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  • Gender: Female
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Completed
Brewing Love
5 people found this review helpful
Apr 23, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 6.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 4.0

Una birra che non ubriaca

UNA BIRRA CHE NON UBRIACA.
Nonostante una regia competente: il regista è lo stesso di business proposal e di un altro lavoro di successo, nonostante una sceneggiatura che propone dei dialoghi profondi e una storia interessante, nonostante la FL sia un mostro di bravura, chi ha visto i suoi lavori precedenti non può non notare lo studio sul personaggio e la sua versatilità, nonostante tutto questo, il lavoro non mi è arrivato, chiaramente ci sono delle emozioni che ho provato ma più legate alla vicenda personale della protagonista che alla storia d’amore.
Il protagonista maschile é bravo e bello ma non sempre puntuale con la recitazione, in alcune scene. Tuttavia come personaggio è interessante il modo in cui scardina molti stereotipi di genere e il modo in cui tratti il tema dell'ipersensibilità emotiva, una condizione psicologica molto poco conosciuta ma che esiste ed è presente.
Questo amore quando nasce non ha quel trasporto, quell’entusiasmo, quel nodo allo stomaco che ho provato in my Dearest Nemesis per esempio, o in business proposal. Credo che abbia influito una recitazione non sempre credibile del ML, la costruzione del personaggio della FL (che pure è interessante vedere una donna opposta e poco cute, come i drama ci propongono invece), anche lo stile di regia con continui primi piani iniziali di 45 secondi sugli occhi commossi dei protagonisti ha contribuito a rallentare il ritmo.
Lee Jong Won (ML) sta facendo un lavoro fondamentale dopo aver portato a termine con successo il suo terzo drama da protagonista quest'anno. In ogni sua interpretazione, si distingue con successo. La sua alchimia con Kim Sejeong (FL) è l'unico fattore discontinuo e altalenante.
Interessante la parte che tratta la produzione della birra, sia per quanto riguarda la conoscenza dei processi , che non conoscevo sia per l'ambientazione scenografica che ricorda moltissimo "un'ottima annata", film cult del 2006 con Crowe e Marion Cotillard.
Molto buona la scrittura per quanto riguarda la caratterizzazione dei due protagonisti , credibile e molto ben studiata (è normale sentirsi attratti da qualcuno che ha le caratteristiche genitoriali, lei fa il lavoro del padre ed è inibita come lui però è anche una persona che gli offre comprensione e protezione, a differenza del padre).
Consiglio senz’altro perché è un lavoro di qualità, con una storia interessante, però senza troppe aspettative emotive. La seconda coppia molto interessante ma anche loro mancano di intensità, tensione e trasporto. Inoltre la costruzione del personaggio di Oh Chan Hwi, della seconda coppia, non risulta credibile assolutamente, non spoilero ma una persona che ha il suo trascorso non é credibile abbia quella personalità. Mi viene da pensare che abbiano inserito sul finire questa evoluzione senza averla programmata dall’inizio.
Episodi 10 e 11 inutili.
Regia interessante.
Sceneggiatura discreta ma non sempre comprensibile nelle evoluzioni e nelle dinamiche finali dei due protagonisti, musica gradevole ma non indimenticabile.

Non mi è piaciuto:
1) La costruzione di un rapporto platonico tra tutti i personaggi
2) Evoluzioni non credibili dei personaggi (padre, amico della protagonista, famiglia di "miss bellezza").
3) Recitazione a mala pena sufficiente da parte di tutti, solo la FL si conferma un'attrice di spessore e versatile ma nel dare il voto ho dovuto fare una media complessiva delle interpretazioni di tutti.
4) Il ML è stato promettente e molto bravo in alcune scene, poi piatto e noioso in molte altre.
5) la FL cazzutissima ma sottona con i superiori si faceva urlare addosso da tutti .

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Completed
The Story of Ming Lan
5 people found this review helpful
Dec 30, 2024
78 of 78 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 6.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 5.0

UN PALACE HAREM MOLTO BEN CONFEZIONATO SULLA DINASTIA SONG.

Se dovessi dare un voto alla scenografia, ai costumi, alla cura per i dettagli e alla attendibilità storica questo drama varrebbe 9/9,5 ma devo fare una media col mio coinvolgimento nel seguirlo (7).
Per 73 episodi ho impiegato 3 settimane a finirlo e ho droppato sul ventesimo episodio quasi una settimana, perché i primi capitoli sono interessanti da un punto di vista storico ma anche troppo noiosi perché per 40 sono una dettagliata e prolissa descrizione delle dinamiche famigliari (questa parte andava accorciata a mio avviso). Nel corso del lavoro ci sono alcune scene inutili, a volte anche delle semplici riprese che andrebbero tolte. Il montaggio di questa serie merita appena un 6.
Trattasi di uno storico attinente la dinastia SONG, non è né un fantasy né un wuxia (fatta eccezione per un paio di combattimenti). Non ci sono eroi o persone con poteri eccezionali, solo persone normali, alcune un po' più scaltre di altre; a parte le matriarche anziane e la protagonista , o le nutrici, le donne qui vengono dipinte tutte meschinamente (manipolatrici, arriviste, assassine e prive di scrupoli) e non c'è evoluzione o riscatto per qualcuna di loro, vi anticipo anche che per una di loro non ci sarà una nemesi piena nonostante abbia attentato alla vita della protagonista e abbia ucciso il figlio della sua concubina rivale... anche questo è molto realistico perché nella vita non sempre i cattivi incorrono in conseguenze.
Il titolo fa pensare che la protagonista sia MING LANG mentre nel corso di 73 episodi viene più illustrata l'epoca storica in cui vive, ci sono circa una ventina di personaggi che non definirei secondi dato che occupano lo stesso tempo dei protagonisti sulla scena.
Ho trovato interessante vedere, molto similmente alla fioritura imprevista, le dinamiche femminili nella dinastia Song, qui vengono descritte e illustrate molto approfonditamente : dalla strutturazione sociale dell'harem alla composizione a corte, le concubine, le matriache, le nobili signore, i ranghi, le principesse, i funzionari, gli eunuchi, come venivano gestite le diatribe in seno alle famiglie e come si era terrorizzati di essere oggetto di pettegolezzi, quali ingegnosi e meschini trucchi per farsi sposare e come fregare i propri avversari con sotterfugi e retorica. E' una opera molto valida se si vuole conoscere realisticamente come funzionava la società a quell'epoca e quali sotterfugi e complotti c'erano per spodestare le avversarie o accaparrarsi un buon matrimonio. E' una serie tv molto realistica e ben realizzata.
Costumi, città, paesaggi, carrozze, fotografia, livello di recitazione sono buoni, da parte di tutti i personaggi. La scenografia meriterebbe un 10 pieno. E'chiaro che chi ha realizzato non ha improvvisato, curando ogni minimo dettaglio.
Gli attori sono bravi, qualcuno spicca di più di altri (la Nobile signora sheng per me è stata la migliore come performance recitativa), altri lo sono stati meno, la protagonista è un po' acerba come recitazione e prima di molti ritocchi che l'hanno riveduta e corretta (Vedete the legend of shen Li per rendervene conto).
Il protagonista maschile è diverso dai classici bellocci da drama ma risulta carismatico e affascinante, anche lui bravo ma non eccellente. Per questo non do un 10.
Non do un 10 anche perché non c'è minimo slancio romantico tra i due, non vedrete un bacio né altro, solo un matrimonio di una coppia che sembra sposata da un decennio sin da subito... .
Qualcuno ha detto che sarebbe stata stonata della fisicità tra i due ma iniziare un rapporto che viene così trascinato per i primi 40 episodi finendo come coppia sposata da 10 anni non credo si accordi molto al realismo che volevano rappresentare. Ci sono scene di avvicinamento fisico palesemente tagliate , e non capisco il perché, mentre nel montaggio vedo alcuni primi piani di cucine o di stanze messi a casaccio, per fortuna uno o due scene al massimo.
E' stato bello vedere questo rapporto che ricorda un po' la vita di ognuno di noi, quanti di noi si sono sposati con qualcuno che abbiamo conosciuto da bambini e di cui poi ci siamo innamorate solo da adulte, dopo aver incontrato altri e aver sperimentato altri amori.Qui è esattamente così, il protagonista sin da piccolo prova stima e un profondo senso di tenerezza e protezione nei confronti della protagonista, orfana come lui ma non va oltre. Ho davvero cercato di capire quando si innamora veramente di lei, perché si passa dalla conoscenza, all'avvicinamento, allo scontro, a qualche sporadica occasione di contatto e confronto, al matrimonio, all'essere coppia anziana. Il regista ci ha privato dei momenti più belli della nascita di una storia dopo averci fatto attendere circa 40 ore!!!
Se vi piace lo slow burning qui il rapporto tra i due si avvia dopo oltre metà della serie, è la "cosa" più slow che io abbia mai visto, con la "piccola" differenza che non c'è il BURNING ma il LINKING (ossia un legame che si crea).
Questo lavoro ha influenzato come dinamiche molti altri a seguire che hanno corretto un po' le falle nel senso che qui una volta formata la coppia e aver avviato un rapporto di allegra comicità scherzosa tra i due, che ho apprezzato molto vedere, iniziano le recriminazioni da parte di lui che vuole slancio, gelosia e attenzioni da parte della protagonista. Ming Lang sebbene abbia un rapporto con la nonna meraviglioso, affettuoso, onesto e sincero è davvero anaffettiva col marito sebbene questo cambi un po' sul finire. Inizialmente sembrava che lei o avesse sposato semplicemente perché lusingata dalle sue attenzioni machiavelliche, sul finire vedremo una protagonista molto grata e forse "innamorata". Non si capisce infatti se sia per gratitudine e per timore di divenire vedova o se alla fine si sia innamorata davvero di quest'uomo. Spero di sì.
Ci sono poche parti di unione , il drama è tutto concentrato sui discorsi, i complotti, le dinamiche di potere sacrificando la coppia.
Forse in nome del realismo si è voluto rappresentare il rapporto reale che si creava a quei tempi, senza patinarlo ed edulcorarlo, connotandolo di un romanticismo che è più un prodotto sociale moderno che di quei tempi. Altra cosa che non mi è piaciuta è l'assenza di comunicazione onesta della coppia, specialmente nel finale lui la esclude da tutto, e mi chiedo che genere di coppia abbiano davvero formato questi due.
Ma anche lei non parla molto con lui delle sue dinamiche famigliari e dei suoi trascorsi, di come sia morta veramente la madre.
Altra cosa che non ho apprezzato è l'ennesimo ritratto di una donna che viene costantemente salvata dall'uomo. La protagonista è scaltra e molto lungimirante ma a volte "si perde di casa", fino all'ultimo proverà a salvarlo, nella fase finale arriva troppo tardi perché prima si imponevano lo scrupolo di non coinvolgere la famiglia, nell'ultimo o penultimo episodio lei vuole dare una mano a proteggere la residenza dagli attacchi e viene disarmata in un nano secondo e ...LA SALVA LUI (ANCORA!!!). Il regista deve essere misogino... o non si spiega!


Per concludere se vi piacciono i palace harem, ossia drama incentrati sulla gestione dell'harem nella dinastia passata cinese , questo è molto dettagliato e ben fatto.Se vi importa poco del romanticismo e delle storie d'amore qui ne vedrete pochissimo. Se vi piacciono sotterfugi e scenate questo è il drama che fa per voi! Molto bella ed elegante la colonna sonora.

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Completed
Will Love in Spring
6 people found this review helpful
Jan 18, 2025
21 of 21 episodes seen
Completed 0
Overall 9.5
Story 6.0
Acting/Cast 9.0
Music 8.5
Rewatch Value 8.0

Lavoro introspettivo di grande spessore

Un cdrama complesso, delicato, con dialoghi di una profondità rara. Non ci sono grossi colpi di scena ma realistico perché narra la vita e protagonista é la resilienza dei protagonisti. É un lavoro lento riflessivo sulla vita e le sue difficoltà, limiti dati dalla disabilità , sull’amicizia e sulla morte.
Se volete storie d’amore coinvolgenti, passione, colpi di scena scegliete altro.
Non é un prodotto per tutti

Casting: dai protagonisti principali ai ruoli secondari hanno fatto un buon lavoro e hanno diretto tutti benissimo.
Li Xian (Mai Dong) - È freddo, serio, inibito, non sorride mai e nasconde totalmente la propria emotività, è un tanatoprattore, il migliore che ci sia. Della sua professione ha abbracciato totalmente le aspirazioni fino a farne una vocazione: accompagnare i morti nel loro ultimo viaggio con cura e premura in modo che le loro anime abbiano un viaggio sereno.
Grazie a questo lavoro ho conosciuto la figura del tanatoprattore: La rappresentazione della gestione delle persone care degli altri mi fa apprezzare coloro che compiono queste azioni. Questi artisti sono sullo sfondo, difficilmente considerati, riconosciuti ma è sicuramente un lavoro apprezzabile e di nobile sensibilità.
Zhou Tong (Z Jie) - È senza filtri, sfacciata,spigliata, estroversa , volitiva e capace nel lavoro e in quello a cui si dedica, Ha un handicap con una protesi agli arti inferiori ma non le impedisce di perseguire i suoi sogni e di lottare per realizzarsi, professionalmente e sentimentalmente.

