Il timido gangster...un drama sulla tenerezza e le difficoltà di reinserimento.
Carino e divertente con un' idea di fondo interessante: portare in scena la storia di ex detenuti che provano a reinserirsi nella società e intrecciano le loro vite con le relative sfide poste dal reinserimento, soprattutto nella inflessibile e intollerante società coreana. Intrecciano le loro vite anche con una content creator di contenuti per bambini, e il loro capo se ne innamora.Peccato che questo drama non abbia saputo fondere bene elementi crime con commedia leggera che in certi casi diventa ridicola e nella gestione della storia si sia caricata di cliché: il legame infantile dei due protagonisti per indicare la loro predestinazione, un ridicolo triangolo amoroso che strappa qualche risata ma non c'è tensione, un inutile dramma familiare (stile mafioso) per tenere fede al tropo dell'eroe nobile, aggiungi un tropo della separazione sul finale per mostrare il ritrovarsi e un paio di inutili storie secondarie per dare un po' di profondità ad alcuni personaggi secondari (quest'ultima storia noiosissima).
Non è un brutto lavoro ma nemmeno un grande lavoro, lo consiglio come comfort drama se ne hai appena finito uno particolarmente pesante o impegnativo, drammatico e triste.
Cosa ho apprezzato: le musiche, fresche, divertenti, alcune bene ritmate e ballabili si fondono perfettamente col racconto.
La caratterizzazione dei personaggi , lei perfetta per il ruolo di creatrice di contenuti per l'infanzia, lui bravissimo nella personificazione del ruolo, è un bravo attore e spero che non sia doppiato, se così non fosse ha lavorato moltissimo sulla voce e deve essere stato faticoso.
L'amicizia tra i vari personaggi, questi ex detenuti che vivono insieme formano una famiglia a cui manca la figura femminile, la protagonista saprà inserirsi con dolcezza e un fare materno , senza sostituirsi a loro ma aiutando solo quando è necessario, propone un modello pedagogico molto attuale e positivo, validissimo.
La gelosia del man lead è resa attraverso scene esilaranti che mi hanno strappato tante risate.
Quando il ML si innamora diventa un uomo entusiasta ed euforico come una "scolaretta" di 14 anni, questo pure mi ha fatto sorridere.
Molto teneri gli spettacoli dei bambini con questi ex detenuti che provano a intrattenerli, sembrando degli enormi e goffi giocattoli giganti. Sono scene che inteneriscono.
Viene bene mostrato, e mai con compassione o pietismo, come è difficile riscattarsi dagli errori commessi e la fatica del reinserimento tra critiche e atti denigratori feroci.
Cosa non ho apprezzato: storia secondaria, assenza di passione tra i protagonisti, la timidezza eccessiva di lui non è credibile, comprendo che abbiano voluto creare un contrasto col personaggio ma hanno calcato troppo la mano creando una caricatura più che un uomo vicino ai 40 anni che si comporta come un ragazzino di 12 , addirittura da spaventarsi se toccato da una donna o che non sa cosa fare in sua compagnia.
Gli elementi drammatici e comici non sono bene fusi insieme.
Finale? Bello ma non bellissimo, vengono mostrati tutti insieme e la coppia principale non viene bene illustrata come vive la coppia dei protagonisti, emergono come parte del gruppo senza sapere come gestiscono la loro storia, si evince che non c'è stata evoluzione nel rapporto pre/post .... (no spoiler).
CONSIGLIO? SI', a patto che si abbassino le aspettative.
CUPIDO QUANTO MI ANNOI!
Sinossi: Il protagonista È CUPIDO CHE VIENE PUNITO PER ESSERSI INNAMORATO DI UN UMANO 500 anni fa dalla divinità del DESTINO. Cupido ha 3 colleghi, lui e i colleghi sono belli come angeli ma il terzo è tozzo e inattraente anche se ne combinerà di cotte e di crude e regalerà molte risate.Un altro di questi angeli è maledetto e si trasforma in cane ogni 28 giorni mi sembra di aver capito, è dolcissimo in quanto come golden retriver è tenero e molto coccolone, specialmente con le belle donne.
La protagonista femminile è un delle attrici coreane più belle in circolazione, forse perché originariamente modella, peccato che la sua recitazione sia troppo acerba e monoespressiva, la bellezza non compensa la povertà emotiva a livello interpretativo.
FL si innamora di cupido perché hanno un legame "karmico", il rapporto tra i due manca di sfumature poetiche.
Lei porta sfortuna a ogni uomo che intraprenda una storia con lei perché il destino la vedrebbe accanto ad un altro uomo.
Questa coppia insieme a livello estetico non mi è piaciuta: lei sembra la madre di lui , lui ha un viso da bimbo e insieme non sembrano davvero credibili, è il peggior casting che abbiano fatto finora. Trai due io non ho visto molta chimica.
E' una serie un po' diversa perché in questo caso è la donna che ci prova con lui, e gestisce le dinamiche della loro relazione, inizialmente lui sembra restio ma palesemente attratto da lei.
Non è solo una storia d'amore e di rivoluzione del fato, ma è anche una serie crime ambientata ai giorni nostri e devo dire che è l'unico dato di pregio della serie, il serial killer è davvero insospettabile e ben nascosto.
Feedback tra la metà e la fine della serie riportano alle vite precedenti, sin dalla dinastia Joseon fino all'ultima reincarnazione della protagonista, tragicamente interrotta .
I cliché sono abusati: sempre le stesse scene di Fl che cade, ML la salva, ML è un cupido che viene trafitto dalla sua stessa freccia, motivo per cui si innamora di FL. E queste scene si ripetono 4 -5 volte.
Per una storia d'amore, metà del tempo riguarda un serial killer che agisce indisturbato in ogni episodio, e l'altra metà del tempo è FL che si lamenta con ML in modo seccante perché insiste che debbano finire insieme. Lo spettacolo è troppo superficiale, privo di sostanza o di logica, i dialoghi ovviamente hanno la consistenza del vapore, non viene mostrata una vera compatibilità tra nessuno dei protagonisti. La storia non va da nessuna parte, le stesse scene ripetute, troppi buchi nella trama e dialoghi insipidi.
Tragedia in scena: Bravissimi loro ma a Quale Prezzo... ???
Dovrei dare differenti voti perchè per la prima volta mi trovo perplessa , a fronte del fatto che per intensità e bravura recitativa gli attori meritano un 10 pieno, soprattutto il protagonista maschile che interpreta il doppio ruolo magistralmente, e credetemi per me che ho avuto a che fare con gente nella sua situazione posso dire che è incredibilmente credibile, come gestura, mimica, linguaggio. Qualcosa che davvero mi ha turbato.Come colonna sonora personalmente non ha brillato, non darei nemmeno la sufficienza.
Come combattimenti ed effetti scenografici e do un 7 , perché non ce ne sono moltissimi ma quelli che si vedono sono discreti, molto scenografici quelli delle ultime puntate.
Come scenografia, dialoghi e scelte narrative io mi trovo costretta a dare la sufficienza (6) perché pur iniziando in modo spensierato e leggero, anticonvenzionale, mi è piaciuta molto la scelta di caratterizzare in modo eroico e intraprendente la parte femminile proponendo di contro una controparte maschile intensa, profonda ma fragile (genialata), la serie , forse a causa della sua brevità (27 episodi contro i 40 minimo che hanno queste serie e gli episodi durano anche un 5 minuti in meno) ,dopo i primi 7 episodi, diventa un ecatombe tragica e senza un episodio di tregua o serenità, forse attimi. E' un continuo susseguirsi di tragedie e colpi bassi.
I dialoghi tra i due innamorati mancano di onestà reciproca, o di totale schiettezza per tutta la durata del drama per quel che riguarda il protagonista maschile, la protagonista femminile per disperazione si aprirà ma non cambierà nulla. Lui è totalmente perso per lei ma anche l'uomo più irragionevolmente testardo che io abbia mai visto, e questa ostinazione determinerà il finale che vedrete... .
La brevità della serie ci ha risparmiato molti dialoghi inutili e storie accessorie, riempitivi che spesso penalizzano appesantendo la visione.
Nonostante ci sia intensità , ottima recitazione, un amore pieno di tenerezze reciproche che in nessuno dei 50 drama finora visti (dimenticatevi della passione), ho ritrovato, personalmente ho trovato troppo pesante la visione e l'andazzo prosegue senza tregua. Il finale non è negativo né positivo, dura pochi secondi e per come finisce, per le conseguenze fatali e la condizioni in cui si trova la protagonista ti lascia insoddisfatto e con un grande senso di vuoto e pesantezza.
Peccato che attori così bravi abbiano preso parte a questa deprimente serie, senza gioie; solo pesante e struggente, seconda solo alla "Scelta di Sophie" (film terribile per chi lo conosca che viene da me menzionato per farvi capire a cosa andate incontro, il grado di drammaticità e tragedia continua), tanto che alla fine la sigla di ogni episodio ti evoca profonda angoscia perché capisci che ci sarà una nuova prova, un nuovo problema,un nuovo pericolo, forse fatale, una nuova separazione, senza fine. Così tante le tragedie che il finale non lo gusti a pieno, anzi ti sembra un contentino triste, messo lì per volere di qualcuno ma a cui nessuno crede fino in fondo, persino il regista!!! POCO CONVINCENTE!
Vi prego scrivete recensioni solo se finite la visione completa della serie, ho letto molte recensioni di chi ha visto solo i primi due capitoli, ebbene la serie dal 7 diventa completamente un altro genere, quindi non scrivete impressioni, perché fino a quando non si vede tutto si parla di impressioni non di una recensione fondata e completa!!! Leggi di più
Preliminari narrativi che non arrivano al PUNTO.
Voto reale: 6,7C’è una differenza sostanziale tra un film che racconta una storia attraverso la danza e un film che usa la danza come superficie estetica per mascherare i vuoti di scrittura. 10 Dance pur partendo da un argomento potenzialmente magnetico : la danza , con due rivali costretti a contaminarsi tecnicamente ed emotivamente – sceglie quasi sempre il ballo per fare scena, non per raccontare nel profondo. Il risultato è un’opera gradevole da guardare ma narrativamente irrisolta, spesso artificiosa, incapace di trasformare la promessa iniziale in una vera progressione drammatica.
Il problema principale è strutturale: la sceneggiatura procede per nuclei di tensione slegati, per dialoghi pensati a effetto, per silenzi gravidi di intenzione che tuttavia non sono sostenuti da un adeguato sviluppo dei personaggi. Si ha di continuo la sensazione che il film voglia sorprendere o sedurre lo spettatore sul momento, senza però costruire i passaggi necessari perché quella sorpresa abbia peso. Molte battute suonano come dichiarazioni solenni sospese nel vuoto: frasi enfatiche, cariche di sottotesto, che pretendono densità emotiva prima ancora che il rapporto fra i protagonisti l’abbia realmente guadagnata.
La relazione centrale, infatti, è il nodo più debole dell’intera storia.
L’ossessione del ballerino latino nasce e cresce in modo sbrigativo: si passa da sguardi ostili, da una rivalità quasi rabbiosa, a un coinvolgimento morboso senza che il film si prenda il tempo di mostrarne il processo interno. Manca attrito narrativo, manca gradualità, manca soprattutto la materia quotidiana della vicinanza. Non assistiamo a due uomini che lentamente si spostano l’uno nel territorio emotivo dell’altro; assistiamo piuttosto a una sceneggiatura che decide che debbano desiderarsi e accelera meccanicamente in quella direzione.
Questo rende ancora più problematico il modo in cui viene rappresentato il sentimento, più che tormentato, appare tossico e confuso, privo di una reale intellegibilità psicologica. L’amore qui non nasce da una necessità interiore riconoscibile, ma da una somma di "posture drammatiche". Il triangolo sentimentale, poi, è di una banalità da Bmovie e viene utilizzato come espediente di gelosia senza aggiungere profondità né conflitto autentico.
Anche i protagonisti, pur interpretati da due attori fisicamente credibili, tutto sommato, restano sorprendentemente incompiuti. Il campione di valzer e standard avrebbe dovuto incarnare l’algidità elegante del controllo e della disciplina; finisce invece per sembrare soprattutto un uomo contratto, rigido, emotivamente coartato, ma senza che il film ne indaghi davvero la complessità. Tanta sofferenza suggerita, tanti traumi allusi, moltissimi blocchi disseminati lungo il racconto: pochissimo, però, viene veramente elaborato. È un personaggio che accumula segni di disagio più che trasformarsi in una personalità tridimensionale.
Sul fronte tecnico, e qui il giudizio diventa ancora più severo, un film che fa della danza il proprio motore non può permettersi un livello coreutico soltanto discreto. Nel cast compare persino Pasquale La Rocca, scelta che dimostra la volontà produttiva di ancorare il film a una certa autorevolezza del settore.
Eppure questa autorevolezza resta periferica, quasi ornamentale. Le sequenze di ballo, per chi conosce davvero la danza sportiva, mostrano limiti evidenti: linee non sempre pulite, dinamiche non memorabili, conduzione scenica più recitata che danzata. In più occasioni sarebbe stato opportuno ricorrere a controfigure di alto livello, perché la macchina da presa insiste su una bravura che gli interpreti non possiedono fino in fondo. Per un film intitolato 10 Dance è un problema identitario.
Ancora più discutibile è la gestione della sensualità coreografica. La celebre scena del tango, con l’insistenza su piegamenti e allusioni pelviche, vorrebbe essere trasgressiva ma scivola spesso nel gratuito. Non c’è vera tensione erotica costruita attraverso il movimento; c’è piuttosto un ammiccamento vistoso, quasi volgare, che sostituisce la sottigliezza con l’allusione sbattuta in faccia.
