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Can This Love Be Translated?

이 사랑 통역 되나요? ‧ Drama ‧ 2026
Completed
Dudu dorameiro
7 people found this review helpful
Jan 18, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 5
Overall 6.5
Story 6.5
Acting/Cast 10
Music 8.0
Rewatch Value 5.5
This review may contain spoilers

Começou muito bem, mas depois...

Nos primeiros quatro episódios eu estava encantado, amando o desenvolvimento do casal porque ele é construído aos poucos, porém o que me deixou incomodado foi a fantasia inserida a partir da queda da atriz. Eu até entendi a questão de ela ter alucinações com a Do Ra-mi, mas quando veio a questão da dupla personalidade, eu achei que ficou too much e chato, não parecia mais o kdrama que eu estava assistindo nos primeiros quatro episódios que eu havia gostado tanto. Gostaria de pontuar também a química fraca entre os personagens da Cha Mu-hee e o ator japonês, não consegui sentir, mesmo que eu não torcia por eles, aquela faísca que se espera entre um "possível casal", a mim deixou a desejar. Contudo, foi um kdrama que me decepcionou um pouco, principalmente pelo plot da família da protagonista no último episódio, foi uma adição forçada e não caiu bem ao meu ver.

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Completed
MichiLilith
16 people found this review helpful
Jan 18, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 10
Story 10
Acting/Cast 10
Music 10
Rewatch Value 10

Perfecta

Hace mucho no me emocionaba tanto por un Kdrama, lloré, reí, sentí mariposas y hasta me asusté. Es mi nuevo favorito y creo que lo volveré a ver. Los diálogos, los escenarios impresionantes, la cinematografía, el ritmo, el cast, todo fue perfecto y no le cambiaría nada. Me enamoré de la pareja principal, de la secundaria y del vértice. Resoné con la forma en que presentaron el trauma y como te deja un monstruo adentro, amé el desarrollo de sus personajes. Recomendadísima
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Completed
Adess
4 people found this review helpful
Jan 18, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 2.0
This review may contain spoilers

Des décors de rêve, des acteurs parfaits… mais où est le feu ?!?

Alors, "Can This Love Be Translated ?" c’est typiquement le genre de drama qui ne cherche pas à séduire à coups de twists ou de gros moments dramatiques. Ici, tout ce joue avec l’atmosphère. Les silences, les regards, les non-dits… C'est une romance très sensorielle, très feutrée. Et honnêtement, soit tu rentres dedans, soit tu restes un peu sur le seuil à regarder sans vraiment vibrer 😅.

La relation entre les deux leads fonctionne, mais de manière très discrète. C’est une connexion qui se construit lentement, parfois même trop lentement. Il y a de vrais instants où tu ressens cette tension douce, cette alchimie fragile qui flotte dans l’air… et puis d’autres moments où tout semble stagner, et où je me suis un peu demandé “ok… et maintenant ?!?” 🫠. C’est joli, délicat, mais clairement ça demande de la patience...

La FL est sans doute le personnage le plus intéressant du drama. Elle n’est pas là juste pour être aimée ou idéalisée. Elle est paumée, fragile, parfois contradictoire, et j'ai trouvé que ça la rendait profondément humaine 🫶🏻. J’ai aimé cette complexité intérieure. Son alter ego, Do Ra-mi, apportait cette touche de fun et d'audace, mais même si l’idée est intéressante, j’ai trouvé que ça brouillait un peu le message central de la romance...

Le ML, lui, est beaucoup plus en retenue. Très sage, très discret, presque trop par moments… mais ça colle à la vibe générale du drama, très calme, très douce, très intérieure 🤍. Par contre j'étais contente de revoir Kim Sun Ho. Je ne l'avais pas revu en rôle principal depuis "Hometown cha cha cha".

Visuellement, par contre, rien à redire. Les décors entre la Corée, le Japon, le Canada et l’Italie sont vraiment superbes. C’est beau, propre, soigné, et ça participe énormément à cette ambiance contemplative 🌍✨. L’OST est dans la même lignée : douce, discrète, jamais envahissante, toujours là pour accompagner sans voler la vedette.

Mais voilà… 😌
Pour moi, le drama manque clairement d’un vrai élan émotionnel... Il reste souvent sur la même note, sans jamais vraiment exploser. Ce n’est pas mauvais, mais ça peut vite devenir frustrant, surtout si comme moi tu attendais une romance qui fait vibrer fort ou qui serre le cœur 🥲. Sincèrement, certains passages m’ont semblé étirés, avec cette impression que la romance et la trame avancent à pas minuscules, et sans réel déclic 🥱🎢.

