quel ritmo è diventato il suo orologio biologico. Non sa cosa fare delle sue giornate. Si mette al computer, controlla la posta elettronica, studia inglese, cerca qualcosa che riempia quel vuoto lasciato dal lavoro. Non è la rappresentazione di un uomo finalmente libero, ma di una persona che ha costruito tutta la propria identità attorno a una funzione sociale e che, una volta persa quella funzione, fatica a capire chi sia e si obnubila nell'alcol già nel pomeriggio, tra noia e disturbo d'adattamento.
Una società, quella coreana, che appare moderna, efficiente e affascinante dall'esterno, ma che spesso sembra chiedere ai suoi membri un prezzo emotivo enorme. Ed è forse anche per questo che il drama mi è sembrato, a tratti, molto più interessante come ritratto sociale che come storia d'amore. Dietro il k-pop, le luci di Seoul e l'immaginario romantico esportato dall'esotismo dei drama, emerge un Paese duro, competitivo, classista e profondamente segnato dalle aspettative collettive. Non un paradiso sentimentale, ma un luogo in cui molte persone sembrano vivere costantemente sotto il peso di ciò che dovrebbero essere.
La serie di buono ha questo: non edulcora nulla, non fa sconti. La donna non è ritratta da un misogino, ma è prodotto del sistema, incapace di dissenso, frustrata e disposta a tollerare pur di seguire il percorso che la società indica come corretto, per non essere outsider, zitella. Peccato non averne mostrato il costo emotivo — i primi piani di lei che piange sul letto non contano.
Was this review helpful to you?
Urban fantasy meritocratico
Quando ho iniziato Itaewon Class ero convinta di trovarmi davanti a un revenge drama duro, realistico, quasi sociologico. Le prime puntate lo promettono davvero: discriminazione, bullismo coperto dalle gerarchie, potere economico dei chaebol, isolamento sociale, differenze di classe, senso di impotenza davanti a un sistema che protegge i forti. C’è una scena semplicissima, quella dell’insegnante che vede il bullismo e non interviene perché il padre del ragazzo è un pezzo grosso della ristorazione, che secondo me racconta la Corea più di cento dialoghi.E infatti l’inizio funziona tantissimo, ho pensato che avrei dato dall'8,5 in su. Ha rabbia, identità, un protagonista molto definito e un conflitto morale forte. Park Sae-ro-yi non è il classico eroe brillante da k-drama: è rigido, socialmente impacciato, quasi congelato emotivamente, socialmente inetto. Sembra una persona che vive più per principi che per desideri. E questa cosa all’inizio mi aveva colpita molto, anche perché rendeva credibile il fatto che venisse percepito come strano dagli altri.
Poi però la serie comincia lentamente a cambiare... il problema principale di Itaewon Class, secondo me, è che vuole essere troppe cose contemporaneamente: revenge drama, critica sociale, favola meritocratica, romance, racconto di outsider, storia di startup, parabola morale. E a un certo punto queste facce iniziano a combattersi tra loro.
Come revenge, ad esempio, per me funziona poco. E qui forse sta il cuore della mia delusione finale. Sae-ro-yi non si vendica davvero. Resiste. Sopravvive. Aspetta. Ma non costruisce mai quella sensazione di ossessione strategica che dovrebbe avere un protagonista di vendetta. Se penso a The Glory, lì la vendetta è attiva: la protagonista orchestra, manipola, crea lentamente il collasso dei suoi nemici. In Itaewon Class invece i cattivi si autodistruggono soprattutto da soli, facendo errori sempre più stupidi e caricaturali. Lui rimane quasi sempre moralmente puro, quasi ascetico. E questo toglie tensione. Più che “ti distruggerò”, il messaggio sembra essere: “continuerò a essere una persona integra finché il sistema collasserà da solo”.
Che è un tema interessante, ma non è revenge puro!
Anche il cattivo principale, Jang Dae-hee, secondo me soffre di questa impostazione troppo simbolica. All’inizio è inquietante perché rappresenta davvero il capitalismo patriarcale coreano: l’uomo che valuta il valore umano solo attraverso il profitto e la sottomissione. Però andando avanti diventa quasi un villain da operaetta morale. Le risate, l’ossessione per la genuflessione, la teatralità continua… troppo. L’inginocchiarsi diventa una specie di pornografia morale: ogni scena deve culminare nella sottomissione rituale del potente. Capisco il significato culturale dell’inchino pubblico in Corea, ma qui si esagera fino a perdere realismo umano.
E infatti ci sono momenti che sfiorano il fantasy :la nonna usuraia che si rivela investitrice ricchissima di startup o una cuoca trasgrender che si impegna e vince gare di cucina, è lì che ho realizzato una cosa importante: Itaewon Class non è davvero interessato al realismo. È interessato al desiderio collettivo. È una favola meritocratica per una società ossessionata dal successo e dalla posizione sociale. In Corea il fallimento pesa tantissimo sull’identità personale, e credo che il drama giochi proprio su questo: il sogno che gli esclusi, i discriminati, gli strani, i poveri, possano creare una comunità alternativa e vincere contro il sistema. Esattamente come i romance forniscono speranza alla commessa o alla donna povera di poter essere notata da un chaebol.
Alcuni aspetti secondo me sono realistici e sono il punto forte della serie: la difficoltà di esporsi sentimentalmente, ad esempio, è rappresentata molto meglio di quanto facciano tanti drama romantici. Ho trovato realistico il personaggio del figlio illegittimo che ama Yi-seo ma non si autorizza nemmeno a provarci, perché interiormente si percepisce inferiore. Lì c’è davvero Corea: gerarchia, vergogna, autocensura emotiva e la vediamo in Interest of love per esempio.
Anche la romance, che tantissimi hanno criticato, a me in realtà è piaciuta più di quanto pensassi. Non totalmente ma mi ha coinvolta. E credo di aver capito perché. Sae-ro-yi e Soo-ah parlano sempre come due persone che seguono binari emotivi diversi. Si vogliono bene, ma sembrano continuamente costretti a spiegarsi. Lui con lei è sempre in modalità contenimento: “non sentirti in colpa”, “va bene così”, “gwenchana”. È una relazione di cura, di servizio. Mentre con Yi-seo succede qualcosa di diverso: non hanno bisogno di troppe parole. C’è familiarità, riconoscimento, sincronizzazione implicita. Lui con lei è più se stesso, sembra più a suo agio e Dio se sono simili, lei viene presentata come speculare a lui ma con strumenti diversi (difesa dei bulli).
Ed è qui che la serie, secondo me, trova la sua verità più forte. Yi-seo non ama Sae-ro-yi perché è bello e ama la sua struttura morale, il suo modo radicale di esporsi contro il sistema. In fondo lei fa la stessa cosa che lui aveva fatto contro il bullismo: rischia posizione, immagine e stabilità per qualcosa che sente autentico. Sono complementari proprio perché entrambi sono disposti a vivere senza adattarsi completamente. E lo dice chiaramente quando si confronta con l'altra: "Non fai altro che chiedere di cambiare per adeguarsi a te, io lo aiuto a prendere ciò che gli serve per stare bene". Questo lato della storia è fortissimo e per la prima volta è stato rinfrescante vedere una compagna-amica, solidale con cui dividere il peso dell'esistenza.
Però anche qui la serie inciampa: il "payoff"romantico arriva troppo tardi. Troppo. Per quindici episodi Yi-seo si espone completamente, mentre lui resta emotivamente congelato. Capisco l’idea narrativa: Sae-ro-yi è bloccato nel trauma e nel ricordo di Soo-ah come ultimo frammento della sua vita “prima” della tragedia. Però non c'è stata soddisfazione per lo spettatore.
Anche il finale romantico mi ha lasciata un po’ perplessa . Yi-seo è stata costruita come un personaggio impulsivo, passionale, quasi famelico emotivamente. E poi nel bacio finale sembra improvvisamente trattenuta, composta, quasi passiva.
A livello di interpretazioni però il cast regge tantissimo. Park Seo-joon riesce davvero a dare a Sae-ro-yi quella rigidità morale quasi dolorosa. Kim Da-mi è probabilmente il cuore emotivo della serie: riesce a rendere Yi-seo fastidiosa, brillante, feroce e vulnerabile allo stesso tempo. Anche i personaggi secondari spesso funzionano bene, forse perché rappresentano quella comunità di esclusi che è la parte più autentica del drama. Il villain per me è un grosso no.
Il figlio illeggittimo è stato molto poco sviluppato , come motivazione, storia, desideri, i motivi per cui passa al lato oscuro sono deboli narrativamente.
Altro problema è la struttura narrativa ciclica, che tende a ripetersi, reiterando lo stesso schema:
Jangga provoca,
Sae-ro-yi resiste,
qualcuno viene umiliato,
Yi-seo soffre in silenzio,
Soo-ah guarda malinconica,
nuovo piccolo ostacolo,
nuova resistenza morale.
E dopo alcune puntate senti che la storia gira intonro senza approfondire davvero nulla di nuovo. È lì che nasce quella sensazione di “pesantezza” Non perché manchino eventi, anzi: ne succedono continuamente ma dello stesso tipo, ed emotivamente la serie resta ferma nello stesso punto per troppo tempo. Anche la figura di So-nha è sempre uguale e la sua interpretazione si risolve in una gara di sguardi fissi,soffferente, mentre lei attende e scopri alla fine che poteva avere più agency ed essere molto più utile di Yi-Seo nei suoi piani di vendetta.
Penso che molto spesso realizzare adattamenti uguali al web toon sia deleterio , perchè su un disegno proietti meno realismo. Il disegno crea una distanza simbolica. Un attore in carne e ossa invece porta inevitabilmente il racconto verso il naturalismo, anche quando la sceneggiatura resta da fumetto. E qui nasce lo strappo percettivo.
Secondo me Itaewon Class avrebbe funzionato meglio rendendo Sae-ro-yi più umano, facendo evolvere prima la romance, tagliando alcune scaramucce aziendali ripetute e approfondendo davvero il trauma, la classe e l’identità. Perché il materiale emotivo per una grande serie c’era. Ma spesso è stato sacrificato alla fedeltà da webtoon e alla necessità di creare momenti iconici invece di vera progressione umana.
Una cosa positiva è pero che, pur essendo molto favolistico, non sceglie la soluzione romantica più nostalgica o rassicurante. In moltissimi drama il primo amore resta idealizzato fino alla fine e viene premiato quasi per diritto narrativo. Qui invece no. E questo, paradossalmente, è uno degli elementi più realistici della serie.
Sae-ro-yi non sceglie la persona che rappresenta il passato o l’innocenza perduta. Sceglie quella che ha condiviso concretamente il suo percorso di costruzione. E questa è una scelta molto coerente con una società come quella coreana. Anche Start-Up lavora tantissimo su questo immaginario: la Corea contemporanea romanticizza enormemente il self-made e il partner che partecipa alla crescita personale e professionale del protagonista. Non basta più “esserci stati all’inizio”. Conta chi regge il peso della scalata.
Ed è interessante perché da una parte il drama diventa quasi una fantasia meritocratica estrema, ma dall’altra racconta in modo molto realistico alcuni meccanismi culturali:
il sistema posizionale,
la rigidità gerarchica,
il peso del prestigio,
il conformismo,
il successo come misura del valore umano,
la difficoltà di esporsi sentimentalmente,
il compromesso necessario per sopravvivere.
Perfino Soo-ah, che per è stata frustrante da vedere, secondo me rappresenta qualcosa di molto reale: la persona che capisce il sistema, ne soffre, lo disprezza anche, ma non riesce davvero a uscirne. Non è abbastanza “eroica” per distruggersi pur di restare coerente. E proprio per questo è probabilmente uno dei personaggi più umani della serie.
Alla fine il mio voto è 7,5. E forse è un voto più severo proprio perché la serie aveva ambizioni alte. Ci sono drama molto più stupidi a cui ho dato voti simili, ma almeno non fingevano di essere qualcosa di più profondo. Itaewon Class invece promette una riflessione enorme su classe, potere, trauma e vendetta, e poi spesso sceglie la scorciatoia simbolica e melodrammatica, con un villain da telenovelas anni '90. E non basta il cameo finale a Park Bo Gum per risollevare la serie. Il paradosso di Itaewon Class è stato questo: più cerca di essere realistico nei temi sociali, più diventa interessante.
Più entra nella costruzione da webtoon morale e simbolico, più perde credibilità.
Was this review helpful to you?
Love, gun, sad ending e identità precarie.
FOTOGRAFIA: 10/10 Regia: 9,5. Ritmo: 7. Costumi: 8,5Mr. Sunshine è una di quelle opere doppie: da una parte c’è il grande melodramma storico coreano, con una fotografia sontuosa, personaggi tragici, amori impossibili, identità ferite, dall'altra una Joseon che muore lentamente, sotto il peso della Storia. È una serie che vuole essere continuamente più grande di se stessa, e spesso ci riesce. Altre volte, invece, sembra così innamorata della propria eleganza da dimenticare la logica narrativa.