Le interpretazioni seguono la stessa traiettoria altalenante: discrete, talvolta intense, ma raramente naturali. In diversi momenti i due protagonisti sembrano “recitare il tormento” più che viverlo, caricando sguardi e pause fino a una certa artificiosità. L’alchimia esiste a sprazzi, soprattutto in alcune scene più raccolte ( funziona ad esempio il suggestivo bacio danzato sul treno ma non basta a colmare il senso di incompiutezza generale).
Va riconosciuto che scenografia, fotografia e colonna sonora mantengono una dignità costante, e che l’idea simbolica del guidare un partner ferito, diventare il cavaliere di chi nel movimento prova dolore, è forse l’intuizione più bella e più matura del film. Ma anche qui si torna allo stesso punto: intuizioni incompiute, lasciate lì, senza sviluppo o approfondimento.
Il finale conferma il difetto di fondo. Dopo oltre due ore di accumulo intermittente, la risoluzione viene compressa in pochi minuti e affidata a un’apertura romanzesca che sa quasi di fantasy sentimentale più che di conclusione drammatica. Numerosi critici hanno parlato infatti di film “visivamente seducente ma narrativamente incompleto” e di un finale che sembra promettere un seguito non guadagnato dal racconto.
Non è il capolavoro passionale che una parte del pubblico ha voluto vedere, trascinata più dall’estetica dei protagonisti e da qualche bacio ben fotografato che da una reale qualità cinematografica. È un film con un buon confezionamento, una premessa fortissima e una resa decisamente inferiore alle sue ambizioni. Chi gli assegna voti da eccellenza probabilmente si è lasciato sedurre dal BL patinato; chi cerca invece un vero film sulla danza o una vera costruzione romantica resterà con la netta sensazione di aver visto un lungo preliminare narrativo che non arriva mai al punto.
Thriller o Black Medical con un forte stampo psicologico.
Un hospital drama che è anche un thriller psicologico e un noir a tinte forti, basato tutto sul concetto di dualità speculare, allo stesso modo di due emisferi cerebrali (destro e sinistro), presenti come un tatuaggio sulla nuca della protagonista ma con colori diversi: il sx è privo di colori se non con una macchia di azzurro-blu che neanche riempie i contorni e la parte corrispondente di emisfero dx colorata, per simboleggiare la creatività, le emozioni, l'impulsività.Così vengono presentati i due protagonisti del lavoro: Jeong Seok è una neurochirurga brillante e geniale, pupilla del luminare Choi Deok hee, primario del reparto presso l'ospedale universitario di Seoul. Ha perso ogni cosa, radiata dall'ordine dei medici a seguito di uno scontro e di una tentata un'aggressione a lui. Sembrano totalmente opposti: lei libera, sfrenata, senza alcun controllo dei propri impulsi (entra a piedi scalzi nella sala operatoria), priva di ogni etico scrupolo, incurante di tutto e anche della legge.
Lui apparentemente molto posato, controllato, freddo, cinico e calcolatore, che è sceso a patti col mondo per trovare il posto che meritava, non tollera il fare sfrontato e disinibito di lei fino a provocare una rottura insanabile nel loro rapporto.
Ma c'è molto molto di più... nel corso del drama si vedrà come in realtà siano individui con personalità simili, ugualmente disturbati, maniacali e perfezionisti patologici. L'attrice Park Eun Bin ha parlato di una sorta di legame ambivalente che ricorda padre-figlio mentre a mio avviso, forse, la protagonista vede nel ML il padre da cui cerca approvazione ed un compagno di fissazioni perverse (il cervello), lui in lei vede una protesi egoica: le ha insegnato ogni cosa con soddisfazione perché era l'unica in grado di ricevere la sua eredità, l'unica con un passato uguale, quasi una parente ("se il cervello avesse il DNA noi saremmo parenti.. "), e la considera quasi come una sua proprietà, qualcuno che ha plasmato e che non gli può essere portata via.
Sono gli unici al mondo che si stimano reciprocamente e il loro migliore tempo è quello trascorso insieme ad operare con lui, lei e ad insegnare a lei, lui. Lei è l'unica che può rivolgersi a lui in un certo modo e che decide di proteggere ad ogni costo perché "deve finire la sua opera". Il finale è sconcertante, inaspettato, scoprirete il reale motivo per cui lui voleva essere operato solo da lei, non per i motivi che logicamente noi persone comuni possiamo pensare bensì molto altro... .
La protagonista Se-ok incarna questa dualità, dimostrando come un unico strumento (il bisturi-hyper knife) possa essere fonte di vita o di morte a seconda delle mani che lo impugnano. In modo simile, i protagonisti di Hyper Knife rappresentano due facce di una stessa medaglia: una neurochirurga geniale e disturbata mentalmente e il suo mentore, due personalità opposte ma entrambe disturbate, maniache e ambiziose.
Le loro dinamiche mentore-studente sono violente, inquietanti, quasi l'equivalente professionale di una relazione Bdsm (Bondage- Dominazione e disciplina-Sadismo e sottomissione- Masochismo). Il conflitto tra Se-ok e Deok-hee è rappresentato anche cromaticamente: rosso per lei, blu per lui. Dai titoli di testa ai costumi, passando per la fotografia, queste tinte identificano o l'uno o l'altro.
Occorre entrare nella mente di due soggetti ossessivi con psicopatia e qualche problema di narcisismo quindi le logiche comuni e lineari, i comuni meccanismi di pensiero vanno abbandonati.
Il finale mostra un'evoluzione che viene anche (di)mostrato nell'evoluzione del tatuaggio sulla nuca della protagonista ma c'è anche altro, ogni personaggio porta un argomento che la produzione vuole affrontare: il sopruso, il nepotismo, la medicina etica (Dottor Han), la lealtà incondizionata, il traffico di organi, gli interventi illegali.
Notiamo come l'assistente della protagonista, è un po' una sua "proprietà", non ha un ruolo ma viene considerato alla stessa stregua di un oggetto che lei ha conquistato "SEI MIO", ripete più volte, nello stesso identico modo in cui il suo mentore considera lei (altro punto di contatto).
Negli ultimi anni, l'industria dell'intrattenimento coreano ha continuato a espandersi con produzioni innovative e di alta qualità. Tra queste, "Hyper Knife" rappresenta un esempio significativo della creatività e dell'evoluzione del panorama artistico.
Il lavoro si distingue come prodotto audiovisivo di forte impatto visivo e narrativo, con una trama avvincente che combina elementi di azione, medici, riflessioni esistenziali e psicologiche. La regia, innovativa e dinamica, utilizza effetti speciali di ultima generazione, creando un'esperienza immersiva per lo spettatore. La colonna sonora e il casting sono stati curati con attenzione, contribuendo a rafforzare l'identificazione con i personaggi da interpretare e la tensione della narrazione, attraverso di una colonna sonora composta all'80% da strumenti ad arco ( viola, violoncello, violino) e a corde (clavicembalo). Le musiche ripropongono sonoramente questa tensione costante, attraverso la tensione delle corde, questa situazione sempre in bilico della protagonista, sul punto di scoppiare e anche lui... .
Questo show presenta una produzione all'avanguardia che riflette le tendenze attuali e future dell'industria televisiva coreana. La serie si distingue per una sceneggiatura ben scritta, con personaggi complessi e una trama che affronta temi sociali e culturali pertinenti. La qualità della produzione, dalla fotografia alla colonna sonora, è elevata, e le interpretazioni degli attori sono state di alto livello. L'utilizzo delle luci al neon sul personaggio ne enfatizzano la natura ambigua, spesso tramite l'utilizzo di colori come rosso, blu, e fucsia. In alcuni casi, simboleggiano il passaggio da una fase all'altra, come nel passaggio da blu a rosso che rappresenta il contrasto tra quiete e pericolo, rappresentando, a motivo della loro artificiosità, qualcosa che trasmette inquietudine.
É un esempio di come le produzioni asiatiche stiano spingendo verso standard sempre più elevati, integrando tecnologia avanzata e narrazioni coinvolgenti.
Le riprese degli interventi chirurgici hanno richiesto dalle sei alle dieci ore di riprese. “Nessuna produzione coreana ha mai mostrato prima gli interventi al cervello con la verosimiglianza e la precisione di Hyper Knife" ha rivelato il regista Kim Jung-hyun.
“Prima dell'inizio delle riprese, sia il cast che la produzione hanno ricevuto una formazione approfondita. Hanno anche utilizzato apparecchiature mediche reali, tra cui microscopi e altri strumenti costosissimi. Non potendo usare campioni veri per le riprese, si sono affidati a modelli incredibilmente realistici del cervello umano, del viso e di altre parti del corpo, e alla CGI".
Le dichiarazioni del regista valgono anche come avvertimento: quando la telecamera indugia sugli interventi, la visione può diventare, per alcuni, raccapricciante. Dopo Gannibal, Connect, Worst of Evil e Gangnam B-Side, Hyper Knife è un'altra serie asiatica a tinte forti più stimolante delle altre dello stesso genere.
Perché non do il massimo? Perché personalmente non mi ha convinto fino in fondo, nel senso che, pur riconoscendo la qualità complessiva, mi sembra che prenda in prestito molti elementi già visti in thriller /horror americani di successo (il suo personaggio inizia a metà strada tra Hannibal Lecter, un medico brillante che toglie la vita alle persone, e Anton Chigurh per i capelli strani e il modo in cui uccide l'infermiera, ma poi sembra "Killing Eve per il tipo di dinamica col ML, sostituendo la dinamica lesbica con quella di una patologica relazione padre/figlia. Dubito inoltre, e questo lo rende un po' fantasy, che una persona con un comportamento così irascibile e una mancanza di controllo degli impulsi, totalmente priva di empatia, possa farsi strada nel mondo della medicina (per di più nella società coreana) .
L'attrice fa del proprio meglio, così come tutto il cast ma manca l'approfondimento del personaggio.
La storia avrebbe poi dovuto svilupparsi in modo più interessante e meno manifesto ( nei primi episodi immaginavo correttamente esattamente l'epilogo e le evoluzioni).
L'elemento medico, molto presente, non è sviluppato abbastanza approfonditamente e non si fonde in modo omogeneo con l'elemento psicologico. A volte sembra un medical drama puro, altre volte si avvicina ai confini del thriller poliziesco ma come medical thriller coeso non trova mai il giusto equilibrio.
Forse meritava qualche episodio in più per il corretto sviluppo dei personaggi.
Hostage thriller & satira politica. Oltre la romance: vi spiego quello che nessuno ha scritto.
Snowdrop IN VERITA' è un hostage thriller, una satira politica e un laboratorio del potere. Oserei dire che la componente romantica è fortemente sbilanciata, presente ma al 30%.Come serie tv è probabilmente uno dei drama che mi ha fatto cambiare idea più volte durante la visione. Sono partita pensando di trovarmi davanti a una delle tante storie romantiche idol-centriche osannate dal fandom e, nei primi episodi, ero persino tentata di abbandonarlo. Il romance non mi coinvolgeva, la chimica tra i protagonisti mi sembrava debole e il ritmo era estremamente dilatato.
Eppure, episodio dopo episodio, ho iniziato a rendermi conto che stavo guardando la serie dalla prospettiva sbagliata, perchè Snowdrop* non è semplicemente una storia d'amore (o avrei droppato al quarto).
È un hostage thriller costruito su un impianto politico, con una forte componente di satira del potere, alla maniera dei grandi registi moderni.
Ed è questo l'aspetto che, a mio avviso, merita davvero attenzione.
Il vero protagonista è il potere, o meglio, il modo in cui la serie rappresenta il potere: ogni personaggio cerca continuamente di dominare qualcuno e, nello stesso tempo, subisce il dominio di qualcun altro.
È una dinamica che si ripete ossessivamente a tutti i livelli delle varie gerarchie sociali rappresentate.
Sul piano internazionale assistiamo allo scontro tra Corea del Nord e Corea del Sud, che utilizzano gli esseri umani come semplici pedine sacrificabili. All'interno dell'ANSP i superiori schiacciano gli inferiori, salvo poi vedere questi ultimi trasformarsi, una volta ottenuta una promozione, in copie dei loro stessi oppressori (rappresentate in modo volutamente grottesco e caricaturale). Il personaggio di An è emblematico: da uomo quasi ridicolo e servile assume progressivamente atteggiamenti sempre più autoritari, cambia linguaggio, postura, modo di relazionarsi con gli altri.
Lo stesso meccanismo si ripete tra i politici, che si tradiscono, si ricattano e si usano reciprocamente. Persino le mogli dei politici riproducono una gerarchia ferocissima: la " ape regina" domina le altre, ma appena perde potere viene immediatamente aggredita da chi fino al giorno prima le era sottomessa.
La dinamica continua persino nel dormitorio: la cantante esercita il proprio potere sociale su Bun-ok, la centralinista. Bun-ok, appena intravede una possibilità di rivalsa, inizia a bullizzare Young-ro e la stessa cantante. È un ciclo continuo di sopraffazione.
Per questo motivo considero Snowdrop quasi un piccolo laboratorio psicologico sul potere.
La serie mostra con grande lucidità come chi viene umiliato non diventi necessariamente più empatico. Molto spesso, appena ne ha l'occasione, riproduce sugli altri lo stesso schema di dominio che ha subito. Questa è probabilmente la riflessione più interessante dell'intera opera ed è il motivo della mia alta valutazione nonostante tutte le falle.
La satira politica che funziona 👌🏼
Molti personaggi politici sono volutamente caricaturali. All'inizio questo mi aveva infastidita, ma andando avanti ho capito che quella scelta non nasceva da incapacità, bensì da una precisa volontà satirica.I politici discutono continuamente di consenso, elezioni, prestigio personale e lotte interne mentre decine di ostaggi rischiano la vita. Le mogli credono agli indovini, si convincono di assurde profezie sulle "tredici vergini" e prendono decisioni completamente scollegate dalla realtà.
Sono scene volutamente grottesche, e molte finali ricordano un po' i codici teatrali del teatro dell'assurdo.
La serie sembra suggerire che il vero potere non sia solo crudele, ma anche profondamente ridicolo. È una satira feroce dell'élite politica.