Je l’attendais depuis un moment, je l’ai regardé jusqu’au bout… mais je reste assez mitigée, presque un peu déçue. Je comprends totalement qu’il puisse toucher un public sensible à ce genre de romance très calme et introspective, mais personnellement, j’aurais aimé ressentir un peu plus ✌🏻

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Completed
Lynnea
4 people found this review helpful
Jan 19, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 10
Music 8.0
Rewatch Value 8.0
This review may contain spoilers

Il complesso e intenso linguaggio delle emozioni… Con qualche ambizione di troppo.

Ho iniziato la serie senza aver letto nemmeno una riga al riguardo, cosa per me piuttosto insolita. Per assurdo, mi sono ritrovata spiazzata quando l’inquadratura iniziale mi ha dato l’impressione di un luogo familiare. Quando pochi istanti dopo il ML si è espresso in italiano – pronuncia tra l’altro abbastanza buona, soprattutto rispetto alla prova di altri attori asiatici, vedi ad esempio Song Joong Ki in “Vincenzo” – tutto ha acquisito improvvisamente senso, e ho riconosciuto la Civita di Bagnoregio. Sorpresa inaspettata? Assolutamente sì. Sorpresa piacevole? Anche.
Altra cosa che mi ha stupito – sempre in modo positivo – è stato il fatto che fosse lui a fare da interprete e non viceversa come mi sarei aspettata (luoghi comuni, che ci vogliamo fare). Il loro incontro è certamente singolare, una situazione sicuramente improbabile nella realtà ma portata in scena con estrema credibilità. Fin da subito trapela una grande sintonia tra i due personaggi, non sembrano due attori che recitano singolarmente, bensì danno prova di un’interpretazione che riesce a legare le due figure al pari di due metà complementari, indipendentemente che la scena sia ironica, triste, divertente o romantica.
Come drama si discosta bene dalla massa, offrendo spunti nuovi, sia su aspetti di un certo rilievo sia su piccoli dettagli, che saltano comunque all’occhio. Lavoro certamente ambizioso, forse un po’ troppo pretenzioso.