La scrittura è molto buona. I dialoghi sono il pezzo forte di questo lavoro. Così tanti punti toccanti sulla vita. Ti fa davvero riflettere. FL aveva molte insicurezze e ci sono alcune parti in cui può sembrare persino eccessivamente fuori luogo e priva di ogni umana sensibilità però è anche una donna ferita che sa spiegare e motivare e ha anche una grande consapevolezza dei suoi vissuti e quelli degli altri personaggi.
La coppia si forma con difficoltà ma in modo molto credibile , la loro evoluzione personale è davvero notevole e questo rende possibile il superamento dei limiti che non consentivano alla coppia di crearsi.
Questo lavoro non illustra solo la vita, i rapporti, la disabilità, la morte ma anche la Cina moderna e i suoi contrasti, la sua doppia faccia e la ricerca del proprio posto nel mondo e i compromessi per integrarsi e vivere i rapporti significativi. E' un viaggio di formazione della FL. Ci sono così tanti sviluppi ponderati . "La vita è piena di destinazioni diverse. Alla fine andrai nella tomba".

I dialoghi , a differenza di molti altri lavori, sono profondi e introspettivi. Mi hanno aiutato a comprendere e rispettare e normalizzare l'evento della morte, inserendolo in un ciclo vitale e ho definitivamente assunto un atteggiamento di rassegnata serenità . Pochi lavori sono in grado di allentare l'ansia che proviamo quando parliamo di fine, morte, abbandono, chiusura, questo almeno personalmente lo ha fatto.
Tratta anche il tema della disabilità, c'è un discorso meraviglioso che la FL fa al ML, terapeutico, per la qualità curativa e la forza di resilienza che viene trasmessa , lei non vuole pietà dagli altri, chi vuole pietà e riconoscimento della propria difficoltà esprime solo la propria debolezza e un'insicurezza quasi infantile .
E qui mi viene in mente la figura del fratello, che cerca la propria strada e il proprio posto nel mondo, è un ragazzo con ambizioni diverse, nel proprio percorso di maturazione è diviso tra le richieste delle società e le sue aspirazioni totalmente incomprese. Sa che vuole prendersi cura di qualcosa, di qualcuno, anche semplicemente di un'oca che ha un valore simbolico importante, non a caso è un simbolo solare, associato alla vita, alla creazione e alla rinascita (e di questo parla il lavoro).

Molto spesso sia vittime di risentimento per il mancato riconoscimento delle nostre difficoltà e invece dovremmo concentrarci più sulla vita e sull'esistenza, non abbiamo bisogno di "fuffa concettualoide". Gli adulti sono adulti per autonomia e responsabilità, è infantile cercare un occhio che comprenda e ti tratti da malata per le tue difficoltà, così come è assolutamente infantile un riscatto o che qualcuno ti chieda scusa per i torti che hai subito. Io l'ho trovato illuminante.
Altro tema delicato e toccante che viene proposto : l'amicizia, vera, forte e sincera, quella tra la nonna del protagonista e l'amica di una vita, come affrontare la partenza e come vivere i rapporti dopo la fine.

Io l'ho trovato un lavoro , sicuramente non spassoso, ma bello: con una sceneggiatura eccezionale, una forza , una delicatezza, una bravura da parte di tutti gli attori e un grande significato. Certo se si cerca la storia d'amore il titolo è fuorviante , se si vuole staccare il cervello ed evitare di pensare meglio optare su qualche mini serie stupidotta basata sui web toon ma ogni tanto guardare qualcosa di diverso e riflettere e lasciarsi trasformare da quanto si vede non è male.
Questo dramma è per i pensatori maturi. È scritto bene e recitato bene. E per quanto riguarda il romanticismo? C'è ma non è del tipo che emoziona e dà il batticuore come in molti romance ma certe scene sono di una raffinatezza unica.

Fate attenzione al commiato dei due in una notte , lui la accompagna in macchina e la guarda mentre ne studia il volto quando lei alza lo specchietto, i due si danno uno sguardo, è visibile che c'è dell'attrazione che cova sotto la brace. Poi vedremo quel calore, quelle tenerezze, quel desiderio attraverso contatti di sguardi, ricerca fisica, toccarsi, abbracci e baci. Sicuramente una moderna dimostrazione d'amore, inclusi i baci all'aperto, in mezzo alla gente. La chimica è frizzante

Mi ha dato tanto. Consiglio la visione.

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Completed
Start-Up
6 people found this review helpful
Jan 2, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 2
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 9.0
Music 10
Rewatch Value 10

UNA VOCE FUORI DAL CORO ... TI SPIEGHERO' MOLTE COSE CHE TI SONO SFUGGITE

Iniziamo col dire che son stata molto combattuta se scrivere una recensione su questo lavoro di qualche anno fa su cui molti hanno già speso tante parole e considerazioni. Normalmente tendo a recensire lavori che non hanno nessuna o poche recensioni in italiano per orientarvi nella visione e aiutarvi a scegliere, perché penso sia questo lo scopo di my drama list.
Vi anticipo che il drama è un drama di riscatto e rivalsa sociale, non è basato su una storia d'amore, questa è semmai di contorno, è perfettamente calato nella società moderna...una società economica che va a duecento chilometri all' ora, che non aspetta nessuno, che divora chi non ha la forza di stare al passo.
Questa serie merita di essere vista perché ci racconta tutto questo, non ci nasconde gli aspetti più crudi e più violenti del nostro sistema economico e ci ricorda che nonostante tutto, nonostante tutti esiste un bene che è il capitale più prezioso che nessuna quantità di denaro potrà mai superare: la nostra umanità.
Premesso questo, mi sono convinta perché vorrei condividervi il mio personale punto di vista e aiutarvi ad apprezzarlo per la straordinaria sceneggiatura, recitazione e storia fuori dal comune rispetto ai comuni romance.
Qui ruota tutto attorno alla realizzazione personale, professionale e alla forza di seguire i propri sogni, sempre e comunque, a dispetto dei sacrifici e vengono poste due strade impersonate dalle due protagoniste: la prima compie una scelta egoistica per realizzare se stessa mollando tutto e tutti e appoggiandosi ad aiuti esterni, la seconda ritarda di molti decenni il successo per restare vicino agli affetti privandosi di un lavoro degno, di un'istruzione e di una parte di famiglia , vivendo per i principi che per il successo.
Due scelte estreme che questo lavoro accosterà, scontrerà, mettere in competizione e poi le avvicinerà permettendogli di confrontarsi e perdonarsi, risolvendo entrambe le situazioni di vita e riunendo la famiglia.

Questo è il nucleo centrale, realizzato con solide recitazioni, scelte molto credibili, sempre giustificate, vissute, emotivamente cariche; vi verranno quindi accostate altre figure, che graviteranno attorno alla figura della protagonista femminile.Un protagonista maschile fa la sua comparsa quasi subito. E' riuscito a realizzarsi nel modo migliore ed è la figura più di successo nel drama ma che ha sperimentato di contro la perdita degli affetti, della famiglia e non è ugualmente performante in abilità sociali e umane.
Fortunatamente nel corso della sua vita ha incontrato la nonna della protagonista che è riuscita a colmare un po' il vuoto affettivo e aiutare concretamente questo personaggio nei confronti della quale lui avrà un vincolo di gratitudine e senso di colpa importante per aver danneggiato indirettamente la nipote di lei.
In tutto questo grumo di sentimenti ed emozioni contrastanti decide di mettersi a disposizione per aiutarla nell'età adulta, anche con mezzi eticamente non sempre adeguati. E' un vecchio topic questo: meglio la verità o le bugie a fin di bene se possono risparmiare un dolore. E di dolore la protagonista ne ha vissuto davvero troppo in considerazione della sua giovane età, pertanto questa volta nonna e alleato decidono di agire in modo non trasparente e decidono di assoldare una identità terza, che avevano scomodato prendendola da un giornale quando 15 anni prima decisero di trovare un amico di penna alla protagonista che si trovava ad affrontare prima il divorzio dei genitori, il trasferimento della madre e della sorella in un paese straniero e la morte del padre poi.
Il ragazzo che da bambino aveva vinto le olimpiadi di matematica e che sembrava avere una solida famiglia affettuosa alle spalle (con profonda invidia del protagonista maschile) è adesso un giovane programmatore geniale affiancato da due ingegneri privi di mezzi. Sono dei classici "nerd" privi di qualsivoglia passione se non quella per l'intelligenza artificiale e gli algoritmi di riconoscimento facciale, decisi a sfondare e prendersi la loro parte di successo.
Il secondo protagonista maschile decide di aiutare il duo ad evitare un confronto umiliante alla protagonista con la sorella, inizialmente sembra che lui agisca per interesse nell'ottenere qualche vantaggio dall'imprenditore che gli chiede aiuto, ma sembra anche essere meno confuso sul suo futuro quando vede la protagonista e, confrontandosi con lei, comprende di poter trovare una compagna nel suo viaggio insidioso verso il successo.
I due personaggi si completano , dove lui è geniale ma privo di abilità sociali, calmo e pacato lei è estroversa, spigliata, brillante, positiva e volitiva e lui sa gestire e contenere così bene le sue crisi, ponendosi in modo paziente e molto disponibile accanto a lei. Se ne innamora perdutamente e inizia a vivere scrupoli terribili per la menzogna che sta portando avanti,
D'altro canto la protagonista sente la differenza tra l'amico di penna e l'uomo che ha ritrovato dopo tanti anni , questa differenza la inquieta ma la attrae .
La storia prosegue intrecciando le sfide professionali dei due giovani con la gestione dei sentimenti e della menzogna, gli imprevisti e la vittoria, il successo che comporta una disfatta per tutto il gruppo di giovani imprenditori che si trovano a doversi separare per proseguire professionalmente , inevitabilmente e il loro ritrovarsi dopo diversi anni.... .

Per me si tratta di una serie di quelle che stanno un gradino sopra, realizzata magistralmente, molto curata e ben confezionata. Non a caso porta la firma dello Studio Dragon, gli stessi di Crash Landing On You, la Regina delle Lacrime, Navillera (solo per citarne alcuni), a garanzia di qualità.
L'aver voluto dedicare 16 ore alla realtà delle start up! di cui si sa davvero poco se non si è dell'ambiente, è pure notevole, intrecciando sapientemente il mondo dell'imprenditoria con le vicissitudini personali di tutti i protagonisti che ne motiveranno le scelte e le azioni.
"Ci sono poi degli elementi molto importanti che riguardano l' amicizia, che qui viene disegnata come amicizia vera, spassionata, reale e sincera. Un' amicizia che fa bene . E anche gli affetti familiari che in alcuni casi possono essere messi a dura prova , sembrare spezzarsi, ma che alla fine si ricompongono perché la famiglia è la famiglia e l' affetto non può certo essere sopraffatto dal denaro e dal successo.
Si tocca poi con gran delicatezza anche il tema degli orfani che in Corea sono mandati via dagli orfanotrofi a 19 anni, dovendo inserirsi nella società contando solo sulle proprie forze o sull'aiuto di persone estremamente altruiste come la nonna, che aiuta in maniera spassionata il bel coprotagonista.
Insomma, è una serie fatta davvero bene in ogni aspetto e per ottenere questo è necessario che il cast e le storie secondarie siano bravi e ben curati. Ed è esattamente quello che avviene, con le storie di contorno che sono tutte sviluppate in maniera molto bella e approfondita, con uno spessore non certo minore rispetto alla storia principale . Non è un caso che le scene che ho trovato più profonde, toccanti e commoventi siano quelle fra la nonna e l' orfano, interpretato da un Kim Seon-ho in questa serie titanico: bello, bravo e capace di rendere il suo personaggio il più interessante in assoluto", sebbene arroganza e presunzione, anche se legittimate dal successo raggiunto nonostante le difficoltà me lo rendano indigesto.Egli inoltre inizialmente rifiuta di provare sentimenti per la protagonista, come se se ne vergognasse , poi in modo molto capriccioso, tipico di persone molto infantili pretende di rovinare tutto quello che la giovane coppia ha conquistato perché si sente escluso dalla loro felicità. Questo l' ho trovato molto fastidioso e deprecabile.
Non apprezzabile anche il finale, che personalmente ha penalizzato la valutazione complessiva del dramma, perché dall'episodio 11 la serie si concentra moltissimo sulla riuscita professionale e il modello imprenditoriale, risultando interessante a studenti e utilizzabile dai docenti per mostrare il modello delle start up! ai ragazzi a scuola.
Dall'episodio 12 i sentimenti passano in secondo piano e si vedrà poco a livello sentimentale, questo aspetto viene molto trascurato e il finale ne risente, lasciando indietro tutto il resto. Per questo, per assenza di omogeneità tra la parte romantica e quella professionale non mi sento di dare un 10 pieno.
Anche per le evoluzioni dei personaggi , la protagonista sul finale non mi piace come si relaziona col protagonista maschile, emerge un certo utilitarismo e un'assenza di comunicazione tra i due che non ho gradito e mi ha molto deluso.
E' una serie molto valida se si vuole conoscenza il mondo della imprenditoria anche a livello di step e termini tecnici, il tutto è illustrato molto bene.
Le evoluzioni dei personaggi sono molto interessanti, tutti intraprendono percorsi di crescita e supereranno le difficoltà e i loro fantasmi. Sia i primi che i secondi protagonisti che i personaggi secondari.
Scenografia e OST sono meravigliose, tra le mie preferite , senza dubbio la mia preferita se parliamo di serie coreane. Fotografia molto valida.
Ripeto il tutto è molto curato e NULLA MAI IMPROVVISATO.
Consiglio se possibile di seguire in coreano perché nel doppiaggio si perdono le sfumature emotive (doppiaggio italiano tra l'altro non disponibile) ma io l'ho vista sia in spagnolo che in cinese per ripassare un po' le lingue.