La sceneggiatura ambiziosa 📓
Ho apprezzato molto l'idea generale. L'intreccio politico è decisamente più ambizioso della media dei drama romantici. Le alleanze cambiano continuamente, nessuno è realmente innocente e tutti sembrano disposti a sacrificare qualcun altro pur di sopravvivere. Mi è piaciuto anche il modo in cui alcuni dettagli vengono seminati con largo anticipo.
Ad esempio il custode apparentemente innocuo, mostra fin dai primi episodi elementi che fanno sospettare un ruolo molto più importante. Sono piccoli indizi che invitano lo spettatore più attento a formulare ipotesi.
Dove la sceneggiatura perde credibilità 🙂↕️
Nonostante l'ottima idea di fondo, la serie presenta alcune scelte narrative che mi hanno convinta poco.
La prima riguarda il rapimento del professor Han. Successivamente viene rivelato che Su-ho conosce già la situazione del figlio del professore e può usare questa informazione per convincerlo a collaborare. Questo rende il precedente tentativo di rapimento molto meno convincente, perché il ricatto psicologico appare una strategia decisamente più efficace e meno rischiosa rispetto a un'operazione armata con morti e feriti.
Un altro punto debole riguarda Tae-dong.
Nel momento in cui decide di tornare in Corea del Nord per salvare la sorella, il ragionamento mi è sembrato poco coerente.Sa perfettamente che gli agenti falliti vengono eliminati e conosce troppi segreti per essere lasciato vivere. La serie aveva già spiegato che, morendo come martire durante la missione, la sua famiglia sarebbe stata protetta. Di conseguenza il suo ritorno appare una scelta meno logica e meno sicura rispetto al sacrificio immediato.
E tanti altre soluzioni mi sono sembrate logicamente poco plausibili. Ci sono poi alcuni momenti in cui il realismo fisico viene completamente sacrificato. Ferite gravissime vengono superate con una facilità difficilmente credibile, personaggi in condizioni disperate continuano a combattere come se nulla fosse e alcune scene sembrano appartenere più al melodramma che al thriller.
Il romance è la parte meno riuscita 🖤
È proprio qui che la serie, secondo me, mostra il suo limite principale. Non sono riuscita a percepire una reale chimica tra i protagonisti. Il problema non è tanto l'idea dell'amore impossibile, quanto la sua costruzione. Molte svolte emotive mi sono sembrate poco preparate, senza un percorso reale che porti da A a C, si salta il passaggio intermedio.
Il rapporto tra Su-ho e Young-ro viene spesso raccontato attraverso rallenty, primi piani, musica romantica e lunghe sequenze contemplative, ma raramente ho avuto la sensazione che il loro legame poggiasse su qualcosa. Paradossalmente ho trovato molto più profondo e di spessore il legame con la Dottoressa Kang.
È come se la regia cercasse continuamente di suggerire emozioni che la sceneggiatura avrebbe dovuto costruire con maggiore gradualità.
Interpretazioni 🎭
Anche il cast mi ha lasciato impressioni contrastanti. Jung Hae-in funziona molto meglio nelle scene thriller che in quelle romantiche, è questa la sua cifra ora l'ho capito.
Il suo personaggio acquista spessore quando emergono il conflitto morale, il senso del dovere e la tensione politica. Tra le interpretazioni migliori metto anche Joo, Kang Cheong-ya e Bun-ok ( non è un'attrice di livello ma ho toccato con mano la sua bravura più qui che in lovely runner e altre scempiaggini rom com dove è sempre la stessa). Pur essendo uno dei personaggi che ho detestato di più, è interpretata con sufficiente credibilità da risultare realmente irritante.
Al contrario, molte interpretazioni secondarie mi sono sembrate eccessivamente enfatiche. Politici, mogli e diversi personaggi istituzionali finiscono spesso per sfiorare la caricatura. Per quanto riguarda Jisoo, ho trovato convincente la leggerezza iniziale del personaggio, la tempra, la sua agency, ma decisamente meno efficace la gestione delle scene più drammatiche.
Una storia con un simile peso emotivo avrebbe probabilmente beneficiato di un'interprete con maggiore esperienza. Non ha dato al suo personaggio spessore, agency, credibilità, plausibilità, ha solo, purtroppo devo dare ragione alle varie recensioni qui dentro, PIANTO. Quando apprende di notizie traumatiche piange e corre, pessima, non doveva iniziare con un ruolo così difficile e la regia doveva chiederle qualcosa in più.
ASPETTI TECNICI ( NESSUNO LI HA SPIEGATI, TE LO SPIEGO IO) 🎞️ 🎥
Dal punto di vista tecnico, è una serie di buon livello, ma non sempre la regia riesce a valorizzare il materiale narrativo.La fotografia è elegante e la ricostruzione degli anni Ottanta è molto curata. Gli interni del dormitorio, gli uffici dell'ANSP e gli ambienti istituzionali restituiscono un'estetica coerente e riconoscibile, contribuendo a creare un'identità visiva forte.
La regia alterna con efficacia le sequenze di tensione a momenti più intimi, ma mostra anche alcuni limiti stilistici. In particolare fa un uso molto frequente di primi piani, rallenty e inquadrature estremamente ravvicinate degli occhi e dei volti. In alcuni casi questa scelta funziona e amplifica il conflitto interiore dei personaggi; in altri, invece, appare più come un esercizio di stile che come una reale esigenza narrativa. Alcune inquadrature sembrano ricercare l'impatto estetico senza aggiungere nuove informazioni.
Quando invece si passa ai momenti passati dei personaggi il formato pellicola cambia, fateci caso.
Se vi chiedete perché vi sono tre ragioni plausibili per la modifica del rapporto d'aspetto (aspect ratio): l'immagine si restringe lateralmente, dando la sensazione di diventare più "quadrata". Inoltre cambia anche la resa dell'immagine, che appare leggermente più morbida e con una grana diversa.
Lo scopo è segnalare immediatamente allo spettatore che siamo in un altro tempo narrativo, senza bisogno di didascalie tipo "tre anni prima". È un linguaggio cinematografico: appena cambia il formato, il cervello capisce che è un ricordo o un evento passato.
Il secondo scopo , secondo me, è evocare la memoria. Un formato più stretto richiama inconsciamente fotografie, vecchie pellicole, filmati d'epoca. Dà ai ricordi un carattere più intimo e "chiuso", quasi come se fossero incorniciati.
Il terzo riguarda il significato psicologico. Il presente, girato in widescreen, appare più aperto e caotico; il passato, invece, è più ristretto, come se il personaggio fosse imprigionato nel ricordo. È una metafora visiva piuttosto elegante.
Paradossalmente, a volte, nelle scene in cui sarebbe stato utile soffermarsi maggiormente sulle espressioni degli attori, la regia sceglie spesso di non farlo, lasciando alcune emozioni soltanto suggerite invece che realmente vissute. Molte scene riprendono il personaggio visto di spalle o da angolature particolari, questo corrisponde ad una scelta estetica e ad un sottotesto: guardarsi le spalle, il personaggio è minaccioso , ambiguo, non ha buone intenzioni.
Anche il montaggio risente della durata complessiva della serie. Molte sequenze risultano dilatate oltre il necessario e alcune trattative si protraggono per diversi episodi, con una fisiologica perdita di tensione narrativa. Personalmente ritengo che un hostage thriller di questo tipo avrebbe tratto beneficio da una durata più contenuta.
La colonna sonora accompagna con discrezione la narrazione senza risultare particolarmente memorabile. I brani orchestrali utilizzati durante le fasi thriller funzionano e sostengono efficacemente la suspense.
Nel complesso assegno alla regia 8/10: elegante dal punto di vista visivo e tecnicamente solida, ma talvolta troppo compiaciuta nella forma e poco incisiva nel raccontare le emozioni.
Nel complesso ho deciso generosamente , nonostante i difetti, di dare un 8/10
Non perché lo consideri un capolavoro privo di difetti. Anzi. E' eccessivamente lungo , diluito e la visione mi è risultata spesso faticosa, non l'ho divorato e alcuni episodi mi hanno annoiata, ho persino premuto il tasto avanti nelle scene romantiche, mi sono sembrate un voltafaccia improvviso. Il problema di questo lavoro è che segue troppo la sceneggiatura: riesci proprio a vedere che ogni personaggio ha una funzione anche se le evoluzioni non vengono mostrate e la protagonista non ne ha nessuna. Quello che intendo dire è che gli eventi sono messi lì anche se non sono plausibili o scelte credibili in quel momento, deve accadere e basta e va bene così. E' un limite grosso per una serie che mostra dei buoni valori di produzione: una scenografia molto fedele e curata al periodo storico cui si riferisce.
Il romance non mi ha coinvolta, alcune motivazioni narrative mi sono sembrate deboli e diverse interpretazioni avrebbero potuto essere molto più incisive.
Eppure credo che il valore dell'opera stia altrove. Nella rappresentazione del potere. Nella satira politica.
Nel modo in cui ogni personaggio, dal presidente fino alla centralinista del dormitorio, tenta continuamente di imporsi su qualcuno più debole.
È questa la vera intuizione del lavoro, ed è proprio questa intuizione, più della storia d'amore, ad avermi convinta ad alzare il voto finale.
Tra ironia, intrighi e sci-fi filosofica: l’equilibrio (smarrito nell'ultima parte) di Joy of Life
👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 8,7 !Joy of life non è facilmente inquadrabile, ciò che posso dire, limitandomi al panorama cinese, è che si tratta di piccolo gioiellino nel suo genere che incanta lo spettatore sin dalle prime scene, regalando un’esperienza narrativa ricca, raffinata e sorprendente. Ciò che colpisce immediatamente è la sceneggiatura, estremamente ben costruita, che intreccia con maestria intrighi politici, filosofia, humor e momenti di intensa emozione, mantenendo sempre alta l’attenzione.
Il protagonista, Fan Xian, è un personaggio indimenticabile: intelligente, ironico e carismatico, riesce a conquistare il pubblico grazie a un mix unico di astuzia e sensibilità. La sua evoluzione personale, così come il suo confronto con un mondo pieno di complotti e giochi di potere, è resa in modo convincente, permettendo di empatizzare profondamente con lui.
La regia è abbastanza buona e dinamica, capace di dare respiro tanto alle scene più intime e poetiche quanto ai momenti di tensione e azione, accompagnata da una fotografia che esalta la bellezza dei paesaggi e delle scenografie storiche, molto belle le inquadrature dall'alto.
I costumi personalmente sono uno dei talloni d'Achille del lavoro: non abbastanza sontuosi (e pazienza) ma per nulla coerenti, specialmente le calzature delle donne sono incredibilmente moderne. Mi sono piaciute molto le uniformi del comando di vigilanza, specie per quanto riguarda i capi divisione.
Il cast nel suo insieme è molto buono: ogni attore, anche nei ruoli secondari, riesce a trasmettere profondità e credibilità, dando vita a una buona interpretazione corale, il ML e Li Qin hanno una recitazione più convincente, a loro andrebbe un mezzo punto in più.
Il tono della serie alterna con naturalezza leggerezza e drammaticità, offrendo momenti di comicità raffinata senza mai intaccare la solennità delle tematiche affrontate.
Un altro punto di forza straordinario è la capacità di bilanciare la dimensione filosofica con l’intrattenimento: The Joy of Life non è solo una serie da guardare, ma da assaporare, riflettendo sui temi della giustizia, del potere, della libertà, dell'egualitarismo, dei rapporti passato-futuro, sul destino collettivo e sull’amore.
Ogni episodio lascia un segno, stimolando curiosità e voglia di iniziare quello successivo (fino al 28°episodio).
Ci sono molte citazioni in questo lavoro e personaggi memorabili : le maschere dei cavalieri ombra riprendono in modo sorprendentemente fedele quella di Darth Vader di Star Wars, lo zio Wu ricorda un personaggio di Matrix e allo stesso tempo un moderno Tiresia, un uomo che non vede ma utilizzando gli altri sensi riesce a vedere oltre il percettibile dato dalla vista.
Colpi di scena, uno dei punti forti dell’opera. La serie riesce a sorprendere lo spettatore con svolte narrative inattese, collocate nei momenti giusti e spesso capaci di ribaltare completamente la percezione di personaggi ed eventi. Non si tratta di espedienti gratuiti, ma di snodi che mantengono alta l’attenzione e conferiscono profondità alla trama, intrecciando abilmente humour, intrigo politico e riflessioni più serie. In particolare, alcuni episodi centrali riescono a fondere il divertimento leggero con tensione e drammaticità, producendo un effetto che resta impresso e che rende la visione coinvolgente. Proprio questa capacità di sorprendere e tenere in sospeso lo spettatore, senza ricorrere a soluzioni banali, è ciò che distingue il drama e gli permette di competere con titoli di livello più alto.
Uno degli elementi di maggior pregio in Joy of Life è la doppiezza e l’ambiguità morale dei personaggi.
Nessuno appare mai del tutto affidabile o univocamente buono o cattivo: figure che sembrano amichevoli e solidali con Fan Xian, un attimo dopo lo mettono alla prova, lo tradiscono o ne minano la fiducia.
Questo tratto narrativo rende l’opera estremamente realistica, perché rispecchia la natura del potere e delle relazioni umane in un contesto dominato da intrighi politici e lotte di fazione.
Ne emerge un mondo dove la lealtà è sempre condizionata da interessi, strategie e calcoli di convenienza, e in cui ogni legame deve essere continuamente negoziato e verificato. Tale instabilità non è solo un espediente narrativo per mantenere alta la tensione, ma anche un messaggio: la vera crescita di Fan Xian non consiste tanto nel riconoscere i nemici, quanto nell’imparare a convivere con l’ambiguità di chi si proclama alleato.