Tra i punti a favore:
- Ambientazioni diversificate e conseguente varietà linguistica: si spazia dal Giappone alla Corea, passando per il Canada e l’Italia. Occorre mettere in conto i soliti luoghi comuni (parlo per quanto riguarda l’Italia, immagino sia stato lo stesso anche per gli altri Paesi), ma ho comunque apprezzato l’alternarsi dei paesaggi e degli scenari.
- Riferimenti ricorrenti carini (l’aurora boreale, i quadrifogli, la cascata, il disco musicale) e dettagli quanto meno insoliti nel mondo dei kdrama (dalle parolacce – niente di eccessivo – al dito medio alzato più volte… Eh già, nella vita reale a quanto pare lo fanno anche lì!)
- Un buon equilibrio tra la parte drammatica (lei tradita dall’ex ragazzo, lui che non riesce a superare una vecchia infatuazione, il trauma infantile di lei) e quella ironica/divertente, dove le gaffe di lei davvero non si contano e i momenti di sano imbarazzo dopo aver detto/fatto la cavolata di turno ed essere stata colta in flagrante strappano numerosi sorrisi.
- Triangolo insolito (i protagonisti inizialmente si ritrovano uniti a promuovere un avvicinamento di lei con il terzo incomodo) che poi diventa una sorta di quadrato (la quasi-cognata di lui), quindi un inaspettato pentagono (la non-cognata con il manager amico della protagonista) e volendo anche un ipotetico esagono se contiamo Do Ra Mi come personaggio a sé stante, almeno per un breve periodo. Pur non amante dei poligoni vari devo dire che, stranamente, i vari intrecci sembrano funzionare senza cadere eccessivamente nei classici cliché.
- Il cast secondario: ricco e ben selezionato. Rivedo sempre con piacere Kim Won Hae (qui nei panni dell’anziano scrittore), attore veramente bravo e formidabile spalla di molti protagonisti in svariate serie di successo dell’ultima decade e oltre; Sung Joon (il fratello del protagonista) un po’ troppo defilato, ma del resto in questa serie non era lui il personaggi maschile principale; a me nuovo ma devo dire molto interessante Fukushi Sota (Hiro), credibile nel complesso ruolo assegnatogli.
- Gli attori protagonisti, semplicemente strepitosi ed azzeccati: non riesco a immaginare attore migliore di Kim Seon Ho per questo ruolo, già che si cala perfettamente nei panni dell’interprete tutto controllo e razionalità ma nel cui profondo si agitano un turbine di emozioni la cui gestione è per lui complessa. Tutto questo traspare splendidamente da quell’espressività che riesco a definire solo “composta”, ma non per questo di scarsa intensità, anzi: l’apparente imperturbabilità fa risaltare maggiormente lo sguardo incredibilmente empatico (gli occhi sembrano sorridere nel vero senso della parola quando la vede felice e, al contrario, si caricano di una preoccupazione quasi tangibile quando lei è in difficoltà). Possiede inoltre un timbro di voce affascinante, specialmente quando parla in coreano, e risulta piacevole anche quando si cimenta nelle lingue straniere. Go Yoon Jung è stata una bella scoperta, attrice a me nuova che mi ha ricordato moltissimo Kim Jin Won (specialmente il suo personaggio secondario ne “Descendants of the sun”): con grande naturalezza porta in scena una giovane impulsiva e spontanea, a tratti spudorata, spesso fuori luogo ma in un modo che suscita quasi tenerezza. Tra l’altro molto brava anche rispetto alla doppia interpretazione, già che il suo personaggio mostra diverse personalità: riesce a legarle profondamente tra loro pur mantenendole chiaramente distinte. Bravissimi entrambi, è stato un piacere continuo osservare la loro recitazione, così convincente e sentita.
- Do Ra-Mi: più che il suo status di allucinazione, ho apprezzato in particolar modo la sua connotazione horror (e da lì tutti i riferimenti nelle varie battute e considerazioni). Si fa sicuramente notare, non si limita a fare da “ombra” al personaggio principale.
- Sviluppo del romance: “sensato”. Aggettivo che mi ritrovo a poter utilizzare non di frequente, purtroppo. L’evoluzione dei reciproci sentimenti è perfettamente in linea con la caratterizzazione dei personaggi, senza fraintendimenti infiniti o affermazioni perennemente contrarie a ciò che si pensa. Cha Mu Hui è istintiva, disposta a fare la prima mossa, a incassare, a perseverare. Rimane affascinata da Ju Ho Jin praticamente da subito, perché bello, corretto e affidabile, pur con la sua mancanza di tatto verbale. Lui è estremamente fedele al suo personaggio: in lui le emozioni mettono radici lentamente e, una volta nate, ulteriormente filtrate dal suo controllo e dalla sua razionalità. Mentre lei ci prova più volte – più o meno spudoratamente – lui per davvero non è interessato. Certo la trova curiosa, certo gli salta all’occhio e, una volta entrati comunque in confidenza si ritrova a decidere di supportarla. Un primo accenno di coinvolgimento lo si nota quando si secca del fatto che alcuni membri della troupe si rivolgano a lei chiamandola “Do Ra Mi” invece che con il suo vero nome; è inizialmente infastidito dall’atteggiamento beffardo di Hiro nei confronti di lei, ma non è corretto definirla gelosia. La nascita di un sentimento romantico inizia a palesarsi più avanti, con l’aurora boreale: da quel momento lì scatta la gestione repressiva di tali sentimenti, che non sono liberi di venire a galla ma che vengono analizzati un poco per volta. A questo suo procedere caratterialmente a piccoli passi si aggiunge una difficoltà nel trovare la chiave di lettura di lei, aspetto che gioca molto sul tema dell’interprete di linguaggi – non solo lingue – diverse, nonché richiami al titolo del drama stesso. Le scene prettamente romantiche non sono molte, ma sicuramente emozionanti. In svariati passaggi il coinvolgimento dello spettatore è intenso anche senza nessun bacio nei paraggi.