Alcune scene restano impresse come quadri malinconici, tantissime inquadrature mi hanno ricordato opere del cinema o dell'arte, da Mirò per iniziare, l'ukiyio giapponese per la gestione degli spazi, le inquadrature orizzontali, l'estetica giapponese e quella sensazione di mondo morente e di immanentismo che dà un tono melanconico a tutto il lavoro, ma anche decadentismo per tutto quel che riguarda il Glory Hotel e la sua proprietaria.
Nonostante questi punti di forza che fanno gridare al capolavoro, emergono crepe molto visibili: una scrittura che accelera all’improvviso dopo episodi lentissimi, dinamiche crime e di spionaggio costruite in modo fragile, simbolismi che a volte schiacciano la psicologia reale dei personaggi e una mancata integrazione tra la tragedia a sfondo storico e il melodramma romantico, che spesso stride.
Eppure il fascino di Mr. Sunshine nasce proprio da questa contraddizione: è un drama capace di emozionare enormemente anche mentre lo si critica. Un’opera che vive di atmosfera, perdita, memoria storica e desideri irrealizzati più che di perfetta coerenza. E forse è per questo che divide così tanto: c’è chi lo vive come un poema struggente e chi, superata la bellezza iniziale, inizia a vedere tutte le cuciture, ed io sono nel secondo gruppo.
Poiché è un dramma che si conosce benissimo ormai non mi dilungherò a parlare di trama ma di sensazioni, impressioni, punti di forza e criticità. E' una serie che ho visto in un lungo periodo di tempo per assaporarla e metabolizzarla, superato lo scoglio delle prime tre puntate ho accelerato e in pochi giorni mi sono portata quasi a metà per finire lentamente, come ho iniziato. Non è un drama da binge , va capito, gustato, elaborato. Non è un drama che finisce bene, e questo mi era chiaro sin dal ritorno di Eugene Choi, come marine, vestito di nero, come se stesse andando ad un funerale, quello del Joseon... .
Personaggi principali:
- Ae-sin, per me è simbolo di patria, rappresenta la Corea idealizzata: aristocratica, resistente, moralmente pura, ma anche schiacciata dal peso simbolico che il drama le impone addosso. Kim Tae-ri lavora molto di sguardi e micro-espressioni, costruendo un personaggio controllato e quasi ascetico. Più che una femme fatale, è una figura patriottica romantica. Per me troppo simbolo e troppo poco donna reale, e poco coerente e distaccata di fronte a innumerevoli tragedie emotive ma bravissima se queste erano le consegne, io l'avrei umanizzata un po' di più.
- Gu Dong-mae: un coreano rifiutato dal proprio paese che indossa l’identità giapponese come armatura e ferita insieme. Yoo Yeon-seok gli dà una presenza fisica inquieta, animale, sempre sul punto di esplodere o crollare. È costruito quasi come un fantasma romantico decadente, rappresenta il desiderio impossibile di essere riconosciuti e amati da un mondo che ti ha espulso, il bisogno di essere visto. Notare che il lavoro lo caratterizza almeno esteticamente, lui e il suo gruppo, in senso caricaturale, spesso i coreani rappresentano la cultura giapponese banalizzandola o semplificandola.
- Kudo Hina, incarna la sopravvivenza intelligente dentro il caos coloniale, è una survivor, a differenza di Aesin che rappresenta l'idealismo puro, non è pura, non è innocente, non è idealista: manipola, osserva, recita, protegge se stessa e gli altri contemporaneamente. Kim Min-jung le dà fascino adulto, ironia e una stanchezza elegante molto moderna. Il personaggio più noir della serie, quasi una figura gotica sospesa tra eros, morte e pragmatismo, molto gotica e ma anche con un tocco liberty, bella epoque, soprattutto quando veste occidentale e ha l'acconciatura e una estetica , ma anche una fisionomia, che richiama Franca Florio.
- Kim Hee-sung rappresenta la nobiltà inutile che lentamente acquisisce coscienza morale. Parte come personaggio leggero e quasi frivolo, poi si evolve davvero in modo leggibile e coerente. Byun Yo-han lo interpreta con naturalezza, rendendolo umano e meno teatrale degli altri. Non è un personaggio che mi ha entusiasmato né l'attore me lo ha reso memorabile.
- Takahashi mori, rappresenta il volto più glaciale e ideologico dell’imperialismo giapponese. Non è costruito come essere umano complesso ma come incarnazione della macchina coloniale: disciplinato, spietato, convinto della superiorità del proprio potere. DIsumano, ambizioso, convinto della superiorità del proprio paese. Rappresenta una presenza opprimente, inevitabile, il volto della Storia che avanza senza empatia.
- Lee Wan-ik è invece il collaborazionista opportunista, probabilmente più odioso proprio perché interno alla Corea stessa. Vigliacco, servile con i forti e crudele con i deboli, rappresenta la degenerazione morale prodotta dal potere e dall’avidità. Non ha l’aura tragica degli altri antagonisti: è viscido, umano nel senso peggiore del termine. Per me più irritante dei giapponesi stessi, perché tradisce il proprio popolo per interesse personale. Grande interpretazione dell'attore principale che lo ha reso grottesco, viscido, miserabile, meschino, sadico e privo di scupoli con una mimica assolutamente credibile e creando quasi una caricatura riconoscibile dell'omuncolo inutile e cattivo fino alla perversione.
-- Eugene Choi, il reale protagonista ed eroe drammatico, martire della serie, l’uomo senza patria, sopravvissuto alla violenza di classe e incapace di appartenere davvero a un luogo, america, corea... . È il personaggio più lineare emotivamente: ama, protegge, osserva Joseon con rabbia e nostalgia insieme. Lee Byung-hun lo interpreta con grande controllo, dandogli una malinconia adulta e quasi stanca. Per lo spettatore diventa il tramite più accessibile perché umano dentro la tragedia storica, l’uomo che comprende troppo tardi di avere ancora una casa emotiva.
Simbolismo: Mr. Sunshine usa continuamente il simbolismo, a volte in modo potente, altre quasi eccessivo. I personaggi per me sono idee incarnate, non posso pensarla in modo differente. Ae-sin è la patria perduta e idealizzata, non a caso è amata da tutti; Eugene è l’uomo senza terra che scopre troppo tardi il significato di appartenenza; Dong-mae è l’identità deformata dal rifiuto sociale e coloniale che cerca lo sguardo di Ae-sin; Hina rappresenta la sopravvivenza dentro il compromesso morale. Anche gli spazi parlano: il Glory Hotel sembra un limbo gotico tra decadenza, desiderio e morte, mentre i tramonti irreali e i cieli saturi trasformano Joseon in memoria nostalgica più che in luogo storico realistico. A volte il simbolismo arricchisce enormemente il drama; altre volte schiaccia la psicologia reale dei personaggi e rende alcune dinamiche troppo costruite o artificiali, e poco comprensibili, pena il sottotitolo beceramente brutale che netflix ha pagato al primo venuto.
Perché parlo di identità precarie ( nel titolo della mia recensione)? Quasi tutti i personaggi principali vivono dentro identità instabili, performate o sospese. Nessuno appartiene davvero al posto che occupa. Eugene è coreano ma cresce americano, torna a Joseon da straniero e guarda il proprio paese come qualcuno che ne è stato espulso. Dong-mae indossa il costume del samurai giapponese senza essere davvero giapponese né accettato come coreano: la sua identità è quasi una maschera costruita per sopravvivere al rifiuto. Hina stessa vive sotto un nome e uno status che sono insieme protezione e prigione; elegante, sofisticata, apparentemente potente, in realtà abita continuamente una posizione precaria, fatta di segreti, compromessi e paura di perdere tutto, è giapponese per via del marito e indossa questa identità quando le fa comodo, e sulla sua ferita, matrimonio imposto, ha creato la sua agevole sopravvivenza.
Il drama costruisce così un mondo dove le identità non sono mai solide ma sempre negoziate, recitate o imposte dalla Storia. E forse è proprio questo il cuore malinconico della serie: in una Joseon che sta morendo, nessuno riesce più a essere davvero se stesso. E la fine della nobiltà e la caduta della famiglia Go ne è l'emblema significativo.
Finale: tragico, drammatico, un' ecatombe,"olocausto" collettivo e il problema mi sono chiesta quale fosse, ho visto tante opere finite male e non mi stonavano così, sembra che muoiano tutti per dare un tono volutamente tragico alla serie, risultando forzato. Non mi fraintendete, il senso è mostrare come la storia si imponga sulle scelte del singolo e come il sacrificio sia stato fondamentale per permettere l'indipendenza della Corea poi nel lungo periodo, se non altro come esempio che come effettivo impatto di quel gruppo di perone ma le morti scenografiche e violente mi sono sembrate un monumentale funerale collettivo con picchi di melodramma improbabile sulla fine del protagonista. C'è pure una sorta di karma finale per uno dei personaggi, a dimostrazione che non segue alcuna razionale o equa "resa dei conti", forse, perché a pagare dovevano essere altri.
--Dettagli tecnici-
Interpretazioni
Qui la serie porta a casa un risultato grosso: il livello medio del cast è altissimo e, cosa ancora più rara, abbastanza uniforme. Nessuno sembra fuori scala rispetto agli altri, tranne forse la madre di Ae sin ma ha poco spazio, una scena iniziale, poi nessuno stona davvero, e questa coesione aiuta molto l’effetto di insieme. Kim Tae-ri lavora tantissimo di micro-espressività e si vede che ha controllo, anche se il personaggio di Ae-sin resta molto compresso e a tratti troppo solenne, quasi robotico, e non ho gradito. Lee Byung-hun è magnetico, Yoo Yeon-seok costruisce un Dong-mae che vive di ferita, rabbia e fame di riconoscimento, Kim Min-jung dà alla proprietaria dell’hotel una presenza adulta e tagliente, flirtereccia ma anche pericolosa, noir se vogliamo.
OST
Calzante, senz’altro. Sa quando spingere e sa quando restare in sottofondo, quindi accompagna bene il tono elegiaco della serie. Però non è una colonna sonora che ti rimane addosso come un trauma musicale come in moon lovers o in goblin. Funziona molto bene nel momento, l'utilizzo degli archi o le ballad malinconiche nelle scene di avvicinamento, meno come memoria autonoma. È efficace più che memorabile.
Fotografia & Regia
Qui siamo su un livello quasi cinematografico. Composizione, luce, costumi, paesaggi, uso del controluce e delle atmosfere fredde o brumose: tutto dà la sensazione di un’opera molto più grande del normale drama storico. Ci sono immagini che si stampano davvero in testa. Il problema è che questa raffinatezza visiva a volte cerca così tanto la bellezza da diventare decorativa, ma resta comunque una delle armi migliori della serie.
Quando vedi i tramonti non vedi solo un tramonto ma il "sentimento del tramonto", è per questo che premio questa opera con un 10 su 10 nel comparto fotografico, per l'utilizzo dei colori e i continui riferimenti artistici, oltre a varie citazioni (Lawrence d'Arabia, Dottor Zhivago, Via col Vento).
Regia moderna, sontuosa, molto sicura di sé. Però abbonda nei primi piani e nei feedback emotivi un po’ troppo insistiti A volte sembra che la regia non si fidi abbastanza della scena e continui a sottolinearla per assicurarsi una risposta emotiva dallo spettatore. Detto questo, nella seconda parte e nel finale migliora: trova più respiro, più forza visiva, più senso della tragedia. Ci sono anche momenti quasi sperimentali nell’uso del colore e del tono, soprattutto quando la serie lascia perdere il realismo e si consegna all’elegia.
Un dettaglio che secondo me funziona molto bene è l'utilizzo del colore per anticipare messaggi precisi: quando Eugene ricompare in Joseon, come marine, vestito di nero, la sensazione è subito quella di uno che arriva come a un funerale. La serie fa capire che è un uomo già segnato, già mezzo morto dentro, e infatti la sua traiettoria emotiva è quasi quella di un fantasma che continua a camminare.
Pacing
Pessimo, senza tanti giri. Parte benissimo come costruzione lenta e immersiva, poi diventa traballante, ridondante, a tratti persino stancante. I continui flashback interrompono più che arricchire; certe scene sembrano ripetere lo stesso concetto per paura che lo spettatore non abbia capito o sentito. E soprattutto negli ultimi episodi accelera di colpo: morti, svolte, separazioni, vendette, tutto schizza via a velocità supersonica. La sensazione è che il drama non sappia sempre respirare. O dilata troppo, o corre troppo, comprimendo negli ultimi 2 episodi 3 anni di storia.