Questa ambivalenza, invece di indebolire la coerenza della trama, le conferisce spessore, perché costringe il protagonista (e lo spettatore) a interrogarsi costantemente su quanto si possa davvero conoscere delle persone e delle loro motivazioni.
Fantascienza: la scrittura è complessa e multilivello, la trama è molto stratificata includendo anche un elemento sci-fi che si approccia alla storia dell'umanità in modo avvincente, interessante e per nulla scontato. Nonostante a livello di fisica e logica, la soluzione proposta è del tutto illogica e fantasiosa, priva di un possibile fondamento scientifico. mi sento di premiare il messaggio che reca con sé, non si tratta del tropo abusato del semplice “viaggio nel tempo".
Piuttosto porta avanti l’idea che il futuro possa “precipitare” nel passato (geniale).In altre parole, il romanzo suggerisce che il passato non è mai solo passato ma può diventare il contenitore del futuro.
Il futuro, a sua volta, non è solo “in avanti”, ma può essere proiettato all’indietro e rivivere sotto nuove forme, il futuro può reincarnarsi in un passato rinnovato e da questa mescolanza nascere in una nuova linea temporale.
A livello simbolico, questa idea sovversiva del tempo come ciclo locale passato, potrebbe significare un rovesciamento rispetto al solito: non è il futuro che studia la storia, ma la storia che si nutre di futuro.
La conoscenza non ha un tempo lineare, può fluire in entrambe le direzioni.
Fan Xian porta con sé un bagaglio di esperienze “fuori luogo”. Questo significa che: la memoria non è solo conservazione del passato, ma anticipazione di possibilità nuove.
È come dire: ciò che ricordiamo (anche se anacronistico) può plasmare un presente migliore.
Le idee innovative nascono spesso dal contatto tra tempi e spazi diversi, da un confronto di passato e presente che determina il futuro che, nella misura in cui consente di ritornare al passato, ti consente di riflettere a posteriori e di vederlo sotto una nuova luce.
Anche il “medioevo” di Joy of Life può essere fertile e capace di assorbire il nuovo. Non esistono epoche “solo arretrate”: dipende da come vengono vissute e trasformate, lasciando il messaggio che il progresso non è destino, è una scelta culturale e politica.
Il passato non è destinato solo a ripetersi, ma può trasformarsi se riesce a imparare dal futuro.
Siamo tutti portatori di “passati” che non ci appartengono più e di “futuri” che non abbiamo ancora vissuto.
L’identità non è mai prigioniera del tempo, ma un incrocio di storie, memorie, eredità e possibilità.
Solo per questo messaggio, e la riflessione in me scaturita, l'opera meriterebbe 100 ( non 10), tuttavia, essendo un prodotto di regia, interpretazioni, sceneggiatura, scenografia e fotografia e accompagni lo spettatore per circa 30 ore, non mi sento di dare il massimo se per le 10 h finali mi sono annoiata, e gli altri comparti non hanno funzionato altrettanto bene.
Le musiche, colpiscono per la loro scelta insolita: a tratti moderne, con sonorità che includono ritmi latini in alcuni combattimenti per dare un torno farsesco e umoristico, l’uso marcato della chitarra o degli strumenti a corde che danno ritmo accompagnando quanto sarebbe accaduto da lì a poco. Nelle sequenze romantiche emergono ancora motivi moderni, che contribuiscono a dare un tono contemporaneo e quasi straniante rispetto all’ambientazione storica, rendendo la colonna sonora un elemento tanto originale quanto divisivo.
In sintesi è una delle opere più brillanti e memorabili della televisione asiatica recente: raffinata, intelligente e profondamente emozionante, peccato sia lontana dal definirsi un capolavoro per i seguenti motivi elencati in basso.
Cosa non ha funzionato:
1) L’impianto visivo della serie mi lascia più di un dubbio. La fotografia, costantemente scura e tendente al grigio, appiattisce l’immagine invece di valorizzarla.
Inoltre, elementi anacronistici minano la credibilità storica sebbene non sia una serie storica o meglio non ambisca a rappresentare fedelmente un'epoca storica precisa, tuttavia scarpe dall’aspetto moderno, dentature bianchissime e perfette persino sugli anziani e altri dettagli spezzano l’illusione scenica.
Sul piano dei costumi non si raggiunge il livello di accuratezza mostrato in produzioni come Lost You Forever: fatta eccezione per l’abito verde dalle maniche ampie del protagonista e per i completi del secondo principe, la resa complessiva risulta poco ispirata.
Particolarmente discutibili le calzature femminili, con zeppe in plastica e finte pelli traslucide che ricordano modelli ortopedici moderni.
2) La dimensione wuxia, che copre circa un terzo della serie, si rivela uno dei punti più deboli. Le scene d’azione puntano a stupire con voli e coreografie spettacolari ma l’effetto finale appare artificioso e già ampiamente visto. Nonostante alcune buone soluzioni di regia – come l’uso di slow motion alternato ad accelerazioni per simulare dinamismo – i duelli restano poco credibili. Basti confrontarli con i primi venti minuti di The Rebel Princess, dove il realismo delle coreografie e la fisicità dei combattimenti restituiscono una forza completamente diversa. Qui, al contrario, prevale una costruzione scenografica a scapito dell’impatto autentico.
3) L'arco narrativo di Bei Qi (quasi 1/3 della serie) non è allo stesso livello dei precedenti che avevano fissato un'asticella molto alta. Ero quasi annoiata e ho trovato la grande rivelazione di Xiao En troppo prolissa e davvero per nulla sconvolgente dal momento che c'ero arrivata già al quinto episodio, mi chiedo piuttosto come non ci sia arrivato il protagonista che è una vecchia volpe.
Anche le interpretazioni non sono ottimali come le precedenti, notevolmente al di sotto del livello del resto del cast veterano, nonostante apprezzi la scelta di un'attrice per interpretare il ruolo dell'Imperatore del Qin settentrionale ma non ha avuto neanche un briciolo del carisma dell'Imperatore, un uomo sciatto, in apparente stato di fattanza, che striscia in disordine, con ciocche di capelli sfuggite e in camicia da notte scollata che lasciava intravedere il petto, tanto che hai difficoltà a inchinarti ad una tale visione di negligente sciattume.
Il finale è molto forzato: una vecchia volpe come Fan Xian, intelligente, sveglio, scaltro, sempre diffidente si fida di una persona già solo visivamente ambigua , tanto da determinare un finale "shock", completamente inutile che poteva essere previsto ed evitato. Il romanzo è questo ma la sceneggiatura poteva rendere il tutto più convincente.
Per concludere, Joy of Life è scritto molto bene ed è originale, con dialoghi intelligenti e colpi di scena memorabili ma viene penalizzato dal ritmo calante e dalla resa tecnica non sempre all’altezza. Non è un capolavoro visivo, ma è uno dei c-drama più interessanti, narrativamente, della sua generazione.
👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 8,7 !
Maratona imperiale confuciana di intrigo NO STOP!
Cinematografia:10/ 10; Sceneggiatura: 7/10;Questa è una di quelle magnifiche produzioni ad alto budget (finalmente) che inizia in modo così plateale che dentro di me ho urlato al "capolavoro" . 68 episodi dopo mi dispiace dire che, nonostante qualche arco narrativo, momenti eccellenti e scene iconiche, questo drama è ben lontano dalle sue straordinarie promesse iniziali.
Sinossi: Wang Xuan o A'wu, il personaggio del titolo, è l'unica figlia del Primo Ministro Wang Lin, cognato dell’Imperatore e a capo del Langya Wang, la cui formidabile influenza politica si è estesa a diverse dinastie a partire dai Jin Orientali. Il loro potere è assicurato da un patto con la famiglia imperiale Ma, in base al quale, finora per dodici generazioni consecutive, l'erede del clan Wang viene scelta come imperatrice. La regola n°1 della dottrina del clan Wang è "la Madre del mondo" , inteso come difenditrice dell'ordine del Mondo, e quindi della famiglia regnante Ma. Wang Xuan, pertanto, reca con sé il potere e l'influenza del clan Wang.
Il dramma semplifica tutto questo, limitandosi a parlare di uomini innamorati della sua incantevole e incomparabile bellezza (neanche più tanto fresca, ahimé). Questa è solo la ciliegina sulla torta e non l'unico aspetto del suo fascino per uomini ambiziosi che altrimenti non potrebbero legittimamente rivendicare il trono. Sono innamorati di lei sia il Primo che il Terzo Principe, entrambi deboli e sciocchi, in particolar modo Zitan, un personaggio il cui unico scopo esistenziale è solo quello di amare A'wu. In questo contesto, l'aspettativa di A'wu di un matrimonio amoroso è irrealistica e non possibile per nessuno dei membri dell'élite nobile; i matrimoni sono alleanze politiche in cui il meglio che si possa sperare è un po' di affetto che potrebbe o meno essere amore.
Il primo e più significativo atto di ribellione di A'wu sarebbe stato contro il suo destino di imperatrice e, così facendo, si ribella a suo padre e, per estensione, al suo clan ma nessuno se ne cura, ognuno dei personaggi prosegue con il proprio piano. L’unica che si ribella per lei è la madre, sua sostenitrice. I piani per stabilizzare la propria posizione a corte sconvolgono la famiglia imperiale Ma e i clan Wang e Xie, innescando un'intensa lotta di potere tra questi ultimi due.
I Ma sono rappresentati come una combinazione di stupidità, inadeguatezza e indegnità, l’Imperatrice ha un aspetto grossolano non a caso. Detto questo, ho assistito alla crescita del personaggio principale e ho potuto comprendere e in gran parte empatizzare con le sue decisioni fino all'episodio 40 circa.
Purtroppo, il drama da lì in poi, si appiattisce e la trama viene sopraffatta da cattivi monodimensionali e stereotipati con motivazioni ripetitive e noiose, alcune persino non plausibili.
Uno dei personaggi più interessanti è quello Wang Lin di Yu He Wei. È l'unico personaggio un po' complesso, intelligente ma non infallibile, sfacciatamente ambizioso, cinico e impenitente. Ho apprezzato il modo in cui analizza le situazioni con gioia e perspicacia e rimuove gli strati di rettitudine e ipocrisia che lo circondano.
Ci sono state molte occasioni in cui ho potuto immedesimarmi e persino sostenere la sua causa.
Wang Xuan gli somiglia per la sua arroganza e senso di superiorità ma non per acume e abilità strategiche, infatti si trova spesso a gestire le decisioni fuori da ogni logica che gli altri prendono per brama di potere.
Zhang Ziyi imbianca il personaggio di Wang Xuan e non osa abbracciarne il lato oscuro (risultando uno dei personaggi esteticamente migliori ma caratterialmente noiosi di 120 drama finora seguiti). Il suo personaggio nel corso del drama regredisce e prende decisioni molto discutibili che non posso né condividere né giustificare.
La relazione tra Xiao Qi e Wang Xuan è in certe scene l'aspetto migliore di questo drama. È così bello vedere un attore che si adatta alla parte di un generale imbattuto e segnato dalle battaglie, piuttosto che un attore idol emaciato con la pelle liscia come quella di un bambino, inoltre ha un’aura e un carisma unico nel suo genere, con una presenza scenica impressionante, superando di gran lunga tutti gli attori cinesi finora visti nei drama. Ha, inoltre, una buona alchimia con Zhang Ziyi che mi ha spinto a rivedere più volte qualche scena in cui la loro storia d'amore si sviluppa e progredisce, le loro interazioni naturali e intime riescono a evitare i cliché tipici delle relazioni drammatiche, certe scene hanno un calore e un’intimità domestica che raramente si apprezza negli storici cinesi. Entrambi gli attori comunicano emozioni con poche parole e piccoli, sfumati cambiamenti di espressione. La loro relazione non è perfetta, tutt'altro, e in questo aspetto è tristemente realistica. Hanno la loro dose di sfide e conflitti e nel tentativo di proteggersi si omettono troppe cose, lei agisce in modo troppo incauto a volte.
Uno degli aspetti personalmente indigesti della loro relazione è la quantità copiosa di reticenze, mezze verità e segreti taciuti che dall'episodio 15 prosegue fino al 66° episodio, mostrando poca o nessuna evoluzione nel loro rapporto.
Lei non rivela spesso ciò che sa delle trame di corte, nel tentativo di proteggerlo o perché crede che sia un peso che deve portare da sola.
Lui omette dettagli cruciali della sue vita, delle sue finanze, le sue strategie militari e politiche, convinto che sia l’unico modo per tenerla al sicuro.
Entrambi si amano, ma questa protezione reciproca attraverso il silenzio finisce col creare fraintendimenti e sospetti.
Il risultato è che, fino alla fine, si comportano come due persone che combattono insieme ma non si aprono mai del tutto. Quindi non ho visto né una romance spiccata né un'alleanza politica, più lei che lui faranno gli interessi della propria famiglia.
È stato deludente non avere visto come affrontano la loro più grande sfida relazionale, quando Wang Xuan è divisa tra la protezione del suo primo amore e la stabilità del regno e la lecita ricerca di giustizia del marito.
Ciò che è stato estremamente fastidioso è che Zitan avrebbe potuto essere meglio scritto per essere un personaggio molto più interessante, complesso, meglio caratterizzato e interpretato, invece di uno che è stato francamente una completa perdita di tempo sullo schermo. Uno dei personaggi più inutili e scioccamente deboli della serie.
Aspetti tecnici: sul piano registico ho visto un approccio tradizionale, seguendo i canoni del drama storico cinese di alto budget, con poche sperimentazioni, riprese fisse o movimenti lenti (sicuramente con steady cam) per composizioni simmetriche, attenzione ai costumi e agli spazi più che a scelte visive sperimentali.
Pacing visivo: Alternanza tra campi lunghi, per mostrare scenografie e ambienti monumentali, e primi piani statici per i dialoghi politici; il risultato è elegante, ma anche un po’ “piatto” e prevedibile.