A fronte di tanti pregi non mancano, purtroppo, anche alcuni difetti, quantitativamente minori ma decisamente impattanti, per lo più concentrati nella seconda parte del drama:
- La ricerca dell’effetto estetico supera spesso la linea sconfinando nell’eccesso: tanti, troppi riferimenti ad esempio ai brand dei capi di lusso. Anche i paesaggi, piacevolmente suggestivi, a volte lo sono fin troppo, dando un po’ l’impressione patinata tipica di una cartolina. Grande attenzione all’apparenza, e ci sta… Ma per certi versi, e in certi passaggi, decisamente esagerata.
- Le tematiche drammatiche vengono affrontate una per volta, ma sembrano al contempo creare dei tagli netti nella trama, nonostante gli sporadici richiami: all’inizio tutto sembra ruotare attorno all’ex traditore di lei, ma poi finisce velocemente nel dimenticatoio, lasciando spazio al sentimento di vecchia data e a lungo taciuto di lui nei confronti della imminente cognata, che passa anch’esso in sordina quando Do Ra-Mi irrompe a pieno titolo nella scena, passando da inquietante allucinazione a figura attiva e va a scoperchiare il vaso di Pandora dell’infanzia di Cha Mu Hui. Quest’ultima parte è davvero ambiziosa e impegnativa, forse un po’ troppo per le possibilità del drama e il tempo rimasto a disposizione. La doppia personalità è una bella idea, interpretata anche bene, ma la gestione generale della situazione e il suo inserimento nello sviluppo della trama scricchiola un po’ (che lui riesca a gestire una situazione improvvisa e di quella portata manco fosse il più esperto psichiatra, proprio non ci sta); anche sul finale, vengono aggiunti dei risvolti non necessari e un po’ privi di coerenza, che portano Cha Mu Hui a un allontanamento temporaneo ma così fondamentale… Che non si sprecherà poi mezza parola al riguardo. Una scelta, quella legata al discorso della madre nell’ultima parte dell’ultimo episodio, che davvero non ho capito. Messo lì tanto per, mi viene da dire.
- La storia, di conseguenza, ne esce un po’ troppo ricca. Solida, certo, ma un po’ troppo. Si è voluto sviluppare un numero eccessivo di idee e gli obiettivi non raggiunti pesano di più degli obiettivi che non ci si pone.
- Musiche belle (davanti a capolavori come “La Traviata” c’è poco di cui discutere) ma che peccano nell’originalità: bene qualche richiamo famoso e importante, un cavallo di battaglia certamente facile e ad effetto, ma apprezzo sempre di più una OST originale capace di rimanermi a lungo in mente dopo averla sentita per la prima volta in una manciata di episodi. E’ un valore aggiunto che nessuna musica, dalla classica alla lirica, passando per le hit internazionali dei decenni passati, può comunque vantare.

Che dire… Un drama inaspettato, al quale mi sono approcciata senza alcuna aspettativa e che si è rivelato davvero una bella sorpresa. Carico, emozionante, ben recitato, per molti versi insolito e capace di distinguersi dalla massa. L’unica sua pecca è stata quella di aver desiderato troppo: qualche ambizione in meno avrebbe probabilmente azzerato i difetti. L’ho seguito volentieri, non mi ha mai annoiata e mi è piaciuto molto (tanto che credo ci starà anche il rewatch): nonostante i sopracitati difetti, i pregi sono maggiori e per molti versi insoliti, aspetto che li fa valere il doppio: certamente consigliato!

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Completed
TatiSena
4 people found this review helpful
Jan 18, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 7.5
Acting/Cast 10
Music 6.0
Rewatch Value 6.0
This review may contain spoilers

História profunda

Ao ler a sinopse imaginava um romance calmo e tranquilo e fui surpreendida com drama, leve comédia e romance maduro. A história é boa, os personagens excelentes e a atuação dos atores impecável porém alguns epsiodios sao mais arrastados, tornando cansativo assistir pois nao evolui a história, nos episódios finais isso se resolve, evoluindo melhor. Ao tratar da saúde mental da protagonista, foi um pouco confuso em alguns momentos. Spoiler**quando ela se transforma em Do ra mi, foi muito estranho, é possível entender o motivo de terem colocado na trama mas a forma que foi feito ficou estranho. Vale a pena assistir, tem um enredo lindo e cativante, cenas lindíssimas

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Completed
Ariann 2508
3 people found this review helpful
Mar 17, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 10
Story 9.5
Acting/Cast 10
Music 10
Rewatch Value 10
This review may contain spoilers