Quando diventa melodramma storico
Qui sta la frizione più evidente. Mr. Sunshine vuole essere insieme tragedia nazionale, romance impossibile, epopea politica e racconto di formazione coloniale. L’ambizione è enorme, ma il melodramma a volte stride con il peso storico. Non è tanto il fatto che sia tragico: è che spesso chiede allo spettatore di accettare svolte emotive molto forti senza costruirne fino in fondo la coerenza psicologica. La parte sentimentale, in particolare, sembra pensata più come simbolo che come esperienza umana pienamente credibile. Risultato: grande impatto, ma non sempre plausibile. I cattivi, che lo sono davvero nella storia, sono resi come mostri monodimensionali, privi di un loro percorso, motivazioni, ferite; vogliono solo prendere, depredare, piegare i coreani. Perché questo odio? Boh. Può l'avidità spiegare perversa, truculenta, belluina crudeltà? Muah!
Quando diventa crime / spionaggio
Molto meno solido del resto. Lì si vedono le cuciture. Intrighi poco chiari, passaggi forzati, documenti e prove che compaiono con una comodità sospetta, logiche investigative che non reggono se le guardi troppo da vicino. Il lato spionistico sembra spesso servire solo a far avanzare il melodramma, non a costruire davvero tensione crime. È la parte in cui la serie perde più credibilità.
Sottotitolaggio italiano
Male, spesso davvero male. Non solo perché sono letterali, ma perché non sembrano adattati al contesto culturale e linguistico, ci sono molti errori e la cosa assurda è che i traduttori vengono pagati, a fine episodio c'è pure il nome di uno di loro, vergognoso. Il risultato è che certe battute diventano rigide, ambigue o proprio poco naturali con mancata concordata LEi/voi, errori, in un drama pieno di gerarchie, sottintesi e registri formali, una traduzione di questo genere pesa tantissimo. Alcune scene che in origine probabilmente avevano una sottigliezza reale, in italiano sembrano tradotte con google translator. Quasi da gruppo amatoriale fai da te, complimenti.
Giudizio finale
Mr. Sunshine è una serie di qualità alta, sicuramente sopra la media dei kdrama più stupidi e affettati. Ha immagini potenti, interpretazioni solide, ambizione vera e una malinconia storica che sa colpire. Però non è perfetta, e anzi inciampa proprio quando pretende più coerenza narrativa: ritmo, crime, traduzioni, alcune svolte sentimentali e la gestione del triangolo romantico fanno perdere punti.
Per me è un lavoro molto forte, molto bello da vedere, molto intenso da vivere, ma non un 10 pieno. Sta più vicino a un 9, con punte altissime e alcune cadute abbastanza fastidiose. Una serie grande, non impeccabile. E proprio per questo, quando funziona, si fa ricordare davvero.
Was this review helpful to you?
Confini d’Amore: oltre il 38° Parallelo. Storie di unione.
É uno dei K-drama più iconici e amati degli ultimi anni, capace di conquistare il pubblico mondiale grazie a una trama avvincente, personaggi indimenticabili e una profonda riflessione sulle divisioni storiche tra Corea del Nord e Corea del Sud.Breve sinossi
La serie segue Yoon Se-ri, una ricca e brillante imprenditrice sudcoreana che, durante un volo in parapendio, viene spinta da una tempesta oltre il confine e atterra accidentalmente nella Corea del Nord. Qui incontra Ri Jeong-hyeok, un ufficiale dell’esercito nordcoreano, che decide di aiutarla a nascondersi e a tornare a casa. Da questo incontro nasce una storia d’amore intensa e proibita, che si sviluppa sullo sfondo delle tensioni politiche e culturali tra le due Coree.
Tematiche Principali
Amore proibito e resilienza: Il cuore della serie è la relazione tra Se-ri e Jeong-hyeok, che sfida ogni barriera sociale, politica e personale. Il loro amore, ostacolato da differenze culturali e dalla divisione tra Nord e Sud, diventa una metafora della speranza e della possibilità di superare i confini imposti dalla storia.
Contrasto culturale : la serie offre uno sguardo raro e dettagliato sulla vita quotidiana in Corea del Nord, umanizzando i suoi abitanti e mostrando le profonde differenze (ma anche le similitudini) con la Corea del Sud. Ho riflettuto su quanto certi regimi totalitari limitino il progresso determinando quasi una regressione dalla modernità, da cui sembrano anni luce rimasti indietro.
Questo confronto è trattato con sensibilità e attenzione ai dettagli, rendendo la narrazione credibile e spunto di riflessione profonda.
Ho adorato l'amicizia tra la protagonista e i personaggi della Corea del Nord, sopratutto i militari.
Famiglia e lealtà: Oltre alla storia d’amore, il drama esplora i legami familiari, soprattutto il rapporto con la madre per la FL, e i rapporti irrisolti tra il padre e il ML, un trauma irrisolto su un componente della famiglia che non c'è più ma ha lasciato strascichi ingombranti nella vita dei protagonisti, le aspettative sociali e il peso delle responsabilità individuali. Le dinamiche familiari, sia di Se-ri che dei personaggi nordcoreani, sono fondamentali per comprendere le scelte e i sacrifici dei protagonisti.
Personaggi e Interpretazioni : Hyun Bin (Ri Jeong-hyeok) e Son Ye-jin (Yoon Se-ri) regalano interpretazioni molto intense, dando vita a personaggi complessi e profondi. Hyun Bin meraviglioso nelle scene d'azione.
La loro chimica, forse coadiuvata dall'essere realmente una coppia nella vita reale, contribuisce in modo decisivo al successo emotivo della serie. Anche i personaggi secondari sono ben sviluppati e dotati di profondità psicologica, tanto che lo spettatore si affeziona a ciascuno di loro.
Narrazione e Stile: la sceneggiatura è IL vero punto di forza, la storia alterna sapientemente momenti di suspense, romanticismo, comicità e dramma. L’uso di flashback e una narrazione non lineare arricchiscono la trama, mantenendo alta la tensione emotiva. La serie riesce a essere, allo stesso tempo, confortante e innovativa, pur utilizzando alcuni cliché tipici del genere.
Musica dell’opera:
La colonna sonora è una delle più iconiche e amate nel panorama dei K-drama, capace di accompagnare e amplificare le emozioni della storia con brani pop, ballate struggenti e musiche strumentali evocative.
Composta da una selezione di brani vocali e strumentali che spaziano tra pop, ballad e orchestrazioni cinematografiche, riuscendo a sottolineare perfettamente i momenti romantici, drammatici e nostalgici della serie. La musica gioca un ruolo fondamentale nell’accentuare il contrasto tra i due mondi dei protagonisti e nel trasmettere la profondità delle loro emozioni.
Ecco alcuni dei titoli più rappresentativi dell’OST:
"Flower" – Yoon Mi Rae: un brano intenso e delicato, che esprime la speranza e la resilienza dell’amore tra i protagonisti.
"Sunset" – Davichi : una ballata emozionante, perfetta per i momenti malinconici della serie.
"Here I Am Again" – Baek Ye Rin : canzone simbolo della nostalgia e del desiderio di ricongiungimento.
"But It’s Destiny" – 10cm: pezzo che riflette il tema del destino e degli incontri fortuiti.
"I Give You My Heart" – IU: uno dei brani più iconici, che accompagna le scene più romantiche e toccanti, diventando una vera e propria “signature song” della serie.
All of My Days" – Kim Sejeong: una ballata dolce e malinconica.
"Let Us Go" – Crush: un pezzo che trasmette il desiderio di libertà e di un futuro insieme.
Musiche strumentali: oltre ai brani vocali, la serie include numerose tracce strumentali che creano l’atmosfera perfetta per le scene ambientate sia in Corea del Nord che in Corea del Sud. Tra queste spiccano:
"Sigriswil": Tema orchestrale ricorrente che accompagna i momenti più epici e romantici e la sigla di apertura.
"The Hill of Yearning" : Melodia malinconica che sottolinea la nostalgia e la distanza tra i protagonisti.
L'opera non racconta solo una storia d’amore bensì la resilienza umana e la possibilità di trovare punti di incontro nonostante le divisioni. Il drama è riuscito a unire spettatori di tutto il mondo, diventando un fenomeno globale e contribuendo alla popolarità della Hallyu Wave.
La sua uscita durante la pandemia ha accentuato il suo ruolo di “comfort drama”, offrendo speranza e consolazione in un momento di incertezza collettiva.
"Crash Landing on You" è un capolavoro del K-drama che riesce a intrecciare una storia d’amore struggente con una riflessione profonda sulla storia e la società coreana. Grazie a una scrittura molto valida, interpretazioni molto solide e una narrazione ricca di emozioni, la serie lascia il segno e invita a riflettere sul valore della comprensione e della connessione umana, anche nei contesti più difficili.
Una master class di scrittura e di emozioni, capace di far ridere, piangere e sperare, ricordando che l’amore può nascere anche dai più imprevedibili “atterraggi di fortuna". ;- )
Was this review helpful to you?
Da principio fu il Caffé
Coffee Prince è un lavoro che va visto perché è considerato, a buon motivo, l'apripista dei drama moderni. Nonostante uno stile asciutto e senza fronzoli, che risente dell'anno in cui è stato prodotto (2007), è senz'altro una pietra miliare dei drama. Il suo impatto fu talmente grande che venne aperta una caffetteria "Coffee Prince" a Seoul, che ha chiuso definitivamente 4 anni fa.E' uno dei primi lavori di Goon Yo, da qui è possibile apprezzarne la crescita artistica, ed è un lavoro in cui i nostalgici potranno ritrovarsi perché viene presentata una Corea prima del boom economico e la rapidissima ascesa che l'ha totalmente stravolta nei paesaggi e nelle dinamiche relazionali, ma anche nel modo di apparire del suo popolo.
In questo lavoro è possibile apprezzare due bravi attori che non ci sono più: uno ucciso dal successo e da una società inflessibile che non ammette errori, e mi riferisco a Lee Sun Kyun, che in questo lavoro interpreta il cugino del ML, e a Lee Eon, morto tragicamente in un incidente stradale qualche anno dopo al ritorno da una premiere (che qui interpreta uno dei "principi" innamorato di Angel).
E' anche una delle prime apparizioni dell'oggi famosissimo Kim Jae Wook, conosciuto per la sua partecipazione a lavori di successo come Death's Game, Her Private Life, Crazy love... .
Ho apprezzato tantissimo l'aria vintage di questo lavoro, vederlo oggi mi consente di tornare indietro e notare come nel 2007 la corea sembrava davvero distante anni luce dalla modernità, tagliata fuori; sembra quasi una serie anni '80/90. I primi modelli di cellulare, attori con coloriti naturali (non sbiancati come oggi), pelli oleose, anche impure, assenza di ritocchi; nessuno è davvero bellissimo e chi è bello lo è al naturale.
Le musiche sono discrete (nel senso che non sono pervasive e ad altissimo volume come nei drama moderni), qualcuna riprende moltissimo, al limite del plagio, due brani americani che ho sentito in un film di cui ora non ricordo il titolo.
Le performance interpretative sono buone, acerbe per qualcuno, ma nel complesso tutti risultano credibili e calati nella parte (discorso a parte per Chae Jung Ahn , anello debole di un cast solido).
Quindi, dopo tutto 'sto encomio, perché non do il mio massimo?
Perché personalmente ho trovato il lavoro di una noia mortale: nasce da una idea molto promettente anche se per quanto riguarda l' Asia è un tropo vecchio come il mondo il gender bending (parliamo di una leggenda cinese che esiste da molto prima di Cristo), che illustra uno "slice of life" di tutti i personaggi coinvolti.
Ebbene, sicuramente il motivo è l'assenza di un'evoluzione psicologica di molti personaggi e l'assenza di scene coinvolgenti o interessanti, viene davvero illustrata la vita nei suoi aspetti essenziali ed elementari, quindi 17 episodi per vedere persone al supermercato o interazioni inutili, che nulla aggiungono al lavoro, mi ha davvero rallentato.
Questo è un lavoro che poteva senz'altro accelerare il ritmo con 12 episodi , dal 4° all'11° vengono proposte solo dinamiche relazionali conflittuali.
I due protagonisti cercano il proprio posto nel mondo, sono molto simili benché molti non lo abbiano notato, nel senso che in un certo qual senso son rimasti bloccati ad un evento traumatico del passato: la protagonista è diventata involontariamente il capo famiglia e nell'assumere un ruolo di riferimento maschile ne ha assunto anche postura, movimenti, aspetto (complimenti alla bravura dell'attrice perché è una delle più calzanti nel ruolo maschile). Il protagonista cerca invece un posto dove stare a proprio agio, non percepisce quella come la sua famiglia, tenta di inserirsi nella relazione del cugino perché si sente tagliato fuori, scappa lontano per non affrontare un paese che gli sembra troppo piccolo e asfittico per lui ma lo sono piuttosto le dinamiche abitative famigliari, gioca ancora con i "lego". Vengono così mostrati un uomo prossimo ai 30 che non sa comunicare apertamente bisogni e desideri e una protagonista che vive senza fermarsi a mai, destreggiandosi tra una decina di lavori alienanti e mal pagati, che non riflette bensì agisce senza mai chiedersi il perché delle cose o la conseguenza delle proprie azioni, pessima in quanto a senso di responsabilità benché economicamente autonoma.