SE NON HAI VISTO LA SERIE E NON VUOI SAPERE COME FINISCE NONOSTANTE AVRAI CAPITO UN PO' OVUNQUE DALLE CRITICHE SPARSE SU WEB QUALE SIA L'EPILOGO TI CONSIGLIO DI INTERROMPERE QUI LA LETTURA E LASCIARE UN LIKE SE LA MIA RECENSIONE TI HA AIUTATO A DECIDERE SE SEGUIRE O NON SEGUIRE IL DRAMA.
IO PROSEGUIRÓ SPIEGANDO PERCHE' LA SCELTA FINALE ERA L'UNICA LOGICAMENTE PLAUSIBILE, FONDATA E ASSOLUTAMENTE GIUSTIFICATA .

Ji Pyeong è un ragazzo orfano che non cerca l'amore ma la famiglia. Da qui la scelta da parte degli autori di caratterizzare il suo percorso con un affetto filiale tramite la figura positiva e benevolente della nonna, che lo accoglie e si prende cura di lui chiamandolo "bravo ragazzo", per evitare che si perdesse , dandogli amore, attenzioni e consolazioni, e il calore della propria famiglia. Io sono convinta che lui non fosse poi così innamorato di Sal- Dal mi, a parte piccoli aiuti non fa davvero tantissimo per la protagonista, e quando Nam do san esce di scena in quei tre anni a parte andare a casa per le feste o aiutarla con ammiratori scomodi non fa . Potrebbe essere paura del rifiuto ma quando l'amore è forte certe paure si superano perché la posta in gioco è troppo alta. E lo dice pure in un episodio finale "Io ti ho scritto delle lettere ma non ti ho mai cercata, lui ne ha letta una ed è corso da te...", questo fa capire che anche lui realizza che ci teneva ma non fino a quel punto da .... . Lui non era realmente innamorato di lei , era spaventato di essere "tagliato fuori" dall'ingresso del competitor, inizia a sviluppare sentimenti e a parlare di interesse solo quando l'antagonista conquista un cuore nella famiglia di lei, porta la famiglia in gita, e si occupa anche della nonna. E' paura di rimanere solo, non è amore, altrimenti avrebbe agito prima e meglio e avrebbe provato a far fruttare quei tre anni.

La figura di Nam Do-San, un personaggio che pochi hanno realmente compreso, è un ragazzo con un disturbo dello spettro, forse un aspeger, tanti segnali ci lanciano gli autori che mi fanno pensare questo (interessi ripetitivi, difficoltà a comprendere i messaggi sociali, pessimo negli sport, nei rapporti con gli altri) e con una famiglia che NON lo incoraggia, riconosce, valorizza, supporta e con profonde ferite d'autostima.
Davvero pensate che Ji Pyeong sia il più sfortunato? Indubbiamente crescere soli e senza appoggi è qualcosa di traumatico e problematizzante ma quel calore e sostegno che riceve dalla nonna ,Nam do San non lo riceverà mai da nessuno eppure il suo amore per la protagonista è fiero, dignitoso, caparbio e coraggioso. Timido e senza mezzi arriva a scontrarsi contro il mondo per lei, la "sostiene in tutto". Qualsiasi cosa di cui lei abbia bisogno lui la farà per lei , dall'app per la nonna all'aggiornamento dopo essere stato mollato in un pessimo modo brutale, in aereo mentre lascia tutto. Non c'è rancore per il modo vergognoso in cui è stato abbandonato, perché il suo amore è puro. Nuovamente una nuova ferita al suo rientro, salva la protagonista e lei disorientata e spaventata si nega al telefono facendogli credere di avere una relazione con l'antagonista e poi lo ricercherà per UTILE, e lui nonostante titubanze iniziali torna da lei, per lei perché è con lei che vuole cambiare il mondo, perché lui vuole essere "quello delle lettere".
Perdonatemi se mi sono dilungata ma vorrei dare una spiegazione esaustiva ed esauriente a tutti coloro che senza fondamenti spingono per la scelta dell'altro solo per questioni estetiche o perché "aveva scritto le lettere". Una serie che parla di imprenditoria, di realizzazione personale non poteva non premiare gli sforzi anche in amore, la scelta di un personaggio solo per priorità di comparsa sarebbe stata infondata.

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Completed
My Sassy Princess
5 people found this review helpful
Mar 1, 2025
22 of 22 episodes seen
Completed 0
Overall 3.0
Story 5.0
Acting/Cast 4.0
Music 2.0
Rewatch Value 1.0

Romanticismo forzato con problemi di esecuzione

Non riesco veramente a capire come alcuni lavori prendono delle valutazioni così alte del momento che è un lavoro davvero ridicolo, stentato sia nella storyline che nelle interpretazioni, la passione tanto decantata non è pervenuta.
Ho letto recensioni di baci infuocati e di molti momenti di intimità, ma non è così o meglio vengono studiati dei dialoghi o degli avvicinamenti per fare sembrare, ma poi è tutto fumo e niente arrosto (le classiche scene di lei con problemi di equilibrio e lui la prende o sguardi di lei che prova a fare la femme fatale ma senza riuscirci ovviamente e lui la guarda tra il perplesso e l'indifferente). Dialoghi da asilo mariuccia.
La protagonista non ha una NESSUNA evoluzione, rimane fastidiosa nel suo corteggiamento capriccioso e insistente in perfetto stile stalker, (in praticagli si gettava addosso ed era OSSESSIONATA da lui. ) Lui dopo due episodi cede senza grandi motivazioni, da principio sembrava infastidito, in seguito dopo un’oretta di show sembra ammorbidirsi ma non si capisce perché, dal momento che qualsiasi persona sana di mente vessata in continuazione da attenzioni sgradite, penso che non avrebbe, non dico provato a avvicinarsi ma anche semplicemente a tollerarla.
La storia di sfondo è noiosa nel senso che si parla sempre di un principe ereditario che cerca di equilibrare le fazioni a corte, servendosi di questo comandante che é il protagonista maschile.
Musica mediocre, attori bravini, corteggiamento tra di loro finto, innaturale e poco credibile.
Non mi hanno emozionato in nessun momento, appunto perché non ho reputato la storia credibile e loro non mi sono piaciuti.

Scenografia sufficiente , combattimenti gradevoli ma anche quelli con qualche problema in quanto i movimenti erano robotici e i voli verso l’alto per nulla fluidi, ma a scatti.
Costumi e ambientazioni gradevoli, la dinastia sembrerebbe quella dei Ming per le gonne plissettate maschili.
Parrucche molto scadenti, i capelli del protagonista erano ispidi e sfilacciati nelle punte quando aveva il capello sciolto. Meglio quella della protagonista.
Questa era chiaramente una storia in cerca di una sceneggiatura, di un regista e di un montatore.
La prima metà è meglio della seconda, tuttavia entrambe le parti avevano evidenti problemi di ritmo causati da dialoghi ed eventi inspiegabili o non mostrati, il risultato è una mancanza di coerenza nella narrazione.
Le scelte di montaggio di questo dramma hanno innegabilmente penalizzato un lavoro già mediocre.

Finale: questo drama si è concluso nel modo in cui ogni dramma CINESE finisce per fare, creare confusione all'ultimo minuto per chiudere affrettatamente, dopo aver trascinato tutto e inserito ogni tipo di ostacolo.
Fortunatamente avevo già visto love and redemption prima di questo lavoro, viceversa lo avrei snobbato per la presenza della protagonista che in questo dramma ha una recitazione non proprio brillante mentre nell'altro drama é stata meglio diretta e la parte era più congeniale per lei.

Dare più di 6 è comprensibile se hai 13 anni .

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Ongoing 25/36
Lighter & Princess
9 people found this review helpful
Jun 24, 2025
25 of 36 episodes seen
Ongoing 1
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 1.0

Lo stronzetto, il carisma e il Tappeto (lei): storia di una devozione senza dignità!

Regia:8 Scenografia: 8; Sceneggiatura:7,5
FRASE MAGGIORMENTE RAPPRESENTATIVA dello show:
"A volte ho l'impressione che il mondo sia un campo di battaglia, tutti lottano per resistere. Alcuni muoiono, altri si arrendono e altri continuano a combattere. Combattere richiede molta forza e coraggio, IO NON POSSIEDO TALI ABILITA' , QUINDI POSSO SOLO SEGUIRE QUALCUNO". Parole finali della protagonista femminile, Zhu Yu.
Un insulto ai deboli, ai fragili, al femminismo e a tutti coloro che non nascono GENI (quasi tutti) o sono tenaci, determinati, perseveranti. ORRORE !
Altra frase indimenticabile che illustra la sudditanza della protagonista femminile "Ho il mio re e sono il suo vassallo. Sono pronta a sventolare la bandiera e gridare, a combattere e morire per lui". Qualcuno la giudicherebbe romantica, nel contesto della storia, delle intenzioni e della psicologia del personaggio MA per me è mortificante servilismo. Una cronaca di :"Vita da Zerbina con Vista Stronzo".
Inizio questa recensione partendo dalla frasi della protagonista che mi hanno molto colpito, giusto per darvi subito un'idea di cosa vedrete.
Non ci sono parole per descrivere la tipologia di personaggio femminile che domina il lavoro: molto servile, di eredità confuciana, inizia con grinta e voglia di opporsi e alla fine si piega e diventa una zerbina innamorata.
Il lavoro è un po' una cronaca della "palla-pendula": lei che pende da lui e ogni tanto lo sfrutta facendogli compiere delle azioni che lei da sola non ha il coraggio o la possibilità di fare (perché è anche codarda), mettendolo a rischio.
Si ripete lo schema famigliare della piccola "Principessa viziata", figlia di papà ,che chiede aiuto a mamma e al papi, quando le cose non vanno per il verso giusto perché sostanzialmente non sa fare nulla da sola, manco pensare ad un piano di vendetta soddisfacente. Ora scomoda lui... .

La serie, ispirata ad un racconto di Twentine, è una rom com che parla della formazione e realizzazione di un genio, privo di abilità sociali, e di una ragazza di buona famiglia, cresciuta sotto una campana di vetro, manipolata dalla madre che la vede come protesi di se stessa.
La regia di "Lighter and Princess" è stata curata da Liu Chun Chieh e Ma Wei Wei, che hanno saputo bilanciare gli aspetti in modo efficace, creando un racconto curato e coerente.
La scenografia rispecchia l'ambientazione universitaria e le vite quotidiane dei protagonisti, con una fotografia di buon livello che cattura l'atmosfera e le emozioni delle scene, rendendo molti momenti esteticamente piacevoli, sebbene io abbia trovato gli ambienti un po' scarni e asfittici, però in linea con quelli che sono realmente i dormitori e i contesti universitari in Cina.
La sceneggiatura, basata sul lavoro di Twentine, è ben strutturata, con una narrazione che si sviluppa su più anni e spiega con cura ogni dettaglio, dai motivi dietro i comportamenti dei personaggi ai loro rapporti complessi.
La storia combina elementi romantici con temi più profondi come la gelosia e le difficoltà familiari, la solitudine, la voglia di riscatto e realizzazione personale, offrendo un affresco emotivamente ricco e coerente.
Molta attenzione e cura è stata spesa sui dettagli tecnici e tematici legati al mondo della programmazione, come codici, programmi, siti internet e sistemi di difesa informatica, che conferiscono autenticità alla vita dei personaggi e alla loro professione.

CASTING: Veramente azzeccata la scelta di Arthur Chen per il ruolo, ha il viso da ragazzo cattivo e indifferente, una voce molto interessante ( è un doppiatore quindi quella che sentite è davvero la sua voce, anche perché l'accento non è perfetto ma risente della dizione pechinese). Il doppiaggio della protagonista invece non è ottimale, ci sono dei momenti in cui il movimento della bocca non è sincronizzato con le frasi doppiate. Non è la sua voce.
Per quanto riguarda la protagonista femminile, la recitazione dell'interprete è stata molto buona, complice il feeling con il protagonista maschile, molto più che nella fioritura imprevista, anche se in quel ruolo interpretava una donna con "cazzimm'" e qui è invece imbarazzantemente incommentabile.
La psicologia dei personaggi principali è buona, credibile per i due protagonisti e meno buona per i secondari, specialmente il personaggio di Lao Gao, che inizia a covare risentimento e voglia di riscatto ma il voltafaccia finale non viene reso con qualche scena, magari montata dopo la scoperta del suo essere implicato.Comprendo che lo scopo sia quello di creare un colpo di scena ma risulta un po' too much per risultare credibile. L'attore comunque è risultato bravo nella resa emotiva e nella padronanza scenica.
Arthur Chen è stato bravo, performante, intenso e credibile, purtroppo non so se questo sia frutto di un casting azzeccato o sia i n grado di interpretare ruoli diversi .Non l'avevo mai visto, ma finora molto bravo, alla sua recitazione va un 8.
La protagonista come interpretazione merita un 7,5, molto meglio qui rispetto alla performance della "fioritura imprevista" che per me è stato un floop in confronto a questo , tanto da essere messa in ombra dai secondi protagonisti (sorella del protagonista e zie -concubine). C'è qualche scena in cui non è stata molto puntuale come resa, tipo quando lo rivede dopo 3 anni, lo sguardo non è sconvolto, sconcertato, compenetrato, intenso ma distaccato. Per questo e qualche altra scena non do un voto maggiore ma sicuramente la rivaluto rispetto a quanto avevo visto in qualche lavoro girato per giunta due anni dopo.