LA ZOMBIE Y PAPAGO

Esta historia no cuenta la vida de cha mu hee una influencer y actriz con una carrera que nunca ha despegado; por azares del destino este la lleva a conocer al protagonista PAPAGO un hombre que puedes hablar mucho idiomas, excepto uno... EL IDIOMA DEL AMOR
Después de estos sucesos mu hee consigue un papel que la lanzaría al estrellato una zombie bailarina llamada dorami, está grabaría la película pero sufriendo un accidente en la toma final lo que le ocasiona un coma y termina despertando tiempo después cuando ya es muy famosa
El protagonista se reencuentra con ella ya que le quiere pedir que borre una foto que subió en la que el aparece... y esto es solo el principio; la serie a lo largo de los capítulos desarrolla muy bien su relación
rei, llore y me lleve un buen sabor de boca.
Los personajes secundarios caen bien y aunque me dio pena por hiro al final, todo esto lo ayudo a ser mejor persona, entonces si tuvo un propósito
LA SERIE NOS DEMUESTRA QUE EL IDIOMA MAS DIFÍCIL ES EL DEL AMOR

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Completed
Dorameiralove
2 people found this review helpful
Jan 23, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 9.0
Rewatch Value 5.5

Poderia ter sido melhor

Não sei se gostei, mas acho que não gostei tanto assim.
Por mais que seja romance, teve algumas coisas que achei desnecessárias como a dupla personalidade que apareceu do nada.
Os atores são ótimos, o sr covinha maravilhoso… mais queria que a história tivesse um desenvolvimento de história melhor , sei lá
Não é um dorama ruim, mas também não é memorável. Dá pra assistir até o fim sem sofrimento, porém dificilmente fica na cabeça depois que acaba. No final, fica a sensação de que a história tinha tudo para emocionar mais, mas não soube “traduzir” isso para a tela.

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Completed
laradoramas
2 people found this review helpful
Jan 21, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.5
Acting/Cast 10
Music 9.5
Rewatch Value 4.0

confuso.

Talvez eu não tenha entendido a mensagem que o drama quis passar, talvez eu não tenha assistido certo, mas na minha visão esse drama não entregou o que prometia.

Teve seus pontos positivos e negativos, e infelizmente os negativos sobre saíram, como por exemplo o fato da Chu Mu Hee ter passado o dorama inteiro correndo atrás dele, mesmo quando ele claramente não queria, muitas das vezes eu me senti desconfortável em ver como o Uh Jin era indiferente a ela.

Outra coisa que me incomodou, o tempo de tela que deram para o Hiro, sei que de certa forma o personagem dele era importante, mas eu quase Dormia sempre que ele parecia, chato e entendiante e ainda fizeram ele ter sentimentos por ela.

Mas agora vai o que eu gostei.

O casal secundária, foi inesperado, mas foi gostoso de ver, tinha química, tensão, apesar de corrido queria que tivessem tido mais tempo de tela. A do ra mi, eu ate que gostei desse plot, apesar de uma versão ruim da Cha Mu Hee, senti que ela deixou a personagem mais engraçada e com uma personalidade que vai alem de correr atrás do Uh Jin.

É isso, é um drama que poderia ter tido uma história incrível, mas não foi.

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Completed
Miriam22
2 people found this review helpful
Jan 30, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.0

Un viaggio bellissimo... finché non cambia direzione

“Can This Love Be Translated?”, serie sudcoreana del 2026 disponibile su Netflix, parte con tutte le carte in regola per essere un romance elegante e coinvolgente. Dodici episodi, un cast di prim’ordine — Kim Seon‑ho, Go Youn‑jung e il giapponese Sota Fukushi — e un’ambientazione internazionale che spazia tra Canada, Italia e Giappone. Insomma, una produzione che promette subito un viaggio emotivo e visivo di grande fascino.

La trama ruota attorno all’incontro tra Cha Mu‑hee, attrice coreana di fama globale, e Joo Ho‑jin, interprete poliglotta chiamato ad accompagnarla in un programma di viaggio e dating internazionale. È un’idea semplice ma brillante: due persone che vivono di parole, sfumature e traduzioni, costrette a confrontarsi con emozioni che, spesso, non trovano la lingua giusta per essere dette.
E nei primi episodi questa dinamica funziona benissimo. C’è ritmo, c’è intesa, c’è quella promessa di romance che ti fa pregustare una storia dolce, elegante, quasi da favola.

E poi ci sono i luoghi.
Il Canada è luminoso, vasto, quasi terapeutico. L’Italia — che per me è casa — viene mostrata con quello sguardo straniero che la rende ancora più bella: panorami, vicoli, colori, tutto valorizzato con una cura che fa piacere vedere. È una delle parti più riuscite della serie, insieme al gioco delle lingue, davvero affascinante: coreano, inglese, giapponese, italiano. Un intreccio continuo di significati e fraintendimenti che, per essere apprezzato davvero, richiede la visione in lingua originale con sottotitoli.