I due protagonisti, così come le altre coppie, mostreranno dinamiche relazionali conflittuali e disfunzionali: aggressivi verbalmente, il protagonista con la FL anche un po' fisicamente, la sorella della protagonista con il ragazzo che le veniva dietro aggressiva, svalutante e manipolativa. Manipolativa e narcisista anche l'artista (mediocre tra l'altro professionalmente) che non si contentava dell'affetto sincero dell'uomo che diceva di amare ma, a seguito dell'indifferenza genitoriale, con un continuo bisogno di approvazione che sfocia in comportamenti seduttivi con chiunque indossasse dei pantaloni, nel tentativo di mantenere legati a sé il gallerista e il ML , che compirà uno sforzo notevole per liberarsene.
Di buono c'è che verrà castrata ed entrambi i suoi ammiratori le volteranno le spalle per la protagonista, non bella ma autentica e senza sovrastrutture.
In generale, un aspetto che mi ha contrariato è stata la rappresentazione di come gli uomini potevano essere ridotti a "pozzanghere di miseria umana", privati di dignità e contegno. TUTTI loro erano privi di consapevolezza e imbalsamati di fronte alle donne che li avevano avvolti intorno alle loro dita. Nessuno di loro ha una relazione di reciproca comprensione con la donna che amava.
PER CONCLUDERE...
La storia ha un lieto fine ma per alcuni finali, non mi riferisco alla coppia principale, mi ha amareggiata perché speravo in alcune crescite in autonomia, separati da partner così vessanti e manipolativi anche se questo è ahimè rappresentativo della realtà.
Per un drama che viene lodato come introspettivo, fresco, romantico e sfacciato, è risultato, personalmente, deludentemente stantio, trascinato ed eccessivamente lento.
Interessante che si sia trattato il tema dell'omosessualità in modo così rinfrescante e leggero, nel 2007, quando la corea è ancora chiusa sull'argomento. La lotta interiore di Choi Han Gyul era credibile e gestita con molto tatto. Anche l'intimità libera e rilassata, mai volgare tra le coppie é encomiabile. Tuttavia, non è stato raccontato molto, la recitazione è stata altalenante, migliore nella parte centrale, come per tutti gli show su donne che si travestono da uomini, bisogna sospendere un elemento di incredulità e semplicemente seguire il lavoro nel credere che la FL/ML L potrebbe effettivamente passare per un uomo di 24 anni (sembrava più un ragazzino prepubere nei primi anni di liceo).
Was this review helpful to you?
Amore & Malintesi....
Uno xianxia/wuxia che difetta per alcuni effetti speciali ma nel complesso è unico nel suo genere e davvero magistralmente reso grazie soprattutto alla performance recitativa di Cheg Yi. Finalmente un attore non monoespressivo ma che riesce a rendere espressivamente tutte le emozioni e le disperazioni che vive.Sì perché in questa storia Yu Sifeng, il ML, è davvero un martire d'amore, un giovane uomo puro, coraggioso, spesso disposto al sacrificio per il bene dell'umanità e irrimediabilmente innamorato, anche a proprio discapito. Un uomo che decide di rinunciare a tutto e sacrificare tutto.
Vi consiglio di guardare con attenzione i primi episodi perché alcune frasi spiegheranno e anticiperanno il finale.
La storia è avvincente, con delle soluzioni narrative e dei colpi di scena davvero geniali, e gli sceneggiatori sono stati davvero bravi a lasciare indizi ma mantenere il mistero fino alla fine del lavoro, negli ultimi cinque episodi verrà illustrata la storia alla cui base c'è un grosso malinteso che determina tutta la storia.
Non ci sono solo enormi malintesi tra i personaggi, il ML è un uomo perfetto e incorruttibile ma anche un pessimo comunicatore che decide di farsi carico di tutto senza coinvolgere nessuno e questo determinerà un grosso pasticcio nella parte centrale fino quasi alla fine del drama.Non è un drama perfetto ma rimane un po' sottovalutato rispetto ad altri xianxia che secondo me sono meno all'altezza per trama, interpretazione dei protagonisti e intensità.
Non c'è nulla di geniale o di nuovo davvero nel messaggio del drama, nel senso che l'amore come fattore teraputico, è qualcosa alla base di forse l'80% dei drama sia cinesi che coreani, eppure le modalità con cui hanno deciso di lanciare questo messaggio, mi riferisco all'idea di un personaggio "multidimensionale", complesso e sfaccettato, ai colpi di scena finali, agli ultimi combattimenti ed effetti speciali, hanno avuto un peso talmente rilevante da aver alzato la mia valutazione che inizialmente voleva essere 8 ma alla luce delle emozioni, delle idee genialmente spese, del messaggio e di quanto questo drama mi ha lasciato ho deciso di alzare perché vorrei premiare cast, regia e sceneggiatore per delle scelte inusuali, geniali che hanno reso questo lavoro diverso: più profondo, sentito e sperimentale, mai scontato e con un impatto scenico ed emotivo molto forte.
Quello che non ho gradito sono stati alcuni effetti scenici "economici" da due lire (sangue arancione in certe scene, uccelli peluche, catene di plastica, mani mozzate che erano quelle del manichino da abbigliamento, una scena pietosa...), tuttavia alcuni animali fatti al pc, quali draghi, volpi viola molto meglio rispetto ad eternal love.
I dialoghi spesso mancano di spessore e riflessività, quelli di ashes of love sono stati molto più profondi nonostante il team traduzione sia stato molto sbrigativo, approssimativo e superficiale , qui invece il team traduzione ha fatto un lavorone, la traduzione è puntuale, precisa, corretta, di senso compiuto per il 99,5% del lavoro (BRAVI).
Personaggi femminili fastidiosi, specialmente la sorella della protagonista e la belva spirituale del ML, salvo solo la volpe viola e la protagonista che ha fatto un percorso evolutivo e di crescita notevole nel corso dei 59 episodi.
L'attrice protagonista nonostante non sia generalmente il tipo estetico dei drama è riuscita a dare profondità e spessore al personaggio, sapendo calibrare l'espressività, il tono della voce, le espressioni e ha saputo interpretare il doppio ruolo in maniera esemplare. Nessuna penso sarebbe riuscita a dare quella grinta , quel tono, quella aura alla Dea della Guerra, una donna fortissima ma anche piena di rancore e risentimento per i torti subiti.
Il protagonista maschile è uno dei pesi maggiori della mia alta valutazione, CHENG YI è stato senz'altro il migliore attore per presenza scenica ed espressività, riesce a rendere qualsiasi tipo di emozione sul volto, e la sua voce è profonda ed eccezionale.
Alla coppia principale viene riservato moltissimo tempo nel corso di questo lavoro, contrariamente ad altri xianxia con valutazioni altissime ma che si vivono davvero pochissimo , in questo lavoro ogni episodio riserva più della metà del tempo alla nascita del rapporto tra i protagonisti. I due mi sono sembrati credibili e all'altezza, non mancheranno momenti di tenerezza ma anche di quasi passione sul finale del drama.
Il finale è davvero molto bello , scenografico e spensierato.
Carine anche le altre storie d'amore che vengono rappresentate che portano in scene dinamiche e tipologie di rapporti diversi: amore tossico, puro, romantico, non ricambiato. I personaggi tutti bravi e credibili.
Nel complesso tutti gli attori hanno fatto del loro meglio e a parte qualcuno, o la risata di Wu Tong, sono stati tutti abbastanza credibili e azzeccati nel ruolo che sono stati chiamati a interpretare.
Colonna sonora gradevole ma non indimenticabile (e qui davvero è stato un peccato).
Was this review helpful to you?
Donne che lottano contro il proprio destino
Regia: 9,5Costumi: 10
Sceneggiatura: 10.
Il drama è un racconto sulle donne nella dinastia Tang, mentre molti tropi narrativi sono comuni in questo lavoro, nel senso che non si vedrà niente di veramente nuovo, raramente i lavori cinesi hanno questa qualità in termini di profondità, regia, impatto e pura qualità della recitazione e della produzione. Il lavoro esplora la misoginia, la rivalsa e il femminismo. La storia d'amore è secondaria e di contorno!
Questo lavoro propone una denuncia sociale a quello che è stato il trattamento delle donne nella cina imperiale antica, l'unica alternativa era il matrimonio e il divorzio veniva visto come "abbandono" del marito, la vita per la donna non aveva più senso anche con un marito fedifrago o violento a casa.
Le storie incentrate sulle donne sono sempre piuttosto popolari nei drama cinesi tuttavia un cast formidabile (anche a livello di secondo protagonista e ruoli secondari) porta avanti la storia con fascino, tensione drammatica e una dose di realismo molto necessaria che manca spesso nel mondo dei C-drama di questi tempi (anche gli attori non sono truccati eccessivamente , rimanendo virili e naturali).
La sceneggiatura è intensa, coinvolgente, profonda e osa esplorare criticamente questioni profonde sul ruolo delle donne nel corso del Tang, nonostante la storia ci dica che sia stata la dinastia feudale più civilizzata, con un miglioramento senza precedenti nello status delle donne, attraverso questo lavoro viene denunciata la realtà e portata a galla la condizione delle donne e la disuguaglianza dei diritti umani, anche per ceti diversi.
Attraverso il viaggio della protagonista, l'indipendente, coraggiosa e concreta He Wehifang ,viene portata avanti, con coraggio e poesia,una storia meravigliosa sulle donne attraverso continue metafore sui fiori, tutti con periodi di boccio diversi (ogni donna è diversa), alcuni riescono a sollevarsi dal suolo e a tendere il cielo, esattamente come accadrà nel suo percorso.
Non sarà sempre così, ahimé, per le sue compagne di viaggio...vengono proposte numerose categorie di donne, tutte molto attuali: l'anticonformista, la donna arresa al ruolo che la società le cuce addosso ,con un epilogo tragico (personalità dipendente); l'ambiziosa, la donna che vive bloccata nel passato, potente ma priva di margini di libertà, utilizzata dal padre come merce di scambio per le proprie alleanze , a sostegno delle lotte di potere.
E poi, una caratteristica di pregio di questo drama è che, a parte la lotta tra rivali in amore, le donne si sostengono con coraggio e solidarietà. La nostra eroina sarà un'amica accogliente e comprensiva per tutte loro e si occuperà di affrancarle tutte dalla loro condizione (empowerment), esattamente come si occupa dei propri fiori. Una floricultrice di donne e di anime perse.
Seguiamo quindi il viaggio del personaggio principale: He Weifang non è una donna con "privilegi". È nata in una famiglia di mercanti che non erano considerati nobili e si trovavano molto più in basso nella gerarchia. Per rispettare l'accordo raggiunto tra sua madre e la famiglia Liu per ottenere un farmaco salvavita, si è sposata con un membro della famiglia Liu, famiglia di funzionari destituiti a causa della relazione del figlio con la principessa Ning. Sebbene non fosse stata accettata dal marito, innamorato ancora della principessa, e avesse inevitabilmente sofferto di tutti i tipi di tradimenti e torture, in nome della disciplina femminile nella famiglia Liu, si mostra gentile e obbediente per non creare problemi alla propria famiglia.
Si ribellerà quando scoprirà che i suoi suoceri hanno abusato della sua dote e NON hanno davvero fornito la medicina che avrebbe potuto curare la malattia di sua madre, causandone la morte. Muore anche la sua più fedele serva, nel tentativo di agevolarne la fuga dalla terribile famiglia Li.
Il resto della storia riguarda i continui insulti della società quando cerca l'indipendenza, il divorzio, la grande fuga dalla casa dei suoceri, il rifiuto della famiglia paterna di riaccoglierla (perché una moglie che si sposa nella famiglia del marito appartiene alla famiglia, non diversamente da un oggetto) e la sua trasformazione in una donna forte e determinata che coglie ogni opportunità per combattere per una via d'uscita. Grazie al suo acume per gli affari e alla sua intraprendenza avvia un'attività dal nulla, come semplice fioraia, con l'aiuto dell'emissario floreale, non solo spiana la strada per se ma darà anche speranza e occasioni concrete alle donne che versano in condizioni problematiche.
Yang Zi, anche questa volta offre una performance impeccabile, il personaggio di Li Xian è molto misterioso e interessante , doppio e ambivalente. la sua recitazione è molto spavalda e sicura. La loro alchimia e la loro tacita comprensione sono frutto di collaborazioni precedenti.
Miles Wei, l'ex marito di Weifang, interpreta il ruolo di un narcisista tutto concentrato su se stesso che idealizza l'amore alla ricerca di qualcuno che possa vederlo per quello che è, manipolato dalla propria famiglia per raggiungere i vertici si sentirà trattato alla stessa stregua di un cane, la sua recitazione è tesa, conflittuale, nervosa, sprezzante; l'attore è davvero notevole, ha reso perfettamente il dissidio calandosi nella parte, un second lead assolutamente all'altezza del first role.