Uso dello spazio scenico: le scene di palazzo e di corte sono ben coreografate per trasmettere ordine e gerarchia, ma in quelle più intime la regia si limita spesso a un ping-pong di inquadrature (shot–reverse shot), senza particolari guizzi.
La direzione attoriale sembra meno incisiva con il cast secondario; alcuni interpreti recitano sopra le righe, altri sotto tono, segno che la regia non ha uniformato i registri recitativi.
Scene d’azione: riprese chiare e ordinate ma senza la tensione coreografica di produzioni come Nirvana in Fire, i combattimenti sono funzionali alla storia e più scenografici che realmente memorabili.
Costumi meravigliosi ma del tutto sganciati dal contesto storico e geografico, troppo voluminosi inoltre, a mio umile parere.
La longevità eccessiva del drama, senza plausibili stravolgimenti o storie davvero nuove da raccontare, propone un intrigo dopo l’altro sempre dello stesso tipo e dello stesso genere, con un montaggio che esagera sul finale riproponendo scene flashback desaturate del passato, e taglia parti fondamentali del lavoro.
Alcuni archi mancano di conclusione o di scene fondamentali a discapito di altre del tutto inutili (es. la notte in cui la cugina Qin'er ordisce un piano per rimanere alla capitale, il coinvolgimento di Wangsu o nell'episodio 65-66 quando Xiao Qi si reca alla Corte per rendere giustizia del massacro di Lingya... ). Molti, troppi tagli su una serie di 48 ore che ha speso più di ogni altra serie per la cinematografia, francese tra l'altro, è una grandissima caduta di stile e crollo della qualità complessiva del lavoro.
I limiti di questo lavoro personalmente sono stati:
1) l'interpretazione di Wang Xuan da parte di Zhang Ziyi manca di complessità.
Diventa un soffocante esempio di virtù e perdono in perfetto stile confuciano. Madre della sua patria e inspiegabilmente strenua difenditrice del diritto assoluto di governare della (inutile) famiglia imperiale. Ha un'espressione perennemente distaccata e altezzosa che mi ha permesso poche volte di empatizzare con la sua situazione e ho odiato molte sue decisioni nel finale.
Sebbene abbia il diritto di perdonare i suoi nemici per i torti che le hanno commesso personalmente, non è assolutamente suo compito amministrare la giustizia a suo piacimento.
Prende con nonchalance decisioni di grande peso e conseguenza, senza alcuna apparenza di conflitto interiore, ideologia dominante o senso di giustizia. Se questo la rende una ribelle, è una ribelle priva di fondamento.
Mi piace Zhang Ziyi ma questo non è un ruolo in cui ha brillato se non ci limitiamo all’estetica dove è assolutamente “gorgeous”..
Ho avuto anche io dei problemi con la sua interpretazione della quindicenne A'wu, nonostante sembra aver congelato il tempo, ricordo bene com’era a 20 anni (Memorie di una Geisha, la Foresta dei Pugnali Volanti) , e vederla produrre smorfie o correre agitando le mani per fare la quindicenne… personalmente mi ha ricordato una donna con problemi psichiatrici.
In Cina non sanno fare un casting degno! Neanche quando hanno il budget!
2)Sebbene il finale sia accettabile, è deludente per troppi aspetti importanti. Dato che il cambio di regime non è un modo praticabile per concludere questo tipo di dramma, non avrebbe dovuto essere scritto per renderlo così convincente. Zidan non avrebbe dovuto essere scritto per essere un tale jidan (in cinese: 鸡蛋), ossia uno zero, o letteralmente un uovo, qualcuno che non è ancora uscito dal guscio.
È ovvio che molte parti importanti degli episodi finali sono state tagliate, il che è davvero sciatto da fare quando avrebbero potuto tagliare sostanzialmente l'arco narrativo insipido di Wang Qian/Helan Zhen o accorciare molte scene di letto di Zilu e l’amante Huan, o ridurre l'innumerevole numero degli inutili flashback che sono davvero noiosi e rallentano il ritmo già blando del lavoro .
Di conseguenza, non c'è giustizia per il massacro dell'esercito di Ningshuo e non riusciamo nemmeno a vedere come questo atroce esito sia stato negoziato tra Xiao Qi e Wang Xuan (se è stato davvero negoziato o semplicemente montato per creare un dubbio nello spettatore) . Entrambi i personaggi mi deludono profondamente in questo. Quindi, alla fine, non sembra che nulla di sostanziale sia cambiato o che il regno sia in una posizione migliore o nelle mani di governanti più competenti.
Il finale dove tutti vengono perdonati è una scelta che richiama il concetto confuciano di ordine e armonia nell’impero. La vendetta personale rischierebbe di perpetuare il ciclo di odio e guerra. Il perdono, invece, sancisce una sorta di “nuovo inizio” per la corte e per il regno. Tutto bello ma reso male, e dopo 68 episodi priva lo spettatore di una giusta chiusura.
3) La sceneggiatura è Il tallone di Achille di questo lavoro insieme ad alcune interpretazioni dei ruoli di supporto, quali Zitan, l’imperatrice e la bambina che interpreta A’wu da bimba ( che leggeva le battute), alcuni villain, hanno abbassato notevolmente la qualità che la seria doveva avere.
Molti personaggi minori restano funzionali alla trama ma senza nessuno spessore interpretativo.
I Principi e nobili di corte sono spesso stereotipati, privi di carisma o di una vera profondità psicologica; risultano più “ruoli” che persone.
L'Imperatrice vedova è tratteggiata in maniera volutamente grossolana ma con una recitazione che in più punti scivola verso il teatrale, quasi caricaturale che spezza l’immersione (meglio sul finale).
L’espediente narrativo del rapimento è stato personalmente abusato (4 volte). Davvero non si poteva rimaneggiare la sceneggiatura per renderla più avvincente?
Una cosa è la lettura di un romanzo, a cui l'opera si ispira, una cosa è la visione di 48 ore di lavoro per vedere sempre la stessa minchia di scena (scusate)?!?
4) Mancanza di spessore emotivo e psicologico per tutti i personaggi, soprattutto i cattivi le cui motivazioni per le inique azioni non vengono esplorate lasciando allo spettatore un impressione di dilagante degrado morale che come una epidemia investe tutti, anche chi inizialmente era buon e innocente, senza davvero alcun motivo valido o coerente. Si salva solo il nostro eroe, XIAO QI.
Malcelata misoginia : Song Huaen è specualare a Su Jin'er, entrambi sono vivi grazie ai protagonisti e hanno vincoli di gratitudine immensa nei loro confronti, ciò nonostante sono anche profondamente avidi e con profondi complessi di inferiorità. eppure la donna agirà in modi totalmente meschini, abietti, truculenti rispetto all'uomo che sarà molto meno amorale nelle sue azioni, tutte concentrate sul finale.
The Rebel Princess è una serie da guardare con occhio equilibrato: offre splendide immagini, una cinematografia indimenticabile e una coppia protagonista che ogni tanto funziona, con poco spazio sullo schermo, insieme a un universo politico intrigante (se non hai mai visto un drama politico cinese).
Può essere esaltante come in effetti lo è stato per qualcuno che conosco ma richiede pazienza: qualche lentezza, personaggi poco credibili e una durata impegnativa mettono alla prova l’entusiasmo.
Per chi ama le storie molto lunghe di potere, sacrifici e intrigo politico, resta una proposta interessante… ma forse non all’altezza dei capolavori storici del genere.
Un horror soprannaturale che non fa paura
"Light Shop" è un lavoro che unisce intrighi soprannaturali a storie personali di amore, perdita e redenzione. Questa serie illustra in modo non lineare le vite di personaggi intrappolati tra la vita e la morte, tutti collegati da un misterioso negozio di luci.Con il suo lento sviluppo dei personaggi, tensione ambivalente e la toccante esplorazione della condizione umana, questa serie rientra nel sottogenere del thriller psicologico.
Trama e narrazione: Il concetto di "Light Shop" è apparentemente semplice ma complesso al tempo stesso. In sostanza, è una storia di persone interconnesse, unite da un tragico incidente, alcuni intrattenevano una relazione (sentimentale o genitoriale) , e ogni personaggio è alle prese con il proprio passato, i propri rimpianti e i propri desideri insoddisfatti rimanendo bloccata nel limbo, genialmente rappresentato da un vicolo.
Quella che inizia come un'atmosfera inquietante e horror si trasforma gradualmente in un'esplorazione di sentimenti, trascorsi e seconde possibilità. Light Shop stesso funge da metaforico crocevia dove le anime si incontrano e interagiscono, scoprendo non solo la verità sulle proprie vite, ma anche il modo in cui i loro destini si intrecciano.
La narrazione è ricca di sfumature, passando senza soluzione di continuità tra diversi archi narrativi di personaggi che inizialmente sembrano slegati. Tuttavia, man mano che la narrazione si dipana, lo spettatore inizia a vedere come queste vite disparate si intersecano, il tutto conducendo a un climax straziante ma al tempo stesso redentivo. Ogni episodio crea tensione, rivelando gradualmente gli strati del tragico passato di ciascun personaggio e i complessi percorsi emotivi che affronta. Il ritmo è ben bilanciato, garantendo che la storia, pur avendo i suoi momenti emozionanti, non risulti mai affrettata o pesante.
Sviluppo dei personaggi:
il punto di forza di "Light Shop" risiede nel suo cast di personaggi profondamente umani, ognuno dei quali apporta una prospettiva unica alla storia. Da Jeong Won-yeong, il misterioso e compassionevole guardiano dell'aldilà, a Lee Ji-young, una donna il cui amore per il suo defunto fidanzato trascende la morte, ogni personaggio è profondamente stratificato, con il proprio bagaglio emotivo e i propri desideri. I loro archi narrativi sono profondamente intrecciati, creando un'intricata rete di relazioni che esplora i temi del sacrificio, della memoria e del dolore dell'amore inespresso.
Particolarmente avvincente è la tragica storia di Kim Hyun-min e Lee Ji-young. Il loro amore trascende i confini della vita e della morte, con la determinazione di Lee Ji-young di salvare Kim Hyun-min, persino dopo la sua morte, a dimostrazione di quanto il cuore umano sia disposto a spingersi per amore. La profondità emotiva di questi personaggi è straziante e la loro storia d'amore irrisolta lascerà senza dubbio gli spettatori con la voglia di strappare un fazzoletto.
La trasformazione di Yang Seong-sik, un detective che si trasforma in un mietitore, aggiunge un ulteriore livello di complessità alla storia. Il suo percorso dallo scetticismo all'accettazione del suo nuovo ruolo e al suo successivo coinvolgimento nella guida delle anime attraverso l'aldilà è al tempo stesso tragico e edificante.
Temi e simbolismo:
"Light Shop" è ricco di temi legati alla memoria, al destino e alla sottile linea di confine tra vita e morte. Il concetto di luce come guida, sia letterale che figurata, è centrale nella serie, qui è associato anche all'energia elettrica che permette a queste lampade di illuminarsi, questo topic non è davvero nulla di nuovo o originale , basti pensare al Frankestein di Shelley , uno dei primi esempi di come l'energia elettrica sia associata alla vita e alla morte, ( Il dottor Frankenstein utilizza l'energia elettrica per dare vita al suo mostro);inoltre, in molti film horror, l'elettricità è associata a eventi paranormali o all'aldilà. L'elettricità è spesso usata come metafora per rappresentare la vita e la morte. Ad esempio, il "colpo di vita" che riporta in vita un personaggio dopo la morte, o l'idea che un'intensa scarica elettrica possa portare alla morte.
Nelle sedute spiritiche a volte l'elettricità è associata a fenomeni paranormali, dove eventi elettrici possono segnalare la presenza di spiriti o entità sovrannaturali, suggerendo un legame tra la vita, la morte e il mondo spirituale. Questi elementi dimostrano come l'energia elettrica possa essere vista come un simbolo potente e ambivalente, capace di evocare sia la creazione che la distruzione, la vita e la morte. Il negozio di luci stesso simboleggia la natura fragile della vita, offrendo conforto, guida e, a volte, una seconda possibilità.
Anche il tema dei cattivi che sembrano spaventosi ma in verità sono creature sofferenti che hanno subito un trauma non è nulla di veramente nuovo . Basti pensare a The others . Inoltre qui alcuni personaggi , e sono coloro che sono deceduti, si mostrano in modo scioccante e pauroso, la decisione di caratterizzarli in certi modi è presa in prestito da altri lavori di successo (Babadook per le unghie, Slender man per l'altezza vertiginosa di un personaggio, The Ring per alcune soluzioni di ripresa). L'aspetto che però ho apprezzato e mi è sembrato geniale è che queste trasformazioni non sono casuali ma hanno tutte un significato. Chi era sordo adesso può parlare e comunicare, chi ha avuto il cuore spezzato perde continuamente sangue e si spezza in mille pezzi , l'amata lo ricuce, chi si vergognava della propria sessualità e si nascondeva ora è visibilmente spaventoso raggiungendo altezze da capogiro.
Scenografia: La fotografia di "Light Shop" è sbalorditiva, con inquadrature splendidamente composte che enfatizzano l'atmosfera di ogni scena. L'illuminazione, ovviamente, gioca un ruolo fondamentale nel creare l'atmosfera: che si tratti del tenue chiarore di una lampadina o della strada buia e inquietante in cui vagano i personaggi, l'uso di luci e ombre aggiunge una dimensione inquietante ma confortante alla storia. Lo stile visivo della serie ne esalta la profondità emotiva, rendendo ogni momento denso e d'impatto. C'è l'utilizzo di molte scene in bianco e nero per sottolineare una dimensione emotiva e interiore ma anche l'uscita dal limbo.
La luce gioca un ruolo fondamentale nel creare l'atmosfera emotiva: si passa da toni caldi e luminosi, che evocano felicità e speranza, a luci più fredde e ombrose, che riflettono conflitti interni e tensioni.