Anche il cast è uno dei punti forti: attori che già conoscevo e apprezzavo, e che qui confermano professionalità e presenza scenica. Kim Seon‑ho, che avevo già visto e amato in “Hometown Cha‑Cha‑Cha”, porta con sé quella sua naturalezza un po’ disarmante; Go Youn‑jung, reduce da “Alchemy of Souls: Part 2”, mantiene la sua presenza elegante e controllata. Le scene romantiche sono curate, i baci più veri del solito per un k‑drama, e sul piano estetico funzionano.
Ma — ed è qui che per me si gioca la differenza — non basta un bacio ben girato per parlare di “chimica strepitosa”. La chimica vera nasce prima: negli sguardi, nei silenzi, nei tempi, nella scrittura che costruisce tensione emotiva. E qui la scrittura non prepara davvero il terreno, per cui l’effetto resta più elegante che coinvolgente. È come vedere due attori che sanno baciare, non due personaggi che non possono fare a meno di farlo.
Molti spettatori possono lasciarsi incantare dall’estetica — e lo capisco — ma personalmente non ho sentito quel battito sotto la superficie. E non è questione di severità: è proprio 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑓𝑒𝑒𝑙𝑖𝑛𝑔, per citare Cocciante.

Pur con queste sfumature, la prima metà della serie mantiene un suo equilibrio.
Poi arriva il famigerato episodio 7, e qualcosa si spezza.

Il tono cambia, il genere cambia, e la serie sembra perdere la bussola — ironico, visto che di viaggi dovrebbe essere avvezza.
Il romance si annacqua, mentre thriller, noir e psicologia entrano in scena senza trovare un equilibrio. Troppa carne al fuoco, e nessuna cotta davvero bene. È come se ti avessero fatto annusare una torta meravigliosa, e proprio quando stai per assaggiarla… ti servono un piatto di pasta, poi un pollo, poi delle patate. Tutto buono, certo, ma non è quello che volevi. E quando finalmente il dolce arriva, non hai più fame.

Il viaggio itinerante, che all’inizio sembrava un’idea bellissima — un percorso geografico ed emotivo insieme — perde forza invece di crescere. E alla fine resta la sensazione che si sia puntato più sull’estetica che sulla sostanza: paesaggi stupendi, abiti impeccabili, una confezione da sogno… ma dentro la torta promessa non si trova.

Il trauma di Mu‑hee, che avrebbe richiesto delicatezza, viene trattato con toni che stonano rispetto al genere.
Il personaggio di Do Ra‑mi, da interessante, diventa pesante e invadente.
Gli amori incrociati — tutti (o quasi) non corrisposti — sembrano messi lì più per confondere che per arricchire la storia.
E persino l’attore giapponese, che aveva un potenziale enorme, finisce relegato in un ruolo che non sfrutta davvero le sue possibilità.

A un certo punto iniziano a stonare anche i costumi: lei in Chanel è splendida, nulla da dire, ma l’ostentazione diventa così insistita da sembrare quasi una sfilata continua.
E i soliti cliché italiani, che fanno sorridere ma rompono un po’ l’incanto, non aiutano di certo.

Un accenno va fatto anche all’OST, che accompagna la serie con coerenza… almeno fino a un certo punto. Nella prima metà è leggera, luminosa, da rom‑com pura: melodie morbide, atmosfere zuccherine, quel tipo di colonna sonora che ti fa credere davvero nella favola che sta nascendo. Poi, proprio come la trama, anche la musica cambia direzione: dal settimo episodio in poi prende toni più gotici, quasi surreali, che ricordano certe atmosfere alla Tim Burton — e non è un caso se Do Ra‑mi, con il suo modo di muoversi e di occupare la scena, sembra uscita da uno dei suoi personaggi.
C’è anche un omaggio musicale che ho trovato curioso e, in un certo senso, affettuoso: l’uso della nostra “Traviata”, che richiama sia l’Italia sia una delle scene più iconiche di “Pretty Woman”, quella in cui Edward porta Vivian all’opera e le spalanca un immaginario di lieto fine. È una citazione che funziona, anche se forse un po’ didascalica.
La canzone che accompagna l’ultima scena, invece, è orecchiabile e piacevole: non memorabile, ma perfetta per chiudere il viaggio con una nota leggera.