Un' altra attrice molto ben calata nella parte è l'amica della protagonista che interpreta la parte di Sheng yi.
Scene, costumi, trucco, gli effetti visivi sono tutti di ottima fattura e in linea con l'epoca, colui che ha curato questo aspetto altri non è che il responsabile di tantissimi lavori di pregio quali: the wolf, lost you forever, the legend of shen li, duoluo continent, the untamed, the sword and the brocade... (scusate se è poco).
Scenografia e sceneggiatura sono molto curate, i dialoghi sono intensi, profondi, riflessivi e psicologici, il tutto arricchito da innumerevoli simboli come fiori, animali, disposizioni nello spazio dei personaggi, fenomeni atmosferici che dettagliano e presagiscono le sorti di alcuni di loro.
Persino la sigla iniziale che è un racconto di questa prima parte del lavoro mostra un po' cosa vedrete, accompagnata da una sigla cantata dalla stessa Yang Zi.
Tutto in questo dramma è eccezionale: la cinematografia e i costumi, i protagonisti intelligenti, con una buona chimica e una relazione che si forma lentamente attraverso confronti e dialoghi, grigliate e bevute al chiaro di luna in un'atmosfera intima e silenziosa, circondati dal profumo e dalla bellezza dei fiori.
Ho apprezzato le luci naturali e diverse, rispetto ad altri drama dello stesso tipo, soprattutto negli interni di notte.
Un drama intimo e raffinato che va gustato e assaporato, elaborato. CONSIGLIO ASSOLUTAMENTE.
Was this review helpful to you?
Koreans do it BETTER!
Cult K-drama of the Sageuk type, loosely based on the novel "Bubujingxin (步步驚心, 步步惊心)" by Tong Hua, 2005. As a Korean production, it is set in the kingdom of Taejo Goryeo (founder of the Goryeo dynasty, which ruled Korea from the 10th to the 14th century). Therefore, attempts were made to create different narrative solutions to adapt it to the customs and traditions of Korea during that historical period, and to avoid being a clone of the Chinese version from 2011. The Korean version is characterized by a compelling screenplay and meticulous set design, which together create an engaging and aesthetically immersive experience for the viewer.It was my first "historical" drama and, in my opinion, one of the most valuable Korean artistic productions, one of the best, if not the best, Asian TV series I've ever seen (it competes with LOST YOU FOREVER). An emotional rollercoaster, with solid performances, the protagonist's portrayal by the legendary "LEE JOON GI" is unparalleled, offering a charismatic and intense performance; the role was tailor-made for him, no one else could have done better. It is one of those rare cases where the character comes to life and exists as an autonomous identity, regardless of the actor, so well did the characterization align with the recognizable and unmistakable aesthetic of the performer.
The other characters are well-developed and portrayed by an exceptional cast. Hae Soo manages to convey the vulnerability and determination of her character. Other cast members, including Hong Jong Hyun, Kang Ha Neul, and Baekhyun, contribute to creating an engaging group dynamic.
The drama begins in a carefree and lighthearted manner, so much so that for the first few episodes, it feels like watching a Rom-Com that presents the story and its characters with the time travel trope. Various princes will play roles in this story, especially the fourth prince, ML, who makes a theatrical and noisy, almost tragic entrance, which is the direction's way of showcasing his impulsive, fiery, and furious traits. From the fourth episode onwards, the drama gradually becomes more serious, reaching its climax around the 15th-16th episodes. The love stories develop in a nuanced manner, allowing viewers to appreciate and understand every choice of the protagonist. The chemistry between the fourth prince and the protagonist is the best. In this regard, I’ve read about "fiery chemistry," but I primarily sensed that from the Male Lead; the Female Lead, although she was very competent in portraying her character, felt two steps below the confident and bold interpretation of the ML. Nevertheless, a powerful, visceral, and physical love story is illustrated, surpassing the platonic nature of the chaste Chinese version, which is much more political and less intimate. Their romance will be slow-burning, with “tsundere” nuances from him, but once he gives her his heart, he will be her confidant, her friend, her defender, with a courage and initiative that almost no one in his position would have (for example, the Chinese twin does not have this). This total, unconditional, wonderful, disarming love is represented with visually impactful scenes. The most famous and unforgettable is undoubtedly the moment when he shields her with his cloak in the rain.
The plot revolves around the conflict between the various princes, particularly Prince Wang So, known for his complex character and his painful, traumatic past. Go Ha Jin, played by Hae Soo, falls in love with him, but their love story is thwarted by political intrigues, rivalries among the princes, and the tragic fate awaiting many characters. The drama explores themes such as love, sacrifice, and power, offering an intense representation of human emotions. Overall, the story has a tight pace; it never drags or slows down, and nothing happens by chance: everything is meticulously planned, frame by frame, sequence by sequence. The character developments are all plausible, and their characterization is very good, with a consistent growth path.
Performance: The performances are very good from every character; perhaps the only one who showed some immaturity is Nam Joo-Hyuk, whose casting was not fitting due to the age of the actor in 2015 (when it was filmed). Considering that the 13th Prince was described in the story as a worldly man with savoir faire and immense self-confidence, Nam Joo-Hyuk was too physically immature to represent him credibly in 2016; today, in 2025, he would definitely do better, as he has grown tremendously in his acting abilities, bringing depth to the characters he portrays. Another actor who seemed much less effective compared to the cast is the Emperor.
Screenplay: The screenplay of "Moon Lovers" is written by Kim Kyu-tae and presents a dense narrative full of twists. The story explores themes such as love, trauma, the struggle for power as an attempt at maternal recognition or protection from others' abuses, sacrifice, and fate. The characterization of the characters is profound, each facing cognitive dissidence, moral dilemmas, and inner conflicts. The series stands out for the emotional intensity of its scenes and the dialogues that often reflect the tensions between personal desires and family duties. The dialogues are good, especially those that pertain to the romantic aspect between the protagonist and the female lead. His final speech in the last episode is unforgettable, showcasing his ability to emphasize certain points by changing the tone when enunciating some words rather than others. Another unforgettable line is, "Every time I come to you, all my problems seem to lighten. So how can I live without seeing you? If you don’t want to come to me, don’t give me hope. For me… it’s torture." “If it’s you, I can rely on you… Now I am yours.”
Set Design: The set design of "Moon Lovers" is one of the most meticulously crafted aspects of the production. The series was filmed in various locations, including historical sets and reconstructions of palaces, recreating the atmosphere of the Goryeo dynasty. The costumes are elaborate and highly detailed, accurately reflecting the different social classes and personalities of the characters. The choice of colors and materials contributes to creating a visually captivating and historically credible atmosphere. The locations include Ondal Tourist Park for the reconstruction of the palace where the Goryeo princes lived; Pocheon Art Valley, where the protagonist falls into the water and is transported to a past era; Baekje Cultural Land in Buyeo, the site of the Baekje Palace from the Three Kingdoms period; Ondal Grotto Cave, the limestone quarry where the Protagonist meets the eighth Prince and connects to the princes' baths. Other locations are Sabigung Palace, Neungsa Temple, Living Culture Village (showcasing various houses from different social classes during that era), and Wiryeseong Fortress, the first Korean government building and an ancient tomb palace.
Music: It is unanimously recognized, even by detractors, that the music has been pleasant and fitting; personally, they are not my favorite songs, but they contribute to characterizing the work, enriching it with emotional undertones. Especially "Say Yes" by Loco and Punch (the OST is available on Spotify by searching the title of the work) and "Forgetting You" by Davichi. Personally, I found the use of modern music (rap genre in some songs) in a historically themed drama somewhat mismatched, but in certain films, especially those by director Coppola, such solutions turn out to be interesting, albeit experimental.
Story: The portrayed characters are strongly humanized, with many liberties taken concerning the original novel, but this has not diminished its impact; rather, in my opinion, it has surpassed the limits in terms of emotional intensity and psychological resonance that in the original version must be decoded from actions. Moon Lovers is a punch to the gut, explaining each scene with emotional and tragic nuances that the Chinese version fails to achieve. Despite the free interpretations and a slightly different ending, the paths remain the same, especially regarding the two protagonists but with interesting twists: thanks to the pure, sincere, and selfless love of the protagonist, who redeems him from maternal emotional deprivations, the Protagonist will not become a bloodthirsty emperor but a far-sighted and benevolent ruler, just and correct toward the people. The protagonist, on the other hand, will faithfully follow the dramatic trajectory, with differing steps, of the Chinese twin: a lively, cheerful, dreamy, enthusiastic girl who, blow by blow, will evolve into a composed, reflective, constrained, melancholic woman until she fades completely, like a candle with a faint flame. It is also humanizing to portray how true love is not necessarily the first and how, throughout life, we encounter many people who, at one moment or another, manage to strike and attract us more than others.
Ending: This is a work so well-executed and lived, coherent in logic and actions, that a different ending would not have been as fitting as a happy ending, and you don’t even mind that it ends tragically because his despair, the bond with her, the memory of her that he cannot forget, and the expressive power of a letter that describes, declares, and unites make the final epilogue understandable and perfectly acceptable. Even in this aspect, which is often the Achilles' heel of dramas, the artistic validity of this work is demonstrated, which I recommend, acknowledging that it is not for everyone.
“Moon Lovers: Scarlet Heart Ryeo” is a work that effectively combines history, romance, and drama. Despite some criticisms regarding the conclusion of the story, the drama has left a lasting impression on the hearts of fans. If you are passionate about overwhelming love stories and historical dramas, this title is definitely worth watching.
Was this review helpful to you?
Eppur si deve campare ....tra serre smart ,finanza creativa e petardi bagnati abbandonati
C’è una piccola verità che ogni appassionato cinefilo prima o poi deve accettare: anche i bravi attori hanno un mutuo, delle bollette e probabilmente un commercialista che non accetta applausi come forma di pagamento.Non ogni progetto nasce per essere il ruolo della vita. A volte un interprete talentuoso finisce dentro una produzione mediocre non perché abbia improvvisamente dimenticato come si recita, ma perché recitare è anche un mestiere.
Love Has Fireworks sembra appartenere proprio a questa categoria: un drama che può contare su protagonisti capaci e naturalmente piacevoli sullo schermo, ma che non offre loro abbastanza materiale per brillare davvero. Tan Jianci e Wang Churan fanno il possibile con quello che hanno: sono spontanei, credibili, scorrevoli. Il problema non è la loro interpretazione (non sempre almeno), è quello che la sceneggiatura mette loro in mano.
Perché anche con tutta la buona volontà del mondo, se ti danno una candela è difficile organizzare uno spettacolo pirotecnico e Love Has Fireworks , tradotto con scintille d'amore, è uno di quei drama che partono con una promessa che è stata fraintesa dal titolo: scintille come tensione romantica, un incontro capace di cambiare la vita dei protagonisti. Per me invece il titolo allude all'energia tra di loro, ai battibecchi e le piccole schermaglie. Il risultato, però, è molto più tiepido di quanto ci si potrebbe aspettare. Più che un incendio emotivo, sembra una piccola luce accesa in una stanza tranquilla.
La storia segue Qian Fei, una donna che nel giro di poco tempo vede crollare le sue certezze sentimentali e professionali, e Li Yifei, brillante uomo della finanza che, per una serie di circostanze, finisce per condividere con lei lo stesso spazio abitativo. La convivenza forzata, le differenze caratteriali e la competizione nel mondo dell’investment banking avrebbero tutti gli elementi per costruire una commedia romantica piena di tensione. Sulla carta c’è tutto: due personalità opposte, ferite emotive, ambizione, orgoglio e vicinanza quotidiana. Il problema è che la serie raramente riesce a trasformare questi elementi in veri fuochi d’artificio.
Il punto più forte del drama è senza dubbio la naturalezza dei due protagonisti. Tan Jianci e Wang Churan funzionano molto bene insieme: i loro scambi sono fluidi, spontanei, mai forzati. Hanno una bella energia scenica, fatta di piccoli gesti, battibecchi e momenti di quotidianità. Tuttavia, più che la tensione di due persone destinate a innamorarsi, spesso trasmettono il calore di due amici che stanno a loro agio insieme. La loro chimica è domestica, confortevole, quasi familiare, ma manca quella corrente emotiva che dovrebbe far percepire il passaggio dall’affetto all’attrazione, ormai ho capito che ci sono alcuni attori che hanno una chimica palpabile insieme, come corrente che passa. Esempio Chu ran e Yan Yan, o Zhang Wan Yi. Tian Jian Ci è l'amico col quale ti fai le serate e ti diverti, questo è il terzo drama che seguo con lui e questa chimica l'ho notata solo con Yang Zi, in Love love my voice l'energia era confortevole, tenera ma mai scoppiettante.