L'aspetto romantico è stato abbastanza lento (very, very slow burning) e casto nel loro sviluppo, mi è piaciuto il modo naturale in cui il rapporto evolve e si finisce insieme, senza quasi neanche dirselo, e l'espressività mimica con gli sguardi intensi degli attori principali, sebbene per quasi 20 episodi si assista ad "una gara di sguardi fissi", con primi piani troppo lunghi, che rallentano ancor più il ritmo terribilmente lento del racconto, insieme ad altre scene riempitive che nulla aggiungono e che potevano essere snellite o velocizzate. Quando la coppia si forma non mi ha dato invece alcuna emozione, le loro interazioni romantiche erano composte principalmente di tenerezze e battibecchi, solletico e altre stupidaggini più da 13enni che da coppia di adulti.
Si immaginava, dal tenore degli sguardi, una chimica bollente che si è rivelata soporifera e tiepida come un'esplosione implosa.
C'è una grossa asimmetria in questa relazione, lui è contro dipendente, è abituato a stare da solo, basta a se stesso, lei invece è una debole e fragile donna, ossessionata da lui che inizia e riprende la loro relazione, nessun insulto, manipolazione o maltrattamento (seppur a fin di bene) le basta per disamorarsi di quest'uomo perché non ha autostima e dignità, dipendeva dai genitori che hanno scelto tutto per lei e adesso ripete la stessa dinamica con lui. Lei non sa neanche quello che vuole e le piace nella vita, una volta capito questo si capisce il suo delegare vita, sogni, aspirazioni a terze persone. Inizialmente era interessante vedere come provava a conquistarsi un posto nel mondo universitario, consapevole di non essere un genio e di non riuscire a competere con lui, prova a farcela con l'impegno, poi ad un certo punto è come se gettasse la spugna e si mettesse al suo servizio, usandolo per lavare i "suoi panni sporchi" e determinando una tragedia.
QUANTO SAREBBE BELLO , ANCHE SE POCO REALISTICO, SE QUEST'UOMO AVESSE TROVATO UNA RAGAZZA NORMALE MA CON FIEREZZA E FORZA DI CARATTERE, E POI AVESSE PROVATO A RICONQUISTARLA??? E invece no, lui può senz'altro stare senza di lei, se LEI si sposa o muore a lui importa relativamente, è lei che manda avanti la relazione indefessamente, con tenacia e perseveranza accetta ogni insulto perché fondamentalmente ognuno accetta l'amore che pensa di meritare. RIPETO, E' LA DONNA PEGGIORE CHE ABBIA VISTO IN UN DRAMA ORIENTALE (100 finora visti).
Apprezzabile l'uso di una narrazione visiva che evita scene artificiose o banalità, preferendo momenti naturali e credibili, senza forzature o dialoghi poco realistici.
La regia privilegia un ritmo narrativo lento ma coerente, con flashback e ritorni al presente che aiutano a costruire una storia d’amore sfaccettata e profonda, supportata da immagini che sottolineano i sentimenti e le tensioni tra i personaggi.
Questi elementi visivi contribuiscono a creare un affresco romantico intenso e realistico, capace di coinvolgere lo spettatore senza cadere in cliché o artificiosità. Da qui il mio voto sulla qualità tecnica di realizzazione del lavoro che è 8!
Alcuni aspetti non mi hanno convinta e alcuni persino disgustata:
-la rappresentazione di un rapporto squilibrato e tossico, dove il protagonista maschile, Li Xun, si comporta in modo arrogante, rude e talvolta umiliante verso gli altri, ma viene comunque accettato passivamente dagli altri personaggi, cosa giudicata poco realistica e problematica. Li Xun è un ragazzo povero ma geniale che sente delle responsabilità più grandi di lui e ha altre priorità, rispetto all'amore, non vuole perdere tempo e odia l'ambiente accademico. Si pone subito come outsider, capelli decolorati biondi e un modo di fare di chi non deve chiedere niente a nessuno, prende da solo. Successivamente alcune vicissitudini e il rapporto con la protagonista lo avvicineranno agli altri, sembrerà più aperto e condiscendente e deciderà di infilarsi in una diatriba che la FL ha con un personaggio del suo passato, una diatriba più grande di lui che col suo carattere non saprà controllare e che determinerà degli esiti disastrosi.

- un messaggio negativo per le donne, che sembrerebbero dover sacrificarsi e fare da "ombra" a un uomo brillante, rinunciando alla propria realizzazione e dignità, con situazioni disturbanti come la mancata valorizzazione dei successi femminili e la tolleranza verso comportamenti abusivo-mannipolativi.
Pur in relazione per un periodo con la FL, il ML resta fondamentalmente un individualista, vive per se stesso e prende le decisioni in autonomia, non considera completamente la FL. Penso per una sua forma mentis, ma potrebbe entrarci anche il carattere totalmente succube e zerbino della protagonista.
Degna figlia di madre piovra, che decide tutto quello che la FL deve fare, per un breve periodo si affranca dalla famiglia per diventare il vassallo (cit) di lui, che è il suo RE e il mondo gira intorno a lui.

- protagonista maschile privo di evoluzione, mentre la protagonista femminile troppo sottomessa e passiva( zerbino fiero).
Sino alla fine riproporrà le stesse dinamiche relazionali, con gli altri e la FL ma a lei non importa, fiera zerbina gli corre dietro, patetica sino alla fine. La psicologia di lui è molto coerente e realistica, un ragazzo che ha vissuto molti tipi di abusi e privazioni, abituato a perdere chi ama e dovrebbe proteggerlo, ha dei compiti evolutivi fuori range per la sua età: decide di farsi carico della famiglia e quando sente di aver fallito decide di occuparsi, quasi come riscatto, di pazienti oncologici (la stessa malattia che lo aveva privato della madre). É un ragazzo rigido, freddo, apparentemente distaccato che percepisce il mondo in modo netto (bianco vs nero, senza sfumature di grigio). Per nulla espansivo, beffardo, sicuro di sé, rancoroso e con un narcisismo cognitivo ai limiti del patologico.

-il ritmo narrativo, soprattutto nella prima parte è lento e poco coinvolgente, con una storia che si sviluppa lentamente e con qualche difficoltà a mantenere l'interesse, condensare 10 episodi spalmandoli su un tot di 26 avrebbe aiutato;
- il genere realistico con cui hanno reso questo spettacolo è stato viziato da alcuni colpi di scena che lo rendono inutilmente tragico e un po' finto-calcato nella parte finale.
- racconto ridondante di dettagli inutili nei primi 17 episodi e storie chiuse frettolosamente o eccessivamente fantasiose negli ultimi 4 episodi.La famiglia della FL, ostativa della relazione scompare e quanto è verosimile dato che la figlia era su tutti i media dopo che l'azienda "cuore alato" ha avuto successo?!?

Questo spettacolo, pur avendo una buona realizzazione tecnica e una trama interessante, non riesce a riscattarsi completamente a causa di questi elementi tossici e del messaggio controverso trasmesso.
In sintesi, sebbene io possa riconoscere e apprezzare il feeling tra i protagonisti, questo spettacolo presenta aspetti negativi legati alla rappresentazione di dinamiche relazionali problematiche e a un messaggio discutibile sulla posizione delle donne nelle relazioni amorose.
Se ci avete visto una storia d'amore bellissima vi invito a interrogarvi sul vostro modello di amore e sulle relazioni che intrattenete. SERIAMENTE!

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Completed
Perfect Days
3 people found this review helpful
4 days ago
Completed 0
Overall 7.5
Story 6.5
Acting/Cast 8.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

Eccellenza contemplativa, evasiva sul piano umano...

La bellezza dell' Essere qui, ora e basta!

Due titoli mi son venuti in mente per questo film, interessante, di Wim Wenders.
Alcuni film raccontano una storia e altri chiedono di stare dentro una storia, quasi di abitare per qualche ora il ritmo con cui respirano i loro personaggi, e Perfect Days appartiene decisamente a questa seconda categoria, perché Wim Wenders costruisce il suo film togliendo ogni orpello invece di aggiungere, eliminando progressivamente tutto ciò che normalmente consideriamo necessario perché una vita cinematograficamente possa sembrarci interessante: non ci sono grandi eventi, ambizioni da inseguire, svolte narrative costruite per sorprenderci, né tantomeno una progressione drammatica ma ci sono un uomo, il suo lavoro, una casa essenziale, qualche libro, delle vecchie cassette, una macchina, gli alberi, la luce che filtra tra le foglie e una serie di giornate che sembrano ripetersi quasi identiche, e proprio questa ripetizione diventa il dispositivo attraverso il quale Wenders prova a ricordarci qualcosa che la nostra esistenza occidentale, continuamente proiettata verso ciò che deve ancora accadere, sembra aver dimenticato: che anche il presente, preso sul serio, può BASTARE!

Hirayama, il protagonista, pulisce i bagni pubblici di Tokyo e lo fa con una cura quasi rituale, senza vergogna, senza lamentarsi e soprattutto senza quell’atteggiamento da vittima redenta che sarebbe stato comodissimo attribuire a un personaggio collocato socialmente in una posizione così marginale; Wenders, al contrario, gli restituisce una dignità piena, perché il lavoro non è presentato come un incidente da cui liberarsi ma come qualcosa che può essere svolto bene, con attenzione, precisione e persino una forma di piacere, e questa scelta, che potrebbe sembrare semplicissima, contiene in realtà una piccola provocazione nei confronti di una cultura nella quale tendiamo a misurare la qualità della vita attraverso ciò che possediamo, ciò che produciamo, il prestigio del nostro lavoro e soprattutto ciò che desideriamo.
Piccola curiosità: il progetto da cui il film nasce era legato ai bagni pubblici del Tokyo Toilet Project, strutture quasi futuristiche progettate con particolare attenzione all’architettura e alla qualità dello spazio ma Wenders trasforma quel contesto quasi pubblicitario in una riflessione molto più ampia sulla cura del bene comune e sulla possibilità che anche un gesto insignificante possa avere la propria dignità.

La sua idea di felicità non ha nulla di spettacolare e, proprio questo ad un pubblico occidentale, può risultare destabilizzante. Hirayama non sembra avere bisogno di molto: lavora, ascolta musica, legge, mangia qualcosa in un parco, fotografa gli alberi, compra libri usati, sviluppa le fotografie, torna a casa e ricomincia il giorno dopo. Non c’è ossessione per l’auto-realizzazione, necessità di trasformare ogni esperienza in un progetto, l'ansia di lasciare un segno, e persino la sua passione per la fotografia non sembra finalizzata a diventare qualcosa: fotografa le chiome degli alberi, conserva le immagini, le archivia, e basta. La macchina fotografica non è uno strumento per costruirsi un’identità artistica ma semplicemente un modo per guardare meglio e vedere come cambia la realtà se cambi i filtri con cui l'osservi (bellissima metafora dei percorsi terapeutici).

È una concezione del presente che il film rende attraverso una regia estremamente controllata, fatta di inquadrature fisse, tempi dilatati, ripetizioni, ellissi e variazioni minime all’interno di una struttura circolare, con Wenders che rinuncia quasi programmaticamente a manipolare lo spettatore attraverso il montaggio e preferisce lasciargli il tempo di accorgersi delle cose. Non è difficile riconoscere l’ombra di Ozu (grandissimo sceneggiatore e regista giapponese; esattamente come il cognome di alcuni protagonisti dei film di Yasujiro Ozu, soprattutto Tokyo Story). Il protagonista di Tokyo Story è Shukichi Hirayama. Wenders ha scelto consapevolmente quel cognome come omaggio al regista e, proprio come Ozu, utilizza una grammatica cinematografica che privilegia la contemplazione all’azione; ma c’è anche qualcosa di profondamente "wendersiano" nella centralità dello spazio urbano, del viaggio in automobile, della musica e dello sguardo rivolto verso ciò che normalmente attraversiamo senza vedere.

Il vero pezzo forte, però, per me è la fotografia di Franz Lustig, perché Perfect Days sarebbe un film molto diverso, forse persino un film anonimo, se non avesse quella capacità quasi ipnotica di trasformare la luce, le superfici, gli interni e soprattutto gli alberi in materia narrativa. La Tokyo di Wenders non è quella delle skyline, non è una città costruita per impressionare lo spettatore straniero con neon, folle e tecnologia ma una città laterale, fatta di sottopassaggi, parchi, distributori automatici, strade percorse ogni mattina, piccoli ristoranti e bagni pubblici che diventano oggetti di design; e dentro questa città la luce assume un valore quasi esistenziale, soprattutto nei momenti di "komorebi", quando la luce del sole che attraversa le foglie degli alberi creando continuamente configurazioni diverse, effimere e irripetibili.

È un’immagine bellissima perché contiene, in fondo, tutto il film: la luce non si conserva, non si possiede, non si può riprodurre e proprio per questo Hirayama la guarda. La fotografa, sì, ma sa anche che quella fotografia non potrà restituire davvero ciò che ha visto. È un uomo che sembra aver imparato a riconoscere il valore delle cose prima che diventino ricordi.