E qui arriva il mio giudizio personale, quello che nasce più dalla pancia che dalla testa.
Nonostante i limiti evidenti, nonostante la confusione narrativa e le occasioni sprecate, non riesco a essere severa.
Perché qualcosa di buono c’era, e lo riconosco: l’atmosfera, le lingue, i paesaggi, il cast, quel potenziale che per metà stagione ti fa credere che la magia sia possibile.
E così, alla fine, il mio voto è un 7. Un 7 che non premia la perfezione, ma l’intenzione. Un 7 che dice: “Poteva essere molto di più, ma qualcosa l’ho comunque portato a casa.”

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Completed
Jade L
2 people found this review helpful
Jan 24, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 9.0
Music 7.0
Rewatch Value 8.0
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Una bella sorpresa

Mi aspettavo una rom com, un drama leggero ma non è così, probabilmente le promozioni sono state fuorvianti.
Questo fortunatamente non ha inciso nel mio grado di apprezzamento verso questo drama, anzi sono rimasta piacevolmente colpita.
Ammetto che uno dei punti forti di questo drama è assolutamente la scenografia, posti meravigliosi e variegati che ci accompagnano in questa storia d'amore dolce ma travagliata rendendo tutto magico. L'estetica di questo drama è molto bella, tra luoghi stupendi, marchi di lusso come Chanel e outfit dei personaggi stupendi, assolutamente piacevole per gli occhi.
La regia mi è piaciuta molto, soprattutto nella rappresentazione del personaggio di Dorami, lì secondo me la regia toccava i momenti più alti del drama.
Parliamo invece della sceneggiatura, la trama.
Trama che secondo me è originale! Ovviamente non intendo che sia la cosa più originale che abbia mai visto, quello no ma per il panorama dei kdrama soprattuto attuale per me lo è (e ho visto tanti drama).
La sceneggiatura l'ho trovata molto solida fino all'episodio 10 poi purtroppo fa qualche scivolone nel finale ma dopo ci arriviamo, prima parlo delle cose positive.
Il concetto della lingua che non è solo quella che parliamo ma quella della nostra anima interiore che è la più difficile da interpretare, sia per noi stessi ma soprattutto per le persone che ci stanno vicino ma che un pò di sforzo si può interpretare, questa è alla fine la vera trama del drama. Questo concetto che sembra semplice ma non lo è, viene messo in scena in modo geniale e profondo e per quanto mi riguarda anche avvincente.
I protagonisti li ho trovati interessanti perché hanno personalità distinte, questo li porta appunto ad avere problemi nel capirsi ma non solo, entra in gioco anche la salute mentale della protagonista. Per quanto mi riguarda apprezzo sempre tanto quando nei drama ma in generale quando viene trattato questo tema importante. Ritornando alle personalità dei protagonisti la cosa che più ho amato è che sono molto umani da sembrare quasi reali, non sono perfetti ma quella imperfezione che non è fittizia giusto per farti il personaggio grigio ma realistica, anche perché entrambi alla fine non nemmeno così grigi sono appunto semplicemente umani. Lui ad esempio una green flag ma a volte è troppo tagliente con le parole quindi può ferire anche se magari la sua intenzione non era quella. Il loro rapporto si costruisce lentamente, un vero slow burn e io amo questa caratteristica. Ho amato vederli piano piano innamorarsi e crescere come coppia.
I personaggi secondari forse sono a mio pare un punto debole del drama, non mi hanno fatto impazzire, abbastanza semplici e banalotti. Carini ma nulla di eclatante. Ad eccezione di Hiro il cosiddetto second lead sfigato di turno, lui l'ho apprezzato abbastanza anche se serviva principalmente da collante per alcune dinamiche della trama.
Mi è piaciuta molto l'idea di loro che dovevano girare questo reality in giro per il mondo, questo ha reso il drama più bello e affascinante, insomma seconda me le sorelle Hong sono state in gamba nello scrivere questa sceneggiatura.
Un drama che non sarà il capolavoro del secolo ma indubbiamente un ottimo prodotto.
Fine parte senza spoiler.