Recitazione: la performance complessiva è molto buona, non ottimale, per quasi tutti gli attori. Alcuni hanno avuto davvero poco spazio per mostrare di più. Salva tutto Ju Ji-hoon, enigmatico , carismatico ma intenso, disperato, credibile e incredibile quando c'è bisogno di spingere e mostrare disperazione, lo fa risultando convincente e assolutamente "sul pezzo". Voto 9 solo alla sua interpretazione che è purtroppo un atollo (un discorso isolato) nel mare dell interpretazioni recitative altrui che a confronto sembrano deboli.
Conclusione: Nonostante ci siano molte idee che per chi non ha seguito thriller o horror possono sembrare geniali e illuminanti, alcuni lo sono davvero non è un lavoro che mi ha colpito se non per la cura con cui è stato realizzato e la regia moderna, uno stile di ripresa e un utilizzo del colore molto calzante e interessante.
Emotivamente non mi sono sentita coinvolta più di tanto e a parte un paio di scene non mi ha smosso o reso inquieta per nulla. I primi episodi li ho trovati noiosi, fortunamente dopo il quarto il lavoro inizia a prendere una piega più emotiva e intima e ho seguito con interesse ma non è un lavoro che personalmente rivedrei.
Le vite di tutti potevano trovare più spazio e certi dettagli impressionisti ( lacrime di sangue che sgorgano improvvisamente da ogni orifizio, copiato da Llorona e da varie edizioni di esorcista, l'ago che cuce , lo stile alla Samara della donna sorda)li ho trovati mal realizzati, scopiazzati e bizzarri.
La recitazione del tanatoprattore e della infermiera ( Strongwoman Do Bong-soon) incerte, poco sentite e stentate, hanno penalizzato ancor più un lavoro non troppo solido.
Il riscatto sociale di tre donne nella dinastia SONG
Valore storico: 9,5Sceneggiatura: 9
Scenografia: 9
Dream of Splendor è un lavoro purtroppo sottovalutato ma a differenza di molti ha un indiscusso valore storico con solide prestazioni interpretative /attoriali rispetto a lavori più blasonati con cast di idol, cantanti, modelli solo belli (e basta). È una storia affascinante riservata ad un pubblico adulto che mostra il percorso evolutivo /di riscatto di tre donne sfortunate che provano a lottare contro il proprio destino. Ricorda un po' la fioritura imprevista ma le recitazioni sono più solide , soprattutto da parte dei protagonisti principali, le difficoltà di queste donne inoltre sono molto più marcate. Le umiliazioni che subiscono a volte sono un po' too much (sconsiglio la visione a un pubblico sensibile).
Questa storia racconta della difficile condizione delle donne cadute "jian ji " durante la dinastia Song.
Le jian ji sono schiave o ex schiave (prostitute, attori, artisti, musicisti), persone che esistono al di fuori delle quattro classi sociali di studiosi, contadini, operai e mercanti. Questo status viene trasmesso di generazione in generazione e non può essere facilmente cambiato, possono essere liberati con un editto o riscattate col matrimonio dopo i 35 anni. Le donne non sono considerate adatte al matrimonio con la nobiltà se non come concubine.
Zhao Pan'er e Song Yinzhang vengono istruite fin da bambine nelle arti e nello spettacolo per diventare potenzialmente intrattenitrici della corte. Sono spesso disprezzate negli ambienti bene e gli viene inibita ogni altra carriera o la possibilità di sposare legittimamente persone degne.
Questo causa non poche insicurezze in Pan'er , la figlia di un ispettore comandante militare caduto in disgrazia e venduta come cortigiana ma riscattata dopo 9 anni di esercizio, e Yinzhang, una promettente e validissima suonatrice di Pipa, con un forte desiderio di riscattarsi dallo status di jian ji. . La grazia, la bellezza e l'educazione delle leggendarie cortigiane sono spesso celebrate nella letteratura vernacolare cinese.
A questi due personaggi si unisce una terza, Sanniang, loro amica, macellaia, poi ristoratrice rifiutata dal figlio e dal marito che si unisce alle altre due alla ricerca del proprio posto nel mondo.
Tre donne diverse con temperamenti e caratteri diversi unite da una forte amicizia non sempre genuina e disinteressata ( attenzionate la suonatrice di pipa).
Pan'er è un' artista, intenditrice di tè, collezionista di dipinti famosi. Nonostante la sua indole apparentemente serafica ha molte insicurezze e traumi da elaborare , tuttavia lotta per diventare una donna d'affari indipendente e capace. Non si lascerà intimidire, è vendicativa e non esita a cercare un risarcimento per le ingiustizie. Pan'er è iperprotettiva nei confronti dell'immatura e capricciosa Yinzhang, invidiosa dell'amica nei confronti della quali mostrerà sentimenti ambivalenti per buona parte del drama.
Dopo aver subito pesanti battute d'arresto importanti, Zhao Pan'er, Sun Sanniang e Song Yinzhang ricominciano da capo nella capitale orientale. Sono legate dalle difficoltà che sopportano a causa del loro basso status sociale. Questo drama oltre ad avere attendibilità storica che illustra un po' il funzionamento sociale dell'epoca è anche un drama realistico nella caratterizzazione dei personaggi: non ci sono eroi, non ci sono personaggi completamente buoni o completamente cattivi, anzi, ognuno di loro ha luci ed ombre , personaggi molto umani che a volte commettono bassezze o stupidaggini, alcuni profondamente ingrati (ripeto attenzionate la suonatrice di pipa e la protagonista nel suo rapporto, sul finale con l'uomo di cui si innamora).
Non vanno sempre d'accordo e quando litigano, possono essere cattive l'una con l'altra in perfetto stile femminile.
Sono personaggi realistici con molti difetti che commettono errori di conseguenza.
All'interno del cast troviamo anche il man lead, impersonato da un maturo Chen Xiao, un comandante dell'ufficio di sicurezza con un passato oscuro e vincoli di riconoscenza nei confronti di persone immeritevoli, sfruttato come una pedina e manipolato da più parti, un uomo forte e ruvido ma tenero nel suo modo di mostrare affetto e protezione, realistico nel suo modo pacato ma presente di mostrare interesse e amore a una delle protagoniste. Sicuramente non è il bellone da drama che gli ultimi anni ci hanno abituato a vedere ma ben venga se l'attore è capace e valido, e questo è il caso !
La trama principale fa spazio alla storia delle donne raccontata in modo appropriato, al loro legame che matura e al fatto che si salvino a vicenda per essere padrone del loro destino.
Sul finale, dopo tentativi un po' stentati e claudicanti di fare fortuna verrà mostrato il loro senso degli affari, l'abilità artistica e la capacità di innovare. L'avvincente performance artistica del tè di Pan'er è eclissata dalla stravagante e assolutamente geniale performance della cena in cui famosi dipinti hanno preso vita in modo vivido. Adoro il modo spettacolare in cui coinvolge la maggior parte del cast di supporto. Sia l'impertinente He Si che Chi Pan mi hanno fatto ridere e le donne erano meravigliose. Ho visto un'analogia tra il drama e il modo in cui questa produzione dà vita alle famose opere d'arte e la letteratura storica che ha ispirato questa storia.GENIALE !
Il percorso di riscatto sarà totale per tutti i personaggi e il finale positivo e lieto, alcuni episodi hanno mostrato le varie cerimonie del té e spettacoli artistici di grandissimo spessore, è come tornare indietro storicamente e poter apprezzare quello che la Cina è stata da un punto di vita artistico e culturale.
Questo aspetto rappresenta il peso più alto della mia valutazione.
Le prestazioni recitative sono tutte una spanna sopra la media dei drama cinesi, a cominciare da una grandissima Liu Yifei, sicura e matura di fronte la macchina da presa e capace di dare ogni sfumatura emotiva al personaggio che interpreta col volto.
Un po' meno splendido Chen Xiao, che comunque porta sulla scena un personaggio credibile.
Eccezionali il ministro Xiao, talmente bravo da farmi dubitare della sua doppiezza più volte, capirete le sue reali intenzioni sul finire del lavoro, sempre sul pezzo anche l'attore Xu Hai Qiao che fa quasi sempre parti da cattivo ma riesce a dare complessità e intensità ad ogni personaggio che interpreta.
Il drama è un lavoro maturo destinato agli adulti perché oltre a mostrare dettagliatamente e brutalmente la complessa e difficile condizione femminile dell'epoca, proporre i soliti topic come la dissonanza tra gli imperativi morali e la necessaria pietà filiale, propone spesso altri temi quali la vendita della propria dignità, anche da parte degli uomini , per riscatto o sopravvivenza ( il riscatto è reale o vale il costo dell'umiliazione) con delle scene di forte impatto scenico che mostrano palesemente questo messaggio, gli attori sono stati magistrali nel proporre questo messaggio, alcuni con un' aura magnifica.
I combattimenti come sempre sono stati all'altezza anche se rappresentano la parte dolente di questo lavoro in quanto spezzano il realismo che è la parte forte dell'opera.
Bella la storia d'amore , anzi le storie d'amore che vengono proposte , la principale che è quella maggiormente vissuta e proposta è una storia reale : con i suoi alti e bassi, rappresentata teneramente. C'è un accenno di passione e poi sarà una storia di supporto, ascolto e profondo confronto personale, di cui beneficeranno i protagonisti. Tuttavia, a differenza di quanto scrivono e di quanto ho letto, non sempre mi hanno emozionato o trasmesso. Sono belli da vedere ma non mi hanno coinvolto, non so cosa è mancato, in alcuni momenti le espressioni tenerissime di lui che tutto soddisfatto andava via dopo un bacio, o timidamente abbassava il capo sorridendo mi hanno "vinta", in altri una totale indifferenza, se non il piacere di ascoltarli per riflettere su quello che sostenevano, mi ha invasa. Quindi questo aspetto è un NI.
Altre coppie improbabili si formeranno nel set, una è stata davvero geniale e molto plausibile. Peccato che le coppie secondarie abbiano zero o quasi contatti fisici , in generale, in quasi ogni drama.
Sceneggiatura molto buona, regia meravigliosa: splendide e intime angolazioni della telecamera esaltano e valorizzano ogni momento, sin da principio, dall'esordio capirete di trovarvi di fronte a qualcosa di diverso, niente è improvvisato, tutto viene studiato e i punti di ripresa mostrano azioni significative o punti di vista.
La cura a livello di regia si nota dall'utilizzo della camera a mano (standycam) che esalta il punto di vista dei personaggi facendoci entrare in una visione più intima e personale. Già dalla prima scena d'esordio la standy cam percorre il corridoio (piano sequenza) contrapposto alla ripresa parallela/ perpendicolare e parallela dell'uscita successiva di lui che dà dinamismo.
QUELLO CHE NON MI HA CONVINTO: Non ho dato 10 perché le musiche sono buone ma potevano essere meglio curate, non coinvolgono, non accompagnano , non scuotono.
La loro storia d'amore mi piace ma è incompleta e certe soluzioni sono molto abbozzate e incomprensibili, non tanto nel loro accadere ma nell'improvviso superamento dall'oggi al domani. Come se mancassero pezzi, sicuramente scene tagliate prima dell'episodio 30. La storia d'amore viene messa alla prova ma secondo me non era necessario, mi sembra che sia stato inserito questo escamotage per "allungare un brodo" già abbastanza diluito.
L'attrice che interpreta Yinzhang è il personaggio che mostra la maggiore crescita ma la rappresentazione manca di complessità ed empatia. La sua crescita è repentina, brusca, senza riflessioni che medino un cambio totale di carattere. È l'anello debole di un cast solido.
E' una storia di riscatto e indipendenza eppure spesso si affidano all'uomo di turno per prestiti o protezione. Questa parte poteva essere scritta meglio, comprendo il realismo ma ha stonato davvero la fiera intraprendenza di zhao pan'er con le parti in cui mette in mezzo il suo fidanzamento per ricevere dei benefits o la richiesta sfacciata di denaro ad un uomo che deve vendere due tenute per aiutarla, una pretesa che non ho gradito.Tanto più che poi ,per questo colpo di testa, arrivano a perdere tutto e a ritrovarsi nuovamente in condizione di precaria indigenza. Sono tre donne emancipate che però non sono riuscite a trovare una casa in autonomia e vivono alle spalle dell'attendente del MAN LEAD (nella sua casa).
il ritrovo dei due protagonisti , separati per molti episodi, meritava più intensità, invece inizia con ottime premesse e poi si smorza sul finale.
Finale non troppo convinto , gli ultimi episodi perdono di intensità e quella connotazione di realismo, la sensazione è di qualcosa di affrettato e improvvisato.
Per concludere è un lavoro solido, ben confezionato con picchi artistici rari nei lavori cinesi. Apprezzabile e assolutamente consigliata la visione.
UNA VOCE FUORI DAL CORO ... TI SPIEGHERO' MOLTE COSE CHE TI SONO SFUGGITE
Iniziamo col dire che son stata molto combattuta se scrivere una recensione su questo lavoro di qualche anno fa su cui molti hanno già speso tante parole e considerazioni. Normalmente tendo a recensire lavori che non hanno nessuna o poche recensioni in italiano per orientarvi nella visione e aiutarvi a scegliere, perché penso sia questo lo scopo di my drama list.Vi anticipo che il drama è un drama di riscatto e rivalsa sociale, non è basato su una storia d'amore, questa è semmai di contorno, è perfettamente calato nella società moderna...una società economica che va a duecento chilometri all' ora, che non aspetta nessuno, che divora chi non ha la forza di stare al passo.
Questa serie merita di essere vista perché ci racconta tutto questo, non ci nasconde gli aspetti più crudi e più violenti del nostro sistema economico e ci ricorda che nonostante tutto, nonostante tutti esiste un bene che è il capitale più prezioso che nessuna quantità di denaro potrà mai superare: la nostra umanità.
Premesso questo, mi sono convinta perché vorrei condividervi il mio personale punto di vista e aiutarvi ad apprezzarlo per la straordinaria sceneggiatura, recitazione e storia fuori dal comune rispetto ai comuni romance.