Eppure, nonostante l'altissimo valore artistico della resa ccon valenza simbolica, la mia valutazione si ferma a 7,5.
Poiché Perfect Days è un film bello, raffinato, intelligente, rilassante, tecnicamente ben fatto e dotato di una sensibilità non comune, ma non sono riuscita a trovare quel famoso fattore X che lo trasformi, ai miei occhi, da film molto riuscito a film straordinario. Posso capire perfettamente perché abbia conquistato così tanti critici e spettatori, e persino perché per qualcuno possa essere diventato una sorta di piccolo manifesto esistenziale, una pellicola da riguardare nei momenti in cui la vita sembra troppo rumorosa; tuttavia, personalmente, quella meraviglia assoluta che molti vi hanno trovato io, mio malgrado, non l’ho provata. Ho provato piacere, calma, curiosità, una certa commozione, persino una forma di gratitudine per il modo in cui il film guarda le cose, ma non quella ferita emotiva profonda che trasforma un film contemplativo in un’esperienza indimenticabile.

E credo che dipenda anche dal modo in cui Wenders costruisce Hirayama. Film e drama, nelle loro imperfezioni, mi hanno insegnato molto su me stessa, un po’ come Montale suggeriva quando scriveva «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo»: spesso è attraverso ciò che riconosciamo negli altri, o che al contrario sentiamo profondamente estraneo a noi, che arriviamo a capire chi siamo. Ebbene, io ho bisogno delle relazioni, di viverle, di attraversarle, di vedere e sentire l’altro, pe percepire una sensazione di completezza.

Qualcuno ha interpretato l'esistenza del protagonista come una forma estrema di libertà: un uomo che ha eliminato il superfluo, che non pretende più nulla dal mondo, che ha imparato a godere delle piccole cose e che sembra aver raggiunto quella serenità che noi inseguiamo attraverso mille complicazioni inutili. Ma, man mano che il film lascia emergere qualcosa del suo passato, quella serenità comincia a diventare più ambigua, perché ci rendiamo conto che Hirayama non è semplicemente un uomo che ha scelto l’essenziale: è anche un uomo che si è ritirato (tema nipponico molto attuale).

E questa differenza, per me, è fondamentale. La sua vita ha radici, ma non ha evoluzione.
Ed è proprio in questo universo di senso che trovo particolarmente interessante il motivo ricorrente degli alberi, perché Wenders mostra continuamente qualcosa che cresce contrariamente al protagonista sembra aver deliberatamente smesso di farlo. Gli alberi affondano le loro radici, cambiano con le stagioni, si espandono, generano rami nuovi e continuano a vivere senza bisogno di interrogarsi sul significato della loro esistenza; Hirayama, invece, ha costruito una vita perfettamente regolata nella quale il cambiamento è quasi completamente escluso. Le sue giornate sono diverse soltanto per quelle piccole variazioni che il mondo introduce dentro una struttura immobile.

E allora la sua pace può essere letta in due modi: come saggezza oppure come rinuncia.
Il film, intelligentemente, non decide per noi ma lascia allo spettatore il senso che vuole dargli.
La solitudine di Hirayama è infatti molto più ambigua di quanto possa sembrare a una prima visione. Non è la solitudine disperata di chi desidera ardentemente qualcuno e non ce l’ha, ma nemmeno la solitudine trionfante dell’individuo completamente autosufficiente. È una solitudine abitata, organizzata, resa confortevole attraverso rituali e piccoli piaceri, una solitudine nella quale l’uomo ha imparato a stare perché probabilmente stare altrove gli costerebbe troppo. Quando il passato riemerge, attraverso la sorella, la nipote e gli altri frammenti della sua vita precedente, improvvisamente comprendiamo che quell’essenzialità non è necessariamente il punto di partenza di Hirayama, ma potrebbe essere il risultato di una chiusura dolorosa ma necessaria.

Ed è qui che, personalmente, ho pensato a un Salvatore Quasimodo. Non perché Hirayama sia un escluso sociale, né perché Wenders lo rappresenti come una creatura respinta dal mondo ma perché esiste qualcosa di profondamente quasimodiano nel modo in cui questo uomo guarda la vita da una posizione laterale, appartata, quasi invisibile, riuscendo a cogliere una bellezza che gli altri, immersi nella normalità quotidiana, non vedono. Anche se pensiamo all'omonimo campanaro di Hugo, Hirayama è contemporaneamente dentro e fuori dal mondo: ne fa parte, lo serve, lo attraversa ogni giorno ma sembra non appartenervi completamente.

E Wenders non ha bisogno di santificarlo. Hirayama può essere gentile, ma non è un guru; è disciplinato, ma non è un asceta; è sereno, ma non è necessariamente felice; ama la solitudine ma non significa che non conosca la solitudine come dolore. Persino il suo rapporto con gli altri è fatto di incontri brevi, casuali, spesso destinati a non diventare nulla, e proprio per questo straordinariamente realistici. Un bambino smarrito, un collega molesto, una ragazza, una nipote, una donna incontrata in un locale: piccole interferenze nella geometria perfetta delle sue giornate che non devono necessariamente trasformarsi in relazioni per avere un significato.

Forse è questo il punto in cui Perfect Days non mi convince: non ci insegna che dobbiamo vivere come Hirayama, perché sarebbe una conclusione temeraria ma vivere per se stessi , e basta, mi sembra l'unica soluzione rimasta al protagonista che non pare però averla scelta consapevolmente, o meglio che in parte l'abbia subita.
La stessa pellicola sembra quasi cadere nella trappola che denuncia. È talmente bello nel mostrarci questa esistenza rarefatta, talmente preciso nel fotografare la luce tra le foglie, talmente elegante nel costruire i rituali quotidiani, che rischia a sua volta di estetizzare la semplicità, trasformandola in un oggetto cinematografico raffinato ma vuoto. La vita di Hirayama è semplice, sì, ma è anche una vita accuratamente filtrata dalla macchina da presa: non vediamo realmente la fatica materiale della sua professione, non vediamo quasi mai la parte sporca e sgradevole del lavoro, e persino i bagni pubblici sembrano spesso opere d’arte più che luoghi nei quali qualcuno deve effettivamente pulire ciò che gli altri lasciano. È una scelta coerente con la poetica del film, ma anche una delle ragioni per cui si percepisce una certa idealizzazione a discapito del realismo.

Una menzione particolare a Koji Yakusho, che, con grande padronanza, recita per sottrazione.
Il suo volto diventa una superficie sulla quale Wenders proietta tutto ciò che il personaggio non dice, e soprattutto nel finale, quando la maschera di Hirayama sembra incrinarsi e felicità e dolore finiscono per convivere nella stessa espressione, il film trova finalmente quella densità emotiva che fino a quel momento aveva soltanto preparato. È una prova attoriale notevole proprio perché non cerca mai di spiegare il personaggio, ma lascia che siano gli occhi, i gesti, il modo di respirare, il sorriso e soprattutto le variazioni quasi impercettibili del volto a raccontarci ciò che le parole non raccontano. Non sorprende che Yakusho abbia vinto il premio per la miglior interpretazione maschile a Cannes.

Perfect Days, quindi, per me non è un capolavoro, ma è uno di quei film che fanno bene, preferisco una definizione meno spettacolare, ma più onesta.

È una visione rilassante senza essere vuota, contemplativa senza esserlo completamente, filosofica senza trasformarsi in un trattato, e soprattutto capace di ricordarci che esiste una bellezza enorme nelle cose che non consideriamo abbastanza importanti da guardare davvero. Un caffè preso ogni mattina, una canzone ascoltata su una vecchia cassetta, il bucato, un libro, una fotografia, un albero mosso dal vento, la luce che attraversa le foglie per qualche secondo e poi scompare.

Non occorre granché per vivere ma il film, forse più sottilmente di quanto sembri, ci suggerisce anche che non occorre granché per smettere di vivere davvero.
Ed è questa ambivalenza, più della sua celebrazione della semplicità, ad avermi interessata. Perché Hirayama ha trovato un modo per stare nel tempo, ma non necessariamente per andare avanti nel tempo; ha imparato a vivere il presente, ma forse proprio per non dover più fare i conti con ciò che il passato gli ha tolto e con ciò che il futuro potrebbe ancora chiedergli.

Gli alberi continuano a crescere.
Hirayama, invece, ha potato le radici... .
E forse la perfezione dei suoi giorni sta proprio lì, in quella sottile e bellissima contraddizione: può essere meraviglioso imparare finalmente a stare dove si è, purché quella pace non diventi il nome elegante che diamo alla rinuncia a diventare qualcun altro.


PS. CHIARISCO CHE I VOTI ASSEGNATI AL CINEMA D'AUTORE NON SONO QUELLI DEL DRAMA, IL MIO 7,5, PER DIRE, NON CORRISPONDE AL 7,5 DI KUNNING PALACE, GIOCANO SU DUE CAMPIONATI DIVERSI . Come le serie negli sport. Per essere più chiara nella scala dei drama questo film sarebbe un 9,8 .

Ps. Lo trovate su raiplay con doppiaggio in italiano, io ho preferito prime, a noleggio (si paga) per goderlo in lingua originale.

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Completed
Mysterious Lotus Casebook: Special Episode
3 people found this review helpful
26 days ago
1 of 1 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 6.5
Music 6.5
Rewatch Value 1.0

Un finale di 6 minuti, come l'ho interpretato

Ho letto molti commenti di delusione e frustrazione per l'episodio speciale, ma credo che il suo scopo sia stato frainteso.Non nasce per confermare o smentire la morte di Li Lianhua. Se gli autori avessero voluto dare una risposta definitiva, sarebbe bastato mostrare un corpo o, al contrario, un abbraccio, un dialogo, un ritorno da Fang Duobing e Di Feisheng.

Invece scelgono deliberatamente altro.
Dopo tre mesi, Li Lianhua è solo davanti al mare. I due amici lo raggiungono alle spalle, ma la scena si interrompe prima che lui si volti. Non è un espediente per "accontentare tutti": è una scelta coerente con l'intera serie. Indossa una pelliccia bianca, trovata non so dove, era quella che Fang gli aveva donato una sera di qualche mese fa, potrebbe essere un ricordo di Duo Bing.
Per 40 episodi tutti hanno inseguito Li Xiangyi, il leggendario maestro di spada. Lui, però, ha passato la storia cercando di diventare semplicemente Li Lianhua e lo afferma chiaramente nel dialogo con il Giuda della setta nell'ultimo episodio. Un uomo libero dal peso della fama, delle sette, delle rivalità e delle aspettative.

Il mare diventa allora il simbolo della libertà ritrovata. Fang Duobing e Di Feisheng arrivano, ma per la prima volta non sono loro al centro dell'inquadratura. Lo è Li Lianhua, immobile, rivolto verso l'orizzonte.

La domanda finale non è: <<È vivo o è morto?>>, lo sceneggiatore fa scegliere a noi l' interpretazione.
Mostra piuttosto una domanda : "É riuscito a diventare Lianhua?", cioè a vivere per se stesso?

Poi la sceneggiatrice, dalle mie ricerche online ha rilasciato una frase che, secondo me, è la chiave interpretativa. Alla domanda "Dov'è finito Li Lianhua?", ha risposto: "Il cielo è alto e il mare è immenso. C'è forse un posto dove non possa andare? Naturalmente può andare ovunque desideri. Quanto al fatto che i suoi amici riescano o meno a trovarlo, lascio che sia il pubblico a rispondere"-

Questa risposta conferma la mia interpretazione: è libero (sia dal peso delle aspettative, sia forse dal peso della vita stessa).
Poi ci sono alcuni dettagli dei sei minuti che molti spettatori hanno notato, recepiti online.
Non è un uomo morente.
Nel finale speciale Li Lianhua appare:
- con il volto meno scavato;
-con i capelli più scuri;
-con un colorito migliore;
-senza le crisi che lo tormentavano negli ultimi episodi.
Per alcuni è la prova che sia sopravvissuto; per altri è semplicemente una rappresentazione idealizzata, un ricordo degli amici o l'aspetto di un uomo che non è più in vita.

La scelta della spiaggia,il mare ha un significato preciso.

La serie inizia proprio con il Mare Orientale, dove "muore" Li Xiangyi. Finisce ancora davanti al mare.È come chiudere un cerchio e non si gira verso gli amici, come a dire: "Non ho bisogno di voltarmi indietro".

I due amici arrivano insieme.Per tutta la serie rappresentano due poli opposti : Fang è il presente, Di Feisheng è il passato. Nel finale arrivano contemporaneamente. È come se Li Lianhua avesse finalmente riconciliato entrambe le parti della sua vita. La cosa che mi convince di più è una lettura molto semplice: l'episodio speciale non serve a rivelare il destino biologico di Li Lianhua, serve a risolvere il conflitto emotivo degli altri due.

Per 3 mesi tutti lo cercano, e anche noi spettatori, attendiamo un indizio, poi finalmente lo vediamo ma gli autori interrompono la scena un istante prima dell'incontro. Noi, proprio come Fang e Di Feisheng, dobbiamo imparare a rispettare la scelta di Li Lianhua.

È quasi un paradosso: il finale aperto non è costruito per alimentare il mistero ma per mettere lo spettatore nella stessa posizione dei suoi amici. Anche noi vorremmo una risposta definitiva, ma la serie ci costringe a fare ciò che loro hanno sempre faticato a fare: lasciarlo andare.

Questa, secondo me, è la vera forza di quei sei minuti. Non aggiungono informazioni sulla trama; completano il significato del personaggio. E, rileggendo molti commenti, mi sembra che gran parte della frustrazione nasca proprio dall'aspettativa di una risposta narrativa ("vive o muore"), mentre gli autori stanno cercando di dare una risposta emotiva (ha finalmente ottenuto la libertà che desiderava).