SPOILER


La scelta dei traumi della protagonista che arrivano dalla famiglia e da lì la nascita di Dorami l'ho apprezzato molto, soprattutto il plot twist della madre che era Dorami, in linea con la storia e non semplice da capire.
Purtroppo non ho amato l'ultimo episodio per alcune scelte, ad esempio i genitori che alla fine sono vivi, brutto da dire ma avrei preferito di no, perché buttarmelo così a fine ep secondo me non ha senso. Più che altro mi ha dato l'impressione come se le sceneggiatrici non abbiano avuto il coraggio di effettivamente narrare una tragedia del genere e così hanno voluto alleggerire però per me risulta forzato.
In generale non ho apprezzato la risoluzione finale della famiglia di lei, che poi alla fine si collega con lui per me potavano evitare, l'ho trovato forzato anche qui.
Anche il fatto che lei alla fine non si faccia curare tramite psichiatra e psicologo sinceramente non mi ha entusiasmato, per me era importante vedere lei che prendeva il coraggio e andava a curarsi e invece no...penso che qui entri molto in gioco la mentalità coreana che su queste cose è molto indietro.
Per non parlare della separazione dei due! Che spero vivamente che in quel periodo non si siano effettivamente lasciati anche se sembrerebbe di sì. Questo cliché lo odio dall'alba dei tempi, riproposto in 90000 drama e basta vi prego...non so forse qui entra in gioco il fattore che loro sono delle sceneggiatrici old school? Non lo so ma non ho apprezzato questa scelta!
Ci sono state altre cosine che non ho amato ma nulla di troppo importante, queste sono le cose importanti che ritengo invece dei scivoloni.
In generale non boccio un drama solo per l'ultimo episodio quindi comunque rimane un ottimo kdrama che ho amato.

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Completed
AnnaPaulaFava
3 people found this review helpful
Apr 19, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 6.0
Acting/Cast 4.0
Music 7.5
Rewatch Value 1.5
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Poderia ter sido

O que salvou a série foi o casal coadjuvante. É o tipo de drama que você liga enquanto limpa a casa, porque se você sentar para assistir, não vai prender sua atenção.

O protagonista masculino trata a protagonista feminina como se ela não fosse nada, totalmente rude e apático. A mulher se humilha aos pés dele, e isso fica cada vez mais irritante a cada episódio. A história tinha tudo para ser boa, mas "poderia ter sido" e não foi.

Eu gosto muito da atriz principal, mas nesse papel ela estava meio sem graça.
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Completed
Nonna Grace
4 people found this review helpful
Jan 18, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 4.0
Acting/Cast 10
Music 6.0
Rewatch Value 2.0

Chanel, musei e amori difficili

Personalmente ho trovato questo drama un’opera artificiosamente complessa, come se la serie facesse uno sforzo eccessivo per apparire profonda e cerebrale. La relazione della coppia principale è costruita su un continuo esercizio di analisi, fraintendimenti e riflessioni quasi sovraccariche, che finiscono per rendere l’amore più un problema teorico che un’esperienza vissuta.

In questo senso risulta particolarmente significativa la presenza della coppia secondaria, molto meno intellettualizzata e più istintiva. Il loro rapporto sembra funzionare da contrappunto narrativo: una dimostrazione implicita che forse non serve tutta questa fatica per capirsi e scegliersi, e che la comunicazione emotiva può essere anche semplice, diretta, imperfetta ma sincera. Paradossalmente, sono proprio questi personaggi “minori” a risultare più credibili e vitali.

Un altro elemento che ha indebolito l’esperienza è l’eccessiva lunghezza della serie, unita a una certa artificiosità di fondo. Più che al servizio della storia, questa dilatazione sembra funzionale a un obiettivo diverso: la celebrazione estetica. Il Canada e l’Italia diventano scenari-cartolina, mentre tutto ciò che è italiano viene esibito con una cura quasi compiaciuta. Allo stesso modo, l’“alta cultura” coreana è rappresentata in maniera fortemente simbolica attraverso l’abitazione-museo del protagonista maschile, uno spazio che sembra più concepito per essere ammirato che vissuto.

Questa sensazione di operazione estetica si rafforza anche nella caratterizzazione visiva della protagonista femminile, costantemente vestita Chanel, al punto che la sua eleganza smette di essere un tratto narrativo e diventa un vero e proprio elemento promozionale. Il risultato è un’impressione persistente di product placement, che sottrae naturalezza al personaggio e contribuisce a quella patina di costruzione artificiale che avvolge l’intera serie.

In definitiva, "Can You Translate This Love?" sembra più interessata a mostrarsi raffinata, colta e visivamente impeccabile che a raccontare un amore autentico. Un’opera che riflette molto sull’amore, ma che forse dimentica di farlo sentire davvero.

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