I momenti migliori qui sono infatti quelli più semplici: la convivenza, le piccole difficoltà di tutti i giorni, l’adattarsi l’uno ai difetti dell’altra. Il contrasto tra un uomo estremamente competente nel lavoro ma incapace nelle situazioni pratiche e una donna più concreta crea alcune scene riuscite e permette ai personaggi di abbassare lentamente le proprie difese. In quei momenti Love Has Fireworks ha una sua identità: non una grande storia d’amore travolgente ma un racconto sul ricostruirsi dopo una delusione.
Il problema è che sembra voler essere un healing drama senza avere fino in fondo gli strumenti narrativi di un vero healing drama. Le grandi opere di questo genere riescono a trasformare una conversazione apparentemente banale in qualcosa che rivela paure, traumi, desideri e cambiamenti interiori. Qui invece molte scene restano piacevoli in superficie, ma raramente lasciano un dialogo o un momento davvero impresso. Si guarda con facilità, ma non rimane molto dopo... .
Dopo il capodanno la relazione tra i due e la situazione lavorativa della protagonista lamentano una ripetitività degli espedienti narrativi: malintesi e battibecchi col protagonista (ancora) e martirio lavorativo (ancora). E questo si trascina per ben 9 episodi. Allora finalmente accade qualcosa che dovrebbe sbloccare il tutto ma no, gli sceneggiatori non sono ancora pronti a mostrare una coppia di persone che si amano e si scelgono così ci infila il malinteso, l'incomunicabilità, i problemi lavorativi che sfociano con soluzioni da thriller ridicole infilate a forza e un payoff che arriva a due episodi dalla conclusione!!!
Il ritmo crolla: il romance arriva tardi, viene interrotto subito e poi recuperato in fretta attraverso eventi esterni sempre più melodrammatici. Incidenti, prove da recuperare, corse contro il tempo e pericoli improvvisi sostituiscono ciò che sarebbe stato molto più coerente con l’anima della serie: un vero confronto emotivo tra i protagonisti.
Il vero miracolo tecnologico di Love Has Fireworks non è Fulaxida che riesce a coltivare verdure sui tetti di Shanghai dentro serre intelligenti degne della NASA, ma la capacità degli sceneggiatori di coltivare per trenta episodi una relazione e poi dimenticarsi completamente di raccoglierla. Perché il problema QUI non è lo slow burn. Uno spettatore può aspettare ma a quel punto devi arrivare con i fuochi d’artificio promessi, non con un petardo bagnato.
Per3 0 puntate vediamo Li Yifei e Qian Fei costruire una relazione fatta di quotidianità, complicità, supporto e conoscenza reciproca. Praticamente un matrimonio senza contratto. poi arriva finalmente il momento della svolta e cosa succede? Il protagonista maschile, brillante investment banker capace di muoversi tra IPO, aziende multimilionarie e guerre societarie, perde improvvisamente la capacità di formulare una frase composta davanti alla donna che ama.
Anche la parte professionale, che dovrebbe essere uno dei pilastri della storia, convince solo parzialmente. L’investment banking viene riempito di termini tecnici, IPO, analisi finanziarie e riunioni, ma spesso sembra più un contesto decorativo che un vero motore narrativo. La sensazione è quella di un settore complesso raccontato in modo semplificato e creativo: molti problemi si risolvono con passaggi troppo lineari e alcuni conflitti sembrano costruiti più per creare ostacoli tra i protagonisti che per esplorare realmente quel mondo, lo spettatore deve ricostruire da sé i passaggi mancanti e comprendere le motivazioni dietro i voltafaccia di Sang, Fang , Liao... . IPO, prestanome, account misteriosi, investimenti nascosti, conflitti di interesse: gli ingredienti per un thriller finanziario ci sono tutti. Solo che vengono lanciati sul tavolo come pezzi di un puzzle senza istruzioni. A un certo punto non segue più una trama ma infila pezzi qui e là disordinatamente.
Questo è un peccato perché il parallelismo poteva essere molto interessante: due persone abituate a valutare rischi, perdite e guadagni che devono imparare che i sentimenti non seguono la logica di un investimento. Invece il lavoro finisce spesso per togliere spazio alla relazione senza aggiungere abbastanza profondità.
Dal punto di vista visivo, il drama sceglie una fotografia estremamente luminosa, quasi “candy style”, molto simile a quella del drama Les Belles, dove dava un'aura fantasy : colori chiari, incarnati perfetti, saturazione accentuata, contrasti morbidi e ambienti sempre puliti e ordinati. È una scelta estetica molto comune nei romance moderni cinesi e probabilmente vuole comunicare una sensazione di conforto, sicurezza e idealizzazione della quotidianità, come se la realtà venisse filtrata attraverso il ricordo o il desiderio di una vita più armoniosa.Il problema è che qui questa scelta entra a volte in conflitto con la storia raccontata. Se vuoi parlare di fallimenti, precarietà economica, crisi personali e rinascita, un’immagine così levigata rischia di togliere peso emotivo. Tutto appare bello, morbido, quasi pubblicitario, ma anche un po’ distante dalla vita reale che la serie vorrebbe rappresentare.
La stessa sensazione arriva dalla colonna sonora: invece di accompagnare con delicatezza la maturità dei personaggi, spesso utilizza motivetti leggeri e quasi infantili che sembrano appartenere a una commedia adolescenziale più che alla storia di adulti che affrontano fallimenti sentimentali e professionali. Già dalla sigla sentivo : aspettati leggerezza, stacca il cervello. L’effetto è carino, ma contribuisce a rendere alcune scene meno profonde di quanto potrebbero essere.
Anche alcune sottotrame non aiutano il ritmo. Personaggi secondari, dinamiche familiari e conflitti lavorativi occupano molto spazio, ma non sempre aggiungono qualcosa di essenziale.
La trama finanziaria, che avrebbe potuto essere uno degli elementi più originali, soffre : le idee sulla carta sono interessanti: startup tecnologiche, agricoltura urbana futuristica, IPO, investimenti e giochi di potere. Ma tutto viene raccontato con una confusione tale da costringere lo spettatore a ricostruire da solo motivazioni e interessi dei personaggi. Fulaxida dovrebbe rappresentare un’innovazione rivoluzionaria, ma la serie non riesce mai davvero a far percepire il peso economico della scoperta; pretende che lo spettatore creda che tutti siano pronti a distruggersi per ottenerne una quota senza costruire adeguatamente il perché.
Altro punto che mi ha lasciata perplessa: la rappresentazione dell’amicizia femminile, che sulla carta dovrebbe essere uno dei pilastri emotivi della storia, ma nella pratica sembra scritta seguendo il principio “ti voglio bene, quindi ti rovino la vita con entusiasmo”. Le amiche di Qian Fei sono presenti, a ritmo alternato. Una le presta soldi quando la vede in difficoltà e il gesto è bello, concreto. Il problema è che lo fa andando a fare scenate all’ex fidanzato, entrando in questioni delicate e rischiando di complicare ulteriormente la posizione della protagonista. Perché apparentemente il concetto di supporto emotivo nel drama oscilla tra “ti aiuto” e “faccio esplodere una bomba e poi vediamo cosa succede”.
L’altra, con la brillante idea di pubblicare video online, rischia praticamente di comprometterle la carriera. Una leggerezza enorme trattata quasi come un incidente simpatico.Sono amiche affettuose, sì, ma spesso l’affetto viene confuso con l’invadenza mista all'assenza. Curioso poi come nel momento simbolicamente più semplice — il compleanno — non ci siano, mentre quando sono loro ad avere una crisi Qian Fei deve mollare tutto e correre. Il problema maggiore però è la scrittura della storyline dell’organizzatrice di eventi. Un personaggio che poteva rappresentare una donna indipendente e sicura diventa invece una sequenza infinita di prove da superare: pretende conferme, dimostrazioni, gesti plateali, ma fatica moltissimo a vedere le difficoltà dell’altro.
La sua relazione viene presentata come romantica, ma spesso sembra più un esame a punti dove lui deve continuamente dimostrare di meritarsi il posto. Lui affronta insicurezze, problemi lavorativi seri, torna da lei disposto a mettersi in discussione… e invece di un incontro tra due persone mature abbiamo l’ennesima dinamica “devi convincermi abbastanza”. A un certo punto più che fare il tifo per la coppia viene voglia di svegliarlo scuotendolo.
Ed è un peccato perché l’idea di base era buona: raccontare amicizie adulte e relazioni diverse. Il risultato però sono due figure che sembrano costruite più per creare ostacoli e scenette che come persone coerenti. Sono presenti nella vita della protagonista, ma narrativamente sono sbilanciate: il drama ci dice che sono grandi amiche, ma spesso le loro azioni raccontano qualcosa di molto diverso.
Love Has Fireworks ha il problema del “ti dico una cosa, te ne mostro un’altra”. Ti dice grande amicizia → ti mostra amiche che causano disastri. Ti dice amore maturo → ti mostra gente che aspetta l’episodio 35 per usare la bocca. 😂
ASPETTI TECNICI
A livello tecnico pesa inoltre la controversa sostituzione del volto tramite IA del secondo protagonista maschile (Wang Ruo Hai). Sapere che dietro c’è un intervento digitale spiega quella sensazione di rigidità percepibile in alcune scene: un volto troppo fermo, poche micro-espressioni, un leggero distacco tra fisicità e mimica. Non rovina la visione, ma crea momenti di ilarità che spezzano l'immersione.
Tan Jianci è un lavoro che conferma ancora una volta la sua versatilità: personalmente non lo considero un uomo particolarmente bello o affascinante come spesso la serie e il fandom sembrano voler suggerire, ma lo trovo un interprete carismatico, simpatico e molto espressivo. Qui finalmente ha avuto modo di mostrare ironia, umorismo e una certa dose di stravaganza che non guasta.
Wang Churan invece riesce a dar vita ad una protagonista molto naturale: una donna concreta, alla mano, volitiva, non eccessivamente emotiva. Ho apprezzato moltissimo la spontaneità della sua interpretazione, perché riesce a rendere credibile un personaggio che poteva facilmente risultare piatto. Il limite che purtroppo le devo riconoscere è l'assenza di mezzi emotivi quando la trama le richiede di spingere in senso drammatico (EP 32 LA SCENA DELL'OSPEDALE, NOTARE LA FACCIA DI LEI QUANDO LUI LE VA INCONTRO... DITEMI SE FUNZIONA) .
Peccato per la questione della sostituzione del volto tramite IA del secondo protagonista maschile, perché l’attore scelto come rimpiazzo esiste davvero ed è anche valido.
Ovviamente non aspettatevi che i due protagonisti restino semplicemente amici per tutta la serie. Il legame romantico arriva molto avanti, ma quando finalmente prende forma Li Yifei (Tan Jianci) riesce anche a mostrare una discreta componente di desiderio fisico. Rimane però sempre molto filtrata attraverso il sentimento, quasi come se ancora una volta servisse una giustificazione emotiva per poter desiderare apertamente una donna.
Dal 24°... ho iniziato a percepire stanchezza per la ripetizione del medesimo meccanismo narrativo, schermaglie tra di loro e problemi a lavoro, prima licenziata, poi sospesa e gli autori non si sono nemmeno scomodati a renderlo sensato.
È un messaggio di fondo tuttavia positivo, anche se espresso in una forma ancora molto cinese, con l’idea di fondo del “solo il lavoro non ti tradirà mai”. Guardandolo però da una prospettiva più occidentale si può cogliere un significato più universale: non lasciarsi distruggere quando tutto sembra crollare, continuare a muoversi, perché spesso quello che percepiamo come una fine può diventare l’inizio di qualcosa di migliore.
Non mi è dispiaciuto vedere altre coppie, altri punti di vista e una trama che non ruotasse esclusivamente intorno alla nascita della relazione principale, il problema è come hanno deciso di farlo. È vero però che molte interazioni inutili e ripetitive potevano tranquillamente essere tagliate: di momenti leggeri tra loro ce ne sono già moltissimi, forse troppi. Il drama è piacevole e confortante fino al 20°, ma avrebbe avuto bisogno di più selezione e più profondità per lasciare davvero il segno.
Alla fine risulta un drama contraddittorio. Ha due protagonisti piacevoli, una coppia credibile nella quotidianità e diversi momenti teneri, ma sembra sempre trattenersi. Vuole essere romantico, ma non osa abbastanza con la passione; vuole essere professionale, ma semplifica troppo il mondo che racconta; vuole essere terapeutico ma raramente scava davvero nelle emozioni.
E contiene un paradosso: ha una startup che sa creare il futuro dell’agricoltura ma una sceneggiatura incapace di far crescere organicamente due sentimenti già piantati da 30 episodi.
Was this review helpful to you?
Quando il nonsense funziona meglio della vuota profondità.