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Completed
The Dude in Me
3 people found this review helpful
Aug 21, 2025
Completed 0
Overall 6.5
Story 7.0
Acting/Cast 6.5
Music 1.0
Rewatch Value 6.0

Il gangster adolescente

The Dude in Me* (2019), diretto da Kang Hyo-jin, porta sullo schermo un classico espediente narrativo della commedia – lo scambio dei corpi – intrecciandolo con elementi tipici coreani: ritmo vivace, humour e un tocco di dramma sentimentale (questa è stata la parte meno convincente). La trama ruota attorno a un liceale impacciato, sovrappeso e vittima di bullismo che, a seguito di un incidente bizzarro, si ritrova nel corpo di un potente gangster. Da qui si apre un gioco di contrasti che genera situazioni tanto comiche quanto paradossali.
Punti di forza: Lo scambio di identità è sempre un tema interessante, soprattutto quella di Park Sung-woong, L’attore si è calato con discreta naturalezza nei panni di un adolescente intrappolato in un corpo adulto, riuscendo a strappare risate senza scadere nel caricaturale.
Il ritmo narrativo è scorrevole e non annoia: alterna sequenze comiche a momenti di introspezione, costruendo un equilibrio piacevole.
Alla leggerezza della commedia si aggiungono accenti romantici e un messaggio positivo legato alla crescita personale e ai valori legati alla famiglia.
L'idea di utilizzare un tropo molto abusato ma legandolo all'idea del gangster che nel corpo di un ragazzino bullizzato opererà una giusta nemesi e punizione dei bulli.

Limiti: la sceneggiatura, pur divertente, non osa abbastanza, la struttura è prevedibile e i cliché del genere si accumulano, lasciando poche sorprese allo spettatore, io sapevo esattamente cosa sarebbe successo e chi era la responsabile dello scambio. Così come sapevo quando e come sarebbero tornati ognuno al proprio posto.
Alcune svolte narrative risultano forzate o poco credibili, soprattutto nel tentativo di aggiungere pathos e dramma a una premessa fondamentalmente comica, non riuscendovi. Mi riferisco alla sotto trama dell'amore adolescenziale ritrovato, e la scelta di un'attrice troppo matura e sgradevole da vedere insieme ad un ragazzino di 17 anni.
Sul piano tematico, il film accenna a questioni sociali come bullismo e pressione scolastica, ma non le approfondisce veramente, preferendo restare in superficie per mantenere il tono leggero.
In conclusione è un film brillante e godibile, che punta soprattutto all’intrattenimento e ci riesce bene, grazie alla verve comica e all’energia degli interpreti. Non è un’opera rivoluzionaria né particolarmente originale, ma regala un paio d’ore spensierate con il giusto mix di risate e sentimento, lasciando allo spettatore un messaggio positivo e ottimista.

Colonna sonora non pervenuta, così la valuto col minimo.
Interpretazioni sufficienti ma non memorabili.
Utilizzo delle protesi e della tuta di gomma per simulare il sovrappeso del ragazzo, espediente abusato nel cinema coreano (nessun attore prende peso veramente come fanno gli americani) , purtroppo la tuta imbottita era troppo visibile, quando il soggetto si piega o si siede, la pancia è tirata , non crea pliche come il grasso naturale.
Ho tristemente notato come il sovrappeso nelle donne sia oggetto di stigma e scherno, vedete oh my venus se non mi credete, mentre al maschile viene meglio tollerato e meno stigmatizzato. Ti rendi conto così di quanta poca libertà abbiano le donne coreane di osare un po' di più nell'essere se stesse.
Sottotitoli su Prime veramente penosi per essere un portale di streaming a pagamento (e non è la prima volta). Purtroppo sia netflix che prime, vedendo che nessuno si ribella e che gli abbonamenti crescono, si occupano sempre meno di fornire traduzioni di livello, con una revisione finale come andrebbe fatto e come accadeva nel passato. Il risultato sono traduzioni automatiche letterali con un minimo di adattamento.

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Dropped 7/12
The Story of Park's Marriage Contract
7 people found this review helpful
May 10, 2025
7 of 12 episodes seen
Dropped 1
Overall 5.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 5.0
Rewatch Value 1.0

Sceneggiatura confusa che manca di logica interna.

Questo drama inizia in maniera interessante: ti coinvolge la prospettiva di vedere una donna del joseon nei tempi moderni, un po' come un Mr queen ma al femminile con un viaggio inverso, con questo spirito ho iniziato il drama nel migliore dei modi, tuttavia episodio dopo episodio, già dal Joseon ai tempi moderni, c'è come uno stacco a livello di credibilità e omogeneità, è come se il drama passasse da un drammatico a un comedy di botto. Il ML, che nel Joseon aveva una intensità sofferta e profonda, nel moderno diventa un uomo algido e ingessato, che però ha subito delle aperture nei riguardi della FL, senza senso o premature.
La FL si adatta subito ai tempi moderni, sembrava rientrata a casa , questo lo abbiamo scritto un po' tutti ma non è questo il VERO problema di questo show: c'è un evidente problema di scrittura, che, nel tentativo di provare a stupire, scioccare, coinvolgere e avvincere lo spettatore tenta delle soluzioni finali approssimative, prive di etica e ci delude affettivamente, provocando , almeno personalmente un distacco rabbioso dalla FL. Tutti abbiamo empatizzato con Kang ta Hae dei tempi andati e abbiamo provato pena per lui. Non solo! La sua recitazione nell'ep finale sembra sganciata dalla protagonista: lui parla, si angustia, si lamenta, soffre e si dispera e lei non dice nulla, solo "rientriamo". Sembra che stanno recitando in lavori diversi.
Tutto peggiora con 45 secondi (cronometrati, davvero)di finale , carino ma che non mi emoziona.
Ho visto i primi sei episodi e poi metà del settimo e quello finale.

Un problema dell'attrice principale è l'incapacità di scegliere sceneggiature che la valorizzano e restituiscono una stessa immagine sempre uguale di lei; ho visto essere molto brava in "what comes after love" ma anche lì fa la parte di una donna insopportabile, che tolleri per pena perché è profondamente sola. Davvero questa attrice non riesce a scegliere una parte che non la faccia passare per fastidiosa, antipatica, ingrata e un grandissimo dito in c**** (provare per credere, in motel california raggiunge l'apice di questa tendenza)?!? Ho deciso di non seguire più niente con lei se ha il ruolo di protagonista, a meno che non si tratti di un film che dura poco.
La storia secondaria noiosa, il triangolo carino ma troppo un cliché.
Fantastiche le scenate di gelosia di lui, il ML è un bravo attore, spicca tra tutti per una recitazione un po' più seria.

Comunque sceneggiatura confusa, elementi di generi diversi fusi male insieme, carine le scene tra loro due ma rovinate totalmente dagli ultimi due episodi. Forse potreste staccare al 10° e vede gli ultimi 40 secondi del 12°.

NON CONSIGLIO.

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Completed
Dating in the Kitchen
2 people found this review helpful
6 days ago
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 6.0
Acting/Cast 6.0
Music 7.0
Rewatch Value 1.0

Una zuppa è una ZUPPA!

Mi sono chiesta parecchie volte quale sia il misterioso motivo per cui Dating in the Kitchen abbia suscitato tanto entusiasmo, anche da parte di una cara amica che stimo e che considero, peraltro, la madrina delle mie scarne competenze tecniche, essendo un'art director di livello importante. La domanda mi è tornata in mente leggendo alcune recensioni talmente entusiaste da attribuire al drama significati che, francamente, sullo schermo ho faticato parecchio a trovare.
Una, in particolare, arriva a utilizzare termini di tale lirismo da vedere nella giovane Zhao Lusi che cucina per un CEO maturo addirittura la rinascita della carne, della biologia, del corpo e, presumibilmente, dell'ossitocina, trasformando una commedia romantica costruita su gag e malintesi in una «straordinaria parabola» biologico-sensoriale con diramazioni filosofiche ed esistenziali da pantagruelico endocrinologo innamorato.

E qui, francamente, viene da chiedersi se abbiamo visto lo stesso drama. o_O
Perché Dating in the Kitchen (DiTK)non è un'opera che abbia bisogno di essere trasformata in un trattato sulla sensualità per risultare piacevole. Il problema è che, tolta la confezione zuccherosa, la cucina e la presenza di due interpreti molto più capaci di quanto il materiale richieda, rimane un lavoretto pseudo-romantico dalla scrittura piuttosto elementare, costruito su equivoci, caricature, gigionerie e una quantità di gag che finisce per diventare la vera identità del prodotto. È un drama che può anche intrattenere, a patto di non chiedergli più di quello che ha da offrire. E soprattutto a patto di non trasformare ogni volta che Lu Jin assaggia qualcosa in una prova dell'avvenuta rinascita della carne.

Partiamo dunque dalla famigerata «biologia», parola piuttosto impegnativa per descrivere un uomo che scopre che il cibo può essere buono.
Lu Jin è rigidamente controllato, ossessionato dal lavoro, dalla precisione, dalla qualità e dal proprio sistema di regole; Gu Shengnan cucina bene, lui mangia, scopre che gli piace, torna a mangiare e progressivamente sviluppa un rapporto affettivo con quel cibo e con la persona che lo prepara. È una dinamica semplice, comprensibile e perfettamente coerente con il concept del drama. Il cibo diventa il mezzo attraverso cui una persona abituata al controllo riscopre il piacere e si apre progressivamente a qualcosa che non può essere regolato da una compravendita a ribasso. Ok, mi sta bene.
Ma trasformare questo meccanismo nella «riscoperta del corpo» è un salto interpretativo talmente enfatico che viene quasi da chiedersi se, alla prossima fetta di torta con la tartaruga sopra, Lu Jin non debba improvvisamente prendere coscienza della propria mortalità, elaborare il trauma edipico e riconciliarsi con il concetto junghiano di ombra.
Il cibo è certamente un linguaggio affettivo ed è uno degli elementi più originali del drama, almeno per il modo in cui viene utilizzato nella prima parte. Ma il fatto che un personaggio provi piacere mangiando non significa automaticamente che la regia abbia messo in scena una liturgia della carne. A volte un uomo ha semplicemente fame. E a volte una zuppa è semplicemente una zuppa, anche quando viene chiamata «delle streghe» per conferirle quell'indispensabile aura da pozione ancestrale che evidentemente mancava al brodo.
Il problema di alcune recensioni entusiaste è proprio questo: prendono ogni elemento funzionale della rom-com e lo elevano a simbolo universale. Il cucinare diventa «linguaggio della complicità», l'imboccarsi diventa «preludio d'amore raffinato ma travolgente», gli sguardi diventano «verità dei corpi», il cibo diventa un «defibrillatore» per una mente anestetizzata e, a questo punto, manca soltanto un cardiologo che certifichi l'avvenuta guarigione del CEO mediante riso fritto ai 9 sapori (mi pare si chiamasse così).
La cosa più curiosa, però, è la contraddizione interna a questo tipo di lettura. Si riconosce che la sceneggiatura è sbilanciata, forzata ed eccessivamente «gigiona», salvo poi attribuire alla stessa sceneggiatura una profondità simbolica quasi mistica quando serve a dimostrare la passione della coppia. Ma se la scrittura è davvero così grossolana da trasformare Gu Shengnan in una macchietta e da ricorrere continuamente alla farsa, bisogna avere il coraggio di dirlo fino in fondo.

Zhao Lusi e Lin Yushen, funzionano, hanno una buona intesa e riescono a rendere credibile una relazione che sulla carta presenta parecchie difficoltà. Soprattutto Lin Yushen possiede una presenza scenica sufficiente a impedire che Lu Jin precipiti definitivamente nella caricatura del CEO algido, ricco, elegante e insopportabile che, come da contratto del genere, deve essere redento dalla donna solare entrata caoticamente nel suo universo.
Eviterei però il culto della «chimica», perché la chimica non è una sostanza misteriosa che fuoriesce dagli attori quando la telecamera stringe sull'inquadratura. È il risultato di recitazione, regia, montaggio, scrittura, ritmo, costruzione della scena e capacità di rendere leggibile un rapporto. Zhao Lusi e Lin Yushen riescono a portare a casa quello che viene loro affidato, e qualche volta lo fanno anche molto bene; ma non ogni loro sguardo costituisce una dimostrazione sperimentale della forza di attrazione terrestre.
Anzi, in alcuni momenti i due sembrano divertirsi loro stessi dell'assurdità delle situazioni in cui sono stati infilati, lui spesso trattiene una risata e non mi stupisce affatto. Ci sono scene talmente artificiose che la risata degli interpreti sembra quasi quella di due persone che, per un istante, si chiedono come sia stato possibile arrivare a quel punto della sceneggiatura.
È quasi uno dei pochi elementi sinceri del drama.
Il vero limite non è che manchi completamente una componente romantica o fisica: è che la scrittura è troppo sbilanciata e il tono troppo farsesco per riuscire a sostenere adeguatamente il passaggio dalla commedia alla dimensione sentimentale. Gu Shengnan è simpatica, energica e talentuosa, ma viene continuamente sottoposta a un trattamento da cartone animato. La recitazione è spesso sopra le righe, caricaturale, volutamente esasperata; non sorprende quindi che qualcuno, parlando tecnicamente, l'abbia definita «gigiona». Gli equivoci vengono accumulati con una generosità che sfiora l'accanimento e l'immagine della professionista competente convive continuamente con una dose di ingenuità e di comportamento infantile funzionale alla gag successiva.
Se una protagonista viene presentata come una cuoca talentuosa, creativa e appassionata, ci si aspetterebbe che la sua crescita professionale costituisca almeno una delle colonne portanti della storia. Invece la cucina, dopo essere stata il motore più originale della prima parte, viene progressivamente utilizzata soprattutto come strumento romantico, mentre la trama si sposta verso incomprensioni sentimentali, dinamiche familiari, rivalità e conflitti aziendali.