Qui ruota tutto attorno alla realizzazione personale, professionale e alla forza di seguire i propri sogni, sempre e comunque, a dispetto dei sacrifici e vengono poste due strade impersonate dalle due protagoniste: la prima compie una scelta egoistica per realizzare se stessa mollando tutto e tutti e appoggiandosi ad aiuti esterni, la seconda ritarda di molti decenni il successo per restare vicino agli affetti privandosi di un lavoro degno, di un'istruzione e di una parte di famiglia , vivendo per i principi che per il successo.
Due scelte estreme che questo lavoro accosterà, scontrerà, mettere in competizione e poi le avvicinerà permettendogli di confrontarsi e perdonarsi, risolvendo entrambe le situazioni di vita e riunendo la famiglia.
Questo è il nucleo centrale, realizzato con solide recitazioni, scelte molto credibili, sempre giustificate, vissute, emotivamente cariche; vi verranno quindi accostate altre figure, che graviteranno attorno alla figura della protagonista femminile.Un protagonista maschile fa la sua comparsa quasi subito. E' riuscito a realizzarsi nel modo migliore ed è la figura più di successo nel drama ma che ha sperimentato di contro la perdita degli affetti, della famiglia e non è ugualmente performante in abilità sociali e umane.
Fortunatamente nel corso della sua vita ha incontrato la nonna della protagonista che è riuscita a colmare un po' il vuoto affettivo e aiutare concretamente questo personaggio nei confronti della quale lui avrà un vincolo di gratitudine e senso di colpa importante per aver danneggiato indirettamente la nipote di lei.
In tutto questo grumo di sentimenti ed emozioni contrastanti decide di mettersi a disposizione per aiutarla nell'età adulta, anche con mezzi eticamente non sempre adeguati. E' un vecchio topic questo: meglio la verità o le bugie a fin di bene se possono risparmiare un dolore. E di dolore la protagonista ne ha vissuto davvero troppo in considerazione della sua giovane età, pertanto questa volta nonna e alleato decidono di agire in modo non trasparente e decidono di assoldare una identità terza, che avevano scomodato prendendola da un giornale quando 15 anni prima decisero di trovare un amico di penna alla protagonista che si trovava ad affrontare prima il divorzio dei genitori, il trasferimento della madre e della sorella in un paese straniero e la morte del padre poi.
Il ragazzo che da bambino aveva vinto le olimpiadi di matematica e che sembrava avere una solida famiglia affettuosa alle spalle (con profonda invidia del protagonista maschile) è adesso un giovane programmatore geniale affiancato da due ingegneri privi di mezzi. Sono dei classici "nerd" privi di qualsivoglia passione se non quella per l'intelligenza artificiale e gli algoritmi di riconoscimento facciale, decisi a sfondare e prendersi la loro parte di successo.
Il secondo protagonista maschile decide di aiutare il duo ad evitare un confronto umiliante alla protagonista con la sorella, inizialmente sembra che lui agisca per interesse nell'ottenere qualche vantaggio dall'imprenditore che gli chiede aiuto, ma sembra anche essere meno confuso sul suo futuro quando vede la protagonista e, confrontandosi con lei, comprende di poter trovare una compagna nel suo viaggio insidioso verso il successo.
I due personaggi si completano , dove lui è geniale ma privo di abilità sociali, calmo e pacato lei è estroversa, spigliata, brillante, positiva e volitiva e lui sa gestire e contenere così bene le sue crisi, ponendosi in modo paziente e molto disponibile accanto a lei. Se ne innamora perdutamente e inizia a vivere scrupoli terribili per la menzogna che sta portando avanti,
D'altro canto la protagonista sente la differenza tra l'amico di penna e l'uomo che ha ritrovato dopo tanti anni , questa differenza la inquieta ma la attrae .
La storia prosegue intrecciando le sfide professionali dei due giovani con la gestione dei sentimenti e della menzogna, gli imprevisti e la vittoria, il successo che comporta una disfatta per tutto il gruppo di giovani imprenditori che si trovano a doversi separare per proseguire professionalmente , inevitabilmente e il loro ritrovarsi dopo diversi anni.... .
Per me si tratta di una serie di quelle che stanno un gradino sopra, realizzata magistralmente, molto curata e ben confezionata. Non a caso porta la firma dello Studio Dragon, gli stessi di Crash Landing On You, la Regina delle Lacrime, Navillera (solo per citarne alcuni), a garanzia di qualità.
L'aver voluto dedicare 16 ore alla realtà delle start up! di cui si sa davvero poco se non si è dell'ambiente, è pure notevole, intrecciando sapientemente il mondo dell'imprenditoria con le vicissitudini personali di tutti i protagonisti che ne motiveranno le scelte e le azioni.
"Ci sono poi degli elementi molto importanti che riguardano l' amicizia, che qui viene disegnata come amicizia vera, spassionata, reale e sincera. Un' amicizia che fa bene . E anche gli affetti familiari che in alcuni casi possono essere messi a dura prova , sembrare spezzarsi, ma che alla fine si ricompongono perché la famiglia è la famiglia e l' affetto non può certo essere sopraffatto dal denaro e dal successo.
Si tocca poi con gran delicatezza anche il tema degli orfani che in Corea sono mandati via dagli orfanotrofi a 19 anni, dovendo inserirsi nella società contando solo sulle proprie forze o sull'aiuto di persone estremamente altruiste come la nonna, che aiuta in maniera spassionata il bel coprotagonista.
Insomma, è una serie fatta davvero bene in ogni aspetto e per ottenere questo è necessario che il cast e le storie secondarie siano bravi e ben curati. Ed è esattamente quello che avviene, con le storie di contorno che sono tutte sviluppate in maniera molto bella e approfondita, con uno spessore non certo minore rispetto alla storia principale . Non è un caso che le scene che ho trovato più profonde, toccanti e commoventi siano quelle fra la nonna e l' orfano, interpretato da un Kim Seon-ho in questa serie titanico: bello, bravo e capace di rendere il suo personaggio il più interessante in assoluto", sebbene arroganza e presunzione, anche se legittimate dal successo raggiunto nonostante le difficoltà me lo rendano indigesto.Egli inoltre inizialmente rifiuta di provare sentimenti per la protagonista, come se se ne vergognasse , poi in modo molto capriccioso, tipico di persone molto infantili pretende di rovinare tutto quello che la giovane coppia ha conquistato perché si sente escluso dalla loro felicità. Questo l' ho trovato molto fastidioso e deprecabile.
Non apprezzabile anche il finale, che personalmente ha penalizzato la valutazione complessiva del dramma, perché dall'episodio 11 la serie si concentra moltissimo sulla riuscita professionale e il modello imprenditoriale, risultando interessante a studenti e utilizzabile dai docenti per mostrare il modello delle start up! ai ragazzi a scuola.
Dall'episodio 12 i sentimenti passano in secondo piano e si vedrà poco a livello sentimentale, questo aspetto viene molto trascurato e il finale ne risente, lasciando indietro tutto il resto. Per questo, per assenza di omogeneità tra la parte romantica e quella professionale non mi sento di dare un 10 pieno.
Anche per le evoluzioni dei personaggi , la protagonista sul finale non mi piace come si relaziona col protagonista maschile, emerge un certo utilitarismo e un'assenza di comunicazione tra i due che non ho gradito e mi ha molto deluso.
E' una serie molto valida se si vuole conoscenza il mondo della imprenditoria anche a livello di step e termini tecnici, il tutto è illustrato molto bene.
Le evoluzioni dei personaggi sono molto interessanti, tutti intraprendono percorsi di crescita e supereranno le difficoltà e i loro fantasmi. Sia i primi che i secondi protagonisti che i personaggi secondari.
Scenografia e OST sono meravigliose, tra le mie preferite , senza dubbio la mia preferita se parliamo di serie coreane. Fotografia molto valida.
Ripeto il tutto è molto curato e NULLA MAI IMPROVVISATO.
Consiglio se possibile di seguire in coreano perché nel doppiaggio si perdono le sfumature emotive (doppiaggio italiano tra l'altro non disponibile) ma io l'ho vista sia in spagnolo che in cinese per ripassare un po' le lingue.
SE NON HAI VISTO LA SERIE E NON VUOI SAPERE COME FINISCE NONOSTANTE AVRAI CAPITO UN PO' OVUNQUE DALLE CRITICHE SPARSE SU WEB QUALE SIA L'EPILOGO TI CONSIGLIO DI INTERROMPERE QUI LA LETTURA E LASCIARE UN LIKE SE LA MIA RECENSIONE TI HA AIUTATO A DECIDERE SE SEGUIRE O NON SEGUIRE IL DRAMA.
IO PROSEGUIRÓ SPIEGANDO PERCHE' LA SCELTA FINALE ERA L'UNICA LOGICAMENTE PLAUSIBILE, FONDATA E ASSOLUTAMENTE GIUSTIFICATA .
Ji Pyeong è un ragazzo orfano che non cerca l'amore ma la famiglia. Da qui la scelta da parte degli autori di caratterizzare il suo percorso con un affetto filiale tramite la figura positiva e benevolente della nonna, che lo accoglie e si prende cura di lui chiamandolo "bravo ragazzo", per evitare che si perdesse , dandogli amore, attenzioni e consolazioni, e il calore della propria famiglia. Io sono convinta che lui non fosse poi così innamorato di Sal- Dal mi, a parte piccoli aiuti non fa davvero tantissimo per la protagonista, e quando Nam do san esce di scena in quei tre anni a parte andare a casa per le feste o aiutarla con ammiratori scomodi non fa . Potrebbe essere paura del rifiuto ma quando l'amore è forte certe paure si superano perché la posta in gioco è troppo alta. E lo dice pure in un episodio finale "Io ti ho scritto delle lettere ma non ti ho mai cercata, lui ne ha letta una ed è corso da te...", questo fa capire che anche lui realizza che ci teneva ma non fino a quel punto da .... . Lui non era realmente innamorato di lei , era spaventato di essere "tagliato fuori" dall'ingresso del competitor, inizia a sviluppare sentimenti e a parlare di interesse solo quando l'antagonista conquista un cuore nella famiglia di lei, porta la famiglia in gita, e si occupa anche della nonna. E' paura di rimanere solo, non è amore, altrimenti avrebbe agito prima e meglio e avrebbe provato a far fruttare quei tre anni.
La figura di Nam Do-San, un personaggio che pochi hanno realmente compreso, è un ragazzo con un disturbo dello spettro, forse un aspeger, tanti segnali ci lanciano gli autori che mi fanno pensare questo (interessi ripetitivi, difficoltà a comprendere i messaggi sociali, pessimo negli sport, nei rapporti con gli altri) e con una famiglia che NON lo incoraggia, riconosce, valorizza, supporta e con profonde ferite d'autostima.
Davvero pensate che Ji Pyeong sia il più sfortunato? Indubbiamente crescere soli e senza appoggi è qualcosa di traumatico e problematizzante ma quel calore e sostegno che riceve dalla nonna ,Nam do San non lo riceverà mai da nessuno eppure il suo amore per la protagonista è fiero, dignitoso, caparbio e coraggioso. Timido e senza mezzi arriva a scontrarsi contro il mondo per lei, la "sostiene in tutto". Qualsiasi cosa di cui lei abbia bisogno lui la farà per lei , dall'app per la nonna all'aggiornamento dopo essere stato mollato in un pessimo modo brutale, in aereo mentre lascia tutto. Non c'è rancore per il modo vergognoso in cui è stato abbandonato, perché il suo amore è puro. Nuovamente una nuova ferita al suo rientro, salva la protagonista e lei disorientata e spaventata si nega al telefono facendogli credere di avere una relazione con l'antagonista e poi lo ricercherà per UTILE, e lui nonostante titubanze iniziali torna da lei, per lei perché è con lei che vuole cambiare il mondo, perché lui vuole essere "quello delle lettere".
Perdonatemi se mi sono dilungata ma vorrei dare una spiegazione esaustiva ed esauriente a tutti coloro che senza fondamenti spingono per la scelta dell'altro solo per questioni estetiche o perché "aveva scritto le lettere". Una serie che parla di imprenditoria, di realizzazione personale non poteva non premiare gli sforzi anche in amore, la scelta di un personaggio solo per priorità di comparsa sarebbe stata infondata.
UNA TRAMA SCI-FI PER UN ROMANCE DRAMA
Personalmente è un drama diverso, la trama è molto avvincente e interessante, un po' sci-fi perchè si parla di dimensioni parallele, e ogni puntata regala un colpo di scena. Per nulla prevedibile anche se va seguita senza distrarsi per non perdere neanche un pezzo necessario alla comprensione.Per la prima volta mi ha intrigato il villain, uomo bellissimo, maturo, virile, con la voce più bella che io abbia mai sentito. Attore molto bravo e molto credibile.
Era il primo lavoro del famoso Lee Min-ho che seguivo e anche lui devo dire che mi ha conquistato, nessun attore avrebbe potuto calarsi nel ruolo meglio di lui perché ha un'eleganza e una nobiltà naturale, nel portamento e nelle movenze. Carisma fortissimo.
La protagonista femminile, che è l'attrice di Goblin, per capirci, mi è piaciuta molto, non amo le donne passive e bisognose, e qui ho trovato una donna dal forte carattere , ruvida nei modi (che pazienza ha lui), coraggiosa, intraprendente, senza manierismi e ipocrisie, provocatrice e disinibita.
Notevolissima la perfomance di Woo Doo Hwan, in questa serie molti attori sono chiamati a interpretare un doppio ruolo e lui lo ha fatto egregiamente, è riuscito a interpretare due personalità distinte e completamente differenti, facendo anche un accento e uno slang diverso, oltre a dare prova di doti atletiche e fisiche non comuni (sempre che non ci sia qualche controfigura dietro).