Commedia soprannaturale taiwanese, presente su piattaforma Netflix ,costruita attorno a un poliziotto omofobo che finisce accidentalmente “sposato” con il fantasma di un ragazzo venuto a mancare in un tragico incidente, dentro una storia che mescola indagine, maledizioni e ghost marriage. Il punto forte è proprio il suo paradosso: una premessa assurda che non resta a livello di buffonata ma usa il caos per infilare dentro anche il tema dell’identità queer e del pregiudizio, in un contesto taiwanese dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale solo da qualche anno.Interpretazioni: Greg Hsu, Austin Lin e Gingle Wang sono il trio su cui il film si regge anche quando la sceneggiatura decide inciampa; loro restano credibili e tengono in piedi il gioco senza trasformarlo in una sagra del niente. È il felice caso in cui gli attori capiscono perfettamente il tono, stare dentro una follia dichiarata senza scivolare in una commedia dell'assurdo, nel grottesco nonsense, e secondo me ci riescono.
Sceneggiatura e regia: Il film è diretto da Cheng Wei-hao, che lavora sul confine tra commedia, crime e soprannaturale con una mano abbastanza sfrontata da sembrare quasi un autosabotaggio, e invece no, il meccanismo parte, corre e ogni tanto ti sorprende pure. Le recensioni internazionali lo hanno descritto come un "crowd-pleaser "esagerato e divertente, capace di demolire i pregiudizi con leggerezza più che con la predica; ed è proprio lì che sta il suo colpo migliore, perché la scrittura è talmente folle da diventare creativa, e in certi momenti persino geniale nella sua sfrontatezza.
Musica: consiglio della Ost “Untitled” di Jolin Tsai, uscita il 9 dicembre 2022 come tema del film una canzone leggera e malinconica che si sposa perfettamente con l'atmosfera e le intenzioni del film. È una scelta molto azzeccata perché accompagna bene quel tono da commedia sgangherata che, sotto sotto, sa anche essere tenera.
In sintesi: non è un film di alta levatura, è un Bmovie, chiaro, non finge nemmeno di essere meglio di ciò che è; però ha una faccia tosta che funziona, un’idea centrale memorabile, interpreti solidi e una follia abbastanza ben scritta da lasciarti il sorriso addosso. È una di quelle cose che magari non ti cambiano la vita, ma ti ricordano che il cinema ogni tanto può anche essere una "sberla allegra". Quante risate, LOL.
Con Marry My Dead Body mi sono fatta due ore liete, leggere, senza pretese, che ogni tanto serve più di un capolavoro che ti lascia stremata. È uno di quei film che ti sorprendono perché infilano dentro scene che sembrano uscite da una commedia americana di bassissimo livello, roba che non ti aspetteresti mai di ritrovare in un contesto taiwanese… e invece eccole lì, con quell’energia un po’ sbilenca e totalmente consapevole di esserlo.
Ed è proprio questo il punto: funziona perché non si dà arie! È spassoso, allegro, spensierato, e soprattutto non prova a venderti una profondità che non ha. A differenza di tanti BL fatti male : pieni di silenzi studiati, primi piani infiniti e sguardi intensi che dovrebbero dirti tutto ma in realtà non reggono nulla, qui la scrittura non bluffa. Non finge. Non si prende troppo sul serio.
È un film che non ha ambizioni alte, e proprio per questo centra il bersaglio. Fa quello che promette: intrattiene, diverte, e ogni tanto sorprende pure. E sì, tecnicamente ha i suoi limiti: inseguimenti e incidenti sembrano usciti da un videogioco economico, con effetti che fanno sorridere.
Però, in mezzo a tutto questo, si respira comunque una certa modernità, un ritmo contemporaneo che lo tiene vivo.
Per questo, senza troppi giri di parole, per me è un 7 pieno. Non per quello che è “oggettivamente”, ma per quello che riesce a fare: intrattenere senza spacciarsi per qualcosa di più, e nel contesto asiatico, non è poco!
Was this review helpful to you?
Lui è giovane, la sceneggiatura ancora di più!
sceneggiatura: 5,5. regia : 6Why Women Love vorrebbe essere un romcom leggero e spensierato tutto dedicato ai sentimenti ma nella prima metà, causa inesperienza assodata della sceneggiatrice risulta essere un mix confuso di fan service, incoerenze narrative e dinamiche romantiche buttate lì tanto per far battere qualche cuoricino… magari distratto. Il personaggio maschile in particolare sembra scritto da qualcuno che ha letto solo la sinossi di un romance su Wattpad e ha deciso che bastava così.
Partiamo da quello che personalmente non ha funzionato:
- Sceneggiatura, scrittura leggera, piena di incoerenze narrative e cliché, le trame appaiono riciclate, con personaggi monodimensionali e dialoghi datati ma soprattutto sin dai primi episodi loro due che si pongono subito come due amiconi, lui che le vuole organizzare appuntamenti, le scene in cui la chiama megera ma non fa altro che aiutarla con l'amore spiegandole non solo come si fa ma proprio giocando a fare il fidanzatino con lei, le prime fasi in cui lui la chiama “megera” ma poi le organizza appuntamenti rientrano senza dubbio nel fan service: non hanno senso nel racconto, ma sono progettate per far scattare la chimica facile.
Altre persone come me online, ho letto, descrivere l'opera come sequenze “flirty and sugary” (civettuole e zuccherose), senza un vero contesto logico . E non posso che concordare.
In Why Women Love, la sceneggiatura appare costruita per sfruttare dinamiche visive e momenti leggeri, ma non per raccontare: il plot è di supporto alle scene “flirty”, piuttosto che il contrario. La regia si limita ad esaltare il lato estetico senza riuscire a tessere un discorso visivo più maturo o coerente con i temi affrontati. Di conseguenza, argomenti più seri, risultano trattati in modo estraniato, dispersivo, spesso senza il tono adatto.
Regia: appena sufficiente, è funzionale ma priva di originalità o capacità di dare ritmo, abusa prospettive laterali, primi piani e slow motion per camuffare le doti carenti del protagonista, ogni volta che si avvicina a lei fateci caso la scena rallenta, le inquadrature focalizzano sui primi piani e lo sguardo, la varietà espressiva del ML è limitata. É inesperto e si vede troppo. Migliora un po' nella seconda metà del drama. Le scene tra loro sono carine ma prive di emozione, la trama è cretina e sviluppata male.
REGIA E SCENEGGIATURA non hanno saputo approfondire i temi importanti proposti: Nonostante l’apparente leggerezza “Why Women Love” introduce nella narrazione alcuni temi potenzialmente profondi e carichi di significato , come il divorzio, i traumi familiari, e persino disturbi legati all’alimentazione, come la bulimia o altre forme di DCA (disturbi del comportamento alimentare). Tuttavia, questi spunti narrativi, che potrebbero offrire spessore psicologico e realistico ai personaggi, vengono trattati in modo frettoloso e superficiale, come semplici elementi di contorno piuttosto che motori autentici dello sviluppo emotivo e relazionale.
Il problema principale risiede nella mancanza di coerenza tonale e strutturale e nell'interpretazione non convincente di molti lì dentro, inclusa la "veterana" Simona Wang (sospetto doppiata male) : scene drammatiche e cariche di implicazioni vengono spesso seguite da momenti volutamente spensierati o addirittura comici, annullando di fatto ogni impatto emotivo che quegli eventi potrebbero avere sullo spettatore. L’effetto complessivo è una sensazione di estraneità: i temi seri sembrano fuori luogo, appiccicati forzatamente in una trama che non sembra avere gli strumenti narrativi o la volontà di affrontarli con il giusto grado di profondità e rispetto.
In particolare, la questione della bulimia – rappresentata con dei cliché – viene liquidata con una scena di lei che mangia con gli occhi lucidi e scene flashback, o attraverso comportamenti mai elaborati, privando il pubblico di una comprensione empatica del disagio. Allo stesso modo, il trauma e il divorzio vengono evocati senza che ne emergano le conseguenze interiori sui personaggi, trasformandoli in cliché piuttosto che in esperienze umane autentiche.
In definitiva, questi temi seri inseriti senza vero approfondimento finiscono per sminuire i personaggi, privando la narrazione della possibilità di crescere e maturare, e risultando spesso decorativi, se non addirittura strumentalizzati per generare un’emotività facile e non meritata. Personalmente a me non arriva.
Alla luce di ciò, pur riconoscendo che il drama è leggero e spensierato, non mi sento di arrivare al 7.
SE VOLETE VEDERE UN'OPERA MEGLIO FATTA CON UN RAPPORTO D'AMORE TRA UN RAGAZZO GIOVANE E UNA DONNA PIU' GRANDE (DI 4 ANNI ANNI) VEDETE MY DEAREST NEMESIS (trovate la mia recensione cliccando sul mio nickname), DOVE LUI SUPERA DI GRAN LUNGA QUALSIASI ATTORE QUI DENTRO PER LA RECITAZIONE!
Coppie secondarie carine ma lei sembra avere 12 anni, era molto più matura nella parte scolastica, assurdamente. Lui è uno Sugar candy Prince con deficit di testosterone.
Aspetti apprezzabili :
- Assenza di tragedie, tono spensierato.
- La FL: finalmente si vede una donna con polso, risoluta, aggressiva e molto volitiva che non si affida agli uomini per uscire dai guai come in ogni drama che si rispetti.
Tuttavia é emotivamente analfabeta, al punto da non capire davvero cosa vuole o tirare fuori la sicurezza grintosa che mostra nel lavoro anche nel versante sentimentale. Se la trascinerà per 20 episodi. Un po’ too much ! Sembrerà più infantile di lui con i sentimenti.
Ho avuto l'impressione che lei fosse una 40 enne come stile e voce, e che la differenza tra i due in verità fosse più marcata.
Tuttavia essendo una donna di 30 anni non possono inserire scene da teen couple e aspettare che una donna matura si emozioni perché le sfiorano le mano o la fissino. Occorrevano delle interazioni un po' più adulte e mature.
- La Chimica tra i due: è vero che lui sembra sul finale davvero invaghito di lei ma ancora non capisco se questo sia il risultato della regia che rallenta e riprende ogni loro interazione con prospettive mirate e abuso dello slow motion, l’attenzione è posta sugli sguardi e momenti carini tra protagonisti, ma manca l’uso di inquadrature capaci di esaltare i temi narrativi .
- La brevità: 24 episodi con una sceneggiatura cedevole vanno molto bene, di più avrei sinceramente droppato al quarto episodio per l'assurdità e la precocità delle scene di avvicinamento viste dal primo minuto senza un frame contestuale dove inserirle. Tuttavia io penso che era il caso di non dilungarsi troppo sul conflitto interiore della protagonista che arriva a scegliere tra i due spasimanti al 19°, 5 episodi prima della fine. Normalmente i sentimenti si palesano a metà drama, qui l'illuminazione sentimentale andava mostrata prima, e magari giocare con una storia segreta da ufficio che mostrasse un accordo tra la parte sentimentale e quella razionale. No, dal 12 fino al 19 è un continuo alto e basso, con lui che poverino le tenta tutte e decide persino di accelerare una evoluzione per potersi assicurare una possibilità con lei. Tenero ma un po' zerbino. Questo aspetto per par condicio ( considerato che sono le donne spesso mostrate come arrendevoli e disposte a compromessi) non mi è dispiaciuto.
-il finale, non affrettato, molto sentito e di cuore, dedica il giusto tempo alla chiusura dell'opera, è uno dei finali migliori che abbia visto a conclusione di un lavoro per il tempo dedicato e le dinamiche sviluppate e chiuse.
-Gli episodi finali, sono quelli che si avvicinano al 7, la sceneggiatura non sembra più forzata, le recitazioni sono più naturali e sciolte, si vedono delle azioni logicamente legate e delle dinamiche plausibili, senza abuso di fan service e slow motion.
In conclusione, lo consiglio se volete qualcosa di leggero e se riuscite a emozionarvi vedendo scene di avvicinamento arbitrarie non sostenute da un motivo logico, se vi piacciono le scene fan service e i comuni cliché e riuscite a soprassedere all'assenza di dialoghi.
Se non avete aspettative sull'interpretazione e vi basta che un attore sia gradevole e basta. Se soddisfate i requisiti questa è l'opera che fa per voi!
Was this review helpful to you?
Modigliani tra i maiali.... all'osteria delle 3 rane.
Ho iniziato questo lavoro con le migliori aspettative, attratta dalle recensioni positive e sotto un consiglio di una persona che stimo che me lo aveva indicato come "comfort-drama". Gli attori mi piacciono, la sinossi anche... .Dopo la visione di drama particolarmente impegnativi e drammatici cercavo qualcosa di leggero e spensierato, purtroppo, per onestà intellettuale, mi tocca CHIARIRE CHE QUESTO SPETTACOLO è una serie che tratta MOLTE, troppe cose, forse, ma NON si avvicina minimamente a ciò che si può definire leggero e spensierato, sebbene i toni non siano mai troppo cupi .
Eppure, questi due aggettivi, leggera e spensierata, sono probabilmente i PIÙ usati per descrivere questa serie.