Wow, che novità!!!!!!!

Una donna giovane e talentuosa, un uomo ricco e potente, una famiglia che non approva, una rivale che vuole riprendersi il proprio uomo, un'altra figura maschile pronta a diventare alternativa romantica e una guerra sentimentale che si sovrappone a quella aziendale: davvero una roba mai vista.
E naturalmente, siccome evidentemente un drama non può sopravvivere soltanto di siparietti, a un certo punto arrivano anche le sottotrame che dovrebbero dare spessore alla storia. Abbiamo la classica donna frustrata che tenta di riprendersi l'uomo che ama e usa il proprio potere per interferire nella relazione; abbiamo l'amica che si mette con il subordinato del protagonista maschile, perché evidentemente anche questa casella doveva essere spuntata e serve narrativamente ad acquisire informazioni da una o dall'altra parte perchè la comunicazione onesta tra i due langue, anche questo mai visto, eh; abbiamo poi il personaggio che inizialmente sembra il bravo ragazzo, l'amico di sempre della protagonista, che si rivela avere legami familiari con Lu Jin e finisce per assumere la funzione del villain con tanto di vendetta personale.

Il tutto senza gradualità mentre siamo ancora nella landa delle gag, qualcuno apre la porta e annuncia: attenzione, adesso abbiamo anche il trauma, il complotto, la vendetta e il triangolo.

Il risultato è un tono narrativo schizocronico, perché il drama sembra non sapere mai fino in fondo che cosa vuole essere. Un minuto prima siamo in una commedia di equivoci quasi da vaudeville; qualche episodio dopo i protagonisti litigano perché non sanno parlarsi, il mondo di lui dichiara guerra a lei perché troppo giovane, povera e non all'altezza, mentre il villain si propone come l'altro salvatore dalla sua parte, con il piccolo dettaglio di voler utilizzare la vendetta contro l'altra famiglia.
Una meravigliosa torre di Hanoi narrativa.
Prima di quel momento abbiamo avuto una quantità industriale di gag, equivoci, cadute, espressioni esasperate, situazioni improbabili e interazioni che appartengono molto più alla commedia slapstick che alla tensione romantica. I protagonisti vengono trascinati continuamente da una situazione farsesca alla successiva e la relazione cresce dentro una sceneggiatura che sembra avere una paura quasi patologica del silenzio, della sottrazione e persino della possibilità che due persone possano stare semplicemente nella stessa stanza senza che qualcuno inciampi, urli, fraintenda qualcosa o faccia una faccia da cartone animato.

Poi, improvvisamente, la macchina da presa decide che è arrivato il momento della passione.La sceneggiatura non può passare venti episodi a trattare la coppia come una sit-com e poi pretendere che lo spettatore reagisca a un cambio di marcia improvviso come se avesse assistito a una combustione spontanea. La tensione erotica ha bisogno di anticipazione, desiderio trattenuto, esitazioni, prossimità, sguardi che cambiano progressivamente significato, gesti che diventano più intimi. Deve esistere la sensazione che qualcosa stia per accadere prima che accada.

Qui, invece, spesso sembra che qualcuno abbia semplicemente premuto il pulsante «fanservice». Ed è qui che cade l'asino. Perché un conto è vedere un uomo che finalmente bacia una donna dopo aver costruito per episodi il desiderio di farlo; un altro è vedere un personaggio maschile che, quasi dal nulla, la afferra per il collo e la bacia mentre lei resta rigida, con la bocca serrata, prima di respingerlo dopo pochi secondi.
E lo stesso vale per il famoso gesto del letto. Lui la solleva, la porta via e la getta sul materasso. Fisicamente è successo qualcosa, certo. Cinematograficamente, però, non necessariamente. Il corpo è stato spostato da A a B. Questo non significa che sia stato creato erotismo. Una scena erotica non è un trasporto merci.

Se prendi una persona e la metti su un letto, hai messo una persona su un letto. Perché io creda a quel gesto devo credere prima al desiderio che lo produce. Devo percepire che quel corpo è diventato importante per l'altro, devo sentire l'attesa, l'imbarazzo, la curiosità, l'attrazione, magari persino la paura di oltrepassare un limite. Altrimenti la fisicità diventa soltanto coreografia.
E infatti è esattamente ciò che accade: la componente fisica arriva come una sorta di premio di produzione per lo spettatore che ha resistito alle gag, quasi che dopo una certa quantità di episodi fosse necessario consegnargli qualche bacio e qualche centimetro di pelle per evitare che abbandonasse la visione.
Ed è qui che bisogna essere onesti sul pubblico di destinazione. Il fanservice fisico è evidente e non c'è assolutamente nulla di scandaloso. È una scelta commerciale, e il drama sa benissimo che il suo pubblico apprezzerà il protagonista maschile attraente, la differenza d'età, il corpo valorizzato dalla fotografia, i baci e una maggiore prossimità fisica. Non è alta filosofia dell'eros: è intrattenimento confezionato per un pubblico che, comprensibilmente, può essere disposto a perdonare parecchie sciocchezze se sullo schermo compaiono un bell'uomo, qualche muscolo e una coppia che finalmente si bacia.

Ma il fanservice non è scrittura e il muscolo non è la trama!!!
Ed è questa la cosa più irritante delle recensioni che vogliono assolutamente trovare profondità dove non ce n'è abbastanza. Non si limitano a dire «mi sono piaciuti». No: devono trasformare una rom-com convenzionale in una parabola biologica, sensoriale, esistenziale, erotica e quasi filosofica. Il problema è che, così facendo, non stanno più descrivendo il drama. Stanno scrivendo un altro drama sopra quello che hanno visto.
La loro interpretazione può essere legittima, naturalmente.

E qui arriviamo alla regia, che purtroppo non dimostra una particolare inventiva visiva: è una regia funzionale, ordinata, televisiva, che accompagna e illustra senza trasformare davvero le immagini in un secondo livello narrativo. La macchina da presa registra quello che succede e lo consegna allo spettatore ma raramente costruisce attraverso l'inquadratura ciò che la sceneggiatura non riesce a costruire attraverso la relazione.
Non c'è una particolare ricerca visiva capace di rendere memorabile un gesto banale, né una regia che sappia trasformare il silenzio, la distanza o la prossimità in tensione. E se la sceneggiatura non costruisce il desiderio e la regia non lo amplifica, rimane soltanto l'attore che fa quello che gli è stato chiesto.

Quanto alla colonna sonora, le musichette sono gradevoli, facilmente ascoltabili e coerenti con il tono del prodotto. Alcune sono anche carine e pertinenti al tema. Ma non sono memorabili e soprattutto non riescono a fare miracoli dove il materiale visivo e narrativo non li consente. Servono a sottolineare il momento, non a crearlo.
Per i primi 4 episodi ho avuto una fortissima tentazione di dropparlo. Poi, anche considerando che il drama è relativamente breve, ho deciso di andare avanti per vedere se riuscisse almeno a riprendersi un po'. In effetti, superata la fase iniziale più esasperatamente farsesca, diventa guardabile e arriva quasi alla sufficienza. Ma il problema è che non cambia davvero la propria identità: rimane una storia costruita su toni farseschi pervasivi, zucchero, cibo, slapstick e romanticismo, con una componente fisica inserita a posteriori che non basta a trasformare la relazione in qualcosa di realmente passionale.

E allora diciamolo chiaramente: è un drama mediocre.
Non mediocre nel senso indulgente con cui si definisce qualcosa «carino, leggero e senza pretese». Mediocre proprio nella costruzione: la scrittura è poco originale, la caratterizzazione è subordinata alla gag, gli equivoci vengono sfruttati fino allo sfinimento, le sottotrame sembrano assemblate seguendo un manuale di conflitti romantici già ampiamente usato e la regia raramente trova un linguaggio visivo capace di sostenere quello che la storia vorrebbe farci sentire.

È un prodotto semplice nella scrittura e nella resa, per carità, non tutti i drama devono cambiare la vita dello spettatore; non tutti devono avere una sceneggiatura raffinata, una regia autoriale o una sensualità sofisticata. Il problema nasce quando una produzione di questo livello viene caricata di significati che non riesce minimamente a sostenere.
E siccome il drama stesso non sembra avere alcuna intenzione di complicarsi la vita, facciamo altrettanto noi spettatori: non occorre cercare una filosofia dell'esistenza dentro una ciotola di zuppa.
È un drama in cui un CEO fissato con il cibo si innamora della cuoca che gli fa perdere la pazienza.
Fine.
Chiamare tutto questo una travolgente parabola biologico-sensoriale sulla rinascita del corpo?
No!
Quella, più che una recensione di questo, sembra la recensione di un altro drama.
Uno che, evidentemente, io non ho visto!

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Completed
The Blooms at Ruyi Pavilion: Spin-off
2 people found this review helpful
Dec 5, 2024
4 of 4 episodes seen
Completed 0
Overall 2.0
Story 2.0
Acting/Cast 4.0
Music 1.0
Rewatch Value 1.0

A BIG, BIG JOKE

Non spenderò molte parole perché uno spin off di 30 minuti totali spalmato in 4 episodi, di cui l'ultimo di 1 minuto e mezzo e quello prima di 10 con semplicemente due scene registrate non valgono una valutazione, sono dei tentativi fan service fatti male e controvoglia infatti molto spesso ci sono dei saluti e ringraziamenti della regia che interrompono il ritmo già lento della narrazione.
Comprendo anche perché le piattaforme rilascino solo fino all'episodio 40, e non carichino questo finale.
Poteva essere occasione di vedere e vivere una coppia moderna con quella chimica e quel trasporto fisico mai visto in 40 episodi e invece anche in questo caso si ripetono le stesse dinamiche: lui, un pezzo di legno inespressivo, lei invece molto diversa, molto presa da lui e super intraprendente (cosa che ne drama originale mostrava poco).
Nessun bacio, slancio, momento di avvicinamento. Unica parte fatta bene l'incipit nell'ep.41 e lo sguardo del loro ritrovarsi nella vita moderna dopo essersi sognati.
Non ho provato nulla, nessuna emozione, solo indifferente indisposizione per uno spettatore mai accontentato.
Non ci perdete TEMPO!

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Dropped 13/24
The Forbidden Flower
7 people found this review helpful
Jul 13, 2026
13 of 24 episodes seen
Dropped 0
Overall 5.0
Story 6.5
Acting/Cast 5.0
Music 7.5
Rewatch Value 1.0

Quando la buona fotografia non sostituisce la sceneggiatura....

Mi adatto al tono che viene usato per descrivere(o forse proporre?) questo lavoro: un'esperienza quasi mistica. Riuscire a trasformare 24 episodi in un unico, interminabile rallenty è un'impresa che merita rispetto, si deve dire. Dopo averlo visto, ho rivalutato Lezioni di piano, dove Jane Campion riesce a creare più tensione con un dito che sfiora un tasto del pianoforte di quanta The Forbidden Flower ne costruisca in 24 episodi.

La serie promette un "erotismo raffinato e rivoluzionario" 🤣. Dopo averci mostrato una protagonista che si "accende" durante uno shampoo (bada bene, c'è solo un frame che mostra il movimento miracolistico di lui con i polpastrelli dietro le orecchie) , mente sulla propria età, manipola chiunque pur di inseguire il protagonista e invade sistematicamente ogni suo spazio, ci prepara finalmente al momento tanto atteso: un bacio di pochi secondi, fotografato come se fosse l'evento romantico del secolo. Evidentemente, il resto dell'erotismo è solo proposto con quache frame sparuto qua e là per farvi arrivare all'episodio 9.

La fotografia è molto buona. Così buona da tentare disperatamente di convincerci che sotto quei controluce dorati, quei verdi ipersaturi e quei tramonti perfetti si nasconda una sceneggiatura altrettanto luminosa. Non è così! Una bella confezione può valorizzare un buon prodotto ma non può riempire una scatola vuota.
I personaggi sono costruiti con un'economia narrativa encomiabile.
Lei ruota quasi esclusivamente attorno a lui. Lui, invece, attraversa la serie con la determinazione di una pianta ornamentale: non decide, non reagisce, non conduce mai davvero la relazione, prima fissa , poi ridacchia. Se l'intento era rappresentare un uomo combattuto, il combattimento si è svolto interamente fuori campo.

Anche il conflitto con la madre avrebbe potuto essere interessante. Peccato che madre e figlia finiscano per assomigliarsi più di quanto la serie sembri rendersi conto: entrambe controllano, manipolano, mentono e cercano di imporre la propria volontà sugli altri. La differenza è solo anagrafica (piccole cougar crescono).
Poi arriva il finale. Tragedia. Lacrime. Fiori. Voce fuori campo. Ma una tragedia nasce quando il pubblico sente di perdere qualcuno che ha imparato a conoscer, non c'è alcuna progressione drammatica.