Purtroppo ci sono secondo me dei buchi narrativi nella storia che non svelo perché significherebbe spoilerare ma la regia è stata un po' superficiale in questo, pertanto seguite e se qualcosa nel finale non vi è chiarissimo pazienza, prendetela per quella che è : una serie con delle idee geniali che vengono portate avanti con coraggio ma non sempre con delle scelte logicamente fondate.
Il finale è all'altezza di tutto, uno dei pochi che mi siano piaciuti veramente , sebbene tutti speravamo qualcosa di diverso ma si sposa con la serie.
Fate attenzione quando seguirete la serie al bimbo che gioca davanti ad una libreria...scoprirete il perché.
Purtroppo ho letto molte critiche su questo lavoro da parte dei coreani per il messaggio che viene veicolato contro le donne e per i frequenti messaggi pubblicitari che si trovano nella serie (anche qui ho fatto poco caso perché non conosco i prodotti non vivendo in corea ma sembra ce ne siano davvero tanti). Per questo motivo non è stata una serie molto ben vista e ben accolta in corea. Peccato.
UNA STORIA DI RISCATTO E DI EMANCIPAZIONE (NON UNA STORIA D'AMORE)
Avrei potuto dare un 9 ma ci sono degli aspetti che hanno penalizzato e non mi hanno proprio convinto.La storia è molto bella, ben scritta, qualcosa di nuovo che illustra la condizione della donna, con un cast , quasi esclusivamente femminile, nell'antica cina imperiale, e i tentativi di sopravvivenza di queste donne che compiono un percorso di profonda evoluzione personale guidati dalla protagonista, un personaggio coraggioso, propositivo, audace, anticonvenzionale e progressista. La storia ruota intorno alle sue azioni e alle conseguenze delle stesse sulla famiglia che si riscatta non solo da una situazione tragica ma riesce a risollevarsi; queste donne tutte diverse e succubi, come delle fenici, risorgono dalle ceneri della distruzioni e vincono la battaglia in primis con loro stesse. Solo per questo aspetto il drama meriterebbe la visione , l'idea è da 10.
Costumi e colonna sonora personalmente non mi hanno stregata, ho visto serie più accurate e precise.
Quello che penalizza la valutazione è senz'altro la scelta dei protagonisti e delle loro prestazioni recitative, la protagonista è poco espressiva e ci voleva più complessità dato che si porta in scena un lavoro molto sfaccettato , pieno di vicissitudini, avventure, personaggi, la sua gestione facciale è quasi sempre la medesima. Stessa cosa devo dire per il ML, perfetto fisicamente sia per il ruolo che per le scene di azione ma emotivamente inaccessibile lungo tutto il percorso delle 40 puntate.
Questo ha tolto molta intensità e intenzione alla storia d'amore che in definitiva non mi sembra credibile, e l'amore dei personaggi secondari mi ha quasi emozionata di più (non sono l'unica che lo scrive). Peccato!
Chi parla di chimica tra i due personaggi forse ha visto un'altra serie o ci ha proiettato dentro il proprio film mentale perché vi assicuro che le interazioni sono fredde, cordiali e distaccate senza commozione o coinvolgimento visibile, c'è palesemente finzione che qualsiasi spettatore può vedere (e l'attore bravo deve ingannare lo spettatore altrimenti non si entra emotivamente nella storia). A me sono sembrati due amici , lui è tra gli uomini più freddi e meno convinti e decisi mai visti in 50 drama finora seguiti.
A livello di recitazioni salvo solo mezza dozzina di personaggi, tra cui la terza signora, la sorella del protagonista, il sesto principe ... . La protagonista assolutamente non all'altezza.
Non dare peso alla storia d'amore, sebbene possa essere una scelta voluta dalla regia risaltare maggiormente le storie e le evoluzioni personali dei personaggi ha tolto molta emozione romantica, sebbene ne resti comunque tanta legata tutta al riscatto e alle vicissitudini di queste donne meravigliose, prima nemiche poi amiche e con senso di famiglia, prima distanti, poi unite... ho pianto sì nel corso della visione, diverse volte ma mai per quello che riguardava la coppia dei protagonisti, le loro interazioni hanno finito per lasciarmi sempre più indifferente, sicché sul finale mi importava davvero poco che finissero insieme. Con altri attori e con un'emotività più variegata questo lavoro avrebbe avuto l'intensità tale da diventare il lavoro migliore di questo 2024.
Lo consiglio? Sì ma non a chi cerca drama per le storie d'amore. Leggi di più
Lavoro introspettivo di grande spessore
Un cdrama complesso, delicato, con dialoghi di una profondità rara. Non ci sono grossi colpi di scena ma realistico perché narra la vita e protagonista é la resilienza dei protagonisti. É un lavoro lento riflessivo sulla vita e le sue difficoltà, limiti dati dalla disabilità , sull’amicizia e sulla morte.Se volete storie d’amore coinvolgenti, passione, colpi di scena scegliete altro.
Non é un prodotto per tutti
Casting: dai protagonisti principali ai ruoli secondari hanno fatto un buon lavoro e hanno diretto tutti benissimo.
Li Xian (Mai Dong) - È freddo, serio, inibito, non sorride mai e nasconde totalmente la propria emotività, è un tanatoprattore, il migliore che ci sia. Della sua professione ha abbracciato totalmente le aspirazioni fino a farne una vocazione: accompagnare i morti nel loro ultimo viaggio con cura e premura in modo che le loro anime abbiano un viaggio sereno.
Grazie a questo lavoro ho conosciuto la figura del tanatoprattore: La rappresentazione della gestione delle persone care degli altri mi fa apprezzare coloro che compiono queste azioni. Questi artisti sono sullo sfondo, difficilmente considerati, riconosciuti ma è sicuramente un lavoro apprezzabile e di nobile sensibilità.
Zhou Tong (Z Jie) - È senza filtri, sfacciata,spigliata, estroversa , volitiva e capace nel lavoro e in quello a cui si dedica, Ha un handicap con una protesi agli arti inferiori ma non le impedisce di perseguire i suoi sogni e di lottare per realizzarsi, professionalmente e sentimentalmente.
La scrittura è molto buona. I dialoghi sono il pezzo forte di questo lavoro. Così tanti punti toccanti sulla vita. Ti fa davvero riflettere. FL aveva molte insicurezze e ci sono alcune parti in cui può sembrare persino eccessivamente fuori luogo e priva di ogni umana sensibilità però è anche una donna ferita che sa spiegare e motivare e ha anche una grande consapevolezza dei suoi vissuti e quelli degli altri personaggi.
La coppia si forma con difficoltà ma in modo molto credibile , la loro evoluzione personale è davvero notevole e questo rende possibile il superamento dei limiti che non consentivano alla coppia di crearsi.
Questo lavoro non illustra solo la vita, i rapporti, la disabilità, la morte ma anche la Cina moderna e i suoi contrasti, la sua doppia faccia e la ricerca del proprio posto nel mondo e i compromessi per integrarsi e vivere i rapporti significativi. E' un viaggio di formazione della FL. Ci sono così tanti sviluppi ponderati . "La vita è piena di destinazioni diverse. Alla fine andrai nella tomba".
I dialoghi , a differenza di molti altri lavori, sono profondi e introspettivi. Mi hanno aiutato a comprendere e rispettare e normalizzare l'evento della morte, inserendolo in un ciclo vitale e ho definitivamente assunto un atteggiamento di rassegnata serenità . Pochi lavori sono in grado di allentare l'ansia che proviamo quando parliamo di fine, morte, abbandono, chiusura, questo almeno personalmente lo ha fatto.
Tratta anche il tema della disabilità, c'è un discorso meraviglioso che la FL fa al ML, terapeutico, per la qualità curativa e la forza di resilienza che viene trasmessa , lei non vuole pietà dagli altri, chi vuole pietà e riconoscimento della propria difficoltà esprime solo la propria debolezza e un'insicurezza quasi infantile .
E qui mi viene in mente la figura del fratello, che cerca la propria strada e il proprio posto nel mondo, è un ragazzo con ambizioni diverse, nel proprio percorso di maturazione è diviso tra le richieste delle società e le sue aspirazioni totalmente incomprese. Sa che vuole prendersi cura di qualcosa, di qualcuno, anche semplicemente di un'oca che ha un valore simbolico importante, non a caso è un simbolo solare, associato alla vita, alla creazione e alla rinascita (e di questo parla il lavoro).
Molto spesso sia vittime di risentimento per il mancato riconoscimento delle nostre difficoltà e invece dovremmo concentrarci più sulla vita e sull'esistenza, non abbiamo bisogno di "fuffa concettualoide". Gli adulti sono adulti per autonomia e responsabilità, è infantile cercare un occhio che comprenda e ti tratti da malata per le tue difficoltà, così come è assolutamente infantile un riscatto o che qualcuno ti chieda scusa per i torti che hai subito. Io l'ho trovato illuminante.
Altro tema delicato e toccante che viene proposto : l'amicizia, vera, forte e sincera, quella tra la nonna del protagonista e l'amica di una vita, come affrontare la partenza e come vivere i rapporti dopo la fine.
Io l'ho trovato un lavoro , sicuramente non spassoso, ma bello: con una sceneggiatura eccezionale, una forza , una delicatezza, una bravura da parte di tutti gli attori e un grande significato. Certo se si cerca la storia d'amore il titolo è fuorviante , se si vuole staccare il cervello ed evitare di pensare meglio optare su qualche mini serie stupidotta basata sui web toon ma ogni tanto guardare qualcosa di diverso e riflettere e lasciarsi trasformare da quanto si vede non è male.
Questo dramma è per i pensatori maturi. È scritto bene e recitato bene. E per quanto riguarda il romanticismo? C'è ma non è del tipo che emoziona e dà il batticuore come in molti romance ma certe scene sono di una raffinatezza unica.
Fate attenzione al commiato dei due in una notte , lui la accompagna in macchina e la guarda mentre ne studia il volto quando lei alza lo specchietto, i due si danno uno sguardo, è visibile che c'è dell'attrazione che cova sotto la brace. Poi vedremo quel calore, quelle tenerezze, quel desiderio attraverso contatti di sguardi, ricerca fisica, toccarsi, abbracci e baci. Sicuramente una moderna dimostrazione d'amore, inclusi i baci all'aperto, in mezzo alla gente. La chimica è frizzante
Mi ha dato tanto. Consiglio la visione.
Una birra che non ubriaca
UNA BIRRA CHE NON UBRIACA.Nonostante una regia competente: il regista è lo stesso di business proposal e di un altro lavoro di successo, nonostante una sceneggiatura che propone dei dialoghi profondi e una storia interessante, nonostante la FL sia un mostro di bravura, chi ha visto i suoi lavori precedenti non può non notare lo studio sul personaggio e la sua versatilità, nonostante tutto questo, il lavoro non mi è arrivato, chiaramente ci sono delle emozioni che ho provato ma più legate alla vicenda personale della protagonista che alla storia d’amore.
Il protagonista maschile é bravo e bello ma non sempre puntuale con la recitazione, in alcune scene. Tuttavia come personaggio è interessante il modo in cui scardina molti stereotipi di genere e il modo in cui tratti il tema dell'ipersensibilità emotiva, una condizione psicologica molto poco conosciuta ma che esiste ed è presente.
Questo amore quando nasce non ha quel trasporto, quell’entusiasmo, quel nodo allo stomaco che ho provato in my Dearest Nemesis per esempio, o in business proposal. Credo che abbia influito una recitazione non sempre credibile del ML, la costruzione del personaggio della FL (che pure è interessante vedere una donna opposta e poco cute, come i drama ci propongono invece), anche lo stile di regia con continui primi piani iniziali di 45 secondi sugli occhi commossi dei protagonisti ha contribuito a rallentare il ritmo.
Lee Jong Won (ML) sta facendo un lavoro fondamentale dopo aver portato a termine con successo il suo terzo drama da protagonista quest'anno. In ogni sua interpretazione, si distingue con successo. La sua alchimia con Kim Sejeong (FL) è l'unico fattore discontinuo e altalenante.
Interessante la parte che tratta la produzione della birra, sia per quanto riguarda la conoscenza dei processi , che non conoscevo sia per l'ambientazione scenografica che ricorda moltissimo "un'ottima annata", film cult del 2006 con Crowe e Marion Cotillard.
Molto buona la scrittura per quanto riguarda la caratterizzazione dei due protagonisti , credibile e molto ben studiata (è normale sentirsi attratti da qualcuno che ha le caratteristiche genitoriali, lei fa il lavoro del padre ed è inibita come lui però è anche una persona che gli offre comprensione e protezione, a differenza del padre).
Consiglio senz’altro perché è un lavoro di qualità, con una storia interessante, però senza troppe aspettative emotive. La seconda coppia molto interessante ma anche loro mancano di intensità, tensione e trasporto. Inoltre la costruzione del personaggio di Oh Chan Hwi, della seconda coppia, non risulta credibile assolutamente, non spoilero ma una persona che ha il suo trascorso non é credibile abbia quella personalità. Mi viene da pensare che abbiano inserito sul finire questa evoluzione senza averla programmata dall’inizio.
Episodi 10 e 11 inutili.
Regia interessante.
Sceneggiatura discreta ma non sempre comprensibile nelle evoluzioni e nelle dinamiche finali dei due protagonisti, musica gradevole ma non indimenticabile.
Non mi è piaciuto:
1) La costruzione di un rapporto platonico tra tutti i personaggi
2) Evoluzioni non credibili dei personaggi (padre, amico della protagonista, famiglia di "miss bellezza").
3) Recitazione a mala pena sufficiente da parte di tutti, solo la FL si conferma un'attrice di spessore e versatile ma nel dare il voto ho dovuto fare una media complessiva delle interpretazioni di tutti.
4) Il ML è stato promettente e molto bravo in alcune scene, poi piatto e noioso in molte altre.
5) la FL cazzutissima ma sottona con i superiori si faceva urlare addosso da tutti .

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