Pensavo inizialmente che avrebbe presentato una storia d'amore originale che matura tra gallerie, mostre e ristoranti di Gamjatang ( zuppa piccante coreana a base di vertebre di maiale, patate e altri ingredienti come peperoncino, ugeoji, cipollotti e aglio).
Il lavoro inizia nel migliore dei modi, la prima puntata è spassosa, colta, intelligente, con tempi comici meravigliosi e mi trovo di fronte a quell'umorismo non demenziale, vuoto ma con dei riferimenti eruditi o dei risvolti introspettivi, inaspettatamente lui sa confortare lei e sa farla ridere, è ignorante in modo imbarazzante ma è più intelligente e in gamba di lei che sui libri c'è morta ma non è cresciuta. Mi trovo di fronte a qualcosa che penso avrei valutato con un bel 9 , sebbene l'utilizzo di qualche cliché (l'uomo che cucina, la caduta accidentale e il finire addosso...), dal secondo episodio la serie muta radicalmente scenario, personaggi, tematiche e in definitiva genere. Non si parla più di arte ma di sospetto omicidio, lutto, debiti, possibile bancarotta, voltafaccia di amici, difficoltà economiche importanti, ingratitudine di tutti coloro che devono qualcosa alla tua famiglia ma non si sa perché non ti rispettano già solo per il fatto di essere sua figlia... .
C'è stato in pratica un cambio così netto e brusco, dal comedy passare al dramedy con sfumature thriller crime.. il tutto senza il ritmo e la tensione incalzante del thriller-chrime ma in modo blando, infilandoci qualche scena esilarante fuori luogo, con primi piani della protagonista di 35 secondi, tre scenari di corruzione o collusione che venivano sviluppati parallelamente, il ML che ritroviamo nel peggiore dei modi... . Insomma uno schifo, decido di droppare al quinto, all'ennesimo "insulto" alla protagonista che si fa derubare e aggredire (ho pensato "Basta, non ne posso più").
Tuttavia, per curiosità continuo incoraggiata da quel positivo che tutti vedono e io non riuscivo a vedere dopo l primo episodio e per fortuna la storia si risolleva un po', diventando crescita e riscatto, sempre sofferta della protagonista, con alcune nuove cadute verso il basso un po' prima del finale.
É un lavoro molto ben fatto: la regia è moderna e con più soluzioni di ripresa rispetto ai comuni lavori (il regista è quello di healer), la colonna sonora è molto gradevole e azzeccata. La scenografia è molto bella , curata, esteticamente risente del piano artistico a cui il lavoro dovrebbe ispirarsi.
Da un punto di vista di sceneggiatura il lavoro è quasi un percorso di "formazione" di questa ragazza, cresciuta in una campana di vetro , senza affrontare le difficoltà, un po' immatura e acerba che si ritrova a dover crescere all'improvviso, bloccata tra le difficoltà e una considerazione molto svalutante di se stessa e la voglia di spiccare il volo e superare i suoi blocchi, anche emotivi.
Questo viene reso molto bene dalla protagonista, il cui casting è stato molto azzeccato devo dire, anche esteticamente questo taglio alla Betty Boop che la rende un po' bambina e un po' outsider, ma di classe. Il taglio richiama un po' le modelle di Modigliani, hanno quasi tutte un taglio corto (Ritratto di una donna polacca, donna con gli occhi azzurri...).
Da un punto di vista attoriale mi è sembrata molto brava ma ancora poco naturale nelle scene dello scoppio del pianto, sono innaturali, forzate, o forse è stata semplicemente diretta male, i bambini piangono così , scoppiando all'improvviso con smorfie e con suoni tipo vagito iniziale. Non ho capito se sono indicazioni registiche che per me non son state azzeccate o se l'attrice deve ancora crescere un po' per affrontare ruoli da protagonista con più sicurezza e scioltezza.
Discorso a parte merita il protagonista maschile che si è dimostrato invece spavaldo, sicuro di sé, naturale e assolutamente all'altezza del suo ruolo, davvero perfetto nell'entrare nel personaggio: questo giovane uomo burbero, privo di savoir faire, irruento, sguaiato, goffo, coatto ma sveglio, maturo e pieno di buoni sentimenti, protettivo, gentile in modo assolutamente impacciato, tenerissimo. La recitazione del ML è di 8,5.
Per tutti gli altri, FL inclusa, vale il voto che ho dato.
Aspetti positivi:
- Regia, scenografia curata;
- ottimo casting e caratterizzazione dei personaggi;
- psicologia e costruzione dei personaggi credibile e psicologicamente plausibile;
- l'idea di fondo di accostare una donna fine ad un uomo totalmente opposto:
- scene comiche esilaranti, tempi comici perfetti;
- crescita ed evoluzione dei protagonisti;
- dignità e valori della protagonista;
- dialoghi formativi tra la coppia principale.
Aspetti negativi:
- trattamento riservato alle donne;
- poca omogeneità tra il comico e il drammatico, per essere un dramedy, le scene dove c'è ilML sono spassose, subito dopo si passa al drammatico tragico quando ci sono le scene degli altri personaggi;
- troppi temi trattati senza approfondirne nessuno : tradimenti familiari, corruzione governativa, ricatti, omicidi segreti, traffico di droga, bancarotta, diffamazione pubblica, voltafaccia di chi credevi amico, assenza di gratitudine e rispetto per la figlia di un uomo a cui devi molti, umiliazioni degli orfani, suicidio, prostituzione forzata;
- tutto ciò che non riguarda i protagonisti principali è una coacervo di disumanità: a parte la direttrice del museo di Dali e due collaboratori, il suo migliore amico d'infanzia adottato... tutti gli altri personaggi della serie sono dei mentecatti, meschini e umanamente miserabili, amorali e miserrimi;
Tutti complottano per la rovina dei protagonisti. La trama principale sviluppa sotto trame degradanti e deprimenti, chiunque umilia la protagonista: dal corteggiatore rifiutato, allo zio che é stato insultante a livelli disumani, al futuro suocero, implorato in modo mortificante e degradante dalla protagonista di dare il consenso alla relazione col figlio. E lei sempre con la testa bassa ad incassare e accogliere ogni insulto con sommessa aria sofferta.
Questo é stato personalmente l’aspetto più deprecabile di questo lavoro che non lo rende né comfort né leggero!
- Donne che come sempre necessitano dell'aiuto di un uomo per venirne a capo;
- ritratto pessimo dei coreani, della loro avidità e della loro mancanza di etica;
- poco spazio riservato all'arte, se ne parla un po' più seriamente nell'ep. 1 e 7.
Per tutti questi aspetti e per l'idea fuorviante con cui hanno presentato e spacciato il drama per una rom com quando invece è solo una parte, dato che il drama parla anche di prostituzione, omicidio, tangenti, droga, riciclaggio, furto e aggressioni, non mi sento di dare una valutazione più generosa... .
Se analizziamo solo il dato tecnico, ossia come hanno ripreso, realizzato e confezionato il lavoro il voto onestamente dovrebbe essere 8 ma se consideriamo il dato complessivo: storia, messaggio, impressioni, modo di rendere la cultura coreana e i coreani, una difficoltosa fusione tra il dato rom-com e il drammatico-thriller , si scende a 7.
Was this review helpful to you?
Una magia che dura poco.... ;-(((
Lo spettacolo è un drama fantasy- romance basato sull'horror comedy. Scritto da Ha Yoon Ah (mystic pop bar ) diretto congiuntamente da Lee Hyung Min (Miss night and day/strong woman doo bong song) e Jung Sang Hee, quindi le mie aspettative erano abbastanza alte, nei primi 8 episodi devo dire che la mia valutazione sarebbe stata di 8, cala a 7,5 dall'8°al 12° episodio per finire con 7 e 6,5 all'ultimo. Premio il concept fresco e innovativo perché l'idea è molto interessante e do ugualmente un 7.Ciò che ha penalizzato è la compresenza di generi diversi non ben fusi tra loro: i primi episodi era solo soprannaturale e mistery crime, c'erano tutti gli ingredienti, poi si è trasformata in una storia d'amore senza aver creato le giuste premesse prima, poi una commedia (8), per poi diventare uno storico (7) e infine un fantasy (6,5).
SINOSSI VERA (perché leggo sia su viki che qui sintesi della trama parzialmente sbagliate): Cha Chawoong (Park Hae Jin) è un mago moderno famoso per i suoi incredibili spettacoli di magia alla Copperfield ma il pubblico non sa che il merito è di aiutanti invisibili, egli infatti ha una società con dei fantasmi, che sovvenziona economicamente e aiuta ad accumulare karma positivo per entrare nel Nirvana in cambio di questi supporti, dietro i suoi spettacoli ci sono un ingegnere nerd, un ex fattorino molto bravo a guidare le moto, un ex delinquente forzuto. Dopo aver incontrato Ko Seul Hae (Jin Ki Joo), un' agente di polizia, viene coinvolto nella risoluzione di alcuni casi grazie alla possibilità di impiegare i fantasmi, le due storie, quella del mago e della poliziotta si intrecceranno per una vicenda che ha coinvolto i loro familiari 10 anni fa, senza sapere che i loro destini erano stati tragicamente uniti 2000 anni fa. Con l'aiuto di un generale divenuto ora divinità , al cui servizio milita la famiglia Cha da generazioni, i nostri due protagonisti dovranno sconfiggere un super cattivo e provare a cambiare il loro destino.
Niente di nuovo, se non fosse per questi fantasmi coinvolti nella risoluzione di mistery case e gli spettacoli di magia davvero meravigliosi del mago, peggiora tutto uno sviluppo della trama trascinato e traballante (alcuni episodi coinvolgono, altri molto meno), tra 4 risate e 2 sbadigli arrivo "magicamente" all'undicesimo episodio dove viene presentato tramite flashback il tema delle vita passata che lega i protagonisti, interessante ma un po' troppo trascinato e mal sviluppato.
L'esecuzione non era poi così male, se escludiamo qualche inesattezza storica, tipo scarpe Lumberjack con tomaia EVA indossate 2000 anni fa e quello specchio centrale che fa tanto POWER RANGER, aggrava il tutto il modo in cui è stata costruita la storia attuale che ha reso il tutto scadente. La serie diventa trascinata ed esasperata dal dodicesimo episodio, ricorrendo sempre al medesimo topic (la cattura dello spirito maligno), anche se non tutto ciò che si è visto è stato noioso. Il finale è stato troppo frettoloso perché hanno concentrato tutto lo sviluppo finale negli ultimi 60 minuti aggiungendo roba non necessaria (ma perché? ) alla lotta finale e alla chiusura.
Un finale happy ma girato così frettolosamente da risultare un coito interrotto, i nutrichi seduti a tavola per festeggiare il compleanno del figlio, messi lì per completare un quadretto di "famiglia cuore" , sebbene geniale l'idea di collegarli ai fantasmi, inverosimile come i trucchi di magia del mago dato che dalla risoluzione del conflitto non si è più visto niente di loro, solo un abbraccio .... .
Interpretazione: I due protagonisti meritano un valutazione di 7,5, che potrebbe arrivare ad 8 per la parte in cui il ML interpreta Pong Baek, la protagonista femminile brava ma niente di che, siamo ancora lontani dai livelli delle sue colleghe più famose, e ora comprendo perché fino a qualche anno fa aveva solo ruoli ospite.
Non ho molto gradito che l'avessero resa così incompetente come poliziotta: non riesce a catturare nessuno né ad avere la meglio in nessuno scontro, deve intervenire sempre l'eroe di turno ad aiutarla.
Il generale era molto più bravo come padre di Lee Soo Ho in True beauty, tuttavia è risultato spassoso qui, idem i fantasmi, molto più in gamba nei ruoli comici, meno convincenti nei drammatici.
Bravi gli attori che interpretano il Sunbae della protagonista e il figlio hacker dell'uomo della casa di riposo nei primi episodi. A loro va una valutazione più generosa, di 8.
Terribile il fantasma della donna in bianco, che si vede nell'episodio 12 o 13, il modo in cui corre è davvero ai livelli di video goliardico tra alunni di scuola durante la ricreazione (pessimo).
Nel complesso la recitazione vale 7. Non è stata indimenticabile ma tutti bravi nei ruoli comici.
Regia:
Il lavoro di ripresa non è stato molto curato idem la scenografia, il tecnico del suono poi ha fatto un lavoro personalmente mediocre.
La colonna sonora non è indimenticabile, a parte la sigla finale che è molto gradevole.
In conclusione, consiglio il lavoro per qualche risata senza grosse aspettative, non seguitelo per la storia d'amore perché potreste rimanerne delusi, la storia si sviluppa lentamente ma non scoppia mai veramente tra i protagonisti. Finale un po' piatto e sottotono che chiude in modo grottesco, in perfetto stile pubblicità di basso budget.
Aggiungo 1 punto per il concept e gli elementi comici.
Was this review helpful to you?

2
2
1
1
1
2
1
1
2
2
1
1
1