Straordinarie interpretazioni: è raro vedere un protagonista maschile così fedele alla propria cifra espressiva, la mantiene identica per tutta la serie. Lei, invece, trasmette perfettamente il concetto di "voglio quest'uomo a ogni costo", tuttavia il perché non si sa.
La madre, infine, ci ricorda che anche il melodramma più acceso può sempre essere recitato un po' più sopra le righe (non credo di aver mai visto un'attrice così priva di doti o talento).
La protagonista è la migliore, persino di un attore di 46 anni che dovrebbe avere esperienza, fascino, magnetismo ma tutti lo osannano perché con la canotta sta davvero bene, dimenticando che un uomo di quell'età dovrebbe quanto meno lasciare il segno con i dialoghi, o la profondità emotiva di chi ha vissuto davvero (e invece zero).
La protagonista pur essendo un po' migliore rispetto al resto del cast manca di naturalezza e propone una certa artificiosità, quando corre nel vicolo sotto la pioggia cade, due volte, e in entrambe le volte si vede proprio che non inciampa bensì si getta a terra da sola.
Nell'episodio 9 quando crolla dal sonno con una pianta in grembo si appoggia sulla spalla di lui (prima piano come se il sonno la prendesse, poi di colpo si getta in un movimento che puzza di studiato in modo pazzesco).
Rimangono una fotografia di alto livello, un paio di belle inquadrature e tanta estetica.
Il problema è che il cinema, e la televisione, non sono album fotografici.

ULTIMO APPUNTO: LA MALATTIA
La protagonista ha una malattia che, a giudicare da ciò che vediamo, sembra curarsi a colpi di tonici e passeggiate romantiche. Corre, salta, prende pioggia, mare e sole come se avesse una lieve anemia, salvo ricordarsi di essere gravemente malata quando la sceneggiatura ha bisogno di un colpo di scena. Non funziona così.

Ho visto persone morire di quel male... (capitoli tristi della mia vita ma conosco benissimo la condizione). So bene che ogni paziente è diverso, ma qui la malattia appare più come un espediente narrativo che come una condizione vissuta. Se vuoi costruire una tragedia, devi convincermi che quella tragedia esiste anche prima dell'ultimo episodio.
Esempio: in Marry My Husband il deterioramento fisico non è un dettaglio estetico, entra nella recitazione, nella postura, nello sguardo, nel trucco. L'attrice appare progressivamente emaciata, pallida, debilitata. Non serve trasformare ogni malato in uno scheletro, ma serve dare peso alla malattia. Qui, invece, sembra che vada e venga a seconda del bisogno della sceneggiatura (se non hai capito il tipo di condizione o morbosità scrivi in pvt che non voglio spoilerare).

📸 🌅 Devo riconoscere un merito alla serie: alcuni frame e riprese dall'alto (probabilmente con droni) sul mare sono davvero suggestive. In più di un'occasione, lingua a parte, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una produzione thailandese. La fotografia sfrutta molto bene la costa tropicale, la vegetazione e la luce naturale, regalando immagini di notevole impatto visivo. È probabilmente l'aspetto migliore dell'intera opera.

APPROFONDIMENTO TECNICO : 🎞️
Dal punto di vista formale, il drama sembra l'equivalente audiovisivo di un profilo Instagram perfettamente filtrato. La regia punta tutto sulla seduzione dell'immagine: controluce costanti, profondità di campo ridottissima, bokeh, tramonti dorati, rallenty e un color grading esasperato che porta verdi, gialli e rossi a un livello di saturazione quasi irreale. È una scelta precisa, non un errore , l'iper-saturazione serve a trasformare la realtà in un ricordo idealizzato, una dimensione sospesa in cui la vita appare più intensa proprio perché destinata a svanire (come contrapposizione). Anche il pesce che muore a livello simbolico anticipa, come mesto presagio, cosa aspettarsi in finale.
Il problema è che questa estetica finisce per combattere contro la storia invece di sostenerla.
La protagonista è affetta da una malattia che dovrebbe incombere su ogni scena, eppure l'immagine continua a esplodere di luce, colori e vitalità. Corre, prende pioggia, mare, sole, passeggia per ore, cade, si rialza, scorrazza ovunque e, a parte qualche capogiro strategicamente inserito quando la sceneggiatura si ricorda della malattia, sembra godere di una salute invidiabile. La fotografia sembra avere più paura di mostrare il decadimento fisico che di perdere credibilità narrativa.

Eppure il contrasto fra vitalità visiva e morte imminente avrebbe potuto funzionare: il cinema usa spesso il colore come contrappunto emotivo ma, perché questo accada, il contrasto deve generare tensione, non cancellare il problema.
La simbologia, poi, viene ripetuta fino allo sfinimento. Fiori ovunque. Lei dipinge quasi esclusivamente fiori in boccio, lui è un orticoltore, la casa è invasa da piante, ogni inquadratura sembra voler ricordare allo spettatore che il fiore rappresenta la femminilità, il risveglio del desiderio, la fioritura sessuale e il passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Il simbolo, però, funziona quando viene dosato. Se viene ripetuto ossessivamente, smette di essere simbolo e diventa ridondante didascalia, non sostenuta dalla sceneggiatura perché di maturità in lei non ne ho vista molta.

Lo stesso vale per il continuo richiamo all'arte. La serie sembra voler attribuire un'aura artistica a ogni quadro dipinto dalla protagonista ma le opere che vediamo sono sorprendentemente anonime. È come se bastasse inquadrare una tela, un fiore e una tavolozza per evocare profondità. L'arte, però, non è un elemento scenografico: dovrebbe raccontare qualcosa del personaggio, della sua evoluzione, del suo sguardo sul mondo. Qui rimane un accessorio decorativo, proprio come gran parte dell'impianto visivo.

Alla fine resta la sensazione che la regia confonda continuamente l'estetica con la profondità.

LEGGI QUI:
E ora mi rivolgo direttamente a te che stai leggendo! Sì, proprio a te che hai dato 9 a questo drama perché ti hanno venduto l'idea di un'opera "erotica" e ti sono bastati due baci e qualche rallenty in controluce. Il paradosso è che, alla fine, è persino più casto di molti altri c-drama realizzati sotto censura.
1) Quando assegni un 9 a una sceneggiatura del genere, fai un torto a quelle opere costruite con personaggi sfaccettati, dialoghi memorabili e una scrittura cesellata scena dopo scena.

2) Quando lo paragoni a Lolita, non stai rendendo omaggio a Nabokov: stai banalizzando un romanzo in cui la tensione nasce dalla lingua, dalla manipolazione, dall'ambiguità morale e da una raffinatezza stilistica che riesce a evocare il desiderio con una singola figura retorica. Qui, invece, HAI SCAMBIATO il rallenty ipersaturato con la profondità.

3) E quando mi parli di "erotismo travolgente", mi viene il dubbio che tu non abbia mai visto un vero film erotico. Se vuoi un punto di partenza, prova "L'amante" di J. J. Annaud. Scoprirai che l'erotismo non nasce da una ragazza che stringe le cosce durante uno shampoo ma da una regia che sa costruire desiderio, tensione e sottotesto.
Lezioni di piano, L'amante di Lady Chatterley, L'amante di Annaud e qualche decennio di cinema erotico a seguire ha dimostrato come il desiderio si costruisca con la scrittura, non con il color grading.

Le musiche? Gradevoli ma una , non vi siete neanche accorte, che è la colonna sonora del kdrama while you were sleeping, viva l'originalità!!!

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Dropped 16/31
Love in the Edge of Divorce
8 people found this review helpful
Apr 27, 2025
16 of 31 episodes seen
Dropped 5
Overall 1.0
Story 1.0
Acting/Cast 3.0
Music 2.0
Rewatch Value 1.0

Non un drama ma uno scherzo!

Questo metrodramma è fatto talmente male da risultare spassoso, ma ancora più spassosa è la valutazione che riceve solo perché ci sono alcune scene fisiche (girate anche male) tra i protagonisti.
Spreco di budget (basso, basta vedere che l'attrice ha sempre lo stesso paio di sandali e a volte indossa gli stessi vestiti in 4-6 scene diverse, gli attori sono modelli alle prime armi).
La serie è così brutta che è in realtà una parodia. Appena inizi a guardarla come una parodia iniziano le risate. Se sei una persona che riesce a mettere da parte la logica e a guardare questo scherzo senza analizzarlo, puoi seguirlo ma se guardi le cose con occhio critico, non riuscirai a sopportarlo.
Il peggior C-Drama di sempre! "Passione" che ti lascerà indifferente con una trama ridicolmente assurda. A parte questo, è un vero disastro. Cerca di suscitare passione, ma i baci tra i protagonisti sono così brutti che ti lasceranno indifferente e ti faranno ridere per quanto siano orrendi. Probabilmente il peggiore che abbia visto ultimamente.

La trama non ha assolutamente senso e nemmeno le azioni dei protagonisti. Un esempio calzante: la FL va a trovare un viscido uomo d'affari che si offre di investire nella sua attività se beve un intero vassoio di shots alcolici e lei lo fa stupidamente, e ovviamente il peggio sta per accadere.... Tuttavia, riesce a sfuggire alla situazione perché il ML, non si sa come, si trovava sul posto e con un balzo da giaguaro la solleva e la salva.
Ti sei mai sposato senza vedere l'aspetto di tua moglie che ha il passaporto a casa di tuo nonno, in una stanza da letto a caso, in un cassetto e tu sai che si trova lì. XD XD XD
Hai mai firmato un contratto di collaborazione con una designer senza sapere il nome e il cognome completo sul contratto??? LOL
Hai mai visto architetti fare progetti con l'Imac da 10 pollici???
Il ML mostra la sua ottusità quando va a letto con la FL, durante la quale scopre che è la sua prima volta, una macchia rosa su un tappeto (manco sul letto), ma poi finisce per pensare che sia una prostituta con un sacco di clienti.
La rivale doveva drogarla per farla andare a letto con il cameriere ma poi si ritrova lei stessa ad andarci. MA COME?
E poi c'è la trama del matrimonio, che è a dir poco sciocca.
Ho continuato a guardarlo perché era divertente finché la trama non è diventata troppo assurda per continuare. Questa serie è l'epitome di lasciare il cervello fuori dalla porta mentre si guarda.

È davvero il peggior drama di sempre e il fatto che qualcuno abbia votato 10 è preoccupante e illustra la povertà cerebrale dei nostri giorni. Davvero vi basta qualche bacio (fatto male) e l'assenza di emozioni e trama per dare un 10? Ma a cosa siete ridotte ???

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Dropped 18/40
Wonderland of Love
6 people found this review helpful
Dec 20, 2024
18 of 40 episodes seen
Dropped 0
Overall 7.0
Story 6.0
Acting/Cast 7.0
Music 6.0
Rewatch Value 2.0

Lui diventa lo zerbino di Lei!

Questo lavoro, a parte il titolo fuorviante, perché di amore c'è sempre il contorno ( ho droppato a metà e ancora non c'era stato un bacio tra loro , per farvi capire), vedrete un flirt spesso a danno del protagonista che come sempre è l'uomo furbo e scaltro che si sottomette alla female lead diventando il suo burattino, ripropone un topic molto abusato degli wuxia.
Basti pensare a who rules the world che è quasi uguale solo più raffinato e svolto prevalentemente nei palazzi. Questo invece è ambientato nei campi da guerra con attori molto più bravi, una regia migliore e una fotografia e una scenografia sicuramente più apprezzabile e curata.
Il cast è buono e il prodotto è molto ben fatto. Xu Kay è una garanzia di buona qualità dei lavori , tuttavia la visione è lenta e resa molto noiosa da una quantità sostanziosa di personaggi in combutta tra loro per uccidere qualcuno o conquistare una parte di regno o tutto il regno.

Il personaggio femminile è fastidioso e mi ha causato insofferenza: ingrata, bugiarda, manipolatrice, usa e sfrutta l' interesse sincero del protagonista più volte per ottenere dei benefici. Lui le salva la vita una quantità indefinita di volte, nonostante sia una grande esperta di arti marziali viene ferita e rischia di passare a miglior vita in ogni scontro e lui la salva e questa è la sua gratitudine: continuare a manipolarlo e utilizzarlo con modi seduttivi e provocanti. Arriva persino a fingere di avere una relazione con un cattivo nella serie per destabilizzarlo durante un negoziato e ottenere vantaggi per la sua fazione. Una donna negativa, segnata da traumi ma molto , troppo ingrata e confabulatrice, tanto che il protagonista durante l'ennesimo voltafaccia della sua fazione arriva a dubitare che sia coinvolta (mentre per la prima volta non ne sapeva nulla) e lei se la prende come se meritasse una fiducia infinita mettendo il muso per almeno 3 episodi dove lui poi deve addirittura farsi perdonare.
Assenza di dialoghi di un certo spessore, molto molto noiosi le interazioni tra protagonisti e personaggi secondari.
Quindi di amore nei primi 20 episodi vedrete poco e niente, solo flirt e un personaggio maschile puro e incorruttibile, intelligentissimo che diventa zerbino di una ragazza irrisolta, insofferente e meschina. E questo si trascina per troppo tempo.
I combattimenti in questo lavoro molto belli e meglio realizzati, le battaglie a cui dovevano partecipare, stando ai dialoghi avrebbero dovuto coinvolgere 10 mila uomini e ne vedrete solo una cinquantina (questo è stato fatto male).
Inoltre in who rules the world anche se il livello di recitazione è di molto inferiore a questo , i due si alleano quasi subito e non ci sono i problemi di fiducia che invece ci sono in questo drama.
In definitiva lo consiglio ma solo se non tenete a vedere una bella storia d'amore , vi interessano solo battaglie e strategie di guerra e non avete già visto almeno una decina di drama sull'argomento. Poiché io NON soddisfo tutti e tre i parametri passo oltre.
BUONA VISIONE